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Australia: sabbia colorata per bimbi, scuole chiuse amianto

amianto nella polvere colorata, australia
amianto nella polvere colorata (Foto esclusivamente decorativa di Nandhu Kumar da Pixabay)

In Australia è scattata un’allerta nazionale dopo che alcuni lotti di sabbia colorata per attività infantili sono stati segnalati come potenzialmente contaminati da amianto. La notizia ha portato alla chiusura temporanea di numerose scuole e asili, mentre continuano verifiche e sopralluoghi in tutta l’area interessata.

Il richiamo dei prodotti e i primi accertamenti

L’allarme è iniziato quando la Commissione australiana per i consumatori ha disposto un richiamo urgente di vari prodotti destinati ai più piccoli. Test di laboratorio hanno infatti evidenziato la presenza di tremolite, una forma di amianto particolarmente pericolosa, in alcuni campioni della sabbia colorata.

I prodotti coinvolti comprendono diverse linee vendute in Australia e online.
Tutti i lotti ritirati sono stati realizzati in Cina (uno dei pochi paesi che ancora producono e consumano amianto) e commercializzati tra il 1° gennaio 2020 e il 31 ottobre 2025.

La grande distribuzione ha già rimosso la sabbia dagli scaffali, sottolineando che il richiamo è stato effettuato “a titolo puramente precauzionale” e che il rischio di dispersione di fibre nell’aria è considerato “molto basso”.

Scuole e asili sotto controllo

Nonostante il rischio ritenuto minimale, l’Australian Competition & Consumer Commission (ACCC) ha invitato le istituzioni scolastiche a verificare la presenza dei prodotti nelle loro strutture.

Il dipartimento dell’Istruzione dell’Australia meridionale ha confermato l’invio di un’allerta ufficiale a scuole e centri dell’infanzia. Ha inoltre fornito istruzioni precise su come identificare i prodotti interessati e alla loro rimozione.

Finora i test dell’aria eseguiti negli edifici coinvolti hanno dato risultati negativi, ma le autorità hanno comunque avviato controlli capillari che potrebbero durare diversi giorni.

Il caso si estende alla Nuova Zelanda

L’eco dell’allerta australiana ha raggiunto rapidamente anche la Nuova Zelanda, dove alcune scuole hanno deciso di chiudere in via preventiva, temendo possibili contaminazioni legate agli stessi prodotti.

Le istituzioni: “Il rischio è basso, ma eliminare il pericolo è doveroso”

Nonostante le rassicurazioni tecniche, i governi locali ribadiscono la necessità di rimuovere ogni possibile fonte di pericolo, soprattutto quando riguarda i bambini.
Le autorità, infatti, hanno dichiarato che il loro obbligo è “eliminare qualunque rischio ragionevolmente prevedibile”.

Aggiornamento di dicembre 2025

Kmart Nuova Zelanda ha annullato il richiamo dei set dopo che nuovi test di laboratorio hanno confermato che non era presente amianto.

I prodotti erano stati richiamati tra il 15 novembre e il 4 dicembre in seguito a un test preliminare che aveva sollevato dubbi sulla possibile contaminazione.

Il ministero delle Imprese, dell’Innovazione e dell’Occupazione (MBIE) ha comunicato che sarebbero state effettuate ulteriori analisi in laboratori accreditati, le quali non hanno rilevato alcuna traccia di amianto. Per questo motivo è stato ritirato l’avviso di richiamo.

I consumatori che hanno acquistato i prodotti durante il periodo del richiamo sono ora informati che gli articoli sono considerati sicuri.

Fonte: Sky TG 24

Amianto e lavoro, sentenza Corte d’Appello Catania

amianto, Avv. Ezio Bonanni, esposto
Avv. Ezio Bonanni

La Corte d’Appello di Catania, chiamata a riesaminare la vicenda in seguito all’intervento della Cassazione, ha riconosciuto i benefici previdenziali a un ex lavoratore di un polo petrolchimico di Priolo Gargallo. L’uomo era stato impiegato per oltre quindici anni come montatore all’interno di diversi reparti industriali. Aveva richiesto la rivalutazione contributiva prevista per l’esposizione ad amianto, ma la sua domanda era stata inizialmente respinta perché ritenuta non conforme ai limiti temporali stabiliti.

Il ruolo dell’avvocato Ezio Bonanni nel ricorso

Il caso ha assunto un nuovo rilievo grazie al lavoro dell’avvocato Ezio Bonanni. Il legale infatti ha seguito il ricorso e ha riportato l’attenzione sulle condizioni reali degli ambienti industriali in cui il suo assistito aveva operato. Bonanni ha affermato che “la valutazione dell’esposizione non può essere condotta attraverso criteri meramente formali. infatti richiede un’analisi più attenta della cronologia delle bonifiche e delle modalità di lavoro dell’epoca.” Questo approccio avrebbe portato a una rivalutazione complessiva della documentazione e ha consentito di esporre in modo più completo il contesto operativo.

Il punto di svolta è arrivato con la pronuncia della Corte di Cassazione. 
Il termine ultimo di esposizione all’amianto non può essere determinato in base all’entrata in vigore della legge 257/1992. Ma deve tener conto delle effettive condizioni di lavoro e delle bonifiche realmente eseguite”. Ha affermato Bonanni.

La nuova decisione della Corte d’Appello di Catania

I giudici d’appello hanno riconosciuto che il periodo di lavoro all’interno degli impianti  presentava caratteristiche compatibili con esposizione alle fibre di amianto. Questo ha portato all’attribuzione della rivalutazione contributiva utile per il calcolo dell’assegno pensionistico, alla liquidazione degli arretrati maturati negli anni e al riconoscimento delle spese sostenute durante l’intero percorso giudiziario.

Un precedente rilevante per i lavoratori dei siti industriali

“La pronuncia rappresenta un riferimento importante per i lavoratori che ritengono di aver svolto la propria attività in ambienti caratterizzati dalla presenza di materiali contenenti amianto.” Ha concluso Bonanni.

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Questo articolo riporta fatti di interesse pubblico sulla base di fonti ufficiali e pubblicamente accessibili. I contenuti non intendono esprimere giudizi di valore né attribuire responsabilità ulteriori rispetto a quanto stabilito nelle sedi competenti nel rispetto delle fasi processuali.

Quando la musica denuncia i pericoli dell’amianto

amianto e musica
amianto e musica (foto free di William Gallardo da Pixabay)

L’amianto, materiale noto per le sue proprietà isolanti ma tristemente celebre per i rischi legati alla salute, ha ispirato anche il mondo della musica. Negli anni, diversi artisti hanno trasformato il dolore e le esperienze dei lavoratori in canzoni potenti, capaci di sensibilizzare su questa tematica. Qui vi presentiamo tre brani significativi che affrontano il tema dell’amianto, offrendo un ponte tra arte e consapevolezza sociale.

Questi tre brani sono l’esempio di come la musica possa essere molto più di intrattenimento. Diventa testimonianza e strumento di denuncia. Dall’elettronica industriale di Meat Beat Manifesto al metal di Ashenspire, fino al punk diretto dei The Holy Orders, l’amianto continua a ispirare artisti che scelgono di raccontare le storie dei lavoratori e di chi ha subito le conseguenze di questa sostanza.

Asbestos Lead Asbestos – Meat Beat Manifesto (1996)

Il gruppo britannico  Meat Beat Manifesto, noto per il suo stile elettronico e sperimentale, ha pubblicato nel 1996 Asbestos Lead Asbestos. In particolare, la canzone esplora il rapporto tra industria, rischio chimico e impatto sulla vita dei lavoratori. Inoltre, attraverso un ritmo industriale e sonorità elettroniche cupe, il brano trasmette efficacemente la tensione e l’angoscia legate all’esposizione all’amianto.

 

The Law of Asbestos – Ashenspire (2022)

Più recente è The Law of Asbestos di Ashenspire, pubblicato nel 2022. Questo pezzo metal combina riff potenti e testi diretti per raccontare le difficoltà legali e sociali legate ai danni causati dall’amianto. La band affronta temi come la burocrazia, le battaglie legali e l’ingiustizia sociale subita dai lavoratori.

Grazie alla forza delle chitarre e all’energia dei ritmi, la canzone riesce a trasformare la rabbia e la frustrazione in un potente mezzo di denuncia.

The New Asbestos, dei The Holy Orders, pubblicato nel 2014, affronta l’amianto attraverso un approccio punk-rock diretto e coinvolgente. In particolare, la band racconta storie di lavoratori, esposizione e malattia, mentre utilizza un linguaggio musicale immediato che così riesce a coinvolgere l’ascoltatore.

Il brano è un esempio di come la musica possa diventare un mezzo di coscienza collettiva. Sensibilizzando nuove generazioni sul tema della sicurezza e dei diritti dei lavoratori.

Buon ascolto.

 

Agrigento, rimosse oltre 27 tonnellate di amianto

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Prosegue il piano di bonifica ambientale promosso dal Libero Consorzio Comunale di Agrigento, finalizzato alla rimozione dei rifiuti, tra cui amianto, lungo le strade provinciali, ex consortili ed ex regionali. Intervento previsto dall’articolo 14 del Nuovo Codice della Strada. Una soluzione che ha permesso di eliminare una quantità significativa di materiale pericoloso, contribuendo a migliorare la sicurezza e la qualità ambientale del territorio.

27 tonnellate di amianto rimosse

Secondo la fonte, negli ultimi quattro mesi, una sola impresa ha rimosso circa 27.900 chilogrammi di amianto. Materiale estremamente pericoloso per la salute umana, trattato in modo conforme alla normativa e successivamente conferito presso il centro di stoccaggio autorizzato di Carini.

Attività del Gruppo Risanamento Ambientale

Il Gruppo Risanamento Ambientale del Libero Consorzio, coordinato dal dirigente dott. Achille Contino, con il RUP architetto Sergio Miccichè e il responsabile di cantiere geometra Antonio Sciarratta, ha seguito tutte le fasi operative degli interventi.

Durante le attività di pulizia e bonifica sono stati tolti anche:

  • 119 tonnellate di rifiuti indifferenziati,
  • 65,4 tonnellate di materiali ingombranti,
  • 44,2 tonnellate di scarti da costruzione,
  • 3,6 tonnellate di pneumatici fuori uso,
    oltre a consistenti quantità di legname, guaine bituminose e rifiuti contaminati.

Tra i materiali classificati come pericolosi, si segnalano oltre 24 tonnellate di rifiuti contaminati da combustione, con l’impiego dui procedure specifiche prima dello smaltimento.

Finanziamento e obiettivi del progetto

Il Libero Consorzio di Agrigento per il biennio in corso ha provveduto a un finanziamento di oltre 400mila euro. Le attività proseguiranno nei prossimi mesi con l’obiettivo di mantenere pulita e sicura la rete stradale provinciale, riducendo i rischi ambientali e migliorando il decoro del territorio agrigentino.

Villanova Biellese e amianto, sequestrata area di 16.800 mq

Guardia di Finanza, macchina, Villanova Biellese: amianto
La Guardia di Finanza

Oltre mille lastre di amianto, alcune cadute al suolo e altre ancora fissate in modo precario ai tetti di vecchi capannoni. È quanto scoperto in un’area privata di circa 16.800 metri quadrati situata a Villanova Biellese, completamente abbandonata e in evidente stato di degrado.

L’intervento della Guardia di Finanza

L’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Biella, ha individuato la zona durante un controllo sul territorio. I militari hanno notato diversi capannoni agricoli con coperture parzialmente divelte e cumuli di materiale edilizio deteriorato sparsi nell’area. La situazione ha destato immediata preoccupazione per i possibili rischi ambientali e sanitari.

Le verifiche dell’Arpa

Secondo la fonte, dai successivi accertamenti tecnici eseguiti dall’Arpa Piemonte è emerso che le lastre rinvenute, molte delle quali rotte o frammentate, erano costituite da fibrocemento contenente amianto. Anche le coperture residue dei capannoni presentavano lo stesso tipo di materiale, ormai logoro e pericolante.

Sequestro e denuncia

Su disposizione della Procura della Repubblica di Biella, è stato disposto il sequestro dell’intera area contaminata a Villanova biellese e delle 1.100 lastre di amianto, per un peso complessivo stimato di circa 16 tonnellate. Il proprietario del terreno è stato denunciato per deposito incontrollato di rifiuti pericolosi, in violazione del Testo Unico Ambientale.

Il Giudice per le Indagini Preliminari ha successivamente convalidato il provvedimento, emettendo un sequestro preventivo sia dell’area sia del materiale contenente amianto ancora presente nei capannoni.

Area sotto sequestro – Villanova biellese e amianto

L’intervento ha permesso di mettere in sicurezza una zona che rappresentava un grave rischio per la salute pubblica e per l’ambiente. Le autorità competenti proseguiranno ora con le operazioni di bonifica e smaltimento del materiale nocivo secondo le normative vigenti.

Le considerazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“Un mondo libero dall’amianto è ciò che l’ONA si auspica quanto prima. Le fibre, se deteriorate, possono essere inalata e provocare gravissime malattie come il mesotelioma, vari tipi di cancro e diverse patologie asbesto-correlate . Sono necessari interventi trasversali che possano facilitare sia le bonifiche, che le procedure di smaltimento.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.