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Bonus ristrutturazioni 2025: rimozione amianto, sicurezza e detrazioni

Ambiente amianto, bonus
Ambiente amianto, Credits: Pixabay

Eliminare l’amianto dagli edifici è oggi più semplice grazie al Bonus ristrutturazioni 2025, un incentivo fiscale pensato per favorire la sicurezza e la salubrità degli ambienti domestici e non solo. Le fibre di amianto, se disperse nell’aria, rappresentano un grave rischio per la salute: possono restare nei polmoni per anni causando patologie gravi. Grazie agli incentivi fiscali nazionali e ai contributi messi a disposizione da molte Regioni, è ora possibile avviare bonifiche a costi contenuti.

Una delle fonti delle informazioni è un approfondimento pubblicato da Sky TG24.

Cos’è il Bonus ristrutturazioni e cosa prevede

Il Bonus Ristrutturazioni rappresenta una detrazione fiscale pensata per chi esegue interventi di riqualificazione edilizia. È destinato sia ai lavori su immobili singoli, inclusi quelli rurali, che agli interventi sulle parti comuni degli edifici residenziali. I lavori ammessi vanno dalla manutenzione straordinaria fino alla vera e propria ristrutturazione, includendo anche la bonifica dall’amianto.

Interventi ammessi per la detrazione

Tra le opere agevolabili ci sono tutte quelle finalizzate alla sicurezza e al miglioramento degli immobili. Tra queste rientrano anche le operazioni di smaltimento e rimozione dell’amianto, sia dai tetti che da altre strutture contaminate. È importante sapere che anche le sole spese legate al trasporto dell’amianto in discarica, purché eseguite da aziende specializzate, rientrano tra quelle agevolabili.

Quanto si può detrarre con il bonus nel 2025

Chi intende rimuovere l’amianto nel 2025 può beneficiare di una detrazione Irpef fino al 50% oppure del 36%, a seconda della tipologia di immobile. L’importo massimo su cui calcolare la detrazione è di 96.000 euro e il beneficio si recupera in dieci anni, con rate annuali di pari entità.

Prime e seconde case: cosa cambia

L’aliquota del 50% è riservata agli interventi eseguiti sull’abitazione principale del contribuente o su quella abitata abitualmente da un familiare. Se l’intervento riguarda una seconda casa o un immobile a uso diverso da quello residenziale, la detrazione scende al 36%.

Acquisto e ristrutturazione: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

Anche chi acquista una nuova abitazione e ne fa la propria residenza dopo i lavori può accedere al beneficio massimo del 50%. Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, estendendo l’applicazione dell’incentivo per non penalizzare chi si trasferisce solo dopo l’avvenuta ristrutturazione.

Previsioni per il 2026 e il 2027

Il Bonus Ristrutturazioni subirà una riduzione delle aliquote nei prossimi anni. Dal 2026 al 2027, la detrazione scenderà al 30%, oppure al 36% per l’abitazione principale. Il tetto di spesa resta invariato a 96.000 euro. Agire nel 2025, quindi, garantisce condizioni più favorevoli.

Come richiedere il Bonus per la bonifica dell’amianto

Al momento non sono più previste né la cessione del credito né lo sconto in fattura. Per ottenere il beneficio è necessario presentare la dichiarazione dei redditi, compilando correttamente il modello 730 o il Modello Redditi Persone Fisiche. È fondamentale conservare tutta la documentazione necessaria: ricevute di pagamento, delibere assembleari, autorizzazioni e concessioni edilizie.

Iniziative locali: i contributi delle Regioni

Oltre al bonus nazionale, molte Regioni hanno stanziato contributi a fondo perduto per incentivare la bonifica dell’amianto.
Si invita pertanto a verificare per ogni Regione soluzioni e proposte.

Regno Unito, talpe riportano alla luce possibile amianto: chiuso campo

talpa
Talpa (Foto free di Wolfgang Inderwies da Pixabay)

Un campo ricreativo nel villaggio Chalford, vicino alla cittadina Stroud, nel Gloucestershire, una contea dell’Inghilterra è stato chiuso al pubblico. Ciò è avvenuto dopo che alcune talpe hanno scavato il terreno, portando in superficie frammenti di possibile amianto.  A riportare la notizia è il quotidiano online locale.

Un luogo molto amato dalle famiglie durante i mesi estivi

L’area è un centro dotato di numerose attrezzature e frequentato da persone di ogni età.
Il consiglio parrocchiale responsabile del campo da gioco ha affermato di non essere state a conoscenza della possibile presenza di amianto nel terreno finché le talpe non hanno iniziato a portare in superficie il materiale sospetto.

Gli animali sono a rischio amianto

Gli animali che vivono in aree contaminare possono entrare a contatto con le fibre di amianto attraverso il suolo, l’acqua o l’aria

L’episodio sui generis capitato in Inghilterra accendo la luce su un fatto: l’amianto è un pericolo per la salute di tutti gli esseri viventi, non solo per le persone.
Gli animali, inoltre, possono anche fungere da vettore: entrando in contatto con le fibre potrebbero trasportarle, ad esempio, sui loro peli o piume, oppure potrebbero inalarle, esponendosi così ai rischi per la salute associati all’amianto.
Il mesotelioma, patologia asbesto correlata, può essere infatti contratta anche ad esempio dai cani. In questo caso parliamo di mesotelioma canino.

“Anche se in questo centro in Inghilterra  la presenza di amianto non è stata ancora confermata, è fondamentale che il luogo sia stato interdetto a scopo precauzionale. In attesa di ulteriori indagini è importante tutelare le persone, anche perché il posto è frequentato da bambini. La bonifica è l’unica soluzione in caso le analisi dovessero dare riscontro dell’asbesto”. Ha affermato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Porto Recanati, amianto confermato: si chiede bonifica

ferro arruginito, amianto
Immagine esclusivamente decorativa (Foto di Tom Martin su Unsplash)

A Porto Recanati, in provincia di Macerata nelle Marche, si riaccende l’attenzione sulla possibile presenza di amianto in due strutture: il capannone Nervi e il deposito comunale situato in via Argentina. A sollevare la questione sono stati i tre gruppi consiliari di opposizione, che secondo una delle fonti, avrebbero presentato due interrogazioni indirizzate al sindaco e alla sua amministrazione. Le richieste si concentrerebbero sulla necessità di trasparenza, sicurezza e pianificazione tempestiva degli interventi.

I nuovi rilievi

Nel caso del capannone, la presenza di materiali contenenti amianto sarebbe già confermata ad aprile sulla base dei prelievi effettuati all’inizio dell’anno. Lo si legge in un articolo su Il Resto del Carlino. Inoltre nuove campionamenti eseguiti sulla guaina e sulle alette della struttura avrebbero nuovamente evidenziato la presenza di asbesto.

Interrogativi sulla sicurezza del deposito comunale

La seconda interrogazione riguarda il deposito comunale di via Argentina. Qui, nel 2005, sarebbe stato eseguito un intervento di incapsulamento della copertura in cemento-amianto. A distanza di quasi vent’anni, i consiglieri di opposizione chiedono se siano stati condotti monitoraggi recenti sulla qualità dell’aria per tutelare il personale che lavora nella struttura.

Richieste di trasparenza e interventi tempestivi

Quando di tratta di amianto o possibile presenza dello stesso, le preoccupazioni riguardano innanzitutto  la salute pubblica e la sicurezza degli ambienti di lavoro. L’invito è quello di affrontare la situazione con chiarezza, aggiornando il consiglio comunale e la cittadinanza sui prossimi passi. Se l’amianto è presente, la sua gestione non può essere rimandata.

La comunità quindi attende ora risposte concrete e tempi certi per gli interventi.
“E’ lecito che dinanzi alla presenza di amianto le persone richiedano risposte immediate.  La bonifica rimane la strada principe per la tutela della salute.” Ha quindi affermato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Anagni (FR): riconosciuta malattia professionale a ex operaio VDC

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Avv. Ezio Bonanni

Il Tribunale del lavoro di Frosinone ha emesso una sentenza che segna un passo importante nella tutela dei diritti dei lavoratori esposti all’amianto. La decisione riguarda, secondo l’Avv. Ezio Bonanni il caso di un ex operaio della VDC Technologies S.p.A. (precedentemente Videocolor). L’uomo ha sviluppato una grave malattia professionale a causa della prolungata esposizione a fibre di amianto durante il suo lavoro nella sala maschere dell’azienda di Anagni. Dopo oltre 22 anni di impiego, l’operaio è stato colpito da fibrosi polmonare una condizione cronica e progressiva.

La malattia e la battaglia legale

Nel 2020, la richiesta per il riconoscimento della sua malattia professionale era stata respinta dall’INAIL, ma l’operaio non si è arreso. Si è infatti rivolto alla giustizia, affidandosi all‘avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), per far valere i suoi diritti. La sentenza del Tribunale di Frosinone ha confermato che la malattia dell’operaio era strettamente connessa all’esposizione all’asbesto nel luogo di lavoro.

Testimonianze e prove sull’amianto

Nel corso del processo, sono emerse numerose testimonianze di ex colleghi che hanno confermato la diffusione di amianto nell’ambiente di lavoro. Le testimonianze descrivono un contatto costante con polveri, inclusi frammenti di amianto, che venivano rilasciati dai rulli della linea di produzione.

Il riconoscimento del nesso causale

La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) ha stabilito il nesso causale tra la malattia  e l’ambiente di lavoro. In virtù di queste evidenze, il Tribunale ha ordinato all’INAIL di risarcire l’operaio per danno biologico, con un indennizzo che ammonta a circa 20.000 euro, cifra stimata dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

Una vittoria per tutti i lavoratori esposti

Questa sentenza  si configura come un segnale importante per tutti quei lavoratori che, come lui, sono stati esposti e hanno visto negato il riconoscimento delle loro malattie professionali. L’avv. Bonanni, con una dichiarazione che risuona forte, ha commentato: “Questa non è solo una vittoria individuale, ma una battaglia collettiva per quei lavoratori invisibili che avrebbero respirato la fibra.”

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) continua a svolgere un ruolo cruciale nella protezione delle vittime dell’amianto e dei loro familiari. L’ONA offre supporto legale e assistenza alle persone esposte e alle famiglie delle vittime.
Questo processo dimostra quanto sia fondamentale continuare a lottare per la tutela della salute e dei diritti dei lavoratori.

Amianto, news dal Piemonte e dal Veneto

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amianto (ph Foto free di Karolina Grabowska da Pixabay)

Nel Nord Italia, la presenza di amianto continua a creare criticità: in Piemonte i lavori a Venaria Reale sono bloccati, mentre in Veneto una tromba d’aria ha disperso lamiere pericolose.

“L’amianto rappresenta una minaccia che coinvolge in maniera trasversale il territorio nazionale ed internazionale.” afferma l’avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

Riportiamo due notizie dal Nord Italia.

Pieve di Soligo, tromba d’aria disperde amianto e danneggia case

Danni e disagi a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, nel Veneto. Il 21 luglio una potente tromba d’aria ha provocato numerosi danni.
In via Pederiva sono precipitate alcune lamiere di asbesto del tetto di un capannone. Per questo motivo, vista l’alta pericolosità delle fibre di asbesto, il sindaco Stefano Soldan ha comunicato che la via sarà riaperta dopo la bonifica.
Fortunatamente nessun ferito, ma la tromba d’aria ha scoperchiato anche alcune abitazioni e danneggiato diverse case, soprattutto nella frazione di Patean.

Venaria Reale, scoperta amianto blocca progetto di viale alberato

Tuttavia, si è resa necessaria una modifica sostanziale rispetto al progetto originario dei lavori a Venaria Reale (TO), in Viale Buridani, a seguito della scoperta della presenza di asbesto non volatile nel terreno. Di conseguenza, ciò impedirà la costruzione del sistema di autoirrigazione previsto per i nuovi 168 alberi che sarebbero stati piantati in sostituzione di quelli abbattuti. Come da programma, dopo la realizzazione del primo tratto dell’asse viario, si proseguirà con il secondo. Prevista messa in posa di lose e panchine.
Secondo una delle fonti, il costo complessivo dell’operazione è di 5 milioni di euro, finanziati dal PNRR.