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Amianto, operaio esposto ottiene giustizia, muore prima della sentenza

martello giudice
martello giudice foto Pixabay

Aveva lottato a lungo in tribunale per vedersi riconosciuti i diritti previdenziali a causa delle malattie causate dall’amianto. Solo di recente aveva ottenuto una storica sentenza favorevole, ma non ha fatto in tempo a goderne: è scomparso pochi giorni fa, a 64 anni. A dare notizia della tragedia è l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). L’Avv. Ezio Bonanni che definisce il caso come un esempio drammatico di “giustizia postuma: troppo tempo perso in processi”.

Una lunga esposizione all’amianto e una causa vinta troppo tardi

L’uomo, originario di Nettuno, aveva lavorato per decenni in uno stabilimento industriale di Anzio, ricoprendo ruoli operativi come carrellista e, negli ultimi anni, manutentore in vari reparti. La sua esposizione alla fibra killer è durata dal 1988 al 2002, durante la quale è entrato costantemente in contatto con materiali contenenti amianto, come guarnizioni, tubazioni, presse e rivestimenti isolanti. La sentenza ha evidenziao che il lavoratore era coinvolto direttamente nella manipolazione di questi materiali, venendo a contatto con l’asbesto in maniera costante. Nel 2019, l’uomo ha iniziato ad accusare pesanti problemi respiratori.

Un quadro di malattie asbesto correlate

Gli accertamenti clinici successivi hanno confermato una situazione grave: fibrosi polmonare, micro-noduli, torace contratto, tosse secca, enfisema e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Nonostante tutto ciò, sia Inail che Inps avevano inizialmente negato il riconoscimento della malattia professionale e della rivalutazione dei contributi pensionistici.

La svolta in appello: Inps condannata

In primo grado, il tribunale di Velletri aveva rigettato la richiesta del lavoratore, nonostante una consulenza tecnica che confermava il nesso causale tra la patologia e il lavoro. Solo in secondo grado, presso la Corte d’Appello di Roma, è arrivato il verdetto favorevole, purtroppo postumo. Il giudice ha stabilito che l’Inps è tenuta a rimborsare le spese processuali, pari a 5.000 euro più accessori per il primo grado e 3.500 euro per il secondo. Inoltre, viene riconosciuta la rivalutazione contributiva per tutto il periodo compreso tra febbraio 1988 e dicembre 2002.

Secondo l’ONA, “Ora, con questa nuova pronuncia, l’Inps è stata condannata a riconoscere i 14 anni di esposizione certificata con il conseguente accredito delle maggiorazioni contributive. Una decisione che avrebbe consentito finalmente al lavoratore di accedere al pensionamento anticipato, con rivalutazione economica della prestazione”.

La vedova prosegue la battaglia legale

A seguire tutto l’iter giudiziario è stato l’Avvocato Ezio Bonanni, che ha espresso il proprio rammarico per la tragica conclusione: “Una sentenza di grande rilievo giuridico, purtroppo offuscata dalla scomparsa del lavoratore che ne avrebbe dovuto beneficiare. Il lungo iter processuale e la resistenza di Inps e Inail hanno ritardato un riconoscimento che arriva solo dopo la sua morte”. Secondo l’ONA, la morte dell’operaio sarebbe “con ogni probabilità, a causa delle gravi conseguenze dell’esposizione all’amianto. Ora l’azione giudiziaria continuerà in nome della vedova, che potrebbe ottenere un aumento della pensione da 500 a 800 euro al mese, una rendita di reversibilità INAIL, oltre a un risarcimento economico per i danni subiti.

Un appello alle istituzioni

Bonanni ha rilanciato un grido : “Chiediamo, ancora una volta, la bonifica completa dei siti contaminati. Non possiamo più tollerare che si continui a morire o ad ammalarsi per colpa dell’inerzia. Ogni fibra inalata è un rischio per la vita”.

Fermare la strage d’amianto: proposte concrete dell’Avv. Bonanni (ONA)

L'Avv. Bonanni
L'Avv. Bonanni su TV2000 alla trasmissione Siamo Noi

L’amianto non è un ricordo del passato. È un killer silenzioso e persistente che, ancora oggi, provoca oltre 200.000 decessi l’anno nel mondo secondo l’OMS, con più di 7.000 morti in Italia nel solo 2024. È presente in scuole, ospedali, abitazioni e siti industriali, rendendo l’emergenza amianto una questione di salute pubblica e giustizia ambientale.
Durante la trasmissione “Siamo Noi” condotta da Gabriella Fecondo, l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha lanciato un forte appello: fermare la strage con un piano di bonifica urgente, concreto e strutturato.

“Si sa da un secolo che l’amianto è pericoloso, ma è stato ignorato”

Testimonianze drammatiche come quella di Don Gerardo Giacometti, che ha perso entrambi i genitori a causa del mesotelioma, mostrano come l’amianto colpisca anche chi non ha lavorato direttamente con questa sostanza letale. Il padre, impiegato nella manutenzione dei treni, era quotidianamente esposto, mentre la madre si ammalò lavando gli indumenti contaminati.
Come ha ricordato la giornalista Simonetta Lombardo, già all’inizio del ‘900 si conoscevano i pericoli dell’asbesto, ma è stato ampiamente usato fino agli anni ‘90 e in molti Paesi del mondo è ancora legale.

Le proposte di Bonanni: “Restituire il mondo alla bellezza”

L’Avvocato Bonanni non si è limitato alla denuncia. Durante la trasmissione ha illustrato proposte concrete per affrontare in modo sistemico l’emergenza amianto, riequilibrando giustizia ambientale, sostenibilità economica e salute pubblica:

  1. Defiscalizzare l’IVA sulla bonifica dell’amianto: per rendere gli interventi più accessibili a cittadini, imprese e amministrazioni.
  2. Snellire la procedura di smaltimento, evitando l’obbligo rigido del piano di lavoro. I Comuni potrebbero stipulare convenzioni con gli ordini professionali per interventi più rapidi e sicuri.
  3. Introdurre un credito di imposta per famiglie e aziende che avviano bonifiche: un incentivo fiscale che incoraggi la rimozione del materiale tossico.
  4. Investire oggi per risparmiare domani: “Lo Stato incasserebbe di meno, ma avrebbe meno spese sanitarie. Ogni euro investito in bonifica equivale a decine di euro risparmiati in cure e indennizzi.”
  5. Restituire con la bonifica il mondo alla bellezza, bonificando luoghi contaminati come la Terra dei Fuochi: “È un atto d’amore verso le nuove generazioni

Un milione di siti contaminati e una mappatura inesistente

Secondo l’ONA, in Italia esistono circa un milione tra siti e micrositi contaminati. Eppure, non esiste ancora una mappatura ufficiale. Alcune aree a Roma, come Magliana e Tiburtino e numerosi ospedali e scuole, sono in condizioni critiche. In molte scuole si è registrata la morte di oltre 160 lavoratori tra insegnanti e personale non docente.

La presenza di amianto nei condomini è altrettanto grave: cassoni dell’acqua, canne fumarie, onduline sui tetti. “Appena scoperta la presenza di amianto, l’amministratore deve attivare la procedura, anche rivolgendosi alla ASL” ha ricordato Gisella Casamassima di Anaci, l’Associazione Nazionale Amministratori Condominiali.

A oltre 30 anni dalla Legge 257/1992 che ha messo al bando l’amianto in Italia, il problema resta drammaticamente attuale. Le parole di Ezio Bonanni ricordano che la prevenzione è possibile, ma serve volontà politica e un piano nazionale di bonifica sostenuto da misure fiscali, amministrative e culturali.

Questo il link per vedere la trasmissione per intero.

“Restituire il mondo alla bellezza, restituire alla vita luoghi contaminati dalla morte: questo è il nostro compito.”Ezio Bonanni

Amianto, aggiornamenti da Genova, Reggio Emilia e Ivrea

Un tetto d'amianto
Un tetto d'amianto, immagine puramente descrittiva (ph Daniel Zabinski, Pexels)

Parlare di amianto è un’azione etica che ha lo scopo di accendere i riflettori su una delle più gravi tragedie ambientali ed industriali del Novecento. Si tratta di restituire attraverso la parola, la dignità di chi ha subito le conseguenze di chi ha agito senza consapevolezza o responsabilità. Il dolore collettivo e le emergenze ambientali vengono metabolizzati dalla società velocemente. L’Osservatorio Nazionale Amianto diventa quindi una coscienza vigile, un presidio di trasparenza e giustizia ambientale. Opera con uno sguardo che va oltre il presente, mantenendo viva la memoria delle vittime. Esercita anche pressione costante perché il passato non si ripeta sotto nuove forme. ONA assume la forma concreta di quella che il filosofo Paul Ricoeur definiva “memoria giusta”, ossia responsabile, orientata a costruire un futuro più giusto. Non denunciare soltanto, ma educare, proporre, vigilare. “Arrivare alla causa è già una sconfitta, perché la salute non è un privilegio, ma un diritto costituzionale, e la conoscenza è la prima forma di difesa” ha spesso dichiarato l’Avv. Ezio Bonanni durante i suoi convegni.

Reggio Emilia, ancora chiuso il Parco della Resistenza 

Dal 13 al 17 maggio il Parco della Resistenza ed il percorso ciclabile annesso resteranno nuovamente chiusi al pubblico. Il motivo è un nuovo ciclo di bonifica ambientale, programmato in seguito all’incendio avvenuto l’11 febbraio scorso presso lo stabilimento Inalca. La decisione è stata comunicata dall’amministrazione comunale, ma non ha tardato a generare polemiche. Tra i punti più controversi c’è stata la distribuzione ai cittadini di kit “fai da te” per la rimozione dei materiali potenzialmente pericolosi nelle aree private. Un metodo che ha sollevato forti dubbi anche da parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
E’ fondamentale che un rischio sanitario così serio debba essere affrontato con attenzione meticolosa per tutelare la salute dei cittadini.

Ivrea, amianto inerte. Ma ciò apre una riflessione

Ad Ivrea invece al centro delle preoccupazioni c’è l’Ospedale cittadino. E’ qui che sarebbero comparsi avvisi che segnalerebbero la presenza di amianto nelle finestre. Tuttavia, la direzione dell’ASL TO4 avrebbe precisato che si tratta di materiale inerte, costantemente monitorato.

Questo passaggio apre ad una riflessione: se da una parte è noto che  i materiali contenenti amianto in matrice compatta (cosiddetti “materiali inerti”) possano essere mantenuti in sede se integri, purché sottoposti a controlli periodici e monitoraggio ambientale. Dall’altra, in un’ottica di tutela della salute pubblica la bonifica e la rimozione controllata dell’amianto dovrebbe rappresentare l’obiettivo prioritario. Anche in assenza di un rilascio attivo di fibre.

Non si tratta di allarmismo, ma di prevenzione intelligente e lungimirante. La presenza di amianto, seppur in forma non friabile, potrebbe rappresentare un potenziale rischio nel lungo periodo. Ad esempio a causa di usura, vibrazioni, eventi accidentali, lavori di manutenzione o semplicemente per il naturale degrado dei materiali nel tempo.

In questi casi, il solo monitoraggio può risultare insufficiente. Soprattutto in contesti dove è difficile garantire una sorveglianza costante o dove è in gioco la salute di persone vulnerabili. Diverse linee guida internazionali e raccomandazioni scientifiche, comprese quelle dell’OMS, indicano chiaramente che la totale eliminazione dell’amianto è l’unico vero mezzo per azzerare il rischio di esposizione.

Pertanto, pur riconoscendo la legittimità delle pratiche previste dalla normativa italiana, sarebbe auspicabile un piano nazionale di dismissione graduale dell’amianto. Anche in presenza di materiali considerati “non pericolosi”, con adeguati finanziamenti e programmi di bonifica. Solo così si potrà costruire una vera cultura della prevenzione. Ciò restituerebbe ai cittadini ambienti sani e pienamente sicuri, non solo dal punto di vista normativo, ma anche da quello etico e sanitario.

Genova: uffici regionali evacuati, ma mancano dati certi

A Genova, ne avevamo parlato in un precedente articolo, gli uffici regionali di via D’Annunzio 111 sono stati sgomberati, con i dipendenti trasferiti in modalità smart working, dopo il sospetto di contaminazione. La CISL ha richiesto bonifiche complete, verifiche approfondite anche negli ambienti vicini, il monitoraggio sanitario per i lavoratori (attuali, trasferiti ed in pensione) e l’accesso a tutti i dati disponibili sulle rilevazioni passate e presenti. L’episodio è stata l’occasione per riflettere sulla presenza di amianto in ambienti pubblici.

Mesotelioma. Prof. Migliore: “uno studio è del Policlinico di Catania”

Mesotelioma, patologia asbesto correlata
Mesotelioma, patologia asbesto correlata

Pubblicate il 1° aprile 2025 le nuove linee guida sul mesotelioma, elaborate dal Sistema Nazionale Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).

Il documento consultabile nel link, è frutto della collaborazione di esperti a livello nazionale, rappresenta un aggiornamento significativo per la gestione clinica di una patologia rara ma altamente aggressiva.

Cosa è il mesotelioma

Il mesotelioma maligno è un tumore raro associato indicato come una delle principali malattie asbesto correlate. Ha origine dal mesotelio, un sottile strato che riveste organi come i polmoni (pleura), l’addome (peritoneo) e il cuore (pericardio). La sua forma maligna colpisce soprattutto gli uomini e, in Italia, rappresenta meno dell’1% delle neoplasie. La causa principale è l’esposizione all’amianto, un materiale fibroso usato intensamente nel secolo scorso per la sua resistenza al calore. Le fibre di amianto, inalate o ingerite, possono restare silenti nell’organismo per decenni prima di causare danni. È per questo che molti casi si manifestano 30-50 anni dopo l’esposizione.

Anche i familiari di lavoratori esposti possono ammalarsi per via indiretta, trasportando le fibre a casa attraverso abiti contaminati. Oltre alla forma maligna, esistono varianti benigne del mesotelioma, generalmente trattabili con la chirurgia. Altri fattori di rischio, meno comuni, includono radiazioni ionizzanti, sostanze radioattive come il torotrasto e rare predisposizioni genetiche. Ogni nuovo caso è registrato a livello nazionale per monitorare l’evoluzione della malattia.

Le considerazioni del prof. Marcello Migliore

Nelle linee guida, tra gli studi considerati nella redazione delle raccomandazioni, viene menzionata a pagina 53 una ricerca prospettica sulla chemio-ipertermia intraoperatoria (HITOC). Il panel cita: “il ruolo della chemio-ipertermia intra-operatoria (HITOC) è stato valutato in studi retrospettivi e in un unico studio prospettico che ha incluso 27 pazienti”.

Secondo quanto dichiarato dal prof. Marcello Migliore l’unico studio prospettico citato, non solo a livello nazionale ma anche internazionale, sarebbe stato condotto presso il Policlinico di Catania. Il progetto, che ha coinvolto pazienti ed équipe chirurgiche, avrebbe richiesto anni di lavoro e collaborazione multidisciplinare.
Nella comunicazione inoltrata, Migliore sottolinea che “tale riconoscimento rappresenta la dimostrazione che abbiamo lavorato seriamente, bene e realizzato qualcosa di buono anche in Sicilia per il miglioramento della salute dei pazienti di tutto il pianeta”.

Il professionista conclude affermando che “il riconoscimento nelle linee guida nazionali conferma la validità dello studio e l’importanza del lavoro svolto sul territorio siciliano”.

Mesotelioma: tutele previdenziali e risarcitorie

La diagnosi di mesotelioma dev’essere accompagnata da un’anamnesi che deve accertare la fonte dell’esposizione ad amianto. Infatti, sono proprio i minerali di asbesto i responsabili, pressocché in modo esclusivo, dell’insorgenza di questa neoplasia. Poiché, come è evidente, già con la diagnosi di mesotelioma il grado invalidante è elevato, in caso di eziopatogenesi professionale sussistono le tutele legali.

Le tutele legali in caso di diagnosi di mesotelioma sono quelle della domanda all’INAIL di indennizzo, e al datore di lavoro di risarcimento del danno, sia patrimoniale che non patrimoniale.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, grazie all’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni, ha costituito un pool di legali di supporto alle vittime di mesotelioma e ai loro familiari. Le consulenze legali gratuite per la tutela delle vittime del mesotelioma possono essere richieste al numero verde 800 034 294, oppure con una richiesta riscritta allo sportello online.

Amianto: Rivoluzione Ecologista Animalista chiede regia nazionale

Emergenza amianto una strage ancora in corso
Emergenza amianto una strage ancora in corso

A oltre trent’anni dal divieto di utilizzo, l’amianto continua a minacciare la salute pubblica e a mietere vittime nel silenzio quasi totale delle istituzioni e dei media.

Nonostante la messa al bando risalga al 1992, si stima che sul territorio nazionale siano ancora presenti più di 40 milioni di tonnellate di asbesto, molti dei quali si trovano in edifici pubblici come scuole, ospedali e strutture comunali.

I numeri sono drammatici: ogni anno, oltre 1.500 persone muoiono di mesotelioma, un tumore maligno direttamente associato all’esposizione all’amianto. Una cifra che parla da sola, soprattutto considerando che si tratta di un rischio teoricamente eliminabile.

Le istanze di REA – Rivoluzione Ecologista Animalista

Gabriella Caramanica, segretario nazionale del movimento politico REA di Roma, lancia in un comunicato pubblico un grido d’allarme chiaro: “Mancano piani nazionali vincolanti di bonifica, risorse adeguate e una cabina di regia governativa. La mappatura dei siti contaminati è incompleta in molte regioni e le istituzioni locali non intervengono. Il risultato è: discariche abusive all’aperto, alcune sotto sequestro, lasciate per anni allo stato di abbandono sotto alle intemperie con conseguenze disastrose su ambiente e salute dei cittadini”.

Il tema al centro anche della cronaca giudiziaria

Il Tribunale del Lavoro di Napoli ha recentemente emesso una sentenza a favore di un ex operaio saldatore, oggi settantenne, che per 12 anni ha prestato servizio presso un’azienda di Pozzuoli, operando in ambienti contaminati senza alcuna protezione. L’uomo ha sviluppato gravi patologie correlate all’amianto. L’INPS aveva inizialmente respinto la sua richiesta di riconoscimento dei benefici contributivi, malgrado una certificazione dell’INAIL. Grazie all’intervento legale dell’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, il ricorso ha avuto esito positivo. Ma resta il simbolo di una battaglia che molti lavoratori devono ancora affrontare da soli.

Da REA arriva un appello forte e diretto

REA chiede l’istituzione immediata di un fondo nazionale per le bonifiche e l’obbligo di rendere pubblici tutti i siti contaminati.
“Non possiamo più tollerare ritardi istituzionali mentre l’amianto continua a uccidere. Il Governo anziché pensare ad un aumento del pil per la difesa, deve dare un’accelerazione agli interventi su scala nazionale e dare garanzie ai suoi cittadini”, conclude Gabriella Caramanica.