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martedì, Settembre 15, 2026
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Di qui all’eternità?

Di qui eternità
Di qui all'eternità?

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Ma non vi siete accorti che questi mesi di lockdown ci hanno trasformato. Siamo divenuti tutti Highlander, prima nel chiuso delle case sarcofagi ed ora “liberi” nelle surreali bolle, che vanno oltre i confini dei guanti e delle mascherine, che raggiungono i gomiti e vanno oltre, sino all’intangibilità dei cento… duecento centimetri del distanziamento?

Ecco, che assistere agli Stati Generali, con Giuseppe Conte, Ursula von der Leyen e Ignazio Visco, in video, come alla maratona digitale di Visionary Days “Quale Futuro”, con il Ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, e con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mi ha confermato l’dea. Anzi mi ha definitivamente incardinato nel cervello la certezza che, andando oltre il reale, il virtuale aumentato ci sta rendendo progressivamente disponibili per una virtuosa eternità, seppure protagonisti di ogni bassezza terrena, nel breve presente della vita vissuta.

Eternità - Numero Verde Assistenza ONA

Di qui all’eternità?: il Covid ci ha fatto appassionare al cinema

Del resto, catturato ieri da uno degli “imperdibili” film che fluttuano nei notturni televisivi, ho in qualche modo vissuto quel clima fatto di passioni proibite, dai bordelli alle corna, dal nonnismo allo sport da reggimento, lo stesso, con gli stessi protagonisti, che sicuramente aleggiava nel Foro Italico presidiato dagli americani nel 1944, quando i “liberatori” Lancaster e Sinatra si esibivano per i colleghi tra i basiti colossi dello Stadio dei Marmi e l’Oscar con “Di qui all’eternità”, dieci anni dopo, nemmeno se lo sognavano.

Ecco, per venire al dunque, se per un verso la fotografia, il cinema, le infinite declinazioni della trasposizione digitale del nostro essere, ci vanno donando quella ubiquità che era prerogativa del Santo festeggiato ieri, Antonio da Padova e da Lisbona, per contro si diffonde un delirio generale – da resa dei conti – in cui si continuano ad abbattere uomini veri e simulacri. Altro che “Guardie e ladri” di pacioccona memoria.

Qui si spara. si uccide. si distrugge. Qui si tenta di sovvertire o se preferite ribaltare le regole del “padrone” e la storia per lui scritta delegittimandone gli autori. Insomma, una “rivoluzione culturale” da cui per un po’ nessuno si salverà, da Colombo a Milligan, da Leopoldo II a Churcill, da Montanelli a Romolo e i Romani stupratori delle Sabine.

Poi, nel divenire, di tanto sconquasso rimarrà l’eternità di un ritornello, ieri fatto di busti, monumenti equestri ed elegiaci dipinti, oggi di bilocazioni digitali, domani appunto di virtuali realtà iper e super, di perfetti cloni da poter riprodurre alla bisogna, salvo le anime, che saranno accuratamente ristrette nel Purgatorio in attesa del Giudizio.

Vite perdute, vite vendute

Vite perdute, vite vendute
Vite perdute, vite vendute

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

La percezione è così netta, sgradevole, tale da indurre tristezza, tanto profonda quanto la sensazione del nulla, del senza rimedio. Certo, vite perdute e vite vendute.

Mi dispiace, ma quelle di Giulio Regeni, massacrato in Egitto, di Gloria Trevisan e Marco Gottardi, la coppia di architetti carbonizzati nella Grenfell Tower a Londra, di Martina Rossi precipitata nell’orrore di una notte lontana dagli esami a Palma di Majorca o delle sette ragazze “Erasmus” stroncate dal sonno di un driver sulla strada per Valencia, associate ai molti opinabili esiti letali della pandemia da Coronavirus, del deragliamento sanitario rispetto a patologie diverse dal COVID 19, dei suicidi indotti dalla depressione economica, rischiano di essere di fatto vite vendute, dopo essere state irrimediabilmente perse.

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Vite perdute: impreparati alla pandemia per i tagli alla sanità

Basta fare mente locale, per capire che se eravamo impreparati per profilassi e presidi contro la pandemia, se i magazzini della protezione civile erano vuoti, se i nosocomi non erano attrezzati, il motivo era quello dei tagli cinici assestati negli anni alle spese per la sanità.

Basta riflettere sulle vicende associate della vendita di elicotteri (all’India, durante la vicenda dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone arrestati in Kerala) piuttosto che di fregate (adesso confermate per una commessa dall’Egitto) piuttosto che gli esiti giudiziari e giudiziali, con ridicole offerte di risarcimento per le giovani vittime, per giungere alla conclusione che, prima o dopo essere morti, i rischio che si corre è quello di essere comunque oggetto di contrattazione, di essere oggettivamente venduti.

Quando Henri Georges Clouzot, delle Vite Vendute di Arnaud, ne fece un film da antologia era il 1953, Yves Montand straripava nella sua fisicità. Dopo le bombe atomiche della Seconda Guerra i camion carichi di nitroglicerina facevano comunque impressione. Il prezzo per la vita degli autisti era comunque quello di un pugno di dollari. Ma loro erano soltanto i consapevoli protagonisti di una fiction.

Marina Militare, la Difesa condannata al risarcimento

Marina Militare, amianto
Amianto e giustizia: un milione di euro alla famiglia di un militare morto per mesotelioma

Lavorava a contatto con amianto, Difesa risarcisce 673mila euro

“Dopo anni di battaglie, finalmente fioccano le sentenze di condanna. Si squarcia il velo sulla strage provocata dall’uso dell’amianto. Sono anni, ormai (dal gennaio 2000), che sale il grido di dolore delle vittime dell’amianto, per molto tempo inascoltato. Poche erano le vicende che erano approdate nelle aule dei Tribunali. Vigeva la consegna del silenzio. La giustizia era sepolta all’interno e insieme ai cadaveri delle vittime. Niente e nessuno avrebbe dovuto interrompere l’idillio dei produttori di amianto, che all’epoca, come adesso (molto di meno), dettano legge sacrificando la salute al profitto” Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA. Il Ministero della difesa condannato al risarcimento!

V.L. morto a causa delle fibre di amianto

Questo è l’ennesimo caso di un uomo, che ha lavorato per anni come dipendente del ministero della Difesa, nella Marina Militare Italiana e, dopo essersi ammalato a causa dell’amianto, è deceduto.
V.L era  impiegato a bordo di molte unità navali, con mansione di motorista, dal luglio del 1961 al settembre del 1987, tra Taranto e La Maddalena.

Il mesotelioma pleurico, tumore strettamente correlato all’esposizione e inalazione delle fibre di amianto, gli era stato diagnosticato nel 2007. La dott.ssa Alessandra Imposimato, giudice della II Sezione Civile del Tribunale di Roma, ha condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni a favore dei familiari, di circa 673mila euro.

Secondo il verbale della commissione medica di Taranto: “risulta certificata l’esistenza del nesso eziopatogenetico tra il decesso del militare e l’infermità mesotelioma maligno della pleura sinistra da pregressa esposizione lavorativa all’amianto”. Questo, insieme al parere del Comitato di verifica della causa di servizio e la certificazione rilasciata dall’Inail è stato fondamentale per la condanna della Difesa, aggiunge la dott.ssa Imposimato.

I familiari assistiti dal presidente ONA, Ezio Bonanni

I familiari, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, si sono rivolti a lui perché combatte da anni per l’assistenza e la tutela delle vittime del dovere, cioè di coloro che hanno prestato servizio nella Marina Militare Italiana e che sono colpiti da malattie correlate all’amianto.

Non solo, l’avvocato tutela tutti coloro che hanno perso un padre, un marito, un figlio, a causa dell’amianto inalato durante le attività di servizio. È noto da anni il fenomeno epidemico legato alle malattie asbesto correlate tra i militari della Marina.

Sono 1.101 i casi di mesotelioma segnalati alla procura di Padova, molti dei quali ancora pendenti. L’ex sottufficiale V. L., all’epoca dei fatti, ha stabilito la sentenza, non solo lavorava in ambienti contaminati da amianto ma anche inconsapevolmente. Non era stato informato del rischio che correva e senza che “fossero state adottate misure di prevenzione tecnica e di protezione individuale”.

Il nesso di causalità per il giudice è incontrovertibile. È  dimostrato come i minerali cancerogeni fossero presenti non soltanto nella sala macchine, ma anche all’interno del natante.
V.L “era stato costretto non solo a lavorare in ambienti contaminati, ma anche ad indossare tute d’amianto per proteggersi dal calore” – si legge nella sentenza. “Si osservi–  che l’amministrazione della Difesa, nell’unico suo scritto giudiziale, salvo formule di stile (inconcludenti allo scopo), non ha contestato specificamente alcuno dei fatti, né ha mosso osservazioni in ordine all’affidabilità, alla veridicità ed alla efficacia dimostrativa della copiosissima documentazione esibita”.

La nascita dell’ONA e la tutela delle vittime

Nel 2008, le vittime si sono riunite nell’Osservatorio Nazionale Amianto ed hanno dato vita all’associazione indipendente che ha il fine preminente della tutela della salute e la restituzione del senso della dignità della persona umana. Questo, secondo i più alti valori della Costituzione. Contro ogni forma di negazionismo dell’essere umano, troppe volte, sacrificato per il progresso della società, a scopo di lucro.

Sono molti, troppi, i militari sacrificati inconsapevolmente. Hanno dato la loro vita per lo Stato e hanno pagato il prezzo più alto. Non serviranno fiori o un risarcimento a colmare il vuoto lasciato nel cuore dei familiari.

Un vuoto incolmabile. Una ferita che forse, in alcuni, si cicatrizzerà, ma come ogni ferita, si riaprirà quando il ricordo andrà all’amato padre, compagno o figlio deceduto.

E il perdono è difficile, se non impossibile. Per questo la Difesa deve pagare. Perché il prezzo più alto è già stato pagato, con la vita.E sono e saranno troppe le vite stroncate dall’amianto. Sono stati presi provvedimenti. Ma l’amianto è ancora presente, uccide e ucciderà ancora. E non ci sarà perdono per l’essere umano che ha ucciso sé stesso e i suoi simili tacendo sulla pericolosità dell’amianto.

L’avvocato Ezio Bonanni e il lavoro dell’ONA

In qualità di Presidente dell’ONA mi sono fatto portavoce anche con il ministro dell’Ambiente, Generale Sergio Costa, perché dai lavori della Commissione Amianto si giunga ad un riesame della problematica di concerto con il ministero della Difesa. Così che nel Consiglio dei ministri la questione possa essere risolta con la giusta tutela dei diritti delle vittime e dei superstiti. Si deve evitare la condizione paradossale costituita dal fatto che le vittime del dovere, dopo aver donato la loro vita allo stato e alla comunità, siano costrette ad agire giudiziariamente contro quello Stato che hanno servito per ottenere giustizia, in molti casi delle somme che servono per comprare un mazzo di fiori da portare sulla lapide del caro estinto e per pagare gli studi universitari, ovvero per sopravvivere, dopo la perdita del capo famiglia”, così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni. 

Cristoforo Colombo!

George Floyd - Cristoforo Colombo
George Floyd

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialistaper “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Da Cristoforo Colombo all’attuale pandemia

Adesso, finalmente ho capito, che quando sentivo gridare “Cristoforo Colombo!”, quella non era una invocazione, ma proprio una bestemmia.

Pensavo fosse un modo eufemistico per non essere blasfemi, per non finire all’inferno e invece no, qualcuno, anzi adesso in molti, troppi se la prendono con il presunto scopritore dell’America e pertanto colpevole di tutto quello che è capitato dal 1492 in poi, pandemia COVID 19 compresa.

Numero Verde Assistenza ONA

Ma provate a pensare. Basteranno le svariate statue del glorioso navigatore imbrattate, decapitate, bruciate, gettate a terra, in acqua, distrutte, a calmare gli umani abbrutiti da tutte le vessazioni subite in conseguenza di un fortunoso sbarco sulla Via delle Indie?

Qualcuno deve da tempo aver adottato Cristoforo come capro espiatorio ideale, strafottendosene del Vespucci Amerigo, quello che semmai dette il nome al Nuovo Continente o del Pizarro Francisco che degli Incas fece strame.

Ma voglio tornare a Colombo ed ai suoi simulacri, perché la furia iconoclasta, che lo accomuna a Nerone, Budda, Stalin, alle pale d’altare delle Fiandre, sbranate dai calvinisti nel 1566, è iniziata in realtà sei anni fa con la rimozione della statua di Colombo nella Plaza de Mayo a Buenos Aires, perché considerato simbolo negativo da chi si identifica con la cultura “bolivariana”, che alimenta romantici e cruenti risvolti rivoluzionari nella parte latina delle Americhe.

Gli italiani si identificano con il Columbus Day

La cosa inquietante è che peraltro gli italiani si identificano in Colombo e nel Columbus Day, come espressione di appartenenza, come rappresentazione di radici, di cultura e di laboriosa fattiva contribuzione alla costruzione delle grandi collettività civili e realtà nazionali americane.

Tanto per capirci, potremo essere accusati di aver trasferito dall’altra parte dell’Oceano braccia e soprattutto teste pensanti, cultura ed ingegno, ma non di aver fatto mercato di milioni di schiavi africani, annichilito indigeni, cancellato i pellirosse e la loro cultura. E allora?

Allora, la mia impressione è che qualcuno, a man salva e a nostro danno, la stia buttando in cagnara e che scientificamente si vada a determinare un punto di sfogo per lo tsunami di proteste, per la enorme bolla di rabbia popolare formatasi con la brutale uccisione di George Floyd.

È la vecchia tecnica del depistaggio che continua a funzionare, Cristoforo Colombo!

Da George Floyd, alle altre forme di razzismo: l’ONA dice NO

Razzismo
Razzismo

La morte di George Perry Floyd scuote le coscienze negli USA e nel resto del pianeta. Interviene con una mozione il Direttivo Nazionale dell’ONA (10.06.2020), che in Italia registra una forma di discriminazione ai danni delle vittime dell’amianto.

Ci si oppone ad ogni forma di razzismo e discriminazione. Il colore della pelle, altre volte le paternità scomode, quando cioè si è figli di una vittima dell’amianto.

Le vittime dell’amianto sono il segno tangibile del fallimento delle Istituzioni.

Comportamenti negligenti, imprudenti e incapaci, non solo per l’uso discriminato del minerale, ma anche per la violazione delle regole cautelari.

Quando la discriminazione di un bambino è visibile a tutti

Sabaudia, città ridente nell’agro pontino, nel Parco Nazionale del Circeo, anche qui l’amianto miete vittime. Cantieri navali, strutture edili, etc., tutto depone per confermare anche in queste terre ridenti il rischio dell’amianto.

Anche il nostro eroe, Antonio Dal Cin, finanziere che dal 2008 si batte nell’ONA contro l’amianto per la bonifica, la tutela medica e legale delle vittime, e per ridare dignità all’essere umano, secondo le linee guida del direttivo nazionale dell’ONA.

Antonio Dal Cin ha così rotto le sbarre della gabbia del razzismo, liberando tutte le coscienze.

L’ONA contro il razzismo e la discriminazione

Il piccolo M. Dal Cin frequenta la scuola e per l’emergenza coronavirus si è reso necessario dover bonificare e sanificare.

La foto, che è il momento finale e solenne, e il segno del ricordo per tutta la vita si realizza, quest’anno, a distanza, e singolarmente, per poi comporre un collage, una sorta di mosaico, fatto di volti e di emozioni, che in questo tempo rappresentano la vittoria su un virus che ci ha isolati, ma non ci ha divisi.

L’ONA contro il razzismo, il caso Floyd

Antonio interviene perché sente la necessità di associarsi all’appello del direttivo nazionale contro ogni forma di razzismo. La morte di George Perry Floyd segna una svolta negativa che impone un’azione dell’ONA anche in Italia.

L’associazione sente la necessità di rinnegare ogni forma di razzismo e discriminazione. A partire dal colore della pelle, e auspicare che anche negli Stati Uniti venga posto termine a questa mattanza che vede vittime incolpevoli alcuni cittadini, rei di avere la pelle nera.

Questa condizione di oltreoceano ci fa apprezzare l’operato della Polizia Italiana. Anche se in alcuni casi come per esempio di Giuliani, piuttosto che Aldovrandi, sono rimasti tristemente impressi nella nostra memoria.

Specialmente il caso della morte di Federico Aldovrandi. Il ragazzo morto in seguito a delle percosse di 4 poliziotti, rimasti sostanzialmente impuniti, ha segnato la nostra coscienza e ci ha imposto un’azione di doverosa vigilanza. Allo stesso, l’accaduto dovrebbe far di apprezzare le nostre Forze dell’Ordine, poiché si tratta di casi assolutamente isolati.

Antonio Dal Cin: mio figlio vittima di discriminazione

Nella foto di gruppo, il piccolo M. Dal Cin è stato escluso. L’accaduto è stato giustificato per un presunto ritardo dell’invio della foto nel gruppo di whatsapp. La madre del minore ha espresso forte indignazione.

Chiediamo quindi la foto del minore sia aggiunta a quella del collage. L’ONA insiste nella richiesta, facendosi portatrice di questa istanza del minore attraverso le colonne di questo giornale, che rende pubblica questa istanza per renderla più efficace.

Perché escludere questo bambino dalla foto di gruppo?

Forse vi è un collegamento per il fatto che il padre è vittima del dovere, per essere rimasto esposto ad amianto?

Antonio Dal Cin interviene nella questione

A rendere pubblica questa triste e dolorosa vicenda è Antonio Dal Cin che non appena venuto a conoscenza dei fatti e letto i contenuti nel gruppo WhatsApp 1^ B scrive testuali parole di commento: “Buongiorno, sono Antonio Dal Cin, il padre di M.. E’ mio dovere tutelare mio figlio”.

Poche parole, quelle di un genitore che considera l’accaduto un fatto gravissimo e discriminatorio, lesivo per il bambino, e richiama letteralmente il contenuto dell’art. 2 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificato dall’Italia nel 1991, che sancisce “il diritto di ogni bambina e ogni bambino a essere libero da qualsiasi forma di discriminazione”.

Come padre, scrive Antonio Dal Cin, ho il dovere di difendere i diritti di mio figlio M., per la grave discriminazione subita e gli effetti che andrà a determinare sul suo accrescimento.

Per questo motivo, mi sono rivolto all’Avv. Ezio Bonanni, per rendere più efficace la lotta contro ogni forma di discriminazione e di razzismo, anche se l’Italia non è una nazione di razzisti!

Il Ministro Azzolina deve educare alla prevenzione

Razzismo sabaudia
(c) https://www.news-24.it/

È questa la richiesta dell’ONA e del Sig. Antonio Dal Cin, diretta al Ministro dell’Istruzione On. Lucia Azzolina, perché ci sia innanzitutto la bonifica delle scuole dall’amianto.

Cosa che è stata già richiesta dall’Avv. Ezio Bonanni e dal Gen. Giampiero Cardillo, che fanno parte della Commissione Nazionale Amianto, voluta dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, per affrontare e risolvere il problema amianto, e poi perché finalmente perché venga spiegato ai ragazzi i rischi dell’amianto. Antonio ne è il testimone vivente.

Impiegato come militare della Guardia di Finanza, egli ha lottato nell’adempimento dei suoi doveri contro il crimine ambientale, e nell’adempimento delle sue missioni è stato esposto alla fibra killer che gli ha provocato l’asbestosi pleurica e polmonare.

Ora Antonio Dal Cin respira a fatica, aiutato dall’ossigeno, ed è stato sottoposto ad un programma terapeutico sperimentale, seguendo il protocollo ONA, e grazie ad un vero e proprio miracolo, ha ancora la forza di lottare.

Antonio, infatti, ha subito complicanze cardiache, ma per fortuna, lo stato precanceroso, è stato arrestato (un vero miracolo), solo che, è sufficiente che la fibra killer si scateni e il povero Antonio rischia di soccombere, lasciando così due figli in tenera età e una moglie ancora giovane, ad affrontare da soli le difficoltà della vita, in un mondo che in alcuni casi è crudele e spietato.