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sabato, Agosto 15, 2026
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Clima? Primum vivere, deinde philosophari

COP25
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E sì, c’è proprio da chiedersi se, come e quando, forse, si possa immaginare che il formicaio impazzito degli umani trovi una forma di raziocinio, una compatibilità di comportamenti, rispetto all’esponenziale degrado ambientale e del clima, con la regola fondamentale del “primum vivere deinde philosophari”.

Clima: grido d’allarme dal COP 25

Infatti, il dubbio sorge più che spontaneo, dopo il doppio appuntamento con chi dovrebbe detenere il bandolo e la capacità di dipanare la matassa, ovvero l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Dopo il preambolo di settembre a New York, ha replicato in quel di Madrid con il suo numero uno, il Segretario Generale Antonio Guterres, lanciando le sue enfatiche grida d’allarme.

Clima
Clima

Ma, paradossalmente, inesorabilmente ieri l’attenzione mediatica si è spostata tutta sull’arrivo di Greta Thunbergh in catamarano a Lisbona. Tanti saluti all’autorevolezza dell’ONU, di Guterres, dei cinquanta capi di stato presenti a COP 25 e della stessa neo Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che pure si era sforzata di sottolineare l’intenzione di mobilitare le risorse comunitarie sulla salvaguardia dell’ambiente. L’obiettivo è darsi una significativa leadership nella tutela del Pianeta e nella collegata Green Economy.

Azione del presidente Trump alla COP 25 per il clima

Ecco, mentre Trump continua a distruggere ogni dove cristallerie a colpi di dazio, il terrorismo autoreferenziale manifesta polluzioni a destra e manca. Le guerre guerreggiate mantengono il trend anche nel silenzio stampa, le diaspore sociali generate da sanzioni si traducono in purghe di comodo, i traffici di armi, droga, rifiuti tossici ed umani alimentano le vocazioni criminali e finanche la NATO finisce declassata nel magazzino degli arnesi inutili. Dopo l’ultima pantomima siriana, si avverte, angosciante, la mancanza di una vera assoluta e indiscussa autorità universale, in grado di imporre agli umani comportamenti rispettosi della loro stessa possibilità di sopravvivenza.

Clima
Clima

Neppure quando il livello di rischio per buona parte della popolazione mondiale sarà conclamato e sarà evidente oltre ogni peloso dubbio, si troverà modo di uscire dalla trappola mortale in cui ci siamo cacciati ed in cui stiamo condannando tutte le altre forme di vita. Hanno la sfortuna di dover convivere con mostruosi alieni, tal quali siamo noi bipedi homo sapiens.

Domani sarà un altro giorno, per COP 25 si parlerà pro e contro Greta e i suoi ragazzi. I burattinai del nostro destino saranno in ben altre faccende affaccendati, mentre l’orchestra degli uragani continuerà a suonare sempre più forte, sino a stordirci, prima dell’inevitabile.

REMEMBER… 4 dicembre 2015 

PARADOSSALMENTE, L’AFFOLLATA CONFERENZA SUL CLIMA MEDITERRANEO AD ANZIO, TENUTASI A VILLA SARSINA CON UN PROFILO MOLTO REALISTICO, FATTO DI DENUNCE CONTRO L’INADEGUATEZZA DELLE MISURE IN ESSERE PER CONTENERE SE NON REPRIMERE IL DEGRADO, MA ANCHE DI PROPOSTE PER INVERTIRE LA ROTTA SUICIDA DELL’UMANITA’, RISCHIA DI ESSERE L’UNICA LIBERA DA CONDIZIONAMENTI PRIVATI E ISTITUZIONALI, LEGATI AL LUCRO ED ALLA POLITICA. INFATTI A PARIGI IL CLIMA SI È FATTO PESANTE PER LE INTERFERENZE DEI SOLITI “NEGAZIONISTI” COLLEGATI ALLE MULTINAZIONALI DEL LUCRO PELOSO SULLE RISORSE FOSSILI E DEI POTENTI ANCORA INVISCHIATI NELL’ANTICA VENEFICA STRATEGIA DELLA GUERRA FREDDA, ALIBI DA SEMPRE PER INCONFESSABILI INTERESSI ECONOMICI. QUALCUNO CI RIPORTA AI CICLI NATURALI DELLE GLACIAZIONI, NEL TENTATIVO DI DIMOSTRARE CHE IL SURRISCALDAMENTO IN ESSERE RAPPRESENTA UN ALGORITMO. POI CI PORRA’ DI FRONTE AL PROBLEMA CONTRARIO. MA FORSE NEL FRATTEMPO LA VITA COME LA CONOSCIAMO SI SARA’ ESTINTA, APPUNTO PER IL SUICIDIO COLLETTIVO DEGLI UMANI.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori esposti ad amianto e altre sostanze cancerogene. L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati. In caso di esposizioni, si può richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi amianto.

 assistenza ona

Mafia: revocata la scorta a Valeria Grasso

Mafia Valeria Grasso
Mafia

Valeria Grasso, una donna coraggiosa, lasciata sola dallo Stato

«Inizieremo al più presto un’azione legale a carico dello Stato, non sono dal punto divista amministrativo, ma anche per capire e identificare le responsabilità in tutte le sedi». Così l’avv. Ezio Bonanni, legale di Valeria Grasso

«Vengo lasciata sola». Queste le parole di Valeria Grasso che si è ribellata alla legge del pizzo e ha fatto arrestare, come testimone di giustizia, i membri del clan mafioso dei Madonia, a Palermo.

Revocato, dal 23 novembre, il servizio di protezione da parte dello Stato senza alcuna motivazione.
>Proprio lei che è “costretta” a vivere nella paura, come un fantasma, nascondendosi insieme con i suoi tre figli per ben due anni. Lontana da casa, sparendo, per proteggere sé stessa e i suoi cari. Protetta con il IV livello di rischio. Già ritenuto insufficiente tenuto conto delle gravi minacce che ha subito, ora viene privata anche della possibilità di sentirsi “al sicuro”.

«Il comandante del nucleo Scorte, colonnello Luca Nuzzo, il 20 novembre scorso mi ha informata verbalmente della sospensione della misura di protezione personale a Roma, salvo confermarmi il dispositivo su Palermo, considerata “a rischio”, dopo che, solo il 12 marzo 2019, mi era stata confermata dal Prefetto di Roma Paola Basilone», afferma Valeria.
>«Nella sua comunicazione scritta la Basilone aveva sottolineato che: “su proposta della scrivente, l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale ha determinato che nei confronti della S.V. venga assicurata una misura di protezione personale… con validità su tutto il territorio nazionale».

La storia di Valeria Grasso

La storia è iniziata quando Valeria Grasso, a 35 anni, ha deciso di aprire una palestra a Palermo. Nel quartiere di San Lorenzo, già conosciuto per l’intensità mafiosa.
>Preso in affitto il locale dalla moglie di Nino Madonia, si è ritrovata, da un giorno all’altro, minacciata, perché un esattore della famiglia mafiosa pretendeva che continuasse a pagare l’affitto anche a loro, dopo che l’immobile era confiscato per decisione del tribunale di Palermo.

La situazione, divenuta insostenibile a causa delle spese che doveva pagare non solo allo Stato, ma anche ai mafiosi, con tre figli da mantenere, spinse Valeria a cedere l’attività in gestione.

«Quelli, si sono presentati da me chiedendomi come mi ero permessa, senza il loro consenso, di prendere una simile decisione. O paghi per sempre, mi dissero, o chiedi i soldi all’affittuario e li dai a noi. Da vittima sarei diventata esattore. Se non lo fai, chi ha la palestra non avrà vita serena».

E così iniziarono le minacce, il terrore, lo spavento ma anche la fermezza di una donna che decise di fare la “cosa giusta”.
Non solo per sé e per la sua famiglia.
Dopo mesi di indagini si giunse alla condanna dei primi mafiosi, quattro del clan, tra cui Salvatore Lo Cricchio e Rosario Pedone.

La battaglia di Valeria e della sua famiglia

Inizia per Valeria e per i figli una vera battaglia, che ha portato all’arresto di altri venticinque mafiosi. Solo dopo due anni di protezione Valeria Grasso ha dovuto lasciare nuovamente la Sicilia per motivi di sicurezza.
>Ha pagato un prezzo altissimo. Ma ha insegnato a molti che ribellarsi alla mafia non è che il primo passo per smantellare un sistema che ormai è radicato all’interno della comunità da troppo tempo.
>Perché la mafia, insediandosi all’interno della società, ha tessuto la sua ragnatela. Espandendosi prima in maniera subdola e nascosta, poi venendo fuori in maniera evidente provocando stragi indimenticabili. E troppo spesso lo Stato non è stato capace di fronteggiare questo male, diventato un vero e proprio cancro che logora ancora oggi la società.

«Nell’epoca in cui il ministro dell’Interno è una donna e alla vigilia della “Giornata contro la Violenza sulle donne” vengo lasciata sola, anche nel mio impegno contro la criminalità e la mafia, che mi vede tutt’oggi in prima linea nella sensibilizzazione pubblica a sostegno della legalità e della giustizia perché, l’ho dichiarato più volte, mi sento una donna dello Stato piuttosto che vittima della mafia» – denuncia la signora Grasso che sottolinea: «e proprio quello Stato che ha ispirato il mio senso civico, con una condotta torbida, immotivata ed incomprensibile sta lasciando a rischio me e i miei figli, di cui una è ancora minorenne. Mi appello al Capo dello Stato e a tutte le autorità».

«Il mio sgomento – spiega – nasce anche dal fatto che, solo per citare l’ultimo dei fatti inquietanti avvenuti, il 6 giugno 2019 il mio compagno, titolare di una nota trattoria a Trastevere da oltre 20 anni, ha trovato una busta di plastica con un piccione morto sull’albero dove è posta l’insegna del locale, promessa di morte tipica della mafia».

La dichiarazione dell’Avvocato Bonanni

Alle dichiarazioni della signora Grasso replica il suo legale. Avvocato Ezio Bonanni, il quale ritiene che «il provvedimento di revoca della protezione alla Signora Grasso sia illegittimo per assoluta carenza dei presupposti di legalità. Abbiamo appreso solo verbalmente questa decisione – spiega il difensore – e, per tali motivi, abbiamo chiesto l’accesso agli atti lamentando la violazione del diritto alla partecipazione al procedimento amministrativo. Chiedendo copia dell’atto finale con le relative motivazioni, il tutto dovuto per legge. Inizieremo al più presto un’azione legale a carico dello Stato – conclude Bonanni -, non sono dal punto di vista amministrativo, ma anche per capire ed identificare le responsabilità in tutte le sedi».

ONA Sicilia Di Maio: contro la discriminazione

ONA Sicilia
ONA Sicilia

ONA Sicilia Di Maio. Il Ministro Luigi Di Maio arriva ad Augusta ed incontra una delegazione dell’Ona Sicilia (l’Osservatorio Nazionale Amianto).

A capo della delegazione il Coordinatore regionale Calogero Vicario, un saldatore che proviene dal mondo industriale.

Una battaglia a favore delle vittime di amianto

Nonostante sia stato esposto al rischio professionale amianto per oltre 25 anni, Calogero Vicario è stato discriminato, vedendosi negati i benefici previdenziali previsti per la sua categoria. Da qui, parte la sua battaglia a favore delle vittime di amianto e per la tutela dell’ambiente a fianco del Presidente ONA , Avv. Ezio Bonanni e dell’Onorevole Pippo Gianni.

Sig. Vicario, quando Di Maio era ministro del Lavoro, ONA ha chiesto al Governo un impegno a tutela della salute, del territorio e per sanare la pesante discriminazione subita dai lavoratori del polo petrolchimico di Augusta, Priolo, Melilli. 

In particolare avete chiesto di intervenire sul comportamento dell’Inps, per capire le motivazioni del vergognoso accanimento nei confronti dei lavoratori siciliani.

Essi sono costretti a costituirsi in tutti i gradi di giudizio, nonostante le centinaia di sentenze positive che dimostravano l’avvenuta esposizione all’amianto nei luoghi di lavoro.

Situazione che avete definito “una vergogna, oltre che un offesa”Lo avete fatto attraverso un accorato appello inviato via mail a ottobre 2019.

ONA Sicilia
ONA Sicilia

La mobilitazione ONA non si ferma

L’ONA ha dimostrato nel corso del tempo di restare sempre e comunque accanto alle vittime amianto.

L’associazione supporta le vittime con la tutela legale gratuita ma anche attraverso numerose iniziative.

Una di queste ultime è stata promossa lo scorso 13 ottobre, presso il Campidoglio a Roma. L’evento dal titolo “Rischio amianto in Italia, i diritti negati alle vittime”.

Quali erano le vostre richieste?

Abbiamo chiesto un atto di indirizzo, per il riconoscimento dei benefici previdenziali ai lavoratori esposti all’amianto nel polo petrolchimico di Priolo e di tutta la regione Sicilia, una regione dimenticata esclusa e dunque discriminata.

In che modo è stata discriminata la Sicilia?

Parlo di discriminazione perché, quando sono stati emessi i benefici previdenziali, c’è stata una limitazione geografica: solo 15 siti sono stati riconosciuti dal Governo. Agli altri sono stati negati tali benefici, ed è per questo che abbiamo dovuto adire alle vie legali.

Voglio ricordare che i lavoratori da noi rappresentati vengono dal polo petrolchimico più grosso d’Europa, con il più alto numero di decessi e malattie e voglio anche sottolineare, con il più alto Pil.

È assurdo che siano esclusi dagli atti di indirizzo, ma la cosa più inaccettabile, è che nonostante nelle aule dei tribunali i lavoratori abbiano avuto ragione, essi continuino a subire un assurdo accanimento da parte dell’ente previdenziale, che li rincorre a tutti i gradi di giudizio.

Oltre a rendere loro la vita difficile, spesso quando arrivano in cassazione, i lavoratori hanno già raggiunto il requisito massimo pensionistico e non hanno più diritto alla rivalutazione. Personalmente, io ed altri nove lavoratori abbiamo avuto sentenza favorevole, ma l’ultimo giorno utile, Inps si è appellata e abbiamo dovuto costituirci in appello.

Avete fatto qualcosa per sensibilizzare l’INPS?

Certo! Abbiamo fatto un sit in di una settimana presso la sede di Siracusa. Sopratutto vogliamo sapere perché l’Inps ci rincorre in tutti i gradi in tribunale.

Quali promesse sono state mantenute?

In qualità di Ministro del Lavoro, per quanto riguarda il polo petrolchimico, non ha fatto nulla di concreto.

Che fine ha fatto il dossier amianto?

Probabilmente il Ministro non ha ricevuto il dossier o forse non l’ha letto, ecco perché gliel’ho riconsegnato personalmente lo scorso sabato. Esso riporta i dati sulle patologie asbesto correlate in Sicilia. Si tratta di cifre allarmanti: circa 100 mesoteliomi; 200 carcinomi e 300 altre patologie asbesto correlate l’anno.

Qual è stata la sua reazione al dossier?

Sì, conosce bene l’Osservatorio ed il nostro Presidente, Avv. Ezio Bonanni. In passato ha presenziato all’importante convengo svolto presso l’auletta dei gruppi parlamentari, allorché è stato presentato un disegno di legge per i diritti dei lavoratori esposti all’amianto. Sabato ha preso atto della documentazione che, come detto, avevamo già inoltrato, senza tuttavia avere avuto alcun riscontro.

Vi siete rivolti anche all’On.Le Catalfo?

Certo, abbiamo chiesto al Ministro di Maio di consegnare il medesimo appello al nuovo Ministro del Lavoro, affinché ci vengano date risposte sul polo petrolchimico.

Qual è la situazione in Sicilia per le leggi amianto?

La legge regionale ha dei paletti: prevede la mappatura, il censimento, la bonifica, inertizzazione e misure a tutela dei lavoratori, inclusa la sorveglianza sanitaria. Purtroppo tuttavia non ha competenze sulla previdenza INAIL.

Sostanzialmente il problema degli atti d’indirizzo è di competenza del Ministro del Lavoro ma nelle altre regioni a statuto speciale (come la nostra), il ministro ha fatto degli atti equipollenti, risolvendo così la questione. Ricordo a tal proposito che il TAR ha detto che si equivalgono atti equipollenti quando manca l’atto di indirizzo ministeriale.

Ciò ha fatto sì che venissero riconosciuti tali diritti ai lavoratori di alcune regioni a statuto speciale, perché inserite nel registro regionale. Attualmente la legge regionale del 2014 sui rischi derivanti dall’amianto, è quasi del tutto inapplicata, fatta eccezione per il registro regionale dei lavoratori esposti e l’attivazione del centro di riferimento regionale inaugurato la settimana scorsa (era già attivo da qualche anno in un altro padiglione) presso il Muscatello di Augusta.

Commenti sul nuovo polo oncologico?

Sicuramente siamo positivi. A tal proposito ricordo le parole dell’onorevole Pippo Gianni che ha commentato “Il centro amianto una vittoria per la comunità. Una giornata storica per la sanità siciliana, un grande traguardo, arrivato dopo anni di lotte dell’Osservatorio Nazionale Amianto, anche da parte dei pazienti che hanno sviluppato patologie legate all’amianto e dei loro familiari”.

Quali attività svolge il centro amianto?

Ha il compito di effettuare sorveglianza sanitaria per la cura e la diagnosi delle patologie asbesto correlate, attraverso un protocollo già definito: anamnesi lavorativa, visita pneumologica, tac (se prevista) e lavaggio broncoalveolare (attrezzato da poco).

assistenza ona

Il presidente Ona, Avv. Ezio Bonanni è uno dei più autorevoli membri della commissione ministeriale amianto voluta dal Ministro dell’Ambiente Costa.

Che parole ha speso nei suoi confronti il Ministro di Maio?

Ha espresso parole di stima ed approvazione. “Salutatemi il presidente” ha esordito Di Maio. Del resto, il Ministro è stato coinvolto in altre iniziative Ona ed è in atto una collaborazione con l’avvocato Bonanni sul fronte amianto.

Quali risposte ha dato il Ministro Costa?

Ci ha garantito il massimo impegno. Ha inoltre specificato che la Commissione ministeriale amianto costituita di recente, ha il compito di elaborare una proposta di legge che dia risposte concrete in termini ambientali e previdenziali. Poiché la Commissione vanta tra i suoi membri i più autorevoli soggetti esperti in amianto, incluso il nostro presidente Ezio Bonanni, riponiamo massima fiducia nelle sue attività presenti e future.

Quali sono i prossimi step dell’ONA Sicilia?

Nel territorio siciliano, ma in particolare nel siracusano, ONA ha aperto uno sportello amianto presso il comune di Priolo, nell’area Sin ad alto rischio industriale, per i comuni che ricadono nel territorio di Priolo, Melilli, Augusta, Siracusa, Floridia e Solarino.

Nello specifico, lo sportello darà informazioni e risposte ai soggetti interessati, per la sorveglianza sanitaria e i diritti che si possono avere circa gli aspetti previdenziali e quelli relativi alle malattie professionali.

Voglio sottolineare che la nostra area ha un’altissima  incidenza patologica. Il polo petrolchimico siracusano include la vasta area costiera industrializzata della Sicilia orientale, svolgendo preponderanti attività di raffinazione del petrolio, trasformazione dei suoi derivati e produzione energetica. Attività che hanno causato malattie ai cittadini ed ai lavoratori, oltre ad arrecare un pesante degrado al territorio.

Attraverso il registro regionale degli esposti riteniamo che tutti i lavoratori abbiano diritto alla sorveglianza sanitaria. I dati stimano circa 25.000 soggetti esposti nel siracusano, secondo INAIL. Solo con un lavoro sinergico, tra INAIL, medicina del lavoro e registro regionale dei lavoratori si può fare qualcosa per individuare e promuovere attività di sorveglianza sanitaria.

I servizi di assistenza gratuita ona

L’ONA prosegue la sua attività anche di assistenza medica e legale, con diversi sportelli in tutta la Sicilia, con punti di riferimento centrale Priolo Gargallo, tutti i cittadini siciliani possono chiedere l’assistenza medica e legale gratuita attraverso il numero verde 800 034 294 e lo sportello on-line.

Solvay Rosignano condanna amianto al risarcimento

Solvay di Rosignano
Solvay di Rosignano

Solvay Rosignano condanna amianto: Il Tribunale di Livorno condanna la Solvay di Rosignano. Il Presidente ONA legale del lavoratore: “accertato l’utilizzo massiccio della fibra killer nello stabilimento. Indispensabile la bonifica dei siti contaminati”.

Solvay Rosignano condanna amianto: la sentenza

Il Giudice del Tribunale di Livorno (Sezione Lavoro), Sara Maffei, ha condannato la Solvay Chimica Italia S.p.A. e la Solvay Societé Anonyme al risarcimento dei danni a favore dell’ex dipendente E.T..

La vittima era un operaio affetto da patologia asbesto-correlata, nello specifico con placche e ispessimenti pleurici.

Il Tribunale, a seguito di un’intensa e approfondita istruttoria dalla quale è emersa l’esposizione lavorativa certa dell’ex dipendente a polveri e fibre di amianto.

Nello specifico ha condannato le società datrici di lavoro, in solido tra loro, a corrispondere al lavoratore, in forze nello stabilimento dal maggio 1977 al marzo del 2008, la somma complessiva di euro 13.354,00, oltre interessi legali.

Non era un caso isolato tra i lavoratori Solvay

Sono numerosi i casi di ex dipendenti della Solvay che hanno contratto una delle patologie asbesto correlate, tra queste ricordiamo: mesotelioma, pleurico, pericardico, del peritoneo e della tunica vaginale del testicolo.

Ma anche tumore ai polmoni, tumore alle ovaie, tumore dell’esofago, tumore faringe, tumore alla laringe, ispessimenti pleurici e placche pleuriche, sono patologie invalidanti correlate alla esposizione amianto.

E’ stato pacificamente accertato, sia in processi penali che civili relativi alla Solvay, l’utilizzo massiccio di amianto nello stabilimento – spiega Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che precisa – “la fibra killer era presente in guarnizioni, baderne e avvolgimenti, MCA era usato per le coibentazioni e le guarnizioni delle celle e tubazioni in genere.

Amianto in scaglie mescolato con acqua era usato per la preparazione dell’impasto, per il tamponamento di alcune zone dell’impianto negli anni 70; amianto in trecce poteva essere usato per gli interventi manutentivi”.   

Indispensabile è la bonifica dei siti contaminati

Indispensabile la bonifica dei siti contaminati per evitare altre fonti di esposizione, dalle Centrali ENEL, nelle quali molto è stato già fatto, ai porti, tra cui quello di Livorno, e Marina di Carrara, alle scuole, agli acquedotti, oltre che evidentemente in tutti gli altri siti industriali” – sottolinea il difensore del lavoratore.

Fondamentale però anche la costituzione degli indennizzi INAIL e i prepensionamenti amianto e l’integrale risarcimento dei danni, anche in favore degli eredi, nel caso di decesso per patologie asbesto correlate.

Dai mesoteliomi ai tumori polmonari, dall’asbestosi ai tumori dello stomaco e di tutti gli altri organi del tratto gastro-intestinale” – conclude il legale, componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente.

La sede operativa/sportello amianto ONA di Rosignano Solvay ha ricevuto continue richieste di assistenza medica e legale da dipendenti ed ex dipendenti della Solvay di Rosignano, delle Centrali ENEL, dei cantieri navali e degli altri siti in cui è stato utilizzato amianto.

I cittadini sono stati assistiti e hanno quindi ottenuto le rendite INAIL, e tutte le altre prestazioni previdenziali e risarcitorie. Molti giudizi sono ancora in corso.

Le attività dell’ONA Rosignano

Presso la sede di Rosignano (Centro Rodari, Via della Costituzione) è possibile ricevere assistenza medica e legale gratuita rivolgendosi direttamente ai rappresentanti territoriali, Sig.ra Antonella Franchi e Sig. Massimiliano Posarelli.

Abbiamo incontrato i due volontari dell’ONA che hanno richiamato le numerose pronunce di condanna dell’INAIL all’indennizzo delle patologie asbesto correlate, come per esempio la recente sentenza della Corte di Appello di Firenze (condanna INAIL pagamento rendita). L’impegno dell’Associazione ONA continua per la tutela dei diritti delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

L’impegno dell’ONA in Toscana

In Toscana è operativo il centro di eccellenza di sorveglianza sanitaria istituto presso l’U.O. di medicina del lavoro del Policlinico Le Scotte di Siena, diretto dal Prof. Pietro Sartorelli, attraverso il quale è fornita la migliore assistenza medica.

Punto di riferimento sono anche i medici volontari dell’ONA. Capitanati dal Dott. Arturo Cianciosi, e dal Dott. Claudio Marabotti, peraltro autore di uno studio epidemiologico e assertore dell’esigenza primaria, che costituisce l’asse portate del programma operativo dell’associazione in Toscana. L’ONA fornisce il servizio di assistenza anche con lo sportello amianto on-line, e attraverso il numero verde 800 034 294. 

Una legge per combattere l’ecomafia e i rifiuti

ecomafie
ecomafia

Inaugurato nei giorni scorsi, con il convegno “Attualità nel diritto dell’ambiente e sistema informativo della responsabilità”, l’anno accademico del corso di laurea specialistica in Economia dell’ambiente e dello sviluppo, dell’Università Roma Tre. Nel corso dell’incontro è stato presentato da Legambiente il report Ecomafia 2019.

Gli ultimi dati di Ecomafia 2019, sono stati presentati alla Camera dei Deputati, a luglio scorso, dal presidente di Legambiente, Stefano Ciafani alla presenza, tra gli altri, del ministro dell’Ambiente Sergio Costa e del Procuratore nazionale Antimafia, Federico Cafiero De Raho.

Il report annuale dedicato alle illegalità ambientali all’ecomafia e i rifiuti, ha evidenziato un quadro allarmante su una piaga da combattere ed estirpare. I cosiddetti “ecoreati”, anche se in leggero calo rispetto agli anni precedenti.

Il business delle ecomafie, gestito dai 368 clan censiti da Legambiente, ha raggiunto quota 16,6 miliardi di euro, 2,5 in più rispetto all’anno precedente.

La corruzione è per lo strumento più utilizzato dai clan e serve ad aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti.

Qualche cifra sui reati ambientali

La Campania rimane in testa per i reati ambientali regionali, con i suoi 3.862 illeciti (14,4% sul territorio nazionale)

A seguire, Calabria, (3.240), che registra il numero più alto di arresti, 35, la Puglia (2.854) e la Sicilia (2.641).

La Toscana è, dopo il Lazio, che ha registrato poco più di 2.000 reati, la seconda regione del Centro Italia per numero di reati (1.836), seguita dalla Lombardia, al settimo posto nazionale.

In queste regioni lo scorso anno si è concentrato quasi il 45% delle infrazioni, pari a 12.597.

La provincia con il numero più alto di illeciti resta Napoli (1.360), poi Roma (1.037), Bari (711), Palermo (671) e Avellino (667).

Nel 2018 si è registrata una crescita dei reati nel ciclo dei rifiuti, che si avvicinano alla soglia degli 8mila (quasi 22 al giorno).

Crescita del traffico illecito di rifiuti

Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono state condotte 459 inchieste, concluse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, per combattere il fenomeno.

Le tonnellate di rifiuti sequestrate sono state quasi 54 milioni. Tra questi, i preferiti dalle ecomafie sono i fanghi industriali e i rifiuti speciali contenenti materiali metallici.

In crescita anche gli illeciti relativi alla cementificazione selvaggia, che nel 2018 ha toccato quota 6.578, con una crescita del +68% (contro i 3.908 reati del 2017). 

Sul fronte degli shopper illegali, nel 2018 e primi cinque mesi del 2019, l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di finanza e Carabinieri, ha cercato invece di fermare i flussi illegali.

L’operazione ha portato al sequestro di 6,4 milioni di borse di plastica illegali, sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste.

Perché questa impennata: la legge 68/2015

L’impennata, spiega il rapporto di Ecomafie, si deve al fatto che, per la prima volta sono state conteggiate anche le infrazioni verbalizzate dal Comando carabinieri per la tutela del lavoro, in materia di sicurezza, abusivismo, caporalato nei cantieri e indebita percezione di erogazioni ai danni dello stato, guadagni ottenuti grazie a false attestazioni o missione di informazioni alla Pubblica amministrazione.

Le illegalità riguardano anche il settore agroalimentare. Sono ben 44.795 (quasi 123 al giorno), le infrazioni ai danni del Made in Italy (contro le 37mila del 2017).

Stando al valore dei prodotti sequestrati, il fatturato illegale tocca i 1,4 miliardi (con un aumento del 35,6% rispetto all’anno).

Un capitolo a parte è stato inoltre dedicato al mercato nero dei gas refrigeranti HFC, gas introdotti dal protocollo di Montreal in sostituzione di quelli messi al bando perché lesivi dello strato di ozono (ODS).

Ecomafia e fenomeni di abusivismo

In crescita purtroppo anche il racket degli animali e contro la fauna selvatica con 7291 reati (circa 20 al giorno) contro i 7mila del 2017. Fortunatamente in calo, anche se di poco, il bilancio complessivo dei reati contro l’ambiente: si è passati dagli oltre 30mila illeciti registrati nel 2017 ai 28.137 reati accertatati.

La media è scesa grazie al calo degli incendi boschivi, si è passati da 6.550 del 2017 ai 2.034 del 2018 (-67% nel 2018). Utile precisare che ciò è accaduto solo grazie alle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali.

In riduzione anche i furti di beni culturali (-6,3%) rispetto all’anno precedente. In totale sono stati recuperati 43.021 reperti archeologici. Denunciate 35.104 persone, contro le oltre 39mila del 2017. Arrestate 252 persone contro i 538 del 2017.

Effettuati 10mila sequestri contro gli 11.027 del 2017. Considerevole il numero dei controlli, che sono stati 33.028, una media di oltre novanta al giorno. La regione più esposta alle attenzioni dell’archeomafia è la Campania, con il 16,6% di opere d’arte rubate.

Merita attenzione infine il fenomeno dell’abusivismo, soprattutto al Sud, che nel 2018 è stato anche avallato dal condono edilizio per Ischia.

Il rapporto evidenzia che in Italia si continua a costruire. Il tasso di abusivismo si aggira intorno al 16%, considerando sia le nuove costruzioni sia gli ampliamenti del patrimonio immobiliare esistente.

   Ecoreati e ecomafie: applicazione della legge 68/2015

L’entrata a regime della legge 68 del 29 maggio 2015 contro gli ecoreati e le ecomafie, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 28 maggio 2015, n. 122.

Nota come “Legge Realacci” dal nome dell’allora presidente della Commissione Ambiente della Camera che l’ha proposta, ha segnato il record assoluto di arresti e inchieste giudiziarie per combattere i fenomeni appena descritti.

La legge ha introdotto nel codice penale due nuove figure delittuose (inquinamento ambientale e disastro ambientale), recependo quanto richiesto dalla Direttiva dell’Unione Europea 2008/99/CE del 19 novembre 2008 ed in particolare nel Preambolo all’art. 5 ove si legge che “attività che danneggiano l’ambiente, le quali generalmente provocano o possono provocare un deterioramento significativo della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie” esigono sanzioni penali a carattere più fortemente deterrente.

Il dettato normativo introduce nel codice penale un nuovo titolo dedicato ai “Delitti contro l’ambiente” (Libro II, Titolo VI-bis, artt. 452-bis-452-terdecies), all’interno del quale sono previste le nuove fattispecie di: 

  • inquinamento ambientale; 
  • disastro ambientale;
  • traffico ed abbandono di materiale radioattivo;
  • impedimento di controllo;
  • omessa bonifica.

La dichiarazione del Presidente Di Legambiente Stefano Ciafani

“Con questa edizione del rapporto Ecomafia e le sue storie di illegalità ambientale, vogliamo dare il nostro contributo, fondato come sempre sui numeri e una rigorosa analisi della realtà. Per riequilibrare il dibattito politico nazionale troppo orientato sulla presunta emergenza migranti e far sì che in cima all’agenda politica del nostro Paese torni ad esserci anche il tema della lotta all’ecomafie e alle illegalità.

Un tema sul quale in questi mesi il Governo ha risposto facendo l’esatto contrario. Approvando il condono edilizio per la ricostruzione post terremoto sull’isola di Ischia e nelle zone del cratere del Centro Italia, e il decreto Sblocca cantieri con cui ha allargato le maglie dei controlli necessari per contrastare infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione.

Per fortuna si conferma la validità della legge 68 del 2015, che ha inserito i delitti ambientali nel Codice penale, con buona pace dei suoi detrattori che negli ultimi anni hanno perso voce e argomenti per denigrarla. Risultati che dovrebbero indurre a completare la riforma di civiltà inaugurata con la normativa sugli ecoreati: il nostro auspicio è che il Governo e il Parlamento invertano il prima possibile la rotta intrapresa e abbiano il coraggio di continuare il lavoro che nella scorsa legislatura ha visto approvare il maggior numero di norme ambientali di iniziativa parlamentare della storia repubblicana”.

Proposte

Nella lotta alle ecomafie e agli ecocriminali, per Legambiente occorre:

1) un’adeguata formazione di tutti gli operatori del settore (magistrati, forze di polizia e Capitanerie di porto, ufficiali di polizia giudiziaria e tecnici delle Arpa, polizie municipali ecc.) sulla legge 68/2018.

2) semplificazione dell’iter di abbattimento delle costruzioni abusive avocando la responsabilità delle procedure ai prefetti

3) riconoscimento dei diritti degli animali inserendo la loro tutela in Costituzione

4) approvazione del disegno di legge sui delitti contro fauna e flora protette inserendo, all’interno del Titolo VI bis del Codice penale, un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini.

5) approvazione dei decreti attuativi della legge che ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione ambientale.

6) ripresa della proposta di disegno di legge del 2015 sulla tutela dei prodotti alimentari, volta ad introdurre una serie di nuovi reati che vanno dal “disastro sanitario” all’“omesso ritiro di sostanze alimentari pericolose” dal mercato.

7) accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni.

8) istituzione di una Commissione d’inchiesta sulla vicenda dell’uccisione della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin.

9) prevenzione e repressione dei fenomeni d’illegalità ambientale.

10) più controlli, in modo da garantire sostegno economico alle casse pubbliche.

FONTE: Rapporto Ecomafie 2018 nel 2017