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Mascherine sostenibili e l’impatto ambientale del Covid-19

sostenibilità

Mascherine: alleate nella lotta contro il Covid-19

mascherine sostenibili

Mascherine sostenibili: la nuova emergenza ambientale. I dispositivi di protezione individuale del respiro si sono rivelati la prima arma di difesa contro il coronavirus. Le mascherine sono alleate nella lotta per abbattere l’attuale nemico comune.

Più di un obbligo ministeriale, la mascherina è una garanzia per tutelare la nostra salute e quella dei nostri cari e di chi ci è vicino. Non a caso, evidenze scientifiche hanno dimostrato quanto esse siano uno strumento fondamentale per cercare di limitare i contagi da Covid-19. 

Essere stati soggetti al virus, durante la prima ondata pandemica, o pensare di non indossare la mascherina perché non si percepiscono sintomi allarmanti, è fuorviante. Gli asintomatici, infatti, sono responsabili di gran parte dei contagi.

Ricordarsi di indossare la mascherina in luoghi chiusi o all’aperto è fondamentale. Così come importante è imparare a indossarla nel modo giusto. Fatte queste premesse, va anche detto che non bisogna mai dimenticare, o mettere in secondo piano, la tutela dell’ambiente. La domanda che il cittadino consapevole si pone è “qual è l’impatto delle mascherine sulla natura?”

Mascherine. Attenzione alla sostenibilità ambientale

Quali sono le diverse tipologie di mascherine e qual è il loro impatto ambientale? La risposta è complessa. Innanzitutto è importante ricordare che la tipologia deve essere adeguata al contesto. I dispositivi protettivi in commercio sono molteplici e differenziati.

mascherine sostenibili covid

La mascherina di tipo Ffp2 ha un grande potere filtrante in ingresso e uscita. Questo prodotto è consigliato per l’utilizzo da parte degli operatori sanitari. Risulta essere utile anche per chi è in una situazione ad alto rischio. Infine, va ricordato che questo tipo di mascherina ha una vita di sette/otto ore.

La mascherina chirurgica è quella di più ampio utilizzo, è facilmente reperibile ed è utile per svolgere attività quotidiane, anche in ambito lavorativo. L’utilizzo è legato alla singola giornata. La sua capacità filtrante è prevalentemente verso l’esterno. Per questo è importante che tutta la comunità si avvalga dei suoi benefici. Un uso scorretto di questo dispositivo può renderlo totalmente inefficace.

Quando si parla di mascherine di stoffa si intendono quelle autoprodotte o commerciali. Questi dispositivi sono lavabili e costituiscono una barriera verso l’esterno. Una importante raccomandazione è quella di optare per l’inserimento di un filtro certificato, acquistabile in farmacia. A seguito del loro uso, le mascherine, devono essere necessariamente lavate.

È evidente quanto, quest’ultima tipologia sia più attenta alle esigenze della natura. Il riciclo e il riutilizzo, infatti, sono alla base della nuova economia circolare che è attenta all’ambiente.

Mascherine sostenibili. I dispositivi di domani

Design e materiali devono essere impegnati sul duplice fronte della prestazione e della riduzione dell’impatto sul territorio. Le soluzioni devono essere compatibili con gli obiettivi europei e nazionali di riduzione dell’inquinamento.

sostenibilità ambientale

Tutte le mascherine monouso, tanto quelle chirurgiche quanto le più utili a livello sanitario, sono composte da materiali plastici, come, ad esempio polipropilene o poliestere. L’obiettivo da raggiungere è il filtraggio e l’impermeabilità dei dispositivi.

Come noto, però, i prodotti usa e getta sono nocivi per la salute dell’ambiente. Gli ambientalisti per primi hanno lanciato l’allarme su questo nuovo tipo di inquinamento che ha preso avvio dal principio della pandemia. Già tante organizzazioni denunciano una situazione che potrebbe peggiorare molto celermente. Esito inevitabile è una futura crisi ambientale ed un’esponeziale crescita di rifiuti di plastica delle acque marine e fluviali.

Proprio di inquinamento delle acque si è parlato nella diciassettesima punatata del notiziario ONA News, la TV dell’Osservatorio Nazionale amianto, cui l’avv. Ezio Bonanni è presidente.

La diffusione del coronavirus ha indirizzato tante aziende italiane alla produzione di mascherine. Numerossissime, oggi, sono le imprese che si impegnano a concepire dispositivi protettivi eco-friendly. Le immagini di mascherine abbandonate in strada o in spiaggia iniziano a proliferare. Come contrastare questa tendenza? Ci aiutano la stampa 3D, i nuovi materiali e le nanotecnologie.

(fonti: ministero dell’Ambiente, ministero della Salute)

Rischio amianto nell’acqua potabile

Amianto acqua potabile

Amianto: cocktail di fibre nell’acqua potabile

Amianto acqua potabile: questi minerali fibrosi  sono lesivi per la salute umana. Così lo sono anche per ingestione. Infatti, queste fibre provocano prima di tutto infiammazione e poi neoplasie.

La presenza di fibre di amianto nell’acqua potabile, che esce dai rubinetti delle nostre case, provoca dei danni alla salute. Infatti, per tanto tempo, la presenza di amianto nelle tubature dell’acqua è stato trascurato.

Solo recentemente, grazie all’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni, questa condizione di rischio è stata rimarcata, e peraltro confermata anche dallo IARC (International Agency for Research on Cancer di Lione).

Infatti l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’amianto tra  i cancerogeni del gruppo 1,  il che equivale a sicura cancerogenicità nei confronti dell’uomo.

La pericolosità delle fibre di amianto nell’acqua potabile

Le fibre di amianto sono dannose per la salute anche se ingerite, fermo restando che la loro presenza nell’acqua non esclude l’aerodispersione. Infatti l’evaporazione, anche per effetto dell’uso antropico, determina l’aerodispersione delle fibre.

Nella XVII^ puntata di ONA TV, la televisione dell’Osservatorio Nazionale Amianto, condotta dal Dott. Massimo Maria Amorosini, giornalista e conduttore televisivo, sono stati ospiti in studio:

  • Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA;
  • Grazia Canuto, esperta di problematiche ambientali;
  • Aldo Traccheggiani, medico e segretario regionale di Umbria Cambiamo.

Amianto acqua potabile

Il problema amianto in Italia è stato più volte affrontato anche con riferimento alle tubature dell’acqua con presenza di amianto. Già nel 2010/2011, l’ONA ha segnalato il rischio amianto legato alle tubature in cemento amianto.

In particolare nei casi di terremoto (e conseguente sciame sismico), che provocano quantomeno la fessurazione e quindi la dispersione delle fibre dell’acqua potabile.

Amianto nell’acqua potabile: le contraddizioni dell’OMS

Se è pur vero che inizialmente l’OMS nelle c.d. “Linee guida per la qualità dell’acqua potabile” (1994) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aveva escluso il rischio, assumendo che non esistesse la prova del danno, successivamente questa tesi è stata rivista.

Infatti la direttiva 98/83/CE, non ha considerato l’amianto nell’acqua tra i parametri da controllare, tanto che non ne ha fissato i limiti.

Così con il D.L.vo 31/2001 (Attuazione della direttiva 98/83/CE relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano), si ignora completamente il rischio amianto.

Mentre nella legislazione degli Stati Uniti era stato già stabilito l’obbligo di controllo della presenza di amianto nell’acqua potabile e di valutare il rischio di inalazione per evaporazione.

In quest’ottica è stato previsto un limite di 7 milioni di fibre/litro nell’acqua potabile (fonte Epa. Environmental Protection Agency).

Il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences degli U.S.A. ha confermato che la presenza di fibre nelle acque potabili costituisce una fonte di rischio.

La National Academy of Sciences degli U.S.A. ha stabilito che ogni 100.000 abitanti che hanno ingerito acqua contaminata da fibre di amianto, per oltre 70 anni, vi è un rischio di insorgenza di tumore allo stomaco, nella misura di 1 su 100.000.

Le fibre di amianto e la contaminazione dell’acqua potabile

La contaminazione dell’acqua potabile con fibre di amianto si verifica proprio in caso di terremoto, anche quando ci sono microscosse, ovvero microterremoti.

Infatti, con gli eventi sismici, compresi gli sciami successivi, le tubature in amianto e cemento amianto e le strutture stesse degli acquedotti, comprese le vasche di raccolta, danno rilascio di fibre, per effetto dell’utilizzo di amianto e dei materiali che lo contengono.

Infatti le microfratture, specialmente quando l’acqua ha una composizione chimica aggressiva, ovvero quando vi è uno stato di vetustà e di pessima conservazione, e a maggior ragione per effetto di continue manutenzioni, si determina quella diminuzione della capacità aggrappante del cemento e quindi il rilascio delle fibre.

In Italia ci sono almeno 125.000 km di tubature con amianto e cemento amianto, che perciò stesso determinano questa condizione di rischio, denunciata dall’ONA.

Come si verifica la presenza di amianto nelle acque, tra cui quelle potabili?

Si deve procedere con il microscopio elettronico a scansione (SEM) o con microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF).

Il tutto è regolato dal Decreto del Ministero della Sanità del 6 settembre 1994, ed è in questo modo che è possibile verificare l’indice e l’entità delle fibre di amianto in Italia.

Quindi, eseguito il campionamento con l’utilizzo di una bottiglia di vetro nuova, da 1 litro, sterile, si esegue la filtrazione di aliquote di 200 mL di acqua su filtri in policarbonato. Così, è possibile quantificare il livello di contaminazione con l’analisi con SEM o MOCF.

L’elevato numero di canti gastrointestinali campanello d’allarme

Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate debbono essere aggiunti tutti gli altri casi e gli altri decessi:

  • per altre neoplasie asbesto correlate non ancora indicate nella monografia Iarc;
  • esposizione ambientale;
  • le decine di migliaia di malattie asbesto correlate, tutte invalidanti;
  • i mesoteliomi, tumore dei polmoni ed asbestosi, che non sono censiti specialmente in quei paesi che fanno ancora largo uso del minerale, tra i quali gli “stati canaglia” (Cina, Unione Sovietica, India).

 

ONA News: mesotelioma, amianto e malattie del lavoro

Malattie del lavoro

Mesotelioma amianto e le altre malattie del lavoro

L’ONA nel durante il sedicesimo episodio di ONA News, ribadisce la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico. Infatti, occorre valorizzare le migliori risorse umane e professionali del nostro Paese, nell’interesse dei pazienti e dei cittadini tutti.

Le tematiche affrontate sono prima di tutto le malattie del lavoro asbesto correlate, tra le quali il mesotelioma.

L’incontro condotto dal Dott. Massimo Maria Amorosini, ha visto come ospiti in studio:

  • Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA; 
  • Prof. Marcello Migliore, Ordinario di chirurgia toracica presso l’università di Catania e membro del Comitato Tecnico Scientifico ONA;
  • Prof. Pietro Sartorelli, Professore Ordinario Medicina del Lavoro Università degli Studi di Siena e membro del Comitato Tecnico Scientifico ONA. 
Malattie del lavoro

Mesotelioma e amianto: epidemia nell’era del coronavirus

La pandemia covid-19 non ha certo fermato l’epidemia di malattie asbesto correlate e di altre malattie del lavoro. Lo ha ribadito anche il Prof. Pietro Sartorelli, ordinario di Medicina del Lavoro Univeristà degli Studi Di Siena e Direttore della Clinica Del Lavoro.

Già prima della pandemia, grazie alla nuova cultura della sicurezza sul lavoro, l’interesse e l’attenzione erano ritornati elevati. Con la pandemia, allo stesso modo, vi è stata una maggiore attenzione e dedizione della medicina del lavoro in chiave preventiva.

Infatti, la medicina del lavoro ha sviluppato il sistema di prevenzione delle infezioni covid-19 nei luoghi di lavoro. Così come gli importanti passi in avanti in chiave preventiva per le altre malattie del lavoro. Questo problema è molto importante non solo nelle strutture ospedaliere, ma anche negli altri luoghi di lavoro.

La prevenzione primaria, secondaria e terziaria

Tuttavia, la medicina del lavoro mantiene il suo ruolo cruciale nella prevenzione. Prima di tutto la prevenzione primaria e poi quella secondaria. Quest’ultima anche se attiene alla diagnosi precoce e alla terapia è molto importante. Non solo perché impedisce le più gravi conseguenze delle malattie del lavoro, ma anche perché permette la prevenzione secondaria e a maggior ragione anche la prevenzione terziaria. 

Quest’ultima è molto importante perché permette alle vittime e ai familiari di ottenere un paracadute sugli effetti economici della malattia. In questo contesto, l’indennizzo e il risarcimento anche se non restituiscono la vita e la salute, comunque costituiscono il presupposto per far emergere la lesività di alcune sostanze e lavorazioni. 

Si attiva in questo modo la circolarità della prevenzione, quella primaria seocndaria e terziaria, a tutto interesse del cittadino e della società. Infatti, le sentenze giudiziarie, le raccolte dei dati epidemiologici, hanno tra i loro risultati anche quello di sollecitare la messa in sicurezza rispetto a situazioni dannose e pericolose. Situazioni che troppo spesso sfociano in malattie del lavoro altamente invalidanti.

Mesotelioma: i risultati della chemioterapia intraoperatoria

La chemioterapia ipertermica intratoracica (HITHOC), consiste nell’attuare una perfusione all’interno della cavità pleurica di una soluzione salina, portata ad elevatissime temperature: 42,5° C. Il liquido contiene due farmaci utili a fermare la proliferazione cellulare.

Tale intervento dura circa un’ora e va associato a chemioterapia. Il lato positivo di questo tipo di cura è quello di ridurre gli effetti collaterali per i pazienti.

Questa tecnica appena enunciata, in alcuni casi, viene praticata con l’utilizzo di un sistema robotizzato. L’esito prevede la somma dei vantaggi di una chemioterapia in corso di intervento e della micro-invasività della chirurgia robotica.

Questa tecnica è stata utilizzata dal Prof. Marcello Migliore, ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania. Il Prof. Marcello Migliore, dopo una lunga esperienza, e docenza in università europee e statunitensi, era ritornato nella sua amata Sicilia.

Precursore di una nuova tecnica chirurgica nella cura del mesotelioma pleurico, ha impiegato le sue esperienze nel Policlinico di Catania. Sono giunti alla sua attenzione i pazienti di Biancavilla, di Priolo Gargallo e dell’intera Sicilia, flagellata dall’amianto.

L’attenzione che l’ONA mette sui pazienti affetti da patologie asbesto correlate, ma che a largo spettro, investe anche tanti professionisti della sanità e della salute, ma non soltanto, anche sollecitando lo Stato agli investimenti che dovrebbero essere fatti a vantaggio dei cittadini, io credo che sia veramente un dono il fatto che si sia fondata l’ONA, e che possa servire, non soltanto ieri, ma oggi, e soprattutto domani a dare ai cittadini non solo informazioni, ma anche delle speranze, vere speranze di lunga sopravvivenza e qualità di vita soddisfacente per tutti i pazienti affetti da questa triste patologia (mesotelioma).

Dichiara il Prof. Marcello Migliore durante il suo intervento in trasmissione. 

Mesotelioma e chirurgia con la chemioterapia intrapleurica

Già al suo rientro in Sicilia, il Prof. Migliore, oltre al ruolo decisivo di ordinario di chirurgia toracica presso l’Università di Catania, si è dedicato ai pazienti. Ne sono giunti a decine da Biancavilla, piuttosto che dal resto della Sicilia. Originariamente costretti ad emigrare anche nel nord Italia, e anche in strutture a pagamento, hanno invece trovato, nel Prof. Marcello Migliore, un accademico, e al tempo stesso clinico attento, alla loro salute.

Il ruolo del chirurgo è quello di operare solo quando ci siano significative possibilità di successo. Quindi quantomeno di prolungare la sopravvivenza a condizioni accettabili.

Questo deve essere fondamentale anche nella chirurgia del mesotelioma. Troppo spesso, invece, abbiamo assistito ad operazioni chirurgiche in casi di mesotelioma allo stato terminale. 

Le tecniche originarie, ormai abbandonate, erano molto invasive. Prevedevano l’asportazione del polmone e della pleura. Le aspettative di vita non erano molto più elevate. 

Vi erano, in almeno il 15% dei casi, delle complicazioni anche mortali. I pazienti che sopravvivevano avevano una pessima qualità della vita, senza maggiori aspettative di sopravvivenza. Per questo motivo l’ONA ha sempre sostenuto la necessità intanto di accentrare il trattamento dei casi di mesotelioma. 

La Legge 10/2014 per le vittime amianto siciliane

Per questo motivo, presso la Regione Sicilia, anche grazie all’impegno dell’On.le Pippo Gianni, l’intervento con la Legge Regionale Siciliana 10/2014 si è mosso sotto queste direttive. Poi tutto si è impantanato in Sicilia, e solo dopo alcuni anni, anche grazie all’impegno dell’ONA, sono stati raggiunti determinati risultati.

Questi risultati sono stati poi traditi dalla impossibilità per il Prof. Marcello Migliore di continuare a svolgere il suo lavoro di chirurgo toracico in Sicilia. 

Essendo, nel mondo, uno dei pochi chirurghi in grado di operare con la tecnica mini invasiva, e per di più con chemioterapia intrapleurica ipertermica.

L’auspicio dell’ONA è che il Prof. Marcello Migliore possa tornare ad operare presso il Policlinico Universitario di Catania.

Appare infatti paradossale che si voglia impedire al Prof. Marcello Migliore di svolgere il suo ruolo di chirurgo toracico in quanto accademico. In sostanza, si sostiene che un accademico dovrebbe limitarsi all’insegnamento.

Chemioterapia intraperitoneale ipertermica: che cos’è

La chemioterapia ipertermica può essere utilizzata anche per altri tumori, quelli del peritoneo. In sostanza anche per il mesotelioma peritoneale. Questo sistema, in inglese Hipec, è una terapia alternativa che consiste nella somministrazione di farmaci direttamente nell’addome, anziché per endovena.

Il mix curativo viene diffuso direttamente nel peritoneo attraverso il passaggio ad alta temperatura (41/42 gradi). In questo modo i farmaci vengono fatti penetrare direttamente in ciò che resta delle cellule tumorali non asportate, che quasi sempre rimangono all’interno del peritoneo. Si può ricorrere a questo tipo di cure per quanto concerne i tumori primitivi e per le metastasi del peritoneo.

Quindi la terapia risulta essere efficace per quanto riguarda i tumori allo stomaco, al colon-retto, all’ovaio e all’appendice ciecale.

Esistono due modalità metodiche che consentono di eseguire questo tipo di perfusione peritoneale in condizioni di ipertermia: la tecnica ad addome aperto, chiamata anche “tecnica del Colosseo” per la forma assunta dall’addome durante l’operazione e quella ad addome chiuso, che prevede, al contrario, che la pelle della parete addominale viene chiusa temporaneamente con punti di sutura.

Prevenire le malattie del lavoro

Occorre un nuovo sistema della prevenzione. L’aumento esponenziale del numero dei tumori conferma che la loro origine è dalle esposizioni ambientali e lavorative.

Infatti, all’inizio del secolo scorso i casi di cancro erano in numero limitato e nel corso dei decenni, in particolare dagli anni ’50, la curva di aumento è sempre più elevata. Il caso emblematico è quello del tumore del polmone. Inizialmente un tumore eminentemente maschile, legato al fumo di sigaretta.

Poi, quando anche le donne hanno iniziato a fumare, pure tra di loro il numero dei casi di tumore del polmone è salito vertiginosamente in proporzione al numero delle fumatrici.

Una grossa cultura sul rischio tabagico ha diminuito il numero dei fumatori, eppure il numero dei tumori del polmone è in aumento. Perchè tutto ciò?

Tumore del polmone: una patologia multifattoriale

Come più volte dimostrato, il tumore del polmone è multifattoriale e la sua lesività, per numero di casi, e per esito infausto, è legata a plurime esposizioni a diversi cancerogeni.

La scienza e l’epidemiologia hanno confermato che vi è un sinergismo e un potenziamento tra i diversi cancerogeni. Primi tra tutti amianto e fumo di sigaretta. 

Ciò vuol dire che l’inquinamento ambientale è la chiave di volta che spiega l’aumento dei casi di tumore. Poi ci sono le abitudini, tra cui quelle alimentari. Se si riflette sull’incidenza dei tumori nella città di Taranto, si capisce che è l’ambiente e la salubrità dell’ambiente lo strumento per vincere contro il cancro, e anche altre malattie.

Poi ci sono anche le abitudini individuali, i desiderata voluttuari, ma rappresentano una frazione eziologica minima. Vincere contro il cancro vuol dire prima di tutto avere un ambiente pulito, privo di cancerogeni. 

La c.d. prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce, è importante per il singolo paziente, ma non ci permette di vincere la nostra battaglia contro il cancro, per la salute come bene comune e il rispetto della dignità della persona umana.

Il cancro, oltre ad uccidere, riduce in uno stato comatoso, debole e inerte il corpo umano, con la mente che in molti casi rimane lucida fino al momento del trappasso. Vi è un preciso dovere morale, etico e giuridico lottare contro il cancro, preservando la salubrità dell’ambiente. Questi fondamentali principi, che anche la classe politica spesso ignora, permettendo l’inquinamento e il disastro ambientale, e non reprimendo coloro che li provocano, trovano nelle più alte fonti del diritto, il loro ancoraggio.

L’inarrestabile impegno dell’ONA

Per questi motivi l’ONA, e l’Avv. Ezio Bonanni, ormai da circa 20 anni, hanno promosso e continuano a promuovere azioni giudiziarie, anche in sede internazionale, affinchè il profitto di pochi non continui a prevalere sulla salute e la vita dell’essere umano.

Sulla base di queste riflessioni, emerse anche nel corso del XVI° episodio di ONA TV, è evidente che il ristoro non può essere la ratio dell’impegno comune. 

le malattie e le epidemie di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate e di altre malattie del lavoro debbono essere vinte con la cultura della prevenzione, della sicurezza nei luoghi di lavoro e nella società.

Non sono sufficienti affermazioni demagogiche di generica tutela dell’ambiente e della salute, se non sono accompagnate da una efficace azione di Governo che costituisca gli strumenti tecnico normativi e finanziari, anche con l’uso dei finanziamenti europei, per modernizzare i sistemi produttivi, rendendoli sicuri con prodotti privi di lesività per la salute.

Il ruolo dell’OMS nella strage di patologie amianto

Anche il ruolo dell’OMS deve essere riformato e reso più trasparente. Sarebbe indispensabile rendere pubblici i finanziamenti che i singoli Stati erogano all’Agenzia Internazionale, per verificare alcune strane coincidenze.

È sufficiente richiamare la singolarità del comportamento ondivaco ed equivoco dell’OMS in materia di amianto. Se da una parte stima in 107.000, ogni anno, i decessi per i soli casi di mesotelioma, asbestosi, tumore del polmone da amianto, dall’altra si limita a delle raccomandazioni: cerchiamo di evitare l’uso dell’amianto.

Se l’amianto è stato messo al bando da tutti i Paesi europei, e in sostanza è ancora utilizzato in Cina e in Russia, non sarà per questo che l’OMS è così timido?

Non è forse per il fatto che la Cina usa l’amianto come strumento di produzione per abbatterne i costi e dettare la concorrenza sleale alle imprese sane, per di più sfruttando la manodopera ridotta ancora ad uno stato di servitù?

Lo stesso OMS, attraverso la IARC, che è l’agenzia internazionale della lotta contro il cancro, si limita a pubblicare poche monografie. In alcuni casi è reticente come per l’aspartame. Nel gruppo di lavoro dello IARC rientrano anche scienziati dell’industria che minimizzano il ruolo degli agenti cancerogeni.

Il Lorenzo Tomatis e il rispetto di milioni di vite a rischio

Ne sapeva qualcosa Lorenzo Tomatis, già direttore dell’agenzia, il quale ha denunciato questi effetti perversi. Quindi rispetto a milioni di nuove molecole chimiche, molte delle quali cancerogene, l’OMS arriva in ritardo. La IARC, formula i suoi giudizi anche su base epidemiologica e a posteriori. Così solo quando si sono perpetuate vere e proprie stragi, come quelle dell’amianto, interviene con le sue monografie.

L’ONA, ricordando la figura di Lorenzo Tomatis, e la sua lotta contro l’amianto, richiama l’attenzione della nostra politica sulla necessità di un censimento di tutte le molecole chimiche e di una loro lesività per la salute umana. Il tutto prima che i loro prodotti vengano messi in commercio.

Reggio Calabria e amianto, continua la strage

Reggio Calabria, Verdi
Reggio Calabria

L’amianto ha ucciso due volte nella mia famiglia

L’ONA, in particolare l’ONA Reggio Calabria, rivolge un nuovo pressante appello alle Autorità regionali e nazionali.

Prima di tutto al Ministro del lavoro, e ancora al Ministro dell’ambiente, Gen. Sergio Costa, perché sia effettivamente affrontato il problema amianto in Italia. Fu proprio il Governo Nazionale, con il Gen. Sergio Costa ad accogliere il grido di dolore delle vittime dell’amianto.

Per questo motivo, come coordinatore di ONA Reggio Calabria e ONA Stretto di Messina, non posso che richiamare l’attenzione del Sig. Ministro, perché il lavoro mirabile, eseguito dalla Commissione Amianto del Procuratore Guariniello venga portato a termine.

Infatti, il Ministro dell’ambiente ha investito del ruolo fondamentale di una interlocuzione diretta con la Presidenza del Consiglio dei Ministri proprio il Procuratore Dott. Raffaele Guariniello.

Mi rivolgo al nostro Presidente del Consiglio

Ci auguriamo che l’Avv. Giuseppe Conte, avvocato del popolo e Presidente del Consiglio, di fronte alla strage di amianto, che ci colpisce duramente.
Chi scrive ha perso già l’amato padre, colpito dal mesotelioma, e a nulla serve la rendita INAIL se la malattia che colpisce è quella letale dell’amianto, ecco perché rivolgo il mio grido di dolore nelle pagine del giornale dell’amianto, con un appello pubblico, che rivolgo a tutti gli uomini liberi e forti.

E così, prima di tutto, al Presidente del Consiglio che ora, forte della nuova maggioranza, trasversale, con tutte le forze politiche, cui ha rivolto l’appello, compresi autorevoli esponenti di destra, come l’ex Segretario, On.le Renata Polverini, Segretario Generale UGL, all’epoca sindacato di destra, Presidente della Regione Lazio e già esponente storico del Movimento Sociale Italiano.

Con il supporto anche di altri esponenti come la Sen. Rossi Mariarosaria, già Segretaria del Presidente Berlusconi.

In più il Governo si avvale dell’importante sostegno del Sen. Lello Ciampolillo, sempre vicino alle battaglie dell’ONA e dell’amianto. Così, con tale allargato quadro partitico, credo che si possa raggiungere unanime consenso di tutte le forze politiche contro l’amianto.

La tutela della salute non ha colore politico

Ma a maggior ragione, un Governo trasversale, che si avvale della collaborazione dei coniugi Mastella, evidentemente può affrontare e risolvere il problema amianto.

L’ONA non ha difficoltà a che tutte le forze politiche si possano intestare, politicamente, di aver affrontato e risolto il problema amianto.

Dico questo, perché, nel frattempo, oltre a mio padre, è morto anche un altro familiare. Per questo motivo intendo combattere la mia battaglia.

Ma questa non è la mia battaglia, ma è la battaglia di tutti, dell’umanità contro le barbarie, e quindi della buona politica, come quella del Presidente Conte, che supera il concetto di maggioranza e opposizione e amalgama tutte le forze politiche.

Nel frattempo vorrei ricordare la figura di mio zio S.N.

È la seconda volta che la fibra killer colpisce la mia famiglia. Per questi motivi dichiaro in modo ancora più forte la guerra contro l’amianto, e chiedo che questo mio appello, di uomo libero e forte sia sostenuto dal Presidente Avv. Ezio Bonanni, al quale chiedo però di tornare nella mobilitazione.

Grossa fiducia al Governo, però, se la situazione dovesse rimanere in questo stallo, di preoccupazione delle forze politiche nel loro arroccamento nelle loro dinamiche interne di palazzo, occorre ritornare alla primitiva impostazione garibaldina dell’ONA.

Occorre che il popolo si mobiliti, che l’ONA depositi la proposta di legge per il licenziamento dei politici per giusta causa, ci riferiamo a coloro che non si presentano in Parlamento, e a coloro che fanno solo demagogia, e non risolvono i problemi che sono sul tappeto, tra i quali quello dell’amianto.

Purtroppo ancora oggi, i familiari delle vittime non hanno metabolizzato la morte di un padre, e, come accaduto nel mio caso, anche di un secondo congiunto a distanza di pochi anni.

Perché l’amianto uccide a prescindere dai legami sanguigni, di affetto e lavorativi.

Nel ricordo di un uomo giusto e grande lavoratore

Ricordo con grande affetto mio zio S. N., un grande lavoratore, il fulcro della famiglia, sempre presente per la moglie e i figli, ma tutto l’amianto che ha respirato sui treni, se l’è portato via, senza scampo.

Ringrazio l’impegno del presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, che fin dai tempi più remoti ha sostenuto la lotta all’amianto e agli altri cancerogeni nei luoghi di vita e di lavoro.

L’emergenza amianto ha colpito e colpisce duramente l’area Metropolitana di Reggio Calabria, che denuncia numeri costantemente in aumento tra chi ha contratto patologie e chi purtroppo ne è rimasto ugualmente vittima, nonostante la messa al bando del minerale dal 1992.

Una strage silente dichiara come dichiara il Presidente Bonanni. Un film con un copione uguale per tutti, stessi sintomi, stesse patologie stesso tragico epilogo.

Una famiglia distrutta dalla malattia

La perdita di mio zio ha sconvolto la vedova e i figli. Che oggi vivono una condizione di shock e profonda sofferenza per una morte senza dignità, nel dolore più inenarrabile e più inaudito.

La vedova, A.A., dichiara che sono stati due lunghi anni di lotta contornati da inutili tentativi, fatti da viaggi della speranza e lontani ospedali, nel vano tentativo di poter alleviare le sofferenze del marito. Purtroppo nulla è servito nella discesa senza freni verso una morte senza colpevoli.

Anche i figli dichiarano che si uniranno alla battaglia dell’ONA Reggio Calabria per avere giustizia contro chi ha causato la morte del padre e di tutte le altre vittime della fibra killer.

Massimo Alampi

Coordinatore ONA Reggio Calabria

ONA News: Economia, ambiente, salute e diritto penale

ONA News - Economia, ambiente, salute e diritto penale

Economia, ambiente, salute e diritto penale

L’ambiente e la sicurezza, che si traduce in salute, è il pilastro anche dell’economia. Questo ce lo ha insegnato il Covid-19 a livello globale.

Troppo spesso, come denunciato dall’ONA, la salute e l’ambiente sono stati sacrificati a presunte esigenze dell’economia.

La pandemia ha messo in risalto questo sistema fragile.  Anche dal punto di vista imprenditoriale, dei grandi imprenditori, è carente di una visione verso il futuro, diversamente dalle piccole, e piccolissime aziende, che costituiscono il vero reticolato produttivo.

Ambiente e Salute: la situazione italiana

In Italia, l’ambiente e la salute sono stati messi da parte per troppo tempo. In questo contesto, la pandemia ha rafforzato il messaggio dell’ONA, purtroppo, nella sua drammaticità. Infatti, abbiamo un concetto arretrato del verde, in un contesto consumistico senza regole.

Esiste una fascia di persone esposte maggiormente al rischio. Sono anche quelle maggiormente interessate da pericoli per la salute di origine ambientale, soprattutto dalla scarsa qualità dell’aria, e di un inquinamento indiscriminato.

L’impegno dell’ONA contro le difficoltà italiane

Pertanto, l’ Osservatorio Nazionale Amianto, ha preso atto delle criticità emerse nel Paese sotto il profilo della salute e dell’ambiente, acuite proprio dal Covid-19. Con riferimento, anche al sistema economico e nel contesto del diritto penale.

L’ONA TV, la televisione dell’ONA si è occupata di questo tema. L’economia italiana sta vivendo un periodo di forte tensione, emarginata e discriminata a favore della tutela della salute senza limiti, anche oltre il contesto ambientale che spesso sembra essere dimenticato.

In questo contesto, la pandemia del Covid-19 ha confermato alcune criticità del nostro sistema paese, nonostante la forza e la determinazione mostrata dagli stessi cittadini, vittime non solo del virus, ma anche di una sregolatezza del sistema amministrativo-statale.

 ONA News - Economia, ambiente, salute e diritto penale

ONA News: il quindicesimo appuntamento 

In studio, a presentare il quindicesimo appuntamento di ONA News, dal titolo “Economia, ambiente, salute e diritto penale”, il Dott. Massimo Maria Amorosini. Giornalista e conduttore televisivo, mentre gli ospiti:

  • Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto
  • Prof. Avv. Angelo Alessandro Sammarco, Avvocato penalista e Professore Associato presso l’Università degli Studi di Salerno
  • Dott. Franco Colombo, Presidente FILASC

Pandemia e patologie asbesto correlate

L’Avv. Ezio Bonanni nel suo intervento di apertura ha evidenziato come nel contesto pandemico vi sia stata una più alta incidenza di patologie asbesto correlate. Essendo il primo bersaglio, proprio l’apparato respiratorio, con coincidenza di casi nelle zone a più alta industrializzazione, per presenza e densità di polveri sottili ed inquinanti.

L’ambiente incide sull’insorgenza di patologie tumorali. Sia per inalazione di aria inquinata, piuttosto che in ragione delle stesse abitudini alimentari. C’è una componente nelle patologie tumorali che sicuramente è legata al DNA ma è altrettanto vero che è maggiormente influenzata anche all’inquinamento di tipo ambientale.

La tutela della salute passa necessariamente attraverso un sistema di prevenzione che ha tra le prime fasi, quella di vivere in un ambiente sano, abitudini di vita salutistiche.

Covid-19 e i soggetti più a rischio

Il Covid – 19 incide maggiormente su chi ha patologie pregresse, ma maggiormente sulle persone esposte ad amianto. Questo perché hanno già una debolezza intrinseca, dovuta a delle infiammazioni, che le fibre di amianto provocano, e anche delle difficoltà respiratorie, quindi il cancro non è altro che la conseguenza dell’infiammazione, che determina un maggiore afflusso di ossigeno e di zuccheri, che alimentano la massa tumorale, e le fibre di amianto hanno una capacità lesiva del DNA cellulare.

Quindi, talvolta, anche l’adozione di mezzi di prevenzione tecnica e protezione individuale, può non essere sufficiente se l’ambiente è saturo di inquinamento, poiché di può ridurre il rischio ma non annullarlo.

Diritto penale: economia ed ambiente

Nel corso della trasmissione, il Prof. Angelo Alessandro Sammarco,  luminare del diritto penale, forte della sua esperienza accademica e professionale, ha sintetizzato i principi del diritto penale.

In particolare, la condotta attiva ed omissiva in relazione all’evento che può essere anche di pericolo. La condotta deve essere personale se si vuole incardinare un profilo di diritto penale. Così, per gli ecoreati, per i quali, a maggior ragione, l’evento è di pericolo e non di danno.

Occorre distinguere i reati ambientali da quelli contro la persona, per cui, l’evento è sempre costituito dalla lesione dell’integrità psicofisica e della vita.

Diversamente, per i reati ambientali, c.d. di pericolo, l’evento è sempre sussistente, perché è uno dei presupposti del rispetto del principio di legalità (art. 25 Cost.) e di tassatività (art. 27 Cost.).

Il disastro ambientale e la legge sugli ecoreati 

Quindi, sulla base del perimetro per il quale si focalizza l’attenzione, occorre distinguere, con riferimento alla condotta, in ordine al bene protetto. Anche per gli ecoreati sussiste, comunque, l’evento, che è quello del pericolo perché, diversamente, le norme sarebbero illegittime se non ci fosse un evento.

In questo caso, non si tratta di una punibilità senza evento, oppure, un diritto penale senza evento. A maggior ragione, anche nel disastro ambientale (art. 434 c.p.), l’evento è il pericolo, e si dimostra con il fenomeno epidemico (epidemia).

Tant’è vero che, la morte, è una aggravante del reato di cui all’art. 434 c.p., prevista nel suo secondo comma. Si deve, quindi, ragionare, in termini più prettamente penalistici, su un diritto penale dell’evento di pericolo, che è costituito dal rischio.

Nel contesto del diritto penale del rischio, ovvero, la configurabilità del reato penale a prescindere dall’evento morte, ovvero, lesione dell’integrità psicofisica.

In relazione al reticolato dei diritti fondamentali della persona, la tutela della vita umana e, quindi, dell’integrità psicofisica hanno tale rilievo che, anche il solo rischio di lesione, integra i presupposti per la tutela penale.

In buona sostanza, non solo il diritto penale presidia i valori costituzionali (Bricola), ma deve anticipare la tutela e, quindi, la punibilità in relazione alla loro rilevanza e alle conseguenze che condotte, anche solo rischiose, possono determinare.

Sia in relazione alla morte, sia in relazione alla irretrattabilità anche di malattie gravemente invalidanti. 

La sentenza Franzese e i suoi effetti

In più, il diritto penale del rischio supera anche il problema del nesso causale. Infatti, in chiave penalistica, occorre ribadire che, fin dalla sentenza Franzese, SS. UU. n. 30328/2002, il giudizio di colpevolezza in ordine al nesso causale presuppone l’accertamento ogni oltre ragionevole dubbio.

Poiché molte delle leggi scientifiche, proprio sulla base del ragionamento galileiano e di falsificazione (Cass., IV Sez. Pen. n. 43786/2010), sono prive di carattere universale, bensì soltanto in chiave probabilistica, si rischia una sostanziale impunità.

Infatti, è molto difficile raggiungere la certezza scientifica oltre ogni ragionevole dubbio e ciò sacrificherebbe eccessivamente la tutela della vittima, anch’essa tutelata dal Codice Penale.

Quindi, si deve ragionare in chiave futura, a maggior ragione, sul reato di pericolo, perché il reato di pericolo non necessita di un evento morte o lesione, e, quindi, si supera il problema del nesso causale. In questo modo, si può tutelare penalmente la vittima anzi, la si tutela prima che sia tale in modo irreversibile rispetto all’evento malattia e all’evento morte.

Questo si traduce anche in una sorta di tutela del c.d. REO, in quanto, beneficerebbe dell’interdizione, prima che si traduca nella lesione della vita umana. Inoltre, anche nel caso in cui ci fosse un evento morte successivo, potrebbe – anche se a torto – invocare il ne bis in idem.

Infatti, le stesse condotte, sarebbero state già attenzionate nel momento in cui sono state poste in essere. Questo sistema eviterebbe anche lo scolorire della prova, e, quindi, sarebbe una garanzia sia per l’accusa che per la difesa.

Inquinamento ambientale: il riscontro del danno

L’inquinamento ambientale infatti, potrebbe non produrre nell’immediatezza alcun danno, e quindi non esserci l’evento.

Pertanto, la soglia di punibilità è arretrata al “pericolo di un pericolo di lesione”, che nel caso si verifichi intervengono poi le norme a tutela della salute con un impianto sanzionatorio ben più afflittivo e stringente.

Pe realizzare un optimum di protezione occorrerebbe che il Legislatore vedesse queste situazioni in una progressione criminosa, cioè si protegge l’ambiente per proteggere la salute! Sarebbe, pertanto, opportuno che si realizzasse una serie di norme tra loro coordinate e coerenti che insieme all’ambiente proteggessero le persone.

Pandemia ed economia: cosa pensano gli imprenditori

Sul punto è intervenuto il Dott. Franco Colombo, Presidente FILASC, che ha affrontato il tema con uno sguardo economico-imprenditoriale, anche con riferimento al fenomeno repressivo generato dalla pandemia, che vede il sistema economico italiano al rischio “collasso”.