31.1 C
Rome
sabato, Agosto 15, 2026
Home Blog Page 441

Natura in fiamme: l’indifferenza umana crea l’inferno

Inferno
Inferno

Quello che mi lascia pensare è il silenzio, l’indifferenza, la superficialità con cui viene ignorato il massacro quotidiano di milioni o se volete miliardi di esseri viventi non umani. Muoiono tra atroci sofferenze, senza essere considerati alla pari del mondo vegetale. Che va in fumo per la perversità dell’uomo, che non arretra nemmeno di fronte al suicidio.

La natura ci sta lanciando il suo grido di aiuto

InfernoMa non sentite gli appelli disperati di quella natura che un tempo era omologa del Paradiso Terrestre ed oggi è orribile simbolo del suo contrario, dell’inferno? Penso al non immaginario, ma crudamente reale Inferno Terrestre, che stiamo perversamente creando giorno dopo giorno.

Non sentite il sordo ronzare disperato, lo sfrigolare degli insetti ingoiati dalle vampe , il coro delle invocazioni, dei rassegnati lamenti, delle strazianti grida d’addio alla vita di creature innocenti, accartocciate nel dolore, terrorizzate, piangenti, senza scampo, senza considerazione.

Inferno

Eppure, ci riempiamo la bocca e la testa di valutazioni, di sentenze sulla importanza fondamentale del rispetto per la natura e in particolare per la biodiversità.

Uomini o diavoli?

Noi umani, diavoli distruttori senza coscienza e memoria. Disperdiamo scorie, rifiuti, sostanze tossiche senza ritegno, diserbiamo e disinfestiamo, incendiamo. Uccidendo senza remore animali piccoli e grandi, in terra e in mare, per appagare desideri effimeri.

Quando alberi, insetti ed animali si saranno estinti con quello che rimaneva del paradiso, l’uomo al fine sarà solo sul Pianeta. Stupidamente solo nel suo orribile Inferno Terrestre.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”. 

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

 

Francesco Spinelli ucciso dall’amianto e radiazioni nucleari

Francesco Spinelli
Francesco Spinelli

Plutonio nelle alghe dell’arcipelago della Maddalena

Francesco Spinelli
Francesco Spinelli

La Maddalena. Francesco Spinelli era dipendente di una ditta privata, la Gemmo, che aveva assunto in appalto specifiche attività della Marina Militare. Aveva lavorato al cantiere dell’isola di Santo Stefano in Sardegna, all’interno della base navale della Marina. Principalmente come gruista dal 21 marzo del 2002 fino al 17 dicembre 2007.

Inoltre, svolgeva mansioni di carico e scarico di merci, combustibili, armi, munizioni, nelle navi e nei sottomarini. Si occupava anche della manutenzione del rivestimento delle tubazioni di scarico e delle guarnizioni delle frange.

Per tutto il periodo di servizio «è stato esposto a fibre di amianto in modo continuativo, abituale, costante e diretto a sostanze pericolose, agenti fisici e chimici, cancerogeni, mutageni e teratogeni, per di più in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale».


I primi segnali di malessere, ci ha spiegato Adolfo, furono tardivi. Quando suo padre venne sottoposto ad accertamenti ed esami, scoprirono che il tumore era già in metastasi. Spinelli si spense nel giro di tre mesi.

«Era l’8 dicembre del 2007, il giorno dell’Immacolata, quando ebbe un mancamento. Seguirono convulsioni e lo portammo all’Ospedale di La Maddalena dove il 12 gennaio venne ricoverato.  Fu dimesso dopo un mese. Non c’era più nulla da fare.


Non gli abbiamo mai detto che aveva un tumore ma se ne rese conto subito e si lasciò andare senza reagire. Il medico ci disse di evitare di portarlo in altri ospedali perché avrebbe avuto vita breve.


Le poche volte che stava a casa non ragionava, il tumore lo aveva consumato. In tre mesi era arrivato a pesare 40 chili.

Nessun antidolorifico poteva alleviare il suo malessere

«L’ultima settimana – continua Adolfo- pregavo il Signore che lo portasse via. Non c’era nessun antidolorifico che potesse alleviare il suo malessere.


Il dolore era talmente forte che aveva sul viso una smorfia di sofferenza continua, non riusciva neanche a parlare, aveva gli occhi chiusi.


Quando venne mio nipote a trovarlo fu l’ultima volta che mio padre aprì gli occhi. Lo salutò e morì nel giro di venti minuti.


Dopo la morte il viso tornò sereno, non aveva più quell’immagine di sofferenza che lo aveva accompagnato negli ultimi mesi».


Francesco è morto il 26 marzo del 2008 lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di sua moglie e dei suoi figli. Aveva conosciuto Lucia perché i genitori di entrambi erano militari e si erano incontrati a Napoli. A soli quindici anni decisero, per amore, di sposarsi.

«Eravamo sconvolti, dopo la sua morte. Mia madre, tutt’ora è molto arrabbiata perché papà sarebbe vissuto più a lungo se avessero adottato adeguate protezioni e se non fosse stato continuamente a contatto con l’asbesto».

Per avere giustizia, la famiglia Spinelli ha contattato l’avvocato Ezio Bonanni.

«Mio padre è morto per svolgere il suo lavoro, a contatto con sostanze radioattive che provenivano dall’incidente del sottomarino e l’amianto che era presente nella base militare in cui lavorava».

La presenza di amianto nella base militare

Era il 24 ottobre del 2003 quando il sottomarino nucleare americano Hartford, lasciando la base della Marina Militare dell’isola di Santo Stefano si era incagliato sul fondo dell’Isola delle Bisce (arcipelago di La Maddalena).

Il sottomarino presentava profonde lacerazioni e quando l’incidente fu reso pubblico, il 12 novembre del 2003, suscitò clamore e dissenso da parte di tutti.

Nella pubblicazione del prof. Massimo Zucchetti (del Politecnico di Torino) dal titolo: “Impatto ambientale e sanitario delle basi militari in Italia – Il caso Sardegna: Maddalena e Quirra”, attraverso un’indagine scientifica da lui condotta, furono individuate tracce di plutonio, elemento non naturale, nelle alghe dell’arcipelago della Maddalena.

Quindi, una ricerca autonoma e indipendente condotta dallo stesso prof. Zucchetti e   dal prof. Fabrizio Aumento (Università della Tuscia, Viterbo), documenta e misura la presenza di plutonio direttamente riconducibile alle attività dei sottomarini atomici Usa della Base in Sardegna.

Tale indagine ha accertato che l’incidente occorso al sommergibile atomico “Hartford”, ha certamente causato effetti di inquinamento ambientale marino.

L’analisi della radioattività in differenti tipi di alghe marine raccolte nella zona intorno all’incidente, confrontando i valori di radioattività con quelli di altre aree del Mediterraneo è durata dal 20 febbraio all’8 maggio del 2004.

Inoltre, nell’immagine estrapolata dalla consulenza del dott. Arturo Cianciosi si possono notare i siti marini dove è stata riscontrata maggiore intensità di radioattività.

Radioattività
Radioattività

L’incidente a La Maddalena del sottomarino nucleare Hartford

Il giorno dell’incidente del sottomarino ero al cinema. Improvvisamente ho sentito un boato” – continua il figlio di Spinelli Adolfo- il sottomarino aveva urtato contro l’Isola delle Bisce e presentava alcune lacerazioni profonde”.


“Tutti avevano pensato a un terremoto. Solo un mese dopo si è saputo che c’era una falla nel sottomarino.


Mio padre ha continuato a svolgere il suo servizio normalmente, come se non fosse successo nulla.


Nessuno sapeva niente, non ci hanno mai detto che c’era pericolo di radiazioni anche perché io ero dipendente della base americana. Hanno insabbiato tutto. Il comandante del sottomarino fu trasferito.


Solo a distanza di anni siamo venuti a conoscenza dei pericoli cui papà è stato esposto, per il fatto che c’era stato un alto picco di radioattività.

Dopo l’incidente gli americani iniziarono i lavori di rinnovo della base che prevedeva l’osservanza delle norme di tutela ambientale”


“Il comandante Gregor Parker e il commodoro R. Van Metre, responsabile del gruppo di sottomarini, vennero rimossi dall’incarico. La base venne chiusa nel 2008.


Poi, abbiamo saputo anche dell’amianto perché ha provocato moltissimi morti nella Marina militare. Le basi militari, il capannone, l’arsenale erano piene di amianto”.

In effetti, secondo le indagini del dott. Cianciosi nella rada di Santo Stefano è stata rilevata una radioattività maggiore rispetto a quelle effettuate a Palau-Capo D’ Orso, La Maddalena e il lato occidentale dell’Isola di Caprera.

Un anno prima dell’incidente del sottomarino Hartford, a Novembre del 2002, il sottomarino Uss Oklahoma City, sempre partito dall’Isola di Santo Stefano, urtò una petroliera norvegese a est dello Stretto Gibilterra.

I lavori alla base di Santo Stefano

La base era stata aperta nel 1972 in seguito ad un accordo i cui piani, mai stati resi noti, stipulati tra il governo italiano presieduto da Giulio Andreotti e quello degli Stati Uniti, al fine di aprire, a Santo Stefano, una base della Marina Usa, nell’ambito del sistema di difesa della Nato.

L’iter per i lavori nella base di Santo Stefano iniziò nel 2003.

Nel 2004 un istituto di ricerca francese, il Criirad, che aveva analizzato i campioni di alghe nei pressi della Maddalena, aveva segnalato valori di radioattività 400 volte superiori alla norma.

Ci fu anche un’indagine coordinata da Legambiente la quale rilevava una concentrazione piuttosto alta di uranio 238 in alcune specie di alghe. Il fattore-secondo i ricercatori ambientalisti-era dovuto a perdite accidentali di radionuclidi o dai reattori dei sommergibili, oppure durante la delicatissima operazione di sostituzione di combustibile nucleare.

Spero che presto avremo giustizia per mio padre -conclude Adolfo.
Questo non lo ripoterà in vita ma aprirà gli occhi a tutti coloro che sono morti e rischiano ancora oggi di ammalarsi per le incuranze e le omissioni di quelli che hanno insabbiato le cose a discapito dei lavoratori”.

Un posto bellissimo, quello della Maddalena, ma sono troppe le persone che sono morte a causa dell’amianto e delle radiazioni.

Amianto: Tribunale Latina condanna INPS per operaio Impress

Esposto ad amianto, inps
Esposto ad amianto

Il Tribunale di Latina, Giudice Dott. Umberto Maria Costume, ha riconosciuto l’esposizione qualificata ad amianto di un altro lavoratore (T.L.).

L’operaio lavorava presso la Impress S.p.A., divenuta poi Nuova Commerciale Imballaggi di Aprilia S.p.A., impresa che si occupa di progettazione e costruzione di prodotti di imballaggio industriale.

INPS condannata al risarcimento per esposizione ad amianto

Come accertato da tecnici nominati dall’Autorità Giudiziaria, all’interno dello stabilimento, l’amianto è stato utilizzato per la coibentazione e l’isolamento termico di strutture ed impianti e macchine operanti a temperature elevate.

Ci troviamo nuovamente dinanzi all’ennesimo caso di riconoscimento di esposizione qualificata ad amianto.

Episodio che conferma le precedenti pronunce di accertamento e riconoscimento della presenza di amianto presso il sito della Ardagh Metal Packaging Italy S.p.A.. Sito conosciuto come Impress Metal Packaging Capolo S.p.A., poi Impress S.p.A., Cebal Italia S.p.A. e infine La Nuova Commerciale Imballaggi S.p.A..

L’inizio di un lungo calvario giudiziario

T.L. è difeso dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale, oltre ad essere componente della Commissione Nazionale Amianto, istituita dal Ministero dell’Ambiente, è altresì il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il legale, in più occasioni ha reso pubblici i dati sulla condizione di rischio amianto in provincia di Latina. Invocando l’intervento delle pubbliche istituzioni, a tutti i livelli, per le bonifiche e messa in sicurezza dei siti.

Tra questi siti vi sono anche edifici pubblici e stabilimenti proprio come quello in cui lavorava T.L.. Altrettanto importante è la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, e il riconoscimento dei diritti.

L’ONA ha diverse strutture operative, dalla sede provinciale ubicata in Latina, Via Cairoli n. 10, all’ambulatorio medico legale in Cisterna di Latina, diretto dal Dott. Arturo Cianciosi, per l’assistenza sanitaria gratuita. 

 assistenza ona

Il lavoratore in questione è risultato esposto a fibre e polveri di amianto oltre la soglia delle 100 ff/ll, per una media giornaliera di 8 ore lavorative, per un periodo ultradecennale, durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, con mansione di: operaio conduttore di macchine, addetto alle presse, addetto alle chiavette durante la lavorazione del filo zincato ed addetto alla ceratrice, e incaricato della spruzzatura di paraffina sui fogli di alluminio e di banda stagnata. 

La sentenza del Tribunale di Latina

“La pronuncia del Tribunale di Latina è coerente con le precedenti decisioni di condanna dell’INPS all’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto, con prepensionamento, e aumento della pensione per quei lavoratori che hanno lavorato in siti contaminati da amianto.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue in provincia di Latina per ottenere il riconoscimento e la tutela di tutti i diritti dei lavoratori esposti alla fibra killer sia nei confronti dell’INPS, che dell’INAIL, in caso di malattia professionale“, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, difensore del lavoratore.

Dopo anni di guerra all’amianto quante cose sono cambiate?

Stephan Schmidheiny
Stephan Schmidheiny

Dieci anni fa a Torino, si svolgeva la Seconda Conferenza Nazionale sull’Amianto dal titolo “Amianto e Giustizia” (clicca sul link per saperne di più della conferenza).

Durante l’incontro i relatori hanno approfondito alcuni aspetti legati alla pericolosità delle fibre di amianto e le conseguenze mortali legate al suo impiego. Inoltre, sì è parlato del più grande processo svolto in Italia per malattie professionali causate dall’amianto: quello della multinazionale Eternit.

I servizi di assistenza ONA Aps, studio Bonanni

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto e ad altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai familiari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Amianto e Giustizia: la II conferenza Nazionale sull’amianto

A tal proposito interveniva al convegno Sergio Bonetto, avvocato di parte civile del processo:

«Siamo a Torino dove è iniziato il procedimento penale contro i responsabili della multinazionale ETERNIT, il Giudice per le Indagini Preliminari li ha rinviati a giudizio.
Quasi un migliaio le parti offese, qualche decina le parti civili (istituzioni, sindacati, associazioni). Il PM Raffaele Guariniello ha certificato la morte e/o la malattia da amianto di quasi 3 mila persone fra lavoratori e cittadini esposti.

Un lavoro grandissimo durato cinque anni. Ma le responsabilità della multinazionale ETERNIT – continuava Bonetto – sono assolutamente più ampie. Il processo riguarda coloro per cui il rinvio a giudizio è stato fatto, ma le responsabilità delle società multinazionali che fanno capo alla ETERNIT sono storicamente, moralmente, civilmente molto più ampie. La nocività dell’amianto è nota dalla fine del 1800. Non avrebbe dovuto essere impiegato».

A maggio 2019 il tribunale di Torino ha condannato a quattro anni di reclusione l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny in uno dei diversi filoni del processo Eternit bis.

A giugno di quest’anno la Seconda Corte di Assise di Napoli ha respinto la richiesta di proscioglimento avanzata dall’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny imputato a Napoli per l’omicidio volontario di otto persone.

Uno dei punti di rilevante importanza del convegno riguardava proprio la responsabilità delle morti. Coloro che sapevano quanto fosse nocivo l’amianto ne hanno approfittato speculando a danno dei lavoratori e portando alla morte migliaia di persone.

Il Governo, con il Decreto Sicurezza, ha concesso agevolazioni fiscali alle banche, alla finanza, alleggerendo le sanzioni previste dei datori di lavoro. Questi (amministratori, imprenditori ecc..) invece di intervenire a tutela degli impiegati, hanno chiuso gli occhi davanti a migliaia di morti in nome del profitto

Interviene l’avv. Ezio Bonanni a tutela delle vittime

Nel corso del suo intervento, durante la conferenza del 2009 l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha detto a proposito dei danni da amianto e delle responsabilità dei datori di lavoro e dello Stato che “una volta inalate le fibre il danno già c’è, perché arrecano lesioni cellulari, deprimono le difese immunitarie dell’organismo e favoriscono i processi cancerogeni”.

C’è, inoltre, la preoccupazione di poter contrarre una patologia che può portare alla morte. Poi c’è il dispendio di tempo e di energie per le sorveglianze sanitarie.

Il beneficio contributivo-continuava Bonanni- è un risarcimento del rischio ma il rischio non è qualcosa di astratto, il rischio è anche una media di sette anni in meno di vita.
Debbo segnalare circa  2 mila carcinomi legati all’amianto, un migliaio di mesoteliomi, 3 mila morti di amianto in Italia.

Se un datore di lavoro faceva lavorare migliaia di lavoratori senza protezione sapendo che molti di loro avrebbero contratto patologie asbesto correlate allora non dobbiamo parlare di “omicidio colposo” ma di “omicidio doloso”.

L’amianto accelera i processi cancerogeni e diminuisce i processi di latenza, quindi, non parliamo solo di colpa ma di dolo eventuale».

«In Italia – Sosteneva Bonanni già dieci anni fa- abbiamo avuto uno Stato colluso e compiacente. Noi riteniamo, come associazione delle vittime, che vada fatta piena luce sulle compiacenze, sulle collusioni, sulle collaborazioni e su chi ha permesso quella che è una vera e propria strage.

Le iniziative ONA per i lavoratori esposti

Le iniziative -afferma il presidente ONA- sono da me elencate: i ricorsi alla Corte Europea per i diritti dell’uomo a Strasburgo, per denunciare la conclamata violazione dello Stato degli articoli 2 e 8 della Costituzione europea.

Le associazioni delle vittime dei lavoratori e delle vittime dell’amianto svolgono un ruolo insostituibile. Sono gli stessi lavoratori, i cittadini che devono mobilitarsi per far valere i loro diritti e rendere efficaci quello norme, non solo italiane, ma internazionali.

Abbiamo portato per la prima volta alla Commissione Europea e al Parlamento europeo questa situazione di illegalità.

I pensionati ante ‘ 92 non hanno ricevuto alcun risarcimento; enti previdenziali che non applicano le loro stesse leggi, processi che durano anche dieci anni. Questo è inammissibile per uno Stato di diritto e questo denunceremo con forza, determinazione e senza paura».

Una strage che necessita di essere fermata

Parole forti, tutt’ora a distanza di dieci anni. Anche se sono state bonificate molte zone, sono tantissime le persone che continuano ad ammalarsi a causa dell’amianto. I lavoratori non sono tutelati e le vittime spesso non sono risarcite.

È necessario che si intervenga con la bonifica perché sono troppe le persone che hanno contratto malattie asbesto correlate e ci saranno ancora morti se questa strage non sarà fermata.

La conferenza è stata promossa da AIEA CONTRAMIANTO e altri rischi onlus – Lega Ambiente – Associazione delle vittime di Casale Monferrato – AEA-FVG – Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio Sesto San Giovanni – Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta e di Bassano del Grappa – Medicina Democratica nazionale – AVANI – Fondazione Bepi Ferro – ISDE AEA Monfalcone Comitato Permanente ex esposti Amianto e Ambiente – Associazione Esposti Amianto Oltrepò Comitato Amianto e Geotermia Larderello FEDERAZIONE INTESA – CISL FIM CISL CUB- Slai COBAS CGIL FISMIC FIOM CGIL.

Teatro e amianto: la tragedia invisibile dietro l’arte

Teatro dell'Opera, Scala di Milano
Teatro dell'Opera

Il teatro, affascinante emblema della cultura è stato, sin da tempi antichi, un luogo attraversato dalla storia dei grandi artisti italiani e internazionali. Dalla lirica, nata in Italia e conosciuta in tutto il mondo, alle opere.

La vera “tragedia” ignota al pubblico

Amianto
Amianto

I più famosi, qui in Italia, il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro dell’Opera di Roma. Dall’imponente voce di Maria Callas, alle note di Verdi, la Tosca di Puccini, i balletti, l’orchestra, fino ai moderni spettacoli di oggi. Solo la parola “teatro” evoca ricordi di arte, cultura, lo stile austero e impetuoso di grandi cantanti che hanno interpretato tragedie come Lucia di Lammermoor di Donizetti. Ma, purtroppo, c’era ben più di questo.

In questi teatri, che hanno ospitato tantissime persone nel corso della storia, sia chi vi ha lavorato sia gli spettatori, la tragedia peggiore che si è consumata, però, è quella sconosciuta al pubblico.

La presenza dannosa di amianto nei teatri

Parlo dei morti per l’amianto. Perché, purtroppo, nei teatri vi regnava l’amianto. E non solo nei teatri famosi.

Molti hanno perso la vita a causa dell’inalazione delle fibre d’asbesto; difficile fare anche una casistica. Il primo caso di morte per mesotelioma a causa dell’amianto nel Teatro alla Scala di Milano risale al 2000.

Invece, il primo a denunciare la Scala per aver contratto l’asbestosi fu Demetrio Asta, ex siparista.  Il suo gesto, però, gli provocò gravi conseguenze ritorsive da parte della direzione: gli era stato completamente negato l’accesso al teatro. Nel ‘99 fu risarcito del grave danno subito.

Morì nel 2014 per l’aggravarsi della malattia, l’11 novembre, il giorno dopo l’apertura del processo per le 9 morti da amianto al Teatro alla Scala.

Il Teatro alla Scala nacque dopo l’incendio che distrusse il Regio Ducale, l’allora teatro dei milanesi.

L’imperatrice Maria Teresa d’Austria decise di far edificare un nuovo politeama che prese il nome dalla Chiesa demolita per poterlo realizzare, quella di Santa Maria alla Scala, appunto.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto e ad altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Bonifiche inconsistenti

Nel 2008 i lavoratori del teatro scoprirono che, nonostante le ristrutturazioni, l’amianto era ancora presente in maniera diffusa nella struttura, in seguito alla notizia che il caposquadra dei Vigili del Fuoco interni alla Scala si era ammalato per mesotelioma pleurico, marcatore specifico del tumore legato esclusivamente all’amianto.

Per questo, con lo scopo di tutelare i cittadini e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare del Teatro alla Scala, gli impiegati decisero di istituire il Comitato Ambiente Salute Teatro Scala “MITO” nome estrapolato dalla parola AMIANTO.

Così, i membri dell’associazione decisero di denunciare la presenza di asbesto e di chiedere la rimozione dell’amianto e la bonifica della costruzione.

«Nella volta platea del teatro, l’asbesto era utilizzato per l’isolamento termico, intorno agli oblò utilizzati per il passaggio del fascio di luce dei fari, sui rivestimenti dei tubi dell’acqua calda e sulle pareti del locale “segui persona” sopra il lampadario», (da un testo dell’associazione MITO).

«Il 28 Aprile del 2010 i tecnici del teatro inviarono un esposto all’ASL per denunciare le condizioni di lavoro in luogo malsano e insicuro. Durante i sopralluoghi furono accertati importanti residui di amianto sotto la stoffa grigia delle pareti “sfuggito” agli esperti della bonifica precedente». Era amianto compatto di tipologia friabile, la forma più dispersiva e volatile: pertanto, di più facile inalazione e ingestione.

Dopo varie richieste e interventi l’edificio è stato parzialmente bonificato. Ben nove persone hanno perso la vita per inalazione e ingestione delle fibre di asbesto all’interno del teatro la Scala e questo fino al 2014.

Caso di mesotelioma pleurico alla Scala

A marzo 2019, Franco Colombo, un ex lavoratore della Scala, si è ammalato di mesotelioma pleurico. È stato esposto alla fibra killer per ben 27 anni.

Un altro caso, che dimostra l’effettiva presenza di amianto nei teatri è quello di Mauro Colantoni, dipendente dell’Opera di Roma.

Amianto
Amianto

Mauro è stato assunto nel 1987 svolgendo varie mansioni come manovale e operaio specializzato. Non era stato informato della presenza dell’asbesto in teatro né delle condizioni di rischio cui sarebbe andato incontro nello svolgimento del suo lavoro. Eppure, ci sono precise norme legislative che tutelano i lavoratori, obbligando lo stesso datore di lavoro e i diversi ruoli dell’organizzazione aziendale che con specifiche responsabilità avrebbero dovuto garantire la salute e sicurezza nel luogo di lavoro.

 “È fatto obbligo ai Datori di Lavoro – DPR 303/1956 – di adottare tutte le misure capaci e tecnologicamente le più avanzate atte a impedire lo sviluppo e la diffusione di polveri, fumi, gas o quant’altro di pericoloso per la salute dei lavoratori».

«Ho accertato – afferma Mauro – che per gran parte del periodo lavorativo, ultra decennale (1987 – 2015) non è stata prodotta la necessaria documentazione tecnica e sanitaria attestante l’esposizione a sostanze cancerogene certe, oggi scientificamente testata».

Censimento al Teatro dell’Opera di Roma e intervista a Colantoni

Prima del 1998 non è stata prodotta dal Teatro dell’Opera di Roma una documentazione ufficiale di censimento con le relative caratterizzazioni analitiche previste per identificare la natura merceologica del minerale killer, per tutelare dall’esposizione e che evidenzi l’effettiva presenza di polveri e fibre di amianto nella sua diversità e nella quantità presente:

Anno 1998

Soc. Ecoinerti lettera di presentazione del 23 febbraio 1999 – Relazione e intervento di smaltimento e bonifica amianto con rimozione e smaltimento di canne di ventilazione presso il Teatro;

– Anno 2008

Soc. Europa Costruzioni su autorizzazione Azienda USL RM/A – Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro (S.Pre.S.A.L.) con lettera del 15/02/2008, provvede allo smaltimento e bonifica dell’amianto in teatro di lastre in cemento amianto per 10 mq e serbatoio da circa 1000 lt.

I risultati delle analisi riportano:

Certificato 7/2008 – Presenza diffusa di fibre di amianto dei tipi crisotilo e crocidolite. Trattasi di cemento/amianto classificato con il cod. C.E.R. 17.06.05.

 Analisi Azienda USL RM/C Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro.

L’asbesto era presente sotto diverse forme: fibre disperse nell’aria, nei sistemi antincendio, proveniente dai controsoffitti, dai pavimenti e dalle travi di sostegno delle stesse strutture. Addirittura, c’era l’amianto negli indumenti, nei guanti e nelle coperte, considerati DPI, cioè Dispositivi di Protezione Individuale che invece di proteggere i lavoratori, sono stati un’altra sorgente di contaminazione da amianto.

Da ripetere che l’esposizione ambientale all’amianto può essere diretta e indiretta. Quest’ultimo caso riguarda chi occasionalmente ha assistito a spettacoli ed eventi

Ho intervistato Mauro Colantoni via mail perché non avrebbe potuto sopportare, nelle sue condizioni fisiche, un’intervista telefonica. Respirava a malapena (se non fosse riuscito sarebbe morto) quando l’ho sentito la prima volta. Né tantomeno mi è stato possibile incontrarlo di persona.

Quando si è ammalato e ha capito che la sua malattia era correlata all’amianto?

«I miei primi problemi respiratori risalgono al 2006 con un ricovero di urgenza per insufficienza respiratoria. Nel 2012 fui ricoverato per ictus celebrale e nel 2014 fui sottoposto a un intervento chirurgico all’esofago che prevedeva l’asportazione di un tratto dello stesso a causa della presenza di cellule tumorali. Di seguito nel 2016, dopo vari ricoveri per broncopolmonite mi sottoposero ad una TAC. C’era un nodulo sospetto e dopo altre indagini fui sottoposto a un intervento chirurgico che prevedeva l’asportazione del lobo polmonare superiore destro.

Dopo aver parlato con un medico, capii che la mia malattia era correlata all’esposizione e inalazione alle fibre di amianto».

Come ha saputo che l’amianto era presente nel teatro? In particolare, dove era presente l’amianto?

La presenza di asbesto era constatabile sia visivamente fino al 2000, anno di una ristrutturazione totale del Teatro. Vi era una zona chiamata sotto-platea ove a sostegno e a portanza della stessa vi era un reticolo di travetti di legno per fattori acustici rivestiti con un materiale simile a una malta cementizia bianca molto friabile a protezione del legno stesso con consistenza quasi fibrosa e posso sostenere che il rivestimento conteneva amianto.

 Si sentiva parlare spesso di alcune passerelle poste sul palcoscenico che richiedevano  bonifica per la presenza di amianto. Le tubature sia per il vapore sia per il condotto di acqua calda erano rivestite di materiale contenete amianto. Per l’areazione dello stabile si utilizzavano condotti di grosso diametro che facevano circolare l’aria in modo naturale, queste tubature sono fatte in fibrocemento amianto. Dopo il 2000 sono state bypassate e non sono più funzionanti. Il rivestimento di travi di sostegno della cupola era composto di materiale ignifugo di tal genere”.

È stata riconosciuta la correlazione tra la sua malattia e l’amianto?

Ufficialmente l’ASL competente dove ho richiesto personalmente la documentazione depositata ha fornito solo un irrisorio intervento. Ho preso contatto l’avvocato Ezio Bonanni nel 2016 Presidente dell’ONA – Associazione Nazionale Amianto- perché nel mio stato avevo e ho bisogno di denunciare questa cosa per coscienza e conoscenza, non solo per me ma per chi come me, esposto ad asbesto e altri patogeni presenti nel luogo di lavoro.

Quanti in passato sono stati contaminati dall’amianto presente in teatro e ha visto compromessa la loro salute come nel mio caso? E quanti altri ancora sono a rischio di poterla contrarre? Queste sono le domande che mi perseguitano in considerazione dei mancati censimenti, della mancata informazione oltre che all’obbligo del datore di lavoro che sarebbe dovuto intervenire con adeguati adempimenti e con procedure specifiche, atte a garantire la maggiore tutela possibile. 

Questa malattia doveva essere riconosciuta come malattia professionale da parte dell’INAIL.

Al momento non ho avuto alcun riscontro di sorveglianza sanitaria specifica per amianto tanto meno riconoscimento”.

Il pericolo dell’esposizione alla fibra killer

Il caso di Mauro è solo uno dei tanti e credo sia necessario che tutti abbiano consapevolezza di quanto sono pericolose le fibre di amianto.
L’amianto è ovunque e la condizione di rischio è facilitata perché sfugge per le sue proprietà chimico fisico alla percepibilità sensoriale proprie per le caratteristiche del minerale e delle fibre che sviluppa, è invisibile, inodore, impalpabile non fa rumore, per questo è sottovalutato, propriamente definito “fibra killer”.

Solo quando ci si ammala si ha la consapevolezza di quanto sia pericoloso.

È sempre più necessario tutelarsi e salvaguardare le generazioni future: scuole, edifici pubblici, impianti sportivi, sono moltissimi i luoghi dove nelle sue disparate forme è presente l’amianto e la malattia ha un decorso molto lungo ma basta inalare poche fibre per ammalarsi. Studi scientifici hanno ormai messo in chiaro che non esiste un valore soglia.

In altre parole, non esiste una concentrazione minima di fibre d’amianto al di sotto della quale non possa insorgere una patologia tumorale.

Quindi è plausibile che anche bassi livelli di esposizione possano produrre patologie amianto correlate. é dovere dello Stato tutelare i lavoratori, i cittadini, i bambini da questo terribile male che ancora ci affligge e continua a farlo, provocando morte e dolore.

La bonifica dei siti contaminati da amianto

La sola e unica soluzione è la bonifica.

Pensare che il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, D.Lgs. 81/2008, in vigore, che contempla la valutazione di tutti i rischi possibili in un ambiente lavorativo a causa dell’amianto, è da qualche tempo nel cassetto delle istituzioni, è tutto da dire sulla pericolosità di questo minerale per l’essere umano e l’ambiente.

Riporto un riscontro emerso dal Convegno del 12 Dicembre 2013. “Finanziato dal ministero della Salute per la promozione delle azioni d’interesse sanitario sul problema amianto”.

Problema Amianto: Dai riferimenti informativi INAIL del convegno presso l’I.S.S.

«In considerazione degli ultimi dati epidemiologici della Regione Lazio, sempre più all’attenzione dei mezzi d’informazione e di quanti, impegnati nella tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro, per patologie asbesto correlate che pongono in evidenza un aumento del fenomeno epidemico, (anche alla presenza di bassi livelli di esposizione), l’I.S.S – Istituto Superiore di Sanità avverte che saranno resi pubblici i risultati recenti sui dati impressionanti di un’epidemia che negli ultimi anni ha mietuto un numero sempre crescente di vittime non solo per mesotelioma ma anche per tumori polmonari, gastrointestinali e altre patologie».

A seguito di numerosi studi epidemiologici, tutti i minerali di amianto sono riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) come carcinogeni per l’uomo; l’amianto, di conseguenza, classificato come sostanza cancerogena di prima categoria.

L’amianto è riconosciuto come causa del 50% dei casi di tumori occupazionali

In Italia sono registrati casi di esposizioni precedenti e attuali all’amianto, con anomali tassi di malattie asbesto correlate, in particolare a carico della pleura (93% dei casi) e a seguire del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo. La causa è attribuibile a un’esposizione professionale nel 69,3% dei casi, di tipo familiare nel 4,4% dei casi, di tipo ambientale nel 4,3 % dei casi ed extra lavorativa di svago o hobby nell ’1,6% dei casi.

Di conseguenza è spesso difficile riuscire a registrare tutti i casi correlati a esposizione a tale sostanza e riconoscere a posteriori le condizioni di lavoro o ambientali che hanno causato l’insorgenza della malattia.

Pertanto, è indispensabile intervenire preventivamente individuando le situazioni a potenziale rischio espositivo e adottando le più idonee misure cautelative.

«Sebbene sia sicuramente più alta l’attenzione pubblica e la consapevolezza collettiva dei devastanti effetti dati dall’esposizione all’amianto sulla salute, sono ancora molti i cittadini che vivono, lavorano, frequentano edifici o strutture nelle quali è presente questa letale sostanza». (Pietro Grasso, presidente del Senato fino al 2018).