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Bonifica delle scuole da amianto a Bra: tre nuovi interventi

bonifica delle scuole, amianto, interventi
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La bonifica delle scuole dall’amianto continua. Questa volta il merito va al Comune di Bra, in Piemonte. Sono infatti ben tre gli interventi conclusi recentemente, commissionati dall’amministrazione della città, per la rimozione di materiale contenente amianto in alcune scuole della zona.

Bonifica delle scuole da amianto nel comune di Bra

I lavori di bonifica a Bra hanno riguardato una tettoria della scuola primaria “Rita Levi Montalcini”, in via Vittorio Emanuele II, e i serbatoi presenti sia nell’istituto primario “Augusto Jona”, di frazione Bandito, sia la scuola d’Infanzia “Gianni Rodari”, che ha sede in via Ospedale.

Complessivamente sono stati rimossi e smaltiti, secondo le procedure previste dalla legge, quasi 750 chilogrammi di amianto. Il costo complessivo dei lavori è stato di circa 7.200 euro. Di questi il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020, nell’ambito del Piano operativo ambientale (Poa), ha coperto circa 5.600 euro del costo totale. Quest’ultimo è il principale strumento del Governo italiano di finanziamento e attuazione delle politiche di riduzione degli squilibri economici e sociali sul territorio nazionale.

Ancora amianto in Piemonte ma non solo

Da anni l’amministrazione comunale procede alla bonifica di tutti i manufatti contenenti fibrocemento ancora presenti negli immobili pubblici. Come infatti denuncia anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”, i materiali in eternit sono ancora diffusamente presenti sul territorio nazionale, sia in edifici privati sia in quelli pubblici, come scuole e ospedali.

In particolare il Piemonte risulta altamente contaminato. Nel maggio 2020 risultavano 44.840 siti con coperture in fibrocemento, censiti dai Dipartimenti Territoriali di Arpa. Secondo gli ultimi dati, le bonifiche hanno riguardato 16 edifici pubblici, 100 privati e 389 tra impianti industriali, artigianali, agricole e commerciali. Il totale è di oltre 727mila metri quadrati di coperture. In corso di bonifica risultano invece 6 edifici privati e 131 di altra tipologia. Mancano invece da mettere in sicurezza 819 edifici pubblici, 8.567 edifici privati e 29.038 strutture di tipologia diversa, per oltre 11,9 milioni di metri quadrati di coperture.

L’ONA sostiene i cittadini e aiuta a evitare rischi alla propria salute facilitando la segnalazione delle aree contaminate e contribuendo alla mappatura con l’App Amianto.

Amianto killer alla Cotral, la Cassazione accoglie ricorso

Luigi Pennacchietti-amianto killer alla COTRAL

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della vedova e degli orfani di un lavoratore Cotral. Morì a soli 37 anni da un cancro al polmone dovuto all’esposizione all’amianto.

L’operaio, elettromeccanico e manutentore di mezzi rotabili, dal 1988 aveva lavorato alle officine di Roma Centocelle di Cotral S.p.A., società di trasporto pubblico del Lazio, smontando apparecchiature e componenti elettrici contenenti amianto. Era il 1992 quando iniziarono a comparire i primi sintomi del tumore polmonare che ne causerà il decesso nel 1994, a soli 37 anni.

luigi pennacchietti

Amianto killer alla Cotral, la battaglia giudiziaria

I familiari si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere giustizia. È stata intrapresa quindi la battaglia contro l’amianto killer alla Cotral, in difesa dei lavoratori. Chiamata in giudizio l’azienda è riuscita a ottenere il rigetto in appello. La motivazione è che il lavoratore fosse fumatore e che il cancro che lo ha ucciso fosse quello del polmone e non mesotelioma.

Nella sentenza infatti si legge: “l’attività lavorativa presso Cotral non era in grado di determinare da sola la produzione dell’evento lesivo. Non aveva la forza di superare, in termini di efficienza causale, fattori estranei alla causa di servizio, quali la prolungata massiccia dedizione al fumo e lo svolgimento di una precedente attività lavorativa a rischio per un considerevole lasso di tempo”.

L’effetto sinergico tra fumo e amianto

La Corte ha annullato invece le precedenti sentenze emesse negando il diritto al risarcimento degli eredi. Ha riaperto il procedimento per non aver riconosciuto il “ruolo concausale ad ogni fattore, sia pure in maniera indiretta e remota, all’insorgere o all’aggravamento della patologia”.

Rilevano gli Ermellini in sentenza: “si censura, tra l’altro, la sentenza impugnata per l’errata valutazione della condizione di rischio e dell’entità dell’esposizione. Nonché per aver ignorato il ruolo sinergico e di potenziamento degli effetti cancerogeni dell’amianto attribuito al fumo di sigarette e per essersi dissociata dalle leggi scientifiche”.

Infatti, soprattutto per il cancro al polmone il fumo di sigaretta e l’amianto contribuiscono entrambi a causare gravi danni alla salute di coloro che ne sono esposti. La causa dovrà essere nuovamente celebrata in Corte d’appello. Qui si dovrà valutare il diritto dei familiari al risarcimento, sia dei danni subiti personalmente sia di quelli sofferti dalla vittima.

«Molti altri dipendenti Cotral hanno subito danni alla salute – dichiara Bonanni -. Attraverso lo Sportello Nazionale Amianto, siamo a disposizione di tutte le vittime, in particolare nel contesto della città di Roma, che vogliano chiedere il risarcimento dei danni».

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela da anni le vittime di questo pericoloso cancerogeno. Queste possono richiedere assistenza tramite lo sportello amianto o chiamando il numero verde gratuito 800 034 294.

Ecoansia, un disturbo psicologico in crescita

temporale, ecoansia, disturbo psicologico
temporale, ecoansia, disturbo psicologico

Sta aumentando il fenomeno dell’ecoansia. A lanciare l’allarme è l’Ordine degli Psicologi delle Marche.

L’ecoansia è un disturbo psicologico che nasce dalla preoccupazione per la crisi climatica. Causa stati di ansia per colpa dello stress ma anche della tristezza mista a paura per il futuro. Si rinviano importanti progetti di vita, come se non ne valesse la pena, oppure si resta preda di frustrazione e sfiducia per il futuro.

Ecoansia e l’influenza dei fenomeni estremi

L’ecoansia sta aumentando in proporzione alla frequenza dei fenomeni meteorologici estremi, che mentre prima erano eventi eccezionali, oggi sono sempre più frequenti.

Nubifragi, alluvioni, grandine gigantesca, ma anche caldo eccessivo, incendi diffusi e situazioni ambientali critiche, hanno ripercussioni sulla psiche delle persone, ed in particolare sui giovani.

“Oggi questi episodi irrompono nella vita quotidiana di ciascuno di noi, portando a sentirsi vulnerabili e suscettibili, di avvertire di non avere il controllo della propria vita, con una generale tendenza alla tristezza“. A spiegarlo all’Ansa è Katia Marilungo, presidente dell’Ordine regionale Psicologi delle Marche. “Ci sono giovani che tendono a sospendere varie progettualità di vita, come trasferirsi per motivi di lavoro, acquistare una casa, programmare vacanze e addirittura mettere al mondo figli perché in balia dell’ecoansia. Pensare al futuro per alcuni rischia di diventare una vera sfida“.

Come reagire allo stress da climate change?

ecoansia

Come trattare dunque l’ecoansia, dato che il cambiamento climatico è sempre più dirompente nella nostra quotidianità e ben difficile da eliminare visto che dipende dai vari Paesi del mondo e non solo dai singoli?

L’informazione e l’educazione sono buoni sistemi per calmare l’ansia. Informarsi sui problemi ambientali, comprenderne le cause e gli effetti, e imparare sulle azioni che possono essere intraprese per contribuire a un ambiente sano, e può aiutare sia a calmarsi, sia a sentirsi utili nel dare il proprio contributo concreto per cambiare le cose.

Adottare abitudini di vita sostenibili può ridurre il senso di impotenza e contribuire a una maggiore sensazione di aver un impatto positivo sull’ambiente. Un coinvolgimento attivo, partecipare ad attività o progetti ambientali di gruppo, invece, può dare un senso di controllo e può rappresentare un’opportunità per fare la differenza. Inoltre ci si può sentire parte di un tutto. Il supporto sociale, condividere le preoccupazioni ambientali con gli altri, può essere davvero di aiuto. Può aiutare a sentirsi meno isolati e a trovare sostegno emotivo.

Rimozione straordinaria di eternit in Friuli Venezia Giulia

friuli venezia giulia, rimozione eternit tetto
friuli venezia giulia, rimozione eternit tetto

È stata attivata una modalità straordinaria per la rimozione e la raccolta di amianto proveniente dagli edifici danneggiati dal maltempo in Friuli Venezia Giulia. Ad autorizzare l’iter straordinario è l’assessore regionale alla Salute, con delega alla protezione civile del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi.

Friuli Venezia Giulia, l’assessore predispone nuove misure

Dopo aver ricevuto numerose segnalazioni da parte dei sindaci dei comuni colpiti dagli eventi meteo estremi dei giorni scorsi, il Servizio di prevenzione della Regione ha predisposto delle linee guida straordinarie, destinate alle amministrazioni comunali e ai gestori del Servizio pubblico di raccolta dei rifiuti, per lo smaltimento dei materiali contenenti amianto che hanno subito danneggiamenti.

«Vista la situazione di emergenza – spiega l’assessore Riccardi -, autorizziamo in via eccezionale i privati cittadini e le aziende a intervenire in autonomia, seguendo precise disposizioni. In questo modo si vogliono agevolare le persone che si trovano in difficoltà e che hanno la necessità di rimuovere il materiale quanto prima per poter continuare la loro vita normale e la loro attività produttiva».

La deroga riguarda solo gli edifici per i quali siano stati segnalati al Comune competente danni derivati dal recente maltempo. Sono esclusi quindi:

  • manufatti contenenti amianto libero o in matrice friabile;
  • materiali per la cui rimozione è necessario procedere a demolizione di opere murarie;
  • materiali che, per essere rimossi, devono essere sottoposti a taglio o rottura.

Invece si può fare riferimento a questa deroga per la raccolta dei frammenti caduti a terra. Sarà possibile attuare queste misure straordinarie fino al 30 settembre.

Rimozione di eternit in Friuli Venezia Giulia: cosa fare?

Cosa può fare quindi il cittadino? Se si intende avvalersi di questa misura straordinaria, l’interessato deve rivolgersi agli uffici del proprio Comune, i quali gli indicheranno la ditta a cui affidarsi. Questa consegnerà un kit di protezione specifico per la raccolta del materiale contenente amianto.

Avute tutte le informazioni, il cittadino dovrà indossare correttamente la tuta di protezione e, seguendo precisamente le indicazioni, potrà raccogliere il materiale e depositarlo su un bancale. Quest’ultimo sarà poi ritirato da una ditta specializzata.

Inoltre è importante, per garantire la tutela della propria salute, non rompere il materiale contenente asbesto, non trasportare autonomamente i rifiuti con amianto in discarica e non consegnare alla ditta di trasporto il materiale che non è stato trattato secondo le procedure indicate dalle linee guida. È possibile richiedere maggiori informazioni agli uffici del Comune di residenza.

L’importanza della bonifica per tutelare la salute

La bonifica è la misura fondamentale per mettere in sicurezza gli spazi contenenti amianto. Esistono diverse tecniche, in base allo stato di degrado dell’eternit da rimuovere: incapsulamento, confinamento e rimozione.

Scegliere di bonificare dall’amianto non solo salvaguarda l’ambiente che ci circonda ma, soprattutto, tutela la salute dei cittadini. Solo così è possibile fermare la strage causata dalle malattie asbesto correlate, come il mesotelioma. L’importanza della prevenzione primaria è sostenuta anche dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nelle sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022”.

L’ONA da sempre è al fianco delle vittime e supporta i cittadini nell’evitare danni alla propria salute segnalando le aree contaminate. Grazie all’App Amianto contribuisce alla mappatura del territorio. Inoltre esprime la necessità che le istituzioni ideino bonus fiscali per imprese e famiglie al fine di favorire la bonifica e la decontaminazione dei luoghi di vita e di lavoro.

Mesotelioma, il nuovo approccio di trascrittomica spaziale

trascrittomica spaziale, mesotelioma
trascrittomica spaziale, mesotelioma

La ricerca sul mesotelioma fa nuovi passi avanti grazie allo studio condotto dall’AUSL-IRCCS (Azienda Unità Sanitaria Locale) di Reggio Emilia, che ha previsto l’utilizzo della trascrittomica spaziale. I risultati ottenuti aprono nuove prospettive sull’uso di terapie mirate per i pazienti.

Per la ricerca è stata utilizzata la trascrittomica spaziale

È il laboratorio di ricerca traslazionale e dell’anatomia patologica dell’ AUSL-IRCCS ad aver redatto il nuovo studio sul mesotelioma pleurico, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Molecular Cancer”. L’innovazione di questa analisi è l’aver capito i meccanismi in grado di influenzare l’aggressività di questa particolare tipologia di tumore. Permetterà così di definire terapie sempre più mirate per le vittime di mesotelioma e di migliorare l’uso dell’immunoterapia per questa malattia.

Per realizzare la ricerca è stato utilizzato l’approccio innovativo della trascrittomica spaziale. Questo racchiude un insieme di tecniche che permettono di dividere in sequenze il genoma delle cellule. Partendo da campioni di pazienti trattati in ospedale, si è così riusciti a dimostrare che la progressione del mesotelioma è determinata da una complessa serie di eventi.

Innanzitutto l’amianto, depositandosi sulla pleura, crea un’infiammazione cronica che causa la secrezione di molecole circolanti, anche di tipo infiammatorio. Queste molecole attraggono nel sito del tumore numerose componenti del sistema immunitario. Queste, però, sono inattive, consentendo alla lesione di progredire verso stadi di aggressività più elevati.

«Questi risultati hanno implicazioni rilevanti per la pratica clinica – spiega la dottoressa Federica Torricelli, ricercatrice dell’Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia -. In particolare influenzano due aspetti: da una parte l’identificazione di biomarcatori che permettono una terapia più mirata per i pazienti, dall’altra il potenziamento dell’efficacia dell’immunoterapia per il mesotelioma».

Migliorare le terapie per il mesotelioma

Infermità rara e collegata all’esposizione all’amianto, il mesotelioma pleurico è una grave patologia neoplastica che colpisce la pleura, cioè la membrana dei polmoni. Tutti i casi di mesotelioma in Italia, compreso quello pleurico, sono raccolti nel VII Rapporto ReNaM. Secondo questo, tra il 1998 e il 2018, in Emilia-Romagna si registrano 2873 casi, di cui 2630 di mesotelioma della pleura.

«Il mesotelioma pleurico maligno è una malattia assai aggressiva ancora oggi, con scarse opzioni terapeutiche e aspettative di vita molto ridotte – sottolinea il professor Antonino Neri, direttore scientifico dell’IRCCS -. Si tratta di un tumore con una latenza lunga, che può arrivare a oltre trent’anni dall’esposizione. Per il nostro territorio si tratta di una malattia di comunità, essendo stata la provincia di Reggio Emilia sede di produzione di cemento amianto fino agli anni ‘80».

Amianto in Emilia-Romagna: le bonifiche

Le bonifiche dai materiali di amianto in edifici pubblici e privati sono fortemente in ritardo, come denuncia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed. 2022”.

«Si continua a morire di malattie asbesto correlate. Almeno 7mila persone sono morte nell’ultimo anno. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti – afferma l’avvocato Bonanni -. Rendo pubblici i dati delle nostre rilevazioni aggiornate a tutto l’anno 2022: 2mila casi di mesotelioma, indice di mortalità al 93%, un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900. 4mila casi di tumore al polmone asbesto correlati con un indice di mortalità dell’88%, e quindi un numero di decessi che sfiora i 3.550. Una vera e propria emergenza con 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto».

In particolare, in Emilia-Romagna, al 2018, i siti con la presenza di amianto censiti erano 1198. Di questi circa il 70% (711) sono stati bonificati, mentre i rimanenti risultano essere attualmente messi in sicurezza.

La bonifica è l’unico modo per ridurre il rischio per la salute dei cittadini a zero. Per questo l’ONA ha ideato l’App Amianto, che agevola la segnalazione delle aree contaminate e aiuta a evitare qualsiasi esposizione pericolosa.