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Amianto e cancerogeni: convegno salute Catanzaro

evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)
evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)

Si terrà il 30 gennaio alle ore 9:30 a Catanzaro, presso la Cittadella Regionale nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” in V.le Europa  il convegno dal titolo
“Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive per il futuro”.
Un appuntamento di grande rilievo dedicato alla tutela della salute pubblica, alla prevenzione e alla ricerca scientifica.

L’evento si svolge con il patrocinio della Regione Calabria ed è organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Una realtà da anni impegnata a livello nazionale nella difesa delle vittime dell’amianto e nella lotta contro l’esposizione a sostanze cancerogene.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto rappresenta inoltre un punto di riferimento fondamentale per cittadini, lavoratori e istituzioni. L’associazione opera nel campo della prevenzione, dell’assistenza legale e medico-sanitaria e della sensibilizzazione sui rischi legati all’amianto e ad altri agenti nocivi.

Il presidente ONA è l’avvocato Ezio Bonanni, figura di primo piano nella tutela dei diritti delle vittime dell’amianto. Da anni è impegnato nella battaglia per il riconoscimento delle malattie professionali, per le bonifiche ambientali. Oltre a una maggiore attenzione istituzionale ai temi della sicurezza e della giustizia ambientale.

Focus su amianto, cancerogeni e salute pubblica

Il convegno affronterà lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche sull’amianto e sugli altri cancerogeni. Analizzando i dati epidemiologici più recenti, le criticità ancora presenti e le prospettive future in termini di prevenzione e intervento.

Ampio spazio sarà dedicato al tema dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), con particolare attenzione al SIN di Crotone, uno dei casi più complessi di contaminazione ambientale in Calabria.

Le ricerche dell’oncologo Pasquale Montilla sul SIN di Crotone

Tra i contributi scientifici di rilievo, quello del dottor Pasquale Montilla, oncologo clinico consulente scientifico ONA specialista dell’Universita’ Cattolica Sacro Cuore di Roma. Montilla è da impegnato da anni nello studio delle correlazioni tra esposizione ambientale e insorgenza di patologie oncologiche. Le sue ricerche sul SIN di Crotone hanno evidenziato l’importanza della sorveglianza sanitaria, della prevenzione e di interventi strutturali per la tutela delle popolazioni esposte.

Gli studi condotti sottolineano inoltre come la presenza di sostanze cancerogene nell’ambiente possa avere un impatto significativo sulla salute pubblica, rendendo urgenti azioni coordinate tra istituzioni, sanità e comunità scientifica.

Obiettivi del convegno

Il convegno vede la presenza di eccellenze della scienza, del diritto, della medicina, della politica e della legalità che verranno presto comunicati. Obiettivo dell’incontro è favorire il confronto tra esperti, istituzioni e operatori del settore, promuovendo informazione, consapevolezza e collaborazione. Solo attraverso un approccio integrato è possibile affrontare in modo efficace il problema dell’amianto e degli altri cancerogeni, tutelando la salute dei cittadini e costruendo prospettive concrete per il futuro.

Un momento quindi chiave per rafforzare l’impegno comune nella prevenzione, nella ricerca e nella giustizia ambientale.

Amianto, allarme ONA: in Puglia oltre settemila vittime

Mappa Puglia stilizzata, allarme amianto, formazione, asl bari
Mappa Puglia

L’emergenza amianto continua a lasciare un segno profondo in Puglia, una delle regioni italiane più colpite dalle conseguenze sanitarie dell’esposizione alle fibre. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il bilancio delle morti legate a patologie asbesto-correlate supera ormai le settemila unità, un dato che evidenzia una crisi sanitaria e ambientale ancora lontana dall’essere risolta.

I numeri dell’amianto in Puglia

I dati diffusi dall’ONA delineano uno scenario drammatico. A partire dai primi anni Novanta, migliaia di cittadini pugliesi hanno perso la vita per malattie riconducibili all’amianto. Tra queste, il mesotelioma e il tumore del polmone rappresentano le principali cause di decesso. Le aree maggiormente colpite restano quelle di Taranto e Bari, dove per decenni hanno operato grandi poli industriali e militari con massiccio utilizzo di materiali contenenti amianto.

Secondo i dati raccolti dall’ultimo Registro Nazionale dei Mesoteliomi (VIII ReNaM), che monitora i casi di mesotelioma in Italia  afferma che la Puglia figura fra le regioni con un numero significativo di diagnosi di mesotelioma. I casi registrati nella regione ammontano a oltre 1.800 tra il 1993 e il 2021 secondo le tabelle ufficiali pubblicate.

“La Puglia rappresenta un epicentro dell’emergenza amianto, con cluster di casi concentrati in quartieri urbani, dove la contaminazione storica dell’aria e dei suoli ha determinato un forte impatto sanitario e sociale.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

L’avvocato è stato recentemente protagonista di una storica sentenza della quale abbiamo recentemente parlato. Il Tribunale Civile di Roma ha stabilito che il ministero della Difesa deve risarcire Paola Maria Santospirito, residente a Taranto, moglie di un luogotenente della Marina Militare, con oltre 65.000 euro perché si è ammalata di gravi problemi polmonari a causa dell’asbesto che il marito ha portato a casa tramite le divise da lavoro. Il giudice ha riconosciuto che le fibre di amianto e altri cancerogeni presenti sulle navi e negli arsenali non colpiscono solo chi lavora direttamente, ma possono contaminare anche i familiari attraverso vestiti, pelle e capelli.

Le previsioni per il 2026

Le stime per il futuro non sono rassicuranti. Nel corso del 2026, sempre secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, in Puglia potrebbero emergere centinaia di nuovi casi di patologie asbesto-correlate. Con un numero molto elevato di esiti mortali. La presenza di siti industriali dismessi e di strutture militari contaminate continua ad essere un pericolo serio per la salute pubblica. Urgenti gli interventi di bonifica e prevenzione.

Amianto, svolta previdenziale a Priolo Gargallo storica

Amianto, Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni, Priolo Gargallo
Amianto, Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni

Un mese particolarmente significativo sul fronte della tutela delle vittime dell’amianto si chiude con una sentenza che rappresenta una svolta importante per i diritti previdenziali dei lavoratori esposti. A raccontarlo è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, intervistato dal giornalista Luigi Abbate, commentando una storica vittoria ottenuta in provincia di Siracusa, nel polo industriale di Priolo Gargallo.

Corte d’Appello di Catania sui benefici previdenziali da amianto

La vicenda riguarda un lavoratore che si era visto rigettare, sia in primo che in secondo grado, la domanda di prepensionamento legata all’esposizione ad amianto. L’azione legale portata avanti dall’ONA non si è fermata e ha raggiunto la Corte di Cassazione, che ha annullato le precedenti decisioni disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Catania.

Dopo anni di attesa, la Corte d’Appello ha accolto la domanda giudiziale, condannando l’INPS alla rivalutazione contributiva. Una decisione che ha permesso di ristabilire un principio fondamentale di giustizia.

Rivalutazione contributiva e riliquidazione della pensione

Nel frattempo, il lavoratore aveva maturato il diritto alla pensione continuando a lavorare. Proprio per questo motivo, l’azione legale non si è fermata al solo riconoscimento del beneficio, ma ha incluso anche la richiesta di ricostituzione della posizione contributiva e la riliquidazione della pensione.

Grazie al riconoscimento di quindici anni di esposizione ad amianto con coefficiente 1,5, il lavoratore ha potuto beneficiare del massimo incremento contributivo. Questo comporta sia un aumento dell’importo mensile della pensione, che il pagamento degli arretrati maturati nel tempo, con un impatto economico concreto e duraturo.

Benefici amianto anche senza malattia: un principio fondamentale

La tutela previdenziale prima della malattia

Uno degli aspetti più rilevanti sottolineati dall’avvocato Bonanni riguarda il fatto che i benefici contributivi per esposizione ad amianto spettano anche in assenza di una patologia asbesto-correlata già manifestata. La latenza delle malattie da amianto può durare decenni e proprio per questo la legge tutela il lavoratore anche nella fase precedente alla malattia.

Il prepensionamento consente di anticipare l’uscita dal lavoro, eliminando l’esposizione al rischio e rappresentando sia una forma di giustizia che una misura di prevenzione sanitaria.

Prepensionamento e riduzione del rischio

Anticipare il pensionamento significa interrompere il contatto con ambienti contaminati e ridurre sensibilmente il pericolo di sviluppare gravi patologie in futuro. Ciò assume un valore che va oltre l’aspetto economico, diventando uno strumento di tutela della salute e della dignità del lavoratore.

Malattie asbesto-correlate e diritti rafforzati

Nel caso in cui venga riconosciuta una patologia asbesto-correlata, la normativa prevede tutele ancora più incisive. Larticolo 13, comma 7, della legge 257 del 1992 stabilisce un beneficio previdenziale pari al 50% del periodo di esposizione ad amianto, valido ai fini del prepensionamento.

Per i lavoratori già pensionati, lo stesso beneficio consente la rivalutazione contributiva utile alla riliquidazione della pensione, con conseguente aumento dei ratei mensili.

Una forma di risarcimento contributivo

Come evidenziato dall’avvocato Ezio Bonanni, questi benefici rappresentano una vera e propria forma di risarcimento contributivo. Non si tratta solo di numeri, ma del riconoscimento di anni di lavoro svolti in condizioni pericolose, spesso senza adeguate protezioni e informazioni.

Una vittoria simbolo per le vittime dell’amianto

La sentenza ottenuta a Priolo Gargallo diventa così un grimaldello giuridico capace di aprire nuove strade per tanti altri lavoratori esposti ad amianto.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto continua su tutto il territorio nazionale, affinché nessun lavoratore resti solo di fronte alle conseguenze di una delle più gravi emergenze sanitarie e occupazionali della storia industriale italiana.

Carcinoma polmonare e amianto: RFI responsabile a Messina

amianto traghetti
amianto e sentenze vinte da Bonanni (Foto free di LuisFerreira4x4 da Pixabay)

Il Tribunale di Messina ha stabilito la responsabilità della Rete Ferroviaria Italiana (RFI) nella morte di un ex dipendente deceduto a causa di mesotelioma pleurico, una malattia direttamente legata all’esposizione professionale all’amianto.

L’uomo, elettricista originario di Messina, ha lavorato sui traghetti dello Stretto di Messina e negli impianti elettrici tra il 1977 e il 2001. Nel 2014, poco prima di andare in pensione, gli era stata diagnosticata la malattia. La sentenza riconosce un risarcimento di 1,2 milioni di euro alla famiglia, composta dalla moglie e dai quattro figli.

Amianto a bordo: un rischio quotidiano

Durante la carriera, il lavoratore era esposto a materiali contenenti amianto senza adeguate protezioni. Pannelli, coibentazioni e impianti elettrici contenevano fibre pericolose che, se inalate, danneggiano gravemente i polmoni.

Il tribunale ha definito l’esposizione come “prolungata, significativa e non adeguatamente prevenuta”, sottolineando che i rischi erano noti ma non gestiti correttamente dall’azienda.

Il mesotelioma pleurico: una malattia letale

Il mesotelioma pleurico è una forma di tumore aggressivo causato dalle fibre di amianto. La malattia può manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione. Nel caso dell’elettricista, i sintomi sono comparsi a distanza di molti anni dall’inizio del lavoro sui traghetti, confermando la lunga latenza di questo tipo di patologia.

La battaglia legale della famiglia

La famiglia dell’uomo ha seguito un lungo iter giudiziario durato quasi dieci anni. È stata assistita dallOsservatorio Nazionale Amianto (ONA), che ha fornito supporto legale e medico.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha dichiarato: “Questa sentenza chiarisce in modo inequivocabile la presenza di amianto nei traghetti ferroviari e attribuisce le responsabilità a chi doveva garantire la sicurezza dei lavoratori.”

Violazione dell’articolo 2087 del Codice Civile

Il giudice ha evidenziato che la mancata prevenzione rappresenta una violazione dell’articolo 2087 del Codice Civile, che impone ai datori di lavoro di tutelare l’integrità fisica e morale dei dipendenti. La sentenza conferma che la sicurezza sul lavoro non è opzionale, soprattutto in presenza di sostanze nocive conosciute.

Un caso simbolico ma non isolato

Le indagini dell’avvocato Giuseppe Aveni, che ha seguito la famiglia insieme all’Avv. Ezio Bonanni, indicano che almeno altri dieci ex dipendenti dei traghetti Rfi hanno sviluppato mesotelioma. La concentrazione di casi è particolarmente alta nelle aree di Reggio Calabria e Messina.

Questo conferma che l’esposizione all’amianto era diffusa e sistematica in alcuni ambienti lavorativi, aumentando l’importanza della prevenzione e del monitoraggio sanitario.

La responsabilità del datore di lavoro

Il caso messinese evidenzia quanto sia fondamentale la responsabilità del datore di lavoro. Oltre a fornire dispositivi di protezione occorrono anche formazione, sorveglianza sanitaria e procedure di sicurezza per ridurre l’esposizione a sostanze tossiche.

Il mancato rispetto di questi obblighi ha conseguenze dirette e gravi sulla vita dei lavoratori.

L’importanza della prevenzione

Il caso dimostra la necessità di misure preventive efficaci. Controlli regolari, sostituzione dei materiali contenenti amianto e corrette procedure operative sono strumenti indispensabili. La sicurezza dei lavoratori deve essere una priorità assoluta, soprattutto per sostanze riconosciute come cancerogene.

L’impatto sociale della vicenda

La sentenza messinese ha anche un valore sociale significativo. Aumenta la consapevolezza dei rischi professionali e rafforza la necessità di trasparenza e responsabilità da parte delle aziende. Decisioni come questa contribuiscono a tutelare la salute pubblica e a garantire giustizia a chi è stato esposto a condizioni pericolose.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA ha accompagnato i familiari durante tutto il percorso legale. Fornisce supporto legale, consulenza tecnico-scientifica e aiuta i lavoratori e le loro famiglie a ottenere il risarcimento.

L’Osservatorio raccoglie dati, monitora casi simili e promuove campagne di sensibilizzazione per prevenire ulteriori tragedie. Il suo intervento è cruciale per garantire che chi subisce danni da amianto non rimanga solo.

La vicenda dell’elettricista di Messina è un esempio chiaro di quanto l’amianto rappresenti ancora un pericolo reale in contesti lavorativi specifici. La sentenza del tribunale dimostra che il diritto e la giustizia possono riconoscere la responsabilità delle aziende e tutelare le vittime.

La decisione ha anche un valore educativo: ricorda alle imprese e ai lavoratori l’importanza della prevenzione, della sicurezza e del rispetto delle norme. La tutela della salute non può essere trascurata, e ogni vittoria giudiziaria rafforza la cultura della sicurezza sul lavoro.

Moglie contaminata lavando vestiti del marito militare

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Amianto, Leonardo Antonio-Mastrovito-Paola-Maria-Santospirito

Il Tribunale civile di Roma ha pronunciato una sentenza di grande rilievo sul tema dell’esposizione all’amianto legata al servizio militare e alle sue conseguenze anche all’interno delle abitazioni. I giudici hanno condannato il ministero della Difesa al risarcimento dei danni subiti da Paola Maria Santospirito. Moglie di un militare della Marina, riconoscendo la responsabilità dell’amministrazione per una esposizione avvenuta in ambito domestico.

Il risarcimento liquidato supera i 65 mila euro e si fonda sul riconoscimento del principio della contaminazione domestica. Ossia la trasmissione di fibre e sostanze nocive dall’ambiente di lavoro alle abitazioni tramite le divise militari.

Il caso Mastrovito–Santospirito e il servizio nella Marina Militare

La vicenda riguarda il Luogotenente della Marina Militare Leonardantonio Mastrovito, riconosciuto Vittima del Dovere e invalido al 100 per cento. Nel corso di oltre trent’anni di servizio, il militare è stato esposto ad amianto, uranio impoverito e ad altre sostanze altamente tossico-nocive durante attività operative svolte in Italia e all’estero, comprese missioni nei Balcani e l’impiego a bordo delle navi.

Secondo quanto accertato dal Tribunale, l’esposizione professionale del militare ha avuto effetti anche sulla moglie. Infatti la donna per anni ha maneggiato e lavato gli indumenti e le divise da lavoro del coniuge.

Ministero responsabile: riconosciuta contaminazione domestica

Nella motivazione della sentenza, il Tribunale di Roma ha affermato che l’esposizione professionale del militare ad amianto e ad altri agenti cancerogeni ha determinato una contaminazione indiretta, avvenuta attraverso la manipolazione degli indumenti da lavoro. È stato riconosciuto quindi un nesso causale diretto tra tale esposizione domestica e le patologie riscontrate nella donna.

Il giudice ha richiamato in modo esplicito il principio della contaminazione domestica, sottolineando come la letteratura scientifica riconosca da tempo casi di patologie asbesto-correlate nelle mogli dei lavoratori esposti, contaminate indirettamente dal contatto con gli abiti da lavoro sui quali le fibre di amianto possono persistere e diffondersi negli ambienti domestici.

Gli esiti della consulenza tecnica d’ufficio

La consulenza tecnica d’ufficio, integralmente recepita dal Tribunale, ha accertato in capo a Paola Maria Santospirito la presenza di asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, un disturbo dell’adattamento con umore ansioso concausato e un danno biologico permanente. Il tutto complessivamente quantificato nella misura del 15 per cento.

Questi elementi medico-legali hanno costituito la base per la quantificazione del risarcimento riconosciuto.

Rigettate tutte le eccezioni del ministero della Difesa

Nel corso del giudizio, il ministero della Difesa ha sollevato diverse eccezioni preliminari, tutte respinte dal Tribunale. I giudici hanno escluso questioni relative alla competenza territoriale e hanno rigettato l’eccezione di prescrizione.

In particolare, è stato ribadito che il termine prescrizionale decorre dal momento della prima conoscenza scientificamente attendibile del nesso causale tra esposizione e danno, individuato nel 31 dicembre 2019. È stata inoltre affermata la responsabilità del ministero ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, per non aver adottato tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie a tutelare la salute dei militari e, indirettamente, quella dei loro familiari.

Il risarcimento riconosciuto alla vittima

Il Tribunale di Roma ha liquidato un risarcimento complessivo pari a 65.387 euro. Comprensivo del danno biologico permanente, della personalizzazione del danno e del danno morale. Alla somma si aggiungono gli interessi legali e la rivalutazione monetaria a decorrere dal 31 dicembre 2019.

Oltre al pagamento delle spese processuali e dei costi della consulenza tecnica d’ufficio.

Il ruolo dell’Osservatorio Vittime del Lavoro e dell’Avv. Ezio Bonanni

L’Osservatorio Vittime del Lavoro e presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, continua a svolgere attività di assistenza in favore di mogli, figlie e sorelle dei militari dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica e dell’Arma dei Carabinieri, esposte indirettamente all’amianto attraverso gli indumenti dei propri familiari.

Uno degli impegni fondamentali dell’Avv. Bonanni è il patrocinio legale delle donne che hanno subito danni alla salute per aver lavato tute, uniformi e altri indumenti dei loro congiunti, un sacrificio spesso invisibile ma dalle conseguenze profondissime.

Le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

«Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazionale – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della sig.ra Santospirito –, infatti il Tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità militari non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale».

La testimonianza di Paola Maria Santospirito

Paola Maria Santospirito, oggi coordinatrice dell’Osservatorio Nazionale Amianto per la città di Taranto, ha commentato la decisione con parole che restituiscono il senso umano della sentenza:
«Questa sentenza non restituisce la salute perduta, ma restituisce verità e dignità. Per anni ho vissuto sulla mia pelle le conseguenze di un’esposizione che non avevo scelto. Oggi un giudice ha scritto nero su bianco che ciò che è accaduto era evitabile».

Le prossime azioni annunciate

Secondo quanto anticipato dall’Avv. Bonanni, il risarcimento riconosciuto rappresenta un passaggio fondamentale nell’accertamento delle responsabilità, ma non esaurisce l’entità complessiva del danno subito. Per questo motivo verrà proposto appello, con l’obiettivo di ottenere una tutela piena ed equa dei diritti della vittima.

L’impegno dell’ONA e dell’Osservatorio Vittime del Lavoro

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS e l’Osservatorio Vittime del Lavoro proseguono la loro attività su tutto il territorio nazionale, in particolare nelle regioni Lazio, Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto e Puglia, dove sono presenti numerosi siti nei quali l’amianto era utilizzato fino alla messa al bando con la legge 257 del 1992.

Le sedi ONA garantiscono assistenza continua per la prevenzione primaria e la tutela dei lavoratori e dei cittadini esposti all’amianto e ad altri cancerogeni. È attivo lo sportello ONA, contattabile tramite il numero verde gratuito 800 034 294 o attraverso il sito ufficiale dell’associazione.