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Giustizia per Fabio Fabretti, deceduto per mesotelioma

Raffineria ENI, malattia professionale
Raffineria ENI

Giustizia è fatta! La Corte di Appello di Milano (sentenza 1517/2017 – 06.07.2017) condanna l’INPS a rivalutare la posizione contributiva della Sig.ra  Graziella Riva, vedova del Sig. Fabretti Fabio, operaio tecnico, deceduto per mesotelioma nel giugno 2012, riconosciuto come malattia professionale. Non era bastato il riconoscimento per l’accredito dei benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Il Tribunale di Pavia aveva rigettato il ricorso depositato dall’Avv. Ezio Bonanni. La sentenza era errata dal punto di vista fattuale e giuridico. E’ lampante che un lavoratore esposto ad amianto, deceduto per mesotelioma, debba ricevere i benefici contributivi.

Deceduto a causa di malattia professionale

“La Corte di Appello di Milano … in riforma della sentenza 244/2014 del Giudice del lavoro del Tribunale di Pavia condanna INPS a rivalutare la posizione contributiva del Sig. Fabretto. Per il periodo lavorativo compreso tra il 07.06.1966 e l’01.08.1997 e, conseguentemente, a riliquidare la prestazione pensionistica dell’appellante con adeguamento dei ratei arretrati”. Così la Corte di Appello censura il Giudice del Tribunale di Pavia, che invece aveva negato i benefici amianto al lavoratore deceduto e quindi la rivalutazione della pensione in godimento ora alla vedova.

“Mi chiedo come sia possibile che un lavoratore deceduto per mesotelioma riconosciuto dall’INAIL si veda negare il diritto alla rivalutazione contributiva che gli è dovuta per legge. Certo l’INPS si comporta sempre così, nega e sempre nega i diritti delle vittime, anche di chi è morto e che ha ottenuto il riconoscimento dell’origine professionale della malattia. Ma quello che mi ha sorpreso è che detto comportamento illegittimo sia stato avvalorato dal Giudice del lavoro del Tribunale di Pavia che di fronte al riconoscimento INAIL del mesotelioma come causa della morte del Sig. Fabretti Fabio avrebbe dovuto subito rilevare la condotta illegittima dell’INPS, invece ne è uscita fuori una sentenza, quella n. 244 del 2014, del tutto illegittima, errata in fatto e in diritto.

Spero che la giurisprudenza del Tribunale di Pavia si modifichi per effetto di questa sentenza della Corte di Appello di Milano. Che oltre a rendere giustizia credo che eviti, per il futuro, che ci siano altre sentenze di rigetto dei benefici contributivi per esposizione ad amianto per chi è morto per amianto”. Dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale della Sig.ra Graziella Riva e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La sentenza storica della Corte d’Appello di Milano

E’ una sentenza storica quella della Corte di Appello di Milano, perché sconfessa il Tribunale di Pavia, che come detto aveva negato i benefici amianto per esposizione anche a chi, come il Sig. Fabretti Fabio, era deceduto per mesotelioma da amianto riconosciuto dall’INAIL: una palese ingiustizia.

A questo punto l’associazione chiederà che il Tribunale di Pavia si uniformi alle decisioni della Corte di Appello (e anche della Corte di Cassazione), che, in relazione all’art. 13 co. 7 L. 257/92 impongono l’accredito dei benefici contributivi per esposizione ad amianto.

“Come è possibile una sentenza come quella del Tribunale di Pavia? Come è possibile che una vittima di amianto morto per mesotelioma, dopo il riconoscimento INAIL della rendita si veda negati i benefici amianto che gli sono dovuti per legge? L’art. 13 co. 7 della L. 257/92 parla chiaro, questi diritti sono dovuti alle vittime dell’amianto, a chi è morto per amianto, e ha ottenuto pure il riconoscimento!” dichiara Antonio Dal Cin del Coordinamento Nazionale ONA che auspica un intervento del Capo dello Stato nella sua qualità di Presidente del CSM, organo di autogoverno della Magistratura.

Le dichiarazioni della famiglia Fabretti

“Mi sembra impossibile aver ottenuto giustizia, dopo che il Tribunale di Pavia aveva negato i benefici amianto a mio padre, morto per amianto, e riconosciuto tale dall’INAIL. Quando il Tribunale di Pavia ha negato i benefici amianto, pur con tutto il riconoscimento da parte dell’INAIL e con una legge chiara, come è l’art. 13 co. 7 L. 257/92, io ho pianto perché ho capito che era stata fatta un’ingiustizia, era stata violata una legge, ed era stato negato un diritto da chi avrebbe dovuto tutelarlo, ora però la Corte di Appello ci ha reso giustizia” dichiara il Sig. Fabretti Davide, figlio del Sig. Fabio Fabretti, deceduto per mesotelioma pleurico nel giugno del 2012.

“Non è l’unico mio padre ad essere deceduto per tumore da amianto per coloro che hanno lavorato nell’ENI di Sannazzaro de’ Burgondi”, continua il Sig. Davide Fabretti .

Il Sig. Fabio Fabretti ha lavorato per oltre 30 anni alla raffineria ENI di Sannazzaro dè Burgondi come operaio addetto alla centralina delle pompe di rilancio prima nei gasdotti e successivamente negli oleodotti. Durante il suo orario lavorativo ha respirato e maneggiato amianto, senza utilizzare alcuna protezione e, soprattutto, totalmente ignaro del rischio che stava correndo. “Non è mai stato sottoposto ad alcuna visita o controllo per verificare il suo stato di salute, nemmeno dopo l’entrata in vigore della Legge che confermava la pericolosità di questa sostanza, anche a distanza di tanti anni”, dichiara Davide Fabretti, che per anni, al fianco dell’Avv. Ezio Bonanni, ha combattuto affinché venisse fatta giustizia per il padre, venuto a mancare all’età di 67 anni.

“Mio padre era per me un punto di riferimento, così come lo sono adesso io per i miei figli, un esempio da seguire…una roccia. Da quando sono piccolo non l’ho mai sentito lamentarsi e non l’ho mai visto stare male, era instancabile e sempre solare. Nell’ottobre del 2010 è arrivata la terribile diagnosi. Mesotelioma pleurico e 18 mesi di vita.

Impossibile descrivere lo sconforto e la rabbia, sono stati mesi bruttissimi in quanto mio padre era consapevole di quanto gli stava accadendo e di come la qualità della sua vita si sarebbe totalmente ribaltata. Sapeva che stava morendo e che avrebbe sofferto. Io stesso negli ultimi mesi di vita di mio padre mi sono avvicinato alla religione ed ho cominciato a pregare. Pregavo che morisse in fretta perché credetemi non era vita quella. Lo ricordo ancora imbottito di morfina per alleviare il dolore, faceva fatica a respirare con le bombole d’ossigeno… Con questo penso di aver detto tutto”, conclude visibilmente commosso il Sig. Davide.

L’azione dell’ONA in Lombardia

L’ONA prosegue la sua mobilitazione in Lombardia, come nel resto del territorio nazionale, e di questa mobilitazione il Sig. Davide Fabretti ne ha fatto una ragione di vita. Dedicando le ore libere dal lavoro alle attività di volontariato per assistere le vittime dell’amianto e i loro familiari. Ancora oggi si batte perché il Petrolchimico di Sannazzaro de’ Burgondi sia totalmente bonificato dai materiali di amianto ancora presenti.

Bando per la rimozione amianto: c’è tempo fino al 28 luglio

Amianto
Amianto

Arriva la delibera della Giunta Regionale

Con delibera di Giunta regionale n. 3494 del 30 aprile 2015 sono stati approvati i “Criteri per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia”, e con decreto n. 4523 del 3 giugno 2015 si è proceduto alla “Approvazione dei modelli dei documenti per la predisposizione della gara e di una convenzione tipo per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia.

Al fine da un lato di monitorare l’attivazione di tali convenzioni e dall’altro di incentivare l’attivazione delle stesse da parte dei Comuni, con la delibera di Giunta regionale n. 6337 del 13 marzo 2017 sono stati approvati i criteri di finanziamento una tantum a fondo perduto ai medesimi Comuni per gli interventi di rimozione amianto da strutture pubbliche, determinando altresì i relativi oneri finanziari per l’esercizio finanziario 2017.

In esito all’espletamento del primo bando di finanziamento che ha visto l’assegnazione di contributi a tutti i soggetti richiedenti, atteso che i fondi disponibili sono stati utilizzati per circa il 50 %, con decreto del dirigente della Struttura Bonifiche e Siti contaminati n. 7112 del 15 giugno 2017 è stato emanato il secondo bando relativo alla richiesta di finanziamento.

Qual è la data in cui è fissata la scadenza

Venerdì 28 luglio, ore 16.00. I Comuni lombardi, le Unioni di Comuni o loro aggregazioni e le Comunità montane, potranno partecipare al bando che assegna contributi finalizzati a interventi di rimozione di cemento amianto e di altri Mca (materiali contenenti amianto) da edifici e strutture pubbliche.

Tutti i beneficiari del provvedimento

I soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, i cui criteri sono stati definiti con la deliberata numero 3494 approvata nella giunta del 30 aprile 2015.

Il bando del finanziamento a fondo perduto

Il bando il cui finanziamento è a fondo perduto, prevede per gli Enti richiedenti una soglia massima di contributo pari a 15.000 euro. Le spese ammissibili riguardano la rimozione e lo smaltimento delle tipologie di rifiuti contenenti amianto. Vengono finanziati interventi relativi a lavori di rimozione dei manufatti in cemento-amianto, compreso il successivo smaltimento anche previo trattamento in impianti autorizzati, effettuati nel rispetto della normativa ambientale, edilizia e di sicurezza nei luoghi di lavoro. Il materiale, quindi, proviene da edifici e strutture pubbliche posizionati all’interno del territorio comunale e di proprietà dell’ente pubblico. Con questo provvedimento la cui dotazione finanziaria complessiva ammonta a 140.668,88 euro, cerchiamo di promuovere la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici di proprietà degli Enti locali.

Gli interventi esclusi dal finanziamento

Sono esclusi dal finanziamento: la progettazione di interventi di ripristino, realizzazione di manufatti sostitutivi e loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e la loro messa in opera; gli interventi terminati prima della pubblicazione del bando. Con il precedente bando siamo riusciti a finanziare 15 Comuni in sette provincie della nostra regione ammettendo al contributo, a fondo perduto, tutte le istanze pervenute da parte dei Comuni lombardi che hanno partecipato al bando e che vogliono mettere in sicurezza il loro territorio. Il nostro obiettivo è quello di rispondere ai bisogni dei cittadini e risolvere tutte quelle situazioni che sono a rischio. Con questo provvedimento, per permettere la partecipazione di un numero superiore di soggetti, abbiamo esteso la disponibilità anche alle Unioni di Comuni e alle Comunità montane”.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il link.

Amianto, ecco la storia di Gianfranco Giannoni

Tribunale
Tribunale

Il Fatto Quotidiano.it affronta il caso di Gianfranco Giannoni, già assistito dall’Avv. Ezio Bonanni e seguito dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

Giannoni si è malato di asbestosi ed è costretto a lavorare in quanto l’Inps continua a respingere la sua domanda di prepensionamento, nonostante la causa della sua patologia sia stata riconosciuta dal Tribunale di Massa nel 2016. Di seguito l’articolo pubblicato.

La storia di Gianfranco Giannoni

Giannoni ha lavorato come operaio chimico a Carrara. Il tribunale gli ha riconosciuto la malattia legata all’esposizione all’amianto. Ma l’istituto di previdenza non gli riconosce la somma perché il governo non finisce di scrivere le leggi.

Si è ammalato di asbestosi sul lavoro, per colpa dell’amianto, come ha riconosciuto una sentenza del tribunale di Massa nel 2016. Perciò Gianfranco Giannoni, 60 anni, operaio chimico di Massa Carrara, deve andare subito in pensione, lo dice la legge. Ma l’Inps respinge le sue domande.

Il motivo? “L’Inps dice di non poter applicare la legge (di Stabilità, ndr) finché non escono i decreti attuativi. Ma la legge è così chiara che non serve aspettare i decreti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Ezio Bonanni, l’avvocato che, come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, segue gratuitamente Giannoni e altri nella sua situazione.

Tutto è iniziato alcuni anni fa, quando l’Ona spinge Giannoni, come altri suoi colleghi, a fare un controllo. “Ci avevano messo in guardia: se siete stati esposti all’amianto, è bene che facciate i controlli, dicevano. E così ho fatto la tac ad alta risoluzione” racconta l’operaio, padre di due figli e nonno di altri due nipotini. Il risultato dell’esame è chiaro: ha l’asbestosi, una malattia respiratoria invalidante, diffusa tra gli operai di molti cantieri. “È una patologia strana, il soggetto sta relativamente bene per 20 anni e poi c’è una specie di bomba: quando alla fine emergono sintomi gravi, c’è una prospettiva di vita molto bassa” spiega Bonanni.

Il non riconoscimento da parte dell’INAIL

Ma l’Inail non gli riconosce subito l’invalidità, costringendo Giannoni a una causa legale lunga 5 anni, durante i quali continua a lavorare, che si conclude nel gennaio 2016, quando il tribunale di Massa condanna l’Inail di Massa Carrara a pagare a Giannoni l’indennizzo per il “danno biologico causato dalla malattia professionale”, oltre che le spese di giudizio. Secondo i giudici Giannoni “è rimasto esposto al rischio di inalazione di fibre di amianto” per un periodo di “almeno 10 anni” e in quel periodo ha contratto “malattia professionale respiratoria diagnosticata come pneumopatia asbestotica iniziale”, che gli determina al momento un 6 per cento di invalidità. “Con il riconoscimento dell’Inail c’è il diritto al pensionamento. Ma l’Inps non applica la legge perché mancano i decreti attuativi. Ma non servono, la legge è chiara: chi ha l’asbestosi deve andare in pensione” ripete Bonanni.

Nel frattempo Giannoni continua a lavorare, peggiorando il decorso della malattia. “L’asbestosi può aggravarsi o trasformarsi in tumore polmonare o mesotelioma, che lo farebbe morire”. Un pensiero che tormenta l’operaio. “Sono arrivato a un punto che non dormivo più la notte, per farlo prendevo gli psicofarmaci. Poi li ho buttati perché rimanevo intontito. Sono diventato quasi asociale, ne hanno risentito anche i rapporti familiari. Avevo questo chiodo fisso che dovevo lasciare il lavoro, che nei miei confronti stanno perpetrando un’ingiustizia. E poi mi sono ripreso, perché mi sono detto che devo reagire, anche in virtù dell’ultima legge che è stata approvata, che mi dà speranza” racconta l’uomo. Peccato che per ora, l’Inps, quella legge non la applichi. “Se non si sblocca qualcosa adesso, non so come posso reagire. Sono all’esasperazione più completa”.

La situazioni nella provincia di Massa Carrara

Il suo è un caso come molti altri in Italia e in particolare nella provincia di Massa Carrara, dove il tessuto imprenditoriale è fatto di cantieri navaliaziende chimiche e cave di marmo.

Qui è registrato il 5 per cento dei casi di asbestosi. L’Ona ha da poco aperto uno sportello che, in sole due giornate, ha raccolto già 20 segnalazioni di casi simili a quelli di Giannoni, come spiega la coordinatrice Antonella Franchi. “Tutti malati certificati, ai quali però i benefici non vengono riconosciuti. È sempre la stessa storia. Un mese fa grazie all’impegno del Comune di Massa abbiamo avviato un tavolo istituzionale composto da Ona, Comune, Inps e Inail. I due istituti hanno detto che vaglieranno la situazione e forse il prossimo mese ci saranno delle risposte.

Per leggere l’articolo su Il Fatto Quotidiano clicca su: Il Fatto Quotidiano

Lavoratori amianto, prepensionamenti bloccati da sette mesi

INPS, prepensionamenti
INPS

Andiamo a riportare l’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano in cui l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, è intervenuto a sostegno dei 2-3000 lavoratori che, nonostante abbiano respirato amianto per tanti anni, non riescono ad andare in pensione a causa di un difetto sostanziale della Legge.

L’ultima legge di Bilancio ha ampliato la platea dei beneficiari delle pensioni di inabilità: bastano cinque anni di contributi. Le quasi 3mila persone con patologie come carcinomi o mesoteliomi hanno festeggiato. Ma la novità è lettera morta perché ancora non ci sono le norme attuative. L’Inps dà la colpa al ministero del Lavoro, lo staff di Giuliano Poletti nega e chiama in causa la Corte dei Conti.

L’Inps dà la colpa al Ministero del Lavoro, che “è in ritardo di 5 mesi”. Lo staff di Giuliano Poletti nega e sostiene che manca solo la firma della Corte dei Conti. Quanto tempo ci vorrà? Chi può dirlo.

Intanto quasi 3mila persone gravemente malate per aver lavorato a contatto con l’amianto aspettano.

L’ultima legge di Bilancio consente loro di ottenere il prepensionamento anche se hanno pochi anni di contributi versati.

Ma senza decreti attuativi quella possibilità resta lettera morta. Così loro aspettano. Da sette mesi.

Una perdita di tempo che gli ammalati di carcinomi mesoteliomi da esposizione all’amianto non si possono certo permettere.

Molti, poi, non ce la fanno proprio più ad andare in fabbrica o al cantiere tutte le mattine, magari tra una sessione di chemio e l’altra. 

Spesso fanno fatica perfino ad alzarsi dal letto, hanno l’affanno dopo appena una rampa di scale.

Nel 2016 c’è stato un passo avanti verso la pensione

E dire che a fine 2016 avevano festeggiato: nel comma 250 della finanziaria, fortemente voluto dal deputato Pd Antonio Boccuzzi, è stata inserita infatti una novità molto attesa e rilevante. 

“Grazie a quella norma”, racconta Boccuzzi che l’ha promossa in commissione Lavoro alla Camera, “chiunque abbia versato solo 5 anni di contributi e riesca a dimostrare, con un certificato Inail, di aver contratto sul posto di lavoro malattie legate all’amianto, indipendentemente dal grado d’invalidità dovrebbe aver diritto al prepensionamento”.

Un bel passo avanti rispetto alla normativa precedente. La legge del 1992 sulle agevolazioni contributive riconosciute ai malati d’amianto prevede una maggiorazione del 50% nel computo degli anni di contributi versati per chi ottiene dall’Inail il certificato d’invalidità legato a malattie causate dalla presenza di fibre killer sul posto di lavoro.

“Una misura che, al netto delle varie progressive modifiche, manteneva un difetto sostanziale”, afferma Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona).

Quale? “Semplice: se, anche in virtù di quella maggiorazione, non si superava il tetto minimo di anni di contribuzione ordinario, i malati causa amianto non potevano comunque andare in pensione”. Parliamo di “una platea tra le 2 e le 3mila persone”, che hanno respirato per anni, spesso inconsapevolmente, le fibre cancerogene.

Ecco perché il comma 250 era stato accolto con grandi speranze. C’è scritto, testualmente, che “ai fini del diritto alla pensione di inabilità” per i malati d’amianto, “il requisito contributivo si intende perfezionato quando risultino versati a favore dell’assicurato almeno cinque anni nell’intera vita lavorativa”.

Tutto molto più semplice, in teoria. Ma in pratica non è così. Perché servono le solite disposizioni attuative, che il ministero del Lavoro di concerto con il Tesoro era chiamato a emanare entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge”

Due mesi di tempo, dunque. “E invece di mesi ne sono passati quasi 7 e di quei decreti non c’è traccia”, affermano i collaboratori di Tito Boeri. “Senza, noi semplicemente non possiamo accogliere alcuna richiesta”.

Tutto fermo, insomma. I motivi del ritardo? “Bisogna chiederli al ministero del Lavoro”, si giustificano dall’Inps.

Ma i tecnici di Via Veneto contattati dailfattoquotidiano.it ostentano stupore. Alla fine, dopo una lunga serie di balbettii e di mezze giustificazioni, dallo staff di Poletti arriva la risposta.

Che è l’ennesimo rimpallo di responsabilità: “Il decreto ministeriale è stato firmato dai ministri del Lavoro e dell’Economia ed è alla Corte dei conti dal 20 giugno”.

Inutile chiedere previsioni sui tempi necessari per completare la procedura. Inutile pure far notare che comunque il 20 giugno è caduto ben al di là dei 60 giorni fissati come limite nella finanziaria.

Spiegazioni ulteriori non se ne ottengono. Nel frattempo, perfino Boccuzzi brancola nel buio. “Francamente, non sappiamo come sia possibile. Anzi, stiamo pensando di presentare una interrogazione al ministro Poletti, sperando che ci risponda”. Ci vorrà ancora del tempo.

Leggi anche l’articolo su: Il Fatto Quotidiano

Amianto a scuola!

Amianto Scuole
Amianto Scuole

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a parlare di amianto a scuola. 2.400 scuole, 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non, a rischio, tra i quali quelli della Leonardo Da Vinci di Firenze, la cui presenza di amianto è stata confermata nel 1997 a seguito della denuncia del Responsabile della Sicurezza del Comune che nel 2005 portò alla sua chiusura e, ad una nuova apertura due anni dopo.

Basta amianto a scuola: bisogna metter fine al rischio

“L’amianto nelle scuole è il paradigma classico dello scandalo e dello sfascio dal quale dobbiamo assolutamente risollevarci. Ciò sarà possibile cominciando a bonificare le scuole e a ridurre le spese militari, tanto più che ricordiamo che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. A cosa serve avere l’ottavo esercito più grande al mondo e il secondo in Europa se poi le nostre scuole sono piene di amianto e cadono a pezzi? E se poi i cittadini sono costretti a lavorare fino a 70 anni per far felice la Sig.ra Fornero?”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA.

L’Osservatorio Nazionale Amianto continua a cercare giustizia e l’Avv Ezio Bonanni, Presidente ONA, insieme con l’Avv. Saverio Rossi, una volta venuti a conoscenza della demolizione dell’Istituto, prevista entro l’estate, lo scorso 5 giugno, ha presentato un’apposita istanza per essere autorizzati a compiere delle indagini difensive, che mirano ad acquisire elementi oggettivi circa i livelli di aereodispersione e quindi dell’entità del rischio.

Tale richiesta è stata reiterata anche al PM assegnatario in data 3 luglio, affinchè siano effettuate con urgenza le misurazioni ambientali prima dell’abbattimento.

Infatti, non è sufficiente demolire le scuole imbottite di amianto dopo anni di proteste ma si devono adempiere anche gli obblighi di legge relativi.

Amianto a scuola: nessuna indagine difensiva e epidemiologica

Nonostante le ripetute richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ad oggi, non è stato possibile svolgere indagini difensive con accesso agli edifici scolastici per poter effettuare un’analisi approfondita della dispersione di nano-particelle potenzialmente cancerogene e, soprattutto, né è stato possibile eseguire indagini epidemiologiche sulle persone esposte.

In tema di misurazioni di fibre di amianto, infatti, lo studioso Dr. Montanari, ci insegna che: “Le misurazione di fibre aerodisperse negli edifici in amianto che normalmente vengono eseguite servono solo a “rassicurare “ i lavoratori in quanto occorrerebbe un limite di rilevabilità pari a 0,005 fibre per ogni litro d’aria  mentre il limite di sensibilità degli apparecchi considerati “a norma” si ferma di fatto a 0,4 fibre/litro e così anche se si superasse di ottanta volte il livello legale che qualche anno fa fu stabilito in California  come livello di rischio tollerabile ovvero di 100 fibre al giorno  di crisotilo (l’amianto più comune) le apparecchiature continuerebbero ad indicare zero, illudendo tutti organi di controllo compresi”.

Il rischio di salute a causa dell’amianto

Quindi le misure “rassicuranti” con zero fibre, prodotte dal Comune di Firenze, effettuate al Biennio ITI Leonardo da Vinci di Firenze non escludono il rischio di ingerenza di fibre.

L’amianto, prima delle bonifiche, ancora in corso dopo 25 anni dalla legge, era ed è presente in modo ubiquitario in tutto il Comprensorio scolastico; in particolare l’amianto nei tetti del “Professionale Vecchio”,  Officine del Triennio,  edifici di “Edilizia”,  tetto del “Professionale nuovo” e nell’edificio” Biennio e Ex mensa ITI.

Nella specializzazione di odontotecnica dopo il 1992, come dichiarato da ex allievi, l’amianto, veniva lavorato come da programma ministeriale sotto forma di nastro ed erano utilizzati nelle lavorazioni guanti, grembiuli e forni in amianto.

Nell’anno 2009 e 2012, inoltre, sono stati effettuati lavori di manutenzione al tetto del Professionale nuovo, ove era presenza di amianto. Tali lavori sono stati eseguiti in orario scolastico con studenti ed insegnanti presenti, con tanto di testimonianze video originali consegnate direttamente alla Procura della Repubblica di Firenze.

Presenza di amianto nelle scuole: aggiornamenti 2021

Secondo i nuovi dati disponibili, aggiornati al 2021, sono 2.292 scuole non ancora bonificate dall’amianto (4,3%).

Data la presenza ancora diffusa di scuole contaminate, si stima che gli studenti esposti siano 356.900, a cui si aggiungono circa 50mila ulteriori esposti tra personale docente e non docente.