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“Blue Sky Mine” dei Midnight Oil: il rock denuncia l’amianto (VIDEO)

immagine generica di montagna - miniera
immagine generica di montagna - miniera (Foto free di Enrique da Pixabay)

Nel 1990 i Midnight Oil, iconica rock band australiana, hanno pubblicato il brano “Blue Sky Mine”, pezzo di apertura del loro settimo album, Blue Sky Mining. La canzone è un potente grido di denuncia contro le ingiustizie ambientali ed umane subite dai lavoratori esposti all’amianto nelle miniere di Wittenoom, in Australia occidentale. Dietro il ritmo coinvolgente e le sonorità post-punk, si cela una delle più lucide critiche alla voracità dell’industria mineraria e alla complicità del potere economico.

Una canzone che racconta la tragedia

“Blue Sky Mine” trae ispirazione dalla vicenda della Blue Asbestos Mine dove per decenni, centinaia di operai e le loro famiglie furono esposti all’amianto blu (crocidolite), una forma altamente cancerogena di amianto. Le conseguenze furono devastanti: malattie polmonari, mesoteliomi e morti premature.

I versi per le vittime dell’amianto

Nei versi iniziali, Peter Garrett — frontman e attivista ambientale — canta: “My gut is wrenched out, it is crunched up and broken / My life that is lived is no more than a token”.
La cui traduzione è: “il mio stomaco è straziato, è schiacciato e spezzato / La mia vita vissuta non è altro che un gettone”.
Un’espressione dolorosa del senso di sfruttamento e smarrimento provato da chi ha sacrificato la propria salute per il “bene dell’economia”.

Il “Blue Sky Mine” è il simbolo del sistema produttivo tossico: l’illusione di una vita dignitosa costruita sulla pelle dei più deboli.
“If I work all day on the Blue Sky Mine, there’ll be food on the table tonight”. (Ossia: “Se lavoro tutto il giorno nella miniera ci sarà cibo sulla tavola stasera”)
Il compromesso lavoro in cambio di sopravvivenza viene smascherato come una trappola distruttiva. I datori di lavori sono definiti “candy store paupers”, poveri mascherati da ricchi, bugiardi che ingannano e manipolano la verità.

Chi ci salverà?

Il brano si interroga più volte: “Who’s gonna save me?”
Una domanda che risuona come atto di accusa e invocazione collettiva. Lo Stato? L’azienda? Le istituzioni?
Il finale lascia però uno spiraglio di speranza:
“In the end the rain comes down / Washes clean the streets of the Blue Sky town” (“Alla fine la pioggia cade / lava le strade)
Un’immagine catartica: la natura che purifica ciò che l’uomo ha corrotto, nel segno di una giustizia che, seppur in ritardo, potrebbe arrivare.

Il rocker ministro dell’Ambiente

I Midnight Oil hanno acceso i riflettori su un disastro industriale che per anni è rimasto sottaciuto, combinando attivismo politico, denuncia sociale e potenza musicale. Garrett, che in seguito diventerà anche ministro dell’Ambiente in Australia, incarna questa fusione tra arte e responsabilità civile.

Il commento dell’ Osservatorio Nazionale Amianto

“E’ importante che in ogni ambito, anche artistico, si continui a denunciare che l’amianto ha ucciso e continua a uccidere. I lavoratori di Wittenoom sono fratelli di quelli italiani che nelle officine, nelle fabbriche e nelle caserme hanno respirato polvere d’amianto senza saperlo. Come Osservatorio Nazionale Amianto lottiamo ogni giorno perché queste tragedie non restino impunite.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di Osservatorio Nazionale Amianto.

Vittime del Dovere e Carabinieri, Abbate intervista l’Avv. Bonanni

Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate
Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate

Si parla oggi di esposizione ad amianto all’interno dell’Arma dei Carabinieri, tratteremo ancora una volta della salute pubblica e tutela previdenziale per le vittime del dovere. L‘Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha fatto il punto sull’evoluzione giurisprudenziale relativa ad alcuni casi di patologie asbesto-correlate da lui lavorate proprio riguardanti militari appartenenti all’Arma dei Carabinieri.

Ad intervistarlo è il giornalista Luigi Abbate, figlio della vittima del dovere il Maresciallo Francesco Abbate.

“Abbiamo riscontrato un elevato numero di casi di patologie asbesto-correlate anche tra i carabinieri – sottolinea Bonanni– ma i problemi non si fermano qui: emergono gravi criticità legate alla dotazione inadeguata di mezzi, alla mancanza di strumenti di protezione e all’insufficienza tecnologica rispetto alla criminalità, sempre più avanzata e attrezzata.”

La necessità di mezzi adeguati

In tal senso, l’ONA ha richiesto che tutte le autovetture in dotazione ai carabinieri siano blindate e che ci sia una modernizzazione delle strumentazioni tecnologiche, come ricordato anche dal procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo, secondo cui lo Stato deve poter rispondere con pari forza alla criminalità digitale e organizzata.

Bonanni propone inoltre il coinvolgimento di reparti speciali, come il Battaglione San Marco e i paracadutisti della Folgore, nel supporto alle operazioni di controllo del territorio, specie in aree in cui la criminalità ha di fatto “espropriato” lo Stato del proprio potere.

Orfani vittime del dovere, ONA chiede pari diritti

Altro punto critico riguarda la distinzione tra vittime del dovere e vittime del terrorismo, soprattutto sul piano dei diritti riconosciuti agli orfani. Attualmente esistono trattamenti differenti che colpiscono in particolare gli orfani non a carico, e che l’ONA auspica vengano eliminati in nome dell’equità.

“Non può esserci differenza tra la pallottola di un criminale comune e quella di un terrorista. Chi cade in servizio per difendere lo Stato merita pari dignità, tutele e riconoscimenti”, afferma Bonanni.

La possibile svolta in una futura sentenza

Questo tema sarà oggetto di una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel luglio 2025, una sentenza che potrebbe rappresentare una svolta fondamentale per il riconoscimento dei diritti di tutti i militari delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, compresi Marina, Esercito e Aeronautica.

L’ONA ha già ottenuto importanti risultati giuridici in ambito di malattie professionali e continuerà a battersi per il pieno riconoscimento dello status di vittima del dovere, anche in caso di infortuni e patologie legate al servizio.

Amianto e incendi in California: lo smaltimento preoccupa i cittadini

incendio boschivo, Incendi
incendio boschivo (Foto free di jlujuro da Pixabay)

All’inizio di gennaio, il Sud della California è stato colpito da gravi incendi che non hanno risparmiato le zone residenziali di Los Angeles. Spente le fiamme, è rimasto un paesaggio carbonizzato fatto di automobili carbonizzate, elettrodomestici distrutti, dispositivi elettronici, beni domestici ridotti in cenere.
Questi resti, trasformati in scorie potenzialmente pericolose per la salute umana e l’ambiente, devono essere rimossi e trattati seguendo rigide procedure. Tuttavia, il sistema di smaltimento previsto ha generato malcontento e critiche tra la popolazione locale.

Secondo quanto dichiara Los Angeles Times, alcuni appaltatori avrebbero portato rifiuti potenzialmente contaminati da amianto in discariche non attrezzate per gestire sostanze pericolose.

Le operazioni si sarebbero svolte tra il 28 febbraio e il 24 marzo, ma gli interrogativi persistono. La necessità di essere tempestivi, vista l’emergenza, avrebbe comportato il trasporto dei detriti delle abitazioni distrutte dal fuoco prima che venissero completate le analisi obbligatorie per rilevare la presenza di amianto.

Il materiale quindi sarebbe stato trasportato presso le discariche non adatte.

Ceneri contenenti amianto friabile

Solo nelle settimane successive si sarebbe scoperto che le ceneri contenevano tracce di amianto friabile, la forma più pericolosa poichè facilmente inalabile

Sempre secondo quanto dichiarato dalla fonte, gli operatori durante i lavori non avrebbero indossavano dispositivi di protezione adeguati. come ad esempio le mascherine filtranti.

La società ha comunicato di aver appreso della presenza dell’amianto solo ad aprile, ribadendo che il proprio personale “ha seguito tutte le procedure pertinenti” e che non avrebbe potuto impedire l’errore compiuto dagli appaltatori.

La preoccupazione degli abitanti

Gli abitanti delle zone adiacenti hanno espresso grande preoccupazione: “Siamo profondamente turbati dal fatto che materiali tossici vengano scaricati vicino alle nostre case”, avrebbe dichiarato un residente di Moorpark.

Un centro di ricerca starebbe monitorando l’aria per misurare la presenza di polveri sottili tossiche nella zona vicino le discariche.

“La gestione dell’amianto richiede sempre massima attenzione e rigore tecnico-scientifico”, commenta l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
“Le fibre di amianto, anche in quantità minime, se inalate possono causare patologie letali.

Pesaro, lastre di possibile amianto. ONA: immediata bonifica

ferro arruginito, amianto
Immagine esclusivamente decorativa (Foto di Tom Martin su Unsplash)

Nel cuore del quartiere Pantano, a pochi passi dal frequentatissimo centro commerciale e dal Parco Miralfiore, si erge lo scheletro di un complesso industriale abbandonato da anni e oggi al centro dell’attenzione per la presenza di una copertura in possibile cemento-amianto visibilmente deteriorata.

Secondo una delle fonti  cittadini e comitati avevano già segnalato il rischio potenziale legato allo stato di degrado del tetto dell’edificio. Ma è con il cedimento di due lastre, avvenuto durante una violenta raffica di vento lo scorso 24 dicembre, che l’allarme è tornato a farsi urgente.

ONA, appello formale alle autorità per bonifica amianto

A richiamare l’attenzione pubblica è stato il comitato locale dell’Osservatorio nazionale Amianto che ha rivolto un appello formale alle autorità locali per l’immediata messa in sicurezza e bonifica dell’area.

«Se il rischio sarà confermato, è fondamentale agire in fretta quando si è in presenza di coperture ammalorate in cemento-amianto» – ha dichiarato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio –.
“Le fibre aerodisperse rappresentano un rischio concreto per la salute pubblica. In casi come questo, la bonifica non è più una scelta, ma un obbligo etico e giuridico. La prevenzione viene prima della cura”.

Nonostante la legge italiana vieti da oltre 30 anni l’uso e la commercializzazione dell’amianto (L. 257/1992), molte strutture costruite prima del divieto restano ancora in piedi, spesso in condizioni precarie, in attesa di interventi di bonifica che tardano ad arrivare.

Vedi il servizio di VERA TV

Molfetta (BA), il Comune stanzia fondi per bonifica amianto

amianto
Amianto (Foto free di Bryan Brittos su Unsplash)

“La bonifica è il mezzo principe per la liberazione del mondo dall’amianto. Combatterlo e ottenere giustizia per le vittime significa difendere la salute e la dignità della persona umana”. Avv. Ezio Bonanni, presidente di Osservatorio Nazionale Amianto.

Le coperture in amianto devono essere rimosse obbligatoriamente nei casi in cui risultano deteriorate, friabili o coinvolte in interventi edilizi come demolizioni o ristrutturazioni. In assenza di queste condizioni, il proprietario deve effettuare un monitoraggio periodico, certificato da un tecnico abilitato, che ne attesti l’integrità.

Tuttavia, dopo decenni di esposizione agli agenti atmosferici, è ragionevole ipotizzare che diversi manufatti in cemento-amianto siano oggi in condizioni critiche, aumentando i rischi di dispersione delle fibre.

La bonifica dell’amianto resta quindi una priorità. Operazione che richiedono aziende specializzate e impianti autorizzati, in un contesto in cui la domanda rischia di superare l’offerta.
Non è solo un dovere normativo, ma una scelta necessaria per garantire la salute pubblica e tutelare l’ambiente. Per affrontarla in modo efficace serve un aggiornamento dei dati, il coinvolgimento delle comunità locali e un supporto istituzionale concreto, che favorisca la rimozione graduale e sicura di questo pericoloso materiale dal nostro patrimonio edilizio.

Purtroppo le difficoltà pratiche e i costi legati allo smaltimento sono tra le cause degli abbandoni di materiale di amianto. L’abbandono mette in pericolo l’ambiente, la salute pubblica e le stesse persone che la eseguono, spesso non del tutto consapevoli della pericolosità.

Molfetta, il Comune interviene per rimuovere l’amianto da sette siti

Con una recente determina dirigenziale, l’amministrazione del Comune di Molfetta ha stanziato 10.980 euro per bonificare sette aree extraurbane in cui sono stati rinvenuti manufatti in cemento-amianto abbandonati.

L’intervento prevede tutte le operazioni previste dalla normativa: campionamento, redazione del piano lavori, notifica all’ASL, allestimento del cantiere, rimozione in sicurezza, trasporto e smaltimento presso siti autorizzati, e infine una relazione tecnica di avvenuta bonifica.

“Ogni intervento di rimozione è fondamentale per prevenire rischi gravi per la popolazione” – ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

Il Comune, con questa azione, si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione alla sicurezza ambientale.  “In Italia, nonostante il divieto in vigore da oltre trent’anni, resterebbero ancora circa 40 milioni di tonnellate di amianto nei territori, spesso in stato di degrado.” Continua Bonanni.