All’Opera di Roma e alla Scala di Milano va in scena “l’amianto”

La vera “tragedia” ignota al pubblico

 

Il teatro, affascinante emblema della cultura è stato, sin da tempi antichi, un luogo attraversato dalla storia dei grandi artisti italiani e internazionali. Dalla lirica, nata in Italia e conosciuta in tutto il mondo, alle opere.
I più famosi, qui in Italia, il Teatro alla Scala di Milano e il Teatro dell’Opera di Roma. Dall’imponente voce di Maria Callas, alle note di Verdi, la Tosca di Puccini, i balletti, l’orchestra, fino ai moderni spettacoli di oggi. Solo la parola “teatro” evoca ricordi di arte, cultura, lo stile austero e impetuoso di grandi cantanti che hanno interpretato tragedie come Lucia di Lammermoor di Donizetti. Ma, purtroppo, c’era ben più di questo.

In questi teatri, che hanno ospitato tantissime persone nel corso della storia, sia chi vi ha lavorato sia gli spettatori, la tragedia peggiore che si è consumata, però, è quella sconosciuta al pubblico.

Parlo dei morti per l’amianto.

Perché, purtroppo, nei teatri vi regnava l’amianto.

E non solo nei teatri famosi.

Molti hanno perso la vita a causa dell’inalazione delle fibre d’asbesto; difficile fare anche una casistica. Il primo caso di morte per mesotelioma a causa dell’amianto nel Teatro alla Scala di Milano risale al 2000.

Invece, il primo a denunciare la Scala per aver contratto l’asbestosi fu Demetrio Asta, ex siparista.  Il suo gesto, però, gli provocò gravi conseguenze ritorsive da parte della direzione: gli era stato completamente negato l’accesso al teatro. Nel ‘99 fu risarcito del grave danno subito.

Morì nel 2014 per l’aggravarsi della malattia, l’11 novembre, il giorno dopo l’apertura del processo per le 9 morti da amianto al Teatro alla Scala.

Il Teatro alla Scala nacque dopo l’incendio che distrusse il Regio Ducale, l’allora teatro dei milanesi.

L’imperatrice Maria Teresa d’Austria decise di far edificare un nuovo politeama che prese il nome dalla Chiesa demolita per poterlo realizzare, quella di Santa Maria alla Scala, appunto.

Nel 2008 i lavoratori del teatro scoprirono che, nonostante le ristrutturazioni, l’amianto era ancora presente in maniera diffusa nella struttura, in seguito alla notizia che il caposquadra dei Vigili del Fuoco interni alla Scala si era ammalato per mesotelioma pleurico, marcatore specifico del tumore legato esclusivamente all’amianto.

Per questo, con lo scopo di tutelare i cittadini e garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, in particolare del Teatro alla Scala, gli impiegati decisero di istituire il Comitato Ambiente Salute Teatro Scala “MITO” nome estrapolato dalla parola AMIANTO.

Così, i membri dell’associazione decisero di denunciare la presenza di asbesto e di chiedere la rimozione dell’amianto e la bonifica della costruzione.

«Nella volta platea del teatro, l’asbesto era utilizzato per l’isolamento termico, intorno agli oblò utilizzati per il passaggio del fascio di luce dei fari, sui rivestimenti dei tubi dell’acqua calda e sulle pareti del locale “segui persona” sopra il lampadario», (da un testo dell’associazione MITO).

«Il 28 Aprile del 2010 i tecnici del teatro inviarono un esposto all’ASL per denunciare le condizioni di lavoro in luogo malsano e insicuro. Durante i sopralluoghi furono accertati importanti residui di amianto sotto la stoffa grigia delle pareti “sfuggito” agli esperti della bonifica precedente». Era amianto compatto di tipologia friabile, la forma più dispersiva e volatile: pertanto, di più facile inalazione e ingestione.

Dopo varie richieste e interventi l’edificio è stato parzialmente bonificato. Ben nove persone hanno perso la vita per inalazione e ingestione delle fibre di asbesto all’interno del teatro la Scala e questo fino al 2014.

A marzo 2019, Franco Colombo, un ex lavoratore della Scala, si è ammalato di mesotelioma pleurico. È stato esposto alla fibra killer per ben 27 anni.

Un altro caso, che dimostra l’effettiva presenza di amianto nei teatri è quello di Mauro Colantoni, dipendente dell’Opera di Roma.

 

Mauro è stato assunto nel 1987 svolgendo varie mansioni come manovale e operaio specializzato. Non era stato informato della presenza dell’asbesto in teatro né delle condizioni di rischio cui sarebbe andato incontro nello svolgimento del suo lavoro. Eppure, ci sono precise norme legislative che tutelano i lavoratori, obbligando lo stesso datore di lavoro e i diversi ruoli dell’organizzazione aziendale che con specifiche responsabilità avrebbero dovuto garantire la salute e sicurezza nel luogo di lavoro.

 “È fatto obbligo ai Datori di Lavoro – DPR 303/1956 – di adottare tutte le misure capaci e tecnologicamente le più avanzate atte a impedire lo sviluppo e la diffusione di polveri, fumi, gas o quant’altro di pericoloso per la salute dei lavoratori».

«Ho accertato – afferma Mauro – che per gran parte del periodo lavorativo, ultradecennale (1987 – 2015) non è stata prodotta la necessaria documentazione tecnica e sanitaria attestante l’esposizione a sostanze cancerogene certe, oggi scientificamente testato».

Prima del 1998 non è stata prodotta dal Teatro dell’Opera di Roma una documentazione ufficiale di censimento con le relative caratterizzazioni analitiche previste per identificare la natura merceologica del minerale killer, per tutelare dall’esposizione e che evidenzi l’effettiva presenza di polveri e fibre di amianto nella sua diversità e nella quantità presente:

Anno 1998

Soc. Ecoinerti lettera di presentazione del 23 febbraio 1999 – Relazione e intervento di smaltimento e bonifica amianto con rimozione e smaltimento di canne di ventilazione presso il Teatro;

– Anno 2008

Soc. Europa Costruzioni su autorizzazione Azienda USL RM/A – Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti di Lavoro (S.Pre.S.A.L.) con lettera del 15/02/2008, provvede allo smaltimento e bonifica dell’amianto in teatro di lastre in cemento amianto per 10 mq e serbatoio da circa 1000 lt.

I risultati delle analisi riportano:

Certificato 7/2008 – Presenza diffusa di fibre di amianto dei tipi crisotilo e crocidolite. Trattasi di cemento/amianto classificato con il cod. C.E.R. 17.06.05.

 Analisi Azienda USL RM/C Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro.

L’asbesto era presente sotto diverse forme: fibre disperse nell’aria, nei sistemi antincendio, proveniente dai controsoffitti, dai pavimenti e dalle travi di sostegno delle stesse strutture. Addirittura, c’era l’amianto negli indumenti, nei guanti e nelle coperte, considerati DPI, cioè Dispositivi di Protezione Individuale che invece di proteggere i lavoratori, sono stati un’altra sorgente di contaminazione da amianto.

Da ripetere che l’esposizione ambientale all’amianto può essere diretta e indiretta. Quest’ultimo caso riguarda chi occasionalmente ha assistito a spettacoli ed eventi

Ho intervistato Mauro Colantoni via mail perché non avrebbe potuto sopportare, nelle sue condizioni fisiche, un’intervista telefonica. Respirava a malapena (se non fosse riuscito sarebbe morto) quando l’ho sentito la prima volta. Né tantomeno mi è stato possibile incontrarlo di persona.

Quando si è ammalato e ha capito che la sua malattia era correlata all’amianto? 

 

«I miei primi problemi respiratori risalgono al 2006 con un ricovero di urgenza per insufficienza respiratoria. Nel 2012 fui ricoverato per ictus celebrale e nel 2014 fui sottoposto a un intervento chirurgico all’esofago che prevedeva l’asportazione di un tratto dello stesso a causa della presenza di cellule tumorali. Di seguito nel 2016, dopo vari ricoveri per broncopolmonite mi sottoposero ad una TAC. C’era un nodulo sospetto e dopo altre indagini fui sottoposto a un intervento chirurgico che prevedeva l’asportazione del lobo polmonare superiore destro.

Dopo aver parlato con un medico, capii che la mia malattia era correlata all’esposizione e inalazione alle fibre di amianto».

 

 

Come ha saputo che l’amianto era presente nel teatro? In particolare, dove era presente l’amianto?

La presenza di asbesto era constatabile sia visivamente fino al 2000, anno di una ristrutturazione totale del Teatro. Vi era una zona chiamata sotto-platea ove a sostegno e a portanza della stessa vi era un reticolo di travetti di legno per fattori acustici rivestiti con un materiale simile a una malta cementizia bianca molto friabile a protezione del legno stesso con consistenza quasi fibrosa e posso sostenere che il rivestimento conteneva amianto.

 Si sentiva parlare spesso di alcune passerelle poste in palcoscenico che richiedevano  bonifica per la presenza di amianto. Le tubature sia per il vapore sia per il condotto di acqua calda erano rivestite di materiale contenete amianto. Per l’areazione dello stabile si utilizzavano condotti di grosso diametro che facevano circolare l’aria in modo naturale, queste tubature sono fatte in fibrocemento amianto. Dopo il 2000 sono state bypassate e non sono più funzionanti. Il rivestimento di travi di sostegno della cupola era composto di materiale ignifugo di tal genere”.

 

È stata riconosciuta la correlazione tra la sua malattia e l’amianto?

Ufficialmente l’ASL competente dove ho richiesto personalmente la documentazione depositata ha fornito solo un irrisorio intervento. Ho preso contatto l’avvocato Ezio Bonanni nel 2016 Presidente dell’ONA – Associazione Nazionale Amianto perché nel mio stato avevo e ho bisogno di denunciare questa cosa per coscienza e conoscenza, non solo per me ma per chi come me, è stato esposto ad asbesto e altri patogeni presenti nel luogo di lavoro.

Quanti in passato sono stati contaminati dall’amianto presente in teatro e ha visto compromessa la loro salute come nel mio caso? E quanti altri ancora sono a rischio di poterla contrarre? Queste sono le domande che mi perseguitano in considerazione dei mancati censimenti, della mancata informazione oltre che all’obbligo del datore di lavoro che sarebbe dovuto intervenire con adeguati adempimenti e con procedure specifiche, atte a garantire la maggiore tutela possibile. 

Questa malattia doveva essere riconosciuta come malattia professionale da parte dell’INAIL.

Al momento non ho avuto alcun riscontro di sorveglianza sanitaria specifica per amianto tanto meno riconoscimento”.

 

Il caso di Mauro è solo uno dei tanti e credo sia necessario che tutti abbiano consapevolezza di quanto sono pericolose le fibre di amianto.
L’amianto è ovunque e la condizione di rischio è facilitata perché sfugge per le sue proprietà chimico fisico alla percepibilità sensoriale proprie per le caratteristiche del minerale e delle fibre che sviluppa, è invisibile, inodore, impalpabile non fa rumore, per questo è sottovalutato, propriamente definito “fibra killer”.

 

Solo quando ci si ammala si ha la consapevolezza di quanto sia pericoloso.

È sempre più necessario tutelarsi e salvaguardare le generazioni future: scuole, edifici pubblici, impianti sportivi, sono moltissimi i luoghi dove nelle sue disparate forme è presente l’amianto e la malattia ha un decorso molto lungo ma basta inalare poche fibre per ammalarsi. Studi scientifici hanno ormai messo in chiaro che non esiste un valore soglia.

In altre parole, non esiste una concentrazione minima di fibre d’amianto al di sotto della quale non possa insorgere una patologia tumorale.

Quindi è plausibile che anche bassi livelli di esposizione possano produrre patologie amianto correlate.

è dovere dello Stato tutelare i lavoratori, i cittadini, i bambini da questo terribile male che ancora ci affligge e continua a farlo, provocando morte e dolore.

La sola e unica soluzione è la bonifica.

Pensare che il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, D.Lgs. 81/2008, in vigore, che contempla la valutazione di tutti i rischi possibili in un ambiente lavorativo a causa dell’amianto, è da qualche tempo nel cassetto delle istituzioni, è tutto da dire sulla pericolosità di questo minerale per l’essere umano e l’ambiente.

Riporto un riscontro emerso dal Convegno del 12 Dicembre 2013. “Finanziato dal ministero della Salute per la promozione delle azioni d’interesse sanitario sul problema amianto”.

 

Problema Amianto: Dai riferimenti informativi INAIL del convegno presso l’I.S.S.

«In considerazione degli ultimi dati epidemiologici della Regione Lazio, sempre più all’attenzione dei mezzi d’informazione e di quanti, impegnati nella tutela della salute nei luoghi di vita e di lavoro, per patologie asbesto correlate che pongono in evidenza un aumento del fenomeno epidemico, (anche alla presenza di bassi livelli di esposizione), l’I.S.S – Istituto Superiore di Sanità avverte che saranno resi pubblici i risultati recenti sui dati impressionanti di un’epidemia che negli ultimi anni ha mietuto un numero sempre crescente di vittime non solo per mesotelioma ma anche per tumori polmonari, gastrointestinali e altre patologie».

A seguito di numerosi studi epidemiologici, tutti i minerali di amianto sono stati riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC) come carcinogeni per l’uomo; l’amianto, di conseguenza, è stato classificato come sostanza cancerogena di prima categoria.

L’amianto è riconosciuto come causa del 50% dei casi di tumori occupazionali

 

In Italia sono registrati casi di esposizioni precedenti e attuali all’amianto, con anomali tassi di malattie asbesto correlate, in particolare a carico della pleura (93% dei casi) e a seguire del peritoneo, del pericardio e della tunica vaginale del testicolo. La causa è attribuibile a un’esposizione professionale nel 69,3% dei casi, di tipo familiare nel 4,4% dei casi, di tipo ambientale nel 4,3 % dei casi ed extra lavorativa di svago o hobby nell’1,6% dei casi.

Di conseguenza è spesso difficile riuscire a registrare tutti i casi correlati a esposizione a tale sostanza e riconoscere a posteriori le condizioni di lavoro o ambientali che hanno causato l’insorgenza della malattia.

Pertanto, è indispensabile intervenire preventivamente individuando le situazioni a potenziale rischio espositivo e adottando le più idonee misure cautelative.

«Sebbene sia sicuramente più alta l’attenzione pubblica e la consapevolezza collettiva dei devastanti effetti dati dall’esposizione all’amianto sulla salute, sono ancora molti i cittadini che vivono, lavorano, frequentano edifici o strutture nelle quali è presente questa letale sostanza». (Pietro Grasso, presidente del Senato fino al 2018)

 

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