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venerdì, Agosto 14, 2026
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Sport come competenza e compagnanza

Sport
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Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Sport, salute e covid: questo è il 2020

Arriva un momento in cui non basta più correre, magari sempre più forte. Ma occorre fermarsi e riflettere. Mai come adesso ci capitò e forse in vita ci capiterà di cogliere una pausa utile per la riflessione, così lunga e motivata purtroppo da una grave emergenza sanitaria.

Per questo, ci possiamo permettere il lusso di interrogativi altrimenti inammissibili per una società civile, che riconosce lo sport come fruizione di spettacolo e come occasione di benessere tra gli interessi, che principalmente la connotano. Credo che, per chi come me e tutti coloro che di sport si occupano da molti decenni, sia giunto il momento di chiedersi quale sia il senso compiuto di un pendolo, che apparentemente oscilla senza suscitare trascendenza.

Sì, perché lo dobbiamo ammettere, che dopo lo squillare delle trombe della rinascenza italica con la realizzazione del miracolo, con i XVII Giochi Olimpici di Roma, nel 1960, non è poi più accaduto nulla di rilevante, almeno dalle nostre parti.

Non c’è dubbio, che il mancato inserimento del diritto allo sport nella Costituzione nel 1947 e la desertificazione motoria nelle scuole primarie abbiano creato un vulnus con ricadute negative di ogni genere, ingenerando la cultura dell’apparire, dell’agonismo, del business e della violenza per delega, piuttosto che la partecipazione aperta ed omogenea, consapevole, del ruolo primario che deve e può recitare lo sport, come attività partecipata, come opportunità formativa e di crescita in termini di qualità della collettività.

Salute per i cittadini attraverso la pratica sportiva

Chiaramente, questo rischierebbe di finire tra i rottami della retorica, tra il noioso filosofare, che si è pur fatto senza raggiungere il podio, dal conferimento dell’incarico di Commissario a Giulio Onesti in poi, prima bloccati nel ginepraio dei pregiudizi antifascisti sullo sport e poi prigionieri di un incantesimo, incatenati per oltre mezzo secolo ad un concetto autarchico, senza futuro plausibile, quello più volte brandito come strumento di difesa, de “Lo sport agli sportivi”, legato ad una Legge istitutiva e di delega nata come compromesso durante il Fascismo e poi mantenuta con vari rattoppi nella prima, seconda e terza Repubblica.

Da oltre settant’anni, cirioliamo tra andirivieni di Sottosegretari, Ministri pro forma e riassestamenti di una intervenuta sovrastruttura di supporto, ieri CONI Servizi ed oggi Sport e Salute, assolutamente in carattere con l’optimum del provvisorio, potenzialmente funzionale nell’ottica di una radicale riforma in funzione di uno Stato Moderno, che si dichiari veramente interessato alla salute dei propri cittadini, attraverso una generalizzata pratica sportivo motoria.

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Anche questo è un concetto ruminato e forse irrancidito da tante chiacchiere risultate inutili nel pratico della politica distratta e poco competente, afflitta da continue emergenze e tante legislature abortite prima del tempo.

Quanti disegni di legge, quante pulsioni trasformate in conferenze di ogni tipo hanno trattato la materia, senza poi arrivare a dama? Bene, credo che questo sia anche il prodotto di una insulsa competizione tra parti apparentemente avverse, ma di fatto unite nell’intento gattopardesco di non cambiare e di rinviare sine die, a tempi migliori e sulle spalle d’altri, il peso e la responsabilità di un passo sinora incompiuto.

Sport italiano come diritto primario

Quindi, oltre la competizione, tra le componenti in gioco occorrerebbe competenza, quella per intenderci che non può prescindere dalla onestà intellettuale degli attori, ma che poi si deve vestire di conoscenza ed esperienza, di capacità visionarie, di coraggio dell’intrapresa, almeno fintanto che la situazione di sofferenza – in cui lo sport italiano, come diritto primario, soggiace alla logica del posticcio, del provvisorio e in definitiva dell’effimero – va d’inerzia di progetto in progetto, di campagna in campagna, piuttosto che di Olimpiade in Olimpiade, senza una meta definita.

Infine, quella che ritengo la questione più importante, la capacità di generare ed utilizzare la giusta indispensabile energia positiva nel divenire, nella naturale viandanza del movimento sportivo, che è fatta di traguardi, appuntamenti ed anche celebrazioni, oggi anche individuali, ma in genere frutto di comunanza, anzi di fattiva compagnanza.

Il condividere le emozioni e gli stress di un cammino, dovrebbe esprimersi in altro ed alto modo, a cominciare dal coinvolgimento di chi di fatto promuove e dirige il movimento sportivo, ma che in realtà è prevalentemente escluso dalla possibilità di contribuire con la propria esperienza e competenza, salvo pagare in solido per l’impegno di base, di prossimità.

Necessaria una rivalutazione culturale

La riconoscibilità del ruolo fondamentale dei dirigenti e la loro gratificazione sostanziale in termini di tutela e riconoscenza, di riconoscimento del merito sociale dovrebbe essere un primo obiettivo da cogliere, una sorta di rivoluzione culturale da compiere.

Quante sono state e sono le comunità sportive di appartenenza settoriale e territoriale, che potrebbero rendersi partecipi, straordinariamente utili e di cui non c’è nemmeno la percezione, laddove insistono i livelli determinanti di una burocrazia inesorabilmente miope?

Quel che sopravvive di un’antica marginalizzata compagnanza è oggi preda della nostalgia ed avvitata nella rimembranza. Quel che potrebbe generare nuovi fermenti è nel naturale dell’humus, che si va manifestando in modo spontaneo, nelle case, nei cortili, nei parchi, sulle strade e sui social, per una crescente realtà di mezzo, che rimane lontana dai palazzi delle istituzioni e rifiuta astruse artefazioni, che va maturando gli anticorpi di una libertà che potrebbe, prima che poi, prevalere di fatto sull’algido Palazzo.

Ezio Bosso e l’apoteosi sul male

Ezio Bosso
Ezio Bosso

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Abbiamo davvero accusato il colpo. Nonostante si viva un periodo di surreale tragedia collettiva, nonostante ci si sia assuefatti alle cattive notizie, il dolore che abbiamo provato per la morte di Ezio Bosso è stato intenso e profondo, istintivo tanto quanto improvvisa e dirompente la notizia.

Sentirci dire quello che, nell’algida essenzialità sanitaria, rappresenta la possibile evoluzione, l’inevitabile conclusione di una anamnesi negativa, ci ha stordito, quasi che la sua resilienza alla perversità del destino fosse un comune baluardo, una bandiera tricolore sfumata d’iride, da lui impugnata e mantenuta, oltre ogni più ragionevole umana capacità di resistere.

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Ezio Bosso: una perdita incolmabile

Ezio Bosso, prima ancora di essere uno straordinario interprete di quello spirito, che anima la nostra capacità di essere, di questa umanità così complessa e diversa in natura, era un simbolo eroico, un usbergo ed una sicumera per noi tutti: dalla normalità alla esaltazione del genio artistico, alla estrinsecazione dirompente di diversa energia positiva, generosa, senza limiti nel donarsi, come risposta diretta, determinata al male oscuro che lo aggrediva.

E questo per noi sino a ieri era un messaggio salvifico, di fondamentale conforto. Così, oggi, lo avvertiamo ancora come un monumento alla trascendenza delle virtù. Il suo straordinario talento, la sua naturalezza nel comunicare al contempo il dolore e la gioia, continua a rapirci nella memoria, a riproporre l’incantesimo della suprema emozione.

Adesso, rivedendolo in azione, riascoltando le arie vibranti di quel che è già testimonianza di un suo passato prossimo, ci sentiamo presi per mano nel passaggio in quel che è già nostro futuro.

E per questo, non possiamo che commuoverci nel profondo, calarci nel pathos della sua onirica estasi e farlo nostro, condividerlo, per beneficiare della mirabolante capacità di trasmutare il male in bene, di ricavare con parole, crome, biscrome, semicrome e suprema gestualità, la forza per trasformare la sofferenza in un finale apoteotico, dopo una lunga overture impreziosita da sereni abbandoni e guizzanti iperboli.

Infine, noi, aspiranti orchestrali, fissiamo l’inerte bacchetta, impietriti nel silenzio ottundente, dopo l’esaltazione melodica. Siamo in pedi, a capo chino, per l’estremo saluto ad Ezio Bosso.

Fase due, la ripartenza

Fase due - Giudizio universale
Giudizio Universale

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Fase due: paura, desiderio o rassegnazione?

Per chi come me ha conoscenza del mondo atletico, la ripartenza rappresenta una incognita angosciosa, perché è l’unica alternativa possibile, dopo una prima partenza falsa. Diciamo che alla terza si viene buttati fuori dalla competizione e questo rappresenta poi il buio, senza se e senza ma.

Adesso, che stiamo di nuovo sui blocchi e pronti al via per il prossimo lunedì 18 maggio, ci stiamo caricando di adrenalina, con un mix di sentimenti tra la rabbia e il dubbio, il desiderio e la rassegnazione, pronti alla sfida, ma nella consapevolezza globalizzata di un rischio relativamente calcolato.

Infatti questi sono i motivi dell’algoritmo incostante che regola decisioni e comportamenti tra amministratori ed amministrati, nel dubbio circa la distanza da percorrere e sugli ostacoli da superare.

Se non fosse per gli aggiornamenti continui, che ci tempestano le meningi e che ci mettono di condizione di valutare lo stato reale delle cose, parametrandolo con il pregresso storico, con quello che capitò per pestilenze e spagnola, noi non avremmo nemmeno adottato con la necessaria determinatezza il rigore della Fase Uno, ma avremmo manifestato scetticismo e usato la prudenza riservata alle affezioni stagionali, affrontando riottosamente la catastrofe, giustificando le evidenze e mitigando i dati, come del resto è un po’ capitato in giro per il mondo, con leader che hanno rimosso e continuano a rifiutare l’evidenza.

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Il timore della catastrofe economica e i rischi della ripresa

La catastrofe economica non è meno temuta del male oscuro, ne siamo minacciati e le scadenze della politica, i lati scomodi della democrazia o quelli comodi dei regimi anti, tendono a rifiutare la subalternità alla natura, anzi insistono senza mezzi termini a violentare stupidamente l’ecosistema che, prima che poi, restituisce con gli interessi gli sgarbi subiti.

Volete sapere cosa mi lascia stupito? Beh il fatto che nessuno si chieda cosa capiterà con la fase tre e quattro dell’economia globale, basata su meccanismi che presuppongono di base una componente cui stentiamo a dare un valore monetario, ma che è fondamentale, quella della salute.

Diversamente, tutto si complicherà sino alla esplosione del sistema, basato sin qui su numeri in crescita e riduzione di spazi vitali, quindi sino alla conseguente implosione per quello che finirà per essere regolato con numeri in decrescita e ampliamento geometrico dei contesti . E allora? Allora ne consegue che i sette miliardi di umani finiranno per saturare nel breve termine le risorse del Pianeta e se ne devono sin d’ora immaginare le conseguenze, anche le peggiori, da Giudizio Universale.

Altro che preoccuparci della ripresa di questo o quel Campionato, qui gli umani si giocano la partita della sopravvivenza e forse è venuto davvero il momento di riflettere, di riconsiderare i valori reali e mettere da parte gli effimeri, come potrebbe capitare per un soprassalto di saggezza anche per lo sport italico, quello che dovrà aumentare sempre di più il suo strabismo, con un occhio al pesce della prevenzione salute e l’altro al gatto del business e del professionismo, quello che adesso soffia tutta la propria insofferenza per la fase due, con i rischi della ripartenza.

Nemesis

Silvia Romano
Silvia Romano

NEMESIS: Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Nemesis: di Ruggiero Alcanterini

La giustizia riparatrice o se preferite quella divina potrebbe avere davvero un senso in questa fase epocale, visto che quel che accade sembrerebbe fonte di pericoloso disorientamento.

E allora, diamoci subito una risposta rispetto all’ondivaga gestione dell’emergenza COVID, al prevalere dei pesi e dei contrappesi insiti sin dalle origini della nostra Costituzione repubblicana, che ci vuole a conduzione parlamentare, quindi con governi non direttamente eletti, ma suscettibili di accordi e compromessi successivi alla volontà iniziale espressa dagli elettori, un Presidente della Repubblica con funzione notarile ed una soverchiante funzione degli apparati burocratici.

Il rischio della crisi, salvo accordi

Diciamo, per fare un esempio, che la maggioranza di Governo si decide in Parlamento e ad ogni passaggio si rischia teoricamente e praticamente la crisi, salvo accordi.

Voi capite che in questo modo non è possibile andare da nessuna parte, prendere decisioni che valgano almeno per una legislatura di un lustro e pertanto si finisce per vivere alla giornata, anche in situazioni di emergenza e pericolo. Dunque, la questione dei “corpi separati” dello Stato, di quelli che in carenza di autorità ed autorevolezza si allargano inesorabilmente oltre le loro naturali competenze, perché, si sa, i vuoti si riempiono sempre. Ecco quindi la spiegazione della tela di ragno, del caos “mascherine”, da cui il Commissario Arcuri sta tentando di uscire, con tanti saluti agli italiani a muso nudo…

Ecco dunque la chiave del rebus “Silvia”, partita policroma e tornata di verde fasciata, accolta con le trombe governative, liberata per gentile concessione della sanguinaria Al-Shabaab o per azione di riscatto gestita in autonomia dalla AISE, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, riscatto di cui il Ministro Di Maio dichiara di non avere notizia.

Ecco perché le diverse anime finiscono per contendersi i brandelli di un ammontare economico da distribuire nel breve e non hanno il polso per fare scelte strutturali, onde garantire ripresa e futuro del Paese nel medio e nel lungo termine, sbarrando la porta alle jene del rating, agli speculatori ed agli usurai in agguato.

Nemesisi: il rompicapo dell’agonismo e distanza sociale

E per lo sport? Beh, data la situazione, sembra che ci stia accorgendo dei valori certi riposti nella soffitta, in cui il sistema sportivo italiano ha collocato da settant’anni le Associazioni Benemerite.

Visto che il rompicapo dell’agonismo da esercitare con distanza sociale è stato affidato al Politecnico di Torino e in seconda istanza probabile a Ernő Rubik , l’architetto dell’enigma al cubo, intanto si scopre i fascino educativo delle memorabilia, dell’etica e del fair play, del contrasto alle sostanze dopanti, della cultura dello sport come prevenzione salute per i più piccini, ma anche per gli over 64, i nonni, che si sono rivelati come l’anello più fragile della catena sociale, dei meritevoli dirigenti, tecnici ed atleti, dei disabili mentali, dei gloriosi azzurri e medagliati, che hanno già dato ma che ancora molto possono dare alla collettività.

Non a caso, si è già svolta una conference call tra i Presidenti delle Benemerite e il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, mentre per domani e mercoledì 20 maggio ci saranno storici ed inediti confronti tra il nuovo Presidente/AD di Sport e Salute, Vito Cozzoli e il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora.

Vi chiederete se questa possa essere una mossa strategica e io vi rispondo già che questa potrebbe essere da “scacco matto”, solo che lo si volesse. Immettere sul campo chi non ha nulla a pretendere e – per passione ed ideali dichiarati – sarebbe in grado di fornire sapienza, esperienza e resilienza distillate in decenni di storia gloriosa, potrebbe interferire beneficamente in un contesto stressato dalla indeterminatezza delle attese, da problematiche tecniche e finanziarie incompatibili con l’attuale stato dell’arte.

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Sport e salute: ONA e CONI

Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni sono in prima linea per garantire la bonifica di tutti i siti contaminati d’amianto, che spesso sono scuole o centri sportivi.

Hanno, infatti, preso parte al Salone D’Onore del CONI a Roma. Il tema affrontato è stato “Sport e scuola, ambiente e sicurezza: via l’amianto!“.

Oltre? Di più!

Ruggero Alcanterini - COVID

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

COVID o non COVID: questo è il problema

Qualcosa ci dice che stiamo andando oltre il limite del ragionevolmente consentito? Certo che sì! E allora? Allora niente, tutto continua nella normale straordinarietà. Eh, l’emergenza è l’emergenza, care ragazze e ragazzi. Ma abbiamo l’impressione di essere un tantino in confusione…

Macché, tutto secondo le previsioni degli esperti. Se trovate i guanti, metteteveli ! Se non trovate le mascherine, cucitevele sul muso o fatevi crescere la barba! Dal 18 maggio riapertura del consentito, secondo profilassi e norme suggerite dalla PCM, dettate dalle Regioni, multate dai comuni, secondo buon senso e mantenendo le distanze da ogni situazione sospetta. E il calcio? Nessun problema: partite a porte chiuse, quindi senza gol! Ma il valsente delle integrazioni per cassa ed emergenze? Arriverà quando arriverà! Ma allora di che ci dobbiamo preoccupare? Di niente care e cari: in giro ci sono solo fake. Volete un consiglio? Rimanete a casa e basta!

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ONA: assistenza e tutela vittime amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

In questa pandemia Covid-19, l’amianto ha aumentato il suo impatto. Infatti l’indice di mortalità è notevolmente aumentato, come l’Avv. Ezio Bonanni ha confermato nel corso della conferenza stampa amianto del 13.10.2020 in Campidoglio.

Quindi è stato rivolto un appello al Premier Draghi per una maggiore attenzione per il rischio amianto.