Solvay: un altro lavoratore muore a causa dell’amianto

Alfiero Simoncini Alfiero Simoncini

“Hanno ucciso mio padre e negano la presenza di amianto nella fabbrica”

Una triste storia che ha inizio proprio alla Solvay

Alfiero Simoncini  aveva lavorato 29 anni per la Solvay di Rosignano (LI), industria a livello internazionale nel settore chimico e delle materie plastiche. 

Nonostante l’Inail avesse già riconosciuto l’origine professionale della malattia di Alfiero, affetto da asbestosi e placche pleuriche, la Solvay nega la presenza di amianto all’interno della fabbrica.
Alfiero è deceduto il 12 febbraio, dopo anni di agonia, attaccato alla macchina d’ossigeno.

Alfiero Simoncini
Alfiero Simoncini e sua moglie

Era a casa sul divano – racconta il figlio Luca – improvvisamente si è sentito soffocare e ha chiamato mamma”.
La moglie ha contattato l’altro figlio Luca e la nuora, dato che Marco, era già in casa.
Poi la donna ha iniziato ad urlare, era spaventata, temeva di perdere il marito.
In attesa dell’ambulanza, la nuora, infermiera, ha iniziato a praticargli un massaggio cardiaco, fino all’arrivo dei soccorsi.
Questi, una volta arrivati,hanno provato per un’ora a rianimarlo ma non c’è stato niente da fare.
Non sono riusciti a salvarlo.
è morto soffocato, annegato, davanti a noi. Lo hanno ucciso” continua Luca in lacrime.

La storia di Alfiero Simoncini e il lavoro alla Solvay

Alfiero Simoncini ha lavorato 29 anni presso la fabbrica di Rosignano Solvay ed è stato esposto continuamente a polveri e fibre di amianto, lavorava nel settore Calderai.
Nel settore caldaia l’esposizione all’amianto era maggiore perché le fibre, a contatto con il calore, diventano friabili e vengono inalate provocando patologie come quella di Alfiero.
Malattie asbesto correlate come l’asbestosi, placche pleuriche, tumore al polmone, tumore al colon, della laringe e della faringe e il mesotelioma, tumore strettamente legato alle fibre di asbesto.

Alfiero era stato assunto nel ‘63 e ha lavorato alla Solvay fino al ‘92. Era orgoglioso del suo lavoro, ignaro che lo avrebbe portato alla morte.
Secondo il figlio Luca coloro che dirigono la fabbrica avrebbero negato la presenza di amianto nella stessa, dopo che l’uomo aveva anche avuto il riconoscimento professionale da parte dell’INAIL.

Quando andai in direzione a ritirare il curriculum di babbo per aprire tutte le procedure e vidi scritto non ha avuto contatti con l’amianto mi sono sentito preso in giro”. 

Tutti sapevano che la Solvay è piena di amianto, sono morti molto operai, soprattutto quelli che lavoravano nel settore caldaia come mio padre.

Mi chiedo come sia possibile negare tutto”.

Inoltre, a Rosignano, a causa dell’inquinamento provocato dalla fabbrica, molte persone si sono ammalate di tumore e c’è un’alta incidenza di malattie neurologiche.

L’incontro con l’avvocato Ezio Bonanni e i ricordi del figlio Luca

Quando era ancora in vita, Alfiero si era rivolto all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, che da anni si batte a tutela delle vittime dell’amianto, per rendere palese ciò che ogni giorno viene negato da coloro che stanno ai vertici e per aiutare le famiglie e i lavoratori ammalati ad avere giustizia.

Nessuno ci ridarà indietro nostro padre. Non potrò più andare a casa sua, sedermi sul divano e guardare insieme le partite di calcio, cosa che facevamo ogni settimana fino a poco prima della morte.
Ricordo, quando da bambino mio padre portava me e mio fratello Marco allo stadio. Eravamo felici, ogni domenica eravamo lì e sorridevamo, era un uomo buono, ha dato tutto per la sua famiglia. Amava tantissimo i suoi nipoti, con cui passava molto tempo. Organizzavamo sempre cene con la  mia famiglia e quella di Marco, aveva un bellissimo rapporto con le nuore”.

Quando andò in pensione, la prima cosa che fece fu quella di comprare due macchine, una per me ed una per Marco.
Aveva sempre un pensiero per noi”.

Piange Luca, non riesce ad accettare che sia stato proprio il lavoro a provocare la morte dell’amato padre.

Alfiero Simoncini
Alfiero Simoncini

 “Continuerò ad andare lì da mia madre a vedere le partite anche se lui non c’è più. Vorrei fingere che sia ancora vicino a me”.

Erano molto legati, passavano molto tempo insieme a lui.
 “Abbiamo avuto la fortuna di viverlo e di poter passare tutto questo tempo insieme a lui”.

<<Mia madre – continua Luca – poco prima che chiudessero la bara, chiamò noi figli, i nipoti e le nuore per l’ultimo saluto. é stato un gesto forte, come se potessimo abbracciarlo per l’ultima volta. Tutti insieme. Disse: “Hai visto Alfiero…sono tutti qui con te”.>>
“Ci manca terribilmente”.

Alfiero non sapeva che all’interno della fabbrica era presente l’amianto fino a quando, nel 2015, in seguito ad affaticamento, si rivolse ad uno pneumologo che, dopo averlo sottoposto a vari esami tra cui una TAC, gli diagnosticò un’asbestosi e placche pleuriche.

“Altri hanno ammesso le loro colpe mentre la Solvay continua a negare.

Ci siamo recati dall’avvocato Bonanni e abbiamo deciso di fare la denuncia alla Procura della Repubblica per omicidio colposo.

È ora che la politica inizi a prendere seriamente il problema amianto, non può passare tutto inosservato”.
Ci deve essere giustizia, non solo per Alfiero ma per tutti quelli che sono morti perché questo è solo l’inizio.
Il picco delle morti a causa dell’amianto è previsto per il 2025.

L’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto e il suo legale, avvocato Ezio Bonanni, dicono no a qualsiasi ambito di utilizzo della pericolosa fibra killer.

Assistenza gratuita vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela i lavoratori esposti  ad amianto e altri cancerogeni. L’assistenza è gratuita.

Numero Verde ONAContatta il numero verde gratuito 800 034 294 per ricevere assistenza medica, legale e per avere tutte le informazioni su prepensionamento, risarcimento danni e benefici contributivi da amianto.

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