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Convegno a Catanzaro su amianto e rischi cancerogeni futuri

evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)
evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)

Il tema dell’amianto e degli altri rischi cancerogeni torna al centro del dibattito scientifico e istituzionale con un importante appuntamento in programma a Catanzaro. il 30 gennaio 2026, a partire dalle ore 9.30 il convegno dal titolo “Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive per il futuro” si svolgerà presso la Cittadella Regionale, nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli”, in viale Europa. Sarà dedicato all’analisi dello stato attuale delle conoscenze e alle prospettive future in materia di prevenzione e tutela della salute.

L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Calabria  e dall’Ordine dei Medici di Catanzaro, è promossa dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Da anni impegnato su tutto il territorio nazionale nella difesa delle vittime dell’esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Attualmente, l’ONA rappresenta un punto di riferimento per lavoratori, cittadini e istituzioni sui temi della sicurezza ambientale e occupazionale. Inoltre, l’associazione opera su più livelli: prevenzione, informazione, assistenza medico-sanitaria e supporto legale per il riconoscimento delle malattie professionali e, di conseguenza, per la tutela dei diritti delle vittime.

Alla guida dell’Osservatorio c’è l’avvocato Ezio Bonanni, da anni protagonista di importanti battaglie giuridiche e civili legate all’amianto, alle bonifiche ambientali e alla giustizia per chi ha subito gravi danni alla salute a causa dell’esposizione a sostanze cancerogene.

Amianto, SIN e salute collettiva

Il convegno affronterà in modo approfondito il quadro scientifico ed epidemiologico relativo all’amianto e ad altri agenti cancerogeni presenti nell’ambiente e nei luoghi di lavoro. Particolare attenzione sarà riservata ai Siti di Interesse Nazionale (SIN). Il focus sarà specifico sul SIN di Crotone, uno dei contesti più complessi dal punto di vista della contaminazione ambientale in Calabria.

L’analisi delle criticità ancora aperte e delle possibili strategie di intervento sarà affiancata da una riflessione sulle politiche di prevenzione, sulla sorveglianza sanitaria e sulla necessità di azioni coordinate tra sanità, istituzioni e mondo della ricerca.

Il contributo scientifico del dottor Pasquale Montilla

Tra gli interventi di maggiore rilievo figura quello del dottor Pasquale Montilla, oncologo clinico, consulente scientifico dell’ONA e specialista dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Da anni impegnato nello studio delle correlazioni tra esposizione ambientale e patologie oncologiche, Montilla ha condotto ricerche approfondite sul SIN di Crotone. L’oncologo ha evidenziato l’importanza di un approccio strutturato alla prevenzione e al monitoraggio sanitario delle popolazioni esposte.

I dati emersi sottolineano come la presenza di sostanze cancerogene nell’ambiente possa incidere in modo significativo sulla salute pubblica, rendendo urgenti interventi mirati e politiche sanitarie efficaci.

Un confronto tra istituzioni, scienza e legalità

L’incontro, inoltre, vedrà la partecipazione di autorevoli rappresentanti del mondo medico, scientifico, giuridico e istituzionale. Di conseguenza, l’obiettivo è creare uno spazio di confronto concreto e multidisciplinare, capace, così, di trasformare l’analisi del problema in azioni condivise e prospettive operative per il futuro.

Locandina e dettagli sull’evento confermati dal consulente scientifico ONA Dott. Pasquale Montilla e dall’Avv. Ezio Bonanni. Partecipanti e relatori dell’evento potrebbero cambiare. 

Amianto abbandonato: rifiuti in Toscana e Piemonte

Amianto abbandonato, Pomezia, Messina
copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)

L’amianto abbandonato continua ad essere un problema globale. Due le recenti notizie in italia relative a materiali pericolosi lasciati incostuditi. Scattata immediatamente la procedura degli organi di competenza.

“Il cemento-amianto è un materiale noto per la sua elevata pericolosità, soprattutto quando viene danneggiato o lasciato esposto agli agenti atmosferici. Le fibre che possono disperdersi nell’aria rappresentano un rischio concreto per la salute umana, essendo correlate a patologie gravi e spesso mortali.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Osservatorio Vittime del Lavoro ed equiparati alle Vittime del Dovere.

Rifiuti e lastre amianto abbandonati nei boschi: scatta la denuncia

Un nuovo episodio di smaltimento illecito di rifiuti riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela ambientale e della gestione dell’amianto. In un’area boschiva della Val di Cecina, nel territorio comunale di Guardistallo, in provincia di Pisa, i Carabinieri Forestali hanno individuato e denunciato il titolare di un’impresa ritenuto responsabile dell’abbandono di materiali di scarto, tra cui lastre contenenti amianto, lungo una strada secondaria immersa nel verde.

L’intervento dei Carabinieri Forestali nella Val di Cecina

Le indagini sono state condotte dal Nucleo Forestale dei Carabinieri di Riparbella, che hanno portato a termine un’attività investigativa avviata diversi mesi fa, in seguito a una segnalazione e al successivo sopralluogo effettuato nell’ottobre scorso. In quella circostanza, i militari avevano scoperto una vasta area contaminata da rifiuti di origine edile, abbandonati senza alcuna precauzione ai margini del bosco.

La zona interessata si trova lungo una viabilità minore, poco frequentata, scelta con ogni probabilità proprio per ridurre il rischio di essere scoperti. Un contesto ambientale di pregio, caratterizzato da vegetazione spontanea e fauna selvatica, trasformato in una discarica abusiva con gravi conseguenze potenziali per l’ecosistema e per la salute pubblica.

Materiali pericolosi e scarti di cantiere lasciati nell’area verde

Durante le operazioni di accertamento, i Carabinieri Forestali hanno rilevato la presenza di una grande quantità di rifiuti eterogenei. Si trattava sia di materiali classificabili come non pericolosi, sia di rifiuti che rientrano tra quelli a rischio ambientale e sanitario. Tra i reperti rinvenuti figuravano imballaggi utilizzati nel settore dell’edilizia, bombole esauste di schiuma poliuretanica e numerosi scarti provenienti da attività di cantiere.

L’elemento più allarmante era, come detto, rappresentato dalla presenza di lastre in cemento-amianto, accatastate in due distinti cumuli. Il numero complessivo degli elementi è stimato in circa venticinque lastre, ciascuna di dimensioni approssimative pari a un metro per due. Un quantitativo significativo, che evidenzia come non si sia trattato di un abbandono occasionale, ma di un’operazione deliberata di smaltimento illecito.

Le indagini e la ricostruzione della provenienza dei rifiuti

Dopo il rinvenimento dei materiali, i Carabinieri Forestali hanno avviato un’attività investigativa approfondita per risalire all’origine dei rifiuti. Attraverso l’analisi degli elementi presenti sul posto e una serie di accertamenti mirati, i militari sono riusciti a collegare il materiale abbandonato a un cantiere in provincia di Livorno.

Questo passaggio ha rappresentato il punto di svolta dell’indagine. Una volta individuata la probabile area di provenienza dei rifiuti, è stato possibile ricostruire la filiera dello smaltimento e identificare l’impresa responsabile delle lavorazioni da cui derivavano gli scarti. Le verifiche hanno quindi condotto all’individuazione del titolare dell’azienda edile, ritenuto responsabile dell’abbandono illecito.

La denuncia per violazioni ambientali

Al termine delle indagini, il titolare dell’impresa denunciato all’autorità giudiziaria per le violazioni ambientali contestate. I reati ipotizzati rientrano nell’ambito della gestione illecita dei rifiuti, con l’aggravante rappresentata dalla presenza di materiali contenenti amianto.

Un danno ambientale che ricade sulla collettività

Oltre alle responsabilità penali, casi come questo sollevano anche una questione di costi sociali. La rimozione e la bonifica di rifiuti abbandonati illegalmente, soprattutto quando è coinvolto l’amianto, comportano interventi complessi che spesso ricadono sulle amministrazioni pubbliche.

Valperga (TO) lastre di amianto lasciate all’aperto

Anche a Valperga in borgata Braidacroce, sono state individuate lastre di eternit abbandonate direttamente sul terreno, senza alcuna protezione e in uno spazio facilmente accessibile.

Reati ambientali e responsabilità penali

“La normativa italiana considera l’amianto un rifiuto pericoloso. Il suo abbandono configura un reato ambientale che può portare a sanzioni penali, non solo amministrative.” Continua Bonanni.

Se l’abbandono genera un pericolo concreto per la salute pubblica o provoca un danno ambientale rilevante, le responsabilità si aggravano ulteriormente. Inoltre, chi viene individuato come responsabile è tenuto per legge al ripristino dei luoghi contaminati, attraverso interventi di bonifica certificata.

Il nodo centrale resta però l’identificazione degli autori del gesto, passaggio essenziale per evitare che episodi simili si ripetano.

Esposizione amianto: effetti cronici oltre mesotelioma, ONA

Amianto e malattie autoimmuni (Foto free AI generated di Phylum da Pixabay)
Amianto e malattie autoimmuni (Foto free AI generated di Phylum da Pixabay)

Da tempo l’ONA richiama l’attenzione su conseguenze meno riconosciute ma non meno gravi, comprese le malattie autoimmuni, cardiovascolari e degenerative, che colpiscono lavoratori e cittadini esposti anche a basse dosi ma per periodi prolungati. 

L’Osservatorio Nazionale Amianto  ha da sempre sostenuto infatti che gli effetti dell’esposizione all’amianto non si esauriscono nelle patologie asbesto-correlate più note, come il mesotelioma o il carcinoma polmonare. La letteratura scientifica, che negli anni si è progressivamente ampliata, dimostra come le fibre di amianto possano incidere in modo sistemico sull’organismo, determinando alterazioni infiammatorie croniche, danni immunitari e patologie che vanno oltre l’apparato respiratorio.

“L’amianto è un fattore di rischio globale e non circoscritto a poche patologie. E’ necessario  garantire una sorveglianza sanitaria adeguata, diagnosi più tempestive e una piena tutela giuridica per tutte le persone esposte.” ha affermato l’Avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA e dell’Osservatorio Vittime del Lavoro ed Equiparati Vittime del Dovere.

Il caso di Libby, Montana: una comunità esposta per decenni

Uno degli esempi più studiati a livello internazionale è quello di Libby, una cittadina del Montana (USA) che per anni ha convissuto con l’estrazione e la lavorazione della vermiculite contaminata da amianto anfibolo. Questo tipo di amianto, particolarmente aggressivo, ha contaminato l’ambiente, le abitazioni e i luoghi di lavoro.

I livelli di esposizione registrati nella popolazione locale sono stati così elevati da rendere Libby un caso emblematico per lo studio degli effetti a lungo termine dell’amianto sulla salute umana.

Amianto anfibolo e malattie autoimmuni: cosa emerge dagli studi

Nel corso di un incontro scientifico internazionale svoltosi nel giugno 2025, medici e ricercatori hanno presentato nuovi dati che mostrano un aumento significativo del rischio di malattie autoimmuni tra le persone esposte all’amianto anfibolo di Libby.

Tra le patologie osservate con maggiore frequenza figurano il lupus eritematoso sistemico e l’artrite reumatoide, due malattie croniche in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti dell’organismo. Queste condizioni possono compromettere in modo serio la qualità della vita e richiedono cure continue.

A dichiararlo è Mesothelioma.net

Emergenza sanitaria e interventi pubblici

Già nel 2009, l’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA) aveva dichiarato Libby area di emergenza sanitaria pubblica. Questo provvedimento ha permesso l’avvio di una vasta bonifica ambientale e l’attivazione di strumenti di sostegno sanitario per i residenti colpiti.

Grazie a disposizioni speciali dell’Affordable Care Act (una legge federale statunitense promulgata nel 2010 per rendere l’assistenza sanitaria più accessibile  molte persone con malattie riconducibili all’amianto) hanno potuto accedere a una copertura sanitaria dedicata, includendo inizialmente tumori e patologie respiratorie e, più recentemente, anche condizioni autoimmuni.

La ricerca sui meccanismi biologici

Durante la conferenza scientifica del 2025 organizzata da CARD (Center for Asbestos Related Disease CARD), diversi ricercatori hanno illustrato i progressi nello studio dei meccanismi biologici che collegano l’amianto anfibolo alle risposte autoimmuni.

Secondo gli studi presentati è stato confermato, come spesso evidenziato dall’Avv. Ezio Bonanni,  che le fibre inalate possono innescare processi infiammatori cronici e alterare il funzionamento del sistema immunitario, favorendo la produzione di autoanticorpi. Questo tipo di risposta può manifestarsi anche molti anni dopo la prima esposizione, rendendo ancora più complesso il quadro clinico.

L’importanza del monitoraggio sanitario continuo

Un altro aspetto centrale emerso riguarda la necessità di un controllo sanitario costante per le popolazioni esposte. Gli screening effettuati per il tumore al polmone hanno permesso di individuare anche altre condizioni. Come enfisema, calcificazioni delle arterie coronarie e alterazioni polmonari non tumorali.

Diagnosi più precoci grazie alle nuove tecnologie

Negli ultimi anni, la diagnostica ha fatto passi avanti importanti. Tecniche come la tomografia computerizzata ad alta risoluzione e l’ecografia consentono oggi di individuare precocemente molte patologie legate all’amianto.

La diagnosi in fase iniziale permette interventi terapeutici più tempestivi e può migliorare significativamente la prognosi. Soprattutto per le malattie croniche che richiedono una gestione a lungo termine.

Informazione, assistenza e tutela dei pazienti

“Per chi ha ricevuto una diagnosi di malattia correlata all’amianto, l’informazione è uno strumento fondamentale. Comprendere l’origine della patologia consente di accedere più facilmente a cure, programmi di sorveglianza e a forme di tutela sanitaria e legale. La ricerca continua a fornire nuovi elementi utili a migliorare l’assistenza e a riconoscere l’impatto reale dell’amianto sulla salute umana.” Ha concluso Bonanni.

Ghedi, radon oltre soglia: chiuse scuole e spazi pubblici

Radon
Radon

A Ghedi, in provincia di Brescia, i valori del gas radon rilevati, anche se di poco oltre la soglia consentita, hanno imposto la chiusura di alcuni spazi pubblici e l’organizzazione di soluzioni temporanee per garantire continuità alle attività.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l‘Osservatorio Vittime del lavoro equiparati alle vittime del dovere, ha più volte segnalato che le radiazioni ionizzanti provocano danni alla salute.

Cos’è il radon e perché rappresenta un rischio

Scoperto alla fine dell’Ottocento da Robert Owens ed Ernest Rutherford, il radon è un gas naturale che si origina dalla lenta e inevitabile degradazione di materiali inorganici presenti nel sottosuolo. Essendo inodore e invisibile, può accumularsi negli ambienti chiusi senza che ce ne si accorga. Il problema emerge quando la concentrazione diventa elevata, perché l’inalazione prolungata è associata a un aumento del rischio per la salute, in particolare a livello polmonare.

Se in diversi Comuni della zona i livelli restano entro limiti accettabili, a Ghedi la situazione è più delicata. Qui i valori misurati superano, seppur di poco, la soglia di riferimento fissata a 300 Becquerel per metro cubo. Un margine minimo, ma sufficiente a far scattare i provvedimenti previsti dalle autorità sanitarie.

La palestra delle scuole medie chiusa per superamento dei limiti

Il primo effetto concreto dell’emergenza radon è stato la chiusura della palestra delle scuole medie, disposta dall’Ats dopo le rilevazioni che hanno evidenziato concentrazioni superiori ai limiti consentiti. Una decisione necessaria per tutelare la salute di studenti e personale, ma che ha richiesto una rapida riorganizzazione delle attività didattiche.

Dal 19 gennaio, le lezioni di scienze motorie non si svolgeranno più all’interno dell’edificio scolastico, ma verranno trasferite presso l’oratorio. Una soluzione condivisa tra Comune, Istituto comprensivo e parrocchia, che ha messo a disposizione i propri spazi per evitare l’interruzione delle attività.

La riorganizzazione delle attività scolastiche

Alcuni gruppi, per ragioni logistiche e organizzative legate agli spostamenti e alla sorveglianza, continueranno a svolgere le attività negli spazi interni disponibili alla scuola. Altri, invece, si recheranno all’oratorio, che ospiterà anche i corsi serali attivati dall’istituto.

Un ruolo importante lo gioca il Comune, che ha messo a disposizione lo scuolabus in determinate fasce orarie per consentire il trasferimento degli studenti tra la sede scolastica e l’oratorio. Un supporto logistico fondamentale per ridurre i disagi e garantire la sicurezza dei ragazzi.

Anche la banda musicale costretta al trasloco

I controlli hanno evidenziato valori fuori norma anche nella sede della banda musicale di Ghedi, rendendo necessaria la chiusura dell’edificio. Un nuovo assetto per la realtà culturale storica, punto di riferimento per la vita sociale del paese.

Soluzioni temporanee in attesa di interventi strutturali

Le sistemazioni individuate non nascono per ospitare attività scolastiche o musicali, tuttavia, in una fase di emergenza, rappresentano una risorsa preziosa.

Sarà necessario valutare interventi strutturali sugli edifici interessati per ridurre la concentrazione di radon, attraverso sistemi di ventilazione, isolamento o altre tecniche previste dalle normative vigenti.

Fonti: Il Giornale di Brescia, Osservatorio Nazionale Amianto

Nuove regole: sicurezza sul lavoro più stringente dal 2026

Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)
Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)

Già da tempo l’Avv. Ezio Bonanni aveva affermato: “La normativa di prevenzione amianto di cui al Decreto Legislativo 81/2008 va resa più efficace. I rischi vanno sradicati, i cancerogeni del tutto rimossi con la bonifica e messa in sicurezza.”

Dal 24 gennaio 2026 il quadro normativo sulla gestione dell’amianto nei luoghi di lavoro subirà finalmente un cambiamento. L’aggiornamento del Titolo IX Capo III del D.Lgs. 81/2008 introduce criteri molto più stringenti in materia di esposizione, prevenzione e sicurezza, imponendo alle aziende un adeguamento immediato delle procedure operative. Una svolta  che ridefinisce cantieri, responsabilità e tutela dei lavoratori.

Il titolo del Capo III prende infatti il seguente titolo: “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. Oltre alle definizioni, stabilisce obblighi del datore di lavoro, valutazione del rischio e misure di valutazione. Un aspetto importante è relativo alla prevenzione igieniche e di protezione. Inoltre vi sono indicate operazioni lavorative particolari, lavori di demolizione o rimozione dell’amianto.

Un limite di esposizione drasticamente ridotto

La modifica più rilevante riguarda il valore massimo consentito di fibre di amianto presenti nell’aria durante le attività lavorative. Fino a oggi il parametro di riferimento era fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, questo valore è abbattuto di dieci volte, stabilendo una soglia di 0,01 f/cm cubo calcolata come media ponderata su otto ore. È un abbassamento che avrà effetti immediati sull’organizzazione dei cantieri, sulle modalità di monitoraggio ambientale e sulla scelta delle tecnologie di intervento.

Entro il 21 dicembre 2029 è previsto un ulteriore salto di qualità nei sistemi di misurazione, con l’introduzione obbligatoria della microscopia elettronica, in grado di rilevare anche le fibre più sottili. In prospettiva, il valore limite potrà scendere fino a 0,002 fibre per centimetro cubo, imponendo standard di controllo ancora più avanzati.

Controlli preventivi obbligatori prima dei lavori

Prima di avviare qualsiasi intervento di demolizione, manutenzione o ristrutturazione su edifici realizzati prima del bando dell’amianto, diventa quindi obbligatorio adottare tutte le misure necessarie per accertare l’eventuale presenza di materiali contenenti amianto. Questo significa raccogliere informazioni dai proprietari degli immobili, analizzare la documentazione esistente e, quando necessario, procedere con campionamenti mirati. La prevenzione diventa così un passaggio operativo imprescindibile e non più una formalità.

Stop immediato ai lavori in caso di rischio

Se durante le attività viene superato il nuovo limite di 0,01 f/cm cubo, oppure se emerge il sospetto della presenza di amianto non individuato in precedenza, i lavori devono essere interrotti senza indugio. La ripresa delle attività è consentita solo dopo una nuova valutazione del rischio e l’adozione di misure correttive adeguate e certificate. Questo meccanismo impone una maggiore responsabilità a tutti gli attori coinvolti e riduce drasticamente i margini di tolleranza operativa.

Formazione più specifica e notifiche più dettagliate

Anche la formazione dei lavoratori cambia volto. Il nuovo Allegato I-bis definisce in modo puntuale i contenuti minimi dei corsi, che devono includere istruzioni dettagliate sull’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione individuale, non solo quelli respiratori, e sulle corrette procedure di decontaminazione. Parallelamente, la notifica preliminare all’ASL diventa più articolata e richiede informazioni precise sulle tecniche di confinamento adottate e sulle attrezzature impiegate nei cantieri. La trasparenza operativa diventa così un elemento centrale del sistema di controllo.

La rimozione come scelta prioritaria

Tra le novità più significative emerge anche un principio di fondo che orienta le strategie di intervento. La normativa afferma con chiarezza che la rimozione dell’amianto deve essere considerata l’opzione prioritaria rispetto a soluzioni come l’incapsulamento o il confinamento, soprattutto nei casi di bonifica strutturale o di ristrutturazioni profonde.

Fonte: ONA, Parlamento, Notiziario Sicurezza