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Nuova Zelanda: “nella sabbia colorata non c’è amianto”

nuova zelanda sabbia colorata
Nella sabbia colorata non c'è amianto, nuova zelanda

Una vicenda che ha generato attenzione e chiarimenti ufficiali

Revocato in Nuova Zelanda il ritiro dei set di sabbia colorata di un’azienda dopo che una serie di analisi approfondite ha confermato l’assenza totale di amianto. Lo ha reso noto il ministero neozelandese  delle Imprese, dell’Innovazione e dell’Occupazione (MBIE). La notizia arriva al termine di un periodo di incertezza iniziato a novembre, la cui notizia era stata diffusa anche da il Guardian. In quell’occasione un test preliminare aveva sollevato dubbi sufficienti a spingere l’azienda a ritirare temporaneamente i prodotti dal mercato. La decisione giunse seguendo il principio di prudenza. Linea guida fondamentale in tutte le situazioni in cui potrebbe essere coinvolta la salute dei consumatori, soprattutto dei bambini.

Il ruolo delle analisi di laboratorio

Con il passare dei giorni, avviate una serie di verifiche aggiuntive in collaborazione con laboratori accreditati, dotati di strumenti in grado di individuare anche tracce minime di materiali potenzialmente pericolosi. Risultati avrebbero dimostrato che la sabbia non presentava alcuna forma di contaminazione. I test di secondo livello avrebbero definitivamente escluso la presenza dell’asbesto.

La procedura seguita riflette l’importanza crescente attribuita alla sicurezza dei prodotti destinati ai più piccoli. L’amianto, infatti, è una fibra minerale che, se inalata, può causare danni significativi alla salute. Anche il semplice sospetto richiede interventi rapidi, trasparenti e rispettosi delle regole di tutela pubblica. Il passo intrapreso da Kmart è stato quindi coerente con le buone pratiche internazionali in materia di sicurezza dei consumatori.

La rassicurazione ai clienti

Una volta ottenuti i risultati definitivi, è stato confermato che la sabbia colorata era pienamente sicura. Non è richiesta alcuna restituzione, né è necessario adottare misure supplementari: i set acquistati nel periodo compreso tra il 15 novembre e il 4 dicembre sono considerati idonei e conformi agli standard vigenti.

Questa conclusione positiva aiuta a dissipare i dubbi suscitati inizialmente e contribuisce a ristabilire la fiducia nei confronti del marchio, che ha scelto di procedere con la massima trasparenza in ogni fase del processo. L’intervento tempestivo, unito alla chiarezza della comunicazione istituzionale, ha permesso di gestire la situazione senza alimentare allarmismi inutili sulla presenza di amianto.

Cosa insegna questa vicenda sulla sicurezza dei prodotti

L’intero episodio mette in luce come oggi il sistema di controllo dei prodotti sia pensato per intervenire rapidamente anche davanti a segnali minimi. La collaborazione tra aziende, enti di controllo e laboratori specializzati permette di ottenere risposte affidabili e tempestive, offrendo ai consumatori un livello elevato di protezione. La revisione accurata ha dimostrato che la sicurezza può convivere con l’efficienza, garantendo allo stesso tempo serenità agli acquirenti e chiarezza nelle informazioni fornite.

Nuovi CAM Edilizia 2026: radon e Criteri Ambientali Minimi

Rilevatore di radon domestico (Foto free di TakeActionOnRadon da Pixabay)
Rilevatore di radon domestico (Foto free di TakeActionOnRadon da Pixabay)

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 3 dicembre 2025 del Decreto 24 novembre 2025, i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) 2026 prevedono anche la prevenzione e riduzione della concentrazione di gas radon negli edifici. Il provvedimento entrerà in vigore il 1° febbraio 2026, sostituendo il D.M. 256/2022. Introduce linee guida rigorose per tutte le opere pubbliche, nuove costruzioni, ristrutturazioni, restauri conservativi e interventi urbanistici. Anche quando riguardano solo locali parzialmente a contatto con il terreno.

L’obiettivo è garantire che la concentrazione annuale di radon non superi i 200 Bq (Bequerel) al metro cubo, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 101/2020.

Il bequerel è un’unità di misura che indica un’attività radioattiva, spesso riferita appunto alla concentrazione del gas radon nell’aria.

L’applicazione dei criteri è estesa a tutto il territorio nazionale e integrano le indicazioni del Piano Nazionale Radon PNAR 2023-2032. I progettisti devono prevedere soluzioni integrate con interventi di efficientamento energetico. Un esempio sono le membrane anti-radon o sistemi di ventilazione controllata, pianificando strategie preventive già in fase progettuale.

Analisi del ciclo di vita e gestione sostenibile

I CAM 2026 introducono anche l’uso obbligatorio di LCA (Life Cycle Assessment) e LCC (Life Cycle Costing) per valutare impatti ambientali e costi dell’intera vita utile dell’edificio, con riferimento a 100 anni di durata. Questi strumenti permettono di progettare interventi sostenibili e duraturi, integrando misure di prevenzione  e ottimizzando la scelta dei materiali.

Diagnosi energetica e BIM – Building Information Modeling

La diagnosi energetica dinamica diventa obbligatoria per edifici con superficie superiore a 1.000 m². Garantendo una valutazione accurata dei fabbisogni di riscaldamento e raffrescamento secondo la norma UNI EN ISO 52016-1. Quest’ultima definisce i metodi di calcolo dettagliati per la prestazione energetica degli edifici, calcolando su base oraria o mensile il fabbisogno di energia termica.

La progettazione in BIM consiste nell’utizzare un sistema informatico della costruzione costituito dal modello in 3D supportato con informazioni fisiche, prestazionali e funzionali della struttura. Integra tutte le informazioni ambientali, compresi i dati sulla prevenzione del radon, il recupero e il riuso dei materiali, assicurando tracciabilità e trasparenza lungo tutto il ciclo di vita dell’opera.

Piano di manutenzione e verifica

Il progettista è responsabile della redazione di un piano di manutenzione generale, che include manuale d’uso, programma di manutenzione e modalità di verifica delle prestazioni ambientali.

Applicazione e regime transitorio

I nuovi CAM si applicano a tutti i contratti pubblici di lavori e servizi di progettazione, dalle costruzioni e ristrutturazioni alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Il regime transitorio consente di applicare le vecchie regole per i progetti già validati secondo il D.M. 256/2022, purché i bandi o inviti siano pubblicati entro tre mesi dalla validazione del progetto.

Trasparenza e controllo dei materiali

I CAM 2026 prevedono anche il confronto delle Dichiarazioni Ambientali di Prodotto (EPD), con tolleranza massima del 10% sul parametro GWP-total (Global Warming Potential totale). Quest’ultimo rappresenta l’impatto climatico complessivo di una miscela di gas serra calcolato secondo parametri standard.

Con i CAM 2026, la sicurezza è quindi una priorità strategica, affiancata da strumenti avanzati di sostenibilità e gestione dell’intero ciclo di vita degli edifici, rendendo gli appalti  più sicuri, trasparenti e sostenibili.

Regione Sardegna, programma 2025 per bonifica amianto

Regione Sardegna, amianto
Regione Sardegna (Dch, CC BY-SA 3.0 creativecommons.org licenses by-sa 3.0, via Wikimedia Commons)

Le nuove risorse e gli interventi previsti nel territorio

La Giunta della Regione Sardegna ha dato il via al programma degli interventi 2025 previsto dalla legge regionale 22/2005, che prevede anche la messa in sicurezza dall’amianto. Il tutto su impulso dell’assessora della Difesa dell’Ambiente Rosanna Laconi. Il documento rappresenta il nuovo tassello del percorso che la Sardegna porta avanti da anni per garantire un territorio più sicuro. Ciò si traduce anche nella riduzione graduale della presenza di materiali contenenti asbesto. Oltre a sostenere enti pubblici e privati nella rimozione e nel corretto smaltimento.

Il programma si inserisce nella cornice del Piano regionale amianto

Il piano regionale orienta priorità e definisce criteri, obiettivi e modalità operative delle attività di bonifica. Nel 2025 sono disponibili complessivamente 1.525.785 euro, destinati a interventi distribuiti tra edifici pubblici, immobili privati, siti industriali dismessi e aree in cui sono ancora presenti manufatti contenenti amianto.

La nuova programmazione permetterà a diversi territori di avviare o completare opere attese da tempo.
Una parte del fondo regionale è stata poi riservata alla sostituzione delle condotte in cemento-amianto ancora presenti nei territori serviti dai consorzi di bonifica. La ripartizione delle somme è avvenuta sulla base delle estensioni chilometriche individuate dal Piano regionale, consentendo ai diversi Consorzi, dalla Sardegna Meridionale fino al Nord Sardegna, di programmare la rimozione delle tratte più obsolete e potenzialmente critiche.

Una nuova fase di interventi che prosegue il lavoro già portato avanti negli anni precedenti

L’iniziativa conferma l’impegno della Regione nel sostenere enti locali, amministrazioni provinciali, Città metropolitana, strutture sanitarie e consorzi che, a vario titolo, contribuiscono alla riduzione delle situazioni di rischio. La strategia regionale punta a un miglioramento continuo della qualità ambientale e della sicurezza per cittadini e lavoratori, con un’attenzione particolare ai luoghi pubblici e ai contesti produttivi abbandonati.

La Sardegna compie un ulteriore passo in un percorso di lungo periodo fatto di prevenzione, monitoraggio e sostegno operativo

L’obiettivo rimane quello di eliminare progressivamente la presenza di amianto nel territorio, favorendo una gestione responsabile dei materiali e accompagnando gli enti nelle attività necessarie per tutelare la salute pubblica e valorizzare gli spazi in cui comunità e imprese vivono e operano.

Esposizione ad amianto: Bonanni sull’impatto cardiovascolare

Amianto e problemi cardiovascolare, Luigi Abbate ed Ezio Bonanni, intervista
Luigi Abbate ed Ezio Bonanni

Intervista di Luigi Abbate all’Osservatorio Nazionale Amianto

Nel corso della rubrica dedicata ai temi della salute e della prevenzione su ONA NEWS, Luigi Abbate ha intervistato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, affrontando una questione che negli ultimi anni sta ricevendo crescente attenzione. La conversazione ha approfondito l’ipotesi, discussa in diversi studi, di una possibile relazione tra esposizione ad amianto e conseguenze che possono coinvolgere anche l’apparato cardiovascolare, oltre a quello respiratorio tradizionalmente considerato più esposto.

Il quadro scientifico: ricerche e interpretazioni medico-legali

Durante l’intervista, Bonanni ha richiamato l’attenzione su alcuni elementi emersi dalla letteratura medica e dagli accertamenti condotti in ambito professionale. Secondo quanto riferito, la riduzione della capacità respiratoria che può manifestarsi nei soggetti esposti ad alte concentrazioni di fibre potrebbe comportare un maggiore impegno dell’apparato cardiocircolatorio, fenomeno interpretato come un possibile fattore di stress per il cuore.

Bonanni ha ricordato che questo tipo di analisi richiede sempre un approccio prudente, multidisciplinare e basato su accertamenti individuali.

Riferimenti normativi e prassi interpretative

La prospettiva della tutela previdenziale

Nel corso del dialogo, l’avvocato ha spiegato che la normativa storica in materia di malattie professionali prevede la considerazione dell’intero quadro clinico del lavoratore, includendo eventuali complicazioni che, in base alle valutazioni mediche, risultino connesse alla patologia principale. Ha ricordato come, sin dagli anni Settanta, alcune tabelle abbiano ricompreso anche condizioni cardiocircolatorie tra i possibili elementi da valutare nei casi di malattie respiratorie di origine lavorativa.

Un tema oggetto di maggiore attenzione negli ultimi anni

Bonanni ha osservato che, anche grazie alla diffusione di studi aggiornati e alla maggiore informazione dei lavoratori, negli ultimi tempi vi è una crescita di richieste di chiarimento e di accertamento medico-legale. L’ONA, secondo quanto dichiarato nell’intervista, sta contribuendo a orientare gli assistiti verso percorsi di valutazione più consapevoli, basati sulla documentazione medica e sugli strumenti previsti dalla legge.

Il ruolo dell’ONA nel supporto ai cittadini

Assistenza medica e legale integrata

L’avvocato ha illustrato il lavoro dell’Osservatorio, che mette a disposizione dei cittadini un gruppo di professionisti, per accompagnare chi ritiene di aver subito conseguenze sulla salute a causa di esposizioni professionali. L’obiettivo è fornire informazioni corrette, aiutare nella raccolta della documentazione e orientare gli interessati verso le procedure previste dall’ordinamento previdenziale e civilistico.

La centralità della prevenzione e della corretta informazione

Bonanni ha sottolineato che la sensibilizzazione resta un elemento essenziale. Conoscere meglio i rischi legati all’amianto permette ai cittadini di rivolgersi per tempo agli specialisti, avviare accertamenti e, quando necessario, attivare i percorsi di tutela. L’ONA, in questa prospettiva, continua a promuovere attività divulgative con l’intento di facilitare un dialogo costruttivo tra istituzioni, lavoratori e operatori sanitari.

Uno sguardo sul futuro della ricerca e della tutela

Il confronto tra professionisti, giuristi e comunità scientifica rappresenta un passo indispensabile per comprendere meglio i possibili effetti dell’esposizione ad amianto e per migliorare i percorsi di prevenzione e assistenza. L’avvocato Bonanni ha ribadito l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto nel sostenere una maggiore consapevolezza pubblica, nel rispetto della normativa vigente e delle evidenze cliniche documentate caso per caso.

Vedi l’intervista completa di Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni:

Salento, amianto e rifiuti pericolosi abbandonati

CESAR AUGUSTO RAMIREZ VALLEJO da Pixabay
vegetazione CESAR AUGUSTO RAMIREZ VALLEJO da Pixabay

Nel Salento e non solo, il problema dell’abbandono dei rifiuti, tra cui amianto, resta tra le emergenze ambientali.  Tra le fonti, la testata Lecce Prima. Nel 2024, la polizia provinciale ha sequestrato in questo territorio circa 274.000 tonnellate di rifiuti abbandonati lungo strade, piazzole di sosta e aree rurali, confermando l’entità della crisi.

Tra questi materiali, circa 19.000 tonnellate contenevano amianto, sostanza altamente tossica e cancerogena, mentre quasi 24.000 tonnellate erano rappresentate da rifiuti speciali, considerati pericolosi per la salute pubblica. Il restante quantitativo comprendeva quasi 79.000 tonnellate di rifiuti comuni e poco meno di 3.000 tonnellate di materiali inerti.

Rischi per l’ambiente e la salute

Un fenomeno particolarmente preoccupante, che non riguarda solo la Puglia, è l’incendio abusivo dei rifiuti, che contribuisce all’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque sotterranee.

Le maxi discariche abusive e gli impianti che gestiscono scarti in modo non corretto continuano a incidere negativamente da Nord a Sud Italia, dimostrando quanto sia urgente rafforzare i controlli e adottare strategie di prevenzione efficaci.

Verso una gestione più sicura

I dati in Salento aggiornati del 2025 permetteranno di confrontare l’andamento del fenomeno, ma nel frattempo le autorità mantengono alta l’attenzione sui rifiuti pericolosi e sull’amianto. È fondamentale aumentare la sensibilizzazione della popolazione, migliorare i sistemi di raccolta e garantire la bonifica dei siti contaminati, per proteggere sia l’ambiente sia la salute dei cittadini.

Tutelare la meraviglia del Salento

La Puglia, luogo magico sospeso tra leggende popolari, terre meravigliose, mare caraibico, ma anche di emergenze ambientali. Un territorio già ferito in passato dal batterio della Xylella che ha decimato gli uliveti secolari. Non dimentichiamo inoltre che Taranto è una città caratterizzata dalla presenza dell’Ex-Ilva e da tutte le problematiche che ne hanno caratterizzato parte della sua storia. Fondamentale quindi la tutela ecologica in questo luogo ricco di storia e tradizioni che intrecciano il mito con la vita quotidiana.