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Sardu e Romanin, con l’Avv. Ezio Bonanni la vicenda delle due vittime del terrorismo (VIDEO)

Mauro Sardu e Avv. Ezio Bonanni
Mauro Sardu e Avv. Ezio Bonanni

Intervista a Mauro Sardu con l’avvocato Ezio Bonanni sulla lunga battaglia giudiziaria che ha visto il riconoscimento dello status di “vittime del terrorismo” a due sopravvissuti della strage di Nizza del 14 luglio 2026.
Mauro Sardu e sua moglie Ombretta Romanin si trovavano sulla Promenade des Anglais e riuscirono a salvarsi, ma le conseguenze dell’attentato hanno avuto un impatto duraturo sulla loro vita. Le perizie hanno infatti accertato per entrambi un disturbo post-traumatico da stress cronico, con un’invalidità riconosciuta del 43%.

La vicenda è stata seguita dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Vittime del Dovere, che ha assistito i due coniugi nella lunga battaglia per ottenere il riconoscimento dei loro diritti.

La strage di Nizza del 14 luglio 2026

Il 14 luglio 2016 la Promenade des Anglais di Nizza era affollata per le celebrazioni della Festa nazionale francese. Un camion lanciato contro la folla provocò una strage: 86 persone furono uccise e oltre 400 rimasero ferite. Tra le vittime mortali vi furono anche sei cittadini italiani.

La parola a Mauro Sardu

Nell’intervista, l’avvocato Ezio Bonanni illustra il significato della conclusione della lunga vicenda giudiziaria e ribadisce l’impegno dell’Osservatorio per il riconoscimento dei diritti delle vittime.

La parola passa quindi direttamente a Mauro Sardu, che racconta la propria esperienza.

Il punto centrale del suo racconto è il contrasto tra il riconoscimento ottenuto in Francia e la lunga difficoltà incontrata in Italia.

Il riconoscimento ottenuto in Francia

Sardu spiega di aver vissuto inizialmente una situazione che definisce molto deludente.

La Francia, dopo gli accertamenti, li aveva riconosciuti come vittime del terrorismo.

Le difficoltà in Italia

Sardu racconta quindi la difficoltà incontrata nei rapporti con le istituzioni italiane. Il riconoscimento non arrivò in via amministrativa e fu necessario rivolgersi alla magistratura.

Immaginiamo per un attimo il senso di frustrazione legato alla necessità di dover dimostrare una condizione che era già evidente continuando a convivere con le conseguenze psicologiche dell’attentato.

La vittoria legale

La documentazione prodotta nel procedimento italiano comprendeva, tra gli altri elementi, il tracciamento GPS dei telefoni, una denuncia presentata alle autorità francesi, la documentazione consolare italiana e, ovviamente, il precedente riconoscimento francese.

Quando il Tribunale di Torino  ha finalmente quindi posto un punto fermo sulla loro condizione riconoscendo ufficialmente Sardu e Romanin come vittime del terrorismo, si è creato un precedente significativo.

La decisione ha inoltre stabilito, in presenza degli ulteriori requisiti previsti dalla normativa, il diritto all’assegno vitalizio di 500 euro mensili e allo speciale assegno vitalizio di 1.033 euro mensili.

La storia a lieto fine non cancella, ovviamente, quanto accaduto il 14 luglio 2016, ma assume un prezioso valore simbolico fatto di verità, giustizia e rettitudine.

Vedi l’intervista avvenuta presso lo studio dell’Avv. Ezio Bonanni in via Montenero 70 a Milano:

Rogo Laurentina: gli esami ASL escludono l’amianto

incendio
immagine di incendio spento, generato con Canva AI

Si tira un sospiro di sollievo per i dati diffusi dal Campidoglio in seguito all’incendio a Roma Laurentina: gli esiti degli esami effettuati dalla Asl sulla presenza di amianto hanno dato risultato negativo. Sia sull’area dell’incendio sia nelle zone vicine circostanti ed anche nei pressi di alcuni istituti scolastici.  Il tema aveva destato particolare attenzione nelle settimane precedenti, tanto da coinvolgere anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e agli illeciti ambientali.

Una situazione che aveva fatto preoccupare anche l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Dopo settimane di interventi, i roghi inoltre possono essere considerati spenti. A comunicarlo, sono stati i vigili del fuoco.

Nella stessa giornata si è svolto un incontro operativo per fare il punto sull’emergenza e sugli interventi ancora necessari. Alla riunione hanno preso parte il Gabinetto del sindaco, il Municipio IX, i vigili del fuoco, la Polizia Locale, Arpa Lazio e i dipartimenti capitolini coinvolti nella gestione dell’area.

Amianto, i campionamenti hanno dato esito negativo

Tra gli aspetti maggiormente monitorati, come detto, c’era la possibile presenza di amianto nell’area interessata dagli incendi.

Fortunatamente il Comune ha riferito che le verifiche eseguite dalla Asl non hanno rilevato presenza di asbesto nei campioni analizzati.

Migliora anche la qualità dell’aria

L’attività di monitoraggio era iniziata già dopo l’incendio del 26 luglio e ha proseguito nei giorni successivi.

Indicazioni positive sono giunte anche dal monitoraggio effettuato da Arpa Lazio. Le rilevazioni hanno evidenziato infatti una diminuzione delle concentrazioni di diossine rispetto ai picchi osservati durante gli episodi di incendio.

In particolare, gli ultimi quattro campionamenti, realizzati tra l’8 e il 12 agosto, hanno registrato concentrazioni di diossine comprese tra 0,06 e 0,08 pg/m³. Secondo i dati diffusi dal Campidoglio, i valori risultano inferiori al riferimento indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la concentrazione stimata in ambiente urbano.

I dati più recenti, quindi, delineano un quadro ambientale considerato rassicurante dalle autorità, pur mantenendo alta l’attenzione sulla zona.

Area ancora sotto sequestro

Nonostante lo spegnimento dei roghi e i risultati dei controlli ambientali, l’area rimane comunque al momento sottoposta a sequestro e sono tuttora in corso gli accertamenti dell’autorità giudiziaria considerato il persistere dell’odore acre e dei rifiuti interrati.

Usa e amianto: proposta al Senato per un divieto totale

USA e amianto, foto Canva Ai generated
USA e amianto, foto Canva Ai generated

Amianto, gli Stati Uniti tornano a discuterne al Senato. Ma per capire la portata della nuova iniziativa legislativa è necessaria una precisazione: negli USA un importante divieto è già entrato in vigore nel 2024.

Il 28 marzo di quell’anno infatti l’Environmental Protection Agency, l’agenzia federale per la protezione dell’ambiente, ha infatti adottato una norma che vieta gli usi ancora in corso del crisotilo, compresa la produzione e l’importazione per gli utilizzi interessati dal provvedimento. Il crisotilo era indicato dall’EPA come l’unica forma di amianto allora ancora importata, lavorata e distribuita per l’uso negli Stati Uniti.

La nuova proposta del 2026 nasce quindi con un obiettivo diverso: estendere ulteriormente la protezione e arrivare a una disciplina federale più ampia sull’amianto.

Amianto negli Stati Uniti, la nuova proposta bipartisan

Il 4 agosto 2026 il senatore democratico Jeff Merkley, dell’Oregon, ha presentato l’Alan Reinstein Ban Asbestos Now Act of 2026, identificato come S. 5235.

Il provvedimento è sostenuto anche dal senatore repubblicano John Curtis, dello Utah. È un elemento politicamente rilevante perché la proposta nasce quindi con un sostegno bipartisan.

Il testo propone di modificare il Toxic Substances Control Act, la legge federale che disciplina numerose sostanze chimiche, per vietare la produzione, la lavorazione, l’utilizzo e la distribuzione commerciale dell’amianto commerciale e dei prodotti che lo contengono.

Cosa ha già vietato l’EPA nel 2024

Per comprendere la novità del disegno di legge bisogna partire dalla norma già approvata.

Nel 2024 l’EPA ha vietato gli usi ancora in corso del crisotilo.

Il provvedimento riguarda anche l’importazione. La stessa EPA specifica che la norma proibisce la produzione, inclusa l’importazione, la lavorazione, la distribuzione commerciale, l’uso commerciale e lo smaltimento del crisotilo per gli impieghi interessati.

L’intervento riguarda anche la possibilità di far entrare negli Stati Uniti il materiale destinato agli impieghi sottoposti al divieto.

Le proibizioni, inoltre, sono state introdotte con tempi diversi a seconda dell’utilizzo. L’EPA spiega infatti che alcune disposizioni sono entrate in vigore progressivamente.

Perché nel 2026 si parla ancora di un divieto dell’amianto?

Perché la normativa del 2024 riguarda principalmente il crisotilo e gli utilizzi ancora in corso.

La nuova proposta legislativa vuole invece intervenire in modo più ampio sull’amianto commerciale.

Secondo il testo di S. 5235, la definizione comprende le fibre di amianto riconosciute dalla normativa federale e ulteriori forme indicate nel provvedimento. La proposta punta così a superare una regolamentazione limitata a specifici utilizzi e a costruire un divieto legislativo più esteso.

L’amianto già presente resta un problema

C’è però un’altra questione che nessun divieto può risolvere automaticamente: l’amianto già presente.

Un materiale installato decenni fa non scompare perché viene vietata una nuova importazione.

L’EPA ha infatti dedicato una seconda parte della propria valutazione del rischio agli usi storici dell’amianto e al relativo smaltimento. Nel novembre 2024 l’agenzia ha valutato anche il crisotilo e altre fibre, considerando i rischi associati alla gestione e alla possibile dispersione dei materiali contenenti amianto.

Questo significa che la prevenzione deve continuare anche dopo il divieto dei nuovi utilizzi.

Il commento dell’Avv. Ezio Bonanni: «Un passo importante, ma la prevenzione deve continuare»

Per l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia il nuovo disegno di legge è un’occasione per rafforzare la prevenzione. «È positivo che negli Stati Uniti il tema dell’amianto continui a essere affrontato sul piano legislativo. Il divieto introdotto dall’EPA nel 2024 per gli utilizzi ancora in corso del crisotilo ha rappresentato un passaggio importante. Ora il Congresso torna a discutere una proposta di portata più ampia».

Bonanni richiama però l’attenzione anche sulla situazione dei materiali già presenti. “L’amianto già presente negli edifici, negli impianti e nelle infrastrutture continua a richiedere controllo, gestione e, quando necessario, bonifica. La prevenzione deve riguardare l’intero ciclo di vita del materiale».

«Sorprende che si debba ancora discutere di questo»

Il presidente dell’ONA considera significativo il fatto che, dopo decenni di conoscenze sui rischi dell’amianto, negli Stati Uniti sia ancora necessario intervenire con nuove proposte legislative.  “Da italiano, non posso non guardare con sorpresa a un percorso legislativo che ancora oggi deve affrontare il problema di un divieto federale più ampio. In Italia la legge 257 del 1992 ha vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione dell’amianto e dei prodotti contenenti amianto”, osserva Bonanni.

Una legge che non è ancora approvata

È importante chiarire che S. 5235 è un disegno di legge, non una legge già in vigore.

Il testo è stato presentato al Senato il 4 agosto 2026 ed è stato assegnato alla Committee on Environment and Public Works. Dovrà quindi affrontare il normale percorso legislativo prima di poter diventare legge.

Per Ezio Bonanni, la direzione dovrebbe essere quella della prevenzione. “Ogni fibra che non viene utilizzata, importata o dispersa nell’ambiente è un’esposizione che può essere evitata. E quando parliamo di amianto, evitare l’esposizione deve essere sempre il primo obiettivo”.

Amianto, l’INL rilancia nuove linee guida europee: cosa cambia per la sicurezza dei lavoratori

Amianto, microcantieri - immagine generata con CANVA
Amianto, microcantieri - immagine generata con CANVA

La gestione dell’amianto nei luoghi di lavoro  al centro della discussione attraverso il rilancio ad agosto da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL), delle nuove indicazioni elaborate dalla Commissione europea.

Il documento europeo offre un apporto concreto  a imprese, lavoratori e professionisti della sicurezza chiamati a intervenire in presenza di materiali contenenti amianto. Lo scopo è rendere più efficace la prevenzione dell’esposizione durante attività come ristrutturazioni, manutenzioni, demolizioni e interventi sugli edifici.

La guida della Commissione europea è stata pubblicata in inglese nel dicembre 2025 e si inserisce nel percorso di rafforzamento delle norme europee sulla protezione dei lavoratori.

Amianto, perché le nuove indicazioni sono importanti

Il divieto dell’amianto nell’Unione europea non ha eliminato il problema della sua presenza negli ambienti di lavoro.

Numerosi edifici costruiti negli anni in cui il materiale era ancora utilizzato possono infatti contenere amianto.

“Il rischio diventa particolarmente rilevante quando questi manufatti vengono movimentati, danneggiati o sottoposti a lavorazioni. Per questo la corretta individuazione dei materiali e la pianificazione degli interventi rappresentano passaggi fondamentali della prevenzione.” Afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La Commissione europea indica proprio nei settori della costruzione, della ristrutturazione e della manutenzione alcuni degli ambiti nei quali l’esposizione professionale continua a rappresentare una questione importante.

La guida europea per gestire il rischio amianto

Le nuove linee guida sono state elaborate dalla Direzione generale Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea.

Il documento è stato sviluppato con il contributo di organizzazioni sindacali, associazioni dei datori di lavoro, imprese, autorità nazionali ed esperti di salute e sicurezza.

La guida punta a fornire indicazioni utilizzabili nella gestione quotidiana del rischio, con particolare attenzione alla formazione, alla valutazione dell’esposizione e alle misure di controllo.

Dalla teoria alla pratica

Uno degli aspetti più interessanti della pubblicazione europea è l’attenzione alle situazioni concrete.

La guida utilizza infatti esempi reali e casi di studio provenienti dagli Stati membri, con l’intento di mostrare come affrontare differenti situazioni di lavoro nelle quali può essere presente amianto.

Questo approccio permette di collegare le prescrizioni sulla sicurezza alle attività che possono effettivamente svolgersi nei cantieri e negli edifici.

Per chi deve organizzare un intervento, la conoscenza del rischio non può quindi essere separata dalla corretta pianificazione delle operazioni.

Formazione dei lavoratori, un passaggio decisivo

La prevenzione passa anche dalla formazione del personale.

Chi può entrare in contatto con materiali contenenti amianto deve conoscere i rischi associati alle fibre e le procedure previste per operare in sicurezza.

La Commissione europea sottolinea proprio l’importanza di fornire indicazioni pratiche sulla formazione e sulle misure di controllo dell’esposizione.

Una preparazione adeguata diventa particolarmente importante nei lavori di manutenzione e ristrutturazione, dove la presenza di materiali contenenti amianto può non essere immediatamente evidente.

Cambiano anche i riferimenti sull’esposizione professionale

La pubblicazione della guida arriva dopo la revisione della direttiva europea sull’esposizione all’amianto durante il lavoro.

La Commissione europea ricorda che la revisione del 2023 ha introdotto un limite di esposizione professionale più rigoroso e ulteriori misure finalizzate a ridurre il rischio per i lavoratori. Gli Stati membri hanno dovuto recepire le nuove disposizioni entro il 21 dicembre 2025.

Le linee guida servono quindi anche ad accompagnare l’applicazione concreta del quadro normativo aggiornato.

Più attenzione durante ristrutturazioni e demolizioni

Il problema dell’amianto assume particolare rilievo quando si interviene su edifici datati.

Prima di iniziare lavori che possono interessare materiali sospetti, è necessario procedere secondo le disposizioni applicabili e adottare le misure di sicurezza previste.

La logica della prevenzione è semplice: conoscere il rischio prima di intervenire consente di organizzare le attività in modo più sicuro.

Questo principio assume ancora maggiore importanza nel contesto delle numerose opere di recupero, riqualificazione e manutenzione degli edifici.

L’attenzione dell’INL in Italia

La diffusione delle linee guida da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro contribuisce a portare nel contesto italiano uno strumento elaborato a livello europeo.

Se da una parte la Commissioone aveva pubblicato il testo a dicembre, il rilancio dell’INL di questi giorni è una preziosa nota che aiuta a mantenere alta l’attenzione.

Dove consultare la guida originale

La pubblicazione ufficiale è disponibile sul portale della Commissione europea con il titolo Guidelines for managing asbestos related health and safety risks at work. Il documento è disponibile in lingua inglese e può essere consultato direttamente dalla pagina istituzionale dedicata alla nuova disciplina sull’amianto.

 

Basi militari USA in Giappone: rischio amianto e degrado

Bandiera americana davanti alla casa bianca, tema amianto
Bandiera USA, immagine free da Pixabay

Amianto, muffa, infiltrazioni d’acqua e strutture deteriorate. È il quadro emerso da una verifica dell’Office of Inspector General del Dipartimento della Difesa statunitense sulle infrastrutture militari nell’area del Pacifico. Il caso riporta l’attenzione internazionale sul rischio legato alla presenza di materiali contenenti amianto negli edifici datati e sulla necessità di interventi di prevenzione e bonifica.
L‘Osservatorio Nazionale Amianto sottolinea come il caso internazionale citato, confermi la persistente emergenza  evidenziando una tragica continuità tra le esposizioni passate e le nuove patologie asbesto-correlate.
In Italia purtroppo, la situazione resta critica a causa della presenza diffusa di amianto ancora non bonificato, che continua a causare migliaia di decessi e richiede un’azione urgente di prevenzione, bonifica e tutela legale delle vittime. Bonifica e prevenzione primaria che da sempre Ona e il suo presidente, l‘Avv. Ezio Bonanni richiedono da più di 25 anni.

Basi militari americane, infrastrutture in condizioni critiche

Il problema riguarda diverse installazioni militari statunitensi in Giappone. Secondo Militarytimes, tra le strutture esaminate figurerebbero Camp Courtney, Kadena Air Base e Yokota Air Base.

L’Office of Inspector General del Dipartimento della Difesa ha segnalato una lunga serie di criticità: corrosione, muffa visibile, danni provocati da incendi, crepe nelle strutture, distacchi del calcestruzzo, ferri di armatura esposti, infiltrazioni d’acqua, vernici contenenti piombo e materiali contenenti amianto.

Il rapporto, pubblicato nell’agosto 2026, nasce da un’attività di valutazione delle infrastrutture del Pacific Command. L’indagine ha preso in esame anche gli alloggi e le infrastrutture idriche, considerate essenziali per il personale militare.

Amianto e degrado degli edifici

Secondo le verifiche dell’ispettorato, nel quartiere residenziale Stearley Heights sono state interessate 139 abitazioni.

La documentazione mostrerebbe ambienti nei quali frammenti e detriti sono caduti all’interno degli edifici. Gli stessi responsabili del Dipartimento della Difesa hanno riferito agli investigatori che, in alcune aree, la caduta di materiale può rappresentare un rischio per la sicurezza del personale.

Quando materiali edilizi deteriorati sono associati alla presenza di amianto, la manutenzione e la gestione degli interventi diventano anche una questione di tutela della salute.

Terremoti, tifoni e infrastrutture invecchiate

Secondo quanto riportato dagli ispettori, il deterioramento sarebbe legato a una combinazione di fattori.

Tra questi figurano l‘età delle infrastrutture, alcune scelte costruttive e le condizioni ambientali. Le installazioni presenti in Giappone devono inoltre confrontarsi con fenomeni naturali come tifoni, terremoti e tsunami.

A rendere più complessa la situazione contribuiscono anche i costi elevati della manutenzione e le difficoltà nel reperire risorse sufficienti per intervenire sulle strutture esistenti.

L’Office of Inspector General avrebbe raccomandato ai vertici delle diverse componenti militari di individuare le riparazioni più urgenti e di analizzare le cause profonde del deterioramento. È stata inoltre indicata la necessità di individuare risorse economiche adeguate per affrontare il problema.

Amianto e questione internazionale

“Il caso delle basi statunitensi nel Pacifico dimostra come l’amianto sia un problema globale”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La presenza di materiali contenenti asbesto può infatti interessare edifici costruiti decenni fa, soprattutto quando le attività di manutenzione, ristrutturazione e bonifica procedono con difficoltà.

L’attenzione deve essere ancora maggiore quando il materiale si trova all’interno di strutture degradate. Il rischio deve essere valutato tecnicamente in relazione allo stato del materiale, alle condizioni dell’edificio e agli eventuali interventi che possono disturbare i manufatti.

Proprio per questo censimento, valutazione del rischio, messa in sicurezza e bonifica costituiscono strumenti fondamentali di prevenzione.

Il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto in Italia

Il caso internazionale viene richiamato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) in Italia come ulteriore elemento di riflessione sulla persistenza dell’emergenza.

L’associazione sostiene da anni la necessità di intervenire sui materiali ancora presenti negli edifici e nei siti contaminati, ponendo la bonifica come strumento principe. Secondo i dati riportati dall’ONA, in Italia le patologie correlate all’esposizione all’amianto continuano a provocare migliaia di decessi ogni anno; l’associazione indica per il 2023 un dato superiore a 7.000 decessi per malattie asbesto-correlate. Secondo l’OMS sono oltre 200 mila morti l’anno nel mondo per esposizione professionale all’amianto.

Bonifica e prevenzione per fermare nuove esposizioni

Per l’ONA la  strategia deve partire dalla prevenzione primaria, cioè dalla riduzione delle possibilità che nuove persone entrino in contatto con fibre di amianto.

L‘avvocato Ezio Bonanni pone da oltre 25 ann al centro i al centro della propria azione la richiesta di censimento dei siti contaminati, messa in sicurezza e bonifica. “La rimozione controllata dell’amianto dai luoghi a rischio uno degli strumenti fondamentali per evitare ulteriori esposizioni.” 

Dalle esposizioni di decenni prima alle patologie di oggi

“Le malattie asbesto-correlate possono manifestarsi anche dopo molti anni dall’esposizione. Per questo la presenza di materiali contenenti amianto negli edifici ancora utilizzati richiede attenzione, soprattutto quando strutture obsolete vengono sottoposte a lavori, demolizioni, manutenzioni o interventi di ristrutturazione. La continuità tra esposizioni del passato e nuove diagnosi rende quindi ancora attuale la richiesta di prevenzione.” Conclude Bonanni.

Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, Osservatorio Nazionale Amianto