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Amianto a Rieti: giustizia per Lucandri, vittima in ASL

Mesotelioma
Mesotelioma

L’amianto uccide anche negli ospedali

Si è spento lo scorso aprile il sig. Roberto Lucandri, collaboratore dell’Osservatorio Nazionale Amianto e impiegato per tanti anni all’interno dell’Ospedale di Rieti

Morire a causa di una grave patologia contratta in ospedale. È accaduto al Sig. Roberto Lucandri, che è deceduto a causa di un mesotelioma  provocato dalla presenza di amianto all’interno dell’ospedale di Rieti, presso il quale egli lavorava.

Ad oggi la figlia, la sig.ra Roberta Lucandri chiede giustizia per il padre. Deceduto dopo aver trascorso 7 lunghi anni tra atroci sofferenze e la paura fissa negli occhi. La sig.ra Lucandri ha infatti depositato presso la Procura della Repubblica di Rieti un esposto denuncia per il reato di omicidio. La morte di Roberto fa seguito a quella del Sig. N.M., anche egli dipendente della ASL ed esposto professionalmente a polveri e fibre di amianto, per via della sua presenza nell’Ospedale di Rieti.

Non un caso quindi ma una conferma al fatto che la presenza di amianto all’interno di quella struttura è dannosa e può condurre alla morte. La singolare vicenda del Sig. Roberto Lucandri ha visto l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro) di Rieti opporsi al riconoscimento dell’origine professionale della patologia, gettando così i famigliari della vittima nel totale sconforto.

Mesotelioma: la tutela dei diritti dei familiari della vittima

I famigliari della vittima si sono rivolti all’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, per riuscire a rendere giustizia all’anima di Roberto, ha infatti dichiarato in merito l’avv. Bonanni:

«Ho impugnato la sentenza del Tribunale di Rieti perché errata e ingiusta. La Corte di Appello di Roma, contrariamente al Tribunale di Rieti, ha disposto l’accertamento medico legale che è culminato con il riconoscimento del nesso causale. Ora la stessa medicina legale dell’INAIL riconosce il nesso causale. Però ancora non viene liquidata la rendita, questa volta in favore della vedova, essendo il povero Roberto ormai deceduto nelle more del processo».

Il mesotelioma che ha colpito le due vittime era di tipo pleurico, una delle forme più aggressive ma nonostante ciò, sono riusciti a invocare giustizia fino all’ultimo respiro.

L’aspetto più inverosimile della vicenda è che tutti, a partire dagli enti competenti, quali ASL e appunto INAIL, dapprima ignoravano la presenza dell’asbesto e in seguito hanno continuato a negare il tutto, nascondendo all’opinione pubblica la triste realtà dei fatti.

L’INAIL nel commentare la CTU della Corte di Appello di Roma, attraverso il suo CTP, Dott. Giovanni Pirrotta, dirigente medico I° livello, ha concluso che l’ausiliario del Giudice giunge al convincimento di sussistenza di nesso di causa, con criterio di verosimiglianza … considerato che di fatto l’assicurato ha svolto tale mansione dal 1973 e fino al 2005, ovvero per molto tempo prima della legge di messa al bando dell’amianto … si ritiene infruttuoso sollevare eccezioni in relazione al nesso di causa.

Proprio grazie a questo è stato concordando anche dall’INAIL di Rieti il nesso causale, ma essendo deceduto il Sig. Lucandri Roberto, il testimone dell’istanza di giustizia, da questi avanzata quando era in vita, viene preso e la battaglia viene proseguita dalla figlia Sig.ra Roberta Lucandri, sempre con il sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni e dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La sig.ra Roberta Lucandri ha dichiarato in merito, a voce alta:

«Chiedo giustizia per la morte di mio padre. Mi batterò contro tutto e tutti per far venire alla luce la verità, e rendere memoria a mio padre, un uomo giusto, ucciso dall’amianto dopo 7 anni di atroci sofferenze.

Anche sulla base dell’accertamento della Corte di Appello (che ha sconfessato le tesi negazioniste dell’INAIL), ritengo che per la morte di mio padre a causa del mesotelioma, ci sia il reato di omicidi. Chiedo che la Procura della Repubblica di Rieti faccia giustizia e inizi il processo penale a carico dei carnefici che hanno provocato la sua morte, e quella di un suo collega di lavoro.

Si consideri che è stato utilizzato amianto in un ospedale, e la bonifica c’è stata solo a partire dalla nostra denuncia. Si tratta di una vergogna, per cui abbiamo depositato, oltre alla denuncia penale per il reato di omicidio, anche un’istanza sulla base dell’art. 335 3 ter c.p.p.. Per conoscere lo stato delle indagini, visto che il mio povero padre aveva già denunciato i fatti alla Procura della Repubblica di Rieti, tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006. Attraverso l’Avv. Ezio Bonanni ho chiesto quindi che il Sig. Procuratore della Repubblica voglia disporre l’inizio del procedimento, atteso che il medesimo è stato già rubricato con il n. 777/2016 RG NR (Dott.ssa Cambi) e che dovrebbe risultare pertanto istruito»

In attesa dei prossimi aggiornamenti vi invitiamo per qualsiasi informazione sul mesotelioma o altre patologie asbesto correlate, a contattare il numero verde gratuito: 800 034 294 o consultare la pagina dello Sportello Amianto.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni ti tutelano e assistono gratuitamente. Per accedere ai servizi gratuiti dell’associazione, basta consultare la pagina dei servizi di tutela legale e assistenza medica, oppure chiamare il numero gratuito 800 034 294.

Talco e Amianto: ne parla Giancarlo Ugazio

Talco amianto
Talco amianto

Focus di approfondimento: talco e amianto

Negli ultimi mesi abbiamo visto prima sotto accusa e poi condannata la Johnson & Johnson, azienda multinazionale leader nella produzione di prodotti farmaceutici e per la cura del corpo, tra cui il talco

La multinazionale statunitense è stata accusata di aver prodotto del talco contenente amianto, che ha favorito l’insorgenza del tumore alle ovaie in ben 22 donne.

Ma molte persone ignorano che in seguito alla I Guerra Mondiale il talco ha trovato applicazione in numerosi settori tra i quali:

  • Tessile, per lubrificare i fili;
  • Saponeria, per assorbire gli olii e per fissare i coloranti;
  • Cartiera, per migliorare alcune qualità della carta come ad esempio la resistenza o la bianchezza;
  • Cosmetica e farmaceutica, perché riesce a rinfrescare la cute;
  • Agricola, determina la preparazione di concimi;
  • Edilizia, per fabbricare finti marmi, pavimenti o piastrelle.

La lista è ancora lunga proprio perché il talco è un minerale che si presta a qualsiasi tipo di applicazione, ma contemporaneamente si rivela un agente affascinante quanto rischioso per la salute umana.

Talco
Prof. Giancarlo Ugazio

Sono disparati gli studi condotti sul talco e mentre alcuni studiosi accreditano al minerale una bassa soglia di rischio, altri invece segnalano i pericoli celati dietro la polvere bianca.

Abbiamo deciso di volgere alcune domande al Prof. Giancarlo Ugazio riguardo il talco e il rischio ad esso annesso. Il Prof. Ugazio ne parla con grande cognizione e competenza, in quanto è uno dei massimi esponenti della comunità scientifica italiana e dedica i suoi studi alle patologie ambientali. Schieratosi accanto all’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto nella battaglia contro l’amianto e altri agenti patogeni cancerogeni, Giancarlo Ugazio rappresenta una delle colonne portanti del comitato scientifico dell’associazione Onlus.

Prof. Ugazio, quali sono i danni provocati da amianto?

Le fibre d’amianto sono cancerogene in tutti i tessuti dell’organismo in cui si localizzano dopo l’ingresso per via respiratoria, gastroenterica, transcutanea, transvaginale. La cancerogenesi è mediata da fenomeni perossidativi nelle strutture di localizzazione (Voytek et al.)

L’amianto è presente nel talco?

Può essere presente, ma non sempre, ciò dipende dal giacimento minerario d’origine.

Ci possono essere delle contaminazioni del talco con amianto?

Talora il talco – nei giacimenti minerari – è contaminato da fibre di amianto che seguono sia il prodotto minerario (materia prima) sia il prodotto finito e commercializzato.

Perché il talco è dannoso alla salute umana?

Come dimostrato da Ahmad nel 2011 (cfr bibliografia), le micro-particelle di talco causano alterazioni perossidative nelle cellule di organismi eucariotici esposte.

Qual’è il suo pensiero riguardo l’ultima sentenza che ha condannato la Johnson & Johnson, proprio a causa delle conseguenze dell’uso di talco?

Non m’illudo che chi è stato danneggiato, oppure ucciso, da produttori industriali truffaldini possa mai essere risarcito con quel denaro che non puo’ restituire la salute e/o la vita a nessuno.

Cfr: Giovanni Sarubbi, il Dialogo, 25.02.2017, Avellino. &: David Michaels, Il dubbio, Assalto alla Scienza, Aspettando il numero delle vittime.

Citazione bibligrafica:

Ahmad J., Nanotoxicity of Natural Minerals: an Emerging Area of Nanotoxicology.

    1. Biomed. Nanotoxicology. 7, 32-33, 2011

Il Prof. Giancarlo Ugazio ha sintetizzato più di 40 anni di studio, di ricerca, e di insegnamento universitario nella pubblicazione ONA “Patologia ambientale: passato, presente e futuro” da poter consultare in qualsiasi momento.

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Eternit Bis: gli ultimi aggiornamenti da Torino

Eternit torino
Eternit torino

È stato rinviato al prossimo 21 settembre 2018 il maxi processo Eternit bis. La notizia arriva direttamente dalle aule giudiziarie di Torino dove l’avvocato Bonanni ha lottato per difendere le vittime di amianto che a causa degli stabilimenti Eternit in Italia.

Rinviato uno dei processi più imponenti dell’ultimo secolo

È stato categorizzato come uno dei processi più imponenti dell’ultimo secolo, ricco di colpi di scena e tessuto su una trama di tristezza, morte e desolazione. Da anni ormai i famigliari di migliaia di vittime cercano giustizia e il rispetto per i propri cari, morti barbaramente da chi assetato di potere ha creduto più opportuno scegliere i propri interessi piuttosto che scegliere di tutelare la vita dei propri operai.

Parliamo di Stephan Schmidheiny magnate svizzero e padrone delle 5 fabbriche della morte situate a: Bagnoli (Napoli), Casale Monferrato, Siracusa, Rubiera e Cavagnolo, chiamate fabbriche della morte perché al loro interno i lavoratori entravano sani per poi uscire spesso ammalati di patologie asbesto correlate oppure dopo aver perso la vita.

Gli stabilimenti Eternit e il loro amministratore sono al centro dei vari processi per aver ucciso migliaia di lavoratori a causa delle fibre di amianto contenute nei materiali che venivano lavorati nelle cinque aziende.

Eternit Bis: inizio delle azioni giudiziarie

Le azioni giudiziarie hanno avuto inizio nel 2009 in seguito alla presentazione di 2889 richieste di risarcimento danni, tra questi moltissimi erano familiari di operai stroncati dalle patologie insorte a causa della loro professione.

Passati quasi dieci anni la magistratura italiana non sembra ancora trovare il modo per incastrare il milionario svizzero che nonostante la condanna di 18 anni di carcere, avvenuta in II grado continua a restare a piede libero facendo crescere lo sconforto negli italiani che compiangono i loro cari.

Questo perché nel 2014 la Corte di Cassazione ha deciso di prescrivere il reato di disastro ambientale per il quale Schmidheiny era stato condannato, poiché il termine di prescrizione doveva decorrere dalla data di chiusura degli stabilimenti e non dalla fine del disastro.

Si spera che nella prossima sessione in Tribunale venga fatta giustizia e che soprattutto disastri di questo genere non capitino mai più, ne a Torino ne a Napoli e in nessun altro posto del mondo.

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Il mondo dice addio a Franco Mandelli

Franco Mandelli
Franco Mandelli

Morto il Prof. Franco Mandelli, la notizia che è stata diffusa negli scorsi giorni ha scosso tutta la comunità scientifica globale visto che il Prof. Mandelli era una delle menti più brillanti italiane mai conosciute.

Addio a Francesco Mandelli, tra le grandi menti italiane

L’ematologo italiano ha dato un grande contributo all’umanità grazie al suo lavoro di ricerca sulla leucemia, fondatore della AIL (Associazione Italiana contro la leucemia) e presidente dell’associazione onlus GIMEMA (Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto), Mandelli è morto all’età di 87 anni a Roma.

Era famoso in tutto il mondo per aver pubblicato oltre 700 studi sulla leucemia e i linfomi. Il Prof. Mandelli ha vissuto una vita lunga e dedita allo studio con la speranza di riuscire a rendere la vita del prossimo migliore. Tra gli obiettivi di Mandelli c’era anche quello di riuscire a guarire tutti coloro che hanno contratto particolari patologie ematologiche.

Chi era il Prof. Franco Mandelli?

Nato a Bergamo nel 1931 una volta cresciuto ha intrapreso gli studi fino a laurearsi all’Università Statale di Milano, successivamente ha continuato i suoi studi a Parigi, esperienza che lo ha fortemente segnato, fino al ritorno in Italia nel 1970, anno in cui è riuscito a riportare all’eccellenza il reparto di Ematologia del Policlinico Umberto I di Roma con l’iniziativa day hospital per la prima volta dedicata all’ematologia.

Era descritto come un uomo dal cuore grande e con una forte tenacia, era proprio la stessa a guidarlo nelle sue ricerche e a fargli credere che tutte le malattie con il tempo e il duro lavoro dei ricercatori, sarebbero riuscite ad essere guarite.

L’umanità piangerà sicuro un luminare del calibro di Franco Mandelli, perché spesso gli studiosi vengono presi così tanto dalle proprie ricerche da mostrare sempre un velo di cinismo nei confronti dei pazienti, ma questo non era il caso di Mandelli che pur di aiutare le vittime di leucemia ha ideato nel corso degli anni numerose iniziative per la raccolta fondi, ricordiamo ad esempio: Angeli sotto le stelle, Trenta ore per la vita, Partita del Cuore e le Stelle di Natale oppure le Uova di Pasqua dell’Ail.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione che difende le vittime di patologie asbesto correlate, ha sempre stimato e ammirato il lavoro del prof. Mandelli per questo ha deciso di ricordare con questo umile articolo una personalità italiana così importante.

Amianto in Johnson & Johnson: condannata la multinazionale

talco amianto Johnson & Johnson
Johnson & Johnson

Johnson & Johnson è un’azienda multinazionale statunitense che si occupa della produzione di prodotti farmaceutici e per la cura personale. La società ha catturato l’attenzione mediatica globale a causa della presenza di amianto accertata all’interno dei loro prodotti.

L’amianto contenuto soprattutto nel talco, ha favorito l’insorgenza del cancro alle ovaie in ben 22 donne che hanno denunciato l’accaduto e hanno ottenuto la condanna al pagamento del risarcimento danni della società farmaceutica.

La Corte di St. Louis, Missouri, USA, ha infatti condannato la multinazionale al pagamento di 4,7 miliardi di dollari, come risarcimento del danno subito dalle 22 donne che affermano di essersi ammalate di cancro alle ovaie a causa dell’uso prolungato di talco Johnson & Johnson.

La condanna statunitense conferma le tesi dell’ONA

Questa condanna conferma le tesi sostenute da anni dall’Osservatorio Nazionale Amianto, l’associazione che tutela le vittime amianto ha infatti segnalato da tempo il pericolo celato all’interno della polvere bianca che ricordiamo viene usata anche per trattare la cute degli infanti.

L’atteggiamento assunto dai vertici della Johnson & Johnson è stato definito riprovevole perché secondo le indagini, la società ha per anni insabbiato il fatto che all’interno dei loro prodotti fosse contenuta una percentuale di asbesto, minerale cancerogeno, giustificando il silenzio come una manovra per evitare il calo delle vendite.

Come se la vendita di un prodotto potenzialmente pericoloso per la salute umana, potesse valere più della vita stessa dell’uomo, la società infatti continua a difendersi e rinnegare le accuse, affermando addirittura di essere al centro di un processo ingiusto.

La condanna di Johnson & Johnson

La giuria ha condannato la Johnson & Johnson a pagare 550 milioni di dollari di danni compensativi, circa 25.000.000 per ciascuna delle donne che si sono ammalate di cancro alle ovaie a causa del borotalco contaminato da amianto.

Molti hanno contestato duramente il verdetto. La portavoce dell’azienda americana, la sig.ra Carol Goodrich, ha negato la presenza di amianto nel talco e ha dichiarato che l’azienda confida di ribaltare la decisione in appello.

L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ribadito con forza la sua posizione:

«L’Osservatorio Nazionale Amianto da tempo propone che anche in Italia il legislatore introduca il criterio del danno punitivo, in alternativa al solo profilo penale, così da scoraggiare situazioni analoghe»

Il tumore al colon è infatti catalogato tra le patologie asbesto correlate della lista II, proprio perché sono moltissimi i casi di tumori al colon sorti a causa dell’esposizione a polveri e fibre di amianto, per saperne di più basta consultare la sezione dedicata ai servizi gratuiti ONA, oppure contattare il numero verde gratuito 800 034 294.

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