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Il sottosegretario Davide Faraone incontra delegazione ONA

Davide Faraone
Davide Faraone

Davide Faraone incontra l’ONA per il rischio amianto in Sicilia

6.000 morti l’anno solo in Italia per patologie asbesto correlate, 40.000.000 di tonnellate di materiale contenente amianto, ancora almeno 85 anni per la bonifica, 2400 scuole con amianto. La legge sulla messa al bando del minerale compie 25 anni eppure ne è ancora disseminata tutta l’Italia.

Particolarmente grave la situazione in Sicilia dove è già approvata ma risulta ancora inattuata la Legge 10/2014, ideata dall’On.le Pippo Gianni, ex Deputato Nazionale Regionale, con la quale si prevede, all’art. 8, l’istituzione del centro di riferimento regionale per la Diagnosi, Cura e Terapia delle patologie asbesto correlate, presso l’Ospedale “Muscatello” di Augusta.

Una delegazione ONA, composta dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Naizonale, dall’On.le Pippo Gianni, Componente del Comitato Tecnico Scientifico ONA, dal Sig. Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia e Calogero Frisenda, ONA Sicilia, è stata ricevuta ieri al Ministero della Salute dal sottosegretario di Stato, On.le Davide Faraone.

Le proposte dell’Osservatorio Nazionale Amianto:

  • favorire le bonifiche attraverso le detrazioni fiscali;
  • eliminare il contenzioso attraverso la costituzione di un fondo che risarcisca automaticamente le vittime senza procedure legali;
  • prepensionamento per lavoratori esposti amianto,
  • sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti ad amianto,
  • attuazione della Legge Regionale Siciliana.

L’On.le Davide Faraone ha incontrato la delegazione, la quale ha rappresentato le problematiche relative alla questione amianto ed ha avanzato proposte di intervento sia nazionale che regionale. Si è impegnato ad una disamina appurata delle proposte ricevute dall’ONA, ritenendo rilevanti quelle finalizzate alla prevenzione primaria, secondaria con la diagnosi precoce attraverso la sorveglianza sanitaria e la ricerca scientifica, e la deflazione del contenzioso attraverso la creazione di un fondo per le vittime amianto molto più corposo di quello già vigente.

Esprimono soddisfazione i presenti, tra cui il presidente, Avv. Ezio Bonanni, il quale ha impegnato l’associazione in una proposta organica, così come richiesto dal sottosegretario Faraone.

Ringrazio l’On.le  Davide Faraone per la sensibilità dimostrata, che incontra il favore dell’ONA”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto.

Altrettanto soddisfatto l’On.le Pippo Gianni “Sono certo che il sottosegretario saprà far valere le ragioni politiche, legislative al governo della regione per far si che vengano ripristinati i fondi della Legge 10/2014 così come i tempi previsti dal cronoprogramma dalla stessa Legge. Ancora di più per evitare ulteriori vittime ed ulteriori migrazioni sanitarie sono convinto che si attiverà affinché l’Ospedale di Augusta venga messo nelle condizioni di diventare il centro di riferimento per tutti i siciliani, per offrire e garantire loro la possibilità di poter essere visitati e controllati, senza doversi allontanare dalla propria regione. I soldi per il centro di raccolta e la inertizzazione dell’amianto sono di primaria importanza per eliminare l’elemento che porta alla morte attraverso atroci sofferenze (amianto)” .

“Ci aspettiamo che l’incontro di oggi non sia stato invano e che l’On.le Faraone si attivi anche in sinergia con il ministro del lavoro dell’INPS e dell’INAIL affinché vengano emessi gli atti di indirizzo per i benefici previdenziali per i lavoratori siciliani senza limiti di tempo a tutti i lavoratori che sono stati esposti ad amianto e fortemente discriminati dalla legislazione vigente, rispetto agli altri lavoratori del resto d’Italia”, conclude Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia.

Consegnato al sottosegretario di Stato un dossier sul rischio amianto per i militari, e per coloro che operano nel comparto della sicurezza, tra i quali i finanzieri. Vicinanza dell’On.le Faraone al sig. Antonio Dal Cin, finanziere malato di asbestosi, posto in congedo, il quale continua il suo impegno per la messa in sicurezza di tutti i luoghi di vita e di lavoro. Assicurata la sorveglianza sanitaria per tutti i militari e gli uomini del comparto sicurezza, sulla base del Dossier ONA posta adesso sul tavolo delle più alte cariche dello Stato.

I numeri della strage di amianto in Italia

Seimila decessi per patologie asbesto correlate. Infatti ai più 1500 decessi a causa del mesotelioma, si aggiungono almeno 3000 decessi in seguito a tumori polmonari causati dall’amianto. A questa drammatica contabilità debbono essere poi aggiunte tutte le altre patologie, che portano l’Associazione a tale stima.

I numeri della strage di amianto in Sicilia

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane. In quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011. Una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (aggiornamenti nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia. Per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non sono censiti.

Ulteriori fonti di approfondimento:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

Presidenza Nazionale: Avv. Ezio Bonanni

Comitato Tecnico Scientifico: On.le Pippo Gianni

ONA Sicilia: Calogero Vicario

Bonifica Amianto: sempre meno discariche

Bonifica amianto
Divieto abbandono rifiuti

La necessità della bonifica amianto

Bonifica amianto e prevenzione primaria, secondaria e terziaria… Sempre meno discariche, sono solo 21 in tutto il Paese. Questi gli obiettivi dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Secondo gli ultimi dati diffusi, l’amianto continuerà a mietere vittime per altri 130 ann. Inoltre, le necessarie bonifiche non termineranno prima del 2102. Sono questi numeri che indicano la necessità della bonifica amianto globale.

Come siamo arrivati a questi numeri se l’amianto è stato messo al bando ormai 25 anni fa?

A spiegarlo è la testata greenreport.it dove vengono riportati i dati Ispra, che al tema dedica un focus specificogiunto alla sua XVI Edizione sui rifiuti speciali.

«Di amianto si continua e purtroppo si continuerà a morire per i prossimi 130 anni – dichiara amaramente l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Ona – considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni.

Ecco perché occorre bonificare al più presto le 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale».

Le raccomandazione dell’Osservatorio Amianto

Come ricorda infatti l’Ona durante la conferenza Italia: la Repubblica dell’amianto, le quantità di amianto e di materiali contenenti amianto sono pari a circa 40 milioni di tonnellate (32 secondo le stime CNR-Inail).

Di queste, attendono la bonifica amianto ben 34 milioni a matrice compatta e circa 6 milioni in matrice friabile. Poi ci sono circa 50mila siti e 1 milione di micrositi.

Più di 3milioni sono stati i lavoratori esposti all’amianto nel corso dei decenni ed ancora oggi ci sono centinaia di migliaia di cittadini esposti e quindi il rischio di contrarre patologie asbesto-correlate non può dirsi circoscritto.

Il risultato è che, oggi, solo in Italia sono più di 6.000 coloro che perdono la vita ogni anno per malattie amianto correlate a causa della mancata bonifica amianto.

Malattie asbesto correlate come: mesotelioma pleurico, alla tunica vaginale del testicolo, al pericardio e al peritoneo.

Inoltre, vi sono altre neoplasie correlate all’amianto ovvero cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon e al retto, alle ovaie, etc., 

Mentre per patologie fibrotiche, si intendono asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e loro complicanze cardiocircolatorie.

L’Italia e le tonnellate di amianto

I ritmi di questa «non eliminazione» sono più che blandi. Ad oggi, le stime sulla presenza di amianto nel Paese oscillano tra le 32 e le 40 milioni di tonnellate, ma le bonifiche scarseggiano.

«I rifiuti contenenti amianto prodotti in Italia nell’anno 2015, sono pari a 369 mila tonnellate», dettaglia l’Ispra, mentre quelli effettivamente smaltiti nell’anno sono ancora meno,  pari «a 227 mila tonnellate», il 54,2% delle quali «viene smaltito al Nord, il 29,5% al Centro e 16,3% al Sud».

Dal 2014 al 2015 un segnale di miglioramento è avvenuto

La quota smaltita di rifiuti contenenti amianto è aumentata del 16,9%, con Lombardia e Toscana a rappresentare le regioni più virtuose.

Entrambe con circa 60mila tonnellate smaltite nel 2015 (sebbene, a confronto con il 2014, in Lombardia la quantità smaltita è aumentata del 47,3%, mentre in Toscana è diminuita del 19,6%).

Per sommo paradosso, però, a fronte di un piccolo passo avanti ne è stato segnato uno all’indietro su un fronte già critico, ovvero la cronica mancanza degli impianti sul territorio necessari a smaltire in sicurezza l’amianto.

Sempre secondo quanto riportato dal sito greenreport.it adesso le discariche adatte a gestire la messa in sicurezza dell’amianto sono solo 21 per tutto il Paese (17 classificate come discariche per rifiuti non pericolosi e 4 per rifiuti pericolosi), 9 delle quali al Sud, 7 al Nord e 5 al Centro.

Pochissimi impianti dunque, e ancor meno volumetrie libere: «In particolare, per 12 impianti su 21 il volume totale autorizzato per le sole celle dedicate/monodedicate all’amianto, risulta pari a circa 2,5 milioni di mc, mentre la capacità residua al 31/12/2015, disponibile per 9 impianti su 21, è pari a circa 740 mila mc».

Non è un caso dunque se nel 2015 sono state esportate ben 145mila tonnellate di rifiuti contenti amianto italiano, dirette quasi tutte nella civilissima Germania, pronta ad accoglierle – profumatamente pagate – nelle proprie miniere dismesse.

Cosa è accaduto dopo il bando dell’amianto?

A 25 anni dal bando, è imprescindibile capire che siamo di fronte a una scelta: bonificare e gestire in sicurezza l’amianto tramite risorse e impianti adeguati, oppure continuare pericolosamente a conviverci.

Un pericolo in cui siamo tutti coinvolti, come ricorda l’Ispra dettagliando alcuni settori e impieghi dove in passato «si è fatto largo utilizzo di questo minerale».

Nell’industria, come isolante termico in cicli industriali (es. centrali termiche, industria chimica), come isolante termico in impianti (es. frigoriferi e di condizionamento); materiale di coibentazione di carrozze ferroviarie, autobus e navi.

In edilizia, nelle coperture sottoforma di lastre piane o ondulate; in molti manufatti quali tubazioni, serbatoi, canne fumarie; nei pannelli per controsoffittature. Perfino dentro le nostre case, in alcuni elettrodomestici (es. forni, stufe, ferri da stiro); nei tessuti ignifughi per arredamento (es. tendaggi, tappezzerie); nei tessuti per abbigliamento (es. giacche, pantaloni, stivali).

Nota tecnica, informativa ed esplicativa dell’Associazione:

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari.

Potrai così acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92.

Il ruggito del leone con asbestosi

Antonio Dal Cin, ruggito, finanziere
Antonio Dal Cin

L’asbestosi pleurica non ferma il coraggio di Antonio Dal Cin

Egli, congedato dalla Guardia di Finanza per motivi di servizio. Asbestosi pleurica riconosciuta come malattia professionale, mentre rimane in attesa dell’esaurimento delle pratiche burocratiche. Per il riconoscimento di quanto gli è dovuto come vittima del dovere. Lancia l’appello perché le autorità della superiore gerarchia terminino la bonifica delle caserme e degli altri luoghi di vita e di lavoro del personale civile e militare delle forze armate e del comparto sicurezza.

Infatti, l’ultimo suo appello,  non è caduto nel vuoto, recepito dalla rete, con circa 100mila visualizzazioni e migliaia di commenti in pochi giorni ed ora, sempre assistito dall’Avv. Ezio Bonanni, indomito suo difensore, spicca una messa in mora con la quale chiede il risarcimento di tutti i danni e preannuncia un’ulteriore azione civile presso il Tribunale di Roma.

“Certamente il Sig. Antonio Dal Cin ha diritto al risarcimento dei danni. E così anche la moglie e i due piccoli figli minorenni, privati della possibilità di una vita normale. Per via dell’asbestosi pleurica di cui è rimasto vittima il loro genitore per via delle attività di servizio. Infatti, non si comprende perché i militari siano stati comandati di eseguire missioni con presenza di amianto senza essere stati informati del rischio. Senza essere stati dotati di maschere protettive quando si sa che l’amianto è un killer spietato che uccide e non dà scampo”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale dell’ex militare vittima di asbestosi.

Finché avrò forza griderò che la vita umana è sacra e che non si può continuare ad uccidere con l’amianto. Infatti, fin dall’inizio del secolo scorso si sapeva che l’amianto era dannoso per la salute. Però se n’è fatto uso pensando che si potessero realizzare dei profitti, e così si è preferito sacrificare la vita umana. Migliaia di vittime ed altre migliaia ancora, purtroppo, e tutto tace. Dobbiamo lottare contro questo silenzio omertoso, contro la volontà di normalizzare, di segregare moralmente le vittime dell’amianto”, dichiara il Sig. Antonio Dal Cin.

Le attività ONA in favore delle vittime di asbestosi

Nel frattempo l’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue nelle sue attività e sono previsti nuovi incontri con le istituzioni, come quello del 18.07.2017 con il Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, On.le Davide Faraone. L’ONA è al fianco di tutte le vittime amianto per la diagnosi, terapia, cura dell’asbestosi e per la tutela dei loro diritti, con professionisti e volontari che sono al tuo servizio 24 ore su 24, in modo del tutto gratuito

Castel Fusano e il caso degli incendi tossici

incendio
EcoX

Secondo quanto riportato dalla testata “Eco del Litorale”, sarebbe scoppiato un altro incendio all’altezza della strada statale pontina. La zona interessata sarebbe quella di Castelporziano.

Ancora non si conoscono le cause che hanno portato al divampare di questo ennesimo rogo.

La posizione dell’ONA per fronte all’emergenza

L’Avv. Ezio Bonanni dichiara guerra agli incendi “Prevista una speciale sezione dell’ONA e una costituzione dell’Osservatorio Nazionale Rifiuti.

Quel carteggio “riservatissimo” sulla Marina Militare

Pericolo Amianto Marina Militare
Pericolo Amianto

Un carteggio riservatissimo della Marina Militare

Una serie di atti della Marina Militare, tra i quali il c.d. carteggio “riservatissimo”. La messa al bando dell’amianto nel nostro Paese risale al 1992, ma gli effetti letali della fibra killer erano ben noti alle istituzioni dall’inizio del ‘900.

Tant’è vero che le lavorazioni dell’amianto erano state dichiarate insalubri e per questo motivo vietate alle donne e ai fanciulli, e l’asbestosi era stata tabellata tra le malattie professionali che dovevano essere indennizzate, in forza della Legge 455/43.

Risulta nel II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus: “In Italia, nel solo periodo dal 1945 al bando nel 1992, sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo.

Successivamente, sono state importate altre 1.900.885 tonnellate, che sono state utilizzate in oltre 3.000 applicazioni, determinando così più di 34.000.000 di tonnellate contenenti amianto.

Nel dettaglio, si tratta di amianto in matrice friabile compatta e alcuni milioni di tonnellate (si stima tra 5 e 6) in matrice friabile.

A 20 anni dalla messa al bando dell’amianto

In più di 20 anni dall’entrata in vigore della legge 257/1992, che ha fatto divieto di estrazione, importazione, lavorazione e commercializzazione dell’amianto, sono state bonificate soltanto 500.000 tonnellate di materiali che lo contenevano, e cioè meno del 2% del totale: con questo ritmo saranno necessari più di 1000 anni per la completa loro rimozione”.

“Com’è possibile che sia stato permesso l’utilizzo dell’amianto in maniera così esponenziale e, soprattutto, perché è stato utilizzato dalla Marina Militare nonostante si sapesse del danno che provocava alla salute?

Com’è possibile mettere al bando un minerale così dannoso per la salute umana solo con la Legge 257/92, dopo almeno 50 anni dall’entrata in vigore della Legge 455/43?”.

Questo si chiede l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto, legale di parte civile nel processo Marina Bis in corso a Padova e difensore di decine di ex militari e familiari dei deceduti.

Lo Stato, gli enti pubblici e le aziende di Stato sono stati i maggiori utilizzatori di amianto, una strage prevedibile e, al tempo stesso, evitabile. È la tesi da sempre sostenuta dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha depositato agli atti del processo penale Marina Bis che si celebra innanzi il Tribunale Penale di Padova una serie di atti, tra i quali il c.d. carteggio “riservatissimo”. Una interlocuzione tra i vertici della Marina, con alcuni scienziati dell’epoca.

La testata online Inchiostro Verde è tornata sull’argomento per fornire ai propri lettori i dettagli di una vicenda che meritava ben altra considerazione da parte di tutti. Per saperne di più prova a consultare l’articolo.

I risultati dello studio, lo screening

Al centro del carteggio c’è il primo screening sanitario effettuato nel 1969. Su 269 arsenalotti, risultò che il 10% degli esaminati era già affetto dalla malattia (mesotelioma o asbestosi) e un altro 16% presentava sintomi sospetti.

Le due categorie più esposte alle fibre di amianto erano il saldatore e il carpentiere in ferro, mentre l’età media di rischio esposizione risultava di 28 anni.

“I primi risultati dello studio condotto su operai addetti a vari tipi di lavorazione in ordine al rischio di l’asbestosi. – Si legge in un documento della Direzione di Sanità della Marina Militare del 30 dicembre 1969. – Hanno delineato una situazione di effettivo pericolo nei confronti di diverse categorie di lavoratori direttamente addetti alla manipolazione dell’amianto e indirettamente esposti alla inalazione della relativa polvere“. 

Documento originale

Il dato sconcertante che emerge da questo carteggio, è che la Marina Militare, pur essendo a conoscenza della pericolosità dell’amianto ben ventidue anni prima della messa a bando della fibra killer, si limitò ad allontanare i 27 operai già colpiti da malattia.

Mentre i 42 casi classificati nel 1969 come probabilmente affetti, continuarono a respirare la polvere letale. Una storia di inquietante silenzio che ancora oggi chiede giustizia.

L’impegno a non divulgare i dati delle indagini

Fu il dottor Luigi Ambrosi, direttore della Cattedra di medicina del lavoro dell’Università di Bari, a chiedere, nel giugno del 1968, all’allora direttore di Marisan di “poter condurre uno studio scientifico a carattere epidemiologico-statistico ed ambientale sull’Arsenale di Taranto”.

Tale studio sarebbe stato svolto in collaborazione con la Clinica del Lavoro di Milano, il cui direttore, prof. Vigliani, stava già conducendo analoghe indagini nell’Arsenale M.M. di La Spezia, con la collaborazione dell’Istituto di Medicina del Lavoro di Genova”.

Lo stesso prof. Ambrosi “dava ampie rassicurazioni circa il carattere squisitamente scientifico di tali indagini, i cui risultati sarebbero rimasti a disposizione esclusivamente della Direzione di Sanità M.M. e non sarebbero stati forniti ad alcun ente, di qualsiasi genere, estraneo ad essa”. 

In una lettera datata 17 gennaio 1970, si confermava“il carattere squisitamente scientifico di tali indagini i cui risultati non saranno forniti ad organizzazioni sindacali o politiche, ma resteranno a disposizione esclusivamente della Direzione di Sanità Militare Marittima”. 

Perché tenere segreti dati importanti?

E già questo impegno lascia sconcertati, visto che si trattava di dati che avrebbero interessato la salute e la vita di tanti uomini in carne ed ossa.

Primo argomento di tale studio fu l’asbestosi e quindi le lavorazioni che ad essa conducevano. L’indagine “fu condotta principalmente da

alcuni assistenti del prof. Ambrosi, talvolta con l’intervento del professore stesso. Quindicinalmente essi venivano a Taranto, muniti delle attrezzature necessarie e sottoponevano a visita specialistica gruppi di operai”.

Il 18 febbraio 1969, il prof. Ambrosi avanzò concrete proposte “per un intervento della sua equipe per una azione sistematica di controllo su tutti i dipendenti”.

Da parte sua, Marisan propose “al solo scopo di contenere la spesa entro i limiti dei fondi stanziati per l’assistenza sanitaria agli operai, di attuare inizialmente gli accertamenti specialistici per campione”.

Nel momento in cui venne fuori la gravità della situazione tra i lavoratori, la reazione della Marina Militare fu questa:

«E’ in corso, in collaborazione con la sala medica, azione intesa ad allontanare dal posto di lavoro gli elementi più colpiti, tale azione dovrà essere opportunamente differita nel tempo per evitare allarmi eccessivi ed ingiustificati». 

La sconcertante raccomandazione è contenuta in una lettera datata 14 febbraio 1970, anch’essa classificata come “riservatissima”.

Il mittente è la Direzione Generale dell’Arsenale della Marina Militare Direzione Lavori Generali; il destinatario Navalcostarmi di Roma.

La costituzione dell’ONA come parte civile

Documentazione originale

Su queste basi, l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA e legale di decine di vittime e loro familiari, si è costituito parte civile nel processo Marina Bis presso il Tribunale di Padova.

La cosa più eclatante è che ha chiesto ed ottenuto la chiamata del Ministero della Difesa come responsabile civile, per la condanna in solido con gli imputati, al risarcimento dei danni.

La cosa altrettanto eclatante è che tutti gli imputati, alti ufficiali, sono accusati di aver procurato la morte di decine di marinai eppure sono difesi dall’Avvocatura dello Stato, a spese dei contribuenti.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso l’Avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto dal Tribunale di Cagliari, in funzione di Magistratura del Lavoro, l’accoglimento di tale tesi giuridica (sentenza n. 917/16): una equiparazione alle vittime del terrorismo, che la dice lunga sulle responsabilità dello Stato.

È singolare che nel citato carteggio ci si preoccupi di “evitare allarmi eccessivi ed ingiustificati”. Non la pensa così l’Avv. Bonanni che preannuncia una serie di nuove azioni giudiziarie, anche in sede civile, e in sede amministrativa/previdenziale, in merito alla equiparazione alle vittime del terrorismo.