27 C
Rome
giovedì, Agosto 13, 2026
Home Blog Page 377

Amianto Fincantieri Palermo: tutela delle vittime

Fincantieri condannata
Fincantieri

Amianto Fincantieri Palermo: come tutelare le vittime

La tutela legale, in ordine al rischio amianto Fincantieri Palermo, trova, nella sentenza n. 2030 del 30/12/2021 del Tribunale di Torre Annunziata, uno strumento formidabile.

Questa sentenza è importante, perché riconosce un principio fondamentale nella tutela dei lavoratori con malattie professionali legate all’amianto, e potrà essere utilizzata anche in altri procedimenti. 

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano coloro che sono stati esposti ad amianto nei cantieri navali, tra i quali quello di Palermo. Infatti, nella cantieristica navale vi è un’alta incidenza di malattie asbesto correlate proprio a causa delle tecniche di utilizzo di amianto.

Consulenza amianto Fincantieri Palermo

Indice dei contenuti

 

Tempo stimato di lettura: 8 minuti

L’alto indice di esposizione amianto Fincantieri Palermo

Nel cantiere navale Palermo, gestito da Fincantieri S.p.A., i minerali di amianto furono utilizzati in matrice compatta e friabile.

Per questi motivi, vi fu un’elevata aerodispersione, ciò anche a causa della violazione delle regole cautelari. Tant’è vero che, proprio nella cantieristica navale, e, in particolare, nei siti della Fincantieri S.p.A., vi è un’alta incidenza di casi di mesotelioma.

Il dato epidemiologico del VI Rapporto Mesoteliomi conferma le tesi dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni circa il rischio amianto nei cantieri navali. In particolare, nel cantiere di Palermo. Ciò è confermato anche dal VII Rapporto ReNaM dell’INAIL. Questo risulta anche nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Utilizzo di amianto nella cantieristica navale

Nei cantieri navali l’amianto fu utilizzato, fino all’entrata in vigore dell’art. 1, L. 257/1992, salvo deroghe, fino al 28.04.1993. Infatti, ancora con la direttiva 477/83/CEE, si derogava alle norme proprio per quanto riguarda la cantieristica, in particolare la navigazione aerea e marittima.

Quindi, nella cantieristica navale e, dunque, anche nelle attività di manutenzione e di demolizione, l’utilizzo imponente di amianto, ha costituito un rischio immanente per tutte le maestranze.

Tale rischio è stato esteso anche ai marittimi. Questi ultimi sono dei lavoratori del trasporto marittimo. Tra l’altro, l’amianto, nelle unità navali, comprese quelle in ferro, si applicava a più strati. In particolare, secondo Arpae Emilia Romagna – Navalmeccanica e grandi navi in ferro:

  • minerali di asbesto floccati e che erano applicati a spruzzo oppure con il materassino con la lana minerale artificiale;
  • vernice protettiva per evitare la formazione della ruggine ricoperta o non ricoperta da vernice (vernici ad elevato spessore antirombo);
  • reti metalliche intrecciate, all’interno delle quali si applicava l’amianto friabile, con gesso o calce;
  • finiture esterne con varie modalità di realizzazione;
  • intonaci di cemento amianto, quindi, cemento impastato con amianto friabile;
  • cartone di amianto forato;
  • tela in amianto verniciata;
  • marinite (gomma e fibra di asbesto).

Ritardi nell’applicazione della legge in Sicilia

In Sicilia, grazie alla Legge n. 10/2014, sono stati approntati nuovi strumenti di tutela. Ciò è dovuto all’ONA e, in particolare, all’On.le Pippo Gianni, il quale fu promotore della L. 10/2014.

Sicilia il libro delle morti bianche: cause, eventi e testimonianze” è stato presentato presso il Parlamento siciliano, proprio nella città di Palermo. Al Convegno ONA a Palermo, al palazzo dei Normanni, erano presenti le vittime amianto Fincantieri Palermo.

Rischio amianto Fincantieri Palermo e Sicilia

Questa perdurante condizione di rischio amianto in Sicilia è stata denunciata anche nella recente conferenza stampa, che si è tenuta a Roma, alla sala Laudato Sì.

Infatti, il 13.10.2020, sono intervenuti sia l’On.le Pippo Gianni sia Calogero Vicario, i quali hanno ribadito le loro richieste:

È stato rivolto un appello al Ministro del Lavoro perché affronti il tema della sicurezza nei cantieri, tra cui quelli navali.

I diritti vittime amianto Fincantieri Palermo

I lavoratori, esposti ad amianto nel cantiere navale di Palermo e in altri cantieri navali, hanno diritto alle tutele previdenziali.

Con riferimento al procedimento promosso su denuncia di Agata Zerbo, il GIP ha deciso per l’archiviazione. È stata una lunga battaglia legale.

Infatti, se il caso Zerbo è stato archiviato, non gli altri casi. Per questo motivo l’ONA ha acquisito tutti i documenti dei procedimenti penali che sono delle prove. Queste prove sono state, poi, depositate, nei processi di risarcimento danni.

Amianto Fincantieri Palermo: processo penale

Con riferimento al procedimento n. 22119/2013 R.G.N.R. e n. 8505/2018 R.G., vi è stata udienza il 16.12.2020 per l’escussione dei testi del Pubblico Ministero. Quest’ultimo processo, pendente innanzi il Tribunale di Palermo, IV Sez. Pen., Giudice Dott.ssa Daniela Vascellaro, vede imputati 3 ex direttori della Fincantieri, per omicidio colposo di 7 ex dipendenti e lesioni gravi di altri 5.

Pertanto, l’ONA è costituita parte civile in questo procedimento penale e fa valere i diritti delle vittime. I numerosi testimoni stanno riferendo di condizioni drammatiche nel cantiere navale di Palermo. Queste prove saranno utili nel procedimento civile, per quanto riguarda tutte le vittime.

Il procedimento penale Fincantieri (proc. n. 9126/2016 R.G.N.R. e n. 11919/2019 R.G.), è fissato per il 03.11.2020. Anche in questo secondo processo penale l’ONA è costituita parte civile.

Purtroppo, dal punto di vista penalistico, il caso Zerbo è stato archiviato. Ma la battaglia continua. Infatti, sono in corso altri 2 procedimenti penali. Sia nel primo procedimento penale che nel secondo, l’ONA è costituita parte civile.

Amianto Fincantieri Palermo: la storia di Salvatore Zerbo

Prima battaglia vinta per la figlia di Salvatore Zerbo, tra le tante vittime dell’amianto che ha lavorato nello stabilimento Fincantieri di Palermo come manutentore. Dopo due richieste di archiviazione e due opposizioni presentate dall’Avvocato Ezio Bonanni, presidente ONA, nei giorni scorsa la notizia della prima udienza in camera di consiglio fissata per il prossimo 29 gennaio.

Otto anni a contatto con le fibre di amianto. Otto anni all’interno dello stabilimento Fincantieri di Palermo con mansioni di manutentore caldaie sono stati sufficienti per provocargli un mesotelioma pleurico.

Un cancro ai polmoni che non ha dato via di scampo a Salvatore Zerbo, deceduto nel 1993. La figlia non si è mai rassegnata. Vuole che venga fatta giustizia, non solo per il padre, ma anche per tutti coloro che sono morti e che continuano a morire, dopo atroci sofferenze, per essere stati a contatto con stanze velenose.

Agata Zerbo, figlia della vittima, assistita dall’Avv. Ezio Bonanni, cinque anni fa ha sporto denuncia querela seguita da una richiesta di archiviazione da parte del pubblico ministero. L’avvocato Bonanni ha presentato opposizione. Provvedimento accolto dal gip per mancata prescrizione, essendo il disastro ancora in itinere.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto quindi una proroga d’indagini che ha portato nuovamente ad una richiesta di archiviazione. L’avvocato Ezio Bonanni non si è arreso, ha presentato un’altra opposizione, ritenuta ammissibile dal gip. Il prossimo 29 gennaio si terrà l’udienza in camera di consiglio.

Cinque anni fa è iniziata una battaglia legale per avere giustizia

Una prima piccola vittoria per Agata Zerbo. Una donna combattiva che non dopo la perdita del padre non vuole che le famiglie delle vittime dell’amianto restino in silenzio.

“Ho sempre creduto nella giustizia e continuerò a farlo. Sono soddisfatta che dopo due richieste di archiviazione l’avvocato Bonanni sia riuscito ad apporsi e a fare fissare un’udienza in camera di consiglio”.

Questo il commento della figlia di Salvatore Zerbo che è sempre più convinta di non abbassare la guardia.

“Continuerò la mia battaglia contro l’amianto perché tutti conoscano i danni che provocano le fibre d’amianto. Mi fermerò solo dopo la morte. E’ una battaglia che dobbiamo vincere insieme, perché tutti sappiano che inalando quei maledetti veleni, senza precauzioni, si va incontro alla morte”. Conclude così la figlia della vittima che da oltre cinque anni sta lottando per avere giustizia.

La storia di Salvatore Zerbo

Salvatore Zerbo aveva lavorato dal 1975 al 1983 nello stabilimento Fincantieri di Palermo. Nel 1992 aveva cominciato ad accusare i primi problemi di salute. Dagli accertamenti diagnostici era emerso che quei disturbi e quel malessere generale erano provocati da un mesotelioma pleurico. È un cancro del polmone provocato dall’inalazione delle fibre di amianto che non lascia quasi mai via di scampo.

Il 5 febbraio 1993 Salvatore Zerbo ha lasciato la famiglia dopo atroci sofferenze. Un dolore incolmabile nei cuori dei congiunti, in particolare in quello della figlia che ancora oggi non riesce a darsi pace. Non riesce a rassegnarsi perché ha la consapevolezza che quel maledetto cancro è stato provocato dall’inalazioni di veleni.

La vittima, infatti, proprio per le sue mansioni all’interno della Fincantieri, era esposta quotidianamente alle fibre di amianto senza alcuna protezione e senza alcuna prevenzione. Una patologia professionale, quella di Salvatore Zerbo certamente non unica.

Sembra siano decine se non centinaia, infatti, le vittime dell’amianto in quello di Palermo come in altri siti della Fincantieri.

La storia di Zerbo infatti è solo un tassello del grande mosaico che l’ONA cerca di ricomporre per ottenere giustizia per le vittime Fincantieri. L’associazione è infatti schierata dalla parte delle vittime in altri tre procedimenti, due presso il Tribunale di Torre Annunziata e uno in quello di La Spezia.

Aggiornamento 2022 Fincantieri: 1 milione di risarcimento

Riguardo Fincantieri news, il Tribunale di Torre Annunziata, come magistratura del lavoro, con sentenza n. 2030 del 30/12/2021, ha accolto le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni.

Questa sentenza è una news Fincantieri molto importante per permettere ai lavoratori di prendere coscienza dei loro diritti. Inoltre può essere esibita anche negli altri procedimenti, per i cantieri navali Palermo e per Fincantieri Palermo news.

Consulenza e tutela legale delle vittime amianto Fincantieri

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste i lavoratori della cantieristica navale in tutta Italia. Sono in corso decine e decine di procedimenti che vedono impegnato l’Avvocato Ezio Bonanni.

L’ONA tutela le vittime amianto Fincantieri Palermo grazie all’assistenza legale. Le vittime hanno diritto alle prestazioni previdenziali e al risarcimento danni. L’associazione ti assiste per ottenere i benefici contributivi, il prepensionamento e l’indennizzo INAIL.

Per richiedere la consulenza gratuita ONA si può compilare il form o chiamare il numero verde.

Numero ONA amianto Fincantieri Palermo
Whatsapp ONA amianto Fincantieri Palermo

    Effetto Covid e sport: le tesi dell’ONA

    Covid 19 Serie A
    Covid 19 Serie A

    Effetto Covid e sport: necessaria la prevenzione

    Effetto Covid e sport. Necessario prevenire il dilagare del virus ma, al tempo stesso proteggere le vittime dell’amianto. Così, nella conferenza stampa del 13.10.2020 in Campidoglio.

    Il lockdown e l’attività sportiva: possibile conciliazione

    In questi giorni di forzata inedia casalinga, si affollano i pensieri ed inevitabili affiorano le considerazioni. Il mondo dello sport è ostinatamente al palo, tal quale il mondo della scuola.

    Infatti, le valenze educative, sociali e salutistiche non sono meno importanti di quelle dell’economia generata dall’attività sportiva.

    Inoltre, lo sport è anche spettacolo, professionismo ed impresa. Ma questo non ammette scorciatoie, perché è necessaria la tutela della salute. Anche in questo momento in cui sembrano essere ripresi i contagi, è fondamentale la tutela della salute.

    Lo sport, però, non può essere accantonato. È molto importante, quindi, che l’attività sportiva prosegua anche in questo periodo.

    Lo sport e la prevenzione delle malattie cardiache

    Infatti, con l’attività sportiva, il cuore è più robusto e resistente. L’impegno aerobico porta alla richiesta di ossigeno e, quindi, si aumenta il carico di lavoro del cuore. I polmoni con il cuore, sono più efficienti.

    Quindi, un cuore allenato, aumenta la quantità di sangue senza dispendio di energia.

    Ne consegue che, l’attività fisica, fa diminuire il rischio di malattie cardiovascolari e ictus, in quanto evita l’ipertensione.

    Infatti, l’esercizio fisico, come camminare o andare in bicicletta, riduce la pressione di chi è iperteso e previene questa malattia. Evita l’obesità, ed anche ciò è importante.

    L’attività fisica, quindi, mantiene il peso giusto, ed evita di ingrassare. Coloro che sono sovrappeso, rischiano l’ipertensione ma anche l’alto colesterolo. Quindi, chi ingrassa rischia malattie cardiovascolari.

    A maggior ragione, in caso di esposizione ad amianto ed altri agenti tossico nocivi dell’apparato respiratorio.

    In particolare, coloro che sono ammalati di asbestosi, oltre ad evitare il Covid-19, debbono sostanzialmente praticare un’attività fisica minima, come camminare.

    Sempre seguendo le indicazioni del Dott. Arturo Cianciosi, medico volontario ONA. Inoltre, l’attività fisica, favorisce la prevenzione del diabete.

    Più fare sport e meno fumo di sigaretta

    L’effetto Covid e sport è anche quello di evitare di fumare. Il fumo di sigaretta è particolarmente deleterio, perché è cancerogeno. In particolare, il tumore del polmone è causato proprio dal fumo di sigaretta e l’amianto.

    Lo sport è molto importante. Quindi, effetto Covid e sport è quello di favorire le attività motorie, meglio se individuali. In questo modo, è possibile abbattere anche il consumo di tabacco.

    Effetto Covid e sport: tutela della salute

    Eppure vedrete che, come ci sarà un minimo spiraglio, quelle saranno le prime avvisaglie del ritorno alla normalità. Peccato, che in questa fase si vada perdendo l’opportunità del dialogo e del confronto, sia pure a distanza.

    Lo sport nella versione “Sport e Salute” potrebbe e dovrebbe avere ruolo orientativo e guadagnare tempo sulla strada della riconversione. Si tratta di una vera e propria prevenzione primaria.

    In più, in questo modo, si tutela il versante culturale e della responsabilità sociale del movimento, che è fatto anche di opinioni e libertà individuali.

    Tant’è che si è arrivati a dover stoppare i runner per decreto collegato al COVID 19. Cominciano a segnalarsi gesti di filantropia, come quelli della nuotatrice olimpica Pellegrini, piuttosto che dell’Auto Ferrari. Oppure, rinunce a stipendi da parte di calciatori professionisti…

    Effetto Covid-19 sullo sport italiano

    Tra l’effetto Covid e sport vi è anche quello di rilanciare lo sport italiano, il che, come abbiamo visto, migliora la salute, oltre ai risultati olimpici.

    Certo, l’importanza del medagliere è fondamentale, e lo ricordano i nostri campioni del passato, che hanno abbracciato la lotta contro l’amianto.

    Credo però che il suggerimento di un dirigente di lungo corso e particolare sensibilità, come Vincenzo Vittorioso, andrebbe considerata. Lo sport italiano, con la sua rete straordinaria di sodalizi sul territorio e con i milioni d’iscritti.

    In questo frangente e per il futuro, il mondo dello sport è fondamentale e non solo contro l’amianto.

    Lo sport è importante anche per la salute sociale e psicologica dell’individuo e della collettività. Laddove lo sport è debole, le istituzioni sono più fragili. E lo sono anche le collettività e i singoli.

    Nelle pieghe delle marginalità sociali diversamente irraggiungibili, si innesca la criminalità e il degrado sociale e morale. Sicuramente, una delle strutture maggiormente organizzate e vocate è quella del Settore Salvamento della Federnuoto.

    Quest’ultima, forte di competenze, di numeri di assoluto rispetto e che potrebbe essere schierata, contando su competenze di protezione civile riconosciute e sperimentate.

    Intanto la FIGC ha dedicato uno speciale Scudetto ai medici ed ai paramedici vittime del dovere, a quelli che il CNIFP, in occasione del SANIT, nel 2010, proclamò “Medici Fair Play”.

    Sport prevenzione Covid-19

    Sport prevenzione Covid-19

    La guida dell’ONA per prevenire il Covid-19 nello sport

    Sport prevenzione Covid-19. Infatti, non è solo l’amianto il rischio, quando c’è la pandemia. Anzi, gli esposti all’amianto debbono essere ancora più attenti.

    Emergenza Covid-19 e lo sport: proteggersi

    Quello di proteggersi dal Covid-19 è importante. Questo virus è, infatti, assassino. Quindi, nell’attività sportiva è fondamentale la prevenzione, con le regole dettate dalle autorità. Si evita, così, di allargare a macchia d’olio l’epidemia, che è molto rischiosa per le vittime dell’amianto e per chi è fragile.

    Quel che noi umani stentiamo a capire è che l’emergenza è tale che comporta cambiamenti anche radicali per periodi indefiniti, salvo ragguagli certi.

    Adesso, siamo di fronte ad un tormentone generalizzato su tutte le tematiche possibili, a partire dallo sport spettacolo. Ma non solo.

    Lo stop imposto nel periodo del lockdown dovrà essere riproposto ora che l’epidemia si sta di nuovo allargando. Anche le star del calcio nazionale sono state colpite dal Covid-19. Per questi motivi, l’Avv. Ezio Bonanni ha prescritto molta attenzione e prudenza.

    Siamo contro una ripresa generalizzata di attività ludiche, in particolare la movida, mentre lo sport, quello individuale, è molto importante, anche per prevenire molti malanni.

    Si pensi all’obesità e alle sue conseguenze sul sistema cardiaco e cardiocircolatorio.

    Bisogna contemperare i diritti, tener conto dei contatti ma, non certo solo dei mercati, infarciti di maionese impazzita del sistema.

    Quindi, tutti chiedono soccorso e danari per la sopravvivenza e per la ripresa. Tuttavia, nessuno si pone il problema di quel che in realtà ci attende, sulla vera tempistica di questo “virus black dawn”.

    Si tratta della tempesta letale quasi perfetta, che si completa con l’immanenza di un soccorso.

    Ovviamente interessato da parte di fondazioni e multinazionali farmaceutiche, a fronte di catastrofici imperativi della politica. Quindi, come capitato e sta capitando tra Cina, Inghilterra, Brasile, USA e Russia.

    Ma ora l’epidemia riprende anche in Europa e, negli ultimi giorni, anche in Italia. Eppure, si combatte la guerra a Tripoli e in altre parti del mondo.

    Lo sport sia come le antiche olimpiadi: interrompa le guerre

    Dunque, a nulla valgono e varranno i lai relativi ai ritardi o all’esclusione dai magri soccorsi a pioggia.

    Non servono contributi a pioggia. Si interrompano le guerre, gli acquisti di armamenti. In più, si imponga alla Cina, e agli altri paesi asiatici, di rispettare regole igieniche più serie.

    Il COVID 19,  grida vendetta per il comportamento dei cinesi. Anche i protocolli medici sbagliati, quando l’eparina e il cortisone stanno salvando molte vittime.

    L’importanza del fermo biologico per l’ambiente

    Questo, vale anche per lo sport e gli sportivi in tutte le versioni, perché l’unica vera attenzione al momento riguarda il possibile sostegno agli operatori di base. In più, naturalmente, questo “fermo biologico“, è importante per l’ambiente, e anche lo sport può dire la sua.

    Lo sport come messaggio di speranza nel paese

    Forse, in questa fase, in questa forzata pausa di riflessione, dovremmo deciderci a prendere il toro per le corna. Infatti, a riconsiderare seriamente tutto quello che fin qui ci era sembrato il top, ma non era così. Va valorizzato lo sport, ma con attenzione alle regole preventive del Covid (sport prevenzione Covid-19).

    Se lo sport ci permette di allontarci dalle movide, inutili e dannose per i nostri giovani, distolti dai veri obbiettivi, allo stesso tempo, rappresenta anche una prevenzione medica e sanitaria.

    Non solo evitare problemi cardiaci e cardiovascolari, ma anche sport prevenzione Covid-19. La prevenzione del Covid-19, infatti, si fonda sul distanziamento, sul lavaggio delle mani, etc. Questo anche nel fare sport.

    Allo stesso tempo, se ci si dedica allo sport, si abbandonano le movide (sport prevenzione Covid-19).

    Sport prevenzione Covid-19 e Costituzione

    L’indiscutibile realtà di un modello unico al mondo, connotato da eccellenza nel range delle prime dieci potenze olimpiche. In più, il vulnus inconciliabile con il civismo, come l’assenza di “motoria” nelle scuole primarie della Repubblica.

    E allora? Allora sarebbe bello ed opportuno lanciare un messaggio di speranza al Paese, producendo in questo frattempo indeterminabile una seria proposta di riforma, ponendo seriamente l’imprescindibile inserimento dello sport nella Costituzione.

    Occorre investire le risorse, non tanto sull’effimero soccorso COVID. Ma sull’assunzione e messa all’opera – nelle scuole e sui territori – delle migliaia di laureati di scienze motorie a spasso. Così ci sarebbe sport e salute, tenendo conto che i più piccoli sono allo sbando tra centri privati e fai da te.

    Sport prevenzione Covid-19 e il sommerso

    C’è tutta un’attività sommersa che è rischiosa per la salute. Quindi, in sostanza, l’attività sportiva rientra nella prevenzione primaria. A tutti gli effetti, siamo di fronte allo sport prevenzione Covid-19, che si aggiunge alla prevenzione di malattie cardiache e cardiocircolatorie.

    Rischio OGM e il principio di precauzione

    Arte e Covid

    Rischio OGM: necessarie le verifiche

    Rischio OGM. Si tratta di organismi geneticamente modificati. In questo modo si vuole aumentare la produttività in agricoltura. Ma occorre stare attenti. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni chiedono di applicare il principio di precauzione.

    La prevenzione primaria non passa solo attraverso la bonifica. È necessario evitare cibi geneticamente modificati. Solo così si può salvaguardare quella genuinità dei nostri prodotti agricoli.

    Covid-19 e violazione del principio di precauzione

    La storia del Covid-19 dimostra la trascuratezza dei cinesi nel prevenire il rischio. Venti di Guerra Fredda, si alzano in conseguenza della buriana COVID 19, preannunciando opportunità per quella “calda”.

    Così, vi è ulteriore lucrosa occasione per gli industriali delle armi alla ricerca di nuove fonti di arricchimento.

    Le diverse crisi nel mondo e i migranti

    Le crisi in Libia, Yemen, Venezuela, Sudan e Somalia, dei trasmigranti e dei naufraghi nel Mare Nostrum. Quindi, avete sentito parlare in questo virale frattempo?

    Assolutamente no, anche se i fuochi non sono spenti!

    Dunque, in questo momento, la priorità è un’altra. Si vanno cercando colpevoli e capri espiatori pur che sia, piuttosto che ammettere il nostro peccato più grave.

    Quindi, ammettere che la nostra civiltà è distorta dalla presunzione d’intangibilità. Inoltre, c’è il sentimento satrapico del massimo vantaggio economico, al punto di modificare i semi della vita con OGM.

    Anche il rischio c.d. potenziale deve essere tenuto in considerazione, perché occorre applicare il principio di precauzione.

    Gli OGM provocano un rischio. Stiamo parlando di alimenti che sono modificati nei loro geni. Molte volte possono sviluppare allergie. Infatti, le nuove proteine degli OGM sono spesso di geni completamente estranei all’alimentazione dell’uomo.

    Molte volte, per esempio, inseriscono geni di scorpione, petunie,
    meduse, scarafaggi, etc. Quindi, queste nuove proteine, così introdotte nella catena alimentare, possono causare danni alla salute, tra cui le allergie (rischio OGM allergie).

    Questo non è ammissibile. Non conta solo il PIL, non si può anteporre il profitto alla salute umana che, tra l’altro, è tutelata dall’art. 32 della Costituzione.

    Rischio OGM con riferimento alla delocalizzazione

    C’è il rischio OGM anche con riferimento alla delocalizzazione, in particolare nell’agricoltura.

    Quindi, delocalizzare anche la ricerca e la produzione di beni essenziali per trarne il massimo profitto, è un errore. Allo stesso modo, smantellare le strutture sanitarie, rendere le cure un privilegio e indurre per necessità sette miliardi di potenziali pazienti a conferire deleghe in bianco alle multinazionali del farmaco.

    Così, il rischio OGM si lega anche a questa mentalità.

    Quindi, la pandemia è il risultato anche della anteposizione del profitto alla salute. Così come la sottovalutazione del rischio OGM. In più le farmaceutiche sono le uniche che possono uscire vincenti da una disavventura pandemica globale.

    Così, dal crollo delle economie – dal sociale all’industriale – aggrappate agli algoritmi da rating e nel panico per il precipitare dei PIL. Ecco perché l’ONA dice no.

    Prevenzione secondaria e terziaria rischio OGM

    Per quanto riguarda la prevenzione, il rischio OGM rileva anche per quella secondaria terziaria.

    Quindi, non dobbiamo metterci dalla parte dei selvatici, aviari, terrestri ed aquatici, che ci hanno impestato più o meno direttamente. Quindi, non dobbiamo far godere coloro che predicano la desertificazione antropica, ma riappropriarci degli antichi spazi.

    La bellezza della natura senza il rischio OGM

    Il mondo animale e anche il vegetale stanno manifestando la loro gioia, lo stupore per questo improvviso fermarsi degli umani, ciò è dovuto al Covid-19.

    Paradossalmente, questa pandemia ha fatto rifiorire la natura. Si potrebbe applicare, infatti, il detto che i sorci ballano, mentre il gatto è assente.

    Quindi, il sorcio balla inteso come ambiente, e danzerà ancora, fino a quando ci sarà questa epidemia. Poi ritorneremo al disastro ambientale.

    La tristezza del distanziamento in tempo di epidemia

    Infine e non ultimo, qualcuno comincia a preoccuparsi degli effetti disaffettivi derivanti dal distanziamento sociale e qualcun altro comincia a sospettare che ci sia una sorta di disegno biblico da Grande Vecchio.

    Quindi, è quello che pensa di punirci e ridurci di numero per impossibilità affettiva, oltre che per eliminazione da virus, step by step. Ricordiamo l’americana sifilide, l’africana HIV,  l’asiatico COVID 19. Ovvero tutti letali ammonimenti, sino ad impedire finanche un abbraccio, al sussurrare in un orecchio la parola t’amo, a scambiare un bacio in punta di labbra…

    Il cantico della gioia contro il rischio

    Quando tutto tace vo lontan
    Dalla città
    Solo nella notte
    Il mio cuor scrutando va
    E nel mister non ci va il pensier
    Quando nel mondo c’è ancor
    Chi si illude d’amor
    E d’inganno non sa
    Che c’è il fango quaggiù
    In finzion di virtù.
    Cosa m’importa se il mondo
    Mi rese glacial
    Se di ogni cosa nel fondo
    Non trovo che il mal …

    Degrado Taranto e Ostia: l’ONA interviene

    Taranto e Ostia
    Taranto e Ostia

    Degrado Taranto e Ostia. Se la chiusura di due istituti scolastici a Taranto non è altro che la conferma di un insulto da diossina.

    Ogni oltre limite per l’intera Città, per Roma, delle due l’una: si tratta di un maledetto ritardo amministrativo o siamo di fronte al fallimento del sistema.

    Degrado a Ostia: la denuncia dell’ONA

    In ogni caso si materializza un’apocalisse di lordure, buche, toppe mal messe, vegetazione impazzita, segnaletica scomparsa, interruzioni e deviazioni, insomma una “via dell’orrore”. 

    Infatti, al posto di quella che fu la prima autostrada d’Italia, la Via del Mare. Sì, giusto una ventina di chilometri di quasi rettilineo a fianco della ondivaga Ostiense.

    Quindi, questa arteria decaduta da principale a secondario cordone ombelicale tra la madre Roma e il suo affaccio sul mare, la figlia Ostia.

    Si tratta di protesi moderna di quella che fu la porta d’accesso via Tevere, sull’antica linea di costa.

    Eppure, nonostante le avversità ingiustificabili, determinate da un palese abbandono o se preferite dalla rinuncia dei manutentori dei collegamenti urbani e consolari.

    Quindi, il desiderio di raggiungere l’agognato traguardo azzurro è rimasto formidabile per la moltitudine di pendolari del tempo libero, che comunque trovano il coraggio di affrontare il disagio che si frappone al melanconico piacere, quello elementare e insostituibile, inesorabile di un tramonto sul mare di Ostia.

    Taranto e il degrado e fabbriche della morte

    Prima di pensare al degrado Taranto e Ostia, si deve far riferimento all’ILVA, piuttosto che alla Marina Militare.

    Per questo motivo, l’ONA accomuna tutte le città Italiane per la necessità della bonifica e del decoro urbano.

    Non solo minerali di amianto, ma anche altri inquinanti, per cui è necessario un progetto alternativo di vivibilità delle città e di tutela dell’ambiente.