Amianto: chiude la Chiesa di Siracusa.

Sicilia stop amianto
Pericolo amianto in Sicilia

Amianto nella chiesa di San Paolo Apostolo, in Ortigia. Secondo quanto riportato dalle testate siciliane è stata disposta la chiusura, almeno finché non si provvederà alla rimozione delle lastre in amianto presenti in uno stabile limitrofo.

Una misura precauzionale e fortemente voluta dal parroco, don Rosario Lo Bello, per protestare anche contro le istituzioni, a cui nonostante sia stata più volte segnalata questa situazione continuano a rimanere in silenzio.  “Durante le piogge l’acqua cola direttamente nei tetti dell’oratorio e dei saloni parrocchiali”.
Risulta che circa un mese fa gli stessi vigili urbani, in seguito ad una perizia, hanno dichiarato in un verbale che il tetto andava rimosso. Tuttavia l’amianto frantumato è ancora lì. Un vero e proprio pericolo per la salute delle persone che frequentano la parrocchia.

La Sicilia è una delle Regioni maggiormente colpite dall’utilizzo dell’amianto sia nel sistema produttivo che negli edifici pubblici e nelle abitazioni private.

In particolare, il triangolo industriale di Augusta-Priolo, Ragusa e Gela e le zone industriali della Valle del Mela (Messina) e di Palermo si caratterizzano per la poderosa utilizzazione di amianto allo stato friabile e compatto nelle numerose applicazioni (circa 3.000) che ne hanno esaltato le capacità tecniche di resistenza, fonoassorbenza, isolante, antincendio, etc..

Sono anni ormai che l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, con la collaborazione del Sig. Calogero Vicario e di tutti gli altri sostenitori  (più di 2000 iscritti nell’isola) chiedono la tutela dell’ambiente e della salute del rischio amianto. Lo ha gridato forte e chiaro invocando l’aiuto di Dio anche Don Palmiro Prisutto, arciprete della Chiesa di Augusta e guida spirituale delle vittime dell’amianto e dell’ONA, il quale ha dichiarato: “Battaglia da condurre insieme con l’ONA. E’ grave – aggiungeva il battagliero sacerdote – che ci sia la consapevolezza da parte delle istituzioni sulle morti causate da amianto ed inquinamento tra Priolo, Melilli, Augusta e Siracusa, ma si perpetui in silenzio che è sinonimo di incapacità di intervento e vigliaccheria in un territorio trasformato in una delle pattumiere d’Italia”.

La Sicilia, terra di storia, di cultura e di bellezza, è stata flagellata dall’amianto che continua a mietere vittime, come denunciato dall’Osservatorio Nazionale Amianto fin dall’autunno del 2008, e grazie all’impegno del Parlamentare Nazionale Regionale Dott. On.le Pippo Gianni (componente Comitato Tecnico Scientifico ONA), del Presidente Avv. Ezio Bonanni, e del Sig. Calogero Vicario (Coordinatore Regionale ONA), l’assemblea regionale siciliana si è dotata di uno strumento legislativo all’avanguardia: la legge regionale 10 del 29.04.2014.

Questa legge all’art. 8 stabiliva anche la creazione di un centro regionale per la terapia e cura presso l’Ospedale Muscatello di Augusta, e veniva costituito un cronoprogramma che, se rispettato, avrebbe permesso di salvare molte vite umane.

“Di amianto si continua, e purtroppo, si continuerà a morire per i prossimi 130 anni, considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni. Ecco perché occorre bonificare al più presto i 40.000.000 di tonnellate contenenti amianto che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale e in particolare in Sicilia, per via della mancata attuazione della legge ‘Gianni’. Questa splendida regione, nel tempo degli antichi romani granaio d’Italia, ora carnaio d’Italia, per via della strage di lavoratori e cittadini di alcune delle città sicule, in particolare quelle del c.d. triangolo della morte ‘Gela, Ragusa e Siracusa/Augusta’ ed è per tale ragione che non dimentico la terra di Sicilia, troppo spesso considerata, ancora oggi, una colonia come lo era nell’antica Roma. Questo stato di cose è inaccettabile e chiediamo che lo Stato centrale valorizzi le autonomie locali e le Regioni a Statuto Speciale, non dimenticando neanche le altre, dalla Sardegna a quelle del Nord Italia”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Interviene anche il Coordinatore di ONA Sicilia, Sig. Calogero Vicario “La Regione Sicilia è cieca, sorda e muta, quando si fa la conta dei morti per amianto, e queste vittime e i loro familiari, quelli che sopravvivono, rimangono pure privi di lavoro: è inaccettabile questa discriminazione ai danni della Sicilia, e in particolare per i lavoratori di Priolo Gargallo e del siracusano”.

I numeri della strage in Sicilia.

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale.

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

 

 

 

 

 

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