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Amianto, Raffinerie Gela: rinviate a giudizio 20 persone

Amianto raffinerie Gela
Amianto raffinerie Gela

Operai delle raffinerie Gela esposti ad amianto

Lesioni aggravate dalla violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Venti persone rinviate a giudizio per non aver rispettato le regole di prevenzione sui luoghi di lavoro.

In questo modo hanno causato l’insorgenza di malattie professionali legate all’esposizione all’amianto. Arriva davanti al Tribunale di Gela un’altro dei molteplici filoni legati alla maxi inchiesta sulle Raffinerie di Gela.

La prima udienza è stata fissata per il prossimo 26 gennaio 2017. Sul banco degli imputati direttori, legali rappresentanti, amministratori delegati, responsabili della sicurezza di diverse società che operavano presso gli stabilimenti della Raffineria di Gela, ovvero la Smin Impianti, la Anic spa, la Praoil spa, la Enichem spa.

Raffinerie Gela: le tesi della pubblica accusa

Secondo la tesi accusatoria sarebbero colpevoli di aver provocato l’insorgenza di malattie asbesto correlate in numerosi operai loro dipendenti. Colpa di una condotta negligente e imprudente.

Secondo la pubblica accusa, in qualità di rappresentanti legali, ciascuno rispetto al periodo e ruolo di competenza, gli imputati

“in cooperazione tra loro”, avrebbero

“omesso di esercitare i poteri di controllo circa il rispetto delle disposizioni sull’igiene degli ambienti di lavoro, disposizioni violate in modo grave e reiterato, non avendo attuato alcun piano o progetto efficace per la tutela della salute dei lavoratori esposti all’amianto”.

Gl imputati, ciascuno per la sua posizione, avrebbero poi violato una serie di normative in materia di amianto, in particolare, i reati di cui agli artt. 251 e 252 del D. Lgs. 81/08 e gli artt. 27 e 28 del D. Lgs. 277/91, e gli artt. 253 e 254 del D. Lgs. 81/08.

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L’ONA richiede un diverso approccio contro l’amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, al di là di quelle che sono le decisioni della magistratura, che ha ritenuto di perseguire penalmente i titolari delle posizioni di garanzia, sostiene fin dal 2011 la necessità di un diverso approccio, prima di tutto da parte delle società titolari del sito, e poi da parte delle istituzioni per elaborare un progetto di ammodernamento strutturale del sito produttivo di Gela.

“A nostro avviso, il progetto dovrebbe prevedere la realizzazione di un impianto moderno e all’avanguardia rispetto a quello fatto realizzare da Mattei tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta.

Un’azione sinergica tra imprenditoria, Stato, Regione, Comune, fondi europei e le stesse associazioni com l’Ona, che permetterebbe di creare nuovo lavoro, nuovo indotto e quindi nuove risorse anche per l’Inps”,

spiega il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

Nasce il nuovo comitato ONA Taranto

Comitato ONA Taranto, Seminario su amianto
ILVA-Taranto

Comitato ONA Taranto: assistenza alle vittime

Dalle fornaci delle acciaierie dell’Ilva, all’Arsenale Militare per concludere alle Navi della Marina.

Il territorio della provincia di Taranto sta pagando un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento ambientale. Per questa ragione è necessaria la bonifica, la sorveglianza sanitaria e il risarcimento dei danni.

I morti per mesotelioma nella città di Taranto, tra il 2006 e il 2011, sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale.

Ovvero, 121 morti riconducibili solo al mesotelioma, di cui 99 uomini e 22 donne.

Per far fronte ad una situazione tanto rischiosa, anche sotto il profilo giudiziario, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha deciso di rafforzare la sua presenza sul territorio pugliese, creando il Comitato Ona Taranto.

Nasce il Comitato ONA Taranto per le vittime tarantine

Un nuova sede territoriale, che sarà coordinata dalla signora Paola Santospirito, diventerà un nuovo punto di riferimento per le vittime amianto tarantine.

Ad oggi hanno aderito al Comitato dipendenti ed ex dipendenti della Marina Militare che hanno scoperto di aver contratto patologie asbesto correlate, come placche pleuriche, noduli polmonari e ispessimenti dell’interstizio.

“Crediamo che siano molte le persone che hanno lavorato e che tutt’ora lavorano in luoghi inquinati e che non sono a conoscenza di essere soggetti a rischio o, nel peggiore di casi, già malati, poiché una piccolissima percentuale si sottopone a screening periodici”, spiega la coordinatrice del Comitato Ona Taranto Paola Santospirito.

“Il nostro obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento per chiunque voglia iniziare un percorso di controllo sanitario o legale”.

Comitato ONA Taranto

Epidemia mesoteliomi in Puglia

La situazione della Puglia e, in particolare, della provincia di Taranto, è molto grave.

Tenendo conto che l’Italia ha una popolazione di circa 60 milioni di abitanti e che ogni anno vengono censiti 1.500 mesoteliomi, secondo i calcoli si dovrebbe rilevare un caso di mesotelioma ogni 40/50.000 abitanti.

A Taranto, che ha una popolazione di 200mila abitanti, dovrebbero quindi verificarsi 4/5 casi di mesotelioma l’anno. Mentre i numeri drammatici parlano di circa 20 casi, con un’incidenza, quindi cinque volte superiore all’attesa.

“L’insorgenza del mesotelioma è solo la punta dell’iceberg: l’amianto infatti è in grado di determinare patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie, e diverse patologie neoplastiche”, spiega il presidente dell’Ona, l’Avvocato Ezio Bonanni.

“Venti casi di mesotelioma l’anno corrispondono a circa quaranta decessi per tumore polmonare, e poi c’è da considerare l’incidenza delle altre patologie; quindi come associazione prevediamo che nella sola città di Taranto ci siano, ogni anno, almeno 100 decessi causati o concausati, dall’esposizione all’amianto per le patologie neoplastiche e fibrotiche”, conclude Bonanni.

Aggiornamento 30.12.2019

L’ONA ha continuato la sua mobilitazione nella città di Taranto. Sono stati svolti numerosi convegni, di cui vi è traccia nei numerosi articoli su questo notiziario.

La Sig.ra Santospirito è stata intervistata ancora recentemente sulla problematica amianto. C’è la condizione di rischio legata anche nella presenza di amianto nella nave Vittorio Veneto.

Scuola Da Vinci di Firenze amianto

Istituto Leonardo Da Vinci Firenze
Istituto Leonardo Da Vinci Firenze

Si è affrontato il problema della Scuola Da Vinci di Firenze amianto. L’Osservatorio Nazionale Amianto accoglie con grande soddisfazione le parole del sindaco di Firenze Dario Nardella che, in occasione della riapertura delle scuole, ha finalmente annunciato di voler trasferire i 400 studenti dell’Istituto Leonardo da Vinci di Firenze e si augura che il sindaco vorrà passare presto dalle parole ai fatti.

L’ONA e il suo presidente, l’Avvocato Bonanni, da anni lottano contro l’amianto e difendono le vittime che, purtroppo, a causa di questo agente cancerogeno, hanno subito dei danni alla propria salute. A loro è rivolto il servizio di consulenza gratuita legale e medica.

Consulenza Scuola Da Vinci di Firenze amianto

Indice

Tempo di lettura: 3 minuti

Scuola Da Vinci di Firenze amianto: l’impegno dell’ONA

La scuola Da Vinci di Firenze amianto è solo una dei 2.400 istituti scolastici con asbesto. Questi minerali cancerogeni provocano, infatti, tra le altre, anche il mesotelioma, tra cui quello della pleura. Questi cancri sono legati solo alle fibre di amianto, che ne provocano, però, tanti altri.

Per quanto riguarda le scuole, il rischio amianto maggiore è proprio il mesotelioma. Infatti, non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla. Tanto è vero che ciò è ribadito anche dalla legislazione comunitaria (direttive n. 477/83/CEE – quarto considerando – e n. 148/2009/CE – undicesimo considerando).

Nel VI Rapporto ReNaM si fa riferimento a 91 casi di mesotelioma nel personale docente e non docente. Questi dati sono stati aggiornati nell’ultimo rapporto, il VII Rapporto mesoteliomi.

Per questo motivo, già nel 2012 l’Avv. Ezio Bonanni ha insistito per la bonifica delle scuole. Il Ministro dell’Ambiente, Gen. Sergio Costa, nel gennaio del 2020 ha stanziato somme per la progettazione delle bonifiche delle scuole. Questo argomento è stato approfondito nel primo episodio di ONA News.

Scuola Da Vinci di Firenze amianto: danni alla salute

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni assistono le vittime amianto nel comparto scolastico. Docenti e non docenti sono vittime di mesotelioma, ma anche di altri cancri.

L’INAIL riconosce nella lista I:

Poi, nella lista II ci sono:

Inoltre, nella lista III è presente solo tumore dell’esofago. Per le malattie della lista I vi è la presunzione legale di origine

Una storia lunga quella tra ONA e la Leonardo Da Vinci

Sulla vicenda della scuola Leonardo da Vinci pende un’inchiesta: lo scorso 4 agosto il gip Alessandro Moneti ha rigettato la richiesta di archiviazione, ritenendo necessario proseguire le indagini, accogliendo l’istanza dell’ONA e dell’Avvocato Ezio Bonanni, che in sede di udienza ha addotto ulteriori elementi a sostegno della necessità della prosecuzione delle indagini preliminari.

“Il premier Matteo Renzi ha detto che l’edilizia scolastica è una priorità del Governo. Sarebbe molto bello se Renzi venisse a visitare una scuola diventata tra le più famose in Italia, e che non costituisce un biglietto da visita esaltante per la buona scuola fiorentina”, dichiara Antonella Franchi, coordinatrice settore Scuola dell’ONA. “Il sindaco Nardella conosce bene la scuola, fa quello che può ma i soldi per demolire la scuola non ci sono. Aspettiamo che i soldi arrivino, visto che il presidente del Consiglio ha detto che i soldi per l’edilizia scolastica dovrebbero stare fuori dal patto di stabilità”.

Scuola amianto: consulenza gratuita

Le vittime di amianto e i loro familiari, per ricevere l’assistenza legale ONA e l’assistenza medica, possono contattare l’associazione al numero verde oppure chiedere la consulenza gratuita attraverso il form.

Numero ONA Scuola Da Vinci di Firenze amianto
Whatsapp ONA Scuola Da Vinci di Firenze amianto

    Il caso Livorno: mortalità superiore alla media nazionale

    Livorno
    Livorno

    Picco di mortalità tre volte superiore alla media nazionale

    Sono 152 i casi di mesotelioma, il tumore per eccellenza dell’amianto killer, su 156mila abitanti in quindici anni, dal 1993 al 2008.

    La zona di Livorno è la ventisettesima città in Italia per numero di malati e di morti da amianto. Sei casi ogni 100mila abitanti contro una media nazionale di 2 casi ogni 100mila abitanti.

    I dati sono quelli ufficiali pubblicati sui Quaderni della Salute del Ministero nel 2012.

    Dati fermi a otto anni fa. Nel periodo successivo è andata ancora peggio. Infatti, secondo uno studio della Asl di Cecina, condotto dal dottor Claudio Marabotti, tra il 2001 e il 2010, nell’area livornese si sono ammalate un numero incredibile di persone.

    Nel complesso, di mesotelioma pleurico si sono ammalati 7 abitanti (di sesso maschile) ogni 100mila abitanti, tre volte e mezzo la media della Toscana che è di 2,11 casi ogni 100mila.

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    Inquietante la situazione nella zona di Rosignano Marittimo

    Sono 25 i casi riscontrati di mesotelioma dal 1993 al 2008 su una popolazione di circa 30mila abitanti. Anche i questo caso la media è molto più alta di quella nazionale e di quella regionale, con 5 casi ogni 100mila abitanti.

    “La zona di Livorno sta soffrendo una vera e propria epidemia a causa di un territorio devastato dall’inquinamento prodotto da diverse industrie chimiche, di produzione di energia e di trasformazione di rifiuti. Dagli stabilimenti della Solvay di Rosignano Marittimo al porto di Livorno: un angolo di Toscana che sta pagando gravi conseguenze in termini di salute”,

    ha spiegato il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, intervenuto all’assemblea pubblica che si è svolta a Rosignano Marittimo.

    “L’insorgenza del mesotelioma è solo la punta dell’iceberg: l’amianto infatti è in grado di determinare patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le placche pleuriche, gli ispessimenti pleurici e complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie, e diverse patologie neoplastiche”, spiega il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni.

    Terni, convegno ONA sulla lotta all’amianto

    L’ONA organizza un convegno a Terni per discutere del rischio amianto

    140 casi di mesotelioma negli ultimi venti anni e 35 decessi stimati per anno per patologie asbesto-correlate (mesotelioma, placche pleuriche, tumori del tratto gastrointestinale, delle ovaie etc.).

    Per rendere pubblici tutti i dati relativi alla presenza di amianto in Umbria, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha indetto un convegno, il prossimo 27 febbraio, a Terni.

    Il presidente dell’ONA avvocato Ezio Bonanni illustrerà le richieste formulate alla Regione, nella lettera indirizzata alla governatrice Catiuscia Marini.

    Bonanni ha chiesto alla presidente della Regione Umbria di attivare le necessarie misure per la prevenzione primaria. Al fine di evitare ogni nuova esposizione all’amianto, perché questo è l’unico sistema effettivamente efficace, spiega Bonanni nella lettera,

    «come chiarito nel corso della conferenza di Helsinki “sulla prevenzione e l’eliminazione delle patologie asbesto correlate.

    La soluzione – continua Bonanni adottata dalla Conferenza Internazionale sul monitoraggio e la sorveglianza delle malattie asbesto-correlate è l’unica possibile per poter definitivamente debellare queste patologie, che provocano ogni anno solo in Italia più di 6mila decessi e nel pianeta più di 100mila: numeri di un vero e proprio genocidio nascosto e dimenticato».

    Terni

    L’appello dell’associazione all’On. Marini

    L’ONA chiede, inoltre, all’on. Marini, il censimento di tutti i casi di patologie asbesto-correlate, non limitati al solo mesotelioma, oggetto di registrazione da parte del COR regionale.

    Bonanni ha richiesto un intervento della Regione Umbria e del presidente del Consiglio Matteo Renzi, perché

    «si rimedi all’ingiusta discriminazione di cui sono vittime i lavoratori esposti all’amianto in alcuni siti, tra i quali Thyssenkrupp e SGL Carbon e altri nel territorio, per i quali è dimostrata la presenza di materiali in amianto fino a tempi più recenti».

    L’incontro pubblico è stato fissato il prossimo 27 febbraio alle ore 10:00 a Palazzo Spada, aula del Consiglio comunale di Terni.

    Oltre alla presenza della governatrice Catiuscia Marini, è previsto l’intervento dell’on. Andrea Liberati, capogruppo dei consiglieri del Movimento 5 Stelle alla Regione Umbria.

    Attesa è anche la presenza del dott. Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica e coordinatore ONA Umbria, dell’ing. Massimo Pennesi e dell’avv. Massimo Longarini.