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Vita come missione, intervista al Colonnello Carlo Calcagni

Colonnello Carlo Calcagni
Colonnello Carlo Calcagni

Abbiamo intervistato Carlo Calcagni, colonnello nel ruolo d’onore, pilota e istruttore di elicotteri dell’Esercito Italiano e paracadutista della Folgore. E’ vittima del dovere, ferito e mutilato in servizio. Infatti nel 1996, durante una missione internazionale di pace della NATO in Bosnia-Herzegovina ha subito una massiccia contaminazione da metalli pesanti. Ciò avrebbe determinato lo sviluppo di polipatologie contro le quali combatte quotidianamente.

L’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, lo considera uno straordinario esempio di resistenza per come ha affrontato e continua a fronteggiare le avversità della vita. Calcagni è infatti atleta della Nazionale Italiana di Atletica Paralimpica e Campione del Mondo.

Intervista al Colonnello Calcagni

Colonnello Calcagni, può raccontarci come e perché ha deciso di arruolarsi nell’Esercito Italiano e quali sono stati i momenti più significativi del suo percorso formativo da giovane ufficiale?

«Ho sempre sentito il desiderio profondo di dedicare la mia vita agli altri ed ho scelto di farlo in divisa, mettendo i miei valori al servizio della collettività e della Nazione.
L’Esercito Italiano rappresentava per me una missione prima ancora che una professione.
La formazione militare mi ha insegnato disciplina, responsabilità e spirito di sacrificio.
I momenti più significativi sono stati quelli in cui ho compreso che comandare significa servire, proteggere e guidare con l’esempio, soprattutto nelle difficoltà.”

Quali esperienze operative ritiene siano state decisive nel costruire il suo approccio al servizio e alla disciplina militare?

«L’esperienza nei paracadutisti e l’attività come pilota operativo hanno segnato profondamente la mia visione del servizio. In volo impari che ogni decisione incide sulla sicurezza degli altri.
La disciplina militare non è rigidità, ma fiducia reciproca, preparazione costante e senso di responsabilità verso la squadra e verso il Paese.
È la professionalità che fa la differenza ed è quella che ti permette di affrontare situazioni estremamente difficili e pericolose, portando a termine la missione affidata.”

Come ricorda la sua partecipazione alle missioni internazionali di pace, in particolare quella nei Balcani nel 1996?

«La missione nei Balcani, a Sarajevo, è stata una delle esperienze più intense della mia vita.
Ero impiegato come pilota osservatore di elicotteri in un contesto operativo complesso, con l’obiettivo di contribuire alla stabilizzazione e salvare vite umane.
Proprio lì ho contratto un nemico invisibile, ma terribile, che ha invaso e devastato i miei organi vitali, generando la malattia che ha cambiato per sempre la mia esistenza.
Come dichiarato dallo stesso ministero della Difesa: “Calcagni ha contratto una invalidità permanente del 100% nei Balcani, dove svolgeva il più nobile dei servizi per la collettività: salvare vite umane”.
È una frase che racchiude il senso più profondo del servizio alla Patria.»

Può descrivere cosa è cambiato nella sua vita dopo l’esposizione ai metalli pesanti durante la missione internazionale e come ha affrontato la diagnosi di condizioni così gravi?

«Dopo l’esposizione a metalli pesanti e sostanze tossiche durante la missione internazionale, la mia vita è cambiata radicalmente.
Da ufficiale operativo e pilota, istruttore di volo, mi sono ritrovato a combattere una battaglia invisibile fatta di diagnosi complesse, ricoveri e terapie continue.
È stato uno shock, ma ho scelto di non fermarmi alla sofferenza: ho trasformato quella prova in una nuova missione, quella di testimoniare e dare voce a chi ha pagato con la salute il proprio servizio allo Stato.»

Oggi lei convive con una serie di patologie complesse e invalidanti. Quali sono le sfide quotidiane che affronta e come riesce a mantenere un equilibrio tra cure, terapia e vita personale?

«Le sfide quotidiane sono molte: terapie, controlli medici, momenti di fragilità fisica e, soprattutto, la burocrazia che reputo il peggiore dei mali.
Ma ho imparato che ogni giorno è un dono e va vissuto con responsabilità. L’equilibrio nasce dalla disciplina interiore, dalla famiglia e dalla volontà di continuare a costruire qualcosa di utile per gli altri, anche quando il corpo impone limiti importanti.»

In anni di terapia e sofferenza, cosa l’ha aiutata a non arrendersi davanti alle difficoltà?

«La fede nella vita, l’amore per la mia famiglia e la consapevolezza che la mia storia può essere una luce per chi vive situazioni simili.
Dopo aver vissuto esperienze al limite tra la vita e la morte, ho capito che ogni nuovo giorno è una missione.
Non ho mai smesso di credere che anche la sofferenza possa trasformarsi in forza.»

Dal servizio militare allo sport paralimpico: come è nata la sua passione per l’atletica e il ciclismo agonistico anche dopo la malattia?

«Lo sport è sempre stato parte della mia formazione, uno stile di vita, ma dopo la malattia è diventato uno strumento di rinascita.
È stato il mio compagno di vita e, nella malattia, mi ha aiutato a riabilitarmi, per dimostrare a me stesso che potevo ancora andare avanti.
Con il tempo è diventato un percorso agonistico che mi ha portato a conquistare titoli italiani, medaglie internazionali e record mondiali.»

Lo sport ha avuto un ruolo cruciale nella sua vita dopo l’infortunio. Quale significato ha per lei competere, vincere medaglie d’oro e stabilire record mondiali?

«Le medaglie rappresentano la vittoria della volontà sulla sofferenza.
Non sono solo risultati sportivi, ma simboli di resilienza.
Ogni record mondiale è un messaggio per chi pensa di non farcela: il limite più grande spesso non è fisico, ma mentale.»

Ha parlato spesso di “vivere lo sport per vivere” oltre la terapia: come pensa che questa esperienza possa ispirare altri in difficoltà?

«Lo sport insegna che si può continuare a volare anche quando sembra di non avere più le ali.
Non è solo allenamento o competizione: è dignità, rinascita e speranza.
Attraverso lo sport cerco di dimostrare che la fragilità può diventare forza e che ogni persona può trovare una nuova strada.»

Il suo messaggio – “mai arrendersi” – è diventato noto anche grazie al libro “Pedalando su un filo d’acciaio” e al docu-film “Io sono il Colonnello”. Quale parte della sua testimonianza ritiene più importante per il pubblico?

«La parte più importante è la scelta di trasformare il dolore in servizio verso gli altri.
Non racconto la mia storia per celebrare me stesso, ma per dimostrare che anche nelle prove più dure si può trovare un senso e continuare a costruire qualcosa di positivo.»

In che modo testimonianze come la sua possono contribuire alla sensibilizzazione sulle vittime del dovere e all’attenzione pubblica sulle condizioni di salute dei militari impegnati in missioni internazionali?

«Raccontare significa dare voce a tanti servitori dello Stato che spesso restano invisibili.
Le vittime del dovere non chiedono privilegi, ma riconoscimento, dignità e giustizia.
La sensibilizzazione è fondamentale per evitare che il sacrificio venga dimenticato e per garantire tutele reali a chi ha servito il Paese.»

Cosa direbbe a chi oggi sta affrontando sfide simili alle sue, sia sul piano umano sia su quello professionale?

«Direi di non smettere mai di credere nel proprio valore.
Anche quando tutto sembra crollare, esiste sempre una strada nuova.
La vera forza non è non cadere mai, ma rialzarsi ogni volta con ancora più determinazione.»

Cosa pensa del nuovo decreto sicurezza, in particolare dell’art. 27 relativamente alle novità riguardanti le vittime del dovere?

«Ogni intervento normativo che rafforza le tutele per le vittime del dovere rappresenta un passo importante, ma le norme devono tradursi in applicazioni concrete e tempestive.
Il rispetto per chi ha servito lo Stato si misura nei fatti, nella giustizia e nella reale tutela delle persone e delle loro famiglie.

Mai arrendersi, nonostante tutto e tutti, costi quel che costi.»

Carlo Calcagni
Carlo Calcagni

Normativa europea aggiornata sulla bonifica amianto

Bandiera Unione Europea, normativa recente europea bonifica amianto
Bandiera Unione Europea - Pixabey free images.

Dalla Direttiva UE 2023/2668 alle Prassi aggiornate UNI sulla bonifica dell’amianto

Nel recente contesto delle normative europee, valorizziamo con importanti sottolineature il quadro di riferimento attuale in tema di gestione amianto e bonifica.

L’attenzione, in Europa, è rivolta alle introduzioni apportate nel 2023 dall’Unione Europea con la Direttiva 2023/2668 sull’amianto e la sicurezza sui luoghi di lavoro.

La Direttiva 2023/2668, di specifico interesse per il tema amianto coincide con il momento in cui  l’UNI (Ente Italiano di Normazione), ha emanato due Prassi di riferimento fondamentali. Bambini esposti amianto; Europa si interroga

La novità più rilevante introdotta dalla Direttiva, riguarda l’ambito della salute e sicurezza suoi luoghi di lavoro e coinvolge gli aspetti più estesi della bonifica in evoluzione.

Rivolgendosi principalmente al datore di lavoro, sono stati introdotti limiti più restrittivi per l’amianto nell’aria.

E soprattutto, è stata aumentata la sicurezza dei lavoratori per rendere la tutela nella gestione amianto più efficiente.

In Italia, i parametri riguardo ai limiti di riferimento per qualsiasi luogo di lavoro, sono dati dall’art. 254 del D.Lgs. 81/2008, (Testo Unico Sicurezza).

Lo stesso, fissa il il valore limite di esposizione per l’amianto a 0,1 fibre per centimetro cubo di aria.

Il valore è stato misurato come media ponderata su un tempo di otto ore.

Invece, utilizzando un’unità di misura più comune, il limite imposto dalla normativa sull’amianto equivale a una concentrazione pari a 100 fibre di amianto per litro d’aria.

Occorre notare che il limite di 100 fibre/litro previsto dal Testo Unico è il valore oltre il quale il Datore di Lavoro deve intervenire per adottare misure di protezione nei confronti del lavoratore, e fornire idonei Dispositivi di Protezioni Individuali (DPI).

La nuova Direttiva, abbassa il limite a 0,01 fibre per centimetro cubo di aria, misurato come media ponderata nel tempo di riferimento di otto ore, cioè 10 fibre/litro.

Inoltre, sono stati fissati dei termini di conformazione nell’ambito della gestione amianto:

  • il 21 dicembre 2025, il nuovo limite per la gestione dell’amianto.
  • il 21 dicembre 2029 scatta l’obbligo di utilizzare la microscopia elettronica per la misurazione delle fibre sottili (inferiori a 0,2 micrometri). Per chi non utilizza questo metodo, il limite scende ulteriormente a 0,002 fibre per cm cubo.

Nuove Prassi UNI: aggiornamento analisi responsabilità amianto

L’UNI, a Novembre 2023, ha aggiornato due prassi fondamentali: prassi di riferimento

  • UNI/PdR 152.1:2023: Materiali contenenti amianto – Parte 1: Valutazione dello stato di conservazione delle coperture e tamponamenti contenenti amianto in matrice cementizia;
  • UNI/PdR 152.2:2023: Materiali contenenti amianto – Parte 2: Requisiti di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità del Responsabile del rischio amianto.

Le stesse, rappresentano un riferimento concreto ed importante, nella gestione di edifici e consulenza progettuale di gestione e bonifica amianto.

(Le “Prassi di Riferimento”, sono documenti cosiddetti “pre-normativi” che introducono prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme specifiche – in assenza di analoghi progetti di norma nazionali, europei o internazionali – spesso in settori nuovi o innovativi).

UNI/PdR 152.1:2023: Materiali contenenti amianto – Parte 1

La prima Prassi riguarda la consulenza per il censimento amianto all’interno degli edifici, il DM 6/9/94.

E’ puntuale riguardo gli obblighi previsti sulla gestione dei lavori e verso i proprietari stessi dell’immobile.

Infatti, innanzitutto è previsto un censimento predisposto e mirato all’individuazione dei materiali contenenti amianto.

In secondo luogo, qualora fosse necessario, e secondo il singolo caso, si è tenuti alla nomina di un “Responsabile del Rischio Amianto“.

Il documento contiene una lista definita di manufatti contenenti amianto, relativamente solo alle lastre utilizzate per le coperture o i tamponamenti degli edifici.

Tale Prassi, propone un metodo basato sulla gestione amianto, per mezzo di una serie di valutazioni.

Innanzitutto, si tratta di valutazioni di tipo visivo sul manufatto. Riuscendone così ad attribuire dei punteggi per ogni categoria.

Poi, sono affrontati altri aspetti rilevanti nell’intero sistema di gestione.

Ne rientrano, principalmente, le evidenze collegate alla presenza di sfaldamenti, crepe, rotture e danneggiamenti. Così come rispetto ad elementi manutentivi: la compattezza del materiale, la presenza di affioramenti di fibre di amianto.

Si arriva ad una sommatoria dei vari punteggi, attribuiti alle diverse categorie durante il censimento amianto.

Il valore numerico è suddiviso in due macro-categorie specifiche: la valutazione dello stato di fatto del Materiale Contenente Amianto (MCA), c.d. “indice di degrado“, e la valutazione del contesto all’interno del quale è inserito l’MCA, prassi di riferimento.

Da ciò, si può rispettivamente definire di conseguenza ogni necessità opportuna di intervento sul manufatto ed i tempi di intervento. L’applicazione di tali valori numerici, rientrano in un procedimento di normalizzazione della procedura di valutazione.

UNI/PdR 152.1:2023: Materiali contenenti amianto – Parte 2

La seconda parte della Prassi sulla gestione amianto, è connessa direttamente alla prima.

Infatti, il DM 6/9/94, prevede che il proprietario di un immobile nomini un “Responsabile del Rischio Amianto” (RRA), nel caso vengano individuati nel corso del censimento amianto, materiali contenenti questo minerale.

In questi casi, la figura del RRA sarà il conoscitore dell’ubicazione e la qualità dei manufatti contenenti amianto presenti nell’ immobile.

Lo stesso, dovrà essere interpellato in caso di attività di manutenzione.

Tale figura, si rivela altamente utile nella misura in cui possa rendere la valutazione delle modalità esecutive.

Ciò, infatti, consente la riduzione del rischio di esposizione alle fibre d’amianto, principalmente per gli operatori addetti alla manutenzione.

Rispetto all’adozione di tale figura, bisogna evidenziare come nella prassi, tale nomina venga effettuata molto più spesso da società di gestione di patrimoni immobiliari.

E con meno frequenza da privati, in ogni caso soggetti all’obbligo.

La Prassi attuale, altresì, rappresenta un chiaro riferimento di scelta del soggetto a cui affidare attività connesse a particolari rischi.

Lo stesso, dovrà infatti vantare capacità, conoscenze ed abilità adatte a rivestire il ruolo di “Responsabile del Rischio Amianto”.

Ciò rappresenta un grande elemento di novità, in quanto in passato la norma non ha mai definito tali aspetti. E purtroppo, tale ruolo poteva essere rivestito da chiunque. Senza valutare ogni rischio e reale conseguenza.

Obiettivi mirati al risultato dalla nuova normativa quadro

Concludendo, l’importanza della revisione della Direttiva sull’amianto e le Prassi UNI, si configurano all’interno di un procedimento di uniformazione sul territorio nazionale.

Fattivamente, il risultato da raggiungere è direzionato alla riduzione dell’esposizione all’amianto. Mirando alla prevenzione per la salute collettiva, Regulation2020.

Sulla nota del Consiglio, si ricorda infatti l’altissima incidenza e correlazione all’amianto dei tumori professionali, pari al 78% riconosciuti negli Stati membri dell’UE.

Il problema di fondo, ormai ampiamente riconosciuto e ribadito più volte come monito di attenzione è proprio il rilascio delle fibre di amianto.

Le stesse, vengono rilasciate ed inalate in differenti circostanze e contesti. In special modo, si rappresentano casi anche durante i classici lavori di ristrutturazione. Ed i lavoratori, sono sempre i primi a pagarne le conseguenze in termini di salute.

In tale ottica di urgenza, si accoglie ogni norma stringente e peculiare, alla luce di una necessaria revisione.

Il quadro delle direttive europee sulla gestione amianto, si rendono costantemente favorevoli ad un prospetto aggiornato.

Rendendo così un piano normativo di adeguamento, condivisibile, sulla base dell’esperienza singolare e concreta. Rispondendo per mezzo di valutazioni tecniche, ad esigenze primarie provenienti direttamente dalla persona ed i lavoratori.

Fonti; Direttiva UE 2023/2668, D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico Sicurezza), DM 6/9/94, UNI/PdR 152.1:2023, UNI/PdR 152.2:2023, Direttiva UE 2023/2668.

ONA, vittime COVID e riconoscimento status vittime del dovere

ONA, Covid , vittime del dovere - intervista all'Avv. Ezio Bonanni
ONA, Covid , vittime del dovere - intervista all'Avv. Ezio Bonanni

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), insieme al suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, conferma il proprio impegno nella tutela della salute e dei diritti dei lavoratori che hanno operato in prima linea durante l’emergenza sanitaria da Covid.

Nel corso dell’intervista realizzata dal giornalista Luigi Abbate, il legale ha illustrato le iniziative promosse dall’associazione. A favore di operatori sanitari, forze dell’ordine e personale del soccorso che, nello svolgimento delle proprie funzioni, hanno contratto l’infezione o riportato conseguenze sanitarie.

Emergenza Covid: quali categorie sono state più colpite?

Durante le fasi più critiche della pandemia, medici, infermieri, operatori socio-sanitari, appartenenti alle forze dell’ordine e personale del soccorso hanno svolto la propria attività in condizioni di particolare esposizione al rischio biologico.

Secondo quanto evidenziato dall’avvocato Bonanni, in diversi casi il contagio è avvenuto nell’ambito dell’attività lavorativa. In alcuni episodi si sono registrati esiti gravi o fatali, circostanze che hanno dato luogo a richieste di tutela giuridica da parte dei familiari.

Il riconoscimento come vittime del dovere

Uno dei punti centrali dell’intervista riguarda il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Previsto dall’articolo 1, comma 563, della legge 266/2005.

L’ONA, anche in collaborazione con l’Osservatorio Vittime del Dovere, sostiene – in sede giuridica e amministrativa – che nei casi in cui il contagio sia riconducibile all’attività di servizio possano sussistere i presupposti per il riconoscimento dei benefici previsti dalla normativa vigente.

Si tratta di una posizione interpretativa sostenuta dall’associazione nell’ambito delle proprie iniziative legali ancora in corso.

Le difficoltà nel riconoscimento dei diritti

Non sempre le amministrazioni competenti hanno riconosciuto automaticamente tali diritti.

Per questo motivo, l’ONA ha avviato azioni informative per sensibilizzare le categorie coinvolte. Oltre  ad attività di tutela legale ed impugnazioni dei provvedimenti negativi ed assistenza ai familiari delle vittime.

L’obiettivo è garantire il pieno accesso ai benefici previsti dalla normativa per le vittime del dovere.

Le iniziative di tutela legale

Nel corso dell’intervista, l’avvocato Bonanni ha precisato che l’ONA fornisce assistenza informativa ai lavoratori e ai familiari. Promuove istanze amministrative di riconoscimento dei benefici previsti dalla legge. Inoltre offre tutela legale nei casi in cui vi siano provvedimenti di diniego

Le valutazioni in merito al riconoscimento spettano alle amministrazioni competenti e, ove necessario, all’autorità giudiziaria.

L’appello alle istituzioni

L’avvocato Ezio Bonanni conclude con un appello alle autorità competenti “affinché si proceda al riconoscimento amministrativo dei diritti senza costringere le famiglie a lunghe battaglie legali. Si garantisca tutela economica e morale alle vittime e ai loro familiari e si riconosca il sacrificio di chi ha operato in prima linea durante l’emergenza sanitaria”.

L’emergenza Covid ha lasciato ferite profonde e l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’avvocato Ezio Bonanni continua affinché giustizia, memoria e tutela restino al centro dell’azione istituzionale.

S. Valentino, ONA: amare significa prendersi cura degli altri

Avv. Ezio Bonanni, amianto risarcimento
ONA, Presidente Avv. Ezio Bonanni

San Valentino è universalmente noto come la festa dell’amore, un’occasione per celebrare sentimenti, affetti e relazioni profonde. L’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto coglie l’occasione, per questa ricorrenza, di considerare la salute pubblica e la lotta all’amianto come una forma di amore verso il prossimo.

“L’amore può avere (e deve avere) anche un significato più ampio: prendersi cura della salute di chi amiamo e della comunità in cui viviamo. In un Paese come l’Italia, dove la presenza di amianto continua ad avere conseguenze sulla salute pubblica, questo messaggio diventa un ponte potente tra affetto personale e responsabilità collettiva.” – ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto: un problema che riguarda tutti

L’amianto, noto anche come asbesto, è stato ampiamente impiegato in Italia durante il XX secolo per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore.

“Nonostante il divieto di utilizzo introdotto con la legge n. 257 del 1992, restano nel nostro territorio ancora milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, presenti in edifici pubblici, scuole, impianti sportivi e persino in strutture frequentate quotidianamente da famiglie e bambini.” – racconta Bonanni.

Le fibre di amianto, se inalate, possono causare gravi patologie, tra cui mesotelioma, tumori polmonari e asbestosi. Per molte persone e famiglie italiane, l’esposizione all’amianto ha significato malattia, perdita della salute e lutti che avrebbero potuto essere evitati.
“Questo fenomeno si manifesta tutti i giorni davanti agli occhi della collettività e continua a mietere vittime.” – continua Bonanni.

Quando l’amore incontra la responsabilità sociale

Collegare idealmente San Valentino alla lotta contro l’amianto può sembrare insolito, ma l’idea è semplice: “amare significa anche proteggere la salute di chi ci sta accanto e di chi abita il nostro stesso territorio. Questo amore esteso si trasforma in consapevolezza, prevenzione, azione civica e tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. – dichiara Bonanni.

La celebrazione dell’amore può diventare così un invito a riflettere sulla qualità della vita, sulla salute collettiva e sull’impegno per un ambiente più sicuro per le generazioni future.

L’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni per le vittime dell’amianto

Un esempio significativo di questo impegno civile è dato dall’operato dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), legalmente impegnato da oltre vent’anni nella tutela delle vittime dell’esposizione all’amianto e nella promozione di misure di prevenzione primaria e tutela giuridica.

Oltre alla tutela legale delle vittime e loro famigliari assistendo a contenziosi per riconoscimenti e diritti, la sua attività si concentra su diversi fronti. Tra cui prevenzione primaria, ossia azioni e normative volte a evitare ogni forma di esposizione ad asbesto.
Ma anche un gran lavoro mediatico di sensibilizzazione sociale e istituzionale, attraverso convegni, interventi pubblici e proposte normative volte alla bonifica dei siti contaminati e alla protezione dei cittadini.

Una battaglia per la dignità umana  e per un futuro in cui nessuno debba più scegliere tra lavoro, sopravvivenza e salute.

Amare significa prendersi cura della salute

San Valentino può diventare quindi qualcosa di più di una semplice festa commerciale o un fatto privato. Può essere l’occasione per ricordare che l’amore vero include la protezione  della comunità in cui vivi. È un invito alla responsabilità civile, alla prevenzione sanitaria e all’azione collettiva per superare problemi reali come i cancerogeni ancora presenti nel nostro Paese.

Ex Ilva Taranto, ONA: riaperta la partita sui risarcimenti

ciminiere di una fabbrica, Ex Ilva
ciminiere con fumo di una fabbrica (foto free da Pixabay)

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo esame di parte delle domande risarcitorie presentate nell’ambito del contenzioso civile collegato alla vicenda industriale dell’ex Ilva di Taranto.

Con una decisione depositata nei giorni scorsi, la Suprema Corte ha parzialmente annullato la precedente sentenza della Corte d’Appello di Lecce, rinviando alla stessa Corte, in diversa composizione, per una nuova valutazione di alcune posizioni.

Il principio affermato dalla Cassazione

Secondo quanto riportato nel provvedimento, in sede civile il giudice è chiamato a valutare autonomamente la sussistenza di un eventuale danno risarcibile, indipendentemente dall’accertamento penale del reato. La pronuncia interviene dunque sul piano strettamente civilistico, senza riaprire profili di responsabilità penale.

L’origine del contenzioso

La controversia trae origine dal passaggio di attività dalla successiva riassunzione di una parte dei lavoratori con condizioni contrattuali ed economiche differenti rispetto a quelle precedentemente applicate.

Da tali circostanze è nato un procedimento giudiziario che ha coinvolto diversi ex dipendenti e l’INPS, anche con riferimento agli aspetti contributivi e previdenziali.

Per quanto riguarda il procedimento penale collegato ai fatti oggetto di causa, le ipotesi di reato risultano dichiarate prescritte. La questione è quindi proseguita davanti al giudice civile per la verifica dell’eventuale esistenza di danni risarcibili.

La decisione precedente e il rinvio

In una precedente fase, la Corte d’Appello di Lecce aveva respinto parte delle domande, ritenendo in alcuni casi non sussistenti i presupposti giuridici e in altri dichiarando l’inammissibilità per motivi procedurali.

La decisione della Cassazione non accerta responsabilità né riconosce automaticamente risarcimenti, ma dispone un nuovo esame di alcune posizioni alla luce dei principi di diritto indicati nel provvedimento. Restano escluse le domande dichiarate definitivamente inammissibili.

I prossimi passaggi

«Questa decisione rappresenta una svolta e rappresenta un passaggio significativo per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga vicenda industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto – sottolinea l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente del collegio legale unitamente agli Avv.ti Simona Scarpati e Giovanni Gentile, e dal compianto collega Pietro Dalena – perché riaccende la speranza del riconoscimento dei propri diritti. È un passaggio che riporta al centro le persone, dopo anni di attese e rinvii. Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione».

L’esito del giudizio civile sarà determinato dalle valutazioni che la Corte territoriale effettuerà sulla base degli atti e dei principi richiamati dalla Suprema Corte.