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Summer School per lo sviluppo sostenibile

summer school sviluppo sostenibile
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“Stili di vita per lo sviluppo sostenibile“, è una Summer School per studenti universitari, che consente di acquisire “conoscenze multidisciplinari e competenze trasversali per affrontare le sfide della complessità, della sostenibilità e della transizione digitale, in linea con gli obiettivi del PNRR e le richieste del mondo del lavoro“.

Ad organizzarla è l’Università degli studi di Cassino e del Lazio Meridionale. L’evento si svolgerà nella sede del Castello angioino di Gaeta dal 30 agosto al 9 settembre 2023. Le iscrizioni sono aperte fino al 18 agosto e la frequenza è gratuita. Il corso è gestito dal Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute dell’Ateneo di Cassino, ed è coordinato dalla prof.ssa Floriana Ciccodicola.

Biologia, economia e sociologia per la sostenibilità

Il corso della Summer School è riservato a 50 studenti regolarmente iscritti all’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Il corso consente di acquisire 18 CFU (crediti formativi universitari), ed inoltre una certificazione Open Badge (attestato digitale delle competenze acquisite, riconosciuto a livello internazionale). La Summer School è organizzata nell’ambito delle attività di Technopole Roma, che – spiega Unicas – “è il nuovo ecosistema di innovazione per lo sviluppo sostenibile che alimenta il filone della ricerca, della formazione e dell’innovazione della Regione Lazio e che coinvolge sette Università, Enti e pubblici e privati, gruppi industriali e imprese“.

L’evento si articola in un percorso che attraversa diversi campi disciplinari: sono infatti contemplate, in maniera integrata, biologia, economia, fisiologia, geologia, psicologia e sociologia. L’obiettivo del corso è promuovere lo sviluppo di una dimensione formativa interdisciplinare, “contribuire alla crescita di una cultura dello sviluppo sostenibile e all’adozione di corretti stili di vita da parte degli studenti, che ne diventeranno ambasciatori nelle loro comunità e nelle reti sociali cui partecipano“.

Borse di studio per la partecipazione alla Summer School

unicas summer school

Unicas mette a disposizione 24 borse di studio a copertura delle spese di soggiorno per tutta la durata del corso.

In prima istanza, le borse di studio saranno destinate alle nuove matricole, e gli studenti verranno ospitati nella Foresteria del Castello di Gaeta. Saranno dunque assegnate in base all’ordine di arrivo della domanda di iscrizione. In subordine, in base agli studenti iscritti al I anno, in base al voto del diploma di maturità; e poi agli studenti iscritti agli anni successivi al I di una Laurea triennale, o di una Laurea magistrale, dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, in base alla media ponderata degli esami sostenuti. Tutte le informazioni dettagliate sono contenute nel bando di partecipazione.

Bonanni: “Non è sufficiente l’accordo raggiunto in Europa”

bonanni accordo in Europa
L'avv. Bonanni «Ogni vittoria legale rappresenta un passo avanti verso la giustizia per coloro che hanno sofferto»

Il Consiglio dell’Unione europea ha raggiunto un accordo con il Parlamento per rafforzare la protezione dei lavoratori contro i rischi di esposizione all’amianto. La direttiva UE sull’amianto sancisce, infatti, la riduzione del limite di soglia di esposizione da 0,1 fibre per centimetro cubo (f/cm³) a 0,01 f/cm³, perciò di dieci volte inferiore.

«Questo non basta, date le esposizioni del passato -dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto-. Il numero di vittime è in crescente aumento».

A preoccupare dell’accordo, oltre la soglia, sono i tempi

Sebbene le istituzioni europee abbiano abbandonato quella timidezza che assecondava le esigenze dell’industria delle lobby, lo sforzo sembra non bastare.

«Sono anni che ribadisco come la soglia minima sia soltanto una situazione di compromesso con l’industria –continua l’avvocato Bonanni –. È un’ancora di salvezza per l’industria dell’amianto, tenendo conto che in altri Paesi europei la messa al bando è arrivata in ritardo rispetto all’Italia. Per esempio, in Ucraina, l’amianto è stato messo al bando solo nel 2020. Tutti gli edifici sono stati costruiti con amianto. Ora le bombe li stanno sbriciolando. Quindi le soglie sono una foglia di fico per cercare di nascondere l’effettiva lesività dell’amianto, anche a bassissima dose. Con il Procuratore Guariniello e con scienziati e tecnici, riuniti nella Commissione dall’allora ministro dell’Ambiente Costa, abbiamo lavorato per un nuovo testo di legge qui in Italia, purtroppo senza esito».

A preoccupare maggiormente sono i tempi di realizzazione degli obiettivi perseguiti dall’accordo. Gli Stati membri dispongono di ben due anni per introdurre il nuovo livello massimo di esposizione di 0,01 f/cm³ e di addirittura sei anni per introdurre la microscopia elettronica, strumento di misurazione più sensibile utilizzato per rilevare i livelli di amianto sul luogo di lavoro.

L’esposizione ad amianto in Europa cresce

Eppure l’emergenza amianto in Europa continua a mietere vittime. L’Unione europea ha messo al bando l’uso dell’eternit nel 2005, tuttavia il minerale è ancora presente in diverse infrastrutture più vecchie. Perciò le esposizioni alla fibra killer continuano.

In Europa muoiono ancora 90mila persone a causa del mesotelioma, patologia neoplastica dovuta esclusivamente all’amianto. Le vittime sono in aumento anche in Italia, come testimonia il VII Rapporto ReNaM. In più tra i 4 e i 7 milioni sono i lavoratori esposti nell’Ue.

Dati i tempi previsti dall’attuazione della direttiva, l’esposizione aumenterà del 4% nel prossimo decennio a causa della ristrutturazione degli edifici per portare all’efficientamento energetico entro il 2030, nell’ambito del Green Deal.

La lotta dell’ONA per la prevenzione primaria

L’ONA da anni si batte per uscire dai tribunali perché la questione amianto sia finalmente affrontata e risolta dal Legislatore. Occorre un impegno comune di maggioranza e opposizione con tutte le istituzioni, perché vincere contro l’amianto si può e si deve.

Per farlo è necessario provvedere alla prevenzione primaria e alla bonifica dei siti contaminati da agenti cancerogeni, per tutelare la salute dei cittadini. Per questo l’ONA ha deciso di ideare anche l’App Amianto, al fine di facilitare la segnalazione.

“Per risolvere il problema amianto serve lo Stato”

problema amianto, parla giampiero cardillo
problema amianto, parla giampiero cardillo

«Bisogna trovare una soluzione al problema amianto, non rivolgersi solamente ai tribunali». Queste sono le parole del generale dei Carabinieri in congedo, Giampiero Cardillo, da anni componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Nazionale Amianto e responsabile del dipartimento “Progettazione per la Pianificazione e lo Sviluppo del territorio” dell’ONA.

Risolvere l’emergenza amianto è infatti urgente, dato che il periodo di latenza delle patologie asbesto correlate è di circa 40 anni dall’esposizione. Un passo avanti oggi sarebbe quindi importante anche e soprattutto per le future generazioni. Tuttavia non si riesce a sintetizzare una soluzione comune e uniforme per tutto il territorio nazionale.

«Sarebbe un’ennesima sconfitta per i morti, i malati, le famiglie colpite dall’amianto se la questione si colorasse ancora di una o un’altra tinta politica, magari a fasi alterne maggioranza/opposizione – dichiara Cardillo -. Sia in mano all’opposizione del momento, sia in mano al governo in carica, l’ONA ha contato e scontato finora mille promesse e poca sostanza, tanto da dover continuare a combattere duramente nei tribunali. E si continua a morire e soffrire a migliaia. Ogni anno.

L’ONA sogna da anni di uscire dai tribunali per entrare in stanze dove politica e amministrazione di ogni colore possano ragionare assieme, sotto l’unica bandiera di tre colori, quella italiana, che è anche quella della solidarietà, della sussidiarietà, della verità. Per debellare assieme questo comune nemico con l’unica ricetta possibile: ottime leggi chiare, ottima amministrazione territoriale della salute, del rifiuto, della tecnica operativa, del sostegno a chi è colpito dal danno incurabile».

Risolvere il problema amianto con la ricerca

Per trovare una soluzione comune e definitiva occorre incentivare la ricerca medica e tecnologica. Quest’ultima, in particolare, può servire a trasformare l’amianto ancora presente nel nostro Paese in altri materiali non pericolosi.

Un’iniziativa di questo tipo è quella compiuta dal professore Norberto Roveri, direttore del Laboratorio di Strutturistica Chimica Ambientale e Biologica (LEBSC) all’Università di Bologna. I ricercatori del LEBSC, nel 2002, hanno messo a punto fibre sintetiche di amianto geomimetico, cioè con caratteristiche chimico-fisiche che copiano il materiale geologico naturale, senza però essere tossiche poiché non contaminate da metalli estranei come il ferro. Questa scoperta ha poi permesso di capire come poter denaturare e distruggere le fibre di amianto naturale.

Ciò che occorre è solo il siero esausto di latte, anch’esso un rifiuto pericoloso. Con questo processo, brevettato dal Chemical Center in Italia e poi esteso a livello europeo, si ottiene prima la rimozione della componente cementizia delle lastre in eternit grazie all’acidità del siero di latte. Poi si ha la completa liberazione delle fibre di asbesto, che vengono distrutte completamente con un processo idrotermale a 180 °C. Il tutto avviene in immersione nel siero di latte, così da eliminare qualsiasi possibilità di immissione di fibre di amianto nell’aria.

Per effettuare questo processo possono essere utilizzati anche altri rifiuti alimentari acidi, come avvenuto in impianti di prova presenti in alcune regioni d’Italia. Tra questi ci sono i rifiuti acidi della viticultura, della spremitura delle olive, della lavorazione dei pomodori e della produzione di birra.

Cardillo: “o il tribunale o una politica efficiente”

Eppure, come sottolinea lo stesso Cardillo, tutte queste sperimentazioni non hanno dato luogo ad altro. I ritardi nelle bonifiche continuano. E la legislazione punitiva fa sì che le persone continuino a nascondere l’amianto in cantina invece di rimuoverlo e smaltirlo correttamente.

«Nei tribunali non c’è la soluzione al problema. Serve lo Stato – continua Giampiero Cardillo -. E oltre all’intervento pubblico serve anche quello privato, come è successo in Germania o in Spagna. Si può quindi affrontare, per esempio, il problema della Terra dei Fuochi, intervenendo coralmente e mettendo insieme tutte queste iniziative. Bisogna scegliere: o il tribunale o una politica efficiente».

Problema amianto, necessaria la prevenzione primaria

Lo stesso presidente dell’ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, continua a denunciare i ritardi delle bonifiche in Italia, come rivela anche nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”.

«L’unico modo per fermare la strage causata dall’amianto è la prevenzione primaria, cioè evitare l’esposizione. E ciò può essere realizzato solo quando i siti contaminati saranno bonificati – afferma l’avvocato Bonanni -. È necessaria una transizione ecologica, ma anche etica, morale e sociale».

Per consentire a tutti i cittadini di segnalare la presenza di aree a rischio e contribuire alla mappatura e allo smaltimento dei materiali cancerogeni l’ONA ha istituito l’App Amianto.

Amianto nelle case popolari a Milano: ancora niente bonifica

case popolari di milano, problema amianto
case popolari di milano, problema amianto

L’amianto è ancora presente in molti edifici nel nostro Paese, sia strutture pubbliche, come scuole e ospedali, sia immobili privati. Era il 2018 quando i residenti delle case popolari a Milano segnalavano la presenza di amianto nell’edificio. A oggi ancora nessuna bonifica è stata effettuata.

Case popolari di Milano: la segnalazione dell’amianto

Ben cinque anni fa si certificò la presenza di amianto in diverse aree degli stabili popolari di Milano, dai solai alle cantine, dalle tubature di scarico dei servizi igienici e a quelle dell’aria circolante nel sottosuolo. Ma, nonostante il tempo trascorso, non è stata effettuata la messa in sicurezza del sito. Tuttora i cittadini restano esposti a gravi rischi per la propria salute.

Infatti le famiglie che vivono in quegli alloggi sono rimasti lì senza che l’amministrazione comunale agisse per tutelarle: bambini, anziani, donne e uomini, continuano a essere esposti al pericolo di sviluppare malattie asbesto correlate.

A porre l’adeguata attenzione a questa terribile situazione è il quotidiano Libero, che riporta l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia all’interno del Consiglio comunale, Riccardo Truppo, il quale si è recato nelle aree periferiche del capoluogo lombardo e si è confrontato con gli inquilini delle case popolari.

I cittadini abbandonati dalle amministrazioni

I condomini degli stabili popolari di Milano continuano a essere abbandonati dal proprio Comune. Nonostante non abbiano mai smesso di pagare le tasse relative all’abitazione, i loro muri si sgretolino e lo stato di degrado aumenta di giorno in giorno. Con esso cresce il rischio di contaminazione dell’aria e di contrarre gravi patologie, come il mesotelioma.

Come racconta la testata Libero, persino i tecnici incaricati della gestione dei contatori si sono rifiutati di scendere nelle cantine per paura di respirare le particelle di amianto. Per di più, lo stabile ospita anche spazi dedicati a esercizi commerciali, che fino a pochi mesi fa comprendevano anche servizi per l’infanzia.

Costo della bonifica è minore di quello sanitario e sociale

La presenza di questi siti non ancora bonificati fa sì che la strage causata dalla fibra killer non si plachi. L’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno stimato circa 7mila vittime in Italia soltanto nel 2022.

Le famiglie, spesso abbandonate dalle istituzioni, continuano a essere esposte al pericolo, che può portare a conseguenze fino a 50 anni dalla prima esposizione. Per questo, sebbene l’uso dell’amianto sia illegale dalla legge 257/1992, il picco delle patologie correlate al minerale è previsto per il 2030.

Come spiega l’avvocato Ezio Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, l’unico modo per evitare nuove esposizioni sono le bonifiche. I costi di queste sono inferiori rispetto a quelli sanitari e sociali, che ogni anno si spendono per la questione amianto. È quindi importante segnalare i siti contaminati, per provvedere alla mappatura e alla bonifica, e questo è possibile grazie all’App Amianto dell’ONA.

A Lecco, bonificata dall’amianto, un’opera d’arte

opera d'arte Sora
Lecco, opera d'arte bonificata dall'amianto Foto: Lecco news

Per la prima volta è stata effettuata un’operazione unica che ha permesso di bonificare dall’amianto il Teatro della Società di Lecco, salvaguardando l’opera d’arte realizzata nel 1979 sulla volta del soffitto.

Bonificare un’opera d’arte, un intervento unico

«Si tratta di un intervento di recupero unico nel suo genere – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio di Lecco, Maria Sacchi -. L’opera in acrilico si realizzò su uno strato di amianto. Non ci sono esempi simili nella letteratura di restauro. L’obiettivo è stato bonificare l’amianto dal teatro così che alla sua riapertura sia sicuro. Al contempo abbiamo voluto salvaguardare l’opera del Sora».

L’affresco, intitolato “Il teatro della vita“, fu realizzato in acrilico da Orlando Sora, pittore marchigiano, nel teatro della città, risalente a metà dell’Ottocento. In particolare esso si trova nella volta del soffittone, uno dei luoghi della struttura in cui si rilevò l’amianto, oltre al boccascena.

Le varie fasi della bonifica dell’opera d’arte

La restauratrice Antonella Vitiello ha guidato l’intervento. Dopo la messa in sicurezza della zona attigua al soffittone, attuata dai tecnici di Ats, la restauratrice ha effettuato un bendaggio delle figure dell’opera d’arte, per fissare l’apparato acrilico e figurativo. Si sono poi delimitate e staccate dal soffitto. Questa operazione è durata dieci giorni. Le figure sono state isolate e sottoposte ad analisi di laboratorio per verificarne la contaminazione.

Una volta rimosso tutto l’apparato figurativo, i tecnici dell’impresa specializzata hanno provveduto alla bonifica dell’amianto, durante la quale si sostituirono anche alcuni elementi lignei compromessi. Si pose una nuova rete nervometal e si realizzò la base in cocciopesto, un rivestimento impermeabile.

Costruito un nuovo intradosso, la restauratrice ha applicato su di esso nuovamente le figure, nella stessa posizione scelta dall’artista. A essere ricreato ex novo, con l’acrilico, è stato lo sfondo cromatico, con le stesse sfumature, gli stessi colori e lo stesso effetto martellato originale.

«Per gli occhi di chi entrerà nel teatro non si capirà la diversità – continua l’assessore Sacchi -. Tuttavia la diversità ci sarà e, anche se non visibile, è di grandissimo valore perché non ci sarà più amianto nella nostra piccola “Scala” lecchese. Come amministrazione siamo felici di aver raggiunto entrambi gli obiettivi: bonificare dall’amianto e restituire ai leccesi l’opera del Sora».

L’importanza di segnalare e bonificare l’amianto

Scegliere di bonificare dall’amianto la struttura, nonostante le difficoltà riscontrate, è stata sicuramente l’opzione migliore per salvaguardare la salute di tutti gli spettatori.

Purtroppo la fibra killer è ancora presente in diversi edifici pubblici, non solo a Lecce ma in tutta Italia, come testimonia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia”.

Infatti, alla legge 257/1992, che ha messo al bando l’uso di questo materiale cancerogeno, non è seguita una bonifica su tutto il territorio. Ne consegue che la strage causata dall’esposizione al minerale continua. Secondo il VII Rapporto ReNaM, sono sempre più i casi di mesotelioma, grave patologia provocata solo dall’asbesto. È quindi importante evitare ogni esposizione e segnalare i siti contaminati, anche grazie all’App Amianto.