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Asbestosi pleurica: vittoria di Dal Cin, Ministero si oppone

asbestosi pleurica
controlli di sicurezza

Vittoria per il finanziere di Sabaudia, Antonio Dal Cin, colpito da asbestosi pleurica, contro il ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Tribunale di Latina, accogliendo il ricorso dell’avvocato Ezio Bonanni, con sentenza del 25 novembre 2021, ha riconosciuto al militare una invalidità del 50%. Ha quindi condannato il ministero dell’Interno al pagamento di due assegni vitalizi per un importo complessivo di 1533 euro mensili e alla liquidazione di 90mila euro.

Dal Cin aveva già ottenuto il riconoscimento della causa di servizio e la conseguente equiparazione a vittima del dovere. Soltanto, però, per le patologie che interessano il distretto respiratorio, non anche per quella psichiatrica.

Le patologie del finanziere sono 3: asbestosi pleurica, bronchite cronica asmatiforme e disturbo ansioso disadattivo (disturbo dell’adattamento con ansia).

Per il disturbo ansioso, secondo i giudici, non ci sarebbe alcun riconoscimento in sede amministrativa della genesi professionale. Dal Cin avrebbe dovuto dedurre e dimostrare la sussistenza di “particolari condizioni ambientali o operative implicanti l’esistenza. O anche il sopravvenire, di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche”.

Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal Tribunale ha, però, affermato che “le patologie asbestosi pleurica e bronchite cronica asmatiforme possono essere ricondotte secondo adeguati criteri probabilistici all’esposizione a fibre di amianto la cui presenza è stata accertata sul luogo di lavoro. La menomazione può essere ascritta alla tabella A categoria 6”. Il ctu ha riconosciuto quindi una invalidità complessiva del 50%, che è stata confermata dal Tribunale.

Asbestosi pleurica, l’ONA da sempre al fianco di Dal Cin

Una vittoria dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto che da anni si batte per le vittime dell’asbesto, ma che è soltanto una tappa del lungo percorso giudiziario intrapreso con slancio dall’avvocato Bonanni. “Difenderò il finanziere Antonio Dal Cin in tutte le sedi di giustizia”, ha più volte ribadito Bonanni. Tra qualche giorno, il 9 febbraio 2022 si terrà infatti anche l’udienza davanti al Tar del Lazio.

L’avvocato chiede l’accertamento del diritto del ricorrente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Ma anche il risarcimento del danno biologico, professionale, esistenziale, morale e mobbizzanti. Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in 1.631.568,50 euro.

Ora dovrà anche sostenerlo nel ricorso in Appello. L’ultimo giorno utile, infatti, il Ministero dell’Interno ha appellato la sentenza di condanna del Tribunale di Latina, sezione Lavoro, del 25 novembre dello scorso anno.

Dal Cin: Giustizia chiede tempo, ma sono condannato a morte

“Le persone si rispettano in vita – ha ribadito Dal Cin – non deponendo corone d’alloro. Le Vittime del Dovere si onorano, riconoscendo il loro sacrificio, non negando diritti sacrosanti e legittimi, così com’è accaduto nel mio caso, fino ad arrivare a dichiararmi invalido al 5% della totale quando non posso gridare al miracolo. Permango ostaggio di una giustizia terrena che è “ingiusta”, perché continua a chiedermi tempo, pur sapendo che sono un condannato a morte.

Sono una Vittima del Dovere che grida giustizia e chiede che i diritti siano riconosciuti in vita e non ereditati dalle famiglie già provate dal dolore e dalla sofferenza. Sono un uomo, un marito, un padre che resiste per garantire un pezzo di pane da mettere in tavola per la famiglia. Questo Stato non vuole riconoscere la gravità di una malattia che esiste e mi sta uccidendo, mi logora ulteriormente e ogni giorno cresce in me la preoccupazione che mia moglie, gravemente malata, e i miei figli minorenni si ritrovino senza niente per vivere, costretti a combattere contro uno Stato che abbandona a se stesso chi fedele al giuramento l’ha servito fino all’estremo sacrificio”.

Asbestosi pleurica, il caso di Antonio Dal Cin

Arruolato nel corpo della Guardia di Finanza nel settembre del 1991, Dal Cin ha frequentato il 61° Corso “Cadore” della Scuola Alpina di Predazzo (TN).

Dopo un breve periodo di assegnazione al Gruppo di Ferrara – Distaccamento di Bondeno (FE), il 23 novembre 1992 giunge alla Brigata di Prosecco (TS). Prima destinazione dal corso, dove presta servizio fino al 14 agosto 2004, ad eccezione di un periodo di 180 giorni, alla compagnia di Terracina (LT).

Il 14 agosto 2004 Dal Cin si sposta dalla Brigata di Prosecco (TS) al Centro Sportivo di Castelporziano (RM), dove presta servizio fino al 16 maggio 2006.

In data 16 maggio 2006 si trasferisce dal Centro Sportivo di Castelporziano (RM), al dipendente III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), nell’ambito delle “situazioni straordinarie” connotate da ragioni di salute “gravi”.

Nell’agosto del 2012 prende servizio alla Brigata di Sabaudia (LT), perché assegnato all’impiego di servizio operativo, mai svolto un solo giorno, in forza delle sue precarie condizioni di salute. L’8 gennaio 2014 la Guardia di Finanza lo colloca infine in congedo assoluto, perchè non più idoneo al servizio d’Istituto.

Pur essendo malato di asbestosi, una patologia altamente invalidante e mortale, da una parte è stato valutato totalmente inabile (100%), dall’altra, in sede di riconoscimento di vittima del dovere, aveva ottenuto solo il 5% di invalidità. L’accertamento tecnico d’ufficio del medico legale del Tribunale di Latina invece gli ha riconosciuto un maggior grado invalidante.

Sentenza importante perché Antonio, oltre ad essere gravemente malato, ha una situazione veramente difficile. Ha a carico due bambini, Matteo e Anna, di 9 e 15 anni, e la coniuge con problemi di salute. La moglie soffre, infatti, di sclerosi multipla ed è stata sottoposta ad intervento di tiroidectomia totale. Non percepisce nulla dallo Stato.

Asbestosi pleurica, solo uno dei rischi amianto

L’ONA, attraverso il suo presidente, avvocato Ezio Bonanni, denuncia da 20 anni i rischi legati all’esposizione all’amianto. L’asbesto, altro nome della fibra killer, causa infatti infiammazioni e tumori. Tra questi il mesotelioma e diverse patologie asbesto correlate.

La Legge 257 del 1992 ha messo al bando l’amianto in Italia, ma a causa dell’esposizione a questi minerali si continua purtroppo a morire. Le malattie si manifestano, infatti, anche decenni dopo l’esposizione. L’INAIL ha raccolto i numeri della strage silenziosa nel VII Rapporto ReNaM. L’avvocato Ezio Bonanni ha aggiornato il tutto nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”, sono stati raccolti i dati più aggiornati. Anche nell’ultima rilevazione i decessi sono in aumento. Il picco delle vittime sarà registrato, secondo le stime ONA, tra il 2025 e il 2030.

Fibre amianto nella discarica abusiva a Lecce

discarica di amianto, Gela
discarica di amianto, Gela

Il Movimento Regione Salento ha trovato fibre amianto nella discarica abusiva a Parco Rauccio, a Frigole, (Lecce). L’abbandono illecito di rifiuti si trova nella zona Ingrosso. La denuncia è partita da Giancarlo Capoccia, coordinatore del MRS Lecce e Maria Scardia, del Dipartimento tutela ambientale. Insieme a Giuseppe De Cuore, dirigente del Nucleo tutela ambientale e protezione civile Eco Federcaccia Lecce e a Giovanni Ciccarese, presidente Federcaccia, hanno eseguito un sopralluogo trovando diverso materiale accantonato. Tra questo anche l’amianto.

Fibre amianto, i rischi per la salute

L’asbesto, altro nome per chiamare l’amianto, è altamente dannoso per la salute. Da anni l’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto ha abbracciato la missione di sensibilizzare sulla necessità delle bonifiche, per diminuire il numero delle vittime e, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, è al fianco dei lavoratori e delle loro famiglie con un’assistenza legale gratuita.

Le fibre amianto se inalate possono causare infiammazioni e tumori. Il mesotelioma è tristemente famoso, ma anche il tumore del polmone e diverse patologie asbesto correlate.

L’Ona ha raccolto i numeri, tutt’altro che rassicuranti, nell’ultima pubblicazione del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Anche l’INAIL elabora un rapporto e l’ultimo disponibile è il VII Rapporto ReNaM.

Fibre amianto tra i rifiuti abbandonati a Frigole

Il Movimento Regione Salento ha individuato le fibre amianto tra i rifiuti accatastati al Parco Rauccio: un vero e proprio scempio. Si tratta in particolare di onduline in eternit, utilizzate per le tettoie in amianto fino al 1992 anno della messa al bando dell’asbesto.

I responsabili del MRS hanno trovato anche elettrodomestici, materiale di scarto edile e di potatura, sacchi di plastica neri contenenti di tutto, mobili rotti di legno, materiale plastico, pneumatici, addirittura lo scafo di una barca in vetroresina.

“Di fronte ad un casolare e in prossimità della strada sterrata – spiegano ancora dal MRS – è stato rinvenuto un pozzo con il muro perimetrale della bocca che presenta una situazione statica precaria e l’assenza di idonea chiusura dell’imbocco crea un reale pericolo di caduta dall’alto”.

Il MRS ha quindi presentato denuncia all’Ufficio Ambiente del Comune di Lecce e alla Polizia Locale. La richiesta è una bonifica della zona che, per quanto riguarda l’amianto, deve essere eseguita con tutte le precauzioni.

Come smaltire l’amianto

L’ONA più aiutare i cittadini che devono smaltire amianto con attraverso l’assistenza tecnica gratuita. E’ fondamentale, infatti, provvedere allo smaltimento amianto in modo adeguato per minimizzare i rischi.

In Italia, come ha più volte denunciato l’avvocato Bonanni, ci sono ancora 40 mln di tonnellate di amianto e materiali contenenti asbesto in 1 mln di siti e micrositi, con elevata friabilità.

Sono materiali posti in opera già da 28 anni, e, in molti casi anche oltre. Per questo è venuto meno il potere aggrappante del cemento che evita la dispersione delle polveri di amianto.

L’unico modo per poter limitare davvero i danni è la messa in sicurezza degli spazi contenenti amianto, attraverso la bonifica, con incapsulamento, confinamento e rimozione.

Mattarella, politica e istituzioni dal teatrino al teatro

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Politica e istituzioni dal teatrino al teatro, con Mattarella, Draghi ed Amato: editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

E così, ancora una volta, l’Italico Stivale salva il tacco e pure la punta, extrema ratio, con la rielezione del Presidente Sergio Mattarella. Anche però con la implicita conferma di Mario Draghi a leader del Governo e la concomitante elezione di Giuliano Amato a Presidente della Corte Costituzionale.

Mario Draghi

Diciamo che per il resto la situazione mostra, anzi accentua tutte le sue problematicità strutturali. E’ venuto il tempo di porre mano all’architettura di un sistema che non può reggersi contando sullo spirito di sacrificio, la resilienza e non ultimo la perizia di pochi superstiti di quella che fu la demonizzata Prima Repubblica, a fronte della inadeguatezza dei più, generati dalla Seconda e cresciuti nella Terza.

Giuliano Amato

Mattarella, necessaria transizione etico-culturale

Adesso la “terna arbitrale”, composta appunto dai “Senior” Mattarella, Draghi e Amato, non avrà davvero bisogno del VAR. Non servirà per prendere la necessarie ineludibili decisioni atte a restituire, prima che poi, autorevolezza alle Istituzioni.

Il Paese ha come prioritaria la necessità di una complessa transizione etico-culturale, che sia propedeutica a tutte le altre, dalla ecologica, alla digitale e naturalmente alla politica nella sua accezione più ampia.

L’ONA, associazione votata alla lotta all’amianto

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto è nato per sostenere le vittime dell’amianto. In un momento in cui i diritti legati all’esposizione di questo materiale tanto pericoloso non venivano riconosciuti. Dagli anni ’40 alcuni studi dimostrarono come la fibra killer facesse ammalare i lavoratori e chiunque ne fosse stato a contatto. Con un’incidenza di malattie gravissime tra i dipendenti delle aziende che lo utilizzavano per le loro produzioni.

Nonostante questo soltanto con la Legge 257/1992 l’Italia ha messo al bando l’asbesto e l’anno successivo non lo hanno più utilizzato. Le malattie, tra cui mesotelioma, diversi tipi di tumore e patologie asbesto correlate, però, compaiono a distanza anche di decine di anni dall’esposizione amianto.

L’ONA ha raccolto i dati della strage silenziosa e sono disponibili nell’ultima pubblicazione del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I numeri relativi al mesotelioma sono anche sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Tanti lavoratori dell’edilizia, ma anche dei cantieri navali in tutta la Penisola, hanno visto ammalarsi e morire i propri colleghi. Negli anni hanno avuto paura, ad ogni dolore, che fosse capitato ache a loro. L’amianto non ha risparmiato neppure i loro familari, perchè le tute di lavoro cariche di polveri di amianto venivano portate a casa, sbattute e lavate, perchè non erano fornite tute monouso, né mascherine adeguate.

Eppure è difficile per le vittime veder riconosciuti i propri diritti, benefici contributivi, pensionistici e risarcimento danni. Per questo l’ONA fornisce assistenza legale tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

Militare morto mesotelioma, Ministero condannato a risarcire

Giuseppe Lazzari, Militare morto
Il maresciallo capo Giuseppe Lazzari

Militare morto a 46 anni per mesotelioma: il Ministero della Difesa è stato riconosciuto responsabile per l’esposizione ad amianto e uranio impoverito.

Il Tar del Lazio ha riconosciuto il Ministero della Difesa responsabile della morte, per mesotelioma pleurico, del maresciallo capo Giuseppe Lazzari. L’uomo è di Torre Annunziata, ma risiedeva a Pescara con la famiglia. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

“Dimostrato – ha commentato l’avvocato Bonanni – il nesso di causalità di esposizione ad amianto e ad uranio impoverito e mesotelioma. Giustizia è fatta per il maresciallo Lazzari, ora giustizia a tutti gli altri. È necessario che il Ministero la smetta di negare i diritti alle vittime”.

La sentenza, del 5 gennaio 2022, “rende giustizia ad un altro martire, vittima della pace”, così Antonio Dal Cin, eroe della lotta contro l’amianto. Antonio è stato uno dei primi a sostenere l’iniziativa dell’avvocato Ezio Bonanni, a far sì che si riconoscesse il nesso causale. In questo caso un duplice nesso causale. Cioè uranio impoverito ed amianto, una miscela esplosiva.

Ne sanno qualcosa la vedova e gli orfani, entrambi ancora minorenni, quando l’uomo perse la vita. Le esposizioni, sia ad uranio impoverito che ad amianto, sono state fatali per il maresciallo Lazzari.

È il primo caso di mesotelioma per esposizione ad amianto e a radiazioni per l’uso di proiettili all’uranio impoverito. Così si spiega la morte del militare, a soli 46 anni, nel pieno della sua vita, che ha dedicato alla patria.

Per questo, il 26 febbraio 2013, si chiudeva la vita del maresciallo Giuseppe Lazzari.

Militare morto, la battaglia dell’ONA

La loro vicenda era giunta all’Osservatorio Nazionale Amianto e all’avvocato Ezio Bonanni, che non si sono dati per vinti e hanno sostenuto la vedova e gli orfani. Hanno affrontato la lunga, dura ed estenuante battaglia legale, presso il Tribunale di Pescara per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Contestualmente anche quella presso il TAR del Lazio per la causa di servizio e il risarcimento dei danni.

L’avvocato Bonanni ha dovuto confutare ben due perizie che dichiaravano come non fosse provata la presenza di amianto nel laboratorio dell’ospedale militare di Chieti. Proprio qui Lazzari ha prestato servizio tra il 1992 e il 2010. L’eposizione ci sarebbe stata anche nelle missioni all’estero.

Già con sentenza del 26 luglio 2021 il Tar del Lazio aveva chiarito che entrambe le perizie non fossero condivisibili. Perché era provato il nesso causale e soprattutto perché non c’erano altre cause di origine extraprofessionale.

Oltre che per alcune attrezzature utilizzate in laboratorio, Lazzari era stato esposto nel corso della sua vita lavorativa all’asbesto presente nelle cucine da campo utilizzate nelle missioni all’estero. Come pure nei mezzi corazzati usati negli spostamenti, ma anche all’uranio impoverito, trovato nelle sue urine. Diversi studi hanno accertato la presenza di amianto pure negli elicotteri impiegati dall’esercito italiano.

Militare morto, mancanza di dispositivi di protezione

“In tutte queste situazioni – è stato più volte ribadito – il militare avrebbe operato privo di dispositivi di protezione e non sarebbe mai stato informato della presenza di agenti patogeni. […] Il fisico del militare sarebbe stato inoltre debilitato dalle numerose vaccinazioni, che avrebbero depresso il suo sistema immunitario”.

Ora il Tar del Lazio riconosce il nesso tra esposizione e malattia, basandosi anche sulla perizia del consulente tecnico del Tribunale di Pescara, nell’ambito del giudizio sul riconoscimento dello status di “vittima del dovere”.

I danni causati dall’amianto

L’ONA combatte da anni una difficile battaglia contro l’amianto. L’asbesto provoca infatti non solo tumori asbesto correlati, ma anche, asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, e, soprattutto, tumori dell’amianto. Il quadro del rischio è ben delineato nell’ultima monografia dello IARC.

La legge 257 ha vietato l’utilizzo della fibra killer nel 1992, ma il materiale contamina ancora edifici, scuole e ospedali, è utilizzato nei teatri di guerra e non solo. Le bonifiche amianto sono lente e le vittime sono in crescita, come denunciato dall’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati sul mesotelioma sono consultabili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

Militare morto, responsabilità del Ministero della Difesa

Il Tar del Lazio nella sentenza del 5 gennaio 2022 ha richiamato il principio per cui “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure necessarie che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

In relazione ai militari, l’Amministrazione della difesa ha il dovere “di proteggere il cittadino-soldato da altre forme prevedibili e prevenibili di pericoli non strettamente dipendenti da azioni belliche, … dotandolo di equipaggiamento adeguato”. E’ tenuta inoltre “a fornire tutti gli strumenti di protezione individuale ragionevolmente utili al fine di prevenire i possibili rischi”.

I giudici amministrativi sottolineano come la causa del mesotelioma pleurico dipenda unicamente dall’esposizione all’amianto e affermano che “costituisce ormai fatto notorio l’effetto carcinogenico dell’amianto nell’insorgenza del mesotelioma pleurico”.

Per tutti questi motivi hanno dichiarato “la responsabilità del ministero della Difesa” e il diritto dei ricorrenti al risarcimento dei danni subiti.

Per la quantificazione del danno il Tar nominerà un nuovo verificatore che dovrà formulare una proposta. Ha infine fissato la prossima udienza al 17 giugno 2022.

La moglie della vittima: “Il processo è stata una sua volontà”

“Sono sicuramente sollevata – ha commentato così la sentenza la moglie di Lazzari, Anna Odore – nella misura in cui il divenire di questo processo è stato anche un motivo di ricordo di mio marito. E’ stata una sua volontà, quella di abbattere un sistema così ben assestato, che negava gli effetti derivanti dall’amianto e dall’uranio impoverito.

Questa sentenza – ha continuato – è un motivo di slancio anche comunicativo per mettere in evidenza che dove ha lavorato mio marito l’amianto e l’uranio impoverito erano presenti. Negare questo è negare la straordinarietà dei nostri militari”.

L’ONA e l’assistenza legale e medica

In questi 10 anni l’ONA è rimasta al fianco della famiglia del militare morto fornendo assistenza legale a 360 gradi fino ad arrivare a questa importante vittoria. Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line (https://onanotiziarioamianto.it/sportello-amianto-ona-nei-territori/), o contattare il numero verde 800 034 294.

In Italia purtroppo ancora manca una mappatura e le bonifiche amianto sono in colpevole ritardo. Quel che è peggio è che i casi di malattie asbesto correlate sono in crescita. Per questo l’associazione ha ideato e realizzato una App per le segnalazioni dei siti in cui ancora è presente amianto.

L’ONA tv punta i riflettori sulle vittime del dovere

Lo scorso anno, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha puntato i riflettori sulle vittime del dovere, attraverso la trasmissione ONA TV.

L’iniziativa ha dedicato ben due episodi sull’argomento, entrambi consultabili ai seguenti link.

Addio ad Aurelio Pischianz, presidente storico AEA Friuli

Pischianz
Aurelio Pischianz, il secondo da sinistra, con l'avvocato Ezio Bonanni durante un convegno

Aurelio Pischianz, è morto oggi l’ex presidente AEA FVG

E’ stato per 20 anni l’ex presidente dell’AEA – Associazione esposti amianto del Friuli Venezia Giulia, Aurelio Pischianz. Oggi è venuto a mancare, dopo una lunga sofferenza, all’affetto dei suoi cari e di tutti quelli che lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato la determinazione nella lotta contro l’asbesto.

A darne notizia è stata la nuova presidente dell’AEA FVG, Santina Pasutto, che ne aveva preso il testimone nel 2019. “In questo triste momento – ha detto Pasutto – ci stringiamo attorno alla famiglia del nostro Amato Fondatore della Associazione esposti Amianto FVG. Un uomo che ha fatto sua la causa delle vittime amianto. È stato per me un esempio da seguire”.

“Un uomo forte che si è battuto come un leone contro l’amianto”, ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, del Foro di Roma, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. L’avvocato e tutta l’associazione sono vicini alla famiglia in questo momento di lutto.

Aurelio Pischianz, una vita dedicata alla lotta all’amianto

Pischianz è stato leader storico dell’associazione in Friuli Venezia Giulia. E’ stato al fianco di tante famiglie che hanno dovuto confrontarsi con l’amianto killer. La battaglia più nota forse l’ha combattuta proprio con Santina Pasutto, dopo la morte del marito Roberto Persich. Un ex autista della Nettezza Urbana del Comune di Trieste, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico maligno. Insieme, per far riconoscere il nesso causale tra la professione di Persich, con costante esposizione all’amianto, e la malattia che lo ha portato alla morte in soli 3 anni, hanno organizzato anche diverse manifestazioni.

Il giudice del Lavoro Silvia Burelli, del Tribunale di Trieste, accogliendo il ricorso dell’avvocato Ezio Bonanni, con la sentenza del 2015 condannò infine il Comune al risarcimento di tutti i danni subiti dalla vittima.

“Devo ammettere – aveva detto Pischianz quando decise di non ricandidarsi come presidente – che dopo oltre vent’anni di intensa attività era giunto il momento di un po’ di riposo e di godermi la famiglia. Ciò non significa – aveva sottolineato facendo ben capire che non sarebbe sparito – che mi assenterò completamente dalla vita associativa. Anzi rimarrò quale memoria storica per supportare eventuali richieste e necessità dei soci. Nonché per pungolare e spronare l’attuale Consiglio Direttivo a portare avanti le nostre storiche rivendicazioni”. Così aveva fatto, fino a quando aveva potuto.

Il caso Persich

L’ex autista della Nettezza Urbana del Comune di Trieste era stato a contatto con l’amianto ogni giorno. L’asbesto si trovava nei freni dei veicoli che guidava e di cui si occupava quando erano in panne.

L’amianto fu impiegato senza remore, nonostante si conoscesse bene la sua pericolosità già dagli anni ’40, in tutta Italia e anche in Friuli Venezia Giulia, nel periodo del boom economico. Le aziende lo utilizzarono per diversi impieghi, fino alla sua messa al bando, con la Legge 257/1992.

Nonostante questo, poiché le malattie che causa possono manifestarsi anche a distanza di decenni, il numero delle vittime continua a crescere e il picco, come spiegava sempre Pischianz, è previsto tra il 2025 e il 2030. Così come denuncia da sempre anche l’avvocato Bonanni, anche nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

I dati sul mesotelioma in particolare sono disponibili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.