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martedì, Aprile 20, 2021
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MCS sensibilità chimica multipla ed amianto

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MCS sensibilità chimica multipla

MCS sensibilità chimica multipla e l’amianto. In inglese SCM, ovvero Multiple Chemical Sensitivity, è una condizione patologica che compromette in maniera cronica diversi apparati del nostro organismo.

La compromissione diviene tanto stabile da indurre un’ipersensibilità di tipo allergico, a diversi prodotti chimici. Con conseguenti episodi acuti di malattia multi organo in occasione di contatto anche minimo, alle sostanze incriminate.

Come è noto, la MCS è quindi una patologia multifattoriale, multi organica e multi sistemica, della quale sono affetti un numero sempre crescente di individui.

Nella maggioranza dei casi, anche se non esclusivamente, si tratta di una malattia professionale, causata dall’utilizzo di agenti patogeni quasi sempre di origine antropica.

Questi agenti patogeni sono presenti nell’ambiente di lavoro, determinando pericolose esposizioni. Inoltre, sono presenti numerosi agenti patogeni anche nei prodotti alimentari.  Un altro fattore determinante nell’insorgenza della sensibilità chimica multipla è l’inquinamento dell’aria e la contaminazione dell’acqua potabile.

Le correlazioni tra MCS e patologie asbesto correlate

Proprio come accade per le vittime di patologie asbesto correlate, ogni anno migliaia di persone si recano nelle strutture mediche che purtroppo non sempre sono adeguate al trattamento di patologie di questo tipo.

Infatti, riconosciamo una forte correlazione tra la MCS e le patologie asbesto correlate. Sono tutte condizioni causate dalla presenza di cancerogeni negli ambienti di vita e di lavoro.

In Italia, effettivamente, nonostante la messa al bando della fibra killer, avvenuta con la legge 257 del 1992, sono stati recentemente censiti circa 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

MCS: le reazioni della comunità scientifica

A peggiorare ulteriormente la situazione sono i ritardi nella ricerca scientifica. I risultati della ricerca in merito alla sensibilità chimica multipla sono ben lontani dal ricostruire ogni dettaglio della patologia.

Anche l’opinione della comunità scientifica si anima in merito ai fattori di insorgenza della MCS sensibilità chimica multipla.

Alcuni esperti disquisiscono sulla natura patologica dei sintomi dei quali sono affetti i pazienti, sorvolando sul fatto che i medesimi vivano una condizione drammatica, che ormai siano molte migliaia e soprattutto che anche un’eventuale origine psicosomatica non annulla la natura di patologia.

Un altro fattore che accomuna la sensibilità chimica multipla alle patologie amianto correlate, soprattutto quelle neoplastiche, è l’esito infausto di esse. 

Questo fattore comune dovrebbe indurre la scienza medica a concentrare maggiore attenzione sulla problematica e puntare soprattutto alla prevenzione primaria.

Contaminazione ambientale: la soluzione è la prevenzione primaria

L’unica soluzione efficace per porre fine a questa strage è la rimozione dell’agente patogeno, ovvero la prevenzione primaria.

Quindi è necessario evitare ulteriori esposizioni ad agenti cancerogeni, quali l’amianto, il benzene, il piombo, l’alluminio etc… Il fine è quello di salvaguardare anche i cittadini sensibili ma non ancora affetti da patologia.

Basti solo considerare che gli agenti sono assoggettati soltanto a limiti di soglia. Ma è stato ampiamente dimostrato che in realtà non sussiste una quantità minima con la quale si è al riparo dal rischio di insorgenza della MCS. Un analogo discorso è associato alle fibre di amianto.

Difatti anche per le fibre di asbesto non vi è una vera e propria soglia sotto la quale non vi è rischio. Per questa ragione, è ormai opinione comune, che l’unica fibra che non uccide è quella che non viene respirata.

MCS sensibilità chimica multipla ed amianto

Anche se la pericolosità delle fibrille di amianto non è correlata solo alla respirazione o l’aerodispersione. Purtroppo le fibre di amianto sono pericolose anche se ingerite attraverso l’acqua potabile e in Italia purtroppo, ci sono ancora km e km di tubature in amianto.

Tant’è che ciò è riportato anche nella revisione della monografia IARC in materia di amianto. Così come riportato anche in questo nostro vecchio articolo.

Quindi, sarebbe fondamentale applicare il principio di precauzione ed anche la prevenzione. Si tratta quindi di strumenti necessari per la tutela dell’ambiente e della salute umana.

Da sottolineare è anche l’importanza della diagnosi precoce, sia dell’MCS che delle malattie asbesto correlate.

Il punto chiave è però evitare le esposizioni. Perché quando si creano queste esposizioni e si arriva alla malattia, è già tardi.

Questo vale per tutti i casi e per tutte le forme di inquinamento. Prevenire vuol dire anche diagnosticare la patologia in fase iniziale. Questo è molto importante. Infatti, le cure la tempestività delle cure, che fa aumentare le probabilità di una loro efficacia.

Ciò anche se non vi è certezza assoluta del ritorno allo stato di salute del paziente.

Sensibilità chimica multipla: perché negarne l’esistenza?

Anche a voler negare l’esistenza della MCS come patologia organica, dunque, quanto da noi prospettato appare in ogni caso corretto. Questo avviene sia sotto il profilo della scienza medica, della bioetica, sia sotto il profilo della scienza giuridica, e dell’etica giuridica.

Se alcuni scienziati negano la natura organica dell’MCS, e ne affermano la natura psicosomatica, non per questo si esclude la necessità di una adeguata prevenzione, diagnosi e cura. La sensibilità chimica multipla rimane pur sempre una patologia dannosa per l’uomo.

Per questi motivi, deve essere lodato il ruolo assunto dal Prof. Giancarlo Ugazio, medico e scienziato non in vendita. Per decenni è stato ordinario di patologia generale presso l’Università di Torino, dopo un percorso negli Stati Uniti.

Sensibilità chimica multipla, amianto e impegno dell’ONA

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto, fin dalla sua costituzione nel 2008, è stata in prima fila, per la tutela della salute.

Il benessere e la vita sono i beni più preziosi per l’essere umano. L’inquinamento ambientale e quello dovuto all’utilizzo di materiali dannosi, mette a rischio questo bene.

Non solo, ma anche il futuro dell’umanità è a rischio. La vicenda covid-19 e la pandemia che ne è derivata, sono la conseguenza del consumo dell’ambiente. Ciò è stato ribadito anche nella dodicesima puntata di ONA TV.

Il disastro ambientale non è soltanto quello dell’amianto e del processo eternit, ma anche la deforestazione. Così l’invasione delle caverne, dove i pipistrelli sono i portatori del coronavirus.

Questo solo per rimanere nell’esempio della pandemia che sta distruggendo l’economia mondiale. Quindi, tutelare l’ambiente e non diffondere veleni è l’unica chiave di volta per mantenere la possibilità di un futuro che non sia di lutti e tragedie.

Questa è la via tracciata dall’ONA. Così per la tutela delle vittime per le quali l’ONA ha costituito lo speciale dipartimento di assistenza medica e legale.

Osservatorio Vittime del Dovere Regione Lazio

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osservatorio vittime del dovere

L’Osservatorio Vittime del Dovere coglie il grido di dolore delle vittime del dovere. Per questo motivo l’associazione nasce con l’esigenza di tutelare le vittime nei contesti della Pubblica Amministrazione, delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza. L’associazione tutela coloro che rendono la propria vita per il bene della comunità. Già da anni, l’Osservatorio Nazionale Amianto difende le vittime di malattie legate alla diffusione nell’ambiente di amianto e di altri cancerogeni.

L’Osservatorio e il suo presidente, l’avv. Ezio Bonanni, lottano per la tutela delle vittime. L’ONA ascolta le istanze dei lavoratori esposti ad asbesto, coloro i quali, molto spesso, vivono la tragica realtà della malattia. In tante sono le vittime esposte ad amianto, anche per decenni. Molti di loro vivono nell’attesa dell’infausta notizia.

L’iscrizione dell’associazione al registro della Regione è avvenuta in data 17.03.2021 e rappresenta un passo molto importante verso la tutela e la difesa dei soggetti vittime di sofferenze quotidiane. Inoltre segna una vittoria soprattutto poiché siamo in un periodo storico, tanto delicato, in cui ogni argomento, ad esclusione del virus in corso, sembra passare in secondo piano.

Vittime del dovere: il caso delle Forze Armate

L’associazione Osservatorio Vittime del Dovere si occupa degli esposti ad amianto ed uranio impoverito all’interno dei reparti delle Forze Armate. Esemplificativo è il caso delle attività svolte nelle unità navali.

Una realtà che è lungi dall’essere considerata una rarità. Infatti, nei reparti delle Forze Armate, 830 sono i casi di mesotelioma rilevati e tra questi casi, il settore più colpito è quello della Marina Militare Italiana, con 570 malati.

Si può dire che sia una vera e propria strage, una realtà tragica a cui l’Osservatorio Vittime del Dovere risponde con tenacia e forza. La battaglia dell’avv. Ezio Bonanni è arrivata alla Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati. Le richieste sono forti e chiare e vanno nella direzione della tutela della salute di tutti i cittadini, in questo caso specifico, dei militari.

Non solo Forze Armate, sono considerate vittime anche coloro che hanno subito pregiudizi di qualsiasi genere, in particolare per quanto concerne problematiche di salute derivanti dallo svolgimento di qualsiasi tipo di lavoro.

L’Osservatorio Vittime del Dovere accoglie le richieste

Nello specifico, il personale delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza subisce, nella propria quotidianità lavorativa, il rischio legato alle attività di ordine pubblico, di sicurezza e di lotta alla criminalità. A questo si aggiunge, però, anche l’effetto dell’esposizione a sostanze tossiche e cancerogene (amianto, uranio impoverito, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti,  nanoparticelle, metalli pesanti…).

Il grido di dolore, accolto dall’associazione, viene da chi subisce ogni giorno le conseguenze delle infiammazioni e, nei casi più gravi, delle malattie il cui esito è solo uno. Tuttavia, il messaggio che l’avv. Bonanni sente di esprimere nei confronti di chi soffre è estremamente positivo. L’ONA è impegnata nella tutela dei più deboli, ma non solo. L’Osservatorio si impegna a sostenere la ricerca scientifica per cercare di combattere questo grande male che affligge la popolazione italiana e mondiale.

Il sostegno va anche a favore dei familiari: vedove e orfani del dovere, l’assistenza offerta, infatti, è legale, medica e psicologica. Tutto ciò partendo sempre dal presupposto che la prima forma di tutela è costituita dalla bonifica.

L’Osservatorio tutela anche contro i ritardi dello Stato. Infatti, vi è ancora discriminazione e distinzione tra vittime del terrorismo e vittime del dovere. A questi ultimi dovrebbero essere riconosciuti gli stessi diritti delle vittime del terrorismo. Una pallottola è tale anche se cambia la mano di chi impugna la pistola.  

I guerrieri della lotta contro l’esposizione a cancerogeni

Decidere di spendere la vita per regalare pace e serenità alla comunità, sacrificarsi per il bene comune, equivale a compiere un atto di estrema generosità nei confronti del genere umano. Sono eroi di tutti i giorni coloro i quali si impegnano a garantire la sicurezza del singolo e della collettività. 

Sono persone che rischiano la vita per un bene superiore, ma soprattutto sono lavoratori. E come tutti i lavoratori devono essere tutelati a livello sanitario. Molto spesso, però, la realtà non coincide con ciò che a livello teorico e di principio sarebbe giusto fare. L’Osservatorio Vittime del Dovere nasce proprio per colmare questa lacuna tra ciò che è e quello che dovrebbe essere.

Carlo Calcagni è uno dei nostri guerrieri, schierato in prima linea a favore della causa, egli è vittima di contaminazione da proiettili all’uranio impoverito. Egli ha dovuto lottare contro i mulini a vento per vedere riconosciuti i propri diritti.

Così Antonio Dal Cin, finanziere in congedo perché vittima di asbestosi polmonare da amianto, lotta in prima persona per vedere riconosciuti i suoi diritti e, insieme all’Osservatorio Vittime del Dovere, si batte anche per tutte le altre vittime.

Lorenzo Motta, Sottoufficiale della Marina, vittima dei vaccini militari, è anch’esso in trincea per la tutela delle vittime delle pratiche vaccinali nocive per la salute.

L’amianto non risparmia l’Aeronautica Militare, Nicola Panei è vittima di asbestosi, a lui auguriamo di vincere la battaglia per la vita.

Debellare l’amianto nelle scuole e negli ospedali

L’Osservatorio viene rappresentato anche nel nostro Sud, da Massimiliano Alampi, coordinatore ONA di Reggio Calabria. Insieme a lui denunciamo a gran voce l’inaccettabile realtà della presenza di amianto nelle scuole e negli ospedali. 

Da qui l’intuizione del riconoscimento della condizione di vittima del dovere anche per il personale medico e paramedico, vittima dell’amianto o altri cancerogeni. Ne sa qualcosa Elisabetta Sacchi, ora responsabile di ONA Pesaro, figlia di Pietro, morto di mesotelioma dopo aver lavorato come sanitario presso l’Ospedale di Pesaro.

Quello delle scuole, inoltre, è un tema caldo, di cui si è occupata anche la Sig.ra Antonella Franchi. Lo stesso Ennio Pietrangeli ha pianto il padre che ha svolto servizio in una scuola imbottita di amianto. 

I familiari delle vittime del dovere meritano tutela

Questi ultimi, insieme alla Sig.ra Paola Maria Santospirito rappresentano i coniugi e gli ofani delle nostre vittime del dovere.

Il marito della Sig.ra Santospirito, Sottoufficiale della Marina Militare Italiana, infatti, è stato in servizio imbarcato nella nave ammiraglia della flotta italiana, la Vittorio Veneto.

Una flotta, ma anche un letto di morte, responsabile del massacro dei nostri marinai, vittime della pace.

La Sig.ra Santospirito, coccolava il militare che aveva sposato a suo modo. Si prendeva cura di lui lavando le tute e gli abiti da lavoro. Era, tuttavia, ignara del fatto che questi abiti fossero radioattivi e contaminati da polveri e fibre di amianto.

L’Osservatorio rileva anche che gli orfani delle vittime del dovere, non a carico, sono privi di tutela. A loro, il Ministero della Difesa rifiuta la liquidazione dei diritti. Testimone di questo è la Sig.ra Renata Tiraferri Roffeni, orfana di Giovanni Tiraferri Roffeni, a cui non sono ancora stati riconosciuti i propri diritti.

L’associazione non dimentica, infine, le vittime di bullismo e di violenza di genere. Così come le vittime della burocrazia. Calogero Vicario, coordinatore di ONA Sicilia, difende i lavoratori siciliani esposti ad amianto privi di tutela. Grazie all’impegno dell’On.le Pippo Gianni, la tutela dei diritti si estende e coinvolge il Sud e l’intero Paese.

I danni da Coronavirus e il lavoro dell’Osservatorio

Le vittime amianto sono state ulteriormente, e in maniera maggiore, colpite dalla pandemia mondiale, iniziata agli esordi del 2020, che ci tiene ancora sotto scacco.

Il Covid-19 ha agito in maniera ancora più cattiva e pesante sui malati amianto, come se non bastasse già la loro quotidiana sofferenza fisica e psicologica. Si rende necessario, secondo il parere dell’Osservatorio, che le vittime asbesto siano inserite all’interno dei programmi vaccinali, con estrema urgenza.

Strage amianto: protocollo covid-19 vittime amianto

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Mesotelioma Pleurico e asbesto
Mesotelioma Pleurico

Strage amianto: l’ONA chiede l’intervento di Draghi

Strage amianto: protocollo covid-19 per i pazienti di malattie asbesto correlate. Questa è la nostra richiesta al nuovo Governo Draghi. Come già prima per il Governo Conte.

Le malattie asbesto correlate e in particolare il mesotelioma, il tumore delle cellule del mesotelio, sono in continuo aumento. In più, l’indice di mortalità è più alto per via del covid-19. Per questo è importante il protocollo covid-19 vittime amianto!

Infatti, le fibre di amianto provocano prima semplici infiammazioni e poi il cancro. I tumori più diffusi oltre ai mesoteliomi, in particolare il mesotelioma pleurico, sono quelli del tratto respiratorio e gastrointestinale.

Malattie amianto, indice di mortalità 2020

L’ONA sta elaborando i dati dell’indice di mortalità malattie asbesto correlate per il 2020. La situazione è allarmante, per l’assenza di interventi dei precedenti governi, compresi quelli del Presidente Conte.

Non a caso, come componente della Commissione Amianto del Ministro Costa (Ambiente 5ss) avevo sottolineato la necessità di un intervento immediato. Purtroppo è mancata la volontà politica di affrontare e risolvere il problema amianto in Italia.

Malattie amianto: necessario protocollo covid-19

La diffusione di questa neoplasia conferma che stiamo assistendo ad una vera e propria strage amianto.

Quindi, nell’era del coronavirus, è necessario per le vittime di mesotelioma il protocollo covid-19, e in particolare il mesotelioma pleurico, rappresenta l’ottava causa di morte sia negli uomini sia nelle donne. È questa quindi una macabra contabilità che non tiene conto però, di tutte le altre patologie asbesto correlate.

Circa 2.000 nuovi casi di mesotelioma nel 2020. Quest’incidenza è in continuo aumento per i ritardi delle bonifiche. Ora con il covid-19 e la nuova curva di aumento nel marzo 2021, purtroppo sono in aumento anche i decessi.

Nonostante gli ottimi risultati nella cura mesotelioma grazie all’impegno del prof. Marcello Migliore, l’assenza di covid-19, vittime di mesotelioma, si sta facendo sentire.

L’amianto si colloca così nella società dominata dal coronavirus, come un  “big killer” implacabile. Un killer che uccide in rumoroso silenzio e che si fa spazio nella quotidianità di ognuno di noi.

Inoltre, i casi di mesotelioma sono solo la punta dell’iceberg della strage asbesto. Occorre tener conto di tutte le altre patologie che l’amianto e del fatto che il bilancio sale.

Purtroppo, in assenza di adeguate misure, sono quanto mai attuali le conclusioni contenute nel “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia” a più di 6.000 decessi ogni anno.

Di questi, circa 3.500 sono per tumore al polmone, cui si aggiungono i decessi per tumore alla laringe, tumore dell’ovaio, tumore della faringe, tumore dello stomaco e tumore al colon e le patologie fibrotiche come asbestosi, placche pleuriche e ispessimento pleurico.

Asbesto – amianto: la prova del danno nell’ultima monografia IARC

strage amianto

Secondo IARC 2012 International Agency for Research on Cancer, tra le neoplasie causate dall’esposizione all’amianto rientrano anche il cancro alla laringe e alle ovaie.

Inoltre è stata confermata l’associazione tra esposizione ad amianto e maggiore incidenza di tumore alla laringe, tumore dello stomaco e tumore al colon retto.

ONA: assistenza medico-legale e legale

L’Inail ha predisposto tre liste di malattie professionali ricondotte all’esposizione amianto.

Nella lista I dell’INAIL oltre alle patologie fibrotiche, ci sono i mesoteliomi, il tumore al polmone, il tumore alla laringe e il tumore dell’ovaio.

Mentre nella lista II l’INAIL ha inserito tumore della faringe, il tumore dello stomaco e il tumore al colon retto. Infine, nella lista III dell’INAIL troviamo solo il tumore dell’esofago.  

Le malattie asbesto correlate inserite in queste tre liste, danno diritto al riconoscimento malattia professionale.

Lo Sportello Amianto ONA – online è lo strumento fondamentale ed operativo, anche in questo periodo. Con l’Italia in zona rossa per via del coronavirus, fondamentale è l’assistenza online.

Quindi, per poter ottenere il riconoscimento di malattia professionale asbesto correlata ci si può rivolgere all’ONA. In questo modo, si può attivare il percorso INAIL e anche quello per ottenere il risarcimento.

Intervenga Draghi per il protocollo codiv-19 vittime amianto

Nel 2020, il numero dei casi di mesotelioma è aumentato, sfiorando il numero di 2.000. In più, anche l’indice di mortalità è aumentato, per il fatto che il covid-19 ha maggiormente inciso su questi pazienti.

Quindi, è necessario il protocollo Covid-19 vittime amianto, come richiesto già nel corso della conferenza stampa ONA del 13 ottobre 2020. In quell’occasione, fu precisato che il Ministro Speranza, aveva dimenticato le vittime amianto.

Questo è stato ribadito anche in molte puntate della trasmissione ONA TV – ONA NEWS!

Strage amianto nel 2020: i dati

Nel 2020, il numero dei casi di mesotelioma ha sfiorato il numero di 2.000, secondo un stima prudenziale dell’ONA.

L’indice di mortalità è stato superiore, per il fatto che c’è stata la concomitante influenza dell’epidemia covid-19.

  • 7.000 decessi per patologie asbesto correlate
  • 2.000 i nuovi casi di mesotelioma. Le agenzie pubbliche (ReNam) sono ferme al VI Rapporto mesoteliomi, che fa riferimento ai casi fino al 2015.
  • Più dell 1% dei decessi per malattie oncologiche in Italia sono causate dal mesotelioma. Circa il 4% da tumori amianto.
  • 2.732, i pazienti ad oggi, in Italia, con diagnosi di mesotelioma.
  • 2.400 sono le scuole italiane in cui sono presenti amianto e i materiali di asbesto.
  • 1 su 5, gli istituti nel Lazio in cui è stata riscontrata la presenza di amianto.
  • 844 i casi di mesotelioma maligno “accertati” dal 2001 al 2015 (che diventano 1.122 considerando anche i casi per i quali non sono stati effettuati degli accertamenti completi), registrati nel Lazio.
  • 1.000 gli anni necessari per rimuovere totalmente ogni traccia di amianto in Italia. Il Prof. Boeri, Presidente dell’INPS, ha stimato, ottimisticamente, in 85 anni il tempo necessario per poter bonificare tutto l’amianto presente nel territorio nazionale.

La transizione ecologica preveda la bonifica

La bonifica amianto procede a rilento pur essendo l’unica soluzione concreta per fermare la strage amianto.

Il rumoroso silenzio di buona parte delle istituzioni non è più accettabile.

I dati, più delle parole, “parlano” chiaro e scattano l’allarmante fotografia della situazione: in più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257/1992, che ha fatto divieto di estrazione, importazione, lavorazione e commercializzazione dell’amianto, è stato bonificato appena il 2% dell’amianto presente in Italia.

Sono necessari interventi concreti e immediati. L’Italia ha le risorse morali e materiali per poter affrontare e risolvere questo problema.

La prevenzione e il piano nazionale amianto ONA

È indispensabile prima di tutto la prevenzione primaria, poi la prevenzione secondaria ed infine la prevenzione terziaria.

Il programma di prevenzione rappresenta il punto cardine del Piano Nazionale Amianto dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA APS.

La prevenzione primaria si traduce con la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati, per evitare ogni esposizione futura.

Una bonifica che non è fine a se stessa, perché deve essere coniugata con il rinnovamento infrastrutturale e dell’impiantistica industriale, anche attraverso la leva fiscale. È necessario strutturare un sistema di finanziamento con la Cassa Depositi, Prestiti e i fondi strutturali europei.

Con le energie dell’imprenditoria privata, degli istituti di ricerca, di tutte le associazioni, compresi gli ordini professionali e delle istituzioni locali, sì devono valorizzare tutte le realtà, con quel sistema di sussidiarietà e di capacità di tutte le istituzioni locali.

Dipartimento bonifica e decontaminazione amianto

L’ONA ha costituito il Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, con il portale, che permette ad ogni cittadino di segnalare la presenza di amianto e contribuire così a portare a termine la mappatura Nazionale.

La prevenzione secondaria riguarda la ricerca scientifica, diagnosi precoce, terapie e cure delle patologie asbesto correlate.

Quanto alla prevenzione terziaria e alla giustizia per le vittime dell’amianto, va ricordato che anche la semplice esposizione alle polveri e fibre di amianto è dannosa per l’organismo umano.

Difatti, le fibre una volta inalate raggiungono tutti gli organi percorrendo flusso sanguigno e le ghiandole linfatiche. Inoltre, determinano danni meccanici e lesioni precancerose, sino alla degenerazione tumorale a causa della loro forma piccola e sottile.

Occorrono quindi, oltre alle rilevazioni epidemiologiche, il risarcimento dei danni e costituzioni delle prestazioni previdenziali per le vittime ed i familiari.

Ferrovie e amianto: un’altra vittoria dell’ONA

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amianto ferrovie

L’ennesima vittoria dell’ONA contro l’amianto che corre sui binari delle ferrovie italiane. Provoca malattia tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Per questo motivo, l’INPS è stata costretta ad accreditare i benefici contributivi maggiorativi della pensione al tecnico ferroviere. Il ricorrente ha lavorato per vent’anni nell’azienda Ferrovie dello Stato.

Molti coloro i quali hanno lavorato per le ferrovie italiane denunciano l’esposizione ad amianto ed alcuni di loro anche la sussistenza patologie, quasi sempre molto gravi e a esito infausto.

È vero, infatti che l’esposizione ad amianto è letale per la salute umana. Per questo, la tesi che l’avv. Ezio Bonanni ha portato avanti alla Corte dei Conti prevede la tutela del lavoratore delle ferrovie dal punto di vista economico. Un sostegno per affrontare i suoi anni della pensione, ormai intrecciati inesorabilmente con le sue precarie condizioni di convivenza con la malattia.

Le richieste del pool di avvocati dell’Osservatorio Nazionale Amianto hanno avuto un riscontro positivo da parte dei rappresentanti della legge. Una vittoria che è il simbolo del lavoro svolto da anni dall’associazione a tutela dei cittadini.

La storia giudiziaria del lavoratore delle Ferrovie

L’INPS ha privato il tecnico delle ferrovie, vittima amianto, dei suoi diritti, esponendosi negativamente nei suoi confronti.

Il ricorrente alla Corte dei Conti lavorava per l’azienda FS, a Roma, nel reparto del deposito locomotive di smistamento. Questo settore si chiamava inizialmente “Officine manutenzione rotabili di Roma Smistamento” e poi “Impianto di manutenzione e pulizie del Lazio”.

Purtroppo, la suddetta divisione miete, da sempre, numerose vittime innocenti, lavoratori che, a loro insaputa, sono stati travolti dalla tragica realtà delle malattie amianto, come il mesotelioma o le placche pleuriche.

Il lavoratore aveva dedicato la sua vita professionale, dal 1974 al 1994, svolgendo l’attività di operaio qualificato e poi tecnico della manutenzione. Tra le mansioni che egli cita nella sua testimonianza vi è quella di tappezziere addetto allo smontaggio e rifacimento di arredi dei rotabili come poltrone, tendine parasole e pavimenti in linoleum. Tutto ciò veniva svolto in simultanea o subito dopo le attività di manutenzione, in ambiente comune e con polveri e fibre di amianto.

Per questo motivo e a seguito delle dovute analisi, l’INAIL aveva riconosciuto nel soggetto l’insorgenza di complicazioni sanitarie quali “placche pleuriche diffuse” e dunque accertava l’insorgenza della malattia professionale da amianto. Inoltre, il Ministero del lavoro aveva confermato l’esposizione a cancerogeni a danno del lavoratore. Nonostante ciò, di tutta risposta, l’INPS rigettava la domanda di riconoscimento dei benefici maggiorativi di pensione ritenendo “non integrato il requisito dell’esposizione ultradecennale ad amianto”.

L’esito positivo della vicenda contro l’amianto nelle FS

La pensione del ferroviere, grazie alla sentenza della Corte dei Conti e al lavoro dell’Osservatorio Nazionale Amianto dovrà essere riliquidata. I contributi pensionistici mensili subiranno una maggiorazione economica del 50%, per l’attività svolta dal 9 dicembre 1974 al 14 dicembre 1994.

La pronuncia della Corte dei Conti segna una vittoria dell’ONA e diventa lo stendardo della sua attività e dell’impegno associativo. Un esempio per coloro che lottano per vedere i propri diritti finalmente tutelati. Non a caso la battaglia contro l’amianto nelle ferrovie è stata portata all’attenzione delle forze politiche già durante la trasmissione del notiziario ONA News, L’amianto corre sui binari.

Ferrovie e amianto: risarcimento danni

Ai dipendenti delle Ferrovie dello Stato, vittime di malattie amianto, spetta il diritto ai benefici contributivi pensionistici e il risarcimento dei danni causati dalla malattia.

Per assistere e tutelare le vittime, l’Osservatorio Nazionale Amianto garantisce le funzionalità dello sportello amianto online. Con questo strumento l’associazione garantisce l’assistenza legale. Questa è fornita dall’avv. Ezio Bonanni e dai legali del suo studio.  

Tale servizio è totalmente gratuito. Il presupposto fondamentale però, a priori di quella che può essere l’assistenza medica e legale offerta dall’avv. Bonanni, è la prevenzione primaria. Ossia la bonifica degli edifici e delle strutture contaminate dall’amianto. Tali siti vanno monitorati. L’associazione con l’aiuto di tutti i cittadini, per questo motivo, dispone di un’App e di una mappa interattiva dei luoghi contaminati sul territorio nazionale.

Ansaldo Breda e Hitachi sotto accusa per amianto

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Ansaldo Breda

La storia di Letterio, raccontata dal figlio Massimo

Il figlio di Letterio Alampi, morto di mesotelioma: “Andremo in causa qui a Reggio Calabria come ha deciso il giudice di Napoli contro Ansaldo Breda e l’Hitachi”

La società Ansaldo Breda, ex Omeca, che ha ceduto un ramo d’azienda a Hitachi S.p.A. si occupa della costruzione e della manutenzione di veicoli ferroviari.

Come risaputo da tempo, il suo nome è legato all’amianto, la fibra killer che ha portato alla morte e a patologie asbesto correlate moltissimi operai che vi lavoravano. È un male silenzioso, che si insinua nei polmoni lentamente e anche dopo molti anni dall’esposizione, può provocare tumori come il mesotelioma.

Una morte spietata, quella causata dal mesotelioma, per la sofferenza che infligge, perché quando ci sia accorge di essere ammalati, è troppo tardi. E le vittime, spesso, muoiono dopo poco tempo dalla diagnosi, soffocate, con gli occhi che gridano e senza che le labbra possano pronunciare l’ultima parola.

Come Letterio Alampi, ex operaio dell’Ansaldo Breda e molti altri, che hanno perso la vita a causa delle fibre di asbesto.
Un male incurabile. Che ha attanagliato Letterio Alampi e la sua famiglia in una morsa di terrore, dolore e rabbia. Le mogli, i figli delle vittime, gridano sulle tombe mentre le ceneri urlano, silenziose, giustizia.

Le fibre e le polveri di asbesto, nella società, erano presenti dappertutto. Era utilizzato in quantità notevoli per la sua resistenza al calore, come miscela cemento amianto, per la costruzione di porte e veicoli, l’amianto si respirava nell’aria, impregnava gli abiti degli operai.

Ansaldo Breda era a conoscenza della pericolosità dell’amianto

La legge 257 del 1992 vietò l’uso dell’amianto ma ancor prima la società era a conoscenza della pericolosità delle sue fibre e polveri. Infatti, secondo gli atti giudiziari:

“La Ansaldo Breda S.p.A. e suoi danti causa, a conoscenza della letteratura scientifica, circa la lesività dell’amianto per la salute umana, e del compendio di regole cautelari già dettate (artt. 4, 19, 20 e 21 del D.P.R. 303/56; piuttosto che gli artt. 377 e 387 del D.P.R. 547/55), hanno organizzato le loro attività lavorative e produttive con abnorme uso di amianto e omettendone le informazioni circa la lesività alle maestranze, prive di sorveglianza sanitaria e di ogni strumento di tutela, con elevati livelli espositivi (doc.ti 25/a, 25/b e 4), tanto che lo stesso INPS aveva ricostituito la posizione previdenziale del Sig. Alampi Letterio con l’art.13 comma 8 L.257/1992, e dunque adeguato i ratei pensionistici con i maggiori importi dovuti”.

Massimo Alampi ci racconta la storia di suo padre, dipendente di Ansaldo Breda

Alampi
Letterio Alampi

“Mio padre lavorava per l’ex Omeca S.p.A. (Omeca sta per officine meccaniche calabresi) che diventò poi Ansaldo Breda e, nel 2015 è stata acquisita dalla Hitachi. 
Iniziò a lavorare in questo stabilimento in Calabria (la sede principale è a Napoli) dal 1964 fino al 1992. Qui si occupavano della costruzione dei treni, dei vagoni e dei locomotori. 

L’amianto era la presente dappertutto, anche le porte scorrevoli che dividevano i vari reparti del treno erano in asbesto.  Era utilizzato per vari impieghi come isolante, coibente. Ha provocato una strage infinita non solo per tutte le persone che lavoravano all’interno dell’azienda ma vi era anche un indotto esterno, come quelli che si occupavano delle pulizie che, purtroppo, non avranno mai un riconoscimento”.

 Per i responsabili, gli operai erano solo numeri.  Non venivano trattati come persone, anzi, erano a conoscenza della pericolosità dell’amianto. E lo confermano le prove riportate anche negli atti giudiziari, ben prima dell’uscita della legge 257 del 1992.  Soprattutto, la legge tutela i lavoratori e, questi, non erano a conoscenza dei pericoli cui erano esposti mentre coloro che lo sapevano tacevano in silenzio.  Per lucro, sfruttamento, disonestà, mancanza di umanità verso quelli che erano considerati solo macchine da lavoro.

Letterio fu una delle prime vittime di mesotelioma

Letterio, il padre di Massimo, è solo uno dei tanti morti di mesotelioma. Questi, hanno messo in pericolo anche i familiari. E qui si parla di contaminazione secondaria. Che avveniva attraverso le tute che portavano a casa alle mogli, per lavarle, intrise di amianto, con le quali abbracciavano i propri figli. 

«Mio padre – continua Massimo – svolgeva varie mansioni con l’amianto, come la coibentazione dei tubi, delle carrozze. Chiunque transitava in quell’ azienda o come operaio o come indotto esterno ha respirato amianto.  È conclamato che l’azienda, oltre ad avere le tettoie in amianto, lo utilizzava ampiamente.

Tra gli incarichi che effettuava mio padre c’era anche quella del battilastra.  Visto che le pareti esterne di questi vagoni sono lamiere spesse più centimetri, il battilastra riscaldava la parte esterna del metallo la ribatteva e la raddrizzava. Oltre che a riscaldare la parte esterna, all’interno impastava il cemento amianto, lo attaccava dove doveva riscaldare per evitare un surriscaldamento interno».

I primi sintomi e la diagnosi di mesotelioma

L’anno in cui Letterio si pensionò fece richiesta all’INAIL per avere i benefici per aver lavorato a contatto con amianto. Da quel momento in poi non ne parlò più con i suoi familiari. Non si poneva il problema.  Eppure, molte volte quando andava ai funerali dei suoi colleghi, quasi tutti morti giovani, si chiedeva se l’amianto potesse essere una delle cause.Nel 2015 iniziarono i primi sintomi come il dimagrimento e, successivamente, l’affaticamento.

Aveva difficoltà anche a camminare e a salire le scale.
Decise di andare da un cardiologo pensando che l’affaticamento fosse dovuto a un problema cardiaco. Il medico gli rispose che si trattava di un problema polmonare e gli disse di andare immediatamente in ospedale.  È stato ricoverato a Reggio Calabria.

Aveva un versamento pleurico.

I medici ospedalieri non capirono che il problema fosse collegato all’esposizione alle fibre di amianto. Il 31 dicembre 2015 lo trasferirono all’ospedale di Messina per sottoporlo ad una toracentesi e decisero di ripetere tutti gli esami. Dopo la toracentesi si capì che la malattia di Letterio era stata provocata dall’esposizione all’amianto.

 «Quando abbiamo chiesto al medico come aiutare nostro padre lui ci rispose: “la terapia dell’accompagno”. Non ci restava che “accompagnarlo alla morte”. Questa cosa ci ha devastato».

Nessuna speranza per Massimo a causa della diagnosi infausta

Non rimaneva speranza a Massimo, ai fratelli e alla moglie ma solo un’agonia. Quella di “accompagnarlo” a una lenta e dolorosa morte. Capirono che non c’era più nulla da fare contro il mesotelioma. Loro non sapevano neanche che esistesse questo tipo di tumore. Letterio morì a soli due mesi dalla diagnosi.

«Papà era cosciente che sarebbe morto di lì a poco. Questa è la cosa che mi ha fatto soffrire di più. Ricordo che un giorno mi disse: “sai perché non mi butto giù dalla finestra? Per non lasciare un brutto ricordo ai miei nipoti”. Il giorno in cui è morto eravamo lì. Aveva lo sguardo fisso. Lo portammo a casa. Morì dopo un paio d’ore soffocato. Io cercavo, disperatamente, di rianimarlo, battevo sul petto… speravo di salvarlo in qualche modo.

Mio padre era una persona che amava la famiglia, i nipoti più di ogni altra cosa. La sua morte ha devastato tutti noi».

La nipotina più piccola, dopo la morte di Letterio, lasciava bigliettini per il nonno, scriveva, soffriva in silenzio. I genitori li trovarono tempo dopo. Era un nonno sempre presente. Questa perdita non ha lasciato solo il vuoto e le cicatrici di dolore che provoca il lutto ma anche tanta rabbia. Perché la sua morte è avvenuta a causa della contaminazione sul posto di lavoro. È dovere dello Stato tutelare i lavoratori. Proprio per questo Massimo e i suoi figli chiedono giustizia e il risarcimento dei danni morali e fisici che ha provocato l’amianto.

La tutela dei diritti dei lavoratori

La Costituzione italiana nei primi articoli cita espressamente che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1) e tutti i cittadini hanno pari dignità sociale davanti alla legge (3) senza distinzioni di sesso, razza, sociali ecc. In materia di igiene e sicurezza sul lavoro, la Costituzione prevede la tutela della persona fisica nella sua integrità psico-fisica come principio assoluto ai fini della predisposizione di condizioni ambientali e salubri (art 2,32,41).
E sulla base di queste leggi i lavoratori chiedono che i loro diritti siano rispettati. Vogliono giustizia.

Il datore di lavoro che intende negare la propria responsabilità ha l’onere di dimostrare di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno” (Cass. Sez. Lav. 13.05.08 n. 11928).

Già prima dell’entrata in vigore della legge 257/92 sussisteva il divieto di esposizione ad amianto, di cui erano ben note le capacità morbigene (Corte di Cassazione, IV sezione penale, sentenza n. 49215 del 2012), ragione per la quale, l’onere è particolarmente pregnante, tenendo conto che, già all’epoca, sussistevano materiali alternativi, privi di capacità lesiva per la salute (cfr. doc. 22) e specifiche regole cautelari.

Massimo e la sua famiglia si sono rivolti all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Chiedono il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali per la malattia del padre e per l’esposizione secondaria ad amianto.

Alampi
Letterio Alampi

Dal Tribunale di Napoli a quello di Reggio Calabria

Il Tribunale di Napoli ha dichiarato competente quello di Reggio Calabria, dove è sorto il rapporto di lavoro di Letterio.

«Lo scorso anno la causa per il risarcimento dei danni per me, mia madre e i miei fratelli è stata iscritta presso il tribunale di Napoli perché lì si trova la sede principale dell’azienda. Il ricorso è lungo e il Covid ha rallentato le cose. Da pochi giorni il giudice ha dichiarato l’incompetenza territoriale del Tribunale di Napoli. Io rispetto la sua decisione. Anche se il processo si svolgerà a Reggio Calabria questo non cambierà lo stato delle cose.

Ugualmente le altre cause, degli ex dipendenti dell’Hitachi, si svolgeranno qui. Noi abbiamo chiesto il risarcimento sia all’AnsaldoBreda che all’Hitachi perché, anche se quest’ultima è subentrata nel 2015, è chiamata a pagare il danno. Papà è stato menzionato in una relazione depositata presso il ministero dell’Ambiente.  È stata redatta da chi ha sentito la mia testimonianza. Questa persona aveva il compito di rendere esplicita la situazione amianto in Calabria al dottor Guariniello che era a capo della commissione amianto».

Massimo Alampi in prima linea per la lotta contro l’amianto in Calabria

L’amianto in Calabria continua a mietere vittime e, anche quando ci sarebbe la possibilità di fare qualcosa, le istituzioni restano inermi, mentre le persone continuano ad ammalarsi.

Massimo, dopo la morte del padre, ha deciso di occuparsi in prima persona di questa vicenda, di informare le persone, in qualità di coordinatore regionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, della pericolosità della fibra killer, di assistere i cittadini e i lavoratori esposti.

«La bonifica, qui in Calabria, è stata sottovalutata. Le cose iniziano ma non proseguono. Solo pochi Comuni hanno partecipato al bando che prevedeva 43milioni e 367mila euro disponibili per la bonifica dell’amianto delle strutture pubbliche.  Qui ci sono 404 Comuni e solo una trentina hanno tenuto conto di questa problematica. Questa è incapacità amministrativa».