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lunedì, Maggio 4, 2026
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Mesotelioma e yoga: supporto palliativo per il benessere

Yoga amianto, cura palliativa
Lo yoga nella cura palliativa del mesotelioma. Un approccio integrato per migliorare la qualità di vita


DI FRONTE A UNA DIAGNOSI DIFFICILE COME QUELLA DEL MESOTELIOMA, LA MEDICINA TRADIZIONALE OFFRE TERAPIE PALLIATIVE PER ALLEVIARE IL DOLORE E MIGLIORARE IL BENESSERE. COME SUPPORTO COMPLEMENTARE NELLE CURE PALLIATIVE, UN NUMERO CRESCENTE DI STUDI E PRATICHE CLINICHE SOTTOLINEA IL RUOLO SIGNIFICATIVO DELLO YOGA. UNA PRATICA, CHE GRAZIE ALLA SUA CAPACITÀ DI AGIRE SIA SUL CORPO SIA SULLA MENTE, SI STA RIVELANDO UNO STRUMENTO PREZIOSO

L’impatto emotivo e psicologico della diagnosi di mesotelioma

l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la Society for Integrative Oncology (SIO), raccomandano lo yoga come terapia complementare

Ricevere una diagnosi di mesotelioma è un evento traumatico che va oltre il danno fisico e influisce in maniera significativa anche sulla sfera emotiva e psicologica. La consapevolezza di avere una malattia grave e progressiva, spesso con aspettative di vita limitate, genera uno stato di crisi profonda che mette a dura prova il benessere mentale del paziente. Questa condizione può scatenare una complessa gamma di reazioni emotive, dal rifiuto e la negazione iniziali a un senso di disperazione che può evolvere in ansia profonda, depressione e isolamento sociale.

L’ansia legata alla malattia può diventare costante, alimentata dal timore di peggioramenti improvvisi o dall’insicurezza su come reagirà il corpo ai trattamenti. I pazienti possono sentirsi intrappolati in una spirale di pensieri ossessivi sulla propria salute e sul proprio futuro. Cosa che riduce la loro capacità di concentrarsi su altre attività e interessi. Spesso, la difficoltà di mantenere uno stato d’animo positivo influenza negativamente anche la risposta fisica del corpo alla malattia, poiché lo stress e la tristezza cronici possono indebolire ulteriormente il sistema immunitario, aggravando la fatica e il dolore.

La depressione, che può manifestarsi come conseguenza naturale della diagnosi, è un’altra sfida complessa. Molti pazienti affetti da mesotelioma sperimentano una perdita di speranza, la sensazione che la loro vita sia stata “interrotta” e che ogni progetto o desiderio sia diventato irrealizzabile. Questo sentimento di perdita, spesso accompagnato da difficoltà a trovare significato e scopo nella propria esistenza, può rendere la malattia un’esperienza di profonda solitudine e disconnessione emotiva.

Lo yoga come supporto palliativo e strumento di benessere mentale  

Le preoccupazioni finanziarie rappresentano un ulteriore fardello per molti pazienti, specialmente se il trattamento richiede un lungo periodo di assenza dal lavoro o cure costose non completamente coperte dal sistema sanitario. Questo stress economico non solo aumenta il peso della malattia, ma può alimentare anche sensi di colpa o frustrazione, specialmente se il paziente si sente un “carico” per la famiglia.

Infine, il mesotelioma impone un pesante impatto sulle relazioni personali. Le persone care spesso non comprendono appieno l’intensità delle sfide psicologiche che il paziente sta affrontando. Questo può portare a incomprensioni, distanze emotive e difficoltà di comunicazione. Per il paziente, il bisogno di sentirsi compreso e sostenuto diventa vitale, ma l’isolamento emotivo e il timore di essere un “peso” possono frenare l’apertura e la condivisione delle proprie paure.

Per i pazienti che affrontano il mesotelioma, un approccio integrato che comprenda non solo le terapie mediche tradizionali, ma anche interventi olistici, offre un sostegno fondamentale per gestire le complesse sfide psicofisiche della malattia.

Tra le pratiche che possono integrarsi efficacemente nelle cure palliative, lo yoga rappresenta una preziosa risorsa in grado di ristabilire un profondo equilibrio tra corpo e mente, favorire il rilascio delle tensioni accumulate e migliorare la qualità della vita anche in contesti complessi come quello oncologico. A dimostrarlo, studi recenti, secondo cui questa antica disciplina può svolgere un ruolo complementare nella gestione dei sintomi emotivi legati al cancro. Ma in cosa consiste esattamente? 

I pilastri dello yoga 

Questa antica disciplina, nata in India e diffusa oggi a livello globale, si fonda su tre pilastri essenziali: le posture fisiche (asana), il controllo del respiro (pranayama) e la meditazione (dhyana), ognuno dei quali contribuisce in modo distinto ma complementare al benessere fisico e mentale.

Gli asana, ovvero le posture, offrono un lavoro dolce e profondo sul corpo. Attraverso il movimento consapevole e il mantenimento di posizioni specifiche, le tensioni muscolari si sciolgono gradualmente, favorendo il rilassamento e alleviando il dolore. Questa pratica consente ai pazienti di recuperare una certa flessibilità e leggerezza corporea, spesso compromesse dal mesotelioma e dai suoi trattamenti. Inoltre, il miglioramento della postura e della respirazione, ottenuto attraverso gli asana, aiuta a ottimizzare l’ossigenazione e la circolazione sanguigna. Il che apporta benefici all’intero organismo senza sovraccaricare il corpo.

Il pranayama, o controllo del respiro, si concentra sul ritmo e la profondità dell’inspirazione e dell’espirazione. Questi esercizi respiratori, oltre a calmare il sistema nervoso, aiutano a ridurre l’agitazione interiore, portando la mente e il corpo a uno stato di quiete. La pratica costante del pranayama induce un rallentamento dei battiti cardiaci e una riduzione del cortisolo, l’ormone dello stress, promuovendo così un rilassamento profondo. Questo processo è particolarmente utile per i pazienti oncologici, che spesso sperimentano livelli elevati di ansia e angoscia.

La meditazione

La meditazione, infine, rappresenta il cuore dello yoga come pratica spirituale e mentale. Attraverso l’allenamento alla concentrazione e alla presenza mentale, i pazienti possono sviluppare una consapevolezza distaccata dai pensieri negativi, dalle paure e dalle preoccupazioni, così da avere una visione serena e lucida della propria condizione. 

Per i pazienti affetti da mesotelioma, lo yoga non solo offre sollievo fisico e mentale, ma rappresenta anche un sostegno per il miglioramento della qualità del sonno. Spesso compromesso dall’ansia e dal dolore. Il rilassamento profondo derivante dalle pratiche yogiche favorisce un riposo più rigenerante, che è fondamentale per sostenere il corpo e la mente in un percorso complesso come quello delle cure oncologiche.

Raccomandazioni per la pratica dello yoga nei pazienti con mesotelioma

L’avv. Bonanni, presidente ONA sottolinea spesso come l’approccio globale al mesotelioma e alle altre malattie da amianto debba includere un sostegno psicologico continuo e strutturato

Le principali organizzazioni oncologiche, come l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e la Society for Integrative Oncology (SIO), raccomandano lo yoga come terapia complementare. Tuttavia, è essenziale adattare la pratica alle capacità fisiche e alle restrizioni mediche di ciascun paziente. Tipi di yoga riparativi, come l’Hatha yoga o lo yoga terapeutico, sono spesso suggeriti per la loro natura delicata e rilassante.

L’importanza dell’aspetto psicologico nella gestione del mesotelioma 

La visione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, va oltre la sfera legale. Sottolinea spesso come l’approccio globale al mesotelioma e alle altre malattie da amianto debba includere un sostegno psicologico continuo e strutturato.

«Il supporto psicologico è fondamentale per affrontare la sofferenza dei pazienti», afferma il presidente ONA «Non possiamo concentrarci solo sullaspetto fisico della malattia: è cruciale prendersi cura anche delle ferite emotive che questa patologia lascia. Quando un paziente è in pace con stesso, le terapie possono diventare più efficaci», conclude.

Il sostegno psicologico infatti, non solo riduce l’ansia e la depressione, ma consente ai pazienti di affrontare con maggiore serenità le cure, le incertezze e le sfide della malattia. Affrontare il mesotelioma significa quindi considerare ogni aspetto della vita del paziente. Poiché un benessere globale e integrato può influire in modo positivo sui risultati delle terapie oncologiche stesse.

Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi

Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi
Mesotelioma e salute mentale. Il supporto dopo la diagnosi - impatto psicologico

IL MESOTELIOMA È UN CANCRO AGGRESSIVO CAUSATO PRINCIPALMENTE DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO, CHE NON SOLO INFLIGGE GRAVI DANNI FISICI MA LASCIA UN IMPATTO PSICOLOGICO PROFONDO SUI PAZIENTI, I LORO FAMILIARI E I CAREGIVERS, OSSIA GLI ASSISTENTI. DURANTE LA GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE, CHE SI È CELEBRATA LO SCORSO 10 OTTOBRE, L’ATTENZIONE SI È FOCALIZZATA SULL’IMPORTANZA DI AFFRONTARE ANCHE LE SFIDE MENTALI LEGATE A QUESTA MALATTIA DEVASTANTE

L’impatto psicologico di una diagnosi di mesotelioma

Spesso, i pazienti affetti da mesotelioma provano ciò che viene definito “scanxiety”, cioè l’ansia legata ai risultati dei controlli medici periodici per verificare l’avanzamento della malattia

Una diagnosi di mesotelioma sconvolge la vita dei pazienti e delle loro famiglie. Lo shok iniziale provoca spesso paura, ansia e depressione. L’incertezza sulla prognosi e la consapevolezza della gravità della malattia amplificano i sentimenti di disperazione. I pazienti sperimentano spesso la cosiddetta “scanxiety”, cioè l’ansia che provano mentre attendono i risultati dei controlli medici per monitorare l’avanzamento della malattia.

Oltre alla paura della morte, molti pazienti provano un profondo senso di colpa per aver potenzialmente messo in pericolo i propri cari con l’esposizione all’amianto. Si sentono, infatti, quasi “bombe a orologeria” in grado di minacciare chi li circonda.

Le sfide per i familiari e i caregivers

I familiari dei pazienti affetti da mesotelioma affrontano sfide emotive altrettanto ardue e complesse. Spesso, si trovano a dover gestire il ruolo di assistenti senza una preparazione specifica, immersi nelle necessità quotidiane del malato, nella gestione di questioni legali e finanziarie, e nel difficile equilibrio del proprio benessere psicologico. Questo intenso impegno può generare tensioni e, talvolta, portare a fratture nei rapporti familiari, specialmente quando i ruoli all’interno della famiglia cambiano in modo drastico.

Svolgere il compito di caregiver comporta infatti un carico emotivo costante e può esporre a un elevato rischio di burnout, cioè una condizione caratterizzata da esaurimento fisico e mentale, causata da uno stress prolungato e dalla difficoltà di staccarsi emotivamente dai propri cari. Questa situazione, che può facilmente sfociare anche in depressione, rende difficile trovare energia e motivazione per affrontare le attività quotidiane.

Di conseguenza, è fondamentale che chi si occupa dei pazienti non trascuri la propria salute mentale.

Mesotelioma: supporto psicologico e strategie di coping

Programmi di sostegno psicologico specializzati, come gruppi di supporto, aiutano le persone ad esprimere liberamente le proprie paure, condividere difficoltà e trovare confronto. Questi gruppi creano uno spazio sicuro ed accogliente, favoriscono un forte senso di appartenenza e solidarietà e riducono la sensazione di isolamento che spesso accompagna malattie gravi, offrendo un ambiente dove i partecipanti si sentono compresi e sostenuti.

Le strategie di coping rappresentano un elemento centrale del supporto psicologico perchè aiutano le persone a gestire stress e sfide emotive legate alla malattia. Imparare ed applicare strategie adattive, come gestire lo stress e rielaborare positivamente i propri pensieri, permette ai pazienti e familiari di mantenere l’equilibio emotivo e ridurre il rischio di burnout.

In aggiunta, alcune aziende offrono Programmi di Assistenza ai Dipendenti (in inglese EAP – Employee Assistance Program) che forniscono un sostegno psicologico gratuito ai lavoratori e alle loro famiglie, aiutandoli a gestire situazioni di stress, malattie gravi o difficoltà personali.

Considerazioni dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «È essenziale che il diritto alla salute mentale venga riconosciuto come parte integrante del percorso di cura e che sia sostenuto da politiche pubbliche adeguate»

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dellOsservatorio Nazionale Amianto, ha più volte sottolineato l’importanza di un approccio olistico nella gestione del mesotelioma, che includa anche il sostegno psicologico. «I pazienti affetti da mesotelioma non devono affrontare solo una battaglia fisica, ma anche emotiva. È essenziale che il diritto alla salute mentale venga riconosciuto come parte integrante del percorso di cura e che sia sostenuto da politiche pubbliche adeguate», ha dichiarato.

Secondo lui, la mancanza di un supporto psicologico adeguato può compromettere gravemente la qualità della vita dei malati, rendendo ancora più difficile affrontare il percorso terapeutico. L’ONA, mette a disposizione dei pazienti servizi di assistenza psicologica gratuita, forniti da un team di professionisti che supportano anche i familiari.

Affrontare una diagnosi di mesotelioma significa non solo curare il corpo, ma anche offrire un costante sostegno emotivo a pazienti, familiari e caregivers. È

fondamentale ricordare che la salute mentale è parte integrante della cura e deve essere trattata con la stessa importanza della salute fisica.

Fonte

Mesothelioma.net

Amianto a Castelfranco Emilia: vittoria ONA per la salute pubblica

amianto a Castelfranco Emilia: vittoria ONA
Castelfranco Emilia, amianto e bonifica. Una vittoria dell'ONA e della comunità per la salute pubblica

LA RECENTE BONIFICA DELL’EX CANTINA SOCIALE DI BAZZANO, A CASTELFRANCO EMILIA (MODENA), CONCLUDE UNA BATTAGLIA IMPORTANTE PER I RESIDENTI, PREOCCUPATI DA TEMPO PER IL RISCHIO AMIANTO IN UNA STRUTTURA ORMAI FATISCENTE. A SEGUITO DI NUMEROSE SEGNALAZIONI PARTITE DIRETTAMENTE DAI CITTADINI, DOMENICA SCORSA MIRCO ZANOLI, COORDINATORE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA) EMILIA ROMAGNA, HA EFFETTUATO UN SOPRALLUOGO PER VERIFICARE IL COMPLETAMENTO DEI LAVORI DI MESSA IN SICUREZZA AVVIATI CIRCA DUE SETTIMANE FA. I CONTROLLI HANNO EFFETTIVAMENTE CONFERMATO L’AVVENUTA RIMOZIONE AMIANTO

La denuncia dei cittadini di Castelfranco Emilia e dell’ONA

Nell’agosto 2023, le prime segnalazioni sul rischio amianto nell’ex Cantina Sociale di Bazzano

Il primo allarme era stato lanciato nell’agosto 2023, quando l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), informato dai residenti della situazione di degrado dell’ex cantina di Bazzano, aveva sollecitato un intervento urgente per valutare e arginare i rischi legati alla dispersione delle pericolose fibre di amianto. La struttura, collocata tra via Vittorio Veneto, via Mascagni e la storica linea ferroviaria, presentava infatti coperture ormai compromesse, con alcuni pannelli addirittura divelti dalle recenti intemperie. Questo stato di abbandono rappresentava un grave pericolo, poiché aumentava il rischio che particelle del pericoloso minerale si disperdessero nell’ambiente circostante, minacciando la salute dei cittadini.

In risposta alla segnalazione dell’ONA, le autorità sanitarie locali, tra cui l’Azienda AUSL, avevano effettuato sopralluoghi e avviato una serie di monitoraggi per misurare la concentrazione delle fibre sospese nell’aria, al fine di determinare l’effettiva pericolosità dell’area e valutare la necessità di un immediato intervento di bonifica.

Tuttavia, nel dicembre dello stesso anno, un principio di incendio aveva ulteriormente aggravato la situazione. Il rogo, se non fosse stato rapidamente domato, avrebbe potuto diffondere nell’aria le minuscole particelle del minerale. Cosa che avrebbe potuto avere conseguenze devastanti. Quando l’asbesto brucia, infatti, le fibre rilasciate nell’ambiente– invisibili, ma letali –, aumentano drasticamente il rischio di inalazione. Queste, se respirate, possono depositarsi nei polmoni, causando lesioni irreparabili e favorendo lo sviluppo di gravi patologie come il mesotelioma, il carcinoma polmonare e altre malattie correlate all’amianto, anche molti anni dopo l’esposizione iniziale. Per questo, la comunità ha intensificato le richieste di un intervento risolutivo, appoggiata dall’ONA, che ha fatto pressioni sulle istituzioni per un intervento tempestivo.

Un successo per la comunità di Castelfranco Emilia e il ruolo dell’ONA

bonanni- accordo
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni sottolinea l’urgenza di un approccio preventivo in tutto il Paese

L’avvio dei lavori di bonifica, circa due settimane fa, ha rappresentato una risposta concreta alle pressanti richieste della popolazione, che, non avendo ricevuto alcuna comunicazione ufficiale dal Comune, ha visto in questo intervento il riconoscimento delle proprie preoccupazioni. «L’amianto presente era davvero tanto – ha dichiarato Mirco Zanoli, coordinatore di ONA Emilia Romagna – e siamo soddisfatti di questo risultato. Questo è un successo importante per la salute dei cittadini e dell’ambiente, ottenuto grazie alla tenacia dei residenti di Castelfranco Emilia e al nostro impegno costante». L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ribadito il valore di tale vittoria, sottolineando l’urgenza di un approccio preventivo in tutto il Paese: «Il diritto alla salute è tutelato dall’articolo 32 della Costituzione, e l’eventuale presenza di amianto costituirebbe una grave lesione di questo diritto, che appartiene a ogni essere umano e che costituisce un interesse collettivo».

Preparativi per il convegno sull’amianto e le risorse idriche

Questa vicenda si inserisce in un quadro più ampio di attenzione verso le problematiche legate alla presenza di amianto nelle infrastrutture, che rappresentano una minaccia insidiosa e persistente.

Il prossimo 14 novembre, all’hub di Quistello, Mantova, si terrà il convegno “Amianto e acqua potabile: la pericolosità dei tubi in cemento-amianto dell’acquedotto di Quistello”, durante il quale esperti, istituzioni e rappresentanti locali si confronteranno per analizzare l’impatto del “killer invisibile” sulle risorse idriche contaminate da vecchie tubature in cemento-amianto.

Il caso di Castelfranco Emilia, con la sua vittoria per la sicurezza ambientale, rappresenta un esempio concreto dell’importanza di rimuovere il pericoloso minerale da ogni sito potenzialmente a rischio. L’Osservatorio Nazionale Amianto, da tempo protagonista nella lotta per la bonifica di siti industriali e delle reti idriche in cemento-amianto, considera l’intervento sull’ex cantina sociale di Bazzano una conquista di rilievo e dal forte valore simbolico per la tutela della salute collettiva e la salvaguardia ambientale.

Amianto e acqua a Quistello: rischio tubi cemento-amianto

amianto nelle risorse idriche Quistello
Amianto nelle risorse idriche. A Quistello un convegno per affrontare un rischio sottovalutato

IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE, ALL’HUB DI QUISTELLO, MANTOVA, SI TERRÀ IL CONVEGNO INTITOLATO “AMIANTO E ACQUA POTABILE: LA PERICOLOSITÀ DEI TUBI IN CEMENTO-AMIANTO DELL’ACQUEDOTTO DI QUISTELLO”. L’ INCONTRO,  VEDRÀ LA PARTECIPAZIONE DELL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIOALE AMIANTO, INSIEME CON ALTRI ESPERTI E RAPPRESENTANTI LOCALI. L’OBIETTIVO DELL’EVENTO È INFORMARE E SENSIBILIZZARE IL PUBBLICO E LE ISTITUZIONI SUL SERIO RISCHIO RAPPRESENTATO DALLA PRESENZA DI VECCHIE TUBATURE IN CEMENTO-AMIANTO ALL’INTERNO DELLE RETI IDRICHE

L’amianto e la sua pericolosità

quistello
Le vecchie tubature in cemento-amianto, stanno ormai cedendo al tempo, rilasciando fibre tossiche direttamente nelle reti idriche delle nostre città

La contaminazione delle reti idriche italiane da fibre di asbesto rappresenta una minaccia silenziosa ma concreta per la salute pubblica. Un rischio ancora troppo spesso ignorato. Per molti, infatti, il pericolo dell’amianto è legato esclusivamente a specifici ambienti di lavoro. Come i cantieri edili o le industrie manifatturiere, ma pochi immaginano che queste particelle cancerogene possano infiltrarsi nell’acqua che beviamo ogni giorno. Le vecchie tubature in cemento-amianto, largamente utilizzate fino agli anni ’80 per la loro resistenza e durata, stanno ormai cedendo al tempo. Rilasciando fibre tossiche direttamente nelle reti idriche delle nostre città. Questa realtà espone i cittadini a un pericolo che non dovrebbe essere più tollerato.

Di fronte all’urgenza di questa situazione, si terrà un importante convegno dal titolo “Amianto e acqua potabile: La pericolosità dei tubi in cemento-amianto dellacquedotto di Quistello”. L’incontro, vedrà la partecipazione dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), e di altri esperti del settore. Ma cosa succede nel nostro Paese?

Dati e ricerche sulla contaminazione in Italia

In Italia, si stima che siano ancora attivi circa 500mila chilometri di tubature in cemento-amianto, prevalentemente nelle regioni del Sud e nelle isole. Le infrastrutture idriche sono spesso datate e meno curate. I dati indicano che le zone servite da reti obsolete sono particolarmente vulnerabili e che le rilevazioni indirette, come le misurazioni satellitari, non forniscono una visione esaustiva del problema.

LONA ha segnalato i potenziali rischi per la salute pubblica legati all’uso di queste tubature e ha sollecitato interventi di bonifica. Anche l’Istituto Superiore di Sanità ha richiamato l’attenzione sulla possibile liberazione di fibre del pericoloso minerale nell’acqua in caso di deterioramento delle tubature, evidenziando così la necessità di una mappatura completa delle reti idriche per identificare i punti critici e pianificare interventi di sostituzione mirati. Tuttavia, intoppi burocratici e non solo, continuano a rallentare le operazioni.

Il quadro normativo e le difficoltà di applicazione

Dal punto di vista normativo, il Decreto Ministeriale del 14 maggio 1996 ha fissato linee guida per la gestione delle condotte in cemento-amianto, imponendo alle amministrazioni locali il monitoraggio dello stato di conservazione delle tubature e l’avvio di progetti di bonifica. Tuttavia, la mancanza di fondi e una scarsa sensibilità politica hanno ostacolato la piena attuazione di queste direttive, con il risultato che molte reti idriche obsolete non sono mai state sostituite. Il decreto stabilisce inoltre che i gestori delle reti idriche e le istituzioni locali debbano intervenire con tempestività per garantire la sicurezza dell’acqua, ma l’applicazione della normativa è stata finora frammentaria e disomogenea. A farne le spese sono i cittadini, esposti a potenziali rischi per la salute.

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto chiede la bonifica degli acquedotti dall’amianto (nella foto, l’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA)

L’asbesto: il killer invisibile che colpisce oltre il respiro

L’asbesto è classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un cancerogeno di classe 1, tra i più letali per l’organismo umano. Non solo inalare, ma anche ingerire (ad esempio attraverso l’acqua contaminata) fibre di amianto può portare allo sviluppo di patologie gravi e spesso letali, tra cui il mesotelioma pleurico, peritoneale, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo, oltre a tumori polmonari, della laringe e delle ovaie. Ma c’è di più.

Impatti dell’amianto sull’ambiente

Le fibre del “killer invisibile”, una volta disperse nell’acqua, possono diffondersi in laghi, fiumi e falde acquifere. Questo processo compromette non solo la qualità dell’acqua potabile ma anche quella destinata all’irrigazione e agli usi industriali. Nell’ambito agricolo, queste particelle riducono la fertilità del suolo, minacciando le colture e la produzione alimentare. Se i vegetali assorbono tali sostanze nocive, possono verificarsi conseguenze sulla sicurezza alimentare, con implicazioni gravi per l’intera catena alimentare.

Un altro aspetto particolarmente preoccupante è la possibilità che queste fibre si accumulino nei sedimenti dei corsi d’acqua e siano ingerite da organismi come pesci, crostacei e molluschi. Questi animali, contaminati, possono quindi trasferire le sostanze lungo la catena alimentare, arrivando fino ai predatori, inclusi gli esseri umani che consumano tali prodotti. 

Questo processo di bioaccumulo rappresenta una minaccia per la fauna e la biodiversità. Con il potenziale di destabilizzare gli equilibri ecologici e aggravare il problema della contaminazione ambientale.

Anche la fauna selvatica è a rischio. Gli animali che bevono acqua contaminata o che vivono in habitat esposti a tali particelle, rischiano di ingerirle. Con effetti tossici che possono compromettere la loro salute e sopravvivenza. 

Un altro elemento critico è la persistenza delle fibre nel tempo. Queste sostanze sono estremamente resistenti alla degradazione naturale, il che significa che possono rimanere presenti nell’acqua e nel suolo addirittura per secoli, accumulandosi e intensificandosi con il passare degli anni. Di conseguenza, anche una contaminazione inizialmente limitata può trasformarsi in un problema permanente, estendendo i danni alle generazioni future.

Per tutte queste ragioni, è essenziale un intervento immediato e coordinato da parte delle istituzioni.

amianto e acqua potabile

L’ONA chiede azioni tempestive: no all’amianto, sì alle bonifiche! 

L’ONA richiede interventi immediati e strutturali: «è essenziale che le istituzioni, le amministrazioni locali e i gestori delle reti idriche attuino un piano coordinato per la sostituzione delle tubature in amianto con materiali sicuri e moderni». Inoltre, la creazione di collaborazioni tra enti pubblici e privati potrebbe facilitare lo scambio di tecnologie e risorse per accelerare i processi di bonifica. Come affermato dal presidente ONA, l’avv. Ezio Bonanni «migliorare la qualità delle infrastrutture sanitarie nelle aree più vulnerabili può contribuire a ridurre il divario tra nord e sud, promuovendo una sanità davvero accessibile e inclusiva. La salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente non possono più essere trascurate; è il momento di agire per proteggere le comunità locali e garantire a tutti un accesso sicuro allacqua potabile. LOsservatorio Nazionale sullAmianto chiede la bonifica degli acquedotti dallamianto».

Il convegno di Quistello sarà un momento importante per dare voce a una questione che, pur essendo invisibile, incide profondamente sulla salute e sull’ambiente. Oltre all’avvocato Ezio Bonanni, parteciperanno al dibattito l’avvocato Massimiliano Fabiani, Mirco Zanoli (coordinatore ONA Carpi), Marco Ferrari e Andrea Rossi (direttivo ONA Carpi), ed Elia Lettucci, anche lui rappresentante di ONA Carpi.

Prepensionamento per lavoratrice esposta ad amianto. l’INPS condannata  

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA EMESSO UNA SENTENZA STORICA CHE RICONOSCE IL DIRITTO AL PREPENSIONAMENTO PER UNA LAVORATRICE ESPOSTA ALL’AMIANTO DURANTE LA SUA LUNGA CARRIERA AMMINISTRATIVA. QUESTA DECISIONE, CHE PONE L’ACCENTO SULLA NECESSITÀ DI TUTELE ANCHE PER CHI NON VIENE DIRETTAMENTE A CONTATTO CON IL PERICOLOSO MATERIALE, SEGNA UN PUNTO DI SVOLTA NELLE POLITICHE PREVIDENZIALI E DI RICONOSCIMENTO DELLE MALATTIE PROFESSIONALI LEGATE ALL’AMIANTO. L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), ATTRAVERSO LA VOCE DEL SUO PRESIDENTE EZIO BONANNI, AUSPICA CHE QUESTA VITTORIA POSSA APRIRE LA STRADA A NUOVI DIRITTI PER MOLTI LAVORATORI ESPOSTI INCONSAPEVOLMENTE ALLA “FIBRA KILLER”

Il diritto al prepensionamento di una figura amministrativa

L’amianto, noto per le sue proprietà isolanti e di resistenza al calore, ha trovato largo impiego in passato in diversi ambiti industriali e edilizi. Tuttavia, le sue microscopiche fibre rappresentano un pericolo mortale, essendo strettamente collegate a malattie gravi come l’asbestosi, il mesotelioma e altre patologie polmonari. La particolarità di questa sentenza risiede nel fatto che non riguarda un lavoratore manuale ma una figura amministrativa, che ha svolto il suo lavoro in un ambiente contaminato e il diritto al prepensionamento del soggetto.

Il caso specifico

La signora, una dipendente amministrativa del Consorzio di Casal Palocco, ha trascorso 36 anni in un container contenente materiali in asbesto, senza mai essere informata dei rischi. Questo prolungato contatto ha provocato gravi danni alla sua salute, riconosciuti dall’INAIL come conseguenti all’esposizione professionale al killer silente.

Casalpalocco
Casalpalocco

L’implicazione giuridica e previdenziale

Dopo il riconoscimento della malattia professionale, la lavoratrice ha richiesto all’INPS il ricalcolo della sua posizione contributiva per accedere al prepensionamento. Dopo il primo no alla richiesta, il Tribunale di Roma ha ribaltato questa decisione, ordinando all’INPS di rivalutare la posizione contributiva. Questo riconoscimento non solo le consente di andare in pensione anticipata ma apre un importante precedente per altri lavoratori amministrativi esposti all’amianto in circostanze simili.

La svolta legale e sociale: giustizia è fatta

«Questa decisione del Tribunale dimostra che ci sono state funzioni amministrative svolte in luoghi altamente contaminati e rappresenta una svolta per gli impiegati esposti perché introduce una tutela che è sempre stata riconosciuta solo a chi manipolava il cancerogeno», commenta l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Questo caso evidenzia la necessità di una revisione delle politiche di prevenzione e risarcimento per includere anche coloro che, sebbene non direttamente coinvolti nella manipolazione, hanno subito l’esposizione passiva con gravi conseguenze per la salute.

Verso un futuro di maggiore consapevolezza e giustizia

Questa sentenza rappresenta un passo avanti nella lotta per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti all’eternit. Oltre a rafforzare la necessità di ambienti di lavoro sicuri, promuove una maggiore consapevolezza sul tema della salute occupazionale e potrebbe portare a ulteriori revisioni delle normative previdenziali. La vittoria legale della signora non è solo un successo personale ma un esempio di giustizia per tutti coloro che hanno subito le devastanti conseguenze dell’esposizione all’amianto.