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Ghedi, radon oltre soglia: chiuse scuole e spazi pubblici

Radon
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A Ghedi, in provincia di Brescia, i valori del gas radon rilevati, anche se di poco oltre la soglia consentita, hanno imposto la chiusura di alcuni spazi pubblici e l’organizzazione di soluzioni temporanee per garantire continuità alle attività.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l‘Osservatorio Vittime del lavoro equiparati alle vittime del dovere, ha più volte segnalato che le radiazioni ionizzanti provocano danni alla salute.

Cos’è il radon e perché rappresenta un rischio

Scoperto alla fine dell’Ottocento da Robert Owens ed Ernest Rutherford, il radon è un gas naturale che si origina dalla lenta e inevitabile degradazione di materiali inorganici presenti nel sottosuolo. Essendo inodore e invisibile, può accumularsi negli ambienti chiusi senza che ce ne si accorga. Il problema emerge quando la concentrazione diventa elevata, perché l’inalazione prolungata è associata a un aumento del rischio per la salute, in particolare a livello polmonare.

Se in diversi Comuni della zona i livelli restano entro limiti accettabili, a Ghedi la situazione è più delicata. Qui i valori misurati superano, seppur di poco, la soglia di riferimento fissata a 300 Becquerel per metro cubo. Un margine minimo, ma sufficiente a far scattare i provvedimenti previsti dalle autorità sanitarie.

La palestra delle scuole medie chiusa per superamento dei limiti

Il primo effetto concreto dell’emergenza radon è stato la chiusura della palestra delle scuole medie, disposta dall’Ats dopo le rilevazioni che hanno evidenziato concentrazioni superiori ai limiti consentiti. Una decisione necessaria per tutelare la salute di studenti e personale, ma che ha richiesto una rapida riorganizzazione delle attività didattiche.

Dal 19 gennaio, le lezioni di scienze motorie non si svolgeranno più all’interno dell’edificio scolastico, ma verranno trasferite presso l’oratorio. Una soluzione condivisa tra Comune, Istituto comprensivo e parrocchia, che ha messo a disposizione i propri spazi per evitare l’interruzione delle attività.

La riorganizzazione delle attività scolastiche

Alcuni gruppi, per ragioni logistiche e organizzative legate agli spostamenti e alla sorveglianza, continueranno a svolgere le attività negli spazi interni disponibili alla scuola. Altri, invece, si recheranno all’oratorio, che ospiterà anche i corsi serali attivati dall’istituto.

Un ruolo importante lo gioca il Comune, che ha messo a disposizione lo scuolabus in determinate fasce orarie per consentire il trasferimento degli studenti tra la sede scolastica e l’oratorio. Un supporto logistico fondamentale per ridurre i disagi e garantire la sicurezza dei ragazzi.

Anche la banda musicale costretta al trasloco

I controlli hanno evidenziato valori fuori norma anche nella sede della banda musicale di Ghedi, rendendo necessaria la chiusura dell’edificio. Un nuovo assetto per la realtà culturale storica, punto di riferimento per la vita sociale del paese.

Soluzioni temporanee in attesa di interventi strutturali

Le sistemazioni individuate non nascono per ospitare attività scolastiche o musicali, tuttavia, in una fase di emergenza, rappresentano una risorsa preziosa.

Sarà necessario valutare interventi strutturali sugli edifici interessati per ridurre la concentrazione di radon, attraverso sistemi di ventilazione, isolamento o altre tecniche previste dalle normative vigenti.

Fonti: Il Giornale di Brescia, Osservatorio Nazionale Amianto

Nuove regole: sicurezza sul lavoro più stringente dal 2026

Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)
Amianto, (Foto free di Gerd Altmann da Pixabay)

Già da tempo l’Avv. Ezio Bonanni aveva affermato: “La normativa di prevenzione amianto di cui al Decreto Legislativo 81/2008 va resa più efficace. I rischi vanno sradicati, i cancerogeni del tutto rimossi con la bonifica e messa in sicurezza.”

Dal 24 gennaio 2026 il quadro normativo sulla gestione dell’amianto nei luoghi di lavoro subirà finalmente un cambiamento. L’aggiornamento del Titolo IX Capo III del D.Lgs. 81/2008 introduce criteri molto più stringenti in materia di esposizione, prevenzione e sicurezza, imponendo alle aziende un adeguamento immediato delle procedure operative. Una svolta  che ridefinisce cantieri, responsabilità e tutela dei lavoratori.

Il titolo del Capo III prende infatti il seguente titolo: “Protezione dai rischi connessi all’esposizione all’amianto”. Oltre alle definizioni, stabilisce obblighi del datore di lavoro, valutazione del rischio e misure di valutazione. Un aspetto importante è relativo alla prevenzione igieniche e di protezione. Inoltre vi sono indicate operazioni lavorative particolari, lavori di demolizione o rimozione dell’amianto.

Un limite di esposizione drasticamente ridotto

La modifica più rilevante riguarda il valore massimo consentito di fibre di amianto presenti nell’aria durante le attività lavorative. Fino a oggi il parametro di riferimento era fissato a 0,1 fibre per centimetro cubo. Con l’entrata in vigore delle nuove disposizioni, questo valore è abbattuto di dieci volte, stabilendo una soglia di 0,01 f/cm cubo calcolata come media ponderata su otto ore. È un abbassamento che avrà effetti immediati sull’organizzazione dei cantieri, sulle modalità di monitoraggio ambientale e sulla scelta delle tecnologie di intervento.

Entro il 21 dicembre 2029 è previsto un ulteriore salto di qualità nei sistemi di misurazione, con l’introduzione obbligatoria della microscopia elettronica, in grado di rilevare anche le fibre più sottili. In prospettiva, il valore limite potrà scendere fino a 0,002 fibre per centimetro cubo, imponendo standard di controllo ancora più avanzati.

Controlli preventivi obbligatori prima dei lavori

Prima di avviare qualsiasi intervento di demolizione, manutenzione o ristrutturazione su edifici realizzati prima del bando dell’amianto, diventa quindi obbligatorio adottare tutte le misure necessarie per accertare l’eventuale presenza di materiali contenenti amianto. Questo significa raccogliere informazioni dai proprietari degli immobili, analizzare la documentazione esistente e, quando necessario, procedere con campionamenti mirati. La prevenzione diventa così un passaggio operativo imprescindibile e non più una formalità.

Stop immediato ai lavori in caso di rischio

Se durante le attività viene superato il nuovo limite di 0,01 f/cm cubo, oppure se emerge il sospetto della presenza di amianto non individuato in precedenza, i lavori devono essere interrotti senza indugio. La ripresa delle attività è consentita solo dopo una nuova valutazione del rischio e l’adozione di misure correttive adeguate e certificate. Questo meccanismo impone una maggiore responsabilità a tutti gli attori coinvolti e riduce drasticamente i margini di tolleranza operativa.

Formazione più specifica e notifiche più dettagliate

Anche la formazione dei lavoratori cambia volto. Il nuovo Allegato I-bis definisce in modo puntuale i contenuti minimi dei corsi, che devono includere istruzioni dettagliate sull’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione individuale, non solo quelli respiratori, e sulle corrette procedure di decontaminazione. Parallelamente, la notifica preliminare all’ASL diventa più articolata e richiede informazioni precise sulle tecniche di confinamento adottate e sulle attrezzature impiegate nei cantieri. La trasparenza operativa diventa così un elemento centrale del sistema di controllo.

La rimozione come scelta prioritaria

Tra le novità più significative emerge anche un principio di fondo che orienta le strategie di intervento. La normativa afferma con chiarezza che la rimozione dell’amianto deve essere considerata l’opzione prioritaria rispetto a soluzioni come l’incapsulamento o il confinamento, soprattutto nei casi di bonifica strutturale o di ristrutturazioni profonde.

Fonte: ONA, Parlamento, Notiziario Sicurezza

Mesotelioma, vittoria ONA per le vittime amianto (VIDEO)

Il giornalista Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni
Il giornalista Luigi Abbate e l'Avv. Ezio Bonanni

Giustizia: è questo il principio che guida l’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), come spiega il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, in un’intervista al giornalista Luigi Abbate.
Al centro del confronto, una sentenza positiva che rappresenta una svolta nella tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

Mesotelioma e amianto: il caso della dipendente civile di Anzio

La vicenda riguarda una dipendente civile dell’ospedale militare di Anzio, colpita da mesotelioma, una patologia tumorale direttamente correlata all’esposizione all’amianto.
Dopo anni di battaglie legali, la giustizia ha riconosciuto le responsabilità del ministero della Difesa, condannandolo al risarcimento dei danni.

Purtroppo, la vittima non ha potuto assistere alla conclusione del processo.

La condanna confermata in Cassazione

Secondo Bonanni, l’azione legale, avviata nel 2009, ha attraversato tutti i gradi di giudizio fino alla Corte di Cassazione. Ha confermato la condanna del ministero della Difesa al risarcimento del danno e l’obbligo di bonifica dell’ospedale militare di Anzio, dove l’amianto era stato utilizzato in condizioni di grave rischio.

Risarcimento ai familiari: riconosciuto il danno da lutto

L’ONA ha promosso anche un’azione per il risarcimento del danno iure proprio subito dai familiari della lavoratrice.
Il Tribunale di Roma ha riconosciuto l’integrale risarcimento del danno da lutto a favore di madre, sorella e due nipoti.

L’importo complessivo ammonta a circa 950.000 euro, di cui 160.000 euro destinati ai due nipoti. Mentre circa 80.000 euro ciascuno per i minori. Si tratta di poste risarcitorie rilevanti, seppur il dolore e la perdita subita sono immensi.

Un deterrente per la bonifica dei siti militari

Secondo l’avvocato Bonanni “questa sentenza rappresenta un deterrente fondamentale.
Essa impone al ministero della Difesa e all’Esercito di procedere con maggiore decisione alla bonifica di tutti i siti contaminati, compresi gli ospedali militari dove l’amianto è stato utilizzato in passato.”

ONA: giustizia per le vittime

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto mostra il doppio valore risarcitorio della giustizia. Ossia riparatorio, per le vittime e i loro familiari e preventivo, per evitare nuove esposizioni e nuovi casi di mesotelioma

Una battaglia lunga, difficile e necessaria, che rafforza il principio secondo cui la salute dei lavoratori viene prima di tutto.

Amianto e cancerogeni: convegno salute Catanzaro

evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)
evento su amianto a Catanzaro (Ringrazia! Parla di Francesco Liotti sui social o copia il testo qui sotto per indicare i crediti. Foto di Francesco Liotti su Unsplash)

Si terrà il 30 gennaio alle ore 9:30 a Catanzaro, presso la Cittadella Regionale nella Sala Verde di Palazzo “Jole Santelli” in V.le Europa  il convegno dal titolo
“Amianto e altri rischi cancerogeni: stato dell’arte e prospettive per il futuro”.
Un appuntamento di grande rilievo dedicato alla tutela della salute pubblica, alla prevenzione e alla ricerca scientifica.

L’evento si svolge con il patrocinio della Regione Calabria ed è organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Una realtà da anni impegnata a livello nazionale nella difesa delle vittime dell’amianto e nella lotta contro l’esposizione a sostanze cancerogene.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto rappresenta inoltre un punto di riferimento fondamentale per cittadini, lavoratori e istituzioni. L’associazione opera nel campo della prevenzione, dell’assistenza legale e medico-sanitaria e della sensibilizzazione sui rischi legati all’amianto e ad altri agenti nocivi.

Il presidente ONA è l’avvocato Ezio Bonanni, figura di primo piano nella tutela dei diritti delle vittime dell’amianto. Da anni è impegnato nella battaglia per il riconoscimento delle malattie professionali, per le bonifiche ambientali. Oltre a una maggiore attenzione istituzionale ai temi della sicurezza e della giustizia ambientale.

Focus su amianto, cancerogeni e salute pubblica

Il convegno affronterà lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche sull’amianto e sugli altri cancerogeni. Analizzando i dati epidemiologici più recenti, le criticità ancora presenti e le prospettive future in termini di prevenzione e intervento.

Ampio spazio sarà dedicato al tema dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), con particolare attenzione al SIN di Crotone, uno dei casi più complessi di contaminazione ambientale in Calabria.

Le ricerche dell’oncologo Pasquale Montilla sul SIN di Crotone

Tra i contributi scientifici di rilievo, quello del dottor Pasquale Montilla, oncologo clinico consulente scientifico ONA specialista dell’Universita’ Cattolica Sacro Cuore di Roma. Montilla è da impegnato da anni nello studio delle correlazioni tra esposizione ambientale e insorgenza di patologie oncologiche. Le sue ricerche sul SIN di Crotone hanno evidenziato l’importanza della sorveglianza sanitaria, della prevenzione e di interventi strutturali per la tutela delle popolazioni esposte.

Gli studi condotti sottolineano inoltre come la presenza di sostanze cancerogene nell’ambiente possa avere un impatto significativo sulla salute pubblica, rendendo urgenti azioni coordinate tra istituzioni, sanità e comunità scientifica.

Obiettivi del convegno

Il convegno vede la presenza di eccellenze della scienza, del diritto, della medicina, della politica e della legalità che verranno presto comunicati. Obiettivo dell’incontro è favorire il confronto tra esperti, istituzioni e operatori del settore, promuovendo informazione, consapevolezza e collaborazione. Solo attraverso un approccio integrato è possibile affrontare in modo efficace il problema dell’amianto e degli altri cancerogeni, tutelando la salute dei cittadini e costruendo prospettive concrete per il futuro.

Un momento quindi chiave per rafforzare l’impegno comune nella prevenzione, nella ricerca e nella giustizia ambientale.

Amianto, allarme ONA: in Puglia oltre settemila vittime

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Mappa Puglia

L’emergenza amianto continua a lasciare un segno profondo in Puglia, una delle regioni italiane più colpite dalle conseguenze sanitarie dell’esposizione alle fibre. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il bilancio delle morti legate a patologie asbesto-correlate supera ormai le settemila unità, un dato che evidenzia una crisi sanitaria e ambientale ancora lontana dall’essere risolta.

I numeri dell’amianto in Puglia

I dati diffusi dall’ONA delineano uno scenario drammatico. A partire dai primi anni Novanta, migliaia di cittadini pugliesi hanno perso la vita per malattie riconducibili all’amianto. Tra queste, il mesotelioma e il tumore del polmone rappresentano le principali cause di decesso. Le aree maggiormente colpite restano quelle di Taranto e Bari, dove per decenni hanno operato grandi poli industriali e militari con massiccio utilizzo di materiali contenenti amianto.

Secondo i dati raccolti dall’ultimo Registro Nazionale dei Mesoteliomi (VIII ReNaM), che monitora i casi di mesotelioma in Italia  afferma che la Puglia figura fra le regioni con un numero significativo di diagnosi di mesotelioma. I casi registrati nella regione ammontano a oltre 1.800 tra il 1993 e il 2021 secondo le tabelle ufficiali pubblicate.

“La Puglia rappresenta un epicentro dell’emergenza amianto, con cluster di casi concentrati in quartieri urbani, dove la contaminazione storica dell’aria e dei suoli ha determinato un forte impatto sanitario e sociale.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

L’avvocato è stato recentemente protagonista di una storica sentenza della quale abbiamo recentemente parlato. Il Tribunale Civile di Roma ha stabilito che il ministero della Difesa deve risarcire Paola Maria Santospirito, residente a Taranto, moglie di un luogotenente della Marina Militare, con oltre 65.000 euro perché si è ammalata di gravi problemi polmonari a causa dell’asbesto che il marito ha portato a casa tramite le divise da lavoro. Il giudice ha riconosciuto che le fibre di amianto e altri cancerogeni presenti sulle navi e negli arsenali non colpiscono solo chi lavora direttamente, ma possono contaminare anche i familiari attraverso vestiti, pelle e capelli.

Le previsioni per il 2026

Le stime per il futuro non sono rassicuranti. Nel corso del 2026, sempre secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, in Puglia potrebbero emergere centinaia di nuovi casi di patologie asbesto-correlate. Con un numero molto elevato di esiti mortali. La presenza di siti industriali dismessi e di strutture militari contaminate continua ad essere un pericolo serio per la salute pubblica. Urgenti gli interventi di bonifica e prevenzione.