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Manovra: protesta delle vittime amianto

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L’Osservatorio si rivolge a Mattarella

Nella nuova manovra non vi è nulla per le vittime del dovere esposte ad amianto. Ma nemmeno per le vittime di altri agenti patogeni e cancerogeni, presenti negli ambienti di vita e di lavoro.

Nulla nella nuova manovra nemmeno per le vittime del terrorismo, né l’applicazione su base normativa dei principi di equiparazione stabiliti dalle SS.UU. 7761/17.

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto gli emendamenti che avrebbero dovuto recepire gli orientamenti della Corte di Cassazione non avrebbero determinato alcun maggiore esborso economico rispetto a quanto già oggetto di pronunce giudiziali.

In ogni caso, al più, tali emendamenti e le eventuali maggiori spese si sarebbero potute recuperare attraverso i fondi del Fug (Fondo Unico Giustizia) alimentato dalle confische di beni alle mafie e attraverso tagli alle spese della politica.  

L’appello alle autorità e le pronunce giudiziarie

«Non possiamo condividere che gli emendamenti presentanti dall’On.Le Dell’Osso siano stati rigettati. Non a caso lo stesso parlamentare si è dimesso dal gruppo 5 stelle per passare ad altre forze politiche.»  dichiara l’Avv. Ezio Bonanni.

Le più recenti pronunce sulle azioni giudiziarie promosse dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni hanno portato all’accoglimento delle domande risarcitorie per i profili di responsabilità civile, e al riconoscimento delle prestazioni di vittima del dovere.

Proprio sotto questo profilo, poiché nelle liquidazioni degli importi l’amministrazione eroga quello dell’assegno vitalizio in €258,23 (invece dell’importo di €500,00), che si va ad aggiungere a €1.033,00 dello speciale assegno vitalizio e alla speciale elargizione (€225.000,00), l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni avevano auspicato che gli emendamenti sostenuti, anche con l’interlocuzione con l’On.le Dall’Osso, potessero trovare accoglimento.

Le 6.000 morti all’anno: le vittime amianto in Italia

L’ONA ricorda che ogni anno continuano a morire circa 6.000 persone per gravi patologie causate dall’amianto, Molti di questi nel settore militare, ovvero nei comparti della sicurezza, come precisato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta, della Camera dei Deputati.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA prosegue il suo impegno in favore delle vittime amianto, anche tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della MM e nelle altre attività di servizio, nei termini sanciti dall’art. 1, commi 563 e seguenti, L. 266/2005.

Al fine di ottenere l’equiparazione alle vittime del terrorismo, nel rispetto dei principi di SS.UU. 7761/2017. La sentenza n. 7761/17 delle Sezioni Unite ha infatti fatto riferimento alla non ampliabilità della platea dei beneficiari delle prestazioni di vittime del terrorismo.

Infatti: “l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati è uguale a quello dell’analogo assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata”.

La giurisprudenza delle Sezioni Unite, ancora nel 2018, ha confermato che l’assegno vitalizio deve essere erogato nella misura di €500,00 mensili.

Tutti i diritti delle Vittime del Dovere

Il personale civile e militare delle Forze Armate  e del Comparto di Pubblica Sicurezza vittima di esposizione amianto o esposizione a cancerogeni nello svolgimento di di attività e missioni ha diritto, prima di tutto al riconoscimento di vittima dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, e in più a tutte le altre prestazioni e diritti:

  • Speciale elargizione
  • Assegno mensile vitalizio (€500,00 mensili)
  • Speciale assegno vitalizio (€1.033,00 mensili)
  • Incremento della retribuzione pensionabile di una quota del 7,5%, ai fini della pensione e indennità di fine rapporto, o altro trattamento equipollente;
  • Aumento figurativo di 10 anni di versamenti contributivi ai fini della pensione e della buona uscita;
  • Esenzioni dall’IRPEF delle prestazioni;
  • Diritto al collocamento obbligatorio con precedenza rispetto ad altra categoria di soggetti e con preferenza a parità di titoli;
  • Borse di studio vittime del dovere esenti da imposizione fiscale;
  • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, estesa anche ai medicinali di fascia C e anche in favore dei famigliari;
  • Assistenza psicologica a carico dello Stato;
  • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici;
  • Equiparazione alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;

Strage di amianto nel personale del Ministero della Difesa

La stessa Commissione Parlamentare d’Inchiesta ha fatto riferimento al fenomeno epidemico di patologie asbesto correlate e alla violazione delle condizioni di sicurezza sul lavoro nelle Forze Armate e negli altri settori del Comparto Sicurezza.

A pag. 34 della relazione finale (pubblicata lo scorso 7 febbraio 2017), testualmente: “la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi).

Ed allarmano le prospettive di ordine generale delineate dal Direttore del RENAM Alessandro Marinacelo, medito il 19 ottobre 2017: “il picco dei casi di mesotelioma, sia il numero di casi sia il numero di tassi, è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020”.

Intanto, come si desume da una relazione tecnica di Marinaccio trasmessa in data 29 gennaio 2018 dal Presidente dell’INAIL Massimo De Felice, nell’ambito dei corpi militari, “sono stati identificati 830 casi di mesotelioma maligno con esposizione in tale settore”.

Ed è sconfortante apprendere da tale relazione che “negli archivi del ReNaM sono presenti informazioni relative a n. 9 casi di mesotelioma maligno con codice di esposizione familiare insorti in soggetti esposti per ragioni di convivenza con familiari professionalmente esposti nel settore della ‘Difesa nazionale'”: una esposizione, dunque, che si è insinuata persino nel domicilio dei militari, coinvolgendo i loro congiunti“.

Per saperne di più: Vittime del Dovere

Sospeso dal lavoro, vince contro il Vaticano

Roma Vaticano
Roma Vaticano

Vince contro il Vaticano, Cesare attende solo di esser risarcito

Sentenza storica quella del Tribunale di Velletri, Sezione Lavoro, Giudice Claudio Silvestrini, di reintegro per il capo dei servizi operai, dipendente dell’ufficio tecnico dell’Idi, l’istituto dermopatico dell’Immacolata a Monte di Creta a Roma.

Cesare Civica, 64 anni originario di Rieti, vince dunque la sua battaglia legale contro il Vaticano. Difeso dall’Avvocato Ezio Bonanni è stato reintegrato in servizio nella sede dell’Idi di Roma con le stesse mansioni, dopo essere stato sospeso ingiustamente. Il suo legale ora non intende fermarsi. In separata sede verrà quantificato il danno e chiesto il risarcimento.

Cesare Civica, ora in pensione da giugno scorso, è entusiasta: “Ringrazio l’avvocato Ezio Bonanni per avermi assistito. Sono contento per come sia andata, anche se non ho avuto mai un minino dubbio. La sentenza dimostra la mia onestà. Ho sempre creduto e credo nella Giustizia. Nutro forte rabbia contro il Vaticano perché per anni hanno tentato continuamente di tagliare teste. L’hanno fatto anche con come. Ci stavano riuscendo, ma grazie all’Avvocato Bonanni, sono riuscito a dimostrare la mia estraneità a quanto cercavano di addebitarmi”.

La storia di un uomo che ha avuto giustizia

È 2013 quando Cesare Civica lavora all’ospedale Idi. È all’ufficio tecnico come capo dei servizi operai. L’Idi è gestito dalla congregazione dei figli dell’Immacolata Concezione.

Cinque mesi senza stipendi e il Vaticano prende in mano la situazione. Il Ministero dello Sviluppo economica (Mise) commissaria subito l’Idi. Amministrazione controllata quindi, e cambi al vertice repentini.

Cesare Civica continua il suo lavoro.

Quando iniziano i guai per il capo dei servizi operai?

Una notte quando gli viene segnalata la riduzione del flusso idrico all’interno della struttura ospedaliera. Un’emergenza da gestire e risolvere.

Cesare Civica, come da prassi, invia una circolare e avvisa la ditta appaltatrice per intervenire. Gli operai intervengono e alle tre di notte sembra che l’impianto sia perfetto. Il capo operaio torna a casa, stanco ma tranquillo di avere svolto al meglio il proprio lavoro. La mattina invece di prendere servizio alle sette, considerato che è tornato a casa a notte fonda, arriva in ufficio alle nove. E’ proprio in quel momento che trova il putiferio. Gli operai della ditta che gestisce la manutenzione in tutto l’ospedale non hanno aperto bene la leva del rubinetto Acea. Quella stessa leva che è bloccata e non permette un flusso regolare dell’acqua. In mattinata, infatti, la pressione idrica in ospedale è scesa di nuovo.

Cesare Civica è subito sospeso dal lavoro

Prima undici giorni e poi dieci, perché ritenuto responsabile del disservizio. Il suo stipendio è ridotto. I dirigenti, non contenti lo trasferiscono nella sede di Velletri.

Una responsabilità mai avuta, tanto da essere reintegrato al lavoro come stabilito dalla sentenza.

L’operaio specializzato, difeso dall’Avv. Bonanni, vince la battaglia legale e attende ora il risarcimento danni.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori vittime da esposizione ad amianto. L’associazione dispone di un team di tecnici impegnati nell’assistenza dei cittadini per la bonifica e la decontaminazione dei siti dalle sostanze cancerogene (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad amianto è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria), fornita grazie ad un team di medici volontari. Essi si occupano di ricerca, terapia e cura delle malattie professionali, ovvero tutte le malattie causate dall’esposizione ad agenti cancerogeni in ambiente lavorativo. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori possibilità di guarigione, maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un team di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime amianto per la rivalutazione dei ratei pensionistici e il prepensionamento per effetto dell’accredito delle maggiorazioni contributive, ovvero i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro non affetti da patologia hanno diritto ai benefici contributivi. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per ottenere l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate in esposizione ad asbesto, la vittima ha diritto all’integrale risarcimento danni biologici e, la struttura medico legale dell’ONA, avvia le domande amministrative per il riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. In caso di decesso, il diritto al risarcimento dei danni viene trasmesso ai famigliari, loro eredi legittimi.

 assistenza ona

Di Vico vittima uranio impoverito: riconosciuto e risarcito

Vittime del dovere
Vittime del dovere

Di Vico vittima uranio impoverito: vittoria dell’ONA

Di Vico vittima uranio impoverito. È un eroe dei tempi moderni, Leopoldo Di Vico. Luogotenente dell’Esercito Italiano, deceduto e poi riconosciuto vittima del dovere.

Esposto ad amianto e ad uranio impoverito, con le nano particelle di metalli pesanti. In più radiazioni ionizzanti e non ionizzanti. Leopoldo Di Vico in vita è stato a lungo offeso e gli sono stati negati i suoi diritti. La caparbietà della vedova e degli orfani sostenuti dall’avv. Ezio Bonanni, ha permesso di ottenere il riconoscimento di causa di servizio e di vittima del dovere. Tuttavia, l’orfano che lavorava quando il padre è deceduto, non è stato indennizato.

In più, il Ministero nega il risarcimento danni integrale, ritenendo sufficiente l’indennizzo alla vedova e ad uno dei due orfani. Sono in corso i relativi giudizi.

Il riconoscimento: l’ultima vittoria di Leopoldo Di Vico

Era un luogotenente dell’Esercito Italiano, un granattiere. È deceduto a causa di un cancro, dopo aver condotto una lunga battaglia, durata anni. Quella per la vita è stata la battaglia più impegnativa.

Un Natale sempre doloroso per un vuoto incolmabile ma economicamente più tranquillo per la famiglia dell’ex luogotenente Leopoldo Di Vico. Ora è vittima del dovere. Sono stati riconosciuti i meriti del granattiere. Una vita spesa al servizio dell’Esercito Italiano. Romano, vittima del dovere, deceduto in seguito a neoplasia provocata dall’amianto (detto anche asbesto). 

Il luogotenente Leopoldo Di Vico, insignito in vita di onorificenze, alla sua morte aveva ricevuto il picchetto d’onore dell’Esercito Italiano. Tuttavia, era negata l’origine professionale della sua malattia.

Quindi si era visto rigettare in vita la domanda di riconoscimento di causa di servizio e di riconoscimento di vittima del dovere. La lunga battaglia giuridica si è conclusa. I congiunti del povero Di Vico vittima uranio impoverito hanno ricevuto l’accredito di 225 mila euro oltre ad uno mensile di 1500. Somma elargita dopo anni di guerra legale per il riconoscimento dell’ex luogotenente Leopoldo Di Vico, come vittima del Dovere.

Leopoldo Di Vico: un eroe dimenticato

Un uomo descritto da tutti come un eroe che si è distinto in plurime occasioni. Leopoldo Di Vico era stato insignito di sei elogi scritti, due encomi, nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Aveva ricevuto la facoltà di fregiarsi delle relative insegne con Decreto del 27 dicembre 2008 e registrato all’Albo dei Cavalieri al n° 24178 Serie V.

Leopoldo Di Vico era impegnato in missioni in Kosovo e in altri teatri di guerra, aveva rappresentato i più alti valori dell’onore militare. Ha dedicato alla sua carriera militare tutta la sua vita. Con la famiglia, la moglie e i due figli, ha pure combattuto l’ultima battaglia, quella contro il cancro. 

L’agonia e la morte di Leopoldo Di Vico

Esposto ad amianto, nanoparticelle per l’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, metalli pesanti e altri agenti cancerogeni e tossico-nocivi.

Il Luogotenente Leopoldo Di Vico si è ammalato di cancro uroteliale, per il quale lo stesso Ministero, dopo la sua morte, ha riconosciuto la correlazione.

Non solo metalli pesanti, ma anche vaccini contaminati:

Leopoldo si è ammalato e poi dopo quattro anni di agonia, il 16 marzo del 2015 è passato a miglior vita. Aveva 58 anni. La sua agonia è stata terribile.

Non solo metalli pesanti e radiazioni, ma anche fibre di amianto, benzene, che lo hanno ucciso. Era forte come un leone. Così lo ricorda l’avv. Ezio Bonanni, che lo ha assistito e difeso dall’inizio.

 Le risultanze della relazione finale della Commissione Di Inchiesta

L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, audito dalla Commissione Parlamentare Di Inchiesta il 6 dicembre 2017, ha ricordato Leopoldo Di Vico:

Il Ministero della Difesa, dopo il decesso di Leopoldo, ha riconosciuto la causa di servizio e l’equo indennizzo e lo status di vittima del dovere. La liquidazione è stata solo parziale.

Nella relazione finale del 7 febbraio del 2018,  i risultati dell’istruttoria si sono tradotti in un duro atto di accusa per le forze armate.

Nelle risultanze della Commissione Parlamentare si fa riferimento al rischio di radiazioni e nano particelle. In più, l’epidemia di malattie asbesto correlate.

Prevenzione: primaria, secondaria e terziaria

Le Forze Armate, in un periodo di pace, hanno subito una vera e propria epidemia, di malattie amianto, uranio impoverito, vaccini e radon. Per questi motivi, l’ONA invoca la prevenzione primaria.

Non solo, la prevenzione primaria, ma anche quella secondaria, con la diagnosi precoce e le terapie più opportune (prevenzione secondaria).

In più, le vittime hanno diritto al ristoro, quindi alle prestazioni previdenziali e al risarcimento dei danni.

Tumore al rene: esposizione ad amianto, metalli pesanti etc…

La Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati, presieduta dall’On.le Scanu, ha accertato che presso la «Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o Risono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi)».

Questo dato epidemiologico è allarmante. Lo è anche per i tumori del rene. I minerali di amianto sono stati rinvenuti persino nelle urine, e quindi si ha il sospetto che possano avere un ruolo chiave nei tumori uroteriali.

Il picco dei tumori di amianto nelle forze armate dal 2020

Nella stessa relazione finale, si legge:

Ed allarmano le prospettive di ordine generale delineate dal Direttore del RENAM Alessandro Marinacelo, medito il 19 ottobre 2017: “il picco dei casi di mesotelioma, sia il numero di casi sia il numero di tassi, è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020”.

Epidemia di mesoteliomi nelle forze armate

Nel corso dei suoi lavori, la Commissione Parlamentare di inchiesta ha accertato che ci sono stati 830 casi di mesotelioma maligno con esposizione in tale settore”.

Sono stati accertati casi anche nei familiari:

“Negli archivi del ReNaM sono presenti informazioni relative a n. 9 casi di mesotelioma maligno con codice di esposizione familiare insorti in soggetti esposti per ragioni di convivenza con familiari professionalmente esposti nel settore della ‘Difesa nazionale'”.

In questo contesto proprio nella stessa relazione si legge:

“Una esposizione, dunque, che si è insinuata persino nel domicilio dei militari, coinvolgendo i loro congiunti”.

Di Vico vittima uranio impoverito: risarciti i familiari

L’avv. Ezio Bonanni, grazie al suo impegno e la sua tenacia, è riuscito a ribaltare il giudizio. Il ministero ha quindi poi riconosciuto la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere del Luogotenente Di Vico.

La famiglia ha ottenuto la liquidazione con l’importo di euro 225 mila euro di speciale elargizione. La vedova e uno degli orfani, hanno ottenuto anche la liquidazione dell’assegno vitalizio e dello speciale assegno vitalizio.

L’impegno della difesa legale, a cura dell’avv. Ezio Bonanni, difensore della famiglia, prosegue per  il risarcimento integrale.

Non solo le stesse prestazioni delle vittime del terrorismo, ma anche il risarcimento del danno.

La gioia di Mario Di Vico per il risultato ottenuto

«Ringrazio l’avvocato Bonanni che ci è stato accanto in questa lunga battaglia dalla quale ne siamo usciti vincitori. – così dichiara Mario Di Vico, figlio di Leopoldo –.

“Si tratta della vittoria della legalità e della giustizia giustizia che dà dignità alla memoria di mio padre. Mio padre è morto all’età di 58 anni dopo quattro anni di agonia. Era un uomo forte, alto più di un metro e settantatré, una massa di muscoli, un granatiere, luogotenente dell’Esercito Italiano.

Impegnato in missione all’estero, tra cui Kosovo e Albania. Ha svolto il suo servizio con lealtà e onore, esposto ad amianto, benzene, fumi di saldatura, polvere da sparo, uranio impoverito: un ambiente infernale di guerra. 

Quindi il suo tumore dei reni, detto anche il tumore uroteliale che è stato la causa della sua morte. Nel momento della nostra disgrazia l’unica persona che ci è stata accanto è stato l’avvocato Ezio Bonanni.

Lui ci ha sempre sostenuti, ed ha sempre creduto in questo risultato e ha combattuto in silenzio, con caparbietà e pazienza, giungendo al risultato.

Quando mio padre era ancora in vita ci sono stati dei tentativi quantomeno penosi di farlo desistere. Ricordo una riunione in Senato dove lui fu presente con l’avvocato Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

In quella occasione gli venne detto: “si tratta di una battaglia persa, non vincerai mai contro lo Stato”. E venne aggiunto. “Di Vico morirà e anche le altre vittime dell’amianto continueranno a morire”.

Dico a tutte le altre vittime e a tutte le vedove e agli altri orfani come me – conclude commosso Mario Di Vico.

Per cui il messaggio è che bisogna avere fiducia nella Giustizia e continuare a combattere al fianco dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Continuerò comunque ad agire perché coloro che hanno provocato la morte di mio padre rispondano perché ci sia giustizia»

Di Vico vittima uranio impoverito: ne parla l’avv. Bonanni

Dal canto suo il presidente dell’ONA e legale della famiglia Di Vico ringrazia l’Amministrazione «per avere attentamente riesaminato il caso e di avere, con correttezza, riconosciuto (anche se in ritardo), la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere del luogotenente Leopoldo Di Vico. 

Questo provvedimento – aggiunge Bonanni –ridà almeno in parte dignità alla morte del luogotenente Leopoldo Di Vico. Questi ha dedicato la sua vita a tutti noi in qualità di militare impegnato in missioni all’estero».

In questo momento, l’Osservatorio Nazionale Amianto ripensa a tutte le vittime dell’amianto e di altri cancerogeni nelle Forze Armate e rinnova l’appello perché ci sia, ora e nel futuro, un maggiore impegno nella bonifica e nella tutela della salute.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un servizio di

Osservatorio Nazionale Amianto: ONA news TV

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha lanciato ONA news TV, il mezzo di comunicazione, formazione e informazione in materia di amianto ed esposizione a cancerogeni.

ASSISTENZA

Mesotelioma, muore agente penitenziario

Polizia Penitenziaria
Polizia Penitenziaria

È l’ennesima vittima amianto strappata via da una malattia asbesto correlata.

L’amianto colpisce ancora, questa volta la vittima è stata un giovane agente penitenziario di soli 41 anni. Un padre modello, un marito esemplare stroncato in pochissimo tempo da un mesotelioma peritoneale.

G.Q. era piemontese, assistente capo della polizia penitenziaria e prestava servizio in una delle carceri della provincia di Pavia. È questo il ritratto di una persona che ha lasciato un vuoto incolmabile tra amici e familiari che ancora si interrogano su come possa aver contratto una malattia tanto rara.

Agente penitenziario muore a causa di un mesotelioma

Da alcune indiscrezioni sembra però che proprio di fronte la casa circondariale dove l’assistente lavorava, ci sia un capannone la cui copertura sarebbe completamente di eternit. Quindi perché l’agente del carcere si è ammalato di mesotelioma? Dove ha inalato le polveri d’amianto? E se davvero quel capannone davanti alla struttura detentiva risultasse avere il tetto ricoperto dalla fibra killer, che ne sarà dei tanti dipendenti e dei detenuti che ogni giorno sono costretti a stare lì. Costretti a respirare quei maledetti veleni che manifesteranno i loro danni irreversibili solo tra dieci, venti anni? Che ne sarà di loro, delle loro famiglie, dei loro dolori? Se è stata accertata la reale presenza di amianto sulla copertura di quella struttura, cosa aspettano i responsabili a bonificare l’area?

E’ bastato un mese dalla diagnosi e la signora con la falce l’ha mietuto. L’ha portato via dopo atroci sofferenze, senza un minimo di sconto. L’ha portato via lasciando nello sconforto più totale la giovane vedova e la loro bambina di appena undici anni. Due grandi donne che ora potranno soltanto abbracciarsi, dandosi forza l’una con l’altra. Stringersi forte, alzare gli occhi al cielo e cercare la stella più luminosa che brillerà solo per loro. Quella stella che porterà per sempre lo stesso nome del loro caro congiunto e nessuno potrà portarla via. Mai.

In che cosa consiste il mesotelioma?

Ma che cosa è il mesotelioma? E il tumore causato dall’amianto (sinonimo di asbesto) che nasce dalle cellule del mesotelio, un tessuto presente sulla superficie delle membrane sierose e degli organi interni. Il mesotelio assume diversi nomi a seconda dell’area in cui è localizzato: pleura nel torace, peritoneo nell’addome e pericardio nello spazio attorno al cuore. A sua volta, il mesotelioma può avere origine in queste zone, oltre che nella membrana che riveste i testicoli.

Solo una diagnosi precoce ne permette la terapia e cura. I medici volontari ONA del Dipartimento di Ricerca e Cura del Mesotelioma offrono assistenza medica gratuita a tutti coloro che sono stati esposti alle fibre di amianto e alle vittime di mesotelioma. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale, fornisce assistenza legale gratuita.

Cos’è l’asbesto-amianto e come si classifica?

Sono minerali che si classificano in due gruppi: il serpentino, che comprende il crisotilo, “amianto bianco” (gruppo dei fillosilicati), e gli anfiboli tra i quali l’actinolite, l’amosite, la crocidolite, la tremolite o amianto grigio – verde – giallo e l’antofillite (gruppo degli inosilicati).

Una classificazione non esaustiva, perché ci sono minerali di asbesto che non rientrano in questa categoria ma hanno le stesse capacità lesive per la salute.

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA continua a denunciare la pericolosità dell’amianto chiedendo le bonifiche per evitare le esposizioni e quindi i danni irreversibili che la fibra killer provoca.

L’associazione è impegnata quotidianamente nella prevenzione, la terapia e la cura delle patologie asbesto correlate, grazie alla collaborazione di un team di esperti.

I servizi di assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori vittime da esposizione ad amianto. L’associazione dispone di un team di tecnici impegnati nell’assistenza dei cittadini per la bonifica e la decontaminazione dei siti dalle sostanze cancerogene (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad amianto è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria), fornita online grazie ad un team di medici volontari. Essi si occupano di ricerca, terapia e cura delle patologie legate all’esposizione a sostanze cancerogene e di patologie asbesto correlate, nonché di tutte le malattie causate dall’attività professionale. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori possibilità di guarigione, maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche un team di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime amianto per la rivalutazione dei ratei pensionistici e il prepensionamento per effetto dell’accredito delle maggiorazioni contributive, ovvero i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro non affetti da patologia, hanno diritto ai benefici contributivi. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per ottenere l’indennizzo e/o la rendita. Coloro che hanno svolto servizio nelle Forze Armate in esposizione ad asbesto, hanno diritto all’integrale risarcimento danni biologici e, la struttura medico legale dell’ONA, avvia le domande amministrative per il riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. In caso di decesso, il diritto al risarcimento dei danni viene trasmesso ai famigliari, loro eredi legittimi.

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Dal Cin finanziere vittima amianto : la tutela dei diritti

Dal Cin finanziere vittima amianto

Antonio Dal Cin e amianto in Guardia di Finanza

Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto. Tutti i minerali di amianto sono dannosi per la salute. Provocano infiammazione e cancro. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano le vittime dell’amianto, tra le quali gli ex finanzieri.

Un finanziere eroe civile: Antonio Dal Cin

È un ex finanziere riconosciuto vittima del dovere che ottiene un indennizzo misero rispetto al danno subito. Quindi, difeso dall’Avv. Ezio Bonanni, ha agito presso il Giudice del Lavoro.

Ma la storia di Antonio è lunga, parte dalla richiesta di bonifica di tutte le caserme. Si tratta di quella prevenzione primaria che per Antonio è fondamentale.

Nel ricorso giudiziario Antonio Dal Cin chiede giustizia per lui, ma non dimentica tutti gli altri, ed infatti, è importante anche la prevenzione secondaria. Infatti, con i controlli sanitari, è stato possibile ottenere la diagnosi precoce.

Grazie ai protocolli dei medici ONA, l’asbestosi pleurica di Antonio Dal Cin, non si è evoluta in mesotelioma.

E poi, c’è la prevenzione terziaria. Per cui, c’è il riconoscimento dei diritti:

Antonio Dal Cin, ex finanziere vittima del dovere

Il nostro ex finanziere, è stato collocato in congedo proprio perché è gravemente malato. Eppure, nel riconoscere la causa di servizio e lo status di vittima del dovere, il grado invalidante è stato quantificato al 5%.

Ha ottenuto, quindi, pochi spiccioli. Soldi che non sono bastati neanche per pagare le medicine. Numerosi farmaci salvavita che il malato deve giornalmente assumere per poter continuare a vivere.

L’asbestosi pleurica è infatti una patologia già di per sé mortale. Quasi tutti quelli che si sono ammalati con la stessa patologia sono deceduti entro 5 anni dalla diagnosi. Antonio Dal Cin lotta e combatte contro l’amianto. Lo fa soprattutto per rimanere accanto alla sua famiglia, la giovane moglie e i due bambini.

Rischio della moglie e dei figli di Antonio di rimanere soli

È una storia incredibile quella dell’ex finanziere, eroe civile che ha dedicato tutta la sua vita alla tutela della legalità e al contrasto al crimine. Comandato di eseguire attività di vigilanza doganale e di contrasto all’illegalità ambientale, a causa della fibra killer (amianto) si è ammalato di asbestosi pleurica.

Su questo nulla di nuovo sotto il sole: sono centinaia, se non migliaia, i finanzieri e gli altri servitori dello Stato che cadono giorno dopo giorno per l’attività di servizio e soprattutto a causa delle fibre di amianto, microscopici aghetti che si insinuano negli alveoli polmonari e li forano. Li infiammano fino a trasformarli in cancro.

È ancora giovane Antonio Dal Cin. Si è ammalato che aveva da poco superato i 40 anni, con due figli piccoli, una moglie anche lei, purtroppo, colpita dal male.

L’odissea del giovane ex finanziere

Nel 2014, il giovane finanziere è stato giudicato inabile e congedato con 100% di inabilità causata dalla fibra killer, eppure quando si è trattato di riconoscere la causa di servizio e le prestazioni di vittima del dovere, incredibilmente, questo 100% si è trasformato nel 5%. 

Come è possibile tutto ciò? È questo l’interrogativo di Antonio Dal Cin, vivo solo per la miracolosa intercessione di un santo a cui il giovane si è votato e grazie soprattutto al programma terapeutico dei medici ONA.

In questo caso ha funzionato la prevenzione primaria e terziaria. Il programma terapeutico ha avuto il suo effetto e, per fortuna, Antonio è ancora in vita. Infatti, con il cocktail di vitamine e altri farmaci antiossidanti e antitumorali, uniti a un programma rigido di controllo alimentare, hanno permesso questo risultato.

Infatti, con un miracolo, l’asbestosi pleurica non è ancora tumore. Il cuore ancora regge nonostante sia divenuto polmonare. Anche la pleuropatia, infatti, è una conseguenza dell’asbestosi. Il muscolo cardiaco si affatica perché i polmoni del malato diventano quasi come cemento.

Amianto news: intervista Antonio Dal Cin

La nostra redazione intervista quindi Antonio Dal Cin, del coordinamento nazionale ONA, l’associazione di cui è presidente l’avvocato Ezio Bonanni. Il legale proprio oggi,  (20 dicembre,ndr) ha depositato al Tribunale di Latina, Sezione Lavoro, il voluminoso dossier relativo alla condizione di rischio nella Guardia di Finanza e in particolare per le missioni in cui è stato impiegato Antonio Dal Cin. 

Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto e la diagnosi

Conduco un’altra vita.  Sono costretto ad essere sempre a riposo assoluto e posso solo lottare contro l’amianto attraverso le mie parole, i miei messaggi e il mio impegno, anche di ascolto, per le altre vittime, per i familiari dei miei colleghi e per i lavoratori deceduti per via della fibra killer.

L’esposizione all’amianto mi ha provocato anche gravi danni cardiologici, perché il mio cuore è costretto a una super fatica per il fatto che i polmoni ormai sono come marmo o cemento, fate voi. Niente è più come prima da quando ho ricevuto la notizia della mia malattia, anche perché sono stato subito congedato dalla Guardia di Finanza, ritenuto inabile al 100%.

Da allora mi sono votato a un santo e al Padre Eterno perché evitasse che i miei due figli sventurati, Anna e Matteo (4 e 11) rimangano senza padre. Triste e drammatica vicenda quella dei minori di coloro che sono deceduti per amianto.

Come vive Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto?

Si vive malissimo. Il pensiero di ogni genitore sono i figli e ogni volta che guardo i miei penso che devo resistere a tutti i costi. Non posso abbandonarli. Lotterò per rimanere accanto a loro.

Conseguenze per Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto

È inevitabile che a stravolgersi sia la vita di tutti i membri della famiglia, ma solo affrontando quotidianamente i problemi si può riuscire per quanto possibile ad andare avanti.  

Giornata tipo di Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto

La malattia mi costringe ad una vita piuttosto ritirata. Ma non smetto di lottare per me stesso e per gli altri e grazie all’Osservatorio Nazionale Amianto ONA Onlus combatto per ripulire i luoghi contaminati dall’amianto, uno dei più micidiali cancerogeni del pianeta.

Antonio Dal Cin finanziere vittima amianto: i sintomi

Una diagnosi di asma bronchiale e di tracheo bronchite intercorrente che poi è divenuta cronica. Successivamente si è manifestata l’asbestosi pleurica con accentuazione della trama diffusa e sono comparsi tre millimetrici noduli polmonari, localizzati a livello del segmento posteriore del Lobo Superiore Dx (3,5 mm), sulla piccola scissura a destra (4,3 mm) e a livello del segmento basale- posteriore del Lobo Inferiore Dx (5,4 mm) e presenza di linfonodi calcifici in sede ilare destra (9 mm).

Cosa si sente di consigliare a chi è vittima del dovere?

Di continuare ad amare la vita perché è il più bel miracolo in assoluto che si ripete nel tempo. Comunque va vissuta e non dobbiamo mai perdere la speranza.

Se potesse tornare indietro, che cambierebbe della sua vita?

Purtroppo, non possiamo cambiare determinati eventi. Mai e poi mai avrei immaginato che un giorno mi sarei dovuto trovare a fare i conti con un nemico subdolo ed invisibile qual è l’amianto. Ho fatto solo il mio dovere e rifarei tutto ciò che ho fatto nell’esclusivo interesse dello Stato.

Amianto cancerogeno: le conferme dello IARC

In merito alla lesività dell’amianto, lo IARC, nella sua ultima monografia, conferma che tutti i minerali di amianto sono cancerogeni.