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venerdì, Giugno 19, 2026
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Stabilimento Anagni: amianto, sentenza definitiva

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Una sentenza definitiva del Tribunale di Roma

Il Tribunale di Roma ha confermato, con sentenza ormai passata in giudicato, l’accoglimento del ricorso presentato da un ex lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni.

I giudici hanno riconosciuto la natura professionale della patologia asbesto-correlata, l’esistenza di un danno biologico permanente e un periodo di esposizione qualificata all’amianto compreso tra il 1990 e il 2006, pari a circa sedici anni.

Secondo la ricostruzione contenuta nella sentenza, il lavoratore — impegnato per oltre vent’anni nella manutenzione degli impianti — avrebbe operato in un ambiente caratterizzato da un contatto con fibre e polveri di amianto. 
La consulenza medico-legale ha inoltre confermato un nesso causale diretto tra esposizione all’asbesto e malattia, riconoscendo gli ispessimenti pleurici come patologia professionale tabellata.

Conseguenze della decisione per il lavoratore

La sentenza avrebbe comportato la condanna dell’INAIL alla liquidazione del danno biologico, al pagamento dell’indennizzo previsto — pari a circa 9.000 euro — e alla rifusione delle spese legali.

L’esito del giudizio ha portato al rilascio del certificato ufficiale di esposizione ad amianto, documento che consente al lavoratore di accedere alla maggiorazione contributiva per 8 anni e quindi al prepensionamento secondo la normativa vigente.

Il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni

Il lavoratore è stato assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha espresso soddisfazione per il verdetto.
Le sue dichiarazioni sottolineano l’importanza del riconoscimento istituzionale delle condizioni lavorative vissute nello stabilimento e la centralità della tutela della salute come diritto fondamentale.

Intervento della Cassazione sui contributi per esposizione ad amianto

La decisione della Suprema Corte

Il 3 dicembre, con la sentenza n. 31559, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti applicativi della rivalutazione dei contributi previdenziali legati all’esposizione all’amianto. La Suprema Corte ha precisato che il beneficio non consente di superare la contribuzione massima utile prevista dalla legge né di ottenere ricalcoli basati su meccanismi di sostituzione della contribuzione già accreditata.

Secondo la Cassazione, la maggiorazione può operare solo entro i limiti necessari a colmare eventuali scoperture contributive e non può produrre incrementi oltre l’anzianità massima consentita dall’ordinamento.

Torino: scuola abbandonata al degrado, rischio contaminazione amianto

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scuola abbandonata al degrado, rischio amianto

All’altezza del Civico 91, a Torino, risalta tra la vegetazione una vecchia scuola abbandonata, che oltre al degrado in cui versa è anche una fonte di pericolo.

Il tetto della struttura, ormai abbandonata da 15 anni, è completamente ricoperto di amianto.

Già anni fa era stata denunciata dai residenti vicini, costretti a vivere vicino alla struttura.

Il problema è molto grave

Durante il sopralluogo dell’11 giugno 2025, gli esperti dell’ARPA, con i rappresentanti delle società Secap Spa e Fibe Srl, hanno esaminato completamente la copertura.

Le lastre in cemento-amianto presentano un deterioramento avanzato, muffe, sfaldature e fibre visibili.

Diverse parti della struttura non risultano più fissate correttamente, aumentando il pericolo di caduta di materiali contaminati.

Negli angoli di gocciolamento, gli esperti hanno individuato numerose stalattiti costituite da amianto friabile.

Questo risulta facilmente polverizzabile e in grado di rilasciare fibre nocive nell’aria anche a seguito di vibrazioni o urti.

L’assenza di un sistema di raccolta delle acque piovane favorisce il dilavamento delle superfici compromesse.

Le fibre finiscono sul terreno e il vento le disperde ulteriormente nell’ambiente circostante.

La scuola abbandonata è troppo vicina

L’area circostante è densamente popolata, a poche centinaia di metri sorgono luoghi sensibili come un poliambulatorio ASL, due scuole, la parrocchia con il centro estivo, un centro per anziani, la Centrale del Latte e il supermercato Mercatò.

All’interno dell’area abbandonata, addirittura una colonia felina autorizzata dal Comune, ora trasferita dalla Città in una nuova sistemazione.

La situazione, quindi, è ancora più critica a causa del contesto in cui sorge l’ex scuola.

Le analisi sui campioni prelevati durante il sopralluogo hanno confermato la presenza di amianto crisotilo, nei pannelli di tamponamento interni ed esterni, nelle stalattiti e nella copertura dell’edificio.

L’ARPA ha calcolato un Indice di Degrado pari a 0,64, classificando lo stato della struttura come “scadente”.

Inoltre, la mancanza di un piano aggiornato di custodia e manutenzione — documento obbligatorio per legge e già richiesto nel 2023 alla precedente proprietà — dimostra l’assenza di monitoraggio continuativo e peggiora ulteriormente la valutazione complessiva della sicurezza, insomma, un dramma.

ARPA chiede bonifica immediata

L’ARPA sollecita la Città a intervenire immediatamente.

Chiede alla proprietà di avviare senza indugio la pulizia dell’area, rimuovere la vegetazione e bonificare l’amianto.

Data la sua presenza su copertura e pareti, utilizzare procedure che evitino la dispersione di fibre pericolose.

La richiesta riaccende le preoccupazioni nel quartiere, dove il comitato “Via Baltimora 91” denuncia da anni la presenza di materiali pericolosi.

In conclusione, ci si interroga su che riserverà il futuro.

Verrà effettuata una bonifica quanto prima?

Amianto: INAIL condannata a risarcimento di un lavoratore esposto

giustizia: INAIL condannata
giustizia: INAIL condannata risarcimento lavoratore esposto

Amianto: INAIL condannata dal Tribunale di Roma, che ha accolto integralmente il ricorso di un lavoratore dello stabilimento Videocolor di Anagni contro l’INAIL, riconoscendo:

  • la natura professionale della patologia asbesto-correlata,

  • il danno biologico permanente,

  • e l’esposizione qualificata all’amianto dal 1990 al 2006, per un totale di circa 16 anni

«Una sentenza destinata ad avere effetti significativi sul piano sociale e previdenziale», si esprime l’ONA.

La sentenza ha permesso al lavoratore di ottenere il certificato ufficiale di esposizione ad amianto, documento fondamentale che gli consente di beneficiare di 8 anni di maggiorazione contributiva e di accedere immediatamente al prepensionamento.

«Il valore di questa decisione va ben oltre il singolo caso», sottolinea l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). «La sentenza apre la strada allo stesso diritto per centinaia di ex dipendenti di Videocolor/VDC Technologies, che hanno lavorato nello stesso stabilimento, esposti alle stesse condizioni e oggi privi di occupazione».

La contaminazione del lavoratore

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, la sentenza mostra chiaramente che il lavoratore, manutentore per oltre vent’anni, ha respirato quotidianamente polveri e fibre di amianto in tutto lo stabilimento, dai forni alle coibentazioni, dalle guarnizioni ai macchinari e a numerosi elementi strutturali.

Le verifiche tecniche, le testimonianze e i verbali delle autorità sanitarie hanno confermato che l’amianto infestava l’impianto in modo diffuso e persistente.

La consulenza medico-legale ha collegato direttamente l’esposizione alla malattia, riconoscendo gli ispessimenti pleurici come patologia professionale tabellata, con la presunzione legale prevista.

Amianto: INAIL condannata dal Tribunale che ha ordinato di riconoscere il danno biologico, versare 9.000 euro di indennizzo e rimborsare le spese legali sostenute dal lavoratore.

Il problema era già noto da anni

“Questa sentenza potrebbe essere la svolta per diverse decine di lavoratori rimasti senza impiego.

Una possibilità di accedere al prepensionamento, ma non come un privilegio, piuttosto una compensazione per chi ha passato la vita a contatto con sostanze pericolose e ottenere finalmente giustizia dopo anni di silenziosa esposizione.

La sentenza conferma quello che già si sapeva da anni: lo stabilimento Videocolor è stato un luogo di esposizione massiccia ad amianto, e rappresenta un riconoscimento ufficiale, per migliaia di lavoratori.

Dimostra che la salute non può essere sacrificata per niente, tantomeno in nome della produzione.

Il lavoro non può mettere a rischio la vita delle persone.

Oggi viene riaffermato un principio: chi si ammala a causa del lavoro non ha soltanto il diritto al risarcimento, ma anche a una vita dignitosa.

Questa decisione restituisce tempo, futuro e voce, a chi per troppo tempo era stato dimenticato.

Una sola vittoria, tuttavia, non basta. Va trasformata in un cambiamento reale.

Serve una responsabilità collettiva per evitare che certe tragedie si ripetano.

L’amianto non è solo un errore del passato; ma una ferita aperta che va affrontata con verità, tutela e prevenzione.” Dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto e tumori digestivi: studio francese

Amianto e tumori digestivi, studio francese
Amianto e tumori digestivi, studio francese

Uno studio condotto in Francia e pubblicato a febbraio 2025 da Bénédicte Clin, Céline Gramond, Fleur Delva, Pascal Andujar, Isabelle Thaon, Patrick Brochard, Julia Benoist, Antoine Gislard, François Laurent, Ilyes Benlala, Christophe Paris e Jean-Claude Pairon offre uno sguardo dettagliato sulla possibile relazione tra esposizione professionale all’amianto e tumori dell’apparato digerente. Con particolare riferimento al carcinoma esofageo.

Come è stato condotta la ricerca?

L’indagine si basa su una coorte di oltre tredicimila lavoratori maschi precedentemente esposti all’amianto e seguiti per un periodo di dieci anni. L’obiettivo degli autori era quello di valutare sia l’incidenza dei tumori sia la mortalità associata. Analizzando anche l’eventuale ruolo delle placche pleuriche, segnali radiologici tipici dell’esposizione pregressa alla fibra minerale.

La ricerca ha coinvolto 13.481 uomini. Calcolato un indice cumulativo di esposizione, una misura che quantifica l’intensità e la durata del contatto con l’amianto. Questa valutazione ha permesso di classificare la popolazione in base al livello di rischio. Ed ha compreso sia i soggetti con esposizione lieve sia quelli con una storia professionale più intensa.

Una parte del gruppo, composta da 4.794 individui, ha inoltre effettuato una TC toracica.  Ciò ha consentito di verificare la presenza di placche pleuriche e di comprendere il ruolo di questo segno clinico come possibile fattore aggiuntivo nell’aumento del rischio oncologico. Tutte le analisi statistiche sono state realizzate attraverso un modello di regressione di Cox. Con un aggiustamento per variabili fondamentali come l’età, il fumo e il tempo trascorso dalla prima esposizione.

Cosa emerge dalle analisi di incidenza e mortalità?

I risultati mostrano un quadro chiaro. L’esposizione all’amianto presenta un rapporto dose-risposta significativo in relazione al tumore dell’esofago. Ogni incremento dell’indice cumulativo di esposizione corrisponde a un aumento del rischio di sviluppare questa neoplasia, anche correggendo l’analisi per abitudine tabagica e durata dell’esposizione nel tempo.

La situazione diventa ancora più rilevante nel sottogruppo che ha eseguito la TC. In questi soggetti la presenza di placche pleuriche si associa a un rischio quasi triplo di sviluppare un carcinoma esofageo. Si tratta di un dato importante, perché suggerisce che tale manifestazione non sia solo un segno di esposizione pregressa, ma possa rappresentare un indicatore di rischio più diretto.

Lo studio ha inoltre valutato la mortalità e ha riscontrato una relazione coerente con quanto osservato nell’incidenza. Livelli più elevati di esposizione si associano a una maggiore probabilità di morte per tumore esofageo.

Fonte dello studio: Bénédicte Clin et al., studio epidemiologico sull’esposizione professionale all’amianto e tumori dell’apparato digerente.
Clin, B., Gramond, C., Delva, F. et al. Esposizione all’amianto, placche pleuriche e tumori dell’apparato digerente. BMC Public Health 25 , 686 (2025). https://doi.org/10.1186/s12889-025-21969-0

Un quadro che rafforza il legame tra amianto e tumori digestivi

Il fatto che la relazione persista anche dopo gli aggiustamenti statistici e che diventi più evidente nei soggetti con placche pleuriche sottolinea l’importanza di un monitoraggio clinico mirato nelle categorie professionali esposte.

Questi risultati contribuiscono a rafforzare la conoscenza scientifica sul tema e confermano l’urgenza di mantenere elevati standard di prevenzione, diagnosi precoce e sorveglianza sanitaria nei lavoratori che hanno avuto contatto con l’amianto.

In Italia invece l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e lAvv. Ezio Bonanni portano avanti in Italia da molti anni le evidenze scientifiche sulle malattie asbesto correlate, andando oltre le patologie più note come il mesotelioma o il tumore del polmone e quindi anche dei tumori dell’apparato digerente come il cancro all’esofago e al colon retto.

Sardegna, azione amianto: Programma degli interventi del 2025

sardegna programma interventi
sardegna programma degli interventi 2025

La Sardegna avvia il Programma degli Interventi 2025, su proposta dell’Assessora della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi, previsto dalla legge regionale 22/205.

Il programma si concentra sulla protezione, decontaminazione, smaltimento e bonifica dell’ambiente dai rischi legati all’amianto.

In particolare l’Assessora Laconi sottolinea che il Programma 2025 interviene direttamente su edifici pubblici e privati, puntando sulle situazioni a maggior rischio.

«Rimuovere l’amianto resta una priorità strutturale per garantire la sicurezza dei cittadini e la qualità dell’ambiente», afferma Laconi.

Per questo motivo, la regione destina 1 milione e 525.785 euro per finanziare interventi su edifici pubblici, immobili privati e siti produttivi dismessi.

Programma degli interventi previsti

La Regione ha selezionato e finanziato diversi interventi di bonifica dall’amianto.

Il Comune di Lunamatrona riceve 95.000 euro per eliminare l’amianto presente nel capannone comunale.

La Provincia di Oristano ottiene 369.105 euro per interventi su edifici privati e altri 209.000 euro per completare la bonifica dell’Istituto Agrario di Montresta.

Il finanziamento più consistente, pari a 822.679 euro, è destinato al Consorzio Industriale Provinciale di Sassari (CIPSS) per le operazioni di bonifica nell’area dell’ex Ferriera Sarda.

Il Comune di Abbasanta beneficia invece di 30.000 euro per la bonifica dell’ex mercato civico.

Sono stati ripartiti 300.000 euro per la rimozione delle condotte in cemento-amianto, destinati ai Consorzi di Bonifica.

Tra i principali beneficiari figurano:

  • Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale – 157.622 euro
  • Consorzio di Bonifica dell’Oristanese – 70.132 euro
  • Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale – 31.068 euro
  • Consorzio di Bonifica della Gallura – 10.977 euro
  • Consorzio di Bonifica dell’Ogliastra – 10.356 euro
  • Consorzio di Bonifica della Nurra – 10.273 euro
  • Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna – 9.569 euro

La bonifica dell’amianto resta una priorità

«Il Programma 2025 permette di intervenire in modo mirato su immobili pubblici, privati e siti produttivi, proseguendo così una strategia regionale che pone al centro la tutela della salute e la bonifica delle aree più a rischio.

In particolare la rimozione dell’amianto resta una priorità strutturale per la sicurezza dei cittadini e per la qualità dell’ambiente», evidenzia l’assessora Rosanna Laconi.

Inoltre, la nuova programmazione va a sommarsi ad azioni già avviate negli anni precedenti, che hanno consentito di finanziare numerosi interventi coinvolgendo diversi soggetti attuatori, dalle amministrazioni provinciali e comunali, alla Città metropolitana di Cagliari, fino alle aziende ospedaliere e ai consorzi.

Un impegno pluriennale che conferma la volontà della Regione di ridurre in maniera progressiva la presenza di amianto e di rafforzare la tutela della salute pubblica.

L’approvazione del Programma annuale rappresenta quindi un passaggio decisivo per continuare a diminuire le situazioni di rischio sul territorio, sostenendo gli enti locali e garantendo interventi mirati in linea con le indicazioni del Piano regionale.