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ONA TV: Convegno 25.02.2025 – VIDEO

Convegno ONA del 25 Febbraio
Convegno ONA del 25 Febbraio

Non c’è più tempo da perdere, la lotta contro l’Amianto urge soluzioni immediate e le bonifiche non possono essere più essere procrastinate”, l’ha affermato Sergio Costa, Vicepresidente della Camera ed ex Ministro dell’Ambiente durante il convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto che si è svolto il 25 febbraio presso la sala Laudato Sì in Campidoglio.
Immagini visibili sul canale TV di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, sia nella versione diretta streaming, che nello speciale realizzato dal giornalista Luigi Abbate, figlio di vittima del dovere.
L’ Avv. Ezio Bonanni, Presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ha messo insieme per il convegno i rappresentanti delle principali forze politiche. “Perché la salute dei lavoratori e la lotta all’amianto non è né di destra né di sinistra”.

 

La diretta streaming e lo speciale sul convegno

Un convegno di oltre tre ore che ha visto la presentazione di un modello convergente e bipartisan che dovrebbe essere adottato sempre dalla politica, troppo spesso impegnata in contrapposizioni per opposizione.
L’approccio basato sulla lotta comune tra i partiti politici è un potente strumento per affrontare le sfide più urgenti. La cooperazione tra forze politiche differenti può generare soluzioni più stabili e durature per la società, superando le divisioni ideologiche e mirando al bene collettivo.

Del Convegno ha realizzato uno speciale anche il giornalista Luigi Abbate, figlio di una vittima del dovere. Oltre a realizzare il seguente servizio è intervenuto durante il convegno dichiarando: mio padre era sottufficiale di Marina, motorista navale, affetto da angiosarcoma, patologia asbesto-correlata. I suoi diritti sono stati inizialmente negati, ma hanno visto pieno riconoscimento grazie alla professionalità, perseveranza e inflessibilità di Ezio Bonanni.
Qui di seguito il servizio del giornalista con interviste ai relatori.

La proposta dell’Onorevole Maiorano

Durante il convegno l’On. Giovanni Maiorano (Fratelli d’Italia) ha ribadito di aver presentato in calendario una proposta di legge sull’amianto: “Mi fu illustrata una proposta ed ho depositato una legge come firmatario ma solo perché l’ONA non poteva essere firmataria. Sono stato invitato ad un convegno dove si parlava di amianto e mi fu presentata una proposta che ho trasformato in proposta di legge che prevede l’accesso pensionistico anticipato per coloro che hanno lavorato entrando in contatto con l’amianto per almeno 10 anni. E’ qualcosa che non è facile, ha un costo ed è un percorso complesso che ha bisogno l’appoggio di tutti. Da una parte questa proposta è stata accolta con entusiasmo, dall’altra alcuni sindacati cercano di metterci il cappello. Non mi interessa se questa legge porti il mio nome, l’importante è che si faccia” ha affermato.

La consapevolezza di ONA della difficoltà di portare avanti gli obiettivi

L’Avv. Ezio Bonanni ha puntualizzato che tutti i Governi hanno dichiarato che avrebbero affrontato la tematica amianto, ma in realtà è un argomento molto scivoloso. “Destra, centro e sinistra hanno fatto poco e nulla per le vittime di amianto. Io la ringrazio per la sua iniziativa che troverà molti ostacoli. Ricordiamo che la conoscenza dell’amianto è antica, la prima legge è la 455 del 1943, ma solo nel 1992 è stato bandito. La sua pericolosità è stata occultata. Lei ha assunto una iniziativa più difficile di quanto pensa. Io spero che lei possa avere la forza per portare avanti questa battaglia dove auspico il sostegno di tutte le forze politiche. Ognuno poi si assume la responsabilità di quello che fa prima di tutto davanti alla propria coscienza” ha ribadito.Ha proseguito parlando della sua storia personale: “Dopo tanti anni che mi occupavo di amianto due miei cugini sono morti di mesotelioma. Le dico che la sua iniziativa è positiva, ma molto difficile” – ha continuato.

L’augurio di ONA

“Nella precedente legislatura l’on. Costa, in qualità di Ministro dell’ambiente stanziò 385 milioni per la progettazione della bonifica dell’amianto nelle scuole e negli ospedali che rispondeva ad una normativa di metà anni ’80 rimasta nel dimenticatoio. Nel frattempo la gente moriva negli ospedali e nelle scuole. Quando sollevai il caso nel 2010 trovai almeno 160 morti per mesotelioma tra personale docente e non docente. Spero che la sua iniziativa possa trovare il sostegno di tutte le forze politiche, alcune oggi qui presenti.” ha augurato Bonanni.

Le risposte dell’On. Lisini (Lega)

Rivolgendosi all’On. Tiziana Nisini (Lega) ha ricordato che il Ministro Salvini ha sottoscritto un emendamento per i figli non a carico delle vittime del dovere, ma non è passato. La stessa ha riconosciuto che uno dei meccanismi che inceppa la democrazia è la burocrazia.

Bonanni ha fatto presente la difficoltà di doversi difendere per chi è malato di cancro e di dover dimostrare a Inail e Inps la correlazione. “C’è anche un problema di etica. Io vorrei portare alla Commissione lavoro della Camera dei deputati una serie di sentenze di gente che è morta e che per un cavillo si è vista negare dei diritti dove bisogna arrivare in secondo e terzo grado”.

A tal proposito Nisini ha risposto che bisognerebbe fare un’indagine conoscitiva per raccogliere tutte le criticità che ci sono e per quanto riguarda la proposta di legge, seguirà l’iter di tutte le leggi.

I lunghi periodi di incubazione offrono il fianco a strategie difensive

“Sono stato coinvolto in tutta una serie di processi dove l’ONA si è costituita parte civile in tutta Italia. Questo per far ottenere giustizia oltre che risarcimenti alle vittime per le patologie derivanti dall’amianto. Sono quindi andato ad Ancona Barcellona, a Latina, più o meno dappertutto, verificando sul campo come dal punto di vista tecnico processuale, la battaglia si svolga essenzialmente sul terreno del nesso causale. Se la diretta correlazione tra le patologie e la diretta esposizione alle fibre di amianto è riconosciuta, la lunga latenza ed i tempi di incubazione della manifestazione di queste malattia, d’altra parte questo mostra il fianco alle strategie difensive sulle possibili concause”. ha sottolineato l’Avv. Riccardo Brigazzi.
Il mesotelioma infatti, direttamente correlato all’amianto, può manifestarsi anche a dopo 50 anni dall’esposizione.

L’importanza della consapevolezza sulla sicurezza

“Ad esempio è capitato che a fronte di una carriera lavorativa spesa per intero nello stesso posto, con evidenti responsabilità a carico del datore di lavoro, magari il dipendente aveva sospeso 20 anni prima l’attività, per recarsi a lavorare temporaneamente per 2 anni da un’altra parte. Questo ha dato la possibilità ai colleghi difensori di poter affermare che la cosiddetta dose killer poteva essere stata assunta in quel periodo. Quello che bisognerà fare, nel corso del lavoro che si protrarrà negli anni, è la formazione di un compendio giurisprudenziale utile a fissare paletti a cui tutti i giudici dei tribunali possano conformarsi per far ottenere le giuste pronunce di giustizia a chi ne ha diritto.” ha proposto Brigazzi.
La mancanza di consapevolezza relativa alla pericolosità dell’amianto è stata fatale per tantissime persone. Del resto questo materiale è stato messo al bando solo nel 1992. Ho avuto esperienza di persone dove il marito, tornava a casa da lavoro con la tuta sporca con le polveri di amianto. Poi metteva candidamente a lavare la tuta mettendo a rischio tutta la sua famiglia.” ha aggiunto Brigazzi.

Disciplina e responsabilità

Una consapevolezza che è fondamentale per la sicurezza sul lavoro in generale. A tal proposito, significativo l’intervento di Paola Vegliantei, Presidente dell’Accademia della legalità:
“È importante sapere qual è il proprio ruolo e la disciplina. Noi militari lo sappiamo bene. Con persone non preparate non possiamo pretendere che ci sia qualità nel lavoro. Anche i dipendenti hanno delle responsabilità, per delle cavolate si perde la vita.
Nonostante ci siano regole c’è chi non indossa la cintura, chi non mette il casco perché magari è andata a farsi i capelli dal parrucchiere.Per il discorso sul benessere psicologico punterei invece sul datore di lavoro. Sono importanti qualità, trasparenza, serenità e contratti di lavoro regolari.”

Nessuno sceglie di morire

Anche il Tenente Pasquale Trabucco, Presidente del Comitato per il ripristino del 4 Novembre, ha ribadito che spesso sono gli stessi operai nei cantieri a non utilizzare i dispositivi di sicurezza. Ha inoltre ricordato la performance che effettuerà da Roma fino al Vallo di Adriano al Confine con la Scozia per il riconoscimento della festività in onore dei caduti della Prima Guerra Mondiale e per le Vittime del Dovere. “Come ho spesso ricordato nessun soldato vuole morire, uccidere o combattere. È la politica che decide quando e come fare una guerra.” ha affermato.

Dichiarazioni che arrivano nel contesto della lotta all’amianto, indicata da Bonanni come metafora della contrapposizione tra il bene e il male.

Lotta alla spirale del silenzio sulle morti lente

“Noi siamo qui grazie alle sentenze storiche vinte da Bonanni, che hanno portato alla ribalta tematiche passate per anni sotto silenzio” ha affermato l’Avvocato Guerrino Petillo che ha evidenziato come i tempi di latenza della malattia spesso non combaciano con le esigenze di cronaca, rischiando di gettare nella spirale del silenzio le notizie che meriterebbero più visibilità sulle morti di amianto. Ad esempio, il triste caso del bracciante indiano di Latina non soccorso in maniera adeguata e poi deceduto è stato su tutti i giornali. Quante volte invece si parla delle morti silenziose? E’ grazie ad Ezio Bonanni che sono cambiate le cose, bussando alle porte dei potenti e della politica vincendo difficilissime cause milionarie. Non sarà facile affrontare questo percorso che deve essere programmato. La dote necessaria è la costanza e la tenacia, è importante che ONA entri nel mondo delle Università.

Morti ed infortuni continuano costantemente

Morti ed infortuni sul lavoro continuano costantemente ed il generale Giampiero Cardillo ha presentato un grafico dove le fatalità persistono senza diminuire dichiarando: “Questo nonostante dal 1994 abbiamo le leggi la 81 sbagliate perché non nascono dal mondo sindacale e organizzativo-statale”. Ha inoltre ricordato l’art. 41 della Costituzione: “l’attività imprenditoriale non si può svolgere in contrasto con l’utilità sociale in modo da recare danni alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Da questo dovrebbe uscire scendere un corpus di legis che faccia arrivare alla definizione di un imprenditore alla Olivetti, alla Cucinelli. Ma tutto questo non è bastato. La nostra organizzazione imprenditoriale e statale non era pronta. Ad esempio la Terra dei Fuochi è stata una reazione (…) Quando la malavita si inserisce ed i legami diventano indissolubili. Dalla mafia o esci morto o non ne esci” ha specificato.
Ha inoltre ricordato la pubblicazione fatta alla Gazzetta Ufficiale dell’integrazione fatta con gli ingegneri al Ministero dell’Interno che dichiarava che chiunque non avesse né il potere ed il denaro per poter sistemare le cose non poteva essere perseguito. “Altrimenti sarebbe andato in galera mezzo mondo. Immaginate solo riguardo l’obbligo delle scale antincendio: in un carcere le mettiamo domani mattina?”

“Per quanto riguarda l’amianto ha ricordato che dal 1992 non si è riuscite a realizzare le discariche necessarie, una per Regione.” ha ricordato Cardillo. Possibilità paventata dall’Avv. Ezio Bonanni, anche in occasione dell’incontro informale con il Vicepresidente della Camera Sergio Costa antecedente questo Convegno.

Oltre ogni ideologia

Bonanni ha affrontato anche argomenti che non riguardano solo l’amianto e che meriterebbero un approccio simile, come ad esempio la lotta al crimine organizzato ed il miglioramento delle condizioni degli uomini in divisa. “A volte le forze dell’ordine sono costrette a fare inseguimenti con mezzi poco adeguati come ad esempio delle macchine utilitarie” ha dichiarato nel ribadire la vicinanza agli uomini in divisa che tutelano la nostra sicurezza. “Chi è morto sul lavoro e facendo il suo dovere rimarrà vivo al di là di ogni colore politico o strumentalizzazione ideologica”.

Spazio al convegno, tra gli altri interventi, anche alla criminologa Melissa Trombetta che ha introdotto un’interessante possibilità della ippoterapia per il benessere psicologico ed al prof. Nicola De Marinis che ha presentato una fotografia sulle conseguenze relativa alla condizione dei lavoratori e l’evoluzione tecnologica, tra rischi e benefici.

 

 

“Sicurezza sul lavoro e benessere psicologico”: costruire imprese sane

“Sicurezza sul lavoro e benessere psicologico”: un convegno per costruire imprese sane
“Sicurezza sul lavoro e benessere psicologico”: un convegno per costruire imprese sane

OGGI, 25 FEBBRAIO 2025, SI È SVOLTO NELLA SALA LAUDATO SÌ, IN CAMPIDOGLIO A ROMA, UN IMPORTANTE CONVEGNO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO E IL BENESSERE PSICOLOGICO. ORGANIZZATO DA ONA E PATROCINATO DALL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DELLA CAPITALE. L’EVENTO SI È FOCALIZZATO SULLE STRATEGIE PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI LAVORATIVE E TUTELARE LA SALUTE DEI LAVORATORI

Le imprese sane si fondano su sicurezza e benessere psicologico

Il tema della sicurezza sul lavoro è sempre più rilevante nel dibattito pubblico, in quanto rappresenta un elemento imprescindibile per garantire il benessere e la produttività dei lavoratori. La prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali non può essere considerata un onere accessorio per le aziende, ma una vera e propria responsabilità sociale. Parallelamente, il benessere psicologico è emerso come un fattore determinante: lo stress, il burnout e la precarietà lavorativa sono problematiche che incidono negativamente sulla qualità della vita e sulle performance professionali.

In questo contesto, il convegno si è posto l’obiettivo di fornire una visione multidisciplinare su come le imprese possano evolversi in modo sostenibile, promuovendo ambienti di lavoro sicuri e attenti alla salute mentale dei dipendenti.

L’avv. Bonanni: la lotta contro l’amianto e le malattie professionali

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha sottolineato un aspetto fondamentale del dibattito sulla tutela della sicurezza sul lavoro e del benessere psicofisico dei lavoratori. «I progetti di legge in atto da più parti politiche possono essere sintetizzati in un’unica proposta. La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro non è né di destra né di sinistra». Secondo Bonanni, è necessario lavorare concretamente per garantire ai lavoratori un ambiente sicuro e una qualità della vita che vada oltre la semplice assenza di malattia: «Il benessere non è inteso soltanto come assenza di malattia organica, ma anche come equilibrio psicofisico, come serenità, possibilità di pensare al futuro».

Tale diritto, ha precisato il presidente ONA, non riguarda solo i lavoratori civili, ma si estende anche alle forze dell’ordine e alle forze armate, che spesso operano in condizioni difficili e con mezzi inadeguati. «Il cittadino lavoratore, ma anche il cittadino lavoratore militare, deve essere tutelato. Questo tema non è estraneo alle forze armate, che hanno diritto alla sicurezza sul lavoro come qualsiasi altro cittadino».

Ha poi citato la giurisprudenza recente, ricordando che anche il Consiglio di Stato ha recepito gli orientamenti della Cassazione in merito all’applicabilità delle tutele dell’articolo 2087 del Codice Civile ai militari.

Focus sulla sicurezza

Il presidente dell’ONA, avv. Ezio Bonanni

«Non possono essere imposti rischi estranei a quelli di origine bellica per i militari, così come per le forze dell’ordine non possono essere tollerati rischi che vadano oltre il normale esercizio della loro funzione di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza».

Bonanni ha portato un esempio concreto delle difficoltà operative delle Forze dell’Ordine, spesso costrette a lavorare con mezzi non all’altezza delle sfide quotidiane: «Dobbiamo cominciare a pensare che i nostri carabinieri e la nostra polizia sono spesso dotati di veicoli non adeguati, come Fiat Panda o Fiat Uno, con cui devono inseguire pericolosi delinquenti armati di tutto punto e dotati di mezzi molto più potenti e attrezzati».

Ha poi aggiunto:«Non si tratta solo di un problema di sicurezza fisica, ma anche di dignità. Negare ai nostri uomini in divisa strumenti adeguati significa negare la loro stessa dignità professionale».

Infine, ha accennato anche all’importanza della digitalizzazione nelle forze dell’ordine, che devono essere messe nelle condizioni di operare con strumenti tecnologici avanzati per affrontare le sfide del crimine moderno. In conclusione, l’avvocato ha rivolto un appello alla politica affinché non si perda tempo e si dia concretezza alle riforme necessarie: «Credo che possiamo subito iniziare con azioni concrete, perché non possiamo più permetterci di ignorare queste problematiche».

Il convegno sulla sicurezza sul lavoro e il benessere psicologico ha visto la partecipazione di diversi esperti, tra cui l’avvocato penalista Riccardo Brigazzi e la criminologa Melissa Trombetta. Mentre Brigazzi ha approfondito gli ostacoli giuridici nel riconoscimento delle responsabilità nei casi di esposizione all’amianto, Trombetta ha posto l’accento sulla prevenzione e sulla creazione di un ambiente di lavoro sano, introducendo anche nuove prospettive di supporto psicologico per le vittime.

Intervento dell’Avv. Riccardo Brigazzi

L’avvocato Riccardo Brigazzi ha raccontato il suo coinvolgimento nei processi in cui l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) si è costituita parte civile, sottolineando come la battaglia si giochi soprattutto sulla dimostrazione del Nesso Causale tra esposizione all’amianto e malattia.

«Sono stato inviato a cercare di farla parte tecnica professionale nella ricerca di questa giurisprudenza di cui l’ONA è in caccia ormai da diverso tempo, che fissi finalmente dei paletti utili a far ottenere giustizia oltre che risarcimenti alle vittime delle patologie derivanti dall’amianto».

Brigazzi ha evidenziato come, sebbene ormai la correlazione tra esposizione all’amianto e malattia sia generalmente riconosciuta, le strategie difensive si concentrano sulla questione delle concause, mettendo in difficoltà i giudici.

«Due anni di lavoro precedenti fatti vent’anni prima da un’altra parte hanno dato la possibilità agli stimati colleghi della difesa di poter dire che la cosiddetta dose killer poteva essere stata assunta in quei due anni, e questo ha portato più di una volta i giudici a non poter riconoscere al di là di ogni ragionevole dubbio la responsabilità principale del datore di lavoro».

Ha raccontato casi di operai esposti per decenni senza protezioni adeguate e delle loro famiglie inconsapevolmente contaminate dalle polveri. L’obiettivo dell’ONA è creare una giurisprudenza solida, con sentenze uniformi, affinché la giustizia sia garantita a chi ne ha diritto.

«Dal 1992, con la messa al bando dell’amianto, si sono fatti passi da gigante, ma gli strumenti processuali per ottenere giustizia sono ancora inadeguati. Dobbiamo continuare questa battaglia affinché si possano ottenere risultati concreti nel minor tempo possibile, perché la vita non aspetta».

La criminologa Dott.ssa Melissa Trombetta e il tema della prevenzione

La dottoressa Melissa Trombetta ha invece affrontato il tema della sicurezza sul lavoro in un’ottica preventiva e criminologica, spiegando che un’impresa sana si costruisce con regole, prevenzione e tutela del benessere psicologico dei lavoratori.

«Una gestione delle risorse, la legalità e la prevenzione dei rischi sono elementi essenziali per un ambiente di lavoro sicuro. Bisogna mettere in pratica meccanismi che riguardino tutto a 360 gradi».

Un aspetto innovativo del suo intervento ha riguardato l’introduzione di percorsi di recupero psicologico per le vittime del lavoro attraverso interventi assistiti con i cavalli.

«Vogliamo incentivare gli interventi assistiti con i cavalli, una novità che sta dando risposte concrete. Il contatto con questi animali permette alle persone di riemergere dalla paura e dalla malattia in modo naturale».

L’obiettivo, secondo la criminologa, è affiancare alle misure di sicurezza sul lavoro strategie di supporto psicologico per coloro che hanno subito esposizioni dannose. Un’impresa sana, ha concluso, non deve solo garantire protezione dai rischi, ma anche prendersi cura del benessere psicologico ed emotivo dei lavoratori e delle vittime.

“Il 4 Novembre deve tornare ad essere la Festa dell’Unità Nazionale”

Il Tenente Pasquale Trabucco, presidente del Comitato per il ripristino della Festa del 4 Novembre, è intervenuto sottolineando l’importanza della responsabilità individuale nella sicurezza sul lavoro e della tutela dei diritti delle vittime del dovere.

«Noi discutiamo sempre del problema dei datori di lavoro, ma il problema è sempre del singolo, è sempre individuale. Siamo noi che dobbiamo stare attenti alla nostra salute, che è una salute che è appunto psicofisica».

Il militare ha poi parlato della sua iniziativa simbolica, un viaggio di 75 tappe, che lo porterà da Roma, dal Mausoleo di Adriano, fino al Vallo di Adriano, per promuovere il riconoscimento del 4 Novembre come Festa dell’Unità Nazionale.

«Lo farò per il 4 Novembre, perché la nuova legge non è sufficiente. Noi vogliamo che torni ad avere gli effetti civili che aveva fino al 1976».

Ha ringraziato il Ministro Prosetto per l’istituzione della Giornata dell’11 Novembre, dedicata ai veterani della difesa, ma ha anche ribadito che i militari non desiderano la guerra e che è la politica a decidere quando e come combattere.

Nessun militare vuole uccidere

«Nessun militare vuole fare la guerra, nessun militare vuole uccidere. È la politica che decide se, come e quando farlo. Il militare è semplicemente, tra virgolette, un lavoratore».

Uno dei temi centrali del suo intervento è stata la necessità di equiparare le vittime del dovere alle vittime del terrorismo, denunciando le attuali disparità nei benefici e nei riconoscimenti.

«Non è possibile che ci siano benefici differenti. Come si diceva anche l’altra volta, nessuno sceglie da chi farsi colpire. Le vittime del dovere devono essere equiparate alle vittime del terrorismo».

Ha poi sottolineato come in Italia la legge non sia sempre uguale per tutti, nonostante il principio costituzionale di uguaglianza.

«C’è scritto ‘la legge è uguale per tutti’, poi ci accorgiamo che in fondo la legge non è uguale per tutti. Su questo dobbiamo lavorare».

Paola Vegliantei: la cultura giuridica come strumento di tutela

La dottoressa Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità

La dottoressa Paola Vegliantei, presidente dell’Accademia della Legalità, ha aperto il suo intervento sottolineando l’importanza dell’umiltà nel contesto lavorativo. «Mantenere l’umiltà è la cosa più bella, perché oggi anche questo fa parte del benessere psicologico nell’ambiente lavorativo».

Ha poi evidenziato come la consapevolezza del proprio ruolo e della disciplina siano fondamentali per un lavoro svolto con eccellenza. «Se sei preparato, il tuo ruolo lo ricopri all’eccellenza».

Tuttavia, ha denunciato la mancanza di tutela in molti settori, spiegando che il problema non è nato con la pandemia, ma era già presente e la crisi sanitaria lo ha solo amplificato. «Non è stata la pandemia a tirare fuori le criticità. C’erano già prima».

Ha quindi posto l’accento sulla responsabilità dei datori di lavoro nel garantire condizioni adeguate, mettendo in evidenza la mancanza di cultura della sicurezza. «Purtroppo non c’è la cultura del volersi bene».

Nello specifico, la dottoressa Vegliantei ha ribadito che la sicurezza e il benessere psicologico dipendono sia dai lavoratori sia dai datori di lavoro. «La responsabilità è 50-50, nessuno è escluso».

Un altro punto chiave del suo discorso è stato il riferimento alla condizione di donne e giovani nel mondo del lavoro. «Se il datore di lavoro non mi consente di poter lavorare, come faccio a rendere?». Ha poi aggiunto che il benessere psicologico parte dalla leadership aziendale. «Se il datore di lavoro mi dà dei semplici ma importanti strumenti per crescere, io fiorirò e fiorirà anche l’azienda».

Infine, ha chiuso il suo intervento con un appello alla chiarezza e alla trasparenza nelle dinamiche lavorative, denunciando le problematiche legate ai contratti illeciti e alla precarietà lavorativa. «Laddove c’è chiarezza, trasparenza e buona volontà, non ci possono essere altre situazioni».

La proposta di legge avanzata dall’onorevole Giovanni Maiorano 

L’On. Giovanni Maiorano, membro della Commissione Antimafia, ha illustrato la sua proposta di legge per l’accesso pensionistico anticipato a chi ha lavorato per almeno dieci anni in ambienti contaminati da amianto. Ha sottolineato che il governo ha dato parere favorevole alla sua richiesta, anche se il percorso resta complesso.

«A me non interessa che si chiami Legge Maiorano, mi interessa che questa cosa si faccia».

Ha poi ribadito che il riconoscimento di questo diritto non può ripagare le sofferenze subite, ma può restituire dignità ai lavoratori esposti al pericoloso minerale.

Vicepresidente Sergio Costa: un approccio ambientale alla sicurezza

Il Vicepresidente della Camera dei Deputati Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente, ha posto l’attenzione sull’intersezione tra sicurezza sul lavoro e sostenibilità ambientale. 

In merito alla piaga dell’amianto, Costa ha denunciato la presenza di oltre 32 milioni di tonnellate di questo materiale altamente nocivo ancora disseminate sul territorio italiano, con stime fornite dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) che fanno salire la cifra fino a 40 milioni di tonnellate. Ha evidenziato come il problema interessi ospedali, scuole e intere aree contaminate, spesso trascurate nonostante l’esistenza di una normativa di riferimento sin dal 1992.

«L’amianto non ha colori. La priorità non ha colori».

L’ex ministro ha successivamente posto l’accento sulla necessità urgente di finanziamenti per le bonifiche, ricordando che, durante il suo mandato, aveva dimostrato come le risorse fossero già disponibili e immediatamente utilizzabili. Ha quindi rivolto un appello alla maggioranza parlamentare affinché venga calendarizzata e approvata una legge organica sull’amianto entro il 31 dicembre 2025, in conformità con le direttive europee.

«Se non approfittiamo di questa spinta europea, poi non ci lamentiamo»

Fabrizio Santori: la prospettiva amministrativa

Fabrizio Santori, consigliere dell’Assemblea Capitolina, ha ribadito con fermezza l’importanza del monitoraggio costante della sicurezza nei luoghi di lavoro, elogiando l’impegno dell’ONA e delle istituzioni nel contrastare il rischio amianto, con un’attenzione particolare alla sua presenza nelle scuole e negli edifici pubblici. Ha pertanto sottolineato come le segnalazioni dei cittadini rivestano un ruolo cruciale nel portare alla luce situazioni di pericolo e nel sollecitare azioni tempestive da parte delle autorità competenti.

«Le istituzioni avevano timore non solo dell’organo politico, ma anche della presenza dell’ONA, che ha sempre aiutato a raggiungere risultati concreti».

Santori ha quindi posto l’accento sulla necessità di un controllo più capillare del territorio, ricordando che a Roma è già attivo un osservatorio sui luoghi di lavoro. Infine, ha evidenziato come rafforzare la prevenzione e garantire la legalità sia un obiettivo imprescindibile per arginare il drammatico fenomeno degli infortuni e delle morti sul lavoro, richiamando la responsabilità delle istituzioni nel promuovere azioni concrete e incisive.

Nicola De Marinis: il ruolo della giurisprudenza

Nicola De Marinis, consigliere della Corte di Cassazione, ha esaminato con rigore il panorama giuridico della sicurezza sul lavoro, ripercorrendo le sentenze più significative e analizzando l’evoluzione normativa che negli ultimi anni ha ridefinito il quadro della tutela dei lavoratori.

Il cassazionista ha posto l’attenzione su come la salute e la sicurezza negli ambienti lavorativi non si limitino più ai soli rischi fisici, ma includano anche le criticità psichiche derivanti dai profondi cambiamenti organizzativi delle imprese e dall’adozione di nuove tecnologie, come lo smart working e i sistemi decisionali automatizzati.

«Si ha una traslazione ormai dal rischio fisico al rischio psichico».

Infine, De Marinis ha evidenziato l’impatto pervasivo dell’intelligenza artificiale, spiegando come gli algoritmi governino sempre più dinamiche lavorative, influenzando valutazioni delle prestazioni, possibilità di avanzamento e persino la stabilità occupazionale. Ha citato il caso dei rider e dei lavoratori delle piattaforme digitali, i cui incarichi vengono assegnati in base a meccanismi automatizzati, che premiano o penalizzano i singoli sulla base di metriche opache e in costante evoluzione.

Interviene il consigliere dell’ Assemblea Capitolina Giorgio Trabucco

Il consigliere Trabucco ha sottolineato con fermezza la necessità di una sinergia istituzionale per garantire bonifiche efficaci e un rafforzamento delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione ai cantieri aperti in vista del Giubileo 2025. L’imponente piano infrastrutturale che sta trasformando la Capitale richiede, secondo Trabucco, un controllo stringente affinché le opere vengano realizzate nel rispetto delle normative sulla tutela della salute dei lavoratori.

«Queste battaglie non hanno colore politico».

Ha poi aggiornato sull’importante operazione di rimozione di 3.500 metri quadrati di amianto dall’Istituto Ambroselli di Centocelle, uno degli interventi di bonifica più significativi condotti di recente. Ha evidenziato come questo risultato sia frutto di un coordinamento interistituzionale tra Roma Capitale, Regione Lazio, PNRR e Città Metropolitana, che ha permesso di reperire i fondi necessari e avviare i lavori.

Infine, ha ribadito l’urgenza di garantire che gli appalti legati al Giubileo rispettino rigorosi standard di sicurezza, scongiurando il rischio di ribassi indiscriminati che potrebbero compromettere la qualità delle opere e, soprattutto, mettere in pericolo la salute e la dignità dei lavoratori coinvolti

La testimonianza di Luigi Abbate

Luigi Abbate, giornalista e presidente del Consiglio Comunale di Taranto, ha denunciato le difficoltà nel riconoscimento delle malattie asbesto-correlate, raccontando il caso di suo padre, la cui patologia è stata riconosciuta dalla commissione medico-ospedaliera, ma negata dalla commissione di verifica. Solo dopo una battaglia legale il tribunale ha riconosciuto lo status di vittima del dovere, rendendo la sentenza definitiva.

«La cosa che mi ha fatto rabbia è voler negare la letteratura scientifica. Oramai è chiaro come il sole che queste patologie hanno un periodo di latenza enorme».

Ha poi evidenziato le difficoltà delle vittime e dei loro familiari nel far valere i propri diritti, sottolineando il ruolo fondamentale dell’ONA:

«Si gioca molto sulla difficoltà delle persone ad affrontare un giudizio, perché tu hai di fronte lo Stato, non un privato».

Matteo Villanova: il contributo accademico

Il professore Matteo Villanova, docente dell’Università Roma Tre, ha lanciato un allarme sulla presenza e la pericolosità delle sostanze tossiche, con un focus particolare sull’amianto, ribadendo come la sua diffusione rappresenti una minaccia non solo per i lavoratori esposti, ma anche per le generazioni future. Ha spiegato come le conseguenze dell’inquinamento ambientale non si esauriscano nell’immediato, ma possano avere ripercussioni a lungo termine attraverso un impatto diretto sulla salute psico-neuro-endocrino-immunitaria, alterando persino il patrimonio genetico e trasmettendo il danno alle generazioni successive.

«Il cittadino deve vedere nello Stato un padre che protegge, nutre, istruisce e non qualcosa da cui doversi difendere».

Il professore ha poi puntato il dito contro la corruzione e la mancanza di sinergia tra il mondo medico, giuridico ed educativo, denunciando come questa frammentazione ostacoli l’adozione di strategie efficaci per la tutela della salute pubblica. Ha infine sottolineato l’urgenza di un approccio multidisciplinare e scientificamente fondato per affrontare le emergenze sanitarie e sociali, abbandonando logiche di interesse e inerzia burocratica.

Il punto di vista del medico legale Pasquale Bacco 

Pasquale Bacco, medico legale, ha denunciato con forza l’ingiustizia sistematica che circonda le vittime dell’amianto, sottolineando che troppo spesso si investe più per negare il nesso di causalità che per prevenire il problema.

«L’amianto è uno degli scandali d’Italia. Se solo si fosse voluto, e ancora oggi si volesse, tutto questo potrebbe essere evitato».

Ha evidenziato l’impatto sociale della malattia, che non colpisce solo i pazienti, ma intere famiglie, e ha attaccato la disuguaglianza nell’accesso alla sanità, dove la salute è diventata un lusso e non più un diritto.

«Ci sono bambini che studiano in scuole con l’amianto e altri che non sanno nemmeno cosa sia. Noi non possiamo più continuare così».

Infine, ha sottolineato come la medicina moderna e l’intelligenza artificiale abbiano ormai gli strumenti per garantire giustizia e cure adeguate, ma manca la volontà politica di applicarli.

Il bisogno di applicare le leggi: parla il Generale Giampiero Cardillo

Il Generale Cardillo ha parlato dell’inefficacia delle normative sulla sicurezza sul lavoro, evidenziando come, nonostante l’introduzione di leggi come la 626 e la 81, il numero di infortuni e morti non sia realmente diminuito. Ha sottolineato che la legislazione sulla sicurezza è stata influenzata più dagli interessi delle assicurazioni che dalle reali esigenze dei lavoratori e che spesso manca una struttura adeguata per applicarla concretamente.

«Se promulghi una legge senza avere l’apparato per applicarla, non serve a nulla».

Interviene l’Avv. Guerrino Petillo, coordinatore del Comitato di UNIT

L’avvocato Petillo ha sottolineato l’importanza delle sentenze ottenute dall’ONA nella lotta contro l’amianto, definendole decisive per portare alla ribalta un problema spesso ignorato:

«Le morti sul lavoro impressionano perché sono un evento traumatico, ma quelle di cui ci stiamo occupando sono le morti silenziose».

Ha evidenziato altresì la necessità di un impegno costante e strutturato, che vada oltre iniziative sporadiche:

«Non è un percorso che può essere trattato per spot. Servono tenacia, pazienza e programmazione».

Enel condannata: morto per mesotelioma, 1 milione di euro ai familiari

Enel, amianto: malattia professionale, riconosciuto
Condanna confermata: Enel dovrà risarcire oltre un milione di euro ai familiari di un operaio morto per mesotelioma

LA CORTE D’APPELLO DI FIRENZE HA CONFERMATO LA CONDANNA DI ENEL A RISARCIRE OLTRE UN MILIONE DI EURO AI FAMILIARI DI UN OPERAIO MORTO PER MESOTELIOMA NEL 2016. IL CASO, SEGUITO DALL’AVVOCATO EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, EVIDENZIA I RISCHI DELL’ESPOSIZIONE ALL’ASBESTO SUL LAVORO

Storia di un operaio: una vita di lavoro, una morte evitabile in Enel

Il rischio amianto corre sui fili

L’operaio, deceduto per mesotelioma nel 2016 all’età di 77 anni, aveva lavorato dal 1966 al 1986 come manutentore elettrico nelle centrali Enel di Livorno. In particolare nel reparto elettrico delle centrali riunite Marzocco.

Durante la sua attività, si occupava della manutenzione delle turbine coibentate con amianto, lavorando a contatto con sostanze altamente tossiche senza adeguate misure di protezione.

I testimoni ascoltati nel corso del processo hanno descritto un ambiente di lavoro privo di adeguati sistemi di aerazione e senza dispositivi di protezione individuale. «Il materiale tendeva a sbriciolarsi e nessuno dei lavoratori indossava mascherine», hanno dichiarato in aula, confermando che l’operaio era esposto quotidianamente a polveri di asbesto senza alcuna tutela.

Il contenzioso: Enel nega, la giustizia conferma la responsabilità

Il tribunale ha condannato in primo grado l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica, principale azienda italiana del settore energetico, per la morte di un lavoratore.

Ha stabilito la responsabilità dell’azienda per non aver adottato misure di sicurezza adeguate, riconosciuto ai familiari della vittima un risarcimento superiore al milione di euro.

Enel ha impugnato la sentenza, negando con fermezza l’esposizione dell’operaio alla “fibra killer” e contestando il nesso di causalità tra la patologia letale e l’ambiente professionale. L’azienda ha inoltre rifiutato di ammettere qualsiasi violazione delle normative in materia di sicurezza sul lavoro, cercando di sottrarsi alle proprie responsabilità.

La Corte d’Appello di Firenze, tuttavia, ha rigettato le argomentazioni difensive della società, confermando la sentenza di primo grado e sancendo nuovamente la responsabilità della stessa.

I giudici hanno ribadito che la mancata adozione di misure protettive ha avuto un ruolo determinante nell’insorgenza del tumore, sottolineando come l’esposizione all’amianto fosse un rischio noto e prevedibile, che avrebbe dovuto essere adeguatamente prevenuto dal datore di lavoro.

Sul piano economico, la Corte ha parzialmente rimodulato l’importo del risarcimento: pur riducendo il danno patrimoniale riconosciuto alla vedova, ha significativamente aumentato il risarcimento del danno non patrimoniale destinato ai familiari della vittima. L’ammontare complessivo resta comunque superiore al milione di euro, in linea con la decisione di primo grado.

ONA in difesa dei diritti dei lavoratori 

«Ancora una volta, Enel è stata condannata per le morti da amianto», ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA

L’intero iter giudiziario è stato seguito con determinazione dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto(ONA), che ha commentato con fermezza la sentenza: «La giustizia ha confermato il diritto delle vittime dell’amianto e dei loro familiari a ottenere un equo risarcimento. Enel ha continuato a negare l’evidenza, ma i giudici hanno sancito con chiarezza la sua responsabilità. Questa sentenza rappresenta un’importante vittoria non solo per la famiglia della vittima, ma per tutti i lavoratori che hanno subito l’esposizione a questa fibra killer».

Bonanni ha inoltre evidenziato l’importanza del caso nel più ampio contesto della lotta per il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto in Italia: «Purtroppo, ci troviamo di fronte a una lunga storia di esposizioni, omissioni e negazioni. Ma questa sentenza dimostra che le battaglie per la giustizia possono essere vinte e che nessuna grande azienda può sottrarsi alle proprie responsabilità di fronte alla legge».

L’amianto nel settore energetico: un pericolo ancora presente

Il caso dell’operaio livornese non è isolato. Secondo il VII Rapporto ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi), il settore della produzione e distribuzione di energia elettrica è uno dei più colpiti dall’esposizione all’amianto. Censiti 367 casi di mesotelioma tra i lavoratori di questo comparto, con un’incidenza dell’1,7%.

«Ancora una volta, Enel è stata condannata per le morti da amianto», ha dichiarato Bonanni, sottolineando come l’azienda continui a non riconoscere la propria responsabilità. «Non comprendo perché si ostini a non risarcire spontaneamente le vittime. L’ONA andrà avanti per ottenere giustizia».

Un iter giudiziario lungo e faticoso per le vittime e i loro familiari

Il caso dell’operaio livornese dimostra quanto sia complesso e lungo il percorso per ottenere giustizia. Nonostante il riconoscimento del diritto al risarcimento, i familiari delle vittime sono costrette ad affrontare anni di battaglie legali per il riconoscimento dei danni subiti.

L’ONA offre supporto legale e medico a chi ha subito un’esposizione all’amianto e ai loro congiunti. Per assistenza, è possibile contattare l’ONA tramite il sito ufficiale o il numero verde 800 034 294.

Amianto, 19 febbraio 2025: (tristi) novità da tutta Italia

carabinieri, amianto 19 febbraio
carabinieri, amianto 19 febbraio

Per amianto o asbesto si intende un insieme di minerali che hanno consistenza fibrosa e sono considerati estremamente cancerogeni dall’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
Il primo paese al mondo ad utilizzare provvedimenti contro la natura cancerogena del materiale tramite condotti di ventilazione e canali di sfogo fu il Regno Unito nel 1930. Questo in seguito a pionieristici studi medici che dimostrarono il rapporto diretto tra utilizzo di asbesto e tumori. Sorprende notevolmente, quindi, che ci sia stato negli anni a venire un utilizzo massiccio del materiale tra gli anni ’70 e gli anni ’80.


Oggi, il rischio dell’amianto è stato riconosciuto; l’uso dell’amianto è completamente vietato in 66 paesi e severamente regolamentato in molti altri Paesi. In Italia la legge 257/1992 l’ha completamente bandito.
Nonostante siano trascorsi decenni, le morti per amianto crescono e sono destinate a continuare. Infatti le malattie asbesto-correlate possono manifestarsi anche 40/50 anni dopo la diagnosi.
La lotta contro l’amianto è un impegno giornaliero, questo perché il materiale non è stato ancora debellato e la strada è ancora lunga.
Le notizie relative all’amianto continuano senza sosta e soffermandoci alla situazione italiana, qui di seguito alcune novità della giornata odierna.

Campania

A Scisciano, in provincia di Napoli, i carabinieri della Stazione di San Vitaliano hanno sorpreso tre uomini scaricare lastre di amianto su un terreno comunale. Ora sono accusati di inquinamento ambientale, discarica, trasporto e deposito illecito di rifiuti.
Le indagini hanno accertato che i tre si erano impossessati di un’area di circa 300 metri quadrati, trasformandola in una discarica.

Reggio Emilia

Intanto continua la preoccupazione dei cittadini di per l’incendio Inalca.
Decine di famiglie del liceo Moro di Reggio Emilia hanno inoltrato una lettera al sindaco della loro città. L’Ausl avrebbe escluso la presenza di residui nel cortile dell’istituto.

Bergamo

Secondo l’ISS – Istituto Superiore di Sanità, Bergamo è tra le province italiane con la maggiore mortalità in eccesso per mesotelioma maligno, una patologia direttamente correlata all’amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, offre a tutte le vittime amianto la possibilità di ottenere assistenza tecnica, medica e legale a tutti coloro che, quindi, hanno la necessità. ONA è da sempre impegnato nella tutela delle vittime e dei loro familiari.

Credit foto: Pixabay

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Mafie e amianto, una delle pagine più oscure della storia dell’Italia

Mafie e amianto, volto scuro dell'Italia
discarica - Mafie e amianto, volto scuro dell'Italia

Non si tratta solo di un problema ambientale, ma di un crimine che ha messo e continua a mettere a rischio la vita di migliaia di persone. Le mafie italiane hanno avuto un ruolo significativo nella diffusione e gestione dell’amianto in Italia. Diventando un vero e proprio strumento di lucro illecito.

Mafie ed ecomafie

A partire dagli anni ’60, ’70 e ’80 fino alla sua messa al bando nel 1992, l’amianto è stato un materiale largamente utilizzato in numerosi settori industriali. Questo grazie alla sua economicità e alle sue proprietà ignifughe e di isolamento termico e acustico. La sua diffusione fu capillare: edilizia, automotive, ferrovie, centrali elettriche tra gli ambiti più utilizzati.
Ad esclusione delle aziende autorizzate, molte attività legate all’amianto erano gestite da organizzazioni mafiose come Cosa Nostra siciliana, la ‘ndrangheta calabrese e la camorra napoletana. Queste ultime si sono infiltrate nel ciclo produttivo dell’amianto, gestendo e monitorando fabbriche di produzione e smaltimento del materiale. Quando si parla di smaltimento dei rifiuti e di ambiente, purtroppo dobbiamo fare i conti con le cosiddette ecomafie, di cui ha spesso parlato l’Avv. Ezio Bonanni, dell’Osservatorio Nazionale Amianto, promotore della lotta all’amianto e per la legalità.

Tristemente nota è la vicenda della Terra dei Fuochi, un territorio di circa 1076 mq, tra Caserta e Napoli, dove enormi masse di rifiuti pericolosi sono state riversate sul terreno. Nelle discariche abusive, tra le numerose sostanze nocive, sono state rilevate tonnellate di amianto.
Una situazione che non è circoscritta alla Campania, ma che riguarda a macchie l’intero Paese.

Oggi, oltre alla necessità di procedere con bonifiche e risarcimenti, è fondamentale proseguire con la lotta per la giustizia e per la trasparenza, affinché le responsabilità vengano pienamente accertate e le vittime ricevano il riconoscimento e il supporto che meritano. La memoria di questa tragedia deve servire a impedire che simili crimini possano mai più accadere.