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Lotta all’amianto: l’avv. Ezio Bonanni ospite di ‘Monitor’ su Lazio TV

Avv. Ezio Bonanni parla di amianto alla trasmissione Monitor - Lazio TV
Avv. Ezio Bonanni parla di amianto alla trasmissione Monitor - Lazio TV

L’amianto, sebbene bandito da anni, continua a fare paura. Da anni l’Osservatorio Nazionale Amianto si batte per rendere noti i suoi effetti devastanti sulla salute.
Numerose testimonianze, indagini e interrogazioni parlamentari portano alla luce una realtà complessa, fatta di esposizioni involontarie, bonifiche parziali e controlli a volte tardivi.

L’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) nasce raccogliendo il grido di dolore delle vittime dell’amianto e dei loro famigliari. Abbiamo trasformato questo dolore in azioni concrete, tra cui la richiesta di bonifiche dei siti contaminati, la promozione di ricerche scientifiche, il sostegno medico e legale alle vittime, e la richiesta di giustizia attraverso risarcimenti e tutele previdenziali.” Ha affermato l’avv. Ezio Bonanni citando il caso della Good Year di Cisterna di Latina.

Amianto nelle scuole: non se ne parla mai abbastanza

In tutto il Lazio, e in particolare a Roma, l’ONA ha censito oltre 100 scuole pubbliche con materiali contenenti amianto. Il sindaco Gualtieri ha avviato interventi di bonifica, ma secondo Bonanni, nella Capitale le famiglie sono più pronte a segnalare le scuole e fare pressione. Nelle province, invece, prevalerebbe a suo parere un atteggiamento più attendista.

La battaglia dell’ONA per la bonifica delle scuole va avanti da oltre vent’anni.
L’ex ministro Sergio Costa costituì una Commissione Amianto della quale Bonanni faceva parte come commissario. Fu in quell’occasione che Bonanni segnalò come urgenza primaria la presenza dell’amianto nelle scuole.
385 milioni di euro è il finanziamento stanziato nel 2020 dal ministero dell’Ambiente per la bonifica dell’amianto da edifici pubblici, in particolare scuole e ospedali, da ripartire alle Regioni per gli interventi necessari. Questo finanziamento, previsto dal “Piano di bonifica da amianto”, aveva l’obiettivo di avviare la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici italiani entro il 31 dicembre 2025.

Il caso della scuola di Latina

Recentemente nella scuola elementare Tasso a Latina è stata al centro di una vicenda legata all’amianto.
Il sindaco ne aveva disposto inizialmente una chiusura temporanea. Dal comunicato del 13 settembre 2025 del Comune di Latina si legge: “Il provvedimento si è reso necessario, a seguito dell’accertamento di tracce di amianto contenute nel pavimento, risalente all’epoca della costruzione, ovvero primi anni ‘70.”

Successivamente il 7 ottobre 2025, in un nuovo comunicato sempre del Comune di Latina: “Hanno avuto esito negativo le ultime analisi effettuate all’interno dell’istituto scolastico di via Tasso: non è stata riscontrata alcuna traccia di amianto né nell’aria né sulle superfici.”

L’Avv. Ezio Bonanni, durante la trasmissione, ha dichiarato di aver richiesto l’accesso agli atti.

La bonifica: optare per la rimozione

Bonanni ha ricordato una recente delibera del Consiglio dei Ministri, che raccomanda esplicitamente di preferire la rimozione dell’amianto alle misure temporanee come l’incapsulamento o il confinamento.
Ha quindi consigliato che per la messa in sicurezza degli edifici scolastici bisognerebbe prendere in considerazione l’usura quotidiana a cui sono sottoposti, dove centinaia di bambini e operatori calpestano ogni giorno superfici potenzialmente pericolose.

Lotta all'amianto, l'Avv. Bonanni alla trasmissione Monitor di Lazio TV
Avv. Bonanni alla trasmissione Monitor di Lazio TV

Giurisprudenza: amianto e lotta nelle aule dei tribunali

 Bonanni ha citato il caso di una scuola di Bologna, un’insegnante ha contratto una malattia riconducibile all’esposizione a vecchie piastrelle contenenti amianto. “Il tribunale ha condannato le istituzioni scolastiche, confermando la responsabilità in primo e secondo grado.” Ha appuntato Bonanni.

L’avvocato ha parlato anche di un altro caso di Trieste, dove un tecnico scolastico si è ammalato dopo anni di esposizione. “In primo grado lo Stato era stato assolto, ma in appello – racconta Bonanni – la sentenza è stata ribaltata. Non si tratta solo di mesotelioma: come sottolinea Bonanni, le patologie legate all’amianto comprendono anche tumori al polmone, laringe, ovaie e altre forme di malattia, spesso sottovalutate.”

Gli elicotteri militari e l’amianto invisibile

Il tema dell’amianto non riguarda solo l’edilizia scolastica. “Una pagina ancora poco esplorata è quella legata al settore militare, in particolare alla manutenzione degli elicotteri.” Ha raccontato Bonanni.

In trasmissione due ex tecnici aeronautici hanno raccontato di aver lavorato per anni a stretto contatto con componenti contenenti asbesto.

Vincenzo Chiocca, oggi pensionato, ha prestato servizio per decenni nel settore elicotteri.
Non ci si pensa finché non succede qualcosa” — racconta. A lui sono stati diagnosticati ispessimenti pleurici, e ha visto diversi colleghi ammalarsi. “Si rientrava a casa con la divisa contaminata, e i vestiti li lavava mia moglie. Era un’esposizione passiva anche per lei”.

Stessa storia per Pio Mengozzi, che lavorava al reparto motori: “Smontavo guarnizioni a mani nude, le grattavo con la spazzola e poi ci soffiavo sopra”. Diagnosi: asbestosi. Ora convive con una tosse cronica e un’incertezza costante sul proprio futuro.

Serve trasparenza

Le fibre, una volta inalate, possono rimanere silenti per decenni, fino a manifestarsi sotto forma di malattie gravi, spesso irreversibili.

Per questo, Bonanni chiede maggiore trasparenza, informazione puntuale per cittadini e famiglie, bonifiche integrali e un confronto aperto tra istituzioni e comunità. Solo così si può evitare che l’amianto, già responsabile di oltre 7.000 morti l’anno in Italia, continui a mietere vittime nel silenzio.

 

Talco e amianto: ottenuto risarcimento miliardario, J&J fa appello

talco
Talco, (Foto di Leonhard Niederwimmer da Pixabay)

Un tribunale di Los Angeles ha stabilito un risarcimento multimilionario alla famiglia di una donna californiana deceduta nel 2021 per mesotelioma. Al centro del caso, l’utilizzo prolungato di talco contenente presunte tracce di amianto.

Una sentenza pronunciata da una giuria della Corte Superiore di Los Angeles ha riconosciuto un risarcimento a favore della famiglia di Mae Moore. La donna californiana scomparve nel 2021 in seguito a una diagnosi di mesotelioma pleurico, una rara forma di tumore collegata all’esposizione da amianto. La decisione, emessa il 3 ottobre 2025, coinvolge la nota multinazionale Johnson & Johnson produttrice di cosmetici e articoli per l’igiene personale.

Il verdetto e la posizione dell’azienda

Secondo quanto stabilito dal tribunale, l’azienda dovrebbe corrispondere un totale di 966 milioni di dollari alla famiglia Moore: 16 milioni a titolo di risarcimento compensativo e 950 milioni come danni punitivi. Tuttavia, la multinazionale ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in appello, definendo il verdetto “inaccettabile e privo di fondamento costituzionale”.

I rappresentanti legali della famiglia, da parte loro, hanno espresso la speranza che questo giudizio possa aprire una riflessione più ampia sulla responsabilità legata alla sicurezza dei prodotti di largo consumo.

Altri procedimenti e decisioni precedenti

Questa non è la prima controversia legale che coinvolge l’azienda per presunti collegamenti tra l’uso di talco e patologie tumorali. Negli anni scorsi, numerose famiglie hanno presentato richieste di risarcimento sostenendo che l’uso prolungato di talco contenente possibili tracce di amianto avesse contribuito all’insorgenza di malattie gravi, tra cui tumori ovarici e mesoteliomi.

Johnson & Johnson ha interrotto la commercializzazione del talco per bambini negli Stati Uniti nel 2020, sostituendolo con prodotti a base di amido di mais. Nel 2023 la sospensione è stata estesa anche ad altri mercati a livello globale.

Tentativi di accordo extragiudiziale

La società ha proposto vari piani transattivi. Nel 2023 aveva messo sul tavolo un’offerta pari a 9 miliardi di dollari per risolvere una parte consistente delle cause civili. Nel 2024 è seguita una proposta da 6,5 miliardi, da versare in 25 anni, destinata a chiudere oltre il 99% delle richieste legate a tumori ovarici. Inoltre, nello stesso anno, è stato raggiunto un accordo da 700 milioni di dollari con diversi procuratori generali statunitensi.

Il dibattito resta aperto

Johnson & Johnson ha sempre negato qualsiasi volontà di occultare informazioni e ribadisce la sicurezza dei suoi prodotti. Dal punto di vista industriale, l’azienda ha progressivamente adottato formule alternative.

L’appello annunciato potrà portare a una rivalutazione dell’entità del risarcimento, in particolare per quanto riguarda la parte punitiva.

In attesa del giudizio finale

In attesa della sentenza d’appello, il caso Moore continua a far discutere per le sue implicazioni legali, scientifiche e sociali. La vicenda riaccende il dibattito sulla trasparenza nella comunicazione aziendale, sulla sicurezza dei prodotti cosmetici e sul ruolo della giustizia nella tutela dei consumatori.

Fonte: Bloomberg

Rapporto INAIL conferma: Lombardia in cima per casi legati all’amianto

Lombardia (foto Wikimedia commons - attribuzione Provinces_and_municipalities_in_Lombardy (foto Wikimedia commons - attribuzione: dataninja.it))
Lombardia (foto Wikimedia commons - attribuzione Provinces_and_municipalities_in_Lombardy (foto Wikimedia commons - attribuzione: dataninja.it))

Dal recente rapporto INAIL intitolato “Le malattie asbesto‑correlate – Analisi statistica 2025”: la Lombardia risulta la regione con il maggior numero di casi legati all’amianto. Nonostante il divieto dall’amianto in Italia sia in vigore dal 1992, questa fibra continua a causare malattie gravi, manifestandosi dopo decenni di latenza.

Crisi crescente nelle malattie professionali

Tra il 2020 e il 2024, le malattie riconosciute dall’INAIL come professionali sono aumentate del 41%, dai 16.795 casi ai 23.658. Le patologie asbesto‑correlate, benché in lieve diminuzione (da 1.242 a 1.022 casi), restano particolarmente pericolose per la loro lenta evoluzione e l’elevata mortalità. Il rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità segnala che fra il 2010 e il 2020 si sono verificati 16.993 decessi per mesotelioma maligno: 12.276 uomini e 4.717 donne, con tassi di mortalità di 3,79 per 100.000 abitanti negli uomini e 1,1 nelle donne.

Una posizione di rilievo per la Lombardia e malattie amianto

Nel 2024 la Lombardia ha registrato 203 casi riconosciuti, la cifra più alta a livello nazionale. Dietro si collocano Piemonte e Friuli‑Venezia Giulia. Il Nord‑Ovest nel suo complesso concentra oltre la metà delle diagnosi italiane di malattie legate all’amianto. Questo dato riflette l’eredità industriale della zona: attività metallurgiche, edilizia, cantieri, e processi ad alta temperatura hanno esposto molti lavoratori.

Mesotelioma: sintomi, diagnosi e dati

Il mesotelioma, malattia professionale per eccellenza, è oggetto di sorveglianza da parte del VIII Rapporto ReNaM, dove vengono inseriti i casi accertati e le aree coinvolte.
Circa il 60% dei casi riguarda lavoratori nei settori edile e industriale; il restante 40% si verifica in persone esposte inconsapevolmente, come chi vive vicino a aree contaminate dove sono presenti amianto in coperture, tubazioni o coperture edilizie.

Fonte: UIL Lombardia, Insanitas, INAIL

Amianto e Governo: nuove misure protezione lavoratori esposti

Decreto protezione lavoratori amianto Sala_del_Consiglio_dei_Ministri_(Palazzo_Chigi,_Roma - foto free Wikimedia Commons )
Sala_del_Consiglio_dei_Ministri_(Palazzo_Chigi,_Roma - foto free - https://www.governo.it/it/note-legali Foto free Wikimedia Commons )

Nella seduta n. 144 dell’8 ottobre 2025, il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare un importante decreto legislativo che rafforza la protezione dei lavoratori contro i rischi connessi all’esposizione all’amianto.
Il provvedimento dà attuazione alla direttiva (UE) 2023/2668 del Parlamento europeo e del Consiglio. Il quale modifica la precedente direttiva 2009/148/CE in materia di sicurezza sul lavoro.

Il decreto rappresenta un deciso passo avanti nella tutela della salute nei luoghi di lavoro, introducendo standard più stringenti e nuovi obblighi.

Nuovo decreto: limiti di esposizione alle fibre drasticamente ridotti

Uno degli elementi centrali del nuovo decreto riguarda l’abbassamento dei limiti di esposizione professionale all’amianto.
Il valore limite scende da 100.000 a 2.000 fibre per metro cubo. Una riduzione significativa che riflette l’orientamento dell’Unione Europea verso la tolleranza zero nei confronti delle fibre di amianto.

Questo cambiamento determina nuove imposizioni a tutte le aziende e agli enti pubblici coinvolti in lavori su edifici o strutture potenzialmente contaminate. Questo consiste nell’aggiornamento di protocolli, strumenti di misurazione e dispositivi di protezione individuale. Il nuovo limite si traduce in una maggiore attenzione alla sicurezza, anche in contesti precedentemente considerati a basso rischio.

Priorità alla rimozione dell’amianto

Il decreto introduce l’obbligo di valutare la priorità di rimozione dell’amianto presente in edifici, navi e impianti industriali.
Si tratta di un orientamento chiaro alla bonifica preventiva. Questa mira a ridurre progressivamente la presenza di amianto in strutture pubbliche e private, accelerando il processo di decontaminazione ambientale.

In questo contesto, gli enti territoriali e le aziende dovranno aggiornare i censimenti dell’amianto e pianificare, secondo criteri oggettivi di rischio, gli interventi di rimozione e messa in sicurezza.

Formazione obbligatoria e tracciabilità a lungo termine

Il testo normativo prevede anche una formazione specifica e adeguata per tutti i lavoratori che possono essere esposti all’amianto durante le loro mansioni.
La formazione dovrà essere documentata e aggiornata, con particolare attenzione agli operatori del settore edilizio, marittimo e delle bonifiche ambientali.

Altro elemento di rilievo è l’estensione dell’obbligo di conservazione delle cartelle sanitarie e della documentazione sulla formazione e sull’esposizione: il nuovo termine passa da 30 a 40 anni dalla fine dell’esposizione.
Questa disposizione mira a garantire tutela anche nel lungo periodo, tenendo conto della latenza delle malattie asbesto-correlate, come il mesotelioma o l’asbestosi.

In attesa dell’approvazione del decreto protezione lavoratori amianto

“Con questo decreto, il governo italiano si allinea alle più recenti normative europee, dimostrando una rinnovata attenzione per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
La riduzione dei limiti, l’obbligo di rimozione e la maggiore tracciabilità rappresentano strumenti concreti per prevenire i rischi, proteggere i lavoratori esposti e intervenire tempestivamente nelle situazioni di pericolo. Ovviamente c’è ancora tanta strada da fare”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto.

Il provvedimento, approvato in via preliminare, sarà ora sottoposto a confronto con le parti sociali, Regioni e autorità competenti, in vista della definitiva entrata in vigore.

Uranio impoverito: storica svolta giuridica attesa da anni

Carlo Calcagni elicottero militare
Carlo Calcagni elicottero militare

“Il 7 ottobre 2025 segna una giornata storica per la tutela dei militari: “con le sentenze 12, 13, 14 e 15, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha sancito che i componenti delle forze armate esposti a uranio impoverito o a nanoparticelle di metalli pesanti, durante il servizio all’estero o nei poligoni nazionali, beneficiano di una presunzione relativa del nesso causale tra esposizione e malattie tumorali.”
Tale presunzione può essere superata solo qualora l’Amministrazione provi che la malattia ha un’origine estranea al servizio prestato”.

L’inquadramento giuridico: rischio professionale specifico

L’articolo 603 del Codice dell’Ordinamento Militare, modificato dal decreto‑legge 228/2010 (convertito nella legge 9/2011), ha introdotto il concetto di “rischio professionale specifico” legato al servizio militare in condizioni particolari, compresa l’esposizione a contaminanti radioattivi o metalli pesanti.

In base a questa disciplina, l’attività in ambienti ad alto rischio (missioni estere, poligoni di tiro) comporta una “presunzione relativa” del nesso tra servizio e patologia tumorale. L’Amministrazione potrà contestare tale nesso solo offrendo prove convincenti che la malattia sia dipesa da cause esterne non riconducibili al servizio.

Perché questa decisione è una vittoria di civiltà

Questa pronuncia rappresenta una conquista sotto molti profili:

  • Protezione di chi serve lo Stato: chi rischia la vita per la difesa ha un presidio giuridico tangibile.
  • Equilibrio dell’onere della prova: spostare parte del peso probatorio sull’Amministrazione è un riconoscimento in materie complesse come le malattie tumorali.
  • Riconoscimento pubblico: significa ammettere, almeno in via presuntiva, che l’esposizione possa essere correlata al servizio militare — non è più un’ipotesi remota, ma una presunzione che si può confutare solo con argomentazioni solide.

“A coloro che hanno servito con onore, che hanno pagato con la salute o addirittura con la vita, e a chi ha incessantemente lottato (tra tutti, Carlo Calcagni), va un nostro abbraccio ideale. In estrema sintesi: il dovere dello Stato è proteggere chi lo protegge“. Ha affermato Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa della Repubblica Italiana.

Le dichiarazioni di Carlo Calcagni

Carlo Calcagni è un ex ufficiale dell’Esercito Italiano, gravemente ammalato dopo una missione in Kosovo dove fu esposto a uranio impoverito e metalli pesanti. Nonostante una condizione clinica estremamente complessa, è diventato atleta paralimpico di livello internazionale nel paraciclismo. È testimone attivo nella battaglia per i diritti dei militari contaminati. Il suo motto è “Finché respiro, combatto”. Calcagni rappresenta la voce di chi ha pagato con la salute il servizio allo Stato e tiene incontri pubblici e istituzionali per sensibilizzare sull’uranio impoverito.

Riportiamo le sue parole:
Esprimiamo massima soddisfazione per la recente decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato rappresenta un momento di grande valore giuridico e umano. (…)
Questa decisione è un atto di giustizia atteso da anni che restituisce dignità e tutela a tanti militari e alle loro famiglie, spesso costrette ad affrontare lunghi percorsi giudiziari per vedere riconosciuti i propri diritti. Il Consiglio di Stato, con equilibrio e sensibilità, ha colmato un vuoto di tutela che per troppo tempo ha pesato su chi ha servito lo Stato in condizioni di rischio e sacrificio”.