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martedì, Settembre 8, 2026

Amianto, uno studio scientifico in Lettonia indica soluzioni sostenibili

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Uno studio pubblicato recentemente da Janis Butkevics e Dzintra Atstaja ha analizzato la problematica amianto, concentrandosi in particolare sulla situazione della Lettonia e sulle possibili alternative al conferimento in discarica. Da sempre l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni è in prima fila sulle novità riguardanti la materiale e quindi anche della ricerca. Divulghiamo quindi i passaggi significativi della pubblicazione su Sustainability. 

La ricerca prende in esame sia gli aspetti ambientali sia quelli economici, sociali, tecnologici e normativi

L’Italia rappresenta uno dei casi citati dalla ricerca, anche se la parte empirica dello studio si concentra sulla Lettonia.

Come sappiamo nel 1992 l’Italia ha introdotto il divieto di utilizzo ed estrazione dell’amianto.  In Francia invece il divieto nazionale è stato introdotto nel 1996. La ricerca evidenzia inoltre la necessità di considerare anche la presenza naturale di rocce contenenti amianto, che ha richiesto attività specifiche di mappatura. In Svezia, si evidenzia una presenza significativa di materiali contenenti amianto negli edifici costruiti prima degli anni Ottanta. La Polonia rappresenta un altro caso rilevante. Nel Paese sarebbero presenti oltre 15 milioni di tonnellate di rifiuti contenenti amianto, con oltre il 90% costituito da materiali in cemento-amianto. In Lituania, invece, le stime riportate dalla ricerca arrivano a circa 4,5 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

Il ruolo della discarica nello smaltimento dell’amianto

Il conferimento in discariche autorizzate è ancora una delle principali modalità di gestione dei rifiuti contenenti amianto.

Questa soluzione consente di confinare il materiale in strutture sottoposte a requisiti specifici. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, il deposito in discarica può essere considerato soprattutto una soluzione di contenimento.

La ricerca sottolinea quindi l’interesse verso tecnologie capaci di modificare in modo permanente la struttura delle fibre.

L’obiettivo è passare, quando tecnicamente ed economicamente possibile, dal semplice confinamento a un processo di inertizzazione.

Come identificare l’amianto prima della demolizione

Prima di una demolizione o di una ristrutturazione è importante conoscere la composizione dei materiali presenti nell’edificio. Questo consente di separare i materiali pericolosi dagli altri rifiuti da costruzione e demolizione.

Tra le tecniche analizzate dalla letteratura citata nello studio figurano:

  • imaging iperspettrale, eventualmente combinato con metodi statistici come il PLS-DA;
  • fluorescenza a raggi X (XRF);
  • campionamento dei materiali e analisi di laboratorio.

La scelta della tecnica dipende dal progetto, dalle apparecchiature disponibili, dalle competenze degli operatori e dalla necessità di effettuare l’analisi sul posto oppure in laboratorio.

In alcuni casi può quindi essere utile combinare più tecniche.

Un ulteriore problema è costituito dall’assenza, in molti edifici esistenti, di informazioni digitali complete sui materiali e sui componenti costruttivi. Questo rende più difficile individuare rapidamente le sostanze potenzialmente pericolose.

Audit predemolizione e nuove tecnologie

L’audit pre-demolizione è un’ispezione approfondita di un edificio prima della sua demolizione o ristrutturazione per identificare, quantificare e classificare tutti i materiali presenti, inclusi quelli pericolosi.

Può comprendere l’analisi della documentazione disponibile e le ispezioni sul posto.

Tuttavia, la ricerca evidenzia che potrebbe non essere sufficiente per identificare ogni possibile fonte di contaminazione.

I tempi limitati dei progetti di demolizione possono inoltre rendere difficile effettuare inventari completi.

Per questo gli autori indicano nelle tecnologie digitali e nell’intelligenza artificiale possibili strumenti di supporto.

L’imaging iperspettrale, in particolare, può essere impiegata per distinguere i materiali contenenti amianto da altri materiali  Si tratta di una tecnica analitica avanzata che combina la fotografia digitale e la spettroscopia per catturare lo spettro della luce di una scena diviso in centinaia di bande strette e continue.

Come deve essere gestita la rimozione dell’amianto

“La rimozione dei materiali contenenti amianto richiede procedure specifiche.” Dichiara l‘Avv. Ezio Bonanni commentando la ricerca. La quale conferma l’importanza di:

  •  una adeguata formazione degli operatori;
  • utilizzo di dispositivi di protezione individuale adeguati come respiratori, tute protettive, guanti;
  • monitoraggio della qualità dell’aria;
  • controlli sanitari periodici;
  • contenimento delle fibre durante le operazioni.

Per ridurre la possibilità di dispersione delle fibre durante la rimozione, i materiali possono essere bagnati con acqua prima della movimentazione. La letteratura analizzata considera anche l’utilizzo di soluzioni sigillanti specifiche come alternativa o integrazione alla bagnatura.

La gestione dei rifiuti contenenti amianto deve rispettare regole specifiche

Nella ricerca si prendono in considerazione trattamenti in grado di modificare la struttura dell’amianto e ridurne o eliminarne le caratteristiche pericolose.

Sono state analizzate procedure di stabilizzazione, inertizzazione. Oltre a vari  trattamenti chimici, termici, biologici e meccanici.

Stabilizzazione e inertizzazione: qual è la differenza?

La stabilizzazione punta principalmente a ridurre la possibilità di dispersione delle fibre.L’amianto, tuttavia, rimane sostanzialmente presente. L’inertizzazione*, invece, mira a modificare la struttura cristallochimica delle fibre fino a trasformarle in un materiale non fibroso.

Questa seconda strada sembrerebbe essere particolarmente interessante per l’economia circolare. Se il materiale trattato raggiunge caratteristiche adeguate e viene certificato secondo le norme applicabili, può infatti diventare potenzialmente utilizzabile come materia prima secondaria.

Trattamento chimico dell’amianto

I trattamenti chimici utilizzano specifici reagenti per modificare o disgregare la struttura delle fibre. La ricerca cita, tra gli esempi studiati in laboratorio, l’utilizzo di acidi organici e inorganici per trattare il crisotilo.

Alcuni esperimenti hanno prodotto sali di magnesio e silice amorfa come prodotti finali.

I risultati sperimentali sono interessanti, ma esistono ancora ostacoli importanti.

Tra questi rientrano la sicurezza nella gestione delle sostanze chimiche, la difficoltà di gestione dei residui secondari. Oltre a i notevoli costi di processo e la difficoltà nel passaggio dalla scala di laboratorio alla produzione industriale.

Trattamento termico

Secondo i ricercatori il trattamento termico dell’amianto potrebbe essere una delle soluzioni considerate più mature dalla letteratura analizzata. La ricerca esamina diverse tecnologie, tra cui: processi idrotermali, microonde, sistemi al plasma, vetrificazione,pirolisi.

Gli studi citati indicano che temperature superiori a 700 °C possono produrre importanti modificazioni strutturali. Altri risultati riportati nella ricerca indicano che la calcinazione del cemento-amianto intorno ai 1000 °C potrebbe distruggere la struttura pericolosa dell’amianto.

L’utilizzo di sistemi alimentati da energie rinnovabili o di tecnologie a basse emissioni potrebbe contribuire, secondo la ricerca, a migliorare la sostenibilità dei processi termici.

 La vetrificazione al plasma: il caso INERTAM

Uno degli esempi più avanzati citati nello studio è l‘impianto INERTAM di Morcenx, in Francia.

La struttura è operativa dal 1999 e utilizza una tecnologia basata su torce al plasma. Le temperature possono superare i 1500 °C. Ed il processo porta alla vetrificazione dei rifiuti contenenti amianto.

Il materiale risultante, commercializzato con il nome Cofalit, è stato certificato come non pericoloso secondo quanto riportato nella ricerca e può essere utilizzato in alcune applicazioni di ingegneria civile, come materiale di riempimento.

Il caso è particolarmente interessante perché mostra come un rifiuto pericoloso possa essere trasformato, attraverso un trattamento adeguato, in un materiale potenzialmente utilizzabile.

Tuttavia, i costi di investimento e di gestione rimangono un ostacolo alla diffusione su larga scala.

Le possibilità dei trattamenti biologici

La ricerca prende in considerazione anche approcci biologici.

Alcuni microrganismi e i siderofori prodotti da funghi e batteri sono stati studiati per il trattamento di materiali e terreni contaminati. Sono state inoltre analizzate le potenzialità di piante e metaboliti vegetali.

Tuttavia, si tratta ancora di un settore in fase iniziale. Sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter valutare.

Il trattamento meccanico non è sufficiente da solo

Anche la macinazione è stata studiata come possibile passaggio del trattamento.

La riduzione dimensionale può influenzare la reattività e la stabilità del materiale nelle fasi successive. Tuttavia, la ricerca sottolinea che il trattamento meccanico, considerato da solo, non è normalmente sufficiente per neutralizzare completamente i rischi associati all’amianto.

Può invece essere valutato come fase preparatoria per altri trattamenti, compresi quelli termici.

Il caso della Lettonia

Come anticipato la parte empirica dello studio si concentra sulla Lettonia.

Dal 1° gennaio 2001 il Paese ha vietato la commercializzazione e l’utilizzo dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto. La Lettonia non dispone di depositi naturali di amianto. I materiali presenti derivano quindi principalmente dall’importazione di fibre o di prodotti finiti.

Una valutazione del 2023 ha stimato la presenza di circa 1 milione di tonnellate di coperture in cemento-amianto nel patrimonio edilizio lettone.

Le quantità variano molto tra i diversi territori. Le concentrazioni più elevate indicate nello studio riguardano Riga e la regione di Dienvidkurzeme, con stime rispettivamente di circa 49.000 e 53.000 tonnellate.

Circa il 60% delle coperture contenenti amianto si troverebbe su edifici non residenziali e il restante 40% su edifici residenziali.

La superficie media stimata di una copertura in cemento-amianto è di circa 140 metri quadri. Al 1° gennaio 2022, la superficie complessiva stimata delle coperture in cemento-amianto raggiungeva circa 83,6 milioni di metri quadri.

## Le regole per la gestione dei rifiuti pericolosi

La ricerca richiama quattro principi fondamentali:

Tracciabilità

I rifiuti pericolosi devono poter essere seguiti attraverso il loro percorso di gestione, con documentazione verificabile.

Divieto di miscelazione

I rifiuti pericolosi non devono essere miscelati con altre tipologie di rifiuti quando ciò compromette una gestione corretta o altera la classificazione.

Etichettatura e imballaggio

I materiali devono essere identificati, confezionati e gestiti secondo i requisiti previsti.

Impianti specifici

Gli impianti destinati al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti pericolosi devono rispettare requisiti specifici per ridurre i rischi ambientali e sanitari.

Il costo dello smaltimento può rappresentare un ostacolo

In Lettonia, secondo i dati riportati nello studio, i rifiuti contenenti amianto possono essere conferiti in dieci discariche autorizzate. (Ricordiamo che in Italia sono attualmente 15, n.d.r).

Come per tutti i Paesi del mondo la ricerca segnala che il rischio di costi elevati possano incentivare comportamenti non conformi, come il conferimento improprio o la classificazione errata dei rifiuti.

“E’ da sottolineare che come per l’Italia e a livello internazionale, i costi sanitari superano di gran lunga i costi di prevenzione, bonifica, messa in sicurezza ed eliminazione”. Continua Bonanni commentando la ricerca.

 Il sondaggio: cosa pensano le famiglie

La ricerca ha utilizzato un approccio misto, combinando analisi della letteratura, documenti normativi, dati quantitativi e interviste qualitative.

Il sondaggio ha coinvolto 2005 persone residenti in Lettonia, di età compresa tra 18 e 75 anni.

Il 67% dei partecipanti aveva avuto esperienza diretta con attività di costruzione, ristrutturazione, demolizione o lavori sul proprio terreno o su quello della famiglia.

Il questionario comprendeva 65 domande relative alla gestione dei rifiuti, alle pratiche di smaltimento, alla conoscenza dei rischi ambientali e alla disponibilità a pagare per servizi di gestione più sostenibili.

Uno dei risultati più interessanti riguarda la distanza tra ciò che le persone sanno e ciò che dichiarano di voler fare.

L’81% degli intervistati ha riconosciuto che le coperture contenenti amianto devono essere considerate rifiuti pericolosi e separate dagli altri materiali da costruzione.

Tuttavia, il 28% ha dichiarato di considerare il riutilizzo delle lastre contenenti amianto nella propria proprietà (dato piuttosto allarmante).

Solo il 53% ha indicato l’intenzione di utilizzare servizi professionali per la gestione dei rifiuti contenenti amianto.

Secondo gli autori, questi dati mostrano la necessità di intervenire non soltanto sull’informazione, ma anche sull’accessibilità economica e pratica dei servizi di smaltimento.

Cosa hanno evidenziato le interviste agli esperti

La seconda parte della ricerca empirica ha coinvolto otto stakeholder*, intervistati tra gennaio e marzo 2025.

Il gruppo comprendeva tre rappresentanti di organismi regolatori, tre dirigenti di aziende di gestione dei rifiuti e due consulenti ambientali specializzati in rifiuti pericolosi.

Tutti gli otto esperti hanno evidenziato la necessità di considerare con attenzione il superamento della dipendenza dalla discarica.

Sette esperti su otto hanno indicato come ostacolo la mancanza di una visione nazionale chiara verso un futuro senza amianto.

Sei su otto hanno segnalato l’assenza di incentivi sufficienti all’innovazione e di percorsi regolatori chiari per la classificazione dei materiali trattati.

Il tema economico è stato indicato da tutti gli otto esperti

La realizzazione di impianti avanzati per il trattamento dell’amianto richiede investimenti elevati. Per un Paese con volumi relativamente limitati, un impianto nazionale potrebbe quindi incontrare difficoltà economiche.

Gli autori indicano per questo la possibilità di sviluppare forme di cooperazione regionale, soprattutto tra Paesi vicini.

Una struttura condivisa potrebbe aumentare i volumi trattati e migliorare le economie di scala.

Naturalmente, una simile soluzione richiederebbe accordi normativi, logistici e tecnici tra i Paesi interessati.

Come finanziare la rimozione dell’amianto

Il finanziamento è uno dei punti centrali dello studio.

Il sondaggio mostra che il 91% degli intervistati sostiene un’iniziativa finanziata dallo Stato per favorire la rimozione dell’amianto.

Tra le possibilità discusse dagli autori compare una tassazione differenziata dei rifiuti conferiti in discarica.

Anche in Italia gli incentivi fiscali sono tra le soluzioni proposte da Bonanni.

L’obiettivo sarebbe utilizzare gli strumenti fiscali per incentivare una gestione più sostenibile dei materiali riciclabili e, contemporaneamente, generare risorse da destinare alla gestione dei rifiuti pericolosi.

La struttura concreta di un simile sistema dovrebbe comunque essere valutata sulla base del quadro normativo ed economico di ciascun Paese.

Per il futuro, sarà quindi necessario combinare prevenzione, informazione, finanziamenti, competenze tecniche, innovazione tecnologica e regole chiare.

Tra gli obiettivi oltre a sviluppare sistemi capaci di ridurre progressivamente il rischio associato a questo materiale c’è il sogno quindi di trasformare un rifiuto problematico in una risorsa gestibile secondo i principi dell’economia circolare.

 

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