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“Proteggere chi protegge”: anche ONA alla tavola rotonda

locandina proteggere chi protegge salute e sicurezza vigli del fuoco impianti sportivi
locandina proteggere chi protegge salute e sicurezza vigli del fuoco impianti sportivi

La tutela della salute e della sicurezza dei Vigili del Fuoco che operano in prima linea per la protezione della collettività sarà al centro della tavola rotonda “Salute e Sicurezza: proteggere chi protegge, dallo sport agli interventi operativi”, in programma il 17 marzo 2026 dalle ore 9.00 alle 13.00 presso l’Auditorium del Palazzo delle Federazioni, in Viale Tiziano 74 a Roma.

L’iniziativa è promossa da CIU Unionquadri, in collaborazione con CONAPO – Sindacato Autonomo Vigili del Fuoco, Osservatorio Nazionale Amianto e Comitato Nazionale Italiano Fair Play.
L’obiettivo è approfondire i rischi professionali legati alle attività operative dei Vigili del Fuoco e il tema della sicurezza negli impianti sportivi, con particolare attenzione alla tutela della salute degli operatori impegnati negli interventi di emergenza.

Salute e sicurezza nelle professioni ad alto rischio

I Vigili del Fuoco svolgono un ruolo fondamentale nella gestione delle emergenze e nella protezione dei cittadini. Tuttavia, il loro lavoro comporta spesso l’esposizione a situazioni operative complesse e potenzialmente pericolose, tra cui incendi, crolli strutturali e contatto con materiali nocivi presenti negli edifici.

Tra i temi al centro del confronto vi saranno anche i rischi legati all’esposizione a sostanze pericolose, come l’amianto, ancora presente in molte strutture costruite prima della sua messa al bando. Su questi aspetti interverrà anche l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, da anni impegnato nella tutela delle vittime di esposizioni professionali.

I relatori della tavola rotonda

A moderare l’incontro sarà il giornalista Massimo Maria Amorosini.

I saluti istituzionali saranno affidati a:

  • Gabriella Ancora, presidente nazionale di CIU Unionquadri

  • Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play

Tra i relatori previsti:

  • Cesare Damiano, già ministro del Lavoro

  • Cinzia Pellegrino, senatrice

  • Marco Piergallini, segretario generale CONAPO

  • Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto

  • Gaetano Settimo, ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità

  • Francesco Riva, consigliere del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro

  • Lamberto Cignitti, vicepresidente Gruppo Sportivo Vigili del Fuoco Fiamme Rosse

  • Daniele Laureti, presidente GESIS e responsabile impiantistica sportiva del Comitato Fair Play

  • Giampiero Cardillo, membro del Comitato Tecnico Scientifico di ONA

    Al sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno con delega ai Vigili del Fuoco, Emanuele Prisco saranno affidate le conclusioni.

La testimonianza sulle malattie professionali dai Vigli del Fuoco

Nel corso dell’evento è prevista anche la testimonianza di un familiare di un Vigile del Fuoco deceduto a causa di malattia professionale. L’intervento vuole richiamare l’attenzione sulle difficoltà legate al riconoscimento delle patologie correlate al servizio e sull’importanza di rafforzare gli strumenti di prevenzione e tutela.

Un confronto tra istituzioni ed esperti

La tavola rotonda intende favorire un confronto tra istituzioni, esperti e operatori del settore per migliorare le politiche di prevenzione e sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è rafforzare la tutela della salute per tutte le professioni esposte a rischi elevati, a partire dai Vigili del Fuoco impegnati quotidianamente nella protezione della collettività.

Tutti i bonus amianto attivi in questo momento

bonus amianto (Foto free di fancycrave1 da Pixabay)
bonus amianto (Foto free di fancycrave1 da Pixabay)

Nel 2026 rimuovere l’amianto diventa più conveniente grazie a tre diverse agevolazioni fiscali.

In Italia l’amianto o asbesto è ancora presente in molti edifici, soprattutto su tetti, capannoni industriali e vecchie strutture agricole. La bonifica è obbligatoria quando il materiale è deteriorato e può rappresentare un rischio per la salute. Per questo motivo lo Stato mette a disposizione strumenti fiscali utili sia per i privati sia per le imprese.

Vediamo quali sono gli incentivi disponibili e quali requisiti bisogna rispettare.

Bonus ristrutturazioni per la rimozione dell’amianto

Il primo strumento utilizzabile per il bonus amianto 2026 è il bonus ristrutturazioni. Questa agevolazione consente di portare in detrazione le spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo.

La rimozione dell’amianto rientra tra gli interventi ammessi quando riguarda tetti, coperture, canne fumarie o manufatti simili. La detrazione è pari al 50% delle spese sostenute per l’abitazione principale. Per seconde case o immobili non residenziali la percentuale scende al 36%.

Il limite massimo di spesa è fissato a 96.000 euro per ogni unità immobiliare. Questo significa che una parte consistente dell’investimento può essere recuperata attraverso la dichiarazione dei redditi.

Vedi le agevolazioni dal sito dell’Agenzia delle Entrate.

Ecobonus 2026: quando si può applicare alla bonifica

Il bonus amianto 2026 può essere richiesto anche tramite Ecobonus, ma solo in presenza di un miglioramento energetico dell’edificio.

La semplice rimozione del materiale non basta. L’intervento deve essere collegato a lavori che aumentano l’efficienza termica, come la realizzazione di un tetto coibentato o l’installazione di un sistema di isolamento.

Fonte: Sky TG 24 

Quali sono le detrazioni previste

Anche in questo caso la detrazione è del 50% per la prima casa e del 36% per gli altri immobili. Il tetto massimo varia in base alla tipologia di intervento e può arrivare fino a 60.000 o 100.000 euro.

L’Ecobonus rappresenta una soluzione interessante quando si decide di unire la bonifica dell’amianto a una riqualificazione energetica completa.

Bando INAIL 2026 per aziende e capannoni

Il terzo strumento previsto dal bonus amianto 2026 è il bando INAIL. Questa misura è riservata alle imprese che devono bonificare ambienti di lavoro come capannoni industriali, laboratori o locali commerciali.

Si tratta di un contributo a fondo perduto che può coprire fino al 65% delle spese ammissibili. Il finanziamento minimo è di 5.000 euro, mentre l’importo massimo può raggiungere 130.000 euro.

Contributi maggiorati con fotovoltaico

Se il progetto di bonifica prevede anche l’installazione di impianti fotovoltaici destinati all’autoconsumo, la copertura può salire fino all’80% della spesa, entro un limite aggiuntivo stabilito dal bando.

Per le aziende, questa misura rappresenta spesso l’opzione più vantaggiosa.

Requisiti obbligatori

Indipendentemente dall’incentivo scelto, esistono regole precise da rispettare. I lavori devono essere affidati a imprese specializzate iscritte all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali. Questo requisito è fondamentale per garantire uno smaltimento corretto e sicuro.

Il pagamento deve avvenire tramite bonifico parlante, con indicazione dei dati fiscali del beneficiario e dell’impresa esecutrice. Inoltre, è obbligatorio presentare all’ASL competente un piano operativo almeno trenta giorni prima dell’inizio dei lavori.

La mancata osservanza di queste condizioni comporta la perdita del diritto alle agevolazioni.

Perché conviene intervenire nel 2026

Tutti questi incentivi rappresentano un’occasione concreta per mettere in sicurezza gli edifici e ridurre i rischi per la salute.
L’amianto, se deteriorato, può rilasciare fibre pericolose nell’aria. Intervenire tempestivamente significa tutelare le persone e aumentare il valore dell’immobile.

Grazie alle detrazioni fiscali e ai contributi disponibili, la bonifica diventa più sostenibile dal punto di vista economico. Valutare ora l’intervento può essere una scelta strategica sia per i privati sia per le imprese.

UK, amianto al mercato di Ashfield: rimozione immediata

mercato, amianto e UK
amianto e UK (Foto esclusivamente narrativa di AndreasAux da Pixabay)

Scoperto amianto in un mercato coperto di Ashfield, in Inghilterra. La rivelazione è avvenuta durante controlli di routine effettuati dal Ashfield District Council.

Quest’ultima è un’autorità locale non metropolitana situata nel Nottinghamshire, in Inghilterra. Ed è responsabile dei servizi governativi locali per tre città principali e le aree rurali circostanti. Gestisce questioni come alloggi, rifiuti, pianificazione e parchi, operando in collaborazione con il Nottinghamshire County Council.

E per sicurezza, è stato deciso di rimuoverlo quanto prima.

Perché rimuovere l’amianto è importante

Anche se l’asbesto trovato al mercato non comporterebbe pericolo immediato perché non sarebbe al momento deteriorato, tuttavia si è deciso di intervenire tempestivamente. In quanto le fibre possono essere molto pericolose se inalate. Procedere in maniera preventiva è quindi la scelta più sicura per tutelare i lavoratori, i commercianti e i visitatori del mercato.
E’ stato inoltre assicurato che il lavoro sarà eseguito con il minimo disagio possibile per gli operatori del mercato e per il pubblico.

Il bonus sicurezza e prevenzione inglese messo in pratica dal council locale permette quindi di tutelare commercianti, visitatori e lavoratori, evitando qualsiasi rischio di esposizione alle fibre pericolose.

Dove si trova l’amianto

L’amianto individuato in cinque bancarelle del mercato coperto ed in ufficio all’interno della struttura.
Durante le verifiche, l’aria è monitorata e testata per confermare che le fibre fossero completamente contenute, senza rischio immediato.

Come sarà gestita la rimozione

L’Ashfield District Council ha già ingaggiato un’impresa specializzata per eseguire i lavori. La rimozione sarà pianificata in modo da ridurre al minimo i disagi.
I commercianti interessati saranno spostati temporaneamente altrove e l’operazione di rimozione e bonifica avverrà di notte, quando il mercato è chiuso.

Il consiglio comunale sta inoltre programmando la ristrutturazione dei servizi igienici all’interno del mercato.

Sicurezza e prevenzione

Questo intervento dimostra l’importanza dei controlli periodici degli edifici pubblici e privati, soprattutto quando si tratta di strutture costruite decenni fa, dove l’amianto era comunemente usato.

La gestione corretta dell’amianto prevede isolamento completo del materiale fino alla rimozione. Inoltre i lavori dovranno essere eseguiti da operatori qualificati. Con obbligo di monitoraggio costante della qualità dell’aria.

Grazie a queste misure, il rischio per la salute è ridotto al minimo durante l’intera operazione.

Fonte: westbridgfordwire

Capri, area sequestrata, roghi di rifiuti: possibile amianto

fuoco, Capri
Fuoco (Foto free di Hans da Pixabay)

Un’operazione della polizia municipale di Capri, coordinata dal comandante Daniele De Marini,  ha portato al sequestro di un’area sull’isola dove, secondo quanto emerso dagli accertamenti, venivano bruciati rifiuti speciali tra cui probabile amianto (possibili frammenti di eternit). Lasbesto, come più volte affermato anche dall’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, è una sostanza pericolosa che richiede procedure di smaltimento rigidamente regolamentate.

L’intervento è scattato nelle prime ore della mattinata, a seguito di controlli mirati sul territorio. Gli agenti sono giunti sul posto mentre era in corso un rogo e hanno colto sul fatto una persona ritenuta responsabile dell’accensione del fuoco. Nei suoi confronti è redatta un’informativa di reato trasmessa all’autorità giudiziaria, che ora valuterà le eventuali responsabilità penali.

Un’area trasformata in discarica abusiva

Secondo le prime ricostruzioni, lo spazio sequestrato sarebbe stato utilizzato come punto di smaltimento illecito. I rifiuti, anziché essere conferiti attraverso i canali autorizzati, venivano incendiati direttamente sul posto. Una pratica estremamente pericolosa, sia per l’impatto ambientale sia per i rischi sanitari legati alla combustione di materiali potenzialmente tossici.

L’area è delimitata e posta sotto sequestro per consentire ulteriori verifiche tecniche. I rilievi serviranno a stabilire con precisione la tipologia dei rifiuti bruciati, la loro provenienza e l’eventuale estensione dell’inquinamento del suolo o dell’aria circostante.

Se confermato dalle analisi, la combustione di elementi contenenti fibre di amianto potrebbe aver comportato la dispersione nell’ambiente di particelle pericolose. Come noto, l’amianto è una sostanza che, se inalata, può provocare gravi patologie anche a distanza di molti anni dall’esposizione.

Indagini in corso

Le autorità stanno ora lavorando per chiarire se l’episodio sia isolato o se l’area fosse già impiegata in passato per attività analoghe. Non si esclude che possano emergere ulteriori elementi utili a ricostruire un eventuale utilizzo sistematico del sito come discarica abusiva.

Gli investigatori dovranno inoltre accertare se vi siano altre persone coinvolte nella gestione o nel conferimento dei rifiuti. La documentazione raccolta sul posto e i campionamenti effettuati saranno determinanti per delineare il quadro complessivo della vicenda.

La posizione dell’amministrazione comunale

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindaco di Capri, che ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli agenti e ha ribadito la posizione dell’amministrazione in tema di tutela ambientale.

L’isola, meta turistica di rilievo internazionale e patrimonio paesaggistico di grande valore, è particolarmente sensibile alle tematiche ambientali. Episodi di smaltimento illecito rappresentano sia un potenziale danno alla salute pubblica, ma anche all’immagine e alla sostenibilità del territorio.

Un fenomeno da contrastare

Il rogo di rifiuti speciali costituisce un reato e comporta conseguenze significative sia sotto il profilo ambientale sia sotto quello penale. Le normative vigenti prevedono obblighi stringenti in materia di raccolta, trasporto e smaltimento.

Le indagini proseguiranno nei prossimi giorni per definire con esattezza le responsabilità e valutare eventuali misure aggiuntive a tutela dell’area sequestrata.

Nel frattempo, l’area resterà sotto controllo in attesa degli esiti delle analisi tecniche e delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Ed il comandante De Marini ha invitato la cittadinanza a segnalare sempre illeciti sospetti.
Fonte: La Repubblica, Ansa, Virgilio, La Cronaca di Napoli.

Iran: oltre alla guerra, pericoli nucleari e rischio amianto

Guerra in Iran e amianto (Foto free di Enrique da Pixabay)
Guerra in Iran e amianto (Foto free di Enrique da Pixabay)

Il Medio Oriente torna a bruciare sotto il peso di un conflitto dai contorni complessi, ma oggi ci soffermiamo nuovamente riguardo al pericolo amianto che caratterizza le guerre. Le operazioni militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran hanno segnato una nuova escalation. La morte della guida suprema Ali Khamenei ha accelerato una spirale di violenza. Con raid aerei, lanci missilistici e bombardamenti che colpiscono simultaneamente infrastrutture strategiche e centri urbani densamente popolati.

Ricordiamo che anche i palazzi contenenti amianto sono abbattuti dai bombardamenti e la dispersione di queste fibre rappresenta un pericolo per i soccorritori e i civili che cercano rifugio tra le macerie.

La dinamica della guerra

Storicamente, la guerra in Medio Oriente ha sempre intrecciato interessi geopolitici, strategici e religiosi. L’operazione congiunta Usa-Israele rappresenta una prosecuzione di questo schema. Con attacchi mirati a neutralizzare la leadership militare e politica iraniana, tra cui il quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie e le principali unità navali della Marina. L’Iran, fedele alla tradizione di difesa territoriale, ha risposto con lancio di missili verso Israele e basi americane nel Golfo. Colpendo anche obiettivi civili, come ospedali e condomini, aumentando il bilancio di vittime innocenti.

Questa escalation, se osservata con occhio storico, richiama ale dinamiche dei conflitti urbani del XX secolo. Dove il bombardamento indiscriminato di aree abitate ha sempre prodotto un duplice effetto: il danno immediato e le conseguenze sanitarie a lungo termine.

Amianto e salute pubblica: un’ombra lunga

Come spesso ricordato in diversi articoli dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto, il pericolo asbesto durante le guerre è incrementato.

Infatti anche se dal 2000 in Iran l’amianto è stato bandito, prima di allora ampiamente impiegato, soprattutto negli anni ’70 e ’80 per isolamento termico e strutturale.

“Le fibre di amianto provocano malattie polmonari e tumori letali, spesso manifestandosi decenni dopo l’esposizione.” – continua Bonanni.

La dispersione di queste fibre, data dall’abbattimento delle strutture, rappresenta un serio rischio per i soccorritori e i civili che cercano rifugio tra le macerie. È un fenomeno che ricorda le conseguenze dei bombardamenti industriali durante la Seconda Guerra Mondiale, dove la distruzione di fabbriche e abitazioni lasciò una scia di contaminazione chimica persistente.

Uranio arricchito: il nodo nucleare

Se il conflitto convenzionale è visibile nei cieli e nelle strade, quello nucleare è piuttosto inquietante.

Nel momento in cui scriviamo sono state registrate forti esplosioni vicino all’impianto nucleare e alla base aerea di Isfahan, nell’Iran centrale. A riportarlo le agenzie Reuters e Al Jazeera, citando media iraniani.  Già precedentemente l’ambasciatore iraniano presso l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite aveva affermato che nei giorni scorsi era stato colpito il sito nucleare di Natanz nella provincia centrale, sempre du Isfahan.

L’Iran detiene scorte di uranio arricchito fino al 60%, conservato nelle strutture sotterranee di Isfahan. Questo materiale, pur non essendo immediatamente utilizzabile per armi, si colloca vicino alla soglia tecnica per l’uso militare (ossia il 90% di arricchimento).

La possibilità tecnica di produrre materiale fissile ad alta concentrazione riduce i tempi e le barriere necessarie per sviluppare un’arma nucleare. L’attenzione degli osservatori internazionali si concentra oggi sulla gestione dei siti danneggiati dai raid, dove eventuali fughe di materiale radioattivo potrebbero aggiungere un ulteriore livello di catastrofe a un contesto già drammatico.

Conseguenze geopolitiche e umanitarie

La guerra in corso è destinata a ridisegnare equilibri regionali e internazionali. Gli Stati del Golfo, Mosca e Pechino hanno espresso condanna e preoccupazione, mentre la NATO risloca le proprie forze nel Mediterraneo orientale. Le rotte marittime critiche, come lo Stretto di Hormuz, restano congestionate, con centinaia di petroliere ferme, in un quadro che evoca le tensioni petrolifere del 1973 e le crisi del traffico marittimo durante la Guerra del Golfo.

Dal punto di vista storico e sanitario, la combinazione di conflitto urbano, dispersione di amianto e rischio nucleare rappresenta una catastrofe stratificata. La popolazione civile subisce sia i colpi immediati della guerra, ma anche le conseguenze future legate alla contaminazione ambientale e al pericolo radioattivo.

Il capo dell’agenzia per l’energia atomica Rafael Grossi ha lanciato l’allarme su una “possibile fuoriuscita radiologica con gravi conseguenze” in seguito agli attacchi Usa-Israele sui siti nucleari iraniani.

“Finora – ha aggiunto – non è stato rilevato alcun aumento dei livelli di radiazione al di sopra dei normali livelli di fondo nei paesi confinanti con l’Iran”. – Ansa

Riflessione storica

Come accadde nei grandi conflitti del XX secolo, la pianificazione strategica deve confrontarsi con effetti secondari che si riverberano sulla salute pubblica, sull’ambiente e sulla stabilità regionale.

Il tutto mentre il presidente Usa Donald Trump, secondo Ansa, ha dichiarato: “Stiamo massacrando l’Iran, presto arriverà una grande ondata.”

La gestione delle macerie, la sicurezza nucleare e la protezione contro l’amianto diventano parte integrante della strategia di emergenza, non solo un aspetto tecnico secondario. La storia insegna che trascurare questi fattori può trasformare una crisi militare in un disastro umano e ambientale duraturo.

Intanto lo spazio aereo chiuso, verso alcune rotte internazionali, diventa il paradigma di un mondo paralizzato tra motivazioni ufficiali e ufficiose

Diversi gli italiani al momento bloccati a Dubai. La chiusura totale dello spazio aereo  ha infatti bloccato molti connazionali trovatosi nel territorio. Tra questi anche alcuni VIP come Big Mama, Roberto Mancini ed il ministro della Difesa Guido Crosetto rientrato nella notte. (La cui vicenda he apre ad una riflessione molto più ampia su come sia stato possibile per quest’ultimo).

Le motivazioni ufficiali di questa guerra da parte degli Stati Uniti parlano di un attacco volto a contenere il pericolo atomico. “Teheran ha tentato di ricostruire il suo programma nucleare e stava sviluppando missili balistici a lungo raggio in grado di raggiungere gli Stati Uniti.” – afferma Trump.

“Non stiamo sviluppando missili a lungo raggio per minacciare il mondo, ma solo per difenderci”, aveva ribadito Araghchi solo pochi giorni fa. Una posizione inaccettabile per Trump, che vede in quei vettori una minaccia diretta al suolo americano.

Ma è lo stesso Gianandrea Gaiani, ex consigliere per le politiche di sicurezza del ministero dell’Interno e direttore di Analisi Difesa a ipotizzare che Trump, oltre a voler costringere l’Iran a rinunciare alla flotta di missili balistici, voglia imporre al Paese islamico l’esportazione di petrolio, vendendolo però in dollari.  – Torino Cronaca

Senza contare al desiderio di controllo israeliano in Medio Oriente.

Insomma, difficile pensare che il conflitto possa davvero durare solo quattro settimane.