Da Borsellino alla Cattedrale di Nantes, quando il troppo coincide come nuda verità

Cattedrale di Nantes Cattedrale di Nantes

Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ad un certo punto ci si chiede perché, piuttosto che come e chi. Ecco, questa è la chiave di lettura che mi insorge spontanea, rispetto a due eventi di cronaca straordinaria, del passato come del presente, da Palermo a Nantes. Vittime di turpi sentimenti uomini e cattedrali, nella certezza conclamata di crimini doppiamente dolosi, perché frutto di progetti e strategie, perché motivati e finalizzati in un contesto vomitevole, connotato da omertà e omissioni. Per stare alle coincidenze spudorate, possiamo mettere in relazione Palermo con Capaci e Nantes con Parigi, Paolo Borsellino con Giovanni Falcone e la cattedrale di Notre Dame con quella di San Pietro e Paolo. Si tratta di gravi ferite inferte a man salva sul corpo inerme della bellezza assoluta, della rappresentazione del bene, come capitò con le bombe agli Uffizi e a San Giorgio al Velabro, contiguo all’Arco di Giano, a Firenze e Roma, che ebbero una funzione devastante, quella di accreditare il male, come una opzione possibile di ricatto nei confronti dell’intera collettività.

Ricatto riuscito se lo stesso Borsellino, rimembrando le parole dell’Inno scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro… “stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, in solitudine, determinò la tempistica della sua condanna, reiterando con coraggio l’intenzione di deporre al Tribunale di Caltanisetta, anche in nome e per conto del collega ed amico ucciso, Falcone, appena cinquantasette giorni prima, il 23 maggio del 1992, stesso anno del preludio della catastrofica stagione di Tangentopoli, evento coincidente e per noi mille volte più devastante della pandemia da Covid 19. Adesso, in Francia, lasciando indefinita la causa del catastrofico incendio di Notre Dame, un anno fa, si è lasciata l’ennesima porta aperta a distruttori della nostra anima, dell’identità cattolica dell’Europa, che non hanno esitato ad innescare il rogo nella Cattedrale di Nantes, dopo quelli della Nostra Signora delle Grazie a Revel, di Saint-Jean-du-Bruel a Rodez, della cattedrale di Saint Alain a Lavaur, e della chiesa di Saint Sulpice a Parigi, come delle chiese di Villeneuve d’Amont nel Doubs, di Sainte-Thérèse a Rennes, di Saint-Jacques a Grenoble e della chiesa di Angouleme. Dunque, le coincidenze sono davvero troppe e la resilienza istituzionale è davvero eccessiva rispetto ad eventi criminali di evidenza disarmante.

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Borsellino, cadavere, fu puntualmente derubato della sua inseparabile agenda rossa e portò con se nella tomba le annunciate rivelazioni su fatti che avrebbero fatto tremare il sistema. In Francia, si affronta con “prudenza” il problema che riguarda i difficili equilibri sociali legati all’integralismo religioso, speculare ad una immigrazione radicata e ringhiosa sino alle manifestazioni estreme, dalla stragi nella sede di Charlie Hebdo e del Teatro Bataclan, allo sgozzamento del prete ottantacinquenne, Jacques Hamel, sull’altare di Saint-Étienne-du-Rouvray, in Normandia, da parte di terroristi islamici, giusto quattro anni fa. In Italia, la questione è quella del compromesso mai risolto con gli uomini d’onore, dai tempi di Calatafimi nel 1860 e via via con l’eliminazione di Joe Petrosino nel 1912 e quindi dell’altro storico sbarco in Sicilia, quello degli alleati nell’estate del 1943, confortato da un compromesso con la Mafia amerikana, da Lucky Luciano a Vito Genovese e dalla legittimazione istituzionale in qualità di Sindaci per Genco Russo e Calogero Vizzini. Poi, il passaggio imbarazzante con Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta e la strage di Portella delle Ginestre. Ma ci vogliamo dimenticare di tutto il resto, di Aldo Moro, di Ustica, di Bologna, dell’Italicus, della uccisione del Generale Dalla Chiesa, del fratello del Presidente, Piersanti Mattarella e poi di Pio La Torre? Ecco, ognuno di questi delitti eccellenti ha i suoi scheletri nell’armadio e forse più di quanti se ne pensino. Ma ripeto, perché? Capire il motivo reale di tanta cattiveria, di tanta determinazione e sfrontatezza, nella palese presunzione di impunibilità, è fondamentale. Insomma, ci stiamo facendo del male da soli o qualcuno ci sta servendo di barba, capelli e pure di baffi, in una sorta di silenzio assenso, che dura almeno dalla lontana nascita del Regno e poi della prima Repubblica?

Come appare evidente anche in questo periodo di sfide intorno al MES, gli equilibri ed i giochi, piuttosto che gli interessi internazionali prevalgono assolutamente su quelli nazionali dei “perdenti” e interferiscono in genere in modo mirato per interessi non dichiarati, ma ovvi, comunque pelosi. Colpire l’immagine e l’autorevolezza di un Paese, può essere determinante per condizionarne le scelte o modificarne il ruolo, insieme al peso nel contesto internazionale. Da metà degli anni novanta nel Bel Paese non abbiamo più delitti eccellenti, ma soltanto terremoti, alluvioni e crollo di ponti. Uccidere non occorre più, perché siamo stati devitalizzati, scientemente resi inoffensivi nella competizione politica ed economica internazionale. Provate a riflettere sui tanti accadimenti che hanno contrassegnato in modo significativo e traumatico la nostra e l’altrui storia – dalla morte di Mattei all’ecatombe delle Torri Gemelle -, passando per l’eliminazione di John e Robert Kennedy, la saga cubana tra Castro e Che Guevara, l’attentato a Giovanni Paolo II, la caduta del Muro, la rinascenza della leadership tedesca, l’ascesa di Putin, l’eclissi francese ed inglese, il diffondersi della via cinese della seta e lo strame di Oikoumene e del Mare Mediterraneo, nell’alternarsi di dittatori e primavere tra gas, petrolio, rifiuti tossici ed emigrazioni forzate. Provate a fare una serena riflessione al netto del Coronavirus e poi converrete con me, che a pensare male, essere sospettosi e “complottisti”, si fa peccato, ma magari si è vicini alla cruda realtà , come nuda verità.

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