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Pensioni, al via le domande per Ape sociale e precoci

Prepensionamento
Prepensionamento

Ultimo giorno per la domanda per accedere a APE sociale

Termina oggi il conto alla rovescia partito per presentare le domande all’Inps di accesso all’Ape sociale o al pensionamento anticipato da parte dei lavoratori precoci, ovvero chi ha lavorato almeno un anno prima di compierne 19. Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con la pubblicazione dei decreti «viene data l’opportunità a lavoratori in condizioni di difficoltà, per quest’anno stimati in circa 60mila, di anticipare fino a tre anni e sette mesi l’età di pensionamento, con potenziali effetti positivi sul ricambio generazionale in azienda».

Con qualche mese di ritardo sulla tabella di marcia (i nuovi sono in vigore dal 1° maggio) si attiva dunque il nuovo ammortizzatore sociale riservato a chi ha compiuto almeno 63 anni, in condizione di bisogno e che non ha ancora l’età per la pensione di vecchiaia. Mentre per i precoci si apre una finestra di uscita alla pensione con 41 anni di contributi versati (contro i 41 anni e 10 mesi per gli uomini e i 42 e 10 mesi se donne) a patto di rientrare in una delle quattro categorie di disagio valide per l’Ape sociale: disoccupazione da almeno 3 mesi, familiari disabili a carico, una invalidità pari o superiore al 75%, aver svolto un lavoro usurante per almeno 6 anni negli ultimi 7.

Pensioni: assegno massimo di 1.500 euro lordi

L’Ape sociale è una vera e propria indennità ponte verso la pensione. Il suo importo è commisurato alla pensione attesa, con un massimo di 1.500 euro lordi mensili per 12 mensilità (circa 1.325 netti) fino a un massimo di 43 mesi, ma il termine potrebbe allungarsi di qualche mese se dal 2019 cambieranno i requisiti di pensionamento per l’adeguamento alla nuova aspettativa di vita (si parla di un allungamento possibile di 3 o 5 mesi).

L’Ape sociale è inoltre tassata come reddito da lavoro dipendente e gode quindi di tutte le detrazioni e i crediti d’imposta spettanti a tali redditi, compreso quindi il “bonus” 80 euro che i pensionati non hanno. È inoltre compatibile con redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa, fino al limite di 8mila euro annui, e da lavoro autonomo fino al limite di 4.800 euro annui. Per accedere si terrà conto di tutta la contribuzione versata, compresi i contributi figurativi cumulati in caso di cassa integrazione, per esempio, principio attualmente non previsto per l’accesso alla pensione anticipata. «L’Ape sociale – ha spiegato Stefano Patriarca, uno dei consiglieri economici di palazzo Chigi che più ha lavorato a questa misura – è una rilevante innovazione nel nostro welfare».

Domande entro il 15 luglio 2017 e il 31 marzo 2018

I termini per la presentazione delle domande si chiudono il 15 luglio per chi matura i requisiti entro quest’anno ed entro il 31 marzo del 2018 per chi li matura l’anno venturo sia per l’Ape sociale sia per usufruire della finestra di anticipo precoci. Le due misure sono sperimentali e restano in vigore nella versione attuale per due anni. Dovrebbero intercettare domande per circa 35mila apisti e 20mila precoci nel primo anno di applicazione secondo stime governative e dell’Inps. Le domande di Ape sociale saranno accolte nel limite di spesa di 300 milioni di euro per quest’anno e fino a 609 milioni di euro per il 2018. Quelle per i precoci fino a 360 milioni quest’anno e 505 l’anno prossimo.

Per leggere l’articolo completo basta dare un’occhiata qui.

“L’amianto si è preso la mia famiglia”

Padre e figlio
Padre e figlio

La storia di una famiglia distrutta dall’amianto

Il Sig. A.T., assistito legalmente dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, si è visto portare via padre, cugino, zii e zie, a causa dell’esposizione all’amianto durante l’attività lavorativa.

Tutti, infatti, sono stati lavoratori all’interno della stessa ditta, i cantieri S.A.I.T. SpA operativi tra Castellammare di Stabia e Napoli.

Adesso la preoccupazione è per se stesso, la sorella e per la mamma, in quanto anche loro hanno respirato le fibre di amianto che il padre inconsapevolmente riportava a casa, sui propri indumenti, al termine della giornata di lavoro.

Di seguito l’intervista rilasciata per il Notiziario ONA:

Ci parli di suo padre e della sua famiglia

Ancora faccio fatica a parlare di quanto è accaduto, il tempo passato è ancora troppo poco. E’ molto difficile parlare di una situazione che ha fatto, e continua a far soffrire, me e tutta la mia famiglia. O meglio quel che ne rimane.

Purtroppo l’amianto è entrato a far parte del nostro nucleo familiare già da tanto tempo, portandosi via, prima di mio padre, anche mio cugino, il cognato di mio padre, due dei miei zii con le rispettive mogli, tutti lavoratori all’interno della stessa ditta, la S.A.I.T. SpA. Una terribile coincidenza? Assolutamente no! L’amianto non è una coincidenza, non è una fatalità….L’amianto è morte, sempre, e noi ne siamo purtroppo la prova. Mio padre ha lavorato in quella ditta dal 1963 al 1991, come coibentatore, sa cosa significa? Che prendeva in mano l’amianto, a mani nude e senza alcun tipo di protezione.

Non gli veniva nemmeno lasciata la possibilità di lavare le tute li ma doveva portarle a casa, da noi. Mia madre ha passato anni, inconsapevolmente, a lavare queste tute piene di amianto, noi stessi lo abbiamo sicuramente respirato ogni qualvolta mio padre al rientro, dopo una giornata di lavoro, veniva incontro per abbracciarci. Un gesto d’amore per lui, come ogni padre per i propri figli, ma chi avrebbe mai immaginato che proprio questo gesto d’amore potrebbe, a distanza di anni, mettere a rischio anche la nostra salute? Io e mia sorella siamo terrorizzati all’idea che anche mia madre possa ammalarsi. Mio padre, che io ho sempre definito un “piccolo ma grande uomo”, era di corporatura piccola, e anche questo purtroppo, durante il periodo lavorativo, ha rappresentato un ulteriore problema in quanto era l’unico in grado di infilarsi all’interno delle tubature (in amianto).

Quando avete scoperto la malattia di vostro padre?

Nel 2015 mio padre ha cominciato a non stare bene, era dimagrito improvvisamente nonostante, ripeto, fosse sempre stato longilineo di costituzione ma, reduce anche dagli altri decessi che ci sono stati in famiglia e sapendo che aveva lavorato a contatto con l’amianto, non ci è stato difficile trarre la conclusione che è arrivata nell’ottobre dello stesso anno e che ha sentenziato un mesotelioma peritoneale.

Da lì il mondo ci è letteralmente caduto addosso tra ricoveri e cicli di chemioterapia con tutti gli effetti collaterali che ne sono derivati. Noi siamo sempre stati una famiglia molto unita e lui un padre e un nonno affettuoso. Mia nipote a dicembre di quell’anno ha compiuto 18 anni ma, con il suo adorato nonno ricoverato in ospedale con una sentenza di morte, non se l’è sentita di festeggiare e abbiamo passato quella giornata al suo capezzale intorno ad un lettino di ospedale e lui era totalmente consapevole di quanto stava accadendo. Non lo auguro a nessuno…Questo calvario terreno è terminato nel marzo del 2016 quando purtroppo, all’età di 72,  è venuto a mancare, gettando tutti nella disperazione più totale.

Cosa è cambiato? Come avete deciso di procedere?

Ora vogliamo solo giustizia per mio padre, se la merita, lo dobbiamo a lui. Nessuno ce lo ridarà indietro e il vuoto che ha lasciato è veramente incolmabile, ma almeno deve avere giustizia. Ora io e mia sorella, con il marito e mia nipote, viviamo a casa con mia mamma che ha perso il suo compagno di una vita, il suo amore e non è giusto perché non era questo il suo momento.

Devo ringraziare l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, per aver preso a cuore non solo la causa di mio padre ma di tutti coloro che non ci sono più o che si sono ammalati a causa della superficialità e dell’inadempienza delle istituzioni che dovrebbero tutelare i cittadini. Sempre grazie all’Avvocato, siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di malattia professionale, un piccolo passo avvenuto proprio a ridosso del funerale di mio padre e mi piace pensare che lui, di fronte a questo primo piccolo passo, possa aver assistito e possa darci la forza per andare avanti.

Ferroviere muore per mesotelioma e viene risarcita la vedova

Stazione Termini, ferrovie
Stazione Termini

Risarcita la vedova di ex ferroviere deceduto per amianto

L’INAIL, dopo 9 anni, liquida a Morelli Lorenza, vedova del Sig. D’Angelo Bruno, la rendita di reversibilità, dopo aver negato per anni il riconoscimento del diritto. Fino a quando il Tribunale di Roma ha condannato l’INAIL, accogliendo le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale dei famigliari.

“L’INAIL ha per anni negato il diritto di Morelli Lorenza a vedersi liquidata la rendita. Dopo 9 anni il Tribunale di Roma le ha reso giustizia. La sentenza è ormai passata in giudicato, per cui ora dovrà essere rivalutata anche la pensione INPS e le Ferrovie dovranno risarcire i danni.

Purtroppo, giorno dopo giorno, abbiamo sempre nuove segnalazioni di casi di patologie asbesto correlate tra gli ex ferrovieri. Occorrerebbe la costituzione di un fondo per l’automatico risarcimento delle vittime, senza che sia necessario ogni volta dover agire in giudizio” così dichiara l’Avv. Ezio Bonanni.

Il caso del ferroviere Bruno D’Angelo

Bruno D’Angelo ha lavorato nelle Ferrovie dello Stato, scalo di San Lorenzo e stazione Termini, e poi presso la FATME, ed è morto di mesotelioma il 26.10.2008. Bruno era un uomo pieno di vita e voleva continuare a vivere.

Così lo descrivono gli amici e conoscenti, anche quando era sul letto con la bombola di ossigeno di 8kg e faticava a respirare per via dell’asbestosi e del mesotelioma.

Triste sorte quella di Bruno, identica quella di Vincenzo e di Franco, pure loro in servizio presso lo scalo di San Lorenzo e la stazione Termini delle Ferrovie dello Stato. Morti per amianto, la fibra killer che ha creato una strage tra i ferrovieri.

Sono state le stesse Ferrovie dello Stato a confessare che l’amianto era stato da loro utilizzato nelle installazioni, nelle vetture ferroviarie, nelle locomotive e perfino nelle stazioni. L’amianto presente nella stazione Termini di Roma è stato rimosso soltanto nel 2004.

L’INAIL ha costituito la rendita e ha pagato gli arretrati alla vedova, ma questo non è sufficiente secondo l’Avv. Ezio Bonanni, che quindi si avvia a proporre un’azione legale di

mesotelioma

risarcimento danni a carico delle società che si sono succedute in seguito alla privatizzazione delle Ferrovie dello Stato.

Un dolore vivo che prende forma nelle parole e nei ricordi. Una ferita che non conosce consolazione e una battaglia dignitosa e coraggiosa quella della signora Daniela D’angelo. Che ha perso il padre, un’altra sfortunata, incolpevole vittima dell’amianto che come un killer silenzioso, beffardo e nascosto si insinua e colpisce, spesso senza pietà.

Signora Daniela, ci racconta la storia di suo papà?

“Si chiamava Bruno, era nato Roma nel 1923, i suoi genitori hanno vissuto più di novant’anni, lui purtroppo invece non ha avuto la stessa fortuna. Fu suo zio, capostazione, a “introdurlo” nel mondo delle Ferrovie dello Stato, dove fu assunto agli inizi degli anni ’60, attraverso una delle tante cooperative che forniva mano d’opera.

Mi ricordo quando da bambina andavo a prendere la befana organizzata per i dipendenti con mio padre ancora nella sua polverosa tuta da lavoro, lo abbracciavo, in quel periodo non ci si cambiava sul posto, gli indumenti venivano lavati in casa da mia madre, nessuno pensava all’ amianto.

Anche quando molto tempo dopo sono iniziati i problemi ai polmoni, la difficoltà a respirare, durante i numerosi ricoveri le diagnosi sono state di bronchite, polmonite, tanto che spesso in famiglia lo abbiamo rimproverato di essere stato un fumatore, invece, ora che conosco l’origine del suo male provo persino rimorso.

L’estate il momento peggiore, per cercare di alleviare i sintomi. Portavo mio padre nella casa fuori in collina. Poi a seguito di una crisi respiratoria più acuta delle altre nell’agosto del 2008 lo hanno ricoverato a Tivoli.

Gli accertamenti hanno dato come esito mesotelioma, ci hanno spiegato la natura e la gravità della situazione e hanno attivato gli interventi terapeutici possibili, come aspirare l’acqua dai polmoni e fornire ossigeno. Dopo la dimissione dall’ ospedale, però, non ci sono stati miglioramenti, anzi il declino fisico di mio papà inizia ad essere

Mesoteliomacostante ma la cosa più straziante è che è rimasto lucido fino agli ultimi giorni, giorni di sofferenza per lui, per noi, per tutta la nostra famiglia.

I ricordi della Signora Daniela

Ricordo ancora la sua scrivania piena di medicinali da somministrare a intervalli sempre più brevi, i tanti assistenti a domicilio, le bombole dell’ossigeno e i tanti altri presidi medici in giro per casa. Sopra ogni cosa quell’uomo intelligente, appassionato di enigmistica, spigliato e bravo in matematica, attento ai bisogni della famiglia con cui ha avuto un rapporto di complicità, ha condiviso passioni e passatempi quasi un amico che mi domanda: “Dimmi la verità, sto morendo?”.

Io negavo e continuavo a pregare per lui, non lo abbiamo mai lasciato solo. Ho solo un rimorso: l’ultima notte mi sono allontanata per pochi secondi dalla stanza, era già in coma e comunque c’era mia madre ma è proprio in quel momento che è successo, è morto.

Avrei voluto che l’infermiere che appena poche ore prima gli aveva inserito l’ago addominale per la morfina mi avesse detto più chiaramente che mancavano poche ore, avrei continuato a parlargli ogni secondo sperando mi sentisse. Forse non mi crederà, io continuo a sentirlo vicino, nell’ affrontare ogni difficoltà della mia vita e perfino i tanti piccoli intoppi del quotidiano, se chiedo, sento che lui mi ascolta e mi aiuta a trovare una soluzione”.

Quando avete conosciuto l’Avv. Bonanni?

“Quando in famiglia abbiamo deciso di intraprendere un’azione legale per fare luce sulla morte di mio papà, abbiamo scoperto l’attività dell’ avvocato Bonanni e della sua associazione. Abbiamo sempre avuto fiducia massima in lui e nel suo operato e non ci siamo sbagliati, non solo per l’altissima professionalità e competenza ma anche per il cuore che in oltre 9 anni di lunghe udienze non è mai venuto meno e ha fatto la differenza fino a che siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento di vittima per mesotelioma da parte dell’Inail”.

L’ONA al Ministero della Salute

Ministero della salute
Ministero della salute

L’ONA incontra il sottosegretario di Stato Davide Faraone

Lo aveva detto l’On.le Davide Faraone, sottosegretario al Ministero della Salute e renziano di ferro, “Riceverò le vittime dell’amianto”. Non avrebbe potuto fare altro perché era in visita ad Augusta che fa parte del c.d. triangolo della morte: Gela, Ragusa e Siracusa/Augusta, così lo ha definito l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, di fronte ai dati epidemiologici e anche alla statica ignavia degli organi della Regione Siciliana, ancora al palo nell’applicazione della Legge n. 10/2014.

“Non possiamo più tollerare questo stato di assenza di bonifiche dei luoghi di vita e di lavoro, così come la staticità delle istituzioni, in particolare della Regione Sicilia e l’assenza di sorveglianza sanitaria e di istituzione del polo di riferimento per le patologie asbesto correlate presso l’ospedale di Augusta. Spero che la politica nazionale intervenga, altrimenti ci vedremo nostro malgrado costretti ad altre azioni giudiziarie, quando invece vorremmo navigare e remare tutti insieme per tutelare l’ambiente e la salute con le bonifiche, con un migliore sistema sanitario e con degli enti previdenziali come l’INPS e l’INAIL non ostili con i lavoratori esposti e vittime dell’amianto, che ancora da tempo attendono il giusto prepensionamento e il giusto risarcimento, in Sicilia come nel resto d’Italia”, dichiara il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Avv. Ezio Bonanni.

Il prossimo martedì 18 luglio, alle ore 17, la delegazione dell’ONA sarà composta dal presidente, Avv. Ezio Bonanni, dal Sig. Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia, dal Dott. On.le Pippo Gianni, del coordinamento del Comitato Tecnico-scientifico dell’ONA Nazionale, dal Sig. Calogero Frisenda, ONA Sicilia, dal prof. Pietro Sartorelli, Responsabile Medicina del Lavoro Università di Siena e dalla coordinatrice dei rapporti con la stampa, Dott.ssa Fabrizia Nardecchia.

L’impegno dell’ONA per tutelare le vittime amianto.

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA ONLUS – è un’associazione di utilità sociale, iscritta all’Anagrafe delle ONLUS dell’Agenzia delle Entrate con prot. 79949 del 6 Dicembre 2010; accreditata dal Ministero della Salute nell’Elenco in rete del volontariato della salute; iscritta al n. 852 dell’Albo delle Associazioni della Provincia di Roma con determina n. 1849 del 22.04.2013 e ha sede legale in Roma, Via Crescenzio, n.2 – 00193 (Codice Fiscale: 97521310587). L’ONA assiste tutti coloro che hanno subito danni per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Grazie all’assistenza dell’ONA e dell’Avvocato Ezio Bonanni è possibile ottenere la tutela dei tuoi diritti e il risarcimento di tutti i danni provocati dalla fibra killer. 

Piattaforma propositiva dell’ONA:

Istituzione della sorveglianza sanitaria su tutto il territorio nazionale;

Immediata applicazione delle norme sul prepensionamento immediato dei lavoratori malati per effetto dell’art. 1, comma 250, L. 232/16;

Immediata applicazione, in via amministrativa, delle norme sull’aumento delle contribuzioni per i lavoratori esposti in base all’art. 13 comma 8 L. 257/92, senza che sia necessaria l’azione giudiziaria;

Riconoscimento immediato delle rendite in favore dei lavoratori ammalati per amianto, senza la necessità di lunghe e costose azioni giudiziarie;

Punizione di tutti coloro che hanno esposto i lavoratori all’amianto e agli altri cancerogeni provocando le patologie, con l’abolizione della prescrizione dei reati commessi con violazione della normativa sulla sicurezza sul lavoro;

Incremento del Fondo Vittime Amianto.

I numeri della strage in Italia.

Seimila decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, vanno aggiunti almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto, e a questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.

I numeri della strage in Sicilia.

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (dati aggiornati nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

Pensioni amianto, l’Avvocato Ezio Bonanni spiega

Avv. Ezio Bonanni
Avv. Ezio Bonanni

Riconosciuti i benefici amianto per i lavoratori esposti

L’ordinamento riconosce benefici sulla pensione per i lavoratori che sono stati esposti all’amianto o che hanno contratto malattia professionale.

I lavoratori che hanno contratto patologie asbesto correlate hanno diritto alla rendita INAIL, ai benefici contributivi per esposizione ad amianto e al risarcimento dei danni. Nel caso di riconoscimento dell’origine professionale dell’asbestosi, mesotelioma e tumore polmonare, si ha diritto all’immediato pensionamento anche se non sono stati raggiunti i limiti di età e l’anzianità contributiva, in seguito all’entrata in vigore dell’art. 1 comma 250 L. 232/16.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, spiega chi può accedere al prepensionamento e come fare per richiedere l’assistenza legale.

Pensioni amianto, intervista all’avvocato Ezio Bonanni

Pensioni amiantoAvvocato Ezio Bonanni chi ha diritto al prepensionamento?

Tutti coloro che sono stati esposti ad amianto nel periodo lavorativo. Queste persone hanno un’aspettativa di vita inferiore rispetto a tutti gli altri, a causa delle capacità fibrogene e cancerogene di questi minerali, con cui sono stati in contatto. Vi è una responsabilità dello Stato, perché ha messo al bando tali minerali sono con la L. 257 del 1992 (Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto), che perciò contiene, all’art. 13, una serie di norme in favore di questi lavoratori. Le pensioni sono un loro diritto.

Avvocato, i lavoratori malati di patologie asbesto correlate possono chiedere di andare in prepensionamento se non hanno ancora raggiunto l’età e l’anzianità contributiva?

Assolutamente sì!

Per i lavoratori affetti da patologie asbesto correlate rimane fermo il diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo in esposizione ad amianto con il coefficiente 1,5, di cui all’art. 13 co. 7 L. 257 del 1992, che nella maggior parte dei casi permette di maturare la necessaria anzianità contributiva che porta al prepensionamento.

Inoltre, i lavoratori malati di mesotelioma, tumore polmonare e asbestosi hanno diritto ad accedere al trattamento pensionistico di inabilità, senza alcuna limitazione dovuta all’età, all’anzianità contributiva e al grado invalidante, secondo quanto stabilito dall’art. 1, comma 250, Legge 232 del 2016.

In questo modo, quei lavoratori che, anche con le maggiorazioni dei benefici amianto pari al 50% del periodo di esposizione (art. 13 co. 7 L. 257 del 1992), non hanno ancora maturato il diritto a pensioni, possono comunque accedere immediatamente alla pensione di inabilità, così come stabilisce e spiega l’art. 1 co. 250 della L. 232 del 2016. Per saperne di più è possibile consultare il sito istituzionale alla voce avvocato Ezio Bonanni – esposizione all’amianto – danni da amianto.

Non sono rari i casi di insorgenza di patologie asbesto correlate in lavoratori ancora giovani o che hanno lavorato pochi anni in esposizione ad amianto e la cui maggiorazione, quindi, non è sufficiente alla maggiorazione dell’ordinario trattamento pensionistico.

Questi lavoratori erano costretti alla via crucis dei continui controlli e certificazioni sanitarie per periodi di malattia e delle Commissioni per comunque accedere al pensionamento di inabilità (ricorso amianto), e non sempre ne maturavano il diritto, essendo così costretti, nella maggior parte dei casi, a continuare a lavorare, alternando ricoveri ospedalieri e trattamenti sanitari.

L’INPS sta ritardando l’applicazione di questa norma ma non lo potrà fare per molto.

Avvocato Ezio Bonanni, visto che l’INPS nega l’applicazione della legge sulle maggiorazioni amianto, come possono i lavoratori esposti ad amianto ottenere la maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto?

L’art. 13 co. 8 della L. 257 del 1992 attribuisce il diritto al prepensionamento, e alla rivalutazione dei ratei pensionistici, con il coefficiente 1,5, a tutti i lavoratori, che siano stati professionalmente esposti a polveri e fibre di amianto. La rivalutazione con il coefficiente 1,5 è legittima (Corte Costituzionale, sentenza n. 5 del 2000), perché i lavoratori esposti ad amianto hanno un’aspettativa di vita inferiore, per i danni che le fibre provocano comunque all’organismo umano.

Nel tempo, la Giurisprudenza e il Legislatore hanno più volte limitato e ristretto la platea dei lavoratori e anche la stessa entità della maggiorazione contributiva:

– sono stati introdotti i limiti di soglia (100 ff/ll);

 il coefficiente è stato ridotto ad 1,25, utile ai soli fini della rivalutazione della prestazione, senza prepensionamento (art. 47 co. 1 della L. 326 del 2003) e con l’onere di depositare la domanda di certificazione all’INAIL entro il 15.06.2005, pena la decadenza;

– i casi nei quali si applica la norma originaria: coefficiente 1,5  e con salvezza dalla decadenza anche per coloro che non hanno depositato la domanda all’INAIL entro il 15.06.2005 (art. 47 co. 6 bis della L. 326 del 2003 e art. 3 co. 132 della L. 350 del 2003). 

>Più ampiamente Benefici contributivi per esposizione ad amianto

– la tagliola della Legge Fornero e come uscirne: non è applicabile per coloro che hanno ottenuto una maggiorazione contributiva, ovvero, per coloro che, anche per effetto delle maggiorazioni amianto, avessero maturato il diritto prima del 31.12.1991.

– la decadenza triennale: è un altro ostacolo nel percorso. Il lavoratore deve chiedere all’INPS di vedersi riconosciute le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 11399 del 2012 e seguenti. Mentre prima non era così ed era l’Ente a dover accreditare direttamente in applicazione della legge). Entro 120 giorni dal deposito della domanda, l’Ente deve pronunciarsi. In assenza, il silenzio si intende come rigetto. In caso di rigetto, anche silenzio / rigetto, si deve proporre ricorso al Comitato Provinciale INPS, nel termine di 90 giorni, e in caso di rigetto, ovvero silenzio / rigetto, al 90° giorno dal deposito del ricorso, il procedimento amministrativo è concluso. Inizia a decorrere il termine triennale allo spirare del quale, c’è una decadenza tombale. Il ricorso giudiziario va quindi proposto entro i tre anni dal termine del procedimento amministrativo e comunque non oltre i tre anni e trecento giorni dal deposito della domanda amministrativa (art. 47 del DPR 639 del 1970).

 la prescrizione decennale del diritto: in pratica, decorsi 10 anni, il diritto si prescrive. 

Per ulteriori approfondimenti, consulta i link riportati su ogni singola voce e di nuovo al termine di questa intervista, e in caso di violazione dei diritti, e della necessità di ulteriori chiarimenti, contatta direttamente l’avvocato Bonanni, che provvederà personalmente a valutare ogni singola situazione e segnalazione.

Link esplicativi per ottenere l’accredito delle maggiorazioni contributive / benefici contributivi per esposizione ad amianto:

  • Legge Pensione Amianto
  • Aumento Pensione malati amiant
  • Guida per Pensioni amianto
  • Benefici contributivi, risarcimento danni da esposizione
  • Prepensionamento amianto Legge Forne
  • Pensione amianto atti di indirizzo ministeriali
  • Prepensionamento Ferrovieri
  • Decadenza triennale art.47 D.P.R. 639/70
  • Prepensionamento lavoratori senza domanda INAIL
  • Evitare prescrizione benefici amianto