Il grido di battaglia dell’ONA Malasanità. I pazienti lottano per un servizio sanitario migliore e il risarcimento per le vittime: Stefano Gulminelli è il coordinatore del Dipartimento

LOsservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus, di cui è Presidente l’Avv. Ezio Bonanni, grazie all’adesione delle vittime, dei loro familiari, ma anche di “comuni” cittadini, lavoratori appartenenti ad ogni categoria, studenti e professori, costituisce il momento di aggregazione, culturale e sociale, materiale ed ideale, in tutto il Territorio Nazionale con uno sguardo in Europa.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, oltre che essere articolato in tutte le Regioni d’Italia, è operativo online sui principali Social Network (Facebook, Twitter e su YouTube), nonché con il Notiziario sull’Amianto ed il Notiziario “ONA Malasanità”. Quest’ultimo costituisce lo strumento informativo del Comitato ONA Malasanità e del Dipartimento Malasanità dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Infatti, il notiziario costituisce il complemento dell’Osservatorio giurisprudenziale della responsabilità medica e realizza un servizio informativo di news.

Sul notiziario si possono reperire preziose informazioni (acquisite da fonti esterne) relative alla “tematica sulla responsabilità medica”, materia quanto mai attuale visto l’exploit dei casi di malasanità.

Per accedere in maniera veloce ai contenuti specifici, inclusi quelli indennitario/risarcitori e per usufruire gratuitamente di un parere medico-legale e giuridico circa le eventuali responsabilità mediche, basta collegarsi con il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto e seguire le copiose  pubblicazioni dell’Avv. Ezio Bonanni (responsabilità medica: responsabilità medico sanitaria; osservatorio giurisprudenziale sulla responsabilità medica; risarcimento danni per utilizzo di sangue contaminato; adeguata retribuzione per gli specializzandi medici)..

Dipartimento ONA Malasanità

Per meglio tutelare i diritti dei malati di patologie asbesto correlate ed anche tutti gli altri pazienti è nato il Dipartimento ONA Malasanità, coordinato dal Dott. Stefano Gulminelli. 

Inoltre, più nello specifico, avendo constatato che ogni ritardo nella ricerca scientifica e nei casi specifici nella diagnosi, terapia e cura del mesotelioma, può vanificare o rendere persino inutile ed invasive le terapie mediche, l’associazione ha costituito un dipartimento, attraverso il quale le vittime e i loro familiari possono richiedere all’assistenza legale e medico legale. 

Per lavorare in maniera quanto mai sinergica, è stato costituito l’Osservatorio Giurisprudenziale della Responsabilità Medica e relativo notiziario.

Obiettivi

Poiché appare chiaro che la tempestività di diagnosi e cura costituiscano i requisiti fondamentali per evitare ulteriori morti, l’associazione si è prefissata di coinvolgere capillarmente le istituzioni per la ricerca scientifica (garantendo trasparenza nell’assegnazione dei fondi) istituendo un programma di sorveglianza sanitaria uniforme su tutto il territorio nazionale, al fine di far fronte all’emergenza amianto e all’aumento di incidenza delle patologie ad esso collegate.

Il notiziario ONA Malasanità

Senza voler essere un organo di stampa, il notiziario consente ai cittadini di reperire utili informazioni su casi di malasanità, e sulle conseguenti azioni intraprese dall’Osservatorio Nazionale Amianto

Da una parte scienza e politica si genuflettono sempre di più al volere di alcune multinazionali senza scrupoli che ci vogliono perennemente malati, dall’altra la Sanità è sempre più incapace di arginare le nuove emergenze.

Ecco perché è raro imbattersi in professionisti nel campo scientifico, medico e sanitario che possano affrontare prima di tutto l’impegno della tutela della salute, in particolar modo con riferimento al mesotelioma, e l’ONA annovera tra i suoi soci onorari e componenti del Comitato tecnico scientifico nazionale il Prof. Giancarlo Ugazio, già ordinario di Patologia generale presso la Facoltà di Medicina dell’Università  di Torino, medico non pentito e scienziato non in vendita, ed altri eminenti autorità, in prima linea per la tutela della salute, con la ricerca e la clinica.

La conseguenza è che in molti casi, l’errore umano relativo ad errori diagnostici, ritardi e situazioni si trasformano in tragedie irrimediabili che meritano l’attenzione dell’Autorità Giudiziaria.

L’ONA non intende criminalizzare la classe medica, quanto piuttosto mobilitarsi per migliorare sempre di più quella che è una vera e propria missione: la tutela dell’essere umano attraverso il perseguimento delle migliori condizioni di salute, fisica e psichica, e la repressione di eventuali abusi perpetrati da pochi e che danneggiano anche l’azione onesta dell’assoluta stragrande maggioranza dei sanitari.

È pertanto indispensabile uno strumento informativo per tutti i cittadini, anche quelli non associati all’ONA, che intendono ottenere un’informazione tempestiva, aggiornata e veritiera sui casi di malasanità.

A tal fine l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, ha esposto temi e profili di responsabilità medica e realizzato una sintesi della giurisprudenza, con particolare attenzione anche al rischio dovuto ai prodotti emoderivati realizzati con sangue infetto, che permette di essere aggiornati in tempo reale sulle più rilevanti pronunce di merito e di legittimità in questa materia, con particolare riferimento ai profili indennitario/risarcitori, ivi compresi quelli legati all’utilizzo di sangue infetto.

Tale problematica rileva in modo particolare per quanto riguarda la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e l’approccio diagnostico-terapeutico di queste patologie, come dimostrano i numerosi casi già oggetto di esame da parte dell’Osservatorio.

Il Dott. Gulminelli, coordinatore del dipartimento ONA malasanità, è tra coloro che hanno subito sulla loro pelle i ritardi e le incongruenze del sistema per quanto riguarda la questione amianto e in particolare la diagnosi, terapia e cura del mesotelioma.

Dottore potrebbe raccontarci brevemente la sua storia?

Nell’estate del 2014 mio padre Valentino ha iniziato a manifestare i primi sintomi quali dolore toracico, polmoniti ricorrenti e versamenti pleurici.

I medici, nonostante fosse a loro noto che il babbo era stato esposto all’amianto durante la sua carriera lavorativa e la presenza di sintomi specifici, hanno intrapreso cure per una polmonite autoimmune. Solo nel mese di ottobre del 2015 arriva la diagnosi infausta di mesotelioma pleurico.

Inizia un periodo di grande sofferenza e incertezza su quale percorso terapeutico intraprendere. Non vogliamo arrenderci e tentiamo di fare tutto il possibile per salvare o allungare la vita del babbo.

Il babbo aveva lavorato tutta la vita senza mai risparmiarsi nella Raffineria Sarom-Agip Petroli Raffineria di Ravenna. Era fiero del suo lavoro come le persone che sono cresciute nel periodo della rinascita economia degli anni ’60. Il suo lavoro ha permesso alla nostra famiglia di vivere dignitosamente e di laurearmi e quindi aprire le porte della carriera professionale.

Abbiamo tentato di fare tutto il possibile fra difficoltà e ostacoli che i medici, rassegnati dalla prognosi infausta, creavano più o meno inconsciamente a cominciare dal ritardo della diagnosi. In questo contesto e dopo tante sofferenze indicibili la malattia ha vinto.

Il 23 luglio dello scorso anno, durante un ricovero all’Ospedale Civile di Ravenna, il babbo ci ha lasciato prematuramente all’età di 77 anni.

Quali sono i rischi relativi ad una diagnosi tardiva? È vero che in certi casi intervenire con l’abusatisssima chemioterapia può peggiorare il quadro clinico del paziente?

I rischi di una diagnosi tardiva sono enormi e possono fare la differenza tra la vita e la morte. Nel senso che se la malattia viene presa ancora quando non è estesa, la vita del paziente può prolungarsi anche con un miglioramento della qualità accettabile nel suo complesso.

Se si iniziano adeguate cure ancora quando il paziente è in buone condizioni generali egli può sopportare meglio gli effetti collaterali delle terapie oncologiche, se invece queste iniziano quando le condizioni di salute generali sono scadute gli effetti collaterali possono essere molto pesanti e il paziente è costretto ad interrompere le cure e la malattia avanza.

In buona sostanza si viene intrappolati in un circolo vizioso dove, mi passi il paragone, è come essere rinchiuso in un braccio della morte di un penitenziario in attesa dell’esecuzione e senza aver fatto nulla di male.

Perché ed i quali casi le terapie possono accelerare il male?

La chemioterapia, come noto, consiste nella somministrazione di farmaci detti citotossici con lo scopo di distruggere le cellule tumorali. Il trattamento può prevedere la somministrazione di un solo farmaco o di più farmaci scelti tra i prodotti disponibili ed usati in tutto il mondo. La scelta su quale sia il trattamento più indicato dipende da molti fattori quali il tipo di tumore, lo stadio, le caratteristiche istologiche, le caratteristiche cliniche generali del paziente.

Il meccanismo di azione dei farmaci consiste nell’impedire la crescita delle cellule tumorali. Essi raggiungono le cellule tumorali in tutto il corpo, al tempo stesso agiscono anche su una parte di cellule sane con possibili e spiacevoli effetti collaterali molto seri e debilitanti.

Tra questi i più comuni sono la riduzione delle cellule del sangue, malessere, vomito e diarrea, lesioni ulcerose del cavo orale, perdita di capelli e peli, spossatezza.

In realtà restano comunque ancora molte incognite sulla chemioterapia legate a quando iniziarla, quale farmaco somministrare nel rapporto tra efficacia ed effetti collaterali, sul numero dei cicli da effettuare. Questo perché non esiste ancora una terapia in grado di curare il mesotelioma ed è possibile solo ottenere la riduzione della massa tumorale e di conseguenza prolungare la sopravvivenza.

Le azioni terapeutiche di maggior successo negli stadi iniziali della malattia, allo stato attuale delle conoscenza, potrebbero essere quelle che combinano chirurgia, radioterapia e chemioterapia. Tale approccio può essere eventualmente proposto solo a pazienti selezionati e giovani, in ottime condizioni generali, senza malattie concomitanti. Non sono ancora disponibili studi che dimostrino un valido beneficio in termini di prolungamento della sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia.

Tenuto conto della situazione sopra descritta e del periodo di latenza della malattia, che può raggiungere anche i 40 anni dall’inizio dell’esposizione, spesso i pazienti hanno circa 70 anni e quindi l’azione terapeutica è spesso limitata per effetto delle condizioni cliniche generali non perfette e patologie concomitanti. Se a questo si aggiunge che allo stato attuale non esiste una vera e propria cura, lo scenario è veramente drammatico.

Il tutto può diventare ancora più grave perché, per effetto dell’impiego massiccio dell’amianto nell’industria ed anche in situazioni meno prevedibili di vita, gli studi epidemiologici prevedono il picco di mesoteliomi intorno al 2020.

Il trattamento più indicato, è quello che nasce da una valutazione clinica che coinvolga più specialisti e si inserisce all’interno di protocolli di studio condivisi da più centri. I problemi nella scoperta di farmaci derivano dal fatto che gli studi clinici sono limitati, complessi e costosi e dalla difficoltà di coinvolgere un adeguato numero di centri che spesso sono ancora purtroppo autoreferenziali.

La prevenzione eviterebbe inutili e costose spese sanitarie a carico dei cittadini, eppure la politica non solo sembra non capire questo evidente assunto, ma procede in direzione opposta e contraria. Perché?

La questione è molto complessa, nel senso che ci sono tanti aspetti estremamente interconnessi e sistemici. Tutto ciò fa si che il paziente subisca un processo di vittimizzazione secondaria molto forte, vale a dire un insieme di ulteriori conseguenze negative derivanti dal contatto con il sistema delle istituzioni in generale (strutture sanitarie, istituti previdenziali, giustizia civile e penale).

Non dimentichiamo che il malato di mesotelioma è prima di tutto di una vittima di reato, per effetto di azioni ed omissioni di altri che inseguivano solo il profitto, e quindi subisce tutte le conseguenze direttamente connesse al reato stesso e intrinseche alle fattispecie criminose.

Dopo l’esposizione, il lungo periodo di latenza e la diagnosi inizia la vittimizzazione secondaria. Tale rischio è più elevato quanto più si tratta di vittime particolarmente deboli quale può essere il malato oncologico e i suoi familiari.

Gli Istituti di previdenza e assicurativi, quali Inps e Inail, sono vincolati da una rigida burocrazia che rallenta i procedimenti, da un orientamento alla funzione e non al risultato degli impiegati che trattano con la stessa sensibilità il malato oncologico e gli altri infortunati con patologie guaribili, fermo restando l’imparzialità ai cui pubblici dipendenti devono attenersi. E’ evidente che lottare contro questi aspetti burocratici e di indifferenza è molto complicato quando ci si trova in una situazione di sofferenza che inevitabilmente la malattia produce.

I datori di lavoro rifiutano qualsiasi addebito e responsabilità e l’instaurazione di processi, sia civili che penali, è un percorso lungo, tortuoso, costoso e dagli esiti incerti con mille ostacoli formali e procedurali.

In tutto il sistema vi è scarsa empatia nei confronti dei malati di mesotelioma che se vogliono vedere riconosciuti i propri diritti fino in fondo devono perseverare nelle istanze.

Tutto questo viene a frustrare le aspettative di tutela e assistenza che la il paziente vanta, legittimamente, nei confronti delle istituzioni che in teoria sarebbero deputate a difenderlo poiché si tratta di un contesto di diritti violati fin dal primo momento dell’esposizione all’amianto.

Quanto può incidere la prevenzione sull’evoluzione e decorso della malattia?

E’ fondamentale e può fare la differenza tra la vita e la morte per le ragioni che ho spiegato prima. Si potrebbe dire che la prevenzione, ovvero l’evitare l’esposizione, è l’unica vera cura al momento.

Il fattore di rischio più importante per il mesotelioma è l’esposizione all’amianto, infatti la maggior parte delle persone colpite dalla malattia ha una storia di esposizione a polveri o particelle di amianto. Anche il semplice contatto con indumenti contaminati da amianto rappresenta un fattore di rischio.

Le fibre di amianto sono praticamente invisibili a occhio nudo. Secondo gli organismi di controllo americani e britannici non esiste un limite di esposizione all’amianto privo di rischi. Esiste un rapporto tra esposizione ed incidenza della malattia. Maggiore è la dose cui si è stati esposti maggiore è la probabilità di ammalarsi.

In conclusione se una persona esposta all’amianto si ammala di mesotelioma, la relazione tra esposizione alle fibre e sviluppo della malattia è indiscutibile.

E’ presumibile secondo lei che la sanità e la politica abbiano subito un’influenza di alcune multinazionali che hanno forse poco a cuore la salute e più il business?

Anche questo argomento è molto complesso e si ricollega a quanto detto sopra.

A mio avviso la questione può trovare una possibile spiegazione con un approccio sistemico. Niklas Luman, uno dei più grandi sociologici del nostro tempo, per sistema intende una realtà complessa i cui elementi interagiscono reciprocamente, secondo una circolarità in base al quale ogni elemento condiziona l’altro ed è da esso condizionato. Le nuove istanze che si presentano danno origine a variazioni dinamiche che tendono a riportare l’insieme a una situazione di nuovo equilibrio.

Nel nostro contesto i sistemi sono la politica, le strutture sanitarie, le case farmaceutiche, i sistemi giudiziari che interagiscono tra loro e si influenzano reciprocamente, con referenzialità, con un grado di complessità interna elevata, che varia a seconda dello sviluppo e la capacità di selezione e organizzazione dei sistemi stessi.

In altre parole nel mondo dell’industria, in nome del profitto, si accettava più o meno consciamente che la salute dei lavoratori aveva una importanza relativa, nelle strutture ospedaliere la qualità della cura può essere minata da insidie che non hanno niente a che vedere con aspetti clinici, a scapito della salute del malato, nei processi la vittima è oggetto di scarsa attenzione, per retaggio del passato in cui era ridotta a mera condizione dell’azione delittuosa, e i gli unici protagonisti sono l’accusa e la difesa (solo recentemente la posizione delle vittima sta iniziando ad essere vista con un rinnovato interesse anche se la strada da fare è ancora tanta specie per le vittime dell’amianto).

Lo sviluppo industriale ha causato molte vittime fra i lavoratori esposti a molteplici agenti cancerogeni. Spesso sento dire, da addetti ai lavori, una frase che si commenta da sola che a mio avvia sintetizza molto chiaramente come funzionano veramente le cose: il poli chimici hanno dato tanto alle famiglie, ma hanno tolto altrettanto. In pratica un sistema che perpetua se stesso.

Malasanità: che ne pensa della furbesca e pilatesca decisione di lavarsi le mani dalle patologie scatenate grazie alla compiacenza stessa dello Stato e dei monopolisti, consistente nello scrivere  “il fumo fa male” o “la carne rossa provoca il cancro”?

Non sarebbe meglio vietare gli agenti cancerogeni?

Anche qui si può tentare una semplificazione della complessità, attraverso un approccio sistemico, che tuteli la salute e l’ambiente attraverso la prevenzione primaria.

La prevenzione secondaria e cioè la diagnosi precoce è una misura non sempre efficace. Non può essere condivisibile l’idea ipocrita, dominante in molti sistemi sociali i quali per sopravvivere devono necessariamente mettere in secondo piano alcuni aspetti quali la salute e la sicurezza dei lavoratori.

E’ sicuramente importante informare e diffondere messaggi che colpiscano le persone tuttavia è necessario da parte dei sistemi sociali fare di più in modo fattivo e concreto.

Per quanto riguarda l’amianto, nonostante sia stato messo al bando dal 1992, non tutti sanno che può dare origine a neoplasie con esito infausto e i rischi dell’esposizione sono spesso sottovalutati o nascosti. Infatti in molti luoghi di lavoro è ancora presente l’amianto anche in modo visibile come coperture in eternit più o meno integre. In nome del profitto è stato considerato, per anni, un materiale estremamente versatile ed impiegato, non solo nella grande industria, ma nelle navi, treni, auto, materiale per l’edilizia (quali tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie), plastica, cartoni, plastica e via dicendo.

Quali sono i casi più eclatanti di malasanità da lei riscontrati?

Prima di tutto è importante chiarire di cosa stiamo parlando, perché non si vuole giudicare i professionisti delle nostre strutture ospedaliere e non si vuole essere stigmatizzati come lamentosi. Per malasanità si intende un insieme di carenze e negligenze nella prestazione professionale sanitaria che provoca un danno alla persona che usufruisce della prestazione stessa.

I casi sono tanti, riconosciuti e non riconosciuti ma anche non ravvisati dalle persone stesse che hanno subito il danno. Alla luce di questo appare chiaro come i dati ufficiali variano a seconda delle fonti di riferimento.

Il vero problema, oggetto di accesi confronti a suon di perizie nelle arene dei tribunale, è collegare la morte e/o la lesione del paziente al trattamento praticato dai medici.

Cosa possono e debbono fare le Istituzioni per evitare la silente ecatombe generata dalle patologie asbesto correlate?

Purtroppo questa silente ecatombe è già iniziata e sulla base dei dati epidemiologici non siamo ancora arrivati al picco. Quindi solo la ricerca scientifica, libera, indirizzata alla tutela di tutti i pazienti, tra i quali quelli affetti da mesotelioma e da altre patologie asbesto correlate, che hanno, purtroppo, quasi sempre esito infausto, può portare a perseguire la piena attuazione del precetto di cui all’art. 32 Cost. I malati di mesotelioma hanno solo il 10% di possibilità di sopravvivere più di cinque anni dalla prima diagnosi. Tutto dipende anche da quanto sia stata tempestiva e dalle dosi di esposizione ad amianto, che provoca quasi il 100% dei mesoteliomi.

L’unica cosa che può impedire ulteriori danni potrebbe essere la rimozione dell’amianto ancora presente in molto luoghi, anche impensabili, in quanto fino alla messa al bando era stato utilizzato in maniera massiva come detto. Le istituzioni, preposte alla sorveglianza in materia, dovrebbero programmare una intensa attività di controllo del territorio e una volta individuati i siti, intervenire con provvedimenti coattivi di messa in sicurezza. Su questo fronte qualcosa è cambiato e gli enti locali si stanno già muovendo ma siamo ancora molto indietro per una questione culturale e sistemica. Come dicevamo un sistema che perpetua se stesso e una diffusa mancanza di consapevolezza che l’amianto uccide ed anche in modo terribile e con atroci sofferenze.

Il sistema rimarrà tale se continueremo ad accettare silenziosamente queste cose, come se fossero ineluttabili.

Perché si continua a sbagliare in ambente medico: dal semplice inserimento di un ago-cannula, al catetere messo male ecc. E’ disaffezione o mancanza di professionalità?

La questione è molto complessa perché gli ambiti interessati sono tanti. I principali sono la conoscenza medica e la cultura organizzativa. Due aspetti che sembrano riguardare ambiti lontani in realtà si condizionano l’uno con l’altro.

Il primo, in genere, è di buon livello però può succedere che la qualità della prestazione erogata, risenta di una serie di motivi legati al secondo, la cultura organizzativa. Stiamo parlando di un qualcosa di molto complesso che si avvicina di più alla disaffezione. Ovviamente non si vuole fare del populismo ma si vuole affrontare la questione degli errori in campo sanitario con serietà e in modo costruttivo.

Come noto le grandi strutture ospedaliere si sono dotate di sistemi di controllo della qualità e di valutazione dei servizi attraverso la definizione di indicatori e standard minimi. Tuttavia la possibilità di errore non è mai completamente eliminabile in un contesto in cui si trovano a operare diverse figure professionali, attrezzature e unità operative eterogenee. Si ritiene che la chiave di volta debba essere ricercata nella gestione delle risorse e più in generale nella clinical governance come sostiene il Professore Luciano Mutti.

In queste direzione, per meglio comprendere quali sono gli aspetti che portano ad una prestazione sanitaria non di qualità, a mio avviso, dobbiamo renderci conto che le strutture ospedaliere sono prima di tutto delle organizzazioni, costituite per far fronte alla complessità dell’ambiente (nel caso in esame la diagnosi, la cura e l’assistenza dei pazienti) al fine di raggiungere determinati risultati realizzabili soltanto mediante l’impiego di risorse adeguate e l’apporto congiunto, coordinato e protratto nel tempo di più partecipanti, i cui compiti sono diversi e integrati.

La criticità sta proprio in questi ultimi aspetti. Il Professore Emerito di management alla Sloan School Of Management del Massachusetts Institute of Technology Edgar Schein sosteneva che la cultura all’interno di una organizzazione non costituisce un aspetto collaterale, che resta sul fondo, bensì ne rappresenta l’aspetto principale. In pratica essa determina strategie, obiettivi e modi di agire.

Per Schein la cultura di una organizzazione può essere studiata analizzando tre livelli in cui essa si esprime: gli artefatti (più superficiale perché decifra le cose visibili e tangibili), valori espliciti (trasmessi dalla direzione per cercare senso di appartenenza e di solidarietà all’interno dell’organizzazione), gli assunti impliciti (livello più profondo di cultura, che si concreta in valori inespressi che vengono dati per scontati, ma si tratta di valori fondamentali perché in grado di condizionare sia i comportamenti quotidiani dei singoli e condizionare l’organizzazione nel suo complesso). E’ tuttavia difficile individuarli perché essi sono per lo più inconsci, invisibili, e non sono oggetto di discussione oppure lo divengono sotto mentite spoglie e veicoli su altre tematiche.

Laddove manchi un integrazione armoniosa di questi tre livelli si producono periodi di crisi, tensioni, sfiducia, scetticismo, cinismo.

In conclusione si capisce come aspetti che non sono propriamente legati alla diagnosi e cura possano incidere, in modo determinante, sulla qualità della prestazione erogata.

Questa è la vera sfida per il management delle strutture sanitarie. La presenza frequente di aspetti estranei alla medicina toglie energie per concentrarsi in modo efficace sulla clinical governarce.

Perché è nata la sezione malasanità e che obiettivi si prefigge?

La sezione è nata per fronteggiare e tentare, in concreto e senza ipocrisie, di ridurre i danni psico-fisici e morali per tutti i pazienti oncologici.

La diagnosi di una neoplasia determina, a qualsiasi età, una reazione in grado di influenzare pesantemente i diversi ambiti della vita. La persona può lasciarsi andare a reazioni emotive o chiudersi in se stesso, per esempio provando rassegnazione, rabbia, reazioni di tipo depressivo ed anche accettazione, in una fase successiva, in alcuni casi.

In particolare per il paziente affetto da malattie amianto correlate lo scenario che si prospetta è tutt’altro che rassicurante. La persona subisce tutti i processi di vittimizzazione primaria e secondaria.

E’ vittima di reato dal momento che inizia l’esposizione e la malattia si manifesta. Poco dopo inizia la vittimizzazione secondaria con il ritardo della diagnosi, le strutture ospedaliere faticano ad intraprendere, per diverse ragioni, un percorso di cura, gli istituti previdenziali devono essere sollecitati e spesso tendono a riconoscere il minino possibile in termini di indennizzo, il sistema giudiziario, cercando di celebrare giusti processi secondo i principi del diritto processuale penale, in molti casi non riconosce il nesso di causalità fra l’esposizione (iniziata circa 30 anni prima e quindi difficile da provare) e la malattia.

Questo sono solo alcune delle problematiche che il malato, sofferente e indebolito dalla malattia, deve fronteggiare.

La Sezione, nell’ambito dell’Osservatorio Nazionale Amianto, tenta di aiutare il malato e i suoi familiari ad affrontare questo dramma fornendo informazioni e l’assistenza medico-legale necessaria. La fragilità, prodotta dalla malattia, comporta ulteriori esigenze di supporto sociale ed economico. Per evitare che le leggi non rimangano inattuate è fondamentale che il malato sia consapevole dei suoi diritti.

In altre parole si cerca di offrire alle vittime quell’assistenza che i sistemi sanitari e giudiziari, per varie ragioni, non riescono a garantire, aprendo le porte per l’accesso a tutti i rimedi, tutele giuridiche e benefici economici che lo stato di diritto ha previsto in materia.

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