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L’ONA e la bonifica del Cinema Apollo

Cinema Apollo
Cinema Apollo

Cinema Apollo: la vicenda della mancata bonifica

L’ONA ha scritto al Sindaco di Roma, Virginia Raggi per chiedere la bonifica immediata del Cinema Apollo che sorge nel quartiere Esquilino.

È del tutto inusuale la vicenda che vede protagonista il Cinema Apollo situato nella zona dell’Esquilino a Roma e a due passi proprio dalla stazione Roma Termini.

Il cinema ad oggi risulta ancora contaminato da amianto. Diventando una vera e propria minaccia per l’ambiente circostante.

L’amianto è stato messo al bando nel 1992 ma in Italia la situazione generale è comunque critica.

Sono molteplici gli edifici pubblici e privati che attendono di essere bonificati e tra questi troviamo anche il Cinema Apollo.

L’intervento del Presidente ONA per la bonifica

Per questa ragione l’avv. Ezio Bonanni, in qualità di Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha chiesto al Sindaco di Roma, Virginia Raggi, di disporne l’immediata bonifica.

«Le polveri e fibre di amianto sono cancerogene. L’amianto induce patologie fibrotiche come l’asbestosi, le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici.

Inoltre, spesso vi sono complicazioni cardiovascolari e cardiocircolatorie. Senza parlare del fatto che l’amianto favorisce l’insorgenza di patologie neoplastiche come mesotelioma, il tumore polmonare, alla laringe e all’ovaio etc…».

Come dichiarato dall’avv. Ezio Bonanni la presenza dell’asbesto all’interno del vecchio cinema potrebbe nuocere la salute di moltissime persone ed esporle al rischio di contrarre patologie invalidanti che dopo difficilmente riuscirebbero a curare.

Cinema Apollo: quali sono i rischi?

Ciò che preoccupa molteplici persone è il fatto che a pochi passi c’è la stazione di Termini… Un luogo in cui ogni giorno, sono di passaggio migliaia di persone e questo potrebbe addirittura implicare un disastro ambientale.

Considerando la facilità con la quale si disperdono nell’aria le fibre di amianto, è semplice ingerirle. Questo accade grazie alle loro piccolissime dimensioni.

L’istanza è stata depositata in data 02.08.2018 ed è stata inoltrata anche al Comitato dei cittadini che si è costituito spontaneamente.

Era prevedibile una presa di posizione da parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione Onlus che da anni si pone accanto alle vittime di asbesto supportandole in ogni occasione e necessità.

Invitiamo chiunque volesse accedere ai servizi di consulenza medica e legale dell’ONA, a consultare la pagina del sito istituzionale, dedicata allo Sportello Amianto Nazionale ONA oppure contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Amianto nelle Ferrovie di Stato

Amianto nelle Ferrovie

Il rischio nelle ferrovie di stato

Ferrovie di Stato. Censiti 619 casi di mesotelioma tra i lavoratori deo rotabili ferroviari. Tali cifre, fanno riferimento solo fino all’anno 2018, quindi, attualmente, le vittime del cancro al mesotelio saranno decisamente aumentate. 

Ma il mesotelioma non è l’unica patologia asbesto correlata che affligge i lavoratori delle Ferrovie di Stato. L’Osservatorio Nazionale Amianto attraverso il VI Rapporto Mesoteliomi ha censito circa 1.400 decessi per tumore polmonare e 500 per asbestosi, ad aggiungersi ad un numero non ancora ben definito di casi di altre patologie asbesto correlate.

È proprio al fronte di dati così preoccupanti che l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ha deciso di fare appello al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture.

ONA: appello al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture

«Apprezziamo l’impegno moralizzatore del Ministro Toninelli, che recentemente ha assunto importanti determinazioni sulla governance di Ferrovie dello Stato, però ciò no basta. Occorre dare giustizia alle vittime del disastro di Viareggio, punire tutti i responsabili e soprattutto prevenire altri disastri.

E ancora bonificare l’amianto e risarcire le vittime, anche coloro che sono rimasti esposti nelle Grandi Officine Riparazioni di Torino e nelle grandi ditte esterne produttrici di vagoni ferroviari, tra i quali l’OMECA di Reggio Calabria, anch’essa con il triste primato di casi di patologie asbesto correlate».

Si chiede, dunque, con urgenza, un incontro che possa portare alla risoluzione della problematica quanto prima possibile. È necessario un confronto in relazione al mancato risarcimento dei danni subiti dalle vittime amianto. Queste ultime, costrette a estenuanti azioni giudiziarie che vanno ad aggiungersi al già presente e straziante dolore.

Un dolore che per molti pare ancora assai incompreso

Il dolore di chi trascorre una vita a lavorare, a svolgere il proprio lavoro e a svolgerlo bene, in attesa di ammalarsi per la propria professione. L’ONA tutela le vittime amianto da quasi venti anni e si batte affinché vengano accolte le seguenti richieste:

  • Bonifica integrale dei siti e/o di tutte le vetture ferroviarie che non risultassero ancora decontaminate dalla presenza di amianto;
  • Riconoscimento dei benefici amianto quantomeno fino al 02.10.2003 ai fini del prepensionamento e dell’aumento delle prestazioni pensionistiche;
  • Risarcimento dei danni per le vittime di patologie asbesto correlate e per i loro famigliari.

L’incontro con l’On.le Danilo Toninelli avrebbe il fine di consegnare un voluminoso dossier contenente tutti i dati raccolti dall’associazione in merito al rischio amianto in Italia, nel dossier sono illustrate anche le realtà più critiche della penisola che necessitano di un massiccio intervento da parte delle autorità competenti.

Ex Sacelit, deceduta un’altra vittima amianto

Ex Sacelit
Ex Sacelit

La Sacelit uccide anche a distanza di anni dalla chiusura

L’amianto è stato messo al bando in Italia nel 1992 ma questo ha arginato solo in parte la problematica, molto preoccupanti sono infatti le conseguenze legate alle esposizioni avvenute nel periodo in cui il minerale era ancora utilizzato in molti settori della produzione italiana. L’ex Sacelit, fabbrica situata a Pace del Mela piccolo comune italiano che sorge nei pressi di Messina in Sicilia, è ricordata da tutti come luogo di morte e malattia che continua a mietere vittime anche a distanza di anni dalla chiusura.

È arrivata proprio nei giorni scorsi la notizia di un altro ex dipendente della Sacelit che ha perso la vita a causa di una patologia asbesto correlata. Questa volta parliamo di una donna, la Sig.ra Maria Imbesi che nonostante avesse contratto l’asbestosi è riuscita a fare resistenza alla patologia e a lottare fino all’età di 82 anni.

La donna aveva lavorato alle dipendenze del’ex Sacelit per meno di tre anni, un lasso di tempo che potrebbe sembrare minimo ma che in realtà è bastato a far insorgere la patologia. Ma la Sig.ra Imbesi non è la prima vittima dello stabilimento produttore leader di fibrocemento.

Fra i 220 ex dipendenti ad oggi risultano deceduti almeno 150 e tra questi troviamo anche il marito della Sig.ra Maria Imbesi, rimasta vedova proprio a causa della stessa malattia di cui era affetta egli stessa. Una storia triste e sconcertante che lascia immaginare quanto critico sia il quadro generale italiano in merito alla problematica amianto.

I decessi causati dall’esposizione ad amianto

Tutt’oggi molti italiani si interrogano sul come sia possibile un numero così alto di decessi all’interno di un solo stabilimento ed è proprio ponendosi questa domanda che viene scoperchiato il vaso di Pandora, l’ex Sacelit è solo un tassello del gigantesco mosaico di congetture, maxi processi e fabbriche in cui i lavoratori operavano a contatto con amianto e altri cancerogeni, senza l’ausilio di protezioni e norme di sicurezza che potessero tutelare la loro salute.

Basta pensare all‘Eternit, oggetto di uno dei più grandi processi del secolo, altra catena di stabilimenti produttori di fibrocemento, nell’occhio del ciclone per aver provocato la morte di più di 300 lavoratori e per aver contribuito all’inquinamento della zona.

Viene attributo infatti agli stabilimenti Eternit un vero e proprio disastro ambientale che non riesce a trovare risoluzione nelle aule di tribunale, battaglia giudiziaria in cui prende parte anche l’Osservatorio Nazionale Amianto schierato naturalmente dalla parte delle vittime amianto.

È proprio alla luce di una situazione tanto preoccupante che l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA chiede a gran voce la bonifica di tutti i siti contaminati da amianto, perché la scia di morti lasciata dall’ex Sacelit o dall’Eternit è solo la prova del fatto che le malattie amianto correlate colpiscono anche a distanza di molti anni dalla prima esposizione avvenuta con il cancerogeno.

La bonifica è quindi l’unico mezzo efficace per poter contrastare l’epidemia di malattie come: mesotelioma, asbestosiplacche pleuricheispessimenti pleuriciUn’Italia libera dall’amianto potrebbe essere un’Italia più sana e un passo avanti verso una civiltà differente meno schiava dell’ambiente circostante.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni ti tutelano e assistono gratuitamente. Per accedere ai servizi gratuiti dell’associazione, basta consultare la pagina dei servizi di tutela legale e assistenza medica, oppure chiamare il numero gratuito 800 034 294.

Annunciata mobilitazione ONA per i lavoratori Ilva

Ilva Taranto
Ilva Taranto

Annunciata la mobilitazione ONA per i lavoratori dell’Ilva di Taranto

Si è tenuta questa mattina in via eccezionale una riunione urgente del coordinamento nazionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, è stata infatti annunciata una mobilitazione ONA dal presidente dell’associazione, l’avv. Ezio Bonanni che continua senza sosta a chiedere la bonifica dell’Ilva di Taranto.

Lo stabilimento che attualmente risulta ancora operativo è inquinato da amianto e altri cancerogeni, al presenza di queste sostanze favorisce l’insorgenza di gravi patologie che stanno mettendo a dura prova la fiducia dei lavoratori Ilva e dei loro familiari.

La riunione straordinaria è stata convocata a causa dei preoccupanti dati epidemiologici (che potrete consultare all’interno di questo nostro articolo), raccolti dai collaboratori ONA nella città di Taranto, l’avv. Giovanni Gentile e il sig. Pasquale Maggi sono infatti in continua attività per difendere coloro che a causa dell’Ilva si sono trovati protagonisti di una battaglia spesso troppo ardua da combattere da soli.

È l’Avv. Giovanni Gentile, ex lavatore ILVA Taranto, che poi, in qualità di avvocato, ha rappresentato i suoi compagni di lavoro, ad aver chiesto all’Avv. Ezio Bonanni la convocazione d’urgenza del coordinamento nazionale. Appassionato e accalorato l’intervento di Antonio Dal Cin, il quale ha chiesto che il Ministro Di Maio emetta un decreto d’urgenza che stabilisca la bonifica e che applichi il principio chi inquina paga.

Soluzioni per i lavoratori esposti ad amianto

L’associazione attraverso i suoi esponenti, l’avv. Gentile e il Sig. Pasquale Maggi, anche egli lavoratore dell’Ilva, ha ribadito la necessità di trovare concrete soluzioni all’inquinamento di tutto il territorio cittadino, ma anche ad un’altra difficile situazione che si è diffusa nella zona, ovvero il fatto che in molti abbiano perso il posto di lavoro,  e un picco esponenziale di nuovi casi di patologie asbesto correlate e hanno chiesto a ONA Nazionale una mobilitazione a partire dal mese di settembre, per riportare la politica nazionale sul tema della tutela della salute e del lavoro in ordine alla questione ILVA.

Rispetto alla riunione intervenuta ieri presso il Ministero del Lavoro, i risultati ottenuti sono ritenuti poco risolutivi secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il quale chiede che si ponga subito mano con una decretazione d’urgenza all’immediato prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto.

Ha dichiarato infatti in merito l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’associazione Onlus:

«Le patologie asbesto correlate colpiscono ormai anche i famigliari dei lavoratori dell’ILVA di Taranto ed è per questo motivo che come ONA chiediamo che venga emesso un atto di indirizzo dal Ministro del Lavoro, On.le Di Maio, per il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto nell’ILVA di Taranto, con il termine di riconoscimento alla data odierna»

Le richieste dell’ONA sono chiare e dirette ed è proprio così che viene annunciata una forte mobilitazione ONA a partire dal mese di settembre, per riportare la politica nazionale sul tema della tutela della salute e del lavoro in ordine alla questione ILVA.

L’ONA ritiene che ci sia una serie di priorità, tra le quali:

i. Bonifica integrale del sito ILVA in ordine ai materiali in amianto e agli altri agenti cancerogeni;

ii. Immediato prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e pensione immediata affetti da patologie asbesto correlate ovvero da patologie di origine professionale;

iii. Sorveglianza sanitaria per i lavoratori ILVA e per i loro famigliari;

iv. Istituzione di un polo oncologico nazionale per affrontare la problematica cancro nella città di Taranto, atteso l’esponenziale aumento del numero delle nuove neoplasie anche in fase pediatrica e ben oltre le sole patologie asbesto correlate;

v. Risanamento ambientale della città di Taranto.

All’avvocato Ezio Bonanni, fa eco l’avv. Giovanni Gentile:

«assistiamo al riconoscimento dei benefici con il coefficiente 1,25, che non è sufficiente per andare in pensione. A questo punto chiediamo che il Ministro del Lavoro, On.le Di Maio, emetta un atto di indirizzo all’INAIL e all’INPS affinché i benefici siano riconosciuti fino a tutt’oggi e con un accredito con il coefficiente 1,5 per il prepensionamento»

Assistenza dello Sportello Amianto dell’ONA

Per maggiori informazioni sulla mobilitazione ONA o per richiedere assistenza, ricordiamo che l’Osservatorio Nazionale Amianto assiste tutte le vittime amianto attraverso il suo Sportello Amianto ONA, raggiungibile grazie al sito internet istituzionale oppure contattando il numero verde gratuito: 800 034 294.

Ilva Taranto bonifica amianto: prevenzione primaria

Ilva Taranto
Ilva Taranto

Ilva di Taranto bonifica amianto per bloccare l’epidemia

Ilva Taranto bonifica amianto. Registruamo il fallimento di ArcelorMittal nella difesa della popolazione azione e dei lavoratori esposti ad amianto e ad altri cancerogeni. L’avv. Ezio Bonanni insiste per le bonifiche dell’ex Ilva di Taranto.

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni torna a sottolineare a gran voce la posizione dell’associazione Onlus in merito alla questione.

La situazione dell’Ilva Taranto è particolarmente allarmante, in quanto il numero di patologie asbesto correlate è in continuo aumento. Al punto da esser definita da alcune voci una vera e propria capitale dei tumori asbesto correlati.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è schierato da quasi 10 anni contro chi inquina. In particolare censura l’industria che ha seminato nella capoluogo jonico malattia, morte e disperazione. Il presidente ONA ha dichiarato in merito:

«Torniamo a chiedere la bonifica dell’amianto in ILVA per fermare la strage di patologie asbesto correlate. Non solo, necessario istituire un polo oncologico tutela e cura vittime. Cioè per la cura di coloro che si sono ammalati e che purtroppo si ammaleranno. Necessario l’intervento dell’Esecutivo, anche attraverso una decretazione d’urgenza. Questa strage amuanto va fermata».

L’ONA ha chiesto infatti al Governo di intervenire e di bonificare il sito (Ilva Taranto bonifica amianto). Inoktre preannuncia così nuovi ricorsi all’Autorità Giudiziaria. L’associazione che da quasi vent’anni si schiera accanto alle vittime amianto di tutta Italia. 

Così a Taranto come nel resto d’italia. Oltre ad aver sollevato il problema amianto dello stabililmento, è stata protagonista, nella società, e nelle aule di giustizia. Ha sostenuto che fossero rispettate le misure di sicurezza, tutelando così i lavoratori continuamente esposti ad amianto e altri cancerogeni.

I numeri della strage: prevenzione e tutela legale

I numeri di quesra strage di tumori amianto Taranto sono particolarmente agghiaccianti:

  • 472 casi di mesotelioma, registrati nella sola città di Taranto nel periodo dal 1993 al 2015. Complessivamente in Puglia negli ultimi vent’anni sono stati censiti 1.191 mesotelioma e di questi il 40% sono a Taranto. Quindi Taranto é la capitale dei tumori amianto Puglia.
  • Il 400% in più di casi di cancro tra i lavoratori impiegati nelle fonderie ILVA;
  • Il 50% di cancri in più anche tra gli impiegati dello stabilimento, che sono stati esposti solo in modo indiretto;
  • Il 500% di cancri in più rispetto alla media della popolazione generale, della città di Taranto, non impiegata nello stabilimento;

Presentando così un tasso di incidenza del cancro, riferito all’intera città di Taranto, superiore alla media di tutte le altre città italiane.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha censito, tra i soli cittadini che si sono rivolti all’associazione:

  • 360 casi di cancro polmonare e mesotelioma
  • 85 tumori della vescica
  •  316 broncopatie
  • 201 asbestosi

Invitiamo chiunque in caso di bisogno a contattare l’associazione mediante lo Sportello Amianto Nazionale ONA. Cosi sarà possibile usufruire di numerosi servizi gratuiti di tutela medica e legale.