Italia: Rischio amianto e mobilitazione dei lavoratori
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha ricevuto l’avvocato Ezio Bonanni, nel suo dicastero, per un confronto sulla drammatica situazione del rischioamianto in Italia e sul caso dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane in mobilitazione dall’estate 2020.
Il presidente delll’ONA si è soffermato ad esporre il caso emblematico dei lavoratori delle Industrie Meccaniche Siciliane (SIN Siracusa), in mobilitazione dall’estate del 2020.
Il coordinatore ONA della regione Sicilia, Calogero Vicario, ha accompagnato Bonanni dal ministro, in rappresentanza dei lavoratori.
A questi ultimi, nonostante l’esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni, la Corte di Appello di Catania, in riforma della sentenza del Tribunale di Siracusa che aveva riconosciuto i benefici contributivi per l’esposizione alla fibra killer, ha negato il diritto alla pensione, giudizio ora affidato alla Suprema Corte di Cassazione.
Orlando: allo studio uno specifico intervento normativo
Bonanni ha sottoposto al membro del governo – che ha mostrato particolare attenzione, è scritto nella nota – la riflessione che, per rimuovere l’amianto dagli edifici privati, siano sanciti strumenti premiali per le imprese che innovano in sicurezza. Con modulazione del premio INAIL in relazione agli standard raggiunti, credito di imposta e risorse del recovery found per le bonifiche, e bonus fiscale del 110%.
«Sono vicino alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie», ha dichiarato Orlando, nel corso dell’incontro.
«Faremo tutto quanto è nella nostra disponibilità per la bonifica dei siti, la loro messa in sicurezza, e per la tutela dei diritti delle vittime e dei lavoratori esposti», ha continuato il ministro.
Questi ha sottolineato di essersi già attivato a studiare uno specifico intervento normativo da inserire nella prossima legge finanziaria.
Appello di Bonanni e Vicario per tutelare i lavoratori ammalati
Bonanni e Vicario si sono appellati, quindi, chiedendo che la problematica possa essere risolta con un decreto ad hoc che tuteli i lavoratori.
«Ho insistito sul fatto che è indispensabile bonificare con urgenza per ridurre il rischio di esposizione dei cittadini (prevenzione primaria) – spiega Bonanni -. Ma ho ribadito anche la necessità della sorveglianza sanitaria per coloro che sono stati già esposti (prevenzione secondaria) e delle corrette tutele previdenziali e risarcitorie (prevenzione terziaria), auspicando la deflazione dei contenziosi giudiziari a cui sono costrette le vittime e i familiari per il riconoscimento dei loro diritti».
In Sicilia è allarme amianto. Ritardo del censimento pubblico
La condizione di allarme amianto in Sicilia è stata certificata, a suo tempo, anche dall’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che ha più volte visitato i territori, in particolare Augusta.
Lo stesso ReNaM, il Registro Nazionale dei Mesoteliomi stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% sulla base nazionale.
Il Presidente ONA ha comunque voluto esporre anche un ampio quadro della situazione italiana con i dati di morbilità e di mortalità delle malattie asbesto correlate provocate dall’esposizione all’amianto che nel nostro Paese, solo nel 2020, ha causatoil decesso di 7mila persone. Ma il picco di morti è previsto tra il 2025 e il 2030. L’avv. Bonanni, quindi, denuncia il ritardo del censimento pubblico sia dei casi di mesotelioma sia delle altre malattie asbesto correlate.
Per consulenze, clicca qui per collegarti allo Sportello Amianto dell’ONA
La mappatura amiantocriminografia è un metodo particolare delle scienze forensi. Infatti, questo sistema è utilizzato oltre che dall’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto anche dalle Forze dell’Ordine per schematizzare e visualizzare gli eventi criminali.
Inoltre l’ONA fornisce un servizio di consulenza gratuita medica e legale alle vittime.
È stata concepita come elemento must di implementazione alle nuove strategie di difesa sociale. Infatti, la modalità d’intervento prevede un lavoro minuzioso con le tecnologie e i sistemi geografici d’informazione. In questo modo si riesce a localizzare le zone così dette “calde” da vari punti di vista: criminalità organizzata, reati e modelli crimino-comportamentali.
Mappatura amianto con il sistema informativo geografico
Lo strumento d’indagine SIG (sistema informatico geografico) è utile per poter monitorare una vastissima quantità di informazioni. Infatti, la demografia, posizione delle persone, dei punti nevralgici istituzionali, così da avere un quadro completo delle aree a rischio “zone calde”.
Un’osservazione a 360° in grado di captare ogni singolo movimento nella zona, un meccanismo in grado di aiutare lo Stato per una buona e corretta pianificazione riguardo alle metodologie da attuare in caso di intervento.
Un sistema che viene utilizzato anche per monitorare le situazioni d’emergenza riuscendo a coordinare dall’alto i soccorsi sanitari, vigili del fuoco ma anche le volanti per un inseguimento.
Amianto: la criminologia contro la fibra killer
Il criminologo utilizza il sistema criminografico come supporto alle forze dell’ordine, grazie a esso è possibile predisporre le migliori tecniche d’intervento, nonché metodiche decisioni e gestione della minaccia in corso.
In America utilizzano il sistema COMPSTAT, nome che nasce dall’unione delle due parole con cui si chiama il file del programma originale: COMPare STATistic, un programma modellato secondo la “teoria delle finestre rotte”.
Nel tempo il sistema è evoluto, i sistemi di informazione geografica sono in grado di mappare la criminalità. La mappatura amianto criminografia è quindi lo strumento moderno contro il crimine, tra cui quello ambientale.
Questa scienza è in grado di valorizzare anche la recente normativa sugli ecoreati (Legge 68/2015). Tanto più, in un contesto geografico come quello italiano, nel quale alcune aree sono dominate dalla criminalità organizzata.
Specialmente la Camorra ha nei rifiuti uno dei suoi business. I sistemi di mappatura ed in particolare la criminografia giocano quindi un ruolo chiave di ausilio nella tutela dell’ambiente. Infatti, la mappatura delle zone contaminate, tra cui per esempio la Terra dei fuochi, è fondamentale anche per identificare le responsabilità.
Mappatura amianto e tutela della salute
Ambiente e salute sono un binomio imprescindibile. Infatti, per ambiente si intende prima di tutto l’ambiente naturale: flora, fauna e paesaggio, compreso il clima. In questo contesto l’ambiente e anche il rapporto dell’uomo con ciò che lo circonda.
Quindi, è fondamentale che ci sia una salvaguardia dell’ambiente contro l’inquinamento. Difatti, in molti casi, i danni alla salute, tra cui le malattie asbesto correlate, sono proprio il risultato della contaminazione ambientale.
Ciò è dovuto al fatto che l’amianto fu utilizzato in circa 3.000 applicazioni fino all’entrata in vigore del divieto di utilizzo con l’art. 1 della Legge 257/92.
Si deve osservare che le esposizioni ad amianto sono proseguite anche dopo l’entrata in vigore della legge 257 del 1992 (Aprile 93), per i ritardi delle bonifiche.
Infatti, l’ONA con la pubblicazione dell’avv. Ezio Bonanni “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed.2022“ ha dimostrato che ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali in amianto. Ci sono quindi casi di malattie amianto correlate per esposizioni ambientali alla fibra killer, come conferma la monografia IARC.
Certo, nella maggior parte dei casi, le malattie asbesto correlate sono di orgine occupazionale. Tant’è che l’ONA ha istituito il servizio diconsulenza legale gratuita.
Prevenzione del crimine ambientale con la mappa amianto
La prevenzione del crimine si concentra molto sulla progettazione ambientale, grazie al Crime prevention though environmental design (CPTED). Infatti, con l’ approccio multidisciplinare, che è in grado di sviluppare un deterrente al comportamento criminale con una corretta progettazione ambientale, è possibile quest’interdizione.
Per questo si attuano le seguenti misure di sicurezza in ambito ambientale:
Sorveglianza
Controllo
Rinforzo
Sorveglianza naturale e guardie ambientali
La sorveglianza naturale aumenta l’apprensione del deviante scaturita dal rischio di essere sorpreso durante l’atto criminale. L’installazione di apparecchiature elettroniche riesce a massimizzare la sicurezza pubblica e privata, nel sito di interesse.
Parlando di controllo di accesso naturale si fa riferimento alla limitazione imposta per quelle opportunità di comportamenti devianti verso i rifiuti o comunque siti pericolosi per la vita.
Infine il rinforzo territoriale naturale è fondamentale per un controllo sociale positivo, si avvale di una maggiore definizione degli spazi pubblici/privati e degli spazi a rischio. Il senso di “spazio a rischio” induce ad una automatica limitazione di intrusione.
Utilizzando queste nuove tecnologie di controllo degli spazi viene perfezionato e amplificato il controllo territoriale, così da riuscire a portare avanti lo smaltimento dei rifiuti in modo corretto, senza continuare a rincorrere i criminali ambientali.
Per questi motivi è fondamentale l’uso della APP AMIANTO. Ovvero, lo strumento attraverso il quale è possibile segnalare i siti contaminati. Al tempo stesso, con l’APP AMIANTO è possibile tenersi informati sulla presenza di siti contaminati e quindi, evitare ulteriori esposizioni.
In ogni caso la bonifica amianto è fondamentale per evitare le future esposizioni e quindi fermare la strage amianto.
Lotta contro l’amianto e approccio multimediale
L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno sempre sostenuto che il ruolo chiave per vincere contro l’amianto è la bonifica amianto. Quindi, per poter rimuovere i materiali in amianto, è indispensabile la mappatura amianto.
Inoltre chi è stato già esposto può ottenere la tutela medica e legale. Per avere maggiori informazioni è possibile chiamare il numero verde o compilare il form.
Scarico delle passività legate all’amianto della Johnson & Johnson
Lo scorso 14 ottobre la Johnson & Johnson ha scaricato le passività legate al “talco all’amianto” su una nuova filiale, per farlo, ha presentato istanza di protezione fallimentare, avvalendosi del “Capitolo 11”, una controversa norma della legge fallimentare del Texas.
Favorevole alle imprese, la norma consente di scorporare le redditività dalle passività aziendali.
Reuters ha riferito per la prima volta a luglio che J&J stava esplorando la possibilità di scaricare le sue passività relative al talco, dichiarando bancarotta.
J&J: una delle tante ad utilizzare la norma per le sue passività
Amianto nel talco
J&J non è la prima azienda a utilizzare questa “strategia di riorganizzazione”.
Il colosso del legname Georgia-Pacific ha utilizzato l’affiliata Bestwall nel 2017 per limitare le sue passività relative all’amianto.
Trane Technologies e Saint-Gobain stanno andando nella stessa direzione.
Strategie legali simili sono state utilizzate nei tribunali fallimentari dai membri della famiglia Sackler, proprietaria del produttore di OxyContin Purdue Pharma.
Anche il Comitato Olimpico degli Stati Uniti e i Boy Scouts of America, che affrontano una raffica di reclami relativi agli abusi sessuali, si sono appellati a questa discutibile legge.
Johnson & Johnson nell’occhio del ciclone
Grazie a questa mossa, J&J cercherà di risolvere, in maniera “indolore”, le circa 38.000 cause legali, attuali e future, legate alla presenza di amianto nella polvere di talco.
La famosa “baby powder” per neonati, avrebbe infatti causato gravi problemi medici, inclusi tumori ovarici e mesotelioma, ai suoi consumatori.
La manovra di bancarotta di J&J tuttavia sta provocando l’indignazione generale.
LTL Management assorbe le passività di J&J
Ad agosto, un gruppo di avvocati aveva tentato, senza successo, di bloccare la ristrutturazione aziendale.
Un tribunale fallimentare statunitense nel distretto del Delaware aveva difatti rifiutato di emettere un ordine restrittivo contro J&J.
La nuova filiale, che consentirà a J&J di beneficiare delle leggi sulla protezione fallimentare, si chiama LTL Management LLC.
LTL ha presentato istanza di fallimento in un tribunale federale di Charlotte, North Carolina.
Di conseguenza, le vittime di amianto dovranno accettare accordi economici inferiori, mentre Johnson & Johnson potrebbe risparmiare un bel po’ di miliardi di dollari.
“I consumatori non possono recuperare danni contro una grande azienda solvibile. Devono rivalersi su questa società fittizia più piccola creata da J&J”, ha dichiarato uno dei legali delle vittime.
Lo sdegno dei legali
“Questo è pazzesco. Quello che sta accadendo è un crimine aziendale, come non abbiamo mai visto “, ha dichiarato l’avvocato newyorkese Daniel Wasserberg, specializzato in casi di talco contaminato all’amianto.
“Amo gli Stati Uniti d’America, ma oggi è un giorno triste”.
È assurdo che, in nome del profitto “una megacorporazione come Johnson & Johnson possa assumersi le responsabilità per migliaia di casi di cancro e morte”.
” Lo ha fatto inserendoli in un nuovissimo ‘spin-off’ in Texas, per poi fallire poche settimane dopo”.
L’entità del risarcimento
Intanto, il tribunale fallimentare dovrà determinare l’importo da mettere in un fondo fiduciario, in modo che LTL Management possa potenzialmente risarcire i richiedenti presenti e futuri.
Johnson & Johnson talco contaminato all’amianto
Nel più recente deposito in tribunale, J&J ha affermato di aver già stanziato un fondo pari a 2 miliardi di dollari.
Botta e risposta fra azienda e legali
Circa la decisione di ricorrere al fallimento, la multinazionale fornisce una discutibile giustificazione.
“Stiamo intraprendendo queste azioni per fare chiarezza su tutti i casi“, ha dichiarato in una nota Michael Ullmann, vicepresidente esecutivo di J&J e consigliere generale.
“Mentre continuiamo a sostenere fermamente la sicurezza dei nostri prodotti cosmetici a base di talco, riteniamo che risolvere questa questione nel modo più rapido ed efficiente possibile sia nel migliore interesse dell’azienda e di tutte le parti interessate”.
“Questo puzza“, ha detto in una dichiarazione l’avvocato Andy Birchfield, un querelante dell’Alabama che rappresenta le vittime del talco contaminato. “Sostengono che il loro prodotto sia sicuro e poi tentano di nascondersi dietro la bancarotta”.
“J&J può correre, ma non può nascondersi” ha chiosato il legale.
La multinazionale non si cura delle polemiche
Incurante delle polemiche, Johnson & Johnson afferma che dichiarare bancarotta sia totalmente legittimo.
Durante una telefonata con gli investitori, il direttore finanziario di J&J Joseph Wolk, ha difeso la manovra fallimentare e ha nuovamente ribadito l’assoluta mancanza di nocività dei prodotti a base di talco per bambini.
Stranamente però, la produzione della baby powder si è interrotta lo scorso anno.
“Esiste un processo consolidato che consente alle aziende, che affrontano sistemi illeciti abusivi di risolvere i reclami in modo efficiente ed equo”, ha affermato Wolk.
“Saranno i tribunali fallimentari a decidere. Non spetta agli avvocati dei querelanti e nemmeno a Johnson & Johnson”, ha aggiunto.
Passività amianto e “bancarotta fraudolenta”
La risposta di J&J, fondata sulla legittimità della norma, non ha soddisfatto i legali.
I detrattori ritengono che questo sia un mezzuccio, grazie al quale, società e individui facoltosi, usano il fallimento per bloccare le cause, senza effettivamente presentare istanza di fallimento.
John G. Simon, Professore Emerito di Giurisprudenza presso la Yale Law School dell’Università della Georgia, ha descritto aziende ricche come Johnson & Johnson come “truffatori”.
Ha inoltre sostenuto che tali aziende e organizzazioni, ricevono i benefici della protezione del Capitolo 11 mentre “sostengono solo una frazione degli oneri associati”.
I critici affermano anche che le leggi fallimentari permissive consentono alle aziende di presentare istanza di fallimento nelle giurisdizioni federali “favorevoli” alle società.
E difatti, Johnson & Johnson ha sede nel New Jersey, ma queste manovre legali sono state eseguite in North Carolina e Texas.
Altre voci contro Johnson & Johnson
“Un’altra gigantesca società sta abusando del nostro sistema fallimentare per proteggere i suoi beni ed eludere la responsabilità per il danno che ha causato alle persone in tutto il paese“, ha twittato la senatrice Elizabeth Warren.
Anche l’American Association for Justice, una coalizione di avvocati processuali, ha criticato la manovra di J&J e ha chiesto una legislazione per bloccare questo tipo di tattica legale.
“Moltissimi americani soffrono di cancro, o piangono la morte di una persona cara, a causa del talco tossico per bambini che Johnson & Johnson ha messo sul mercato“, ha affermato il gruppo in una nota.
“La loro condotta e la trovata fallimentare sono tanto spregevoli quanto sfacciate”.
Cosa accadrà in futuro?
Negli ultimi mesi, studiosi di diritto, membri bipartisan del Congresso e gruppi di difesa dei consumatori, hanno lanciato un allarme.
Ricorrere ai tribunali fallimentari nel tentativo di bloccare le cause è per loro fonte di preoccupazione.
Vedremo cosa succederà in futuro. Unica certezza è che l’amianto, in tutte le sue forme, è letale.
Il tribunale di Verona condanna il ministero dell’Interno a riconoscere “vittima del dovere” Vigile del Fuoco ammalato per l’amianto nelle macerie del terremoto all’Aquila.
«Quella del Tribunale di Verona – dichiara il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avvocato Ezio Bonanni – è una sentenza importante perché costituisce la prova che la presenza di amianto nelle macerie del terremoto dell’Aquila, e quindi che le attività di soccorso eseguite senza protezione, hanno causato ai vigili del fuoco intervenuti una preoccupante condizione di rischio».
Il giudice del lavoro del tribunale di Verona, Cristina Angeletti, ha condannato il ministero dell’Interno a riconoscere lo status di «vittima del dovere» a P.N., Vigile del Fuoco esperto, in forza al comando provinciale di Verona.
Il ministero dell’Interno deve, quindi, corrispondere a P.N. i “benefici previsti per le “vittime del dovere” ai sensi dell’art. 1 commi 563,564 della legge 23.12.2005 n. 266 e del d.p.r. 7.7.2006 n. 243 e i benefici pensionistici (incremento retribuzione pensionabile e conferimento della pensione privilegiata ordinaria)”.
Vigile del Fuoco, giudice riconosce il nesso causale
“Tanto premesso – è scritto nella sentenza n. 558/2021 – si ritiene che il nesso causale, con particolare riferimento ai criteri cronologico, topografico, di efficienza lesiva, di probabilità statistica sia a favore della correlazione tra l’esposizione alle molteplici sostanze tossiche durante i sei anni di piena operatività come VdF e il LNH manifestatosi a fine 2012”.
Il ministero, aveva negato il diritto al riconoscimento nonostante la prova del rischio, e contestata anche dell’assenza di dispositivi di protezione adeguati.
Il giudice ritiene sussistente il requisito di “vittima del dovere”
Nel 2012, il Vigile del Fuoco ha contratto il linfoma non Hodgkin, che gli ha procurato un danno biologico pari al 25%. P.N. che oggi ha 50 anni, è stato esposto all’amianto e ad altri cancerogeni durante le operazioni di smaltimento delle macerie del terremoto dell’Aquila del 2009.
Il giudice, “alla luce dell’istruttoria testimoniale che ha evidenziato missioni particolarmente urgenti e pericolose (come quella svolta dopo il terremoto dell’Aquila) che sia sussistente ed integrato il requisito richiesto. Anche sotto il profilo della verosimile riconducibilità dell’inalazioni tossiche ai servizi di soccorso urgente espletati”.
Interventi dei VVFF ad alto rischio di esposizione a cancerogeni
L’Osservatorio Nazionale Amianto da anni denuncia la condizione di rischio amianto e altri cancerogeniche ha un forte impatto epidemiologico sulle condizioni di salute di tutti i vigili del fuoco.
«Per questi motivi – dichiara l’avv. Bonanni – abbiamo chiesto che nel PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) siano stanziate risorse per l’ammodernamento delle dotazioni e per una più efficace sorveglianza sanitaria. Tenendo conto anche degli addetti al settore privato che svolgono mansioni di pronto intervento in caso di incendio e terremoto con alto rischio di esposizione ad amianto, a sostanze tossiche e cancerogene».
L’Osservatorio nazionale Amianto ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294 e con lo sportello telematico di assistenza
Con una risoluzione approvata dalla larghissima maggioranza dell’Aula – 675 voti a favore, 2 contrari e 23 astenuti – i membri del Parlamento Europeo hanno chiesto alla Commissione Europea di intervenire sulla questione amianto
Le principali richieste avanzate a Strasburgo
Parlamento europeo di Strasburgo
Nello specifico, i deputati hanno chiesto alla Commissione di:
1) ridurre i limiti di esposizione professionale all’amianto dall’attuale di 0,1 fibre/cm3 a 0,001 fibre/ cm3 (in linea con i più recenti pareri scientifici);
2) istituire dei registri digitali pubblici nazionali per l’amianto e altre sostanze pericolose presenti negli edifici;
3) presentare una strategia europea per rimuovere tutto l’amianto ancora presente negli edifici (ESRAA) prima dell’inizio di ogni ristrutturazione;
4) dare sostegno ai proprietari di case per la rimozione dell’amianto, attraverso uno screening da effettuare prima dell’affitto o della vendita;
5) predisporre un piano di smaltimento sicuro dei rifiuti di amianto;
6) presentare una proposta legislativa che garantisca il riconoscimento di tutte le malattie professionali, comprese quelle legate all’amianto, e norme minime per il risarcimento delle vittime.
“Questo quadro” – si legge in una nota – “dovrebbe contenere nuove proposte legislative e un aggiornamento della normativa vigente sulla protezione dei lavoratori dall’amianto”.
Un serial killer chiamato “amianto”
Il termine amianto indica i minerali di silicio naturali, friabili, composti da fibre resistenti al calore e alla corrosione.
In passato è stato ampiamente utilizzato nell’edilizia e nell’industria manifatturiera, per via delle sue straordinarie proprietà.
È possibile trovarlo nell’isolamento di tubi e condotti, materiali ignifughi, guarnizioni di freni e frizioni, cemento e alcune piastrelle per pavimenti in vinile.
Se respirate, le sottilissime fibre di amianto provocano un processo infiammatorio cronico e per un periodo più lungo, l’irrigidimento del tessuto polmonare da parte di depositi fibrosi.
Ciò compromette la respirazione ed è il sintomo principale dell’asbestosi.
Non esiste una soglia minima
Poiché i tempi di latenza, fra l’esposizione e lo sviluppo delle patologie asbesto correlate, sono lunghissimi, i primi sintomi possono manifestarsi anche decenni dopo l’esposizione.
Se questa si è protratta nel tempo, si può sviluppare un tumore specifico della pleura, chiamato mesotelioma, un cancro la cui prognosi è quasi sempre infausta.
La maggior parte degli studi riporta una sopravvivenza mediana inferiore a un anno dopo la diagnosi e ad oggi non esistono cure miracolose.
Inoltre, poiché non esiste una diagnosi precoce, è quasi sempre impossibile intervenire in tempo, bloccando così l’avanzare della malattia.
Parliamo sopratutto dei lavoratori coinvolti nell’estrazione, nella macinazione, nella produzione o nell’installazione di prodotti a base di amianto.
Tuttavia, non esiste una soglia minima di sicurezza, (ci si può ammalare anche dopo una sola esposizione).
Oggi, il mesotelioma è il tumore professionale più comune nell’UE.
Solo nel 2019, 90mila europei sono morti per tumori legati all’amianto e parliamo quasi sempre di cifre al ribasso.
In italia, la fibra killer è stata messa al bando con la Legge 257/92. È stata bandita dall’UE nel 2005.
Ciononostante, negli edifici europei sono ancora presenti milioni di tonnellate di amianto.
Green Deal e rischio amianto
Nel prossimo decennio, il Patto Verde europeo (Green Deal) prevede di “rinnovare dal punto di vista climatico” milioni di vecchi edifici.
Saranno pertanto smantellati pavimenti, tubi e tetti.
Senza uno screening adeguato, i lavoratori saranno esposti all’uso massiccio delle fibre di amianto.
Se non si interviene anticipatamente, moltissimi lavoratori saranno vulnerabili alle malattie legate all’asbesto.
Appare dunque fondamentale, rafforzare le regole atte a proteggere i lavoratori edili dai pericoli dell’amianto, prima che vengano rilasciati miliardi di euro dall’UE per i prossimi lavori di ristrutturazione.
Ma c’è un altro particolare da non sottovalutare in termini di sicurezza sul lavoro.
L’amianto espone al rischio anche tutti quei lavoratori “distaccati”, che non conoscono la natura dei materiali con cui vengono in contatto.
Ciò rende estremamente difficile per loro ottenere un risarcimento 30 anni dopo la loro esposizione, quando si sviluppano i tumori.
La relazione di Nikolaj Villumsen a Strasburgo
Utile a questo punto leggere qualche passo saliente della relazione di Nikolaj Villumsen.
“Nel prossimo decennio, i lavoratori edili rischieranno di essere esposti al massiccio uso (passato) di fibre di amianto, sui soffitti polverosi e negli scantinati stretti”.
“Mentre gli edifici europei saranno rinnovati dal punto di vista climatico come richiesto dal Green Deal”, ha evidenziato l’eurodeputato danese del gruppo LaSinistra e relatore del testo.
“Insisto sul fatto che la transizione verde in Europa debba garantire un ambiente di lavoro sicuro”
Anche una minima esposizione all’amianto può essere mortale”. “Dobbiamo abbassare la soglia prevista dalla legge”, ha sottolineato il deputato.
“Nessuno dovrebbe morire per colpa del lavoro”.
Al termine del voto, Villumsen ha poi dichiarato “È incredibile. Abbiamo raccolto una grande maggioranza in Parlamento per sbarazzarci di tutto l’amianto mortale in Europa”.
“Il voto di oggi salverà sicuramente delle vite”.
Il sostegno dei sindacati a Strasburgo
Anche i sindacati hanno sostenuto attivamente la risoluzione.
Su tutti Tom Deleu, Segretario Generale della Federazione europea dei lavoratori edili e del legno (EFBWW).
Deleu ha dichiarato: “Non possiamo voltare le spalle ai lavoratori edili, ai vigili del fuoco, ai minatori e ai lavoratori delle pulizie o dello smaltimento dei rifiuti”.
“ Questi lavoratori sono regolarmente esposti all’amianto. Nessuno dovrebbe essere esposto all’amianto!”
Cosa accadrà dopo Strasburgo
Nella nuova strategia proposta dalla Commissione per la salute e la sicurezza sul lavoro 2021-2027, l’Esecutivo dell’UE parla di puntare a zero decessi correlati al lavoro.
Ma l’obiettivo si potrà raggiungere a patto che vengano rispettai i punti chiesti dai parlamentari.
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