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Resistere, resistere, resistere e bandiera bianca

Ponte Morandi - resistere
Ponte Morandi

Resistere, resistere, resistere e bandiera bianca: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Mai arrendersi, resistere e lottare sempre

Della serie “Chi la fa l’aspetti!”“Quando la cura è peggiore del male”“Storta va deritta vene”… Mi viene il dubbio che quell’amiantifero “Resistere, resistere, resistere!” sia stato il frutto di una preoccupazione fuori luogo.

Resistere con pervicacia a chi e a che cosa, se non al manifestarsi del legittimo primato del potere legislativo ed esecutivo, quello parlamentare e dei governi, degli eletti dai cittadini e cui la Costituzione conferiva e conferisce la responsabilità di fare e deliberare le leggi, di governare?

L’ordine giudiziario ha il potere e il dovere di applicare le leggi in modo equo e di garantire i cittadini da ingiustizie nell’applicazione delle stesse. Quello che è accaduto dal 1988 in poi è sotto gli occhi di ognuno di noi. E’ storia in gran parte scritta nelle coscienze di chi per età ha memoria dei fatti e per la restante parte è in corso di riscrittura, come sta avvenendo per gli assassinii di Falcone e Borsellino.

Resistere: il coraggio di uscire dall’opportunismo di facciata

Bisogna avere il coraggio di uscire dal convenzionale, dal celebrativo di facciata, dall’opportunismo. Occorre cercare di capire come sono andate realmente le cose, senza sconti per nessuno. L’edificio Italia è in buona parte lesionato, a rischio di crolli, senza manutentori all’altezza del compito.

Immaginate se il nostro ruolo politico internazionale fosse rimasto strategico, com’era quello con i partiti storici della vituperata “prima Repubblica”, spazzati via da un fenomeno unico nella nostra storia recente, da una azione indiscriminata dagli effetti radicali, sino alla cancellazione.

Quel reiterato “resistere”, pronunciato in un contesto dalla massima importanza istituzionale, rappresentava un avviso ben chiaro per i naviganti. Era un veto di un ordinamento all’altro, rispetto ad ogni legittimo tentativo di riforma tesa ad evitare la catastrofe annunciata.

Così, passare dagli “statisti” agli improvvisatori, agli opportunisti, agli illusionisti, ai banchieri ed agli stessi magistrati nelle “camere” e al Governo del Paese è stato ineluttabile, come la catarsi, con la somministrazione di placebo per una inesorabile lunga lenta agonia della collettività italica. Se stiamo peggio degli altri, nonostante le nostre straordinarie risorse e qualità, ci sarà pure una ragione.

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I risultati ottenuti dall’Italia

Di anni ne sono passati abbastanza per capire che soltanto l’Italia non è più rappresentata da partiti storici, ideatori e fondatori dell’Europa comunitaria. Indipendentemente dalle persone e dai fatti, su cui ci si continuerà a dividere per un bel pezzo, care ragazze e ragazzi, quelli che contano sono i risultati.

Pensate che il nostro peso in politica estera, economica, di sviluppo industriale, sociale e demografico siano soddisfacenti, che il potere d’acquisto di pensioni e stipendi, il livello del risparmio, i sostegni per l’edilizia economica e popolare, lo stato dell’ambiente, del welfare, della sanità, la qualità dei trasporti e delle infrastrutture come autostrade, ferrovie e porti, il sostegno al turismo ed ai beni culturali, l’accesso al lavoro, l’istruzione siano cambiati in meglio o in peggio?

Le lobbies del commercio petrolifero

Nonostante tutte le difficoltà del dopoguerra e delle pesanti interferenze da guerra fredda, compresi gli attentati “targati” a destra e a sinistra, la grave aggressione alla nostra sovranità e al primo tentativo di destabilizzazione con il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro già nel 1978, all’inizio degli anni novanta l’Italia aveva ancora la schiena dritta e poteva ambire a recitare un ruolo internazionale fondamentale in un momento decisivo, di cambiamento radicale, dopo la caduta del comunismo ed il non meno pericoloso sopravvenire delle lobbies economiche senza latitudine, fondate sui commerci di armi e petrolio.

Altro che interessi scientifici per il progresso dell’umanità, altro che Luna. Pensate che oggi noi si sia in grado di avere peso nel precipitare della faida libica, piuttosto che sulla esplosiva situazione innescata nel Golfo Persico?

Nel frattempo, abbiamo archiviato da spettatori e gregari i disastri dell’Iraq e dell’Afganistan, le “primavere” d’Egitto e Tunisia, l’eliminazione di Saddam e Gheddafi, la guerra con i terroristi del partenogenetico Stato Islamico, la devastazione strategica della Siria, l’annichilimento dello Yemen, l’abbandono al caos della Somalia, l’impazzimento dei flussi migratori dall’Africa, la condanna alla sofferenza di intere comunità – come nel caso del Venezuela – bloccate dal sistema peloso delle sanzioni politiche, laddove pure esistono importanti presenze o interessi di matrice italica.

E allora? Noi non contiamo più nulla, come dimostrato anche nella crisi con l’India, che arrivò ad inibire il nostro ambasciatore, quale ostaggio in cambio dei lagunari ancora in attesa di processo del tribunale internazionale.

Dobbiamo accontentarci di beghe interne, di risse da cortile. Mentre con l’anticiclone africano torna il caldo torrido, i migranti giungono alla spicciolata sul bagnasciuga, bagnanti tra i bagnanti, la cittadinanza snobba il reddito, le Regioni prendono cappello, le buche rifioriscono, la monnezza olezza e sul ponte sventola la bandiera bianca di Battiato memoria…

Una canzone di Battiato e la bandiera bianca

“Mister Tamburino non ho voglia di scherzare
Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro
Per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare
Quei programmi demenziali con tribune elettorali
E avete voglia di mettervi profumi e deodoranti

Siete come sabbie mobili tirate giù uh
C’è chi si mette degli occhiali da sole
Per avere più carisma e sintomatico mistero
Uh com’è difficile restare padre quando i figli crescono e le mamme imbiancano
Quante squallide figure che attraversano il paese
Com’è misera la vita negli abusi di potere

Sul ponte sventola bandiera bianca
Sul ponte sventola bandiera bianca
Sul ponte sventola bandiera bianca
Sul ponte sventola bandiera bianca
A Beethoven e Sinatra preferisco l’insalata
A Vivaldi l’uva passa che mi dà più calorie
Uh com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore
Ho sentito degli spari in una via del centro
Quante stupide galline che si azzuffano per niente
Minima immoralia
Minima immoralia
E sommersi soprattutto da immondizie musicali
Sul ponte sventola bandiera bianca…”

Quando il troppo coincide come nuda verità

Cattedrale di Nantes
Cattedrale di Nantes

Ad un certo punto ci si chiede perché, piuttosto che come e chi. Ecco, questa è la chiave di lettura che mi insorge spontanea, rispetto a due eventi di cronaca straordinaria, del passato come del presente, da Palermo a Nantes. Vittime di turpi sentimenti uomini e cattedrali, nella certezza conclamata di crimini doppiamente dolosi, perché frutto di progetti e strategie, perché motivati e finalizzati in un contesto vomitevole, connotato da omertà e omissioni.

Per stare alle coincidenze spudorate, possiamo mettere in relazione Palermo con Capaci e Nantes con Parigi, Paolo Borsellino con Giovanni Falcone e la cattedrale di Notre Dame con quella di San Pietro e Paolo. Si tratta di gravi ferite inferte a man salva sul corpo inerme della bellezza assoluta, della rappresentazione del bene, come capitò con le bombe agli Uffizi e a San Giorgio al Velabro, contiguo all’Arco di Giano, a Firenze e Roma, che ebbero una funzione devastante, quella di accreditare il male, come una opzione possibile di ricatto nei confronti dell’intera collettività.

La Cattedrale di Nantes è solo un esempio

Ricatto riuscito se lo stesso Borsellino, rimembrando le parole dell’Inno scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro… “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, in solitudine, determinò la tempistica della sua condanna, reiterando con coraggio l’intenzione di deporre al Tribunale di Caltanisetta, anche in nome e per conto del collega ed amico ucciso, Falcone, appena cinquantasette giorni prima, il 23 maggio del 1992, stesso anno del preludio della catastrofica stagione di Tangentopoli, evento coincidente e per noi mille volte più devastante della pandemia da Covid 19.

Adesso, in Francia, lasciando indefinita la causa del catastrofico incendio di Notre Dame, un anno fa, si è lasciata l’ennesima porta aperta a distruttori della nostra anima, dell’identità cattolica dell’Europa, che non hanno esitato ad innescare il rogo nella Cattedrale di Nantes, dopo quelli della Nostra Signora delle Grazie a Revel, di Saint-Jean-du-Bruel a Rodez, della cattedrale di Saint Alain a Lavaur, e della chiesa di Saint Sulpice a Parigi, come delle chiese di Villeneuve d’Amont nel Doubs, di Sainte-Thérèse a Rennes, di Saint-Jacques a Grenoble e della chiesa di Angouleme. Dunque, le coincidenze sono davvero troppe e la resilienza istituzionale è davvero eccessiva rispetto ad eventi criminali di evidenza disarmante.

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Il terrorismo è la peggior forma di protesta

Borsellino, cadavere, fu puntualmente derubato della sua inseparabile agenda rossa e portò con se nella tomba le annunciate rivelazioni su fatti che avrebbero fatto tremare il sistema. In Francia, si affronta con “prudenza” il problema che riguarda i difficili equilibri sociali legati all’integralismo religioso, speculare ad una immigrazione radicata e ringhiosa sino alle manifestazioni estreme, dalla stragi nella sede di Charlie Hebdo e del Teatro Bataclan, allo sgozzamento del prete ottantacinquenne, Jacques Hamel, sull’altare di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia, da parte di terroristi islamici, giusto quattro anni fa.

In Italia, la questione è quella del compromesso mai risolto con gli uomini d’onore, dai tempi di Calatafimi nel 1860 e via via con l’eliminazione di Joe Petrosino nel 1912 e quindi dell’altro storico sbarco in Sicilia, quello degli alleati nell’estate del 1943, confortato da un compromesso con la Mafia amerikana, da Lucky Luciano a Vito Genovese e dalla legittimazione istituzionale in qualità di Sindaci per Genco Russo e Calogero Vizzini. Poi, il passaggio imbarazzante con Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta e la strage di Portella delle Ginestre.

Ma ci vogliamo dimenticare di tutto il resto, di Aldo Moro, di Ustica, di Bologna, dell’Italicus, della uccisione del Generale Dalla Chiesa, del fratello del Presidente, Piersanti Mattarella e poi di Pio La Torre? Ecco, ognuno di questi delitti eccellenti ha i suoi scheletri nell’armadio e forse più di quanti se ne pensino. Ma ripeto, perché? Capire il motivo reale di tanta cattiveria, di tanta determinazione e sfrontatezza, nella palese presunzione di impunibilità, è fondamentale. Insomma, ci stiamo facendo del male da soli o qualcuno ci sta servendo di barba, capelli e pure di baffi, in una sorta di silenzio assenso, che dura almeno dalla lontana nascita del Regno e poi della prima Repubblica?

Colpire l’immagine di un Paese può essere determinante

Come appare evidente anche in questo periodo di sfide intorno al MES, gli equilibri ed i giochi, piuttosto che gli interessi internazionali prevalgono assolutamente su quelli nazionali dei “perdenti” e interferiscono in genere in modo mirato per interessi non dichiarati, ma ovvi, comunque pelosi. Colpire l’immagine e l’autorevolezza di un Paese, può essere determinante per condizionarne le scelte o modificarne il ruolo, insieme al peso nel contesto internazionale.

Da metà degli anni novanta nel Bel Paese non abbiamo più delitti eccellenti, ma soltanto terremoti, alluvioni e crollo di ponti. Uccidere non occorre più, perché siamo stati devitalizzati, scientemente resi inoffensivi nella competizione politica ed economica internazionale.

Provate a riflettere sui tanti accadimenti che hanno contrassegnato in modo significativo e traumatico la nostra e l’altrui storia – dalla morte di Mattei all’ecatombe delle Torri Gemelle -, passando per l’eliminazione di John e Robert Kennedy, la saga cubana tra Castro e Che Guevara, l’attentato a Giovanni Paolo II, la caduta del Muro, la rinascenza della leadership tedesca, l’ascesa di Putin, l’eclissi francese ed inglese, il diffondersi della via cinese della seta e lo strame di Oikoumene e del Mare Mediterraneo, nell’alternarsi di dittatori e primavere tra gas, petrolio, rifiuti tossici ed emigrazioni forzate.

Provate a fare una serena riflessione al netto del Coronavirus e poi converrete con me, che a pensare male, essere sospettosi e “complottisti”, si fa peccato, ma magari si è vicini alla cruda realtà , come nuda verità.

Tasche vuote, tasche piene. L’Europa in commissione

Commissione Europa
Commissione Europea

Tasche vuote, tasche piene. L’Europa in commissione: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

L’Europa fa difficoltà a trovare un vertice

Ecco, questa riflessione mi nasceva davvero spontanea, giusto un anno fa ed ancora si continua con la fiera dell’ipocrisia.

Il nostro Governo rischia la crisi giorno per giorno ed anche adesso che il Parlamento Europeo partorisce con difficoltà il suo vertice operativo.

La nuova Presidente, Ursula von der Leyen, ex ministra tedesca della difesa, nobile di casato e d’intenti, parte forte di carattere, con un risicato ma mirato consenso, espressione di una Unione in sofferenza per mal di pancia e di testa o peggio per patologie di origine genetica.

Il Parlamento Europeo cessa di fatto la sua funzione. Delega i suoi poteri il momento stesso in cui genera la Commissione. Le affida il ruolo di Governo. Nomina il Presidente della Banca Centrale Europea, la politica francese ex ministro dell’economia, Christine Madeleine Odette Lagarde.

Vogliamo ulteriormente parlare del nulla? Se il Parlamento, espressione diretta degli elettori europei abdica all’inizio del suo mandato, che cosa ne consegue, se non il primato della burocrazia sulla politica?

Fatalmente continueremo a soffrire dei mali e dei problemi già noti, difficilmente usciremo dalle secche in cui la nave Italia è finita nei fatali anni novanta.

Com’è possibile continuare a teorizzare da destra, come da sinistra, che la soluzione della catastrofe migratoria sta nel respingimento in porti sicuri libici, piuttosto che nella pelosa accoglienza italica o in quella diffusa in una parte dell’Europa?

L’accoglienza in Europa  e in Italia

Il problema è a monte ed è storico, consolidato, incancrenito dalle demenziali azioni di chi ha distrutto gli equilibri africani, per interessi vergognosi, contrabbandati come un sostegno ad una ipotetica giovane democrazia.

Ed a proposito di democrazia, cosa pensate che sia percepibile al centro, quello scomparso, un tempo democristiano o nella vecchia sinistra come quella ancora rappresentata da combattenti e reduci di quelli che furono i veri socialisti, prima turatiani e poi nenniani, piuttosto che dagli eredi nostalgici di quel che fu movimento sociale di almirantiana memoria?

Macché, ce la smazziamo con il buon senso comune che ci porta a virare ed orientare con progressione geometrica il consenso ed il potere di governo verso chi, senza freni inibitori congeniti, fa uno più uno, due. È disarmante, ma è così, con tutte le conseguenze del caso. Viviamo in un Paese in cui ormai fare il sindaco equivale a guidare la moto senza casco. Se per caso i ladri ti entrano in casa, ti conviene essere gentile con bel “welcome” e con un enfatico “thanks!” a fine razzia.

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Noi tutti viviamo in un Paese dove…

Un Paese dove le sentenze si rispettano e dove se prima ti sballano e poi ti stuprano in gruppo, i giudici devono comunque applicare le attenuanti ai tuoi carnefici. Un Paese in cui i beni confiscati alla criminalità vengono lasciati abbandonati alle mercé degli sciacalli, salvo assegnarli alla collettività una volta distrutti.

Paese vocato al masochismo, afflitto alternativamente da incendi e alluvioni, dissesti e disastri idrogeologici annunciati, per pura insipienza e indifferenza al concetto di programmazione e prevenzione. Un Paese dove i vulcani sono una grazia di dio ed i terremoti una manna dal cielo, con cui si convive e da cui non ci si difende con cautela, ma ci si offre confidando nella buona sorte e nella clemenza appunto degli dei.

Uno Stato in cui la compagnia di bandiera aerea e le ferrovie dello Stato rischiano il declassamento per ragioni di economia, come la Guardia Forestale e di Finanza, perché ce lo chiede l’Europa, fregandocene delle conseguenze sul nostro complicato sistema territoriale e sociale. Un Paese in cui si sopprimono le unità ospedaliere ed i medici si riposano nel weekend, mentre patologie e pazienti li attendono pazientemente, rassegnati e comunque onerosi, a rischio nei nosocomi. Paese in cui la burocrazia esasperata ed esasperante rallenta e blocca, ruba la vita a chi tenta di operare e intraprendere, salvo le sentenze non sempre a proposito dei TAR.

Il ruolo del Presidente della Repubblica in Italia

Un Paese in cui tutti parlano dei privilegi degli altri, senza goderne di propri, in cui la giustizia è bradipesca, ma può anche essere un fulmine di guerra ed assolutamente a tempo, dipendente come indipendente da ogni cosa, da notizie come da intuizioni e teorie, categoria intangibile nella lotta contro i privilegi e parametro per lo stesso appannaggio riservato al Presidente della Repubblica.

Paese in cui il Presidente della Repubblica viene rispettato come figura garante, ma non è espressione diretta della volontà popolare, ma è piuttosto frutto del compromesso tra le parti politiche, che spesso non sopravvivono alla sua elezione. Un Paese in cui i burosauri, i califfi, i manager pubblici sono difficilmente in sintonia con i governi, che si avvicendano, creando dilaceranti disarmonie e complicanze demenziali per il sistema delle funzioni, come capita ai livelli regionali e territoriali tra gli amministratori eletti e i dirigenti, senza il cui consenso e firma nulla è possibile e da cui i tempi biblici per il funzionamento della pubblica amministrazione.

L’azienda di Stato delle radiotelecomunicazioni

Uno Stato in cui l’azienda di Stato delle radiotelecomunicazioni è sottoposta a vigilanza parlamentare Ma è da sempre libera di cooptare una quantità mostruosa di raccomandati non necessariamente del massimo livello professionale, salvo avvalersi del canone obbligatorio, fornire programmi originali e in diretta soltanto per una parte dell’anno ed avvalersi di produzioni esterne, piuttosto che di precari e format acquistati sul mercato internazionale, salvo imbonire i cittadini italiani con quiz, ciarpame vario e pubblicità proprio nelle ore di maggiore fruizione.

Un Paese, in cui qualcuno ancora crede alla befana e spera che, dopo le visite di Minniti , come di Salvini, la Libia torni ad essere quella unificata “manu militari” e con i coloni, nella prima metà del secolo scorso , da Giolitti a Mussolini e dai governatori Amelio e Balbo, passando per il pugno di ferro di Graziani…

L’Italia è un Paese che tutela i cittadini in Europa?

Paese che è da sempre destinazione predestinata dei traffici , delle scorrerie e delle trasmigrazioni per via della sua posizione geografica nel Mediterraneo, ora imbrigliato nella trappola insidiosa, ipocrita e leguleia che è divenuta l’Europa dell’Euro e degli egoismi, quelli nazionali che non hanno riguardi, né fanno sconti, ma giocano permanentemente la partita delle prevaricazioni, come quella che, condotta con barbaro cinismo da Sarkozy, nel 2011, ha portato la Francia ad essere la principale responsabile della catastrofe umanitaria, politica ed economica, che siamo oggi costretti a subire. Un Paese che sprofonda tra buche e pattume, che si asfissia, si ammala e imbruttisce per i siti tossici ed i fuochi, per l’amianto che lo infarcisce ogni dove e per la vegetazione inselvatichita. Un Paese che vive di promesse ed elargizioni miserevoli, dove la meritocrazia viene mortificata.

Uno Stato dove le disabilità e l’assistenza agli anziani costituiscono l’incompresa emergenza di una società che invecchia senza appello . Un Paese che considera da settant’anni l’attività motoria nella scuola primaria un problema di bilancio e non una priorità educativa e di prevenzione salute. Un Paese che in venticinque anni, dal 1993, per ripulire mani e coscienze, per trasformare la lira in euro, ha svuotato progressivamente le tasche dei cittadini, sostituendo lavoro, welfare, stipendi, pensioni e risparmi, con disoccupazione, precariato, abbandono e povertà. Un Paese le cui tasche sono ormai vuote e pur piene, ma di delusioni e amarezza, di rabbia e voglia di cambiamento.

Adesso basta! La voglia di andare via…

Euro- Adesso Basta
Euro

Adesso basta! La voglia di andare via…: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ma vi sembra possibile che ogni benedetta ora del giorno sia contrassegnata dalla ossessiva cadenza delle notizie sul fondo salva stati, sul MEF e sul MES, sul confronto tra paesi frugali e spendaccioni, tra formiche e cicale, sulla residua resistenza del liso fondo dei nostri pantaloni? Sui dati pessimi per le conseguenze del COVID in Italia e nel mondo, salvo incendi, sbarchi e bombe d’acqua?

Abbiamo fatto l’abitudine alla mascherina d’osservanza, dubitiamo che non si torni ad una vita normale e facciamo di tutto perché questo non avvenga, nella confusione più totale, ma ognuno operativo a casa sua, operativo in house working, più o meno smart.

Comunque, il nodo scorsoio della burocrazia istituzionale si stringe, mentre l’emergenza non piega minimamente la vocazione masochista, ma la esalta. Colonie di disperati affollano borghetti improvvisati intorno alle stazioni e la vegetazione inselvatichita dei parchi urbani rimane l’ultimissima spiaggia degli invisibili, dei migranti economici, quelli che alternano i campi ai semafori, da raccoglitori di pomodori a a pulitori di parabrezza. Intanto ripartono rituali, preliminari di un agognato improbabile ritorno a breve della vecchia vituperata normalità. Si parla soltanto di prestiti, autostrade a pezzi da gestire e dei soliti sbarchi, da quelli dei clandestini a quelli del lunario.

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“Ognun per se e Dio per tutti!” e “Adesso basta!”

Lo sport di livello si è ridotto a sceneggiato televisivo e quello per tutti a progettazioni senza senso. Si gira a vuoto, gioco forza. E allora? Allora, oltre al grido di battaglia “Ognun per se e Dio per tutti!”, oltre all’affermazione sconsolata “Adesso basta!”, coltiviamo riservatamente un intimo languoroso sentimento, quello che sappiamo un sogno adesso divenuto impossibile da realizzare, ma possibile da coltivare, quello di andar via… Sì, fuori dalle balle, col sole in fronte, beatamente, secondo una visione che, nel 1941, ebbero Giovanni D’Anzi e Tito Manlio per l’omonimo film di Mario Mattoli, con l’interpretazione del grande Ferruccio Tagliavini

…Voglio vivere così
Col sole in fronte
E felice canto
Beatamente
Voglio vivere e goder
L’aria del monte
Perché questo incanto
Non costa niente

Ah, ah! Oggi amo ardentemente
Quel ruscello impertinente
Menestrello dell’amor
Ah, ah! La fiorita delle piante
Tiene allegro sempre il cuor
Sai perché?

Voglio vivere così
Col sole in fronte
E felice canto
Canto per me…

Il coraggio di governare

Vincenzo Spadafora - governare
Vincenzo Spadafora

Il coraggio di governare: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Giusto nel mese di luglio di 142 anni fa, Francesco De Sanctis otteneva la firma del Re per la sua rivoluzionaria Legge sulla Ginnastica Educativa in tutte le scuole primarie d’Italia.

Credo ci sia poco da aggiungere, se non la storica copia del Decreto. Serva come incentivo e monito per chi oggi è alle prese con problemi di lana caprina, mentre i ragazzi perdono la via maestra della vita.

Governare per un ritorno dell’attività motoria

Mi auguro che il Ministro Spadafora, adesso, riesca a governare e coordinarsi con i titolari degli altri Dicasteri coinvolti e ad ottenere dal Governo una risposta che senza indugi consenta il ritorno dell’attività motoria, a presidio della salute per le nostre future generazioni.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto o ad altre sostanze considerate cancerogene. L’associazione ONA assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri agenti cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed di altre patologie asbesto correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute per le vittime.

L’ONA guida anche un pool di legali per assistere e tutelare tutti i diritti delle vittime di malattia professionale. Tutti i lavoratori esposti ad amianto, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. Grazie a questi la vittima può ottenere il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici.

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