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venerdì, Agosto 14, 2026
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L’impero dei dissensi

Calcio - Impero
Calcio

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Impero dei dissensi: editoriale

Anche oggi siamo costretti a fasciarci la testa, dopo aver ricevuto notizie contundenti da destra e manca sulle inosservanze delle più elementari regole dettate dal buon senso, prima ancora che dalle autorità, per rispetto di chi ha già pagato il conto e per salvaguardare coloro che potrebbero perdere il bene della salute e la vita stessa, in un possibile secondo giro di contagi.

Alla folle esuberanza di tanti sconsiderati, che hanno rotto gli indugi al primo segnale di allentamento, corrispondono anche atteggiamenti mediatici che incoraggiano il permanere di interessi, che collidono con il bene primario della salute.

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Necessaria riforma per lo sport

Ad esempio, se per un verso, responsabilmente gli sport invernali concludono di dover rinviare i Campionati del Mondo di Cortina al 2022, posponendoli ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino e Francia e Germania sospendono i Campionati, l’Italia del pallone smania per una ripresa ed una conclusione sui campi, costi quel che costi, salvando soprattutto diritti tv e “mercato”.

Il Ministro Spadafora accenna, sommessamente ma con fermezza, ad una prossima azione di riforma, che potrebbe mettere l’impero dello sport e la società civile del Paese di fronte al cambiamento in funzione della salute, già da settembre.

Questo dato dovrebbe suscitare grande attesa e valutazioni sulle ipotesi, come per lo spettacolo che deve continuare ad ogni costo. Argomenti sui quali varrebbe la pena di discutere, di obiettare. Ma la sensazione è che l’informazione così com’è formata e strutturata non sia in grado di cambiare spartito musicale.

Credo che sia venuto il momento di porsi il problema, almeno per il Servizio Pubblico, com’è quello della RAI e poi per i privati, che dovrebbero capire cosa li attende se non rivedono l’orientamento editoriale, cosa che avevano capito le testate storiche sportive con Brera, Zanetti, Roghi, De Martino, Ghirelli, Tosatti ed ancora con Cannavò.

L’appiattimento sul business del calcio professionistico è un pessimo servizio alla cultura dello sport come grande fenomeno sociale partecipato ed alla fine dei conti un rischio senza sbocchi, come la pandemia da Coronavirus sta dimostrando.

Claudio Ferretti adesso è con il padre Mario

Claudio Ferretti
Claudio Ferretti

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Dall’improvviso volo di Franco Lauro, verso Borea, è passato poco più di un mese e questo sudario, in cui siamo avvolti, si fa ancora più soffocante, insopportabile nel tenerci, presago di sventura, prigionieri. La brutta, pessima notizia di ieri sera è che con quella dell’amico Claudio, dopo la lontana eclissi del padre Mario, si è spenta la seconda voce dei Ferretti, straordinari solisti di un coro, di cui ci sentiamo onorati d’essere stati ed essere umili componenti. Chissà perché in questa nostra italica sicumera si fondono e si confondono veri sentimenti, reali capacità, naturali vocazioni e grandi talenti con opportunismi, favoritismi e automatismi di carriera… Io non arriverò mai a capire come si possano gettare via, negare le evidenze dei valori, si debba rinunciare al godimento comune di un bene, che non può prescindere dalla selezione naturale dei meriti. Eppure è avvenuto e continua ad avvenire, questo strazio del sovvertimento.

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Un ultimo addio a Claudio Ferretti…

Ecco, per Claudio Ferretti, che ho incontrato per la prima volta nella redazione sportiva RAI di Via del Babuino, nel 1966. Tra la nebbia e le nuvole delle Gitane, nella stanza dell’ammiraglio, Guglielmo Moretti. Vale quel che ho pensato e continuo a pensare di altri grandi protagonisti del comunicare, destinatari a prescindere di un ruolo assoluto, straordinario, indefinibile nel tempo e nello spazio. Per i cantori degli antichi giochi, come delle moderne discipline sportive, galassia accomunata dal diapason delle emozioni e della cui esaltazione soltanto gli eletti sono stati e saranno capaci. Ecco, perché voglio rendere a Claudio non soltanto il merito, ma anche l’onore della ideale “Walk of fame” dello sport italiano, quella in cui si troverà in eccellente compagnia, con il padre Mario, fianco a fianco con uomini di assoluto valore, che molto hanno dato e che non in egual misura hanno ricevuto.

Infine la melanconia della consapevolezza, di aver potuto condividere solo in minima parte le esperienze e le visioni di un uomo di cultura a di sport come lui, che ha lasciato tracce enciclopediche del suo sapere e che adesso, nel momento epocale della riflessione sul futuribile dell’agone, ci mancherà.

Sport memorabilia, sport futuro

Sport
Sport

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Ieri, durante l’incontro del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, con le Associazioni Benemerite, il primo nella storia repubblicana, ho avvertito d’improvviso l’alitare d’un antico refolo di vento, quasi l’alzarsi di d’un polveroso velo del tempo. E tutto avviene forse non per caso e non inutilmente nella straordinarietà dell’emergenza.

Rovistavo da giorni nella mia sub memoria, negli strati più profondi, quelli sedimentati per sensazioni, quelli archiviati nell’anima. E così, gira che ti rigira, mi sono ricordato di un amico, una persona davvero straordinaria che era comparsa sul mio orizzonte per via della costituente AICS, in cui ero stato coinvolto dal padre putativo, Probo Zamagni.

E così mi sono tornate in mente le tribolazioni di una rinascente organizzazione socialista, erede delle ASSI di Attilio Maffi e dell’UCSI di Matteo Matteotti, che nel CSI di Aldo Notario e di Mario Saverio Cozzoli aveva trovato una salvifica sinergia all’inizio di quegli anni sessanta, in cui occorreva costruire – pietra su pietra – quella idea di promozione sportiva, che era prossima alla pratica come opportunità di salute e di sano impiego del tempo libero, più di quanto non ne siano interpreti oggi molte entità irrimediabilmente spiaggiate su di una deriva meramente consumistica, mentre il Terzo Millennio si profila evocativo di un concetto essenziale, quello che lo sport come profilassi della salute non può che essere un diritto, piuttosto che una opportunità.

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Il ministro dello Sport e le associazioni benemerite

Allora, gli Enti di Propaganda Sportiva, anche grazie alle illuminate aperture da parte di Giulio Onesti, concorsero prima alla Legge “Fifty Fifty” (1965) sui proventi del Totocalcio, firmata da Giacomo Brodolini e poi al decollo dei Centri Olimpia come base propedeutica e d’appoggio ai Giochi della Gioventù, che furono il momento più alto d’intesa, tra l’espressione territoriale della società civile e il mondo dello sport.

La figura di Mario Saverio Cozzoli, un quadro cattolico, economista, con una visione chiara del contesto laico, consigliere nazionale nel CSI e responsabile per le attività del tempo libero e in particolare dello sport nella D.C., poi partecipe delle attività di riesame della legislazione sportiva, tra gli anni sessanta e ottanta, come quella di Aldo Notario, di Enrico Guabello, Cesare Bensi, di Gianni Usvardi, fa parte di una storia che rischierebbe di rimanere nella obsolescenza generata dalla ridondanza dell’epica.

Inoltre rischierebbe di non lasciare il giusto segno, se qualcuno oggi non si facesse carico di riprendere i capi di quei fili che caddero aggrovigliati tra le carte della Convenzione Nazionale dell’Associazionismo, organizzata il 24 – 25 febbraio del 1989, in quel di Verona, quando Brodolini, Onesti e Guabello erano ormai passati da anni in Borea e per Notario ed Usvardi, dopo aver superato le tappe di una invocata riforma dello sport con Signorello, Lagorio e Carraro, suonava la campana di un ultimo giro senza traguardo.

Riprendere il percorso, tracciato dalla storia

Di fatto la posta in gioco dei Campionati del Mondo di Calcio 1990 era talmente soverchiante, che su quell’altare si sacrificarono progetti, ideali e teste pensanti, comprese quelle dei riformisti. Oggi, sembra quasi che il tempo, una parentesi di trent’anni in cui si è continuato a pestare acqua nel mortaio, non sia passato, che si possa riprendere quel percorso, con non poca fatica già tracciato dalla storia, come via ineludibile, qualsiasi altra cosa accada.

L’impegno ONA per salvaguardia dello Sport e della salute

Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Bonanni hanno partecipato al Salone D’Onore del CONI a Roma. Il tema è stato “Sport e scuola, ambiente e sicurezza: via l’amianto!“.

Infatti l’ONA è in prima linea per garantire la bonifica di tutti i siti contaminati d’amianto, che spesso sono scuole o centri sportivi. La prevenzione primaria è infatti l’unica via per eliminare per sempre il pericolo scaturito dall’amianto.

Grazie all’app su Google Play Store  “Mappatura amianto“ è adesso possibile segnalare, anche anonimamente, la presenza di siti contaminati.

L’economia del caffè

Caffè
Caffè

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’ECO DEL LITORALE”

Dopo il Covid, l’economia riparte dal caffé

Se tanto mi dà tanto, dopo lo shock COVID 19, l’economia riparte da un elemento di comparazione oggettivo, perché il caffè espresso è salito di 30/50 centesimi, raggiungendo quota di 1.30.

È pur vero che con i centesimi non sapevamo già cosa fare, specialmente senza occhiali. Ma l’aumento del costo nel “paniere” è da sempre un punto di partenza, come capitò con i biglietti del tram/bus/metro e le bollette, dopo la rivoluzione dell’Euro, che ne raddoppiò l’importo senza colpo ferire.

Vi ricordate la vecchia vituperata lira? Il caffè ne costava cinquecento. E adesso? Adesso superiamo l’equivalente di cinque volte quella somma, ma il salario…

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. L’associazione assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA fornisce anche la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. Inoltre possono richiedere, in caso di malattia di origine professionale, il risarcimento di tutti i danni.

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Karol Wojtyla, uno sportivo divenuto Papa e Beato

Karol Wojtyla
Karol Wojtyla

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”

Da sportivo al Papa più amato di sempre

Pensare a Giovanni Paolo II come il Papa che ha segnato in modo determinante la storia dell’umanità nel XX Secolo è fatto scontato, tanto quanto la sua qualità di uomo inteso nella sua completezza, quindi anche come sportivo praticante. Le immagini private testimoniano la sua fisicità, il suo rapporto con tante e diverse discipline, la sua passione per la natura in cui amava immergere il proprio corpo e fondere il proprio spirito, vivendo sino all’ultimo con il piglio del campione, traendo e provocando in un costante confronto con se stesso e il mondo straordinarie emozioni, essenziali per trarre dal profondo gli incrollabili fondamenti, che hanno sempre sostenuto la sua ragione d’essere, operare, decidere.

Giovanni Paolo II, “Santo Subito”, venne beatificato a prescindere dal processo di canonizzazione, perché lui continuava a rappresentare la parte migliore di noi, quella che tutti teorizzano e quasi nessuno realizza, salvo gli eroi ed i santi.
La mostra fotografica “L’Emozione e la Ragione” realizzata a Verona , da cui provengono alcune delle immagini, è il fulcro di una grande attività di approfondimento, una serie articolata di eventi, che è passata per le conferenze internazionali “Etica e Sport nel XXI Secolo” e “Vivere da Campione, sino all’ultimo”, tra il 2010 e il 2011. Alla fine di maggio si sarebbe sviluppata la rassegna nel contesto di Sport Expo, sempre a Verona, quindi a Cracovia, tappa finale della Mostra e infine di nuovo a Verona, nell’ottobre 2012, quando Karol Wojtyla sarebbe stato il grande testimone del XVIII Congresso Europeo del Fair Play con la partecipazione corale dei rappresentanti di ventisette Paesi.

Numero Verde Assistenza ONADichiarazione agli atleti del “Papa Sportivo”

“Vi ringrazio, cari atleti, che fate dello sport una ragione di stile di vita, nonché un legittimo motivo di prestigio e di onorevoli affermazioni, In pari tempo, vorrei esortarvi a far si che codeste competizioni sportive siano contraddistinte non solo dalla virtù della lealtà e dalla probità, ma anche da un impegno costante per le conquiste più vere e durature, per le vittorie dello spirito, il quale deve avere sempre il primato nella scala dei valori umani, siano essi agonistici, siano sociali e civili.” Questo uno degli innumerevoli pensieri rivolti agli sportivi da Giovanni Paolo II durante i frequenti incontri dedicati, che hanno caratterizzato il suo Pontificato, ma non è né esemplificativo, né completamente rappresentativo del Personaggio, che a ragione viene definito non tanto e non solo come il Papa degli sportivi, quanto il “Papa Sportivo”.

Infatti, Karol Wojtyla era cresciuto a “pane e sport” nella sua Wadowice, poi a Cracovia , sui Monti Tatra, a Zakopane e nei fiumi, nei campetti di fortuna, temprandosi nel fisico e formandosi nel carattere e nello spirito, praticando lo sport nella sua più ampia accezione, come straordinaria opportunità per misurarsi con se stesso, con gli altri e con la natura, trovando in questi momenti la grazia, la condizione per elevare i valori etici ad un livello pressoché assoluto, probabilmente la via più diretta per sentirsi vicino a Dio. Infatti lui che amava le moltitudini, sentiva anche il bisogno di isolarsi per riflettere e pregare, guadagnandosi la condizione ideale a prezzo dell’ impegno fisico e in virtù del gesto sportivo, prima e dopo la sua ascesa al Trono di Pietro.

Racconti sulle abitudini sportive del Papa

Oltre alle sue “gite” ufficiali sulla Marmolada e all’Adamello con il Presidente, Sandro Pertini, stando alle informazioni, ai racconti e alle confidenze, Karol e Giovanni Paolo II hanno convissuto in un “Campione” dalla polivalenza straordinaria, posto che già vescovo e poi cardinale non si era mai privato della sua fisicità, sciando, nuotando, pagaiando, correndo, giocando il calcio e la pallavolo, pedalando e inerpicandosi su percorsi non privi di pericolo e difficoltà.

Una volta Papa, Karol non perse mai le sue abitudini, semplicemente le conciliò con il suo nuovo status e quindi, affrontando divertito il conformismo e la preoccupazione della corte e della sicurezza vaticana, spesso sfuggendo ai controlli vestito da semplice prete e senza scorta, per andare a sciare nei dintorni di Roma, sulle piste di Campo Staffi o a Monte Livata, in fila agli skilift come uno qualsiasi, salvo essere riconosciuto, perché fermo nella preghiera a metà discesa.
Il Cardinale, Monsignor Stanislao Dziwisz, oggi Arcivescovo di Cracovia e per 39 anni a Fianco di Giovanni Paolo II nella qualità di Segretario, ci ha raccontato che il più importante ricordo d’infanzia che serbava Karol Wojtyla era legato allo sport e all’immagine di se stesso su un campo di calcio, nel ruolo di portiere, cui il fratello maggiore lo aveva indirizzato. Sempre nell’incontro di Verona, nel 2010, il Cardinale Dziwisz ci aveva confermato che Giovanni Paolo II, dopo aver aperto la via tra Pisoniano e il Santuario della Mentorella, con seicento metri di dislivello (Via oggi a lui intitolata come “Sentiero Karol Wojtyla” e percorsa da escursionisti esperti) quando ancora era cardinale, aveva poi continuato a frequentare in incognito il grande e suggestivo altipiano dei Monti Prenestini, tra il Monte Guadagnolo e Capranica Prenestina, naturalmente all’insaputa di tutti e spesso degli stessi Padri Resurrezionisti Polacchi, custodi del Santuario “costantiniano”, più antico d’Italia.

Sport come miglior modo per dialogare

Il Monastero amato da Wojtyla fu fondato da Papa S. Silvestro I nel V Secolo, per onorare la memoria di S.Eustachio, che secondo la leggenda aveva inseguito un cervo albino dalla Villa dei Pisoni alla rupe della Mentorella, ove il nobile animale si rivelò Dio e il generale romano Placido si convertì appunto con il nome cristiano di Eustachio. Per quello che sappiamo, Karol come altri illustri educatori riteneva lo sport il mezzo principe per dialogare e condividere esperienze fondamentali con i giovani, creando anche in Vaticano nell’agosto 2004 il Dipartimento dello Sport, con lo scopo di promuoverlo come parte inscindibile della cultura. Lui aveva avuto modo di tirare anche con l’arco e giocare a bocce. Sempre il Cardinale Dziwisz ci confidava che Karol era un grande appassionato di calcio e seguiva con grande interesse il Campionato Italiano, al punto di chiedere notizia dei risultati, anche quando si trovava all’estero.

n conclusione, se le immagini originali ed esclusive – provenienti dagli effetti personali di Karol Wojtyla – testimoniano la sua grande fisicità, le foto successive al grave attentato subito in Piazza S. Pietro il 13 maggio del 1981, testimoniano progressivamente una decadenza aggravata da quel trauma che non lo avrebbe mai abbandonato, ma che lui continuò ad affrontare con determinazione e serenità “fino all’ultimo” da Campione insuperabile quale era.