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Ex Ilva e Cassazione, Bonanni (ONA): subito la bonifica

Foto di Janusz Walczak da Pixabay, ex ilva
Foto di Janusz Walczak da Pixabay

L’Ex Ilva di Taranto ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano che prevede lo stop dell’area a caldo entro 90 giorni. La vicenda torna così al centro del confronto giudiziario, mentre resta aperto il tema della presenza di amianto nello stabilimento e della necessità di interventi di messa in sicurezza.

Tra gli aspetti maggiormente delicati vi è quello dell’amianto nell’ex Ilva di Taranto. L’Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni segue da anni la situazione dello stabilimento e ha posto ripetutamente l’attenzione sulla necessità di procedere con interventi di bonifica, messa in sicurezza e tutela dei lavoratori e della popolazione.

“L’ONA contrasterà questa pretesa di continuare la produzione con amianto, si applichi la costituzione e la sentenza della Corte Europea”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

Ex Ilva, presentato il ricorso alla Corte di Cassazione

La vicenda dell’ex Ilva di Taranto entra in una nuova fase giudiziaria. Depositato il 14 agosto 2026 un ricorso in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano del 9 luglio 2026.

Il provvedimento impugnato stabilisce la fermata dell’area a caldo entro 90 giorni, con riferimento alle criticità ambientali e alla tutela della salute. Il termine indicato dai giudici è già in corso e la scadenza è prevista prima della fine di ottobre.

La società ha chiesto alla Suprema Corte la cassazione del decreto n. 425/2026. Il ricorso, secondo quanto riportato dalle informazioni disponibili, si sviluppa in 82 pagine e quattordici motivazioni.

La distinzione tra proprietà e gestione degli impianti

Nella complessa struttura societaria dell’ex Ilva è importante distinguere i diversi soggetti coinvolti.

Ilva in amministrazione straordinaria è proprietaria degli impianti, mentre la gestione degli stabilimenti è affidata ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria.

Il ricorso presentato in Cassazione riguarda il provvedimento giudiziario relativo alla prosecuzione delle attività dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Sullo sfondo rimangono anche le problematiche ambientali e sanitarie che da anni accompagnano la storia dell’impianto.

Amianto nell’ex Ilva

L’ONA ricorda inoltre che il tema dell’amianto non può essere considerato separatamente dalle condizioni di sicurezza degli ambienti di lavoro e dalle attività di manutenzione e risanamento degli impianti.

Anche recenti interventi pubblici dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, hanno richiamato l’attenzione sulla necessità di affrontare il problema attraverso interventi concreti di risanamento.

Bonanni: “La tutela della salute deve restare una priorità”

“Il decreto della Corte di appello di Milano che si fonda su un principio di doppia conforme costituisce la cristallizzazione dei fatti fotografati in ordine della presenza di amianto lesivo per la salute. Come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto posso che non condividere questo ricorso in Cassazione. A mio parere non essendoci violazione di legge non si può chiedere l’annullamento del provvedimento. Il perdurare della produzione a caldo può provocare problemi alla salute e all’ambiente. Per quanto riguarda l’amianto, occorre procedere con una puntuale verifica delle condizioni dei manufatti e con gli interventi di bonifica e messa in sicurezza necessari, nel rispetto delle procedure previste dalla legge. La continuità produttiva non può essere considerata disgiuntamente dalla sicurezza e dalla tutela ambientale. Come ONA ci battiamo affinché si giunga alla bonifica. La tutela della salute dei lavoratori e della popolazione deve rimanere una priorità.”

Avv. Ezio Bonanni, foto Rita Chessa
Avv. Ezio Bonanni

Il nodo giudiziario sull’area a caldo

Il ricorso della società chiede alla Cassazione di intervenire sul decreto della Corte d’Appello di Milano. Sarà quindi la Suprema Corte a dover valutare le questioni giuridiche sollevate attraverso l’impugnazione.

La presentazione del ricorso, tuttavia, non equivale a una decisione della Cassazione. L’esito del procedimento dovrà essere stabilito dai giudici competenti. Occorrerà quindi attendere la decisione della Suprema Corte sulla questione processuale e, se il ricorso sarà ritenuto ammissibile, sulle questioni sottoposte al suo esame.

Taranto tra acciaio, occupazione e risanamento

Il futuro dello stabilimento resta legato anche alla capacità di affrontare le criticità ambientali attraverso interventi verificabili e programmati. Nel caso dell’amianto, in particolare, la prevenzione e la bonifica costituiscono elementi centrali per ridurre i rischi connessi all’esposizione alle fibre.

L’Osservatorio Nazionale Amianto sostiene da anni la necessità di intervenire sul patrimonio industriale contaminato, con particolare attenzione alle conseguenze dell’esposizione professionale e ambientale.

 

Uranio impoverito: ONA al fianco di militari e famiglie. Recenti sentenze confermano nesso di causalità

uranio impoverito e vittime del dovere, fto free generata con AI
uranio impoverito e vittime del dovere, fto free generata con AI

La questione delle conseguenze sanitarie associate all’esposizione a uranio impoverito e nanoparticelle di metalli pesanti continua a interessare militari italiani impiegati in missioni internazionali e in particolari contesti operativi.

Secondo dati riportati negli anni  dall’ONA Osservatorio Nazionale Amianto, il fenomeno avrebbe coinvolto migliaia di militari. Con un bilancio stimato in oltre 400 decessi e circa 8.000 persone malate.

Militari esposti: una questione ancora aperta

Il tema riguarderebbe in particolare il personale che ha prestato servizio in Balcani, Iraq, Afghanistan e in altri scenari caratterizzati da condizioni ambientali e operative particolari.

Nel corso degli anni sono state segnalate diverse patologie, tra cui linfomi, leucemie e altre malattie oncologiche.

La questione assume quindi una particolare rilevanza sul piano del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e dello status di Vittima del Dovere.

La svolta del Consiglio di Stato sul nesso causale

Sul piano giuridico, negli ultimi anni la materia ha registrato sviluppi significativi.

Una delle novità più importanti è rappresentata dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 7 ottobre 2025, che ha affrontato proprio il tema delle patologie tumorali insorte nei militari esposti, durante il servizio, a uranio impoverito o nanoparticelle di metalli pesanti.

La giurisprudenza ha riconosciuto, in presenza dei presupposti previsti dalla normativa, una presunzione relativa del nesso causale. In sostanza, non viene richiesto al militare di dimostrare attraverso una prova scientifica individuale e diretta ogni passaggio del rapporto tra esposizione e malattia. L’amministrazione può comunque superare tale presunzione dimostrando una specifica origine estranea al servizio della patologia.

Si tratta di un passaggio importante rispetto a una materia che per anni ha prodotto contenziosi complessi.

La stessa giustizia amministrativa ha successivamente richiamato i principi dell’Adunanza plenaria anche in ulteriori decisioni, confermando la rilevanza dell’articolo 603 del Codice dell’ordinamento militare nel procedimento di accertamento.

Il riconoscimento come Vittima del Dovere

Per il militare o per i familiari di una persona deceduta, il percorso può comprendere la raccolta della documentazione sanitaria, di servizio e relativa alle missioni effettuate, oltre alla ricostruzione delle condizioni ambientali e operative nelle quali è stata svolta l’attività.

Ogni posizione deve essere valutata singolarmente. La documentazione può infatti assumere un ruolo decisivo nella ricostruzione della storia professionale e sanitaria dell’interessato.

In questo ambito si inserisce l’attività dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che offre assistenza medico-legale alle persone che chiedono il riconoscimento dei propri diritti come Vittime del Dovere. L’Avv. Bonanni e la referente Avv. Linda Bruno per l’uranio impoverito hanno già ottenuto significativi risultati L’organizzazione ha dedicato specifici approfondimenti al tema dell’uranio impoverito e delle patologie segnalate tra i militari italiani.

 

L’impegno dell’ONA secondo Ezio Bonanni

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avvocato Ezio Bonanni, sottolinea da tempo l’importanza di garantire attenzione sanitaria e tutela giuridica al personale delle Forze Armate coinvolto in queste vicende.

 

«Non siamo animati da uno spirito di vendetta, ma da una profonda sete di verità e giustizia», afferma Bonanni, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di salute dei militari e sulla possibilità di ottenere il riconoscimento previsto dalla normativa.

Secondo il presidente ONA, “l’obiettivo dovrebbe essere quello di rafforzare la prevenzione, migliorare la trasparenza delle informazioni sui rischi ambientali e rendere più accessibili i percorsi di tutela per il personale militare e per i familiari.”

La posizione dell’associazione si inserisce in un dibattito che coinvolge da anni istituzioni, mondo scientifico, associazioni di categoria e famiglie dei militari.

Assistenza per militari e familiari

L’invito rivolto dall’ONA ai militari che abbiano sviluppato una patologia dopo una missione o che abbiano ricevuto una diagnosi durante controlli sanitari è quello di non trascurare la propria storia di servizio e di acquisire tutta la documentazione utile.

La possibilità di ottenere un riconoscimento non può essere stabilita in modo automatico sulla base della sola diagnosi. È invece necessario verificare condizioni operative, esposizioni documentate, percorso professionale, quadro clinico e normativa applicabile.

Per questo motivo, nei casi individuali, può essere utile rivolgersi a professionisti qualificati per una valutazione medico-legale e giuridica.

Una tutela che riguarda anche le famiglie

La questione non interessa soltanto i militari ancora in servizio o in vita. In determinate circostanze, anche i familiari possono trovarsi coinvolti nelle procedure relative al riconoscimento dei benefici previsti per le Vittime del Dovere.

Il tema dell’uranio impoverito resta dunque legato non soltanto alla salute, ma anche alla memoria, alla prevenzione e alla tutela dei diritti di chi ha prestato servizio in condizioni operative particolarmente complesse.

Le recenti pronunce del Consiglio di Stato rappresentano, sotto il profilo giuridico, un elemento di particolare interesse e rendono ancora più importante una corretta informazione sulle procedure di riconoscimento.

 

Laurentina, nessun rischio amianto: riaprono le scuole

Bambino a scuola (Foto free di Thomas G. da Pixabay)
Bambino a scuola (Foto free di Thomas G. da Pixabay)

AGGIORNAMENTO DEL 18 AGOST0 : NON C’è AMIANTO

Dati rassicuranti dal Campidoglio, gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto e incendio sulla Laurentina: perché la cautela

Un incendio che coinvolge aree dove sono presenti rifiuti, materiali edilizi o manufatti deteriorati può rendere necessario verificare anche l’eventuale presenza di amianto.

Il rischio, in questi casi, non può essere stabilito sulla base delle sole immagini o delle segnalazioni. Sono infatti necessari campionamenti, analisi e valutazioni da parte degli organismi competenti.

L’attenzione è quindi rivolta soprattutto alle condizioni dell’area interessata dall’incendio e alle eventuali operazioni di movimentazione o rimozione dei materiali presenti.

L’intervento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Sul tema è intervenuto anche l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), che richiama l’importanza della prevenzione e della corretta gestione dei materiali potenzialmente contenenti amianto.

L’associazione ha sottolineato la necessità di procedere con attenzione nella fase successiva all’incendio, evitando che eventuali materiali sospetti vengano movimentati senza le necessarie verifiche e procedure di sicurezza.

L’obiettivo, secondo l’ONA, deve essere quello di individuare le eventuali fonti di rischio, circoscrivere le aree interessate e procedere agli interventi necessari sulla base degli accertamenti effettuati.

Ezio Bonanni: “La prevenzione deve venire prima di tutto”

L‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, riporta l’attenzione sulla necessità di non sottovalutare la possibile presenza di asbesto dopo un incendio. “ Prima degli esiti degli esami è importante che si tengano le finestre chiuse e che le autorità al più presto circoscrivano bene le fonti di rischio e magari si avvii con urgenza il disinquinamento”.

Le parole del presidente ONA si inseriscono in un quadro nel quale, prima di qualsiasi conclusione, resta fondamentale distinguere tra ipotesi di rischio e presenza effettivamente accertata di amianto.

Avv. Ezio Bonanni, amianto risarcimento
ONA, Presidente Avv. Ezio Bonanni

Riapertura delle scuole a Roma: attenzione alla prevenzione

Il tema era diventa particolarmente delicato con l’avvicinarsi dell’anno scolastico 2026-2027.

La priorità è garantire che la riapertura avvenga in condizioni di sicurezza, attraverso le verifiche ambientali eventualmente necessarie e gli interventi di pulizia e messa in sicurezza ritenuti opportuni dagli enti competenti.

L’amianto è un problema ambientale e sanitario che richiede particolare attenzione quando materiali potenzialmente contaminati vengono danneggiati o interessati da eventi come incendi e crolli.

Si sono attesi gli esiti degli accertamenti tecnici che fortunatamente sono negativi.

 

 

Jovanotti a Barletta: stop al concerto per l’amianto

musica, amianto
concerto (Foto free di Stefan Schweihofer da Pixabay)

Il Jova Summer Party previsto il 17 agosto nell’ex cartiera di Barletta non si terrà nella location stabilita. Gli accertamenti ambientali avrebbero portato all’individuazione di  frammenti di materiale contenente amianto. Gli organizzatori stanno valutando una nuova sede per l’evento.

Concerto di Jovanotti a Barletta annullato nella location prevista

Durante le verifiche sarebbe stato individuato un frammento di materiale contenente amianto, di dimensioni comprese tra circa sei e otto centimetri. La situazione è stata successivamente esaminata dagli organismi competenti nell’ambito delle procedure previste per lo svolgimento di un evento con un pubblico numeroso.

L’area avrebbe dovuto accogliere circa 33mila spettatori. Proprio l’elevata presenza di pubblico ha reso necessarie ulteriori valutazioni sulla sicurezza del sito.

Amianto nell’ex cartiera: cosa è emerso dagli accertamenti

La vicenda riguarda un complesso industriale dismesso di grandi dimensioni. La scelta della struttura come sede del concerto era stata effettuata diversi mesi fa, dopo una ricerca di possibili location nel territorio pugliese.

Le verifiche sul sito erano iniziate dopo una segnalazione presentata alle autorità competenti. Un primo sopralluogo, effettuato alla fine di giugno, non aveva evidenziato elementi tali da impedire la prosecuzione dell’iter organizzativo.

Successivamente, gli organizzatori hanno commissionato ulteriori verifiche attraverso una società specializzata. Nel corso degli accertamenti è stata segnalata la presenza di materiali riconducibili all’amianto in alcune zone dell’ex stabilimento.

La decisione delle autorità sul concerto

Un ulteriore controllo effettuato nei primi giorni di agosto avrebbe consentito di individuare un frammento contenente amianto in prossimità dell’accesso al complesso.

Alla luce degli elementi emersi, l’area non è stata ritenuta idonea allo svolgimento dello spettacolo nella configurazione prevista. La valutazione è stata portata all’attenzione della Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, nell’ambito delle procedure di competenza.

La questione centrale riguarda soprattutto la necessità di garantire condizioni adeguate in un luogo destinato ad accogliere decine di migliaia di persone.

Jova Summer Party, si cerca una nuova location

Dopo lo stop alla sede di Barletta, la macchina organizzativa è già alla ricerca di una soluzione alternativa.

L’obiettivo indicato dagli organizzatori è individuare una nuova location nell’area di Bari per il 19 settembre 2026.

La società organizzatrice Trident Concert ha inoltre comunicato che i possessori dei biglietti potranno utilizzare i titoli acquistati per la nuova data, qualora la nuova sede venga confermata. Sarà inoltre prevista la possibilità di richiedere il rimborso secondo le modalità che saranno comunicate.

Amianto e grandi eventi: l’importanza della prevenzione

“La vicenda di Barletta riporta l’attenzione sull’importanza delle verifiche ambientali prima dell’organizzazione di grandi eventi all’interno di aree industriali dismesse. La presenza di materiali contenenti amianto richiede infatti valutazioni tecniche specifiche. In particolare, quando un’area deve essere frequentata da migliaia di persone, diventa fondamentale conoscere preventivamente le caratteristiche del sito e adottare tutte le misure necessarie.” Ha commentato la notizia l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Ansa

Incendio Laurentina, sospetto amianto: pompieri sul posto

Foto di Ted Erski da Pixabay, rogo
Foto esclusivamente decorativa free di Ted Erski da Pixabay

AGGIORNAMENTO DEL 18 AGOST0 : NON C’è AMIANTO

Dati rassicuranti dal Campidoglio, gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

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Roma, via Laurentina. A quasi due settimane dal vasto rogo divampato nell’area prossima al Grande Raccordo Anulare, restano accesi i riflettori sulla presenza di materiali che potrebbero contenere amianto. I residenti chiedono controlli, informazioni trasparenti e garanzie sulla sicurezza dell’area. In attesa delle verifiche tecniche per la possibile presenza di fibre nell’ambiente.

L’incendio che ha interessato l’area lungo via Laurentina, nel quadrante sud di Roma, continua a lasciare strascichi. Il rogo, sviluppatosi il 26 luglio nei pressi del Grande Raccordo Anulare, aveva provocato una vasta colonna di fumo e reso necessarie importanti modifiche alla viabilità. Le squadre dei Vigili del Fuoco erano intervenute insieme alla Protezione Civile e alle forze impegnate nella gestione dell’emergenza.

A distanza di giorni, però, l’attenzione si concentra soprattutto su ciò che continua ad accadere nel sottosuolo dell’area interessata dall’incendio.

Vigili del Fuoco impegnati nello smassamento dei materiali

Le operazioni di messa in sicurezza risultano particolarmente complesse. Secondo le informazioni disponibili, gli interventi riguardano anche materiali interrati e residui presenti nell’area. Con attività di smassamento, movimentazione e bagnatura finalizzate a raggiungere e neutralizzare eventuali focolai ancora attivi.

Una situazione delicata, perché la presenza di rifiuti e materiali accumulati nel tempo può rendere più difficili le operazioni di spegnimento.

Già nelle ore successive all’incendio, la Protezione Civile del Lazio aveva spiegato che le squadre dei Vigili del Fuoco stavano lavorando da terra anche a causa della presenza di elettrodotti. La quale crendeva problematico l’utilizzo dei mezzi aerei. Le cause del rogo, inoltre, risultavano ancora oggetto di accertamento.

Amianto sulla Laurentina: cosa è stato segnalato

Secondo quanto riportato in relazione alla vicenda e alle comunicazioni richiamate dagli esponenti locali, sarebbe stata evidenziata anche la presenza di materiale friabile precedentemente interrato. E tornato alla luce durante le attività successive all’incendio.

Su questo punto è però fondamentale mantenere una distinzione tra la presenza del materiale e l’effettiva dispersione di fibre nell’ambiente.

Per stabilire se vi sia stata dispersione di fibre e quale sia stata eventualmente la sua entità sono necessari ulteriori verifiche. Ossia campionamenti, analisi di laboratorio e valutazioni tecniche da parte degli organismi competenti.

Perché l’amianto friabile richiede particolare attenzione

Quando materiali sospetti vengono rinvenuti dopo un incendio o durante operazioni di movimentazione del terreno, è essenziale che identificazione, caratterizzazione, messa in sicurezza e rimozione siano effettuate secondo le procedure previste.

L’ONA sottolinea da tempo l’importanza della prevenzione primaria e della bonifica dei siti nei quali siano presenti materiali contenenti amianto. L’associazione, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, indica infatti nella messa in sicurezza e nella rimozione dei materiali una componente centrale delle politiche di prevenzione.

Bonanni: servono dati certi e prevenzione

La posizione dell’ONA, in linea con le iniziative portate avanti dall’associazione sul tema dell’amianto, è orientata alla prevenzione, alla mappatura dei siti a rischio e alla bonifica, con particolare attenzione alla tutela della salute e dell’ambiente.

Per Bonanni, “in un contesto come quello della Laurentina, la priorità deve essere quella di acquisire dati tecnici certi, attraverso controlli e analisi, evitando sia sottovalutazioni sia allarmismi non supportati da evidenze scientifiche. Occorre soprattutto comprendere quale sia lo stato di conservazione dei materialo, se siano stati interessati direttamente dal rogo e dalle successive movimentazioni e se siano state rilevate fibre aerodisperse. Sono questi gli elementi che potranno consentire alle autorità di definire con precisione il livello di eventuale rischio.”

Il 18 agosto sono giunti dati rassicuranti dal Campidoglio. Gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto: tutti i campioni hanno dato risultato negativo, sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti, anche nei pressi di alcuni istituti scolastici. Una situazione che aveva fatto preoccupare anche la commissione Ecomafie e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

I residenti chiedono trasparenza

La situazione aveva destato preoccupazione tra gli abitanti del Municipio IX.

I comitati territoriali avevano chiesto di rendere pubbliche le informazioni relative ai controlli ambientali e che la popolazione possa conoscere l’esito degli eventuali monitoraggi effettuati nell’area.

Amianto e rogo: ora servono verifiche tecniche

Il caso della Laurentina dimostra ancora una volta quanto sia importante affrontare le emergenze ambientali con strumenti di prevenzione e controllo scientifico.

L’incendio è stato un’emergenza immediata. La gestione dei materiali eventualmente contaminati rappresenta invece una fase successiva, altrettanto delicata.

Per questo, prima di trarre conclusioni definitive sulla qualità dell’aria e sull’eventuale esposizione della popolazione, saranno determinanti gli esiti delle analisi ambientali e delle verifiche tecniche.

Nel frattempo, la presenza dei Vigili del Fuoco nell’area e la prosecuzione delle attività di messa in sicurezza testimoniano la complessità dell’intervento.

Una questione che riguarda anche la prevenzione futura

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha più volte evidenziato l’importanza della mappatura e della prevenzione per individuare le situazioni di rischio.