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Guardia di Finanza esprime vicinanza a Dal Cin

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

La storia di Antonio Dal Cin, finanziere in congedo, condannato a morte dall’asbestosi, è ormai ben nota. Ma non si dà per vinto e continua la sua battaglia, supportato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni. 

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, si batte da anni per rendere giustizia a tutte le vittime e i familiari esposti ad amianto, offrendo assistenza medica e legale.

Dal Cin non si è mai arreso e che continua ad onorare il suo giuramento, chiedendo che altri militari e anche tutto il personale civile dello Stato non sia esposto a cancerogeni.

Tra i suoi obiettivi vi è quello di far conoscere la sua storia in tutto il mondo, in modo tale che nessuno più debba morire a causa dell’amianto, fibra killer che ogni anno in Italia provoca più di 6000 decessi.

Sono in molti ad aver manifestato solidarietà e vicinanza a Dal Cin, soprannominato “leone in divisa”, questa è la volta del Col. Michele Pallini, Direttore della Direzione Enti Previdenziali, Assistenziali e Protezione Sociale del Comando Generale della Guardia di Finanza.

L’alto ufficiale, esprime ancora una volta la vicinanza del Corpo alla condizione vissuta da Antonio Dal Cin e lo informa che sono stati richiesti al Comando provinciale di Ferrara elementi informativi circa il suo effettivo impiego in quella sede.

Intanto, la Compagnia della Guardia di Finanza di Prosecco (TS) ha trasmesso un secondo rapporto informativo alla Prefettura di Latina che presto sarà acquisito e resto pubblico.

La storia del finanziere Antonio Dal Cin

Nel lontano 1992, il finanziere Antonio Dal Cin ha svolto servizio in materia all’interno dello zuccherificio “Eridania” di Bondeno (FE), dove ha subito esposizione all’amianto per tutta la durata della campagna saccarifera. La Guardia di Finanza, non l’ha informato circa il rischio morbigeno per esposizione all’amianto e non l’ha tutelato attraverso idonei mezzi o strumenti, ovvero, con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia.

“L’amministrazione –  racconta Antonio Dal Cinmi ha fornito delle semplici tute di colore blu, simili a quelle usate dai meccanici, su cui ho apposto le “fiamme gialle” e indossato il cinturone con fondina e pistola d’ordinanza e cappello d’ordinanza. Queste tute le ho lavate a mano insieme agli altri miei colleghi all’interno di un appartamento adibito a caserma, sito nei pressi dello stesso zuccherificio. Le abbiamo lasciate anche dentro le stanze dove dormivamo. Riguardo all’attività di servizio, ricordo molto bene il caldo delle turbine e tutte quelle coibentazioni che nessuno mi ha mai detto fossero di amianto in matrice friabile e nessuno mi ha mai fornito una semplice mascherina in grado di proteggermi da uno dei più micidiali cancerogeni del pianeta. In questo sito è stata anche riscontrata una grandissima quantità di eternit.”

Peraltro, per motivi di servizio sono stato costretto a spostarmi continuamente nei vari ambienti dello zuccherificio, tra caldo insopportabile, rumori assordanti e forti vibrazioni. Ho dovuto rilevare ad ogni ora le numerazioni delle bilance Kronos, nonché verificare la correttezza e la funzionalità dei nastri trasportatori utilizzati per introdurre i sacchi di zucchero nei magazzini fiduciari, anch’essi sottoposti a costante vigilanza da parte della Guardia di Finanza.

I controlli ai camion in uscita dallo zuccherificio

Tutti i camion che sono usciti dallo zuccherificio sono stati sottoposti a controllo documentale, come previsto per legge. L’attività di servizio ha richiesto il cambio sul posto, in una realtà lavorativa consona ai compiti istituzionali del Corpo della Guardia di Finanza.

Questa tipologia di servizio, senza alcuna protezione individuale volta a ridurre al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali e priva di una verifica periodica sulla salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro, ha inevitabilmente determinato una significativa esposizione all’amianto.

Purtroppo, è stato il mio primo incontro con l’amianto ed  si è rivelato l’inizio di un’esposizione che in realtà è durata per altri 12 anni e risulta documentata in atti, sempre e solo per esclusive ragioni di servizio, presso l’allora Brigata della Guardia di Finanza, odierna Compagnia di Prosecco (TS), la Dogana di Prosecco (TS) Sezione di Fernetti (TS), il Valico Ferroviario di 1^ Categoria di Villa Opicina (TS), con quelle gravi conseguenze per la salute che oggi vivo sulla mia pelle. Ora vivo con la paura che questa asbestosi possa evolvere in qualcosa di ancor più grave, visto che alcuni operai dello zuccherificio si sono ammalati di mesotelioma”.

Il suo non è l’unico caso

È stato il «Mesotelioma pleurico», una specie di tumore in genere causato dall’amianto, che ha ucciso nei giorni scorsi Ermete Sgarbi, 62 anni, di Stienta, ex dipendente degli zuccherifici Eridania di Ferrara e Bondeno il cui funerale è stato celebrato martedi pomeriggio a Stienta, nel Rodigino. E’ la moglie dell’uomo, Silvana Rocca a lanciare il grido d’allarme: «Il primo ricovero – affermato – è avvenuto nel febbraio 2008 all’ospedale di Rovigo. Appena diagnosticata la terribile malattia i medici hanno effettuato la segnalazione allo Spisal (Servizio prevenzione infortuni e sicurezza ambienti di lavoro, ndr.) che ha girato il caso all’Inail di Rovigo, ente che ha riconosciuto a mio marito l’invalidità a causa del lavoro. Quindi nessun dubbio si sia ammalato all’Eridania, come purtroppo molti altri suoi colleghi che sono attualmente in terapia».

Per saperne di più…

La morte da amianto negli zuccherifici

Centro di Ricerca sul Cancro, Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”, Bologna, Italia

Ecco lo studio del Ramazzini di Bologna sugli zuccherifici e le morti, anche una ragazza di 37 anni esposta sin dalla nascita attraverso la tuta indossata dal padre.

I servizi di assistenza medica e legale dell’associazione:

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari.

Per maggiori informazioni, e per poter chiedere assistenza tecnica, medica e legale puoi accedere al sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Potrai così acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92 (per poter accedere a questo diritto è sufficiente consultare la relativa sezione del sito dell’Associazione.

L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente ONA, insieme al suo team di avvocati vi risponderà e vi fornirà gratuitamente tutte le informazioni necessarie al fine dell’ottenimento del risarcimento di tutti i danni subiti. 

Morano Marilena, uccisa dalle fibre di amianto

Morano
Morano

Lo gridano i familiari, lo conferma la Cassazione

Si è concluso il processo in Cassazione per la morte della sig.ra Marilena Morano dipendente del ministero della Difesa. Morano ha prestato servizio all’Ospedale Militare di Anzio, dove è stato accertato l’utilizzo dell’amianto.

Il mesotelioma causato dall’esposizione alla fibra killer ha ucciso la giovane dipendente il 10 ottobre del 2009, all’età di 50 anni, dopo un’agonia di più di cinque anni, trascorsi tra ospedali e chemioterapia.

Per i danni sofferti dalla vittima, è stato liquidato in via definitiva il risarcimento record di circa 800mila euro. La malattia ha sconvolto la vita dell’intera famiglia, prima di tutto dell’anziana madre, che ha visto ammalarsi la figlia, poco più che quarantenne.

Quando la sig.ra Marilena morì, uccisa dalle fibre di amianto, lasciò il testimone all’Osservatorio Nazionale Amianto che ha continuato a combattere la sua battaglia. Il ministero della Difesa ha resistito fino all’ultimo.

L’Avvocatura dello Stato ha sempre combattuto contro Marilena Morano, in vita e dopo la sua morte, per negare le proprie responsabilità per l’uso dell’amianto nell’Ospedale Militare Anzio.
“Sconfitti a Velletri, sconfitti presso la Corte di Appello, indomiti, grigi burocrati, responsabili della morte della donna, hanno ricorso fino alla Corte di Cassazione: ma ora alla vicenda è stata messa la parola fine!”.

Significativo il contenuto della sentenza della Corte suprema (VI sezione civile L29924/2017), che “rigetta il ricorso – si legge nel dispositivo – e condanna il ricorrente ministero alle spese del presente giudizio liquidate in 200 euro per esborsi, 8mila per compensi professionali, oltre a rimborso spese forfettarie nella misura del 15% con attribuzione”.

Le specifiche della Corte di Cassazione

La Cassazione specifica che il ministero della Difesa, titolare dell’Ospedale Militare di Anzio, deve essere condannato al risarcimento dei danni, perché la consulenza “tecnica d’ufficio tecnico ambientale espletata dal Dott. Falasconi …[avesse fatto emergere la] esposizione ad amianto di Marilena Morano nel corso della sua attività lavorativa”.

La CTU ha “ripercorso in maniera analitica le varie fasi della vita lavorativa di Morano in relazione ai luoghi frequentati per 28 anni in ragione di lavoro e descritti dal Dott. Falasconi come massicciamente contaminati da amianto”.
La Corte aggiunge, per di più, che “non è possibile fissare un livello di esposizione sotto il quale l’amianto non sia in grado di indurre l’insorgenza del mesotelioma, essendo ampiamente dimostrato che la circostanza di un possibile effetto patogeno anche in conseguenza di esposizioni brevi non pregiudica l’esistenza di un dose-risposta…”, confermando la tesi dell’avv. Ezio Bonanni, che occorre evitare ogni forma di esposizione alla fibra killer.

Ma la strage non finisce qui. Tutti i dipendenti del ministero della Difesa, in servizio all’Ospedale Militare di Anzio, sono stati professionalmente esposti all’amianto. A tre di loro che hanno già contratto l’asbestosi, la patologia è stata riconosciuta come malattia professionale. Almeno altri cinquanta a rischio, anche questi assistiti dall’avv. Bonanni, hanno chiesto il prepensionamento e, in seguito al rigetto della domanda, hanno agito di fronte alla Corte dei Conti per ottenere la condanna dell’INPS.

Uccisi dalle fibre di amianto e dal profitto

«In questo momento vorrei ricordare Marilena – manifesta l’avv. Ezio Bonanni -. Una donna di poco più di quaranta anni, devastata e uccisa dal cancro da amianto (mesotelioma) che però ha trovato il coraggio di combattere contro un colosso: il ministero della Difesa. Una battaglia iniziata circa quindici anni fa e proseguita anche dopo la morte di Marilena. Un’altra vittima innocente. Sono sconosciuti i carnefici. Bene la Cassazione che in questo caso ha avuto il coraggio di confermare la sentenza di condanna. Molte, troppe volte – continua il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, assistiamo a colpi di spugna, quando a essere assassinati sono inermi lavoratori, cui sono state fatte respirare fibre di amianto. La vita umana sacrificata al profitto. Così non può continuare. Chiamiamo tutti a ribellarsi pacificamente a questa condizione di rischio che permane negli ospedali, nelle scuole, nei luoghi di vita e di lavoro, un’epidemia, quella dell’amianto, che purtroppo proseguirà per i prossimi 120 anni, se non si arriverà all’immediata bonifica».

I numeri della strage di mesotelioma

Casi di mesotelioma tra chi ha lavorato nel settore sanitario:
Il V Rapporto Mesoteliomi, edito da INAIL, riporta 280 casi di mesotelioma nel settore sanità e servizi sociali (periodo 1993/2012), dati molto sottostimati e tali comunque da rappresentare l’1,9% dei casi sul totale.

Tra le mansioni più colpite, sono stati registrati 7 casi tra gli infermieri professionali e 4 casi tra i portantini. Inoltre l’amianto nel settore è stato utilizzato anche dagli odontotecnici: fino agli anni ’60 era utilizzato nell’impasto nell’amalgama delle capsule dentarie e nella microfusione a cera persa: 4 i casi registrati.

Casi di patologie asbesto correlate tra il personale civile e militare delle Forze Armate: è sufficiente citare la relazione della Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito e altri rischi, che a pag. 18 riporta: “Secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.

“L’amianto ha ucciso mio padre”: il dramma di Cavagnolo

Eternit, Silvio Pagliano
Eternit

“L’amianto ha condannato a morte mio padre”

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza del Sig. Silvio Pagliano, che ricorda la triste vicenda di suo padre Giovanni, operaio presso lo stabilimento Eternit di Cavagnolo, deceduto a causa dell’asbestosi.

“Dopo tutti questi anni di attesa mi sento preso in giro. Mi sembra assurdo che Stephan Schmidheiny continui a farla franca, mi chiedo come sia possibile tutto questo. Sono passati 33 anni da quando mio padre è venuto a mancare e non passa giorno in cui io non ci penso. Mio padre è stato un gran lavoratore, con il suo impiego manteneva tutta noi, sempre con grande dignità.

Se ripenso agli anni della malattia riaffiorano in me brutti ricordi, dal primo campanello d’allarme alla diagnosi della patologia.

Nel ’76, all’età di 64 anni, mio padre andò in pensione e cominciò a dedicarsi a quelli che sono sempre stati i suoi hobby, e fu proprio durante queste attività che si accorge che qualcosa non andava. Si sentiva sempre affaticato e sembrava gli mancasse il fiato.

Ma mai e poi mai avremmo immaginato di trovarci di fronte ad una condanna a morte.

La malattia di mio padre, l’asbestosi

Dopo vari controlli ed analisi a mio padre è diagnosticata l’asbestosi, riconducibile all’esposizione ad amianto. Lui infatti, per 21 anni, ha lavorato a contatto con questa fibra killer presso lo stabilimento Eternit di Cavagnolo. Lui in primis ma anche tutti noi eravamo ignari delle conseguenze. Ora però che ci penso bene mi viene in mente un dettaglio raccontatomi da mia madre. Mi diceva sempre che quando passava a salutare mio papà in fabbrica, durante il lavoro, faceva difficoltà a riconoscerlo a causa della quantità di polvere che aveva indosso…era completamente bianco! E, ovviamente, non utilizzavano alcuna protezione, nessuna mascherina e nessuna tuta particolare.

Io non credo che Stephan Schmidheiny non conoscesse i rischi per la salute dei suoi dipendenti, ma penso che in queste circostanze il denaro fa da padrone e che la vita di mio padre, così come quella dei suoi colleghi, sia stata messa in secondo piano rispetto al profitto. Per questo chiedo che venga fatta giustizia.

Voglio ancora credere nella giustizia, e grazie all’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, intendo continuare a combattere per portare alto il nome di mio padre e di tutte le altre vittime “incolpevoli” causate dall’amianto”

Queste le parole di Silvio Pagliano, figlio di un’altra vittima ETERNIT.

Eternit Bis: inammissibili i ricorsi del PM del Procuratore

eternit bis Ezio Bonanni
Ezio Bonanni

Prosegue il processo Eternit Bis cui è imputato Schmidheiny

I familiari delle vittime dell’amianto killer decidono di presentare un ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Sono contro la prescrizione del processo Eternit, e preparano anche una causa civile contro lo Stato italiano per lo stesso motivo.

Il 29 novembre dell’anno scorso il tribunale di Torino stabilisce che l’amministratore dell’Eternit, Schmidheiny deve affrontare un processo per omicidio colposo, non per omicidio volontario.

Quella sentenza spacca il maxi-processo in quattro tronconi differenti. Da allora i tribunali di Torino, Vercelli, Napoli e Reggio Emilia conservano i rispettivi fascicoli, mentre i magistrati competenti cercano ancora una soluzione comune.

La Corte di Cassazione respinge i ricorsi del Procuratore della Repubblica e del Procuratore Generale della Corte d’Appello di Torino. I due magistrati contestano la sentenza con cui il GUP del Tribunale di Torino divide il processo in quattro tronconi e trasforma l’accusa da omicidio volontario a omicidio colposo.

I magistrati puntano ad ottenere l’annullamento dei provvedimenti del GUP, così da spingere il procedimento a proseguire per omicidio volontario e non per omicidio colposo.

La modifica del capo d’imputazione porta con se la prescrizione di quasi tutti i casi.

L’azione penale per l’ipotesi di omicidio colposo a carico del magnate svizzero, quindi, prosegue in quattro tronconi, frutto dello spacchettamento del processo Eternit Bis, ciascuno in fasi differenti.

Le diverse fasi dell’azione penale Eternit bis

Al tribunale di Napoli sono nella fase delle indagini preliminari, a Torino il processo è nella fase dibattimentale, e la prossima udienza, come già detto è prevista il 19 dicembre.

Presso le altre sedi i procedimenti sono in indagine.

Inoltre, poiché giorno per giorno ci sono altri casi di insorgenza di malattie da amianto, con decessi, tra i pochi ex dipendenti Eternit ancora in vita e tra i loro familiari (sono colpite anche le mogli che lavavano le tute da lavoro) e coloro che abitavano nei dintorni degli stabilimenti Eternit (le polveri di amianto infatti si propagavano anche nelle zone limitrofe), l’impegno delle vittime per avere giustizia prosegue e nuove istanze di giustizia saranno depositate ai diversi uffici del PM, fanno sapere i diretti interessati

“Conoscendo le carte processuali, non posso condividere il giudizio della Suprema Corte – manifesta l’Avv. Ezio Bonanni, legale di parte civile nel procedimento.

La dichiarazione di inammissibilità dei due ricorsi, richiesta dal Procuratore Generale presso la Cassazione, mi lascia supporre che la Corte Suprema abbia accolto la sua tesi secondo la quale il Procuratore della Repubblica e il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Torino, avessero trascurato di indicare in modo specifico i motivi che sostenevano la richiesta di riformare la sentenza del GUP che aveva modificato l’imputazione da omicidio volontario a omicidio colposo.

I due ricorsi – continua il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, a nostro avviso, erano stati correttamente formulati e motivati, ed erano fondati. La decisione di inammissibilità ci sembra essere stata assunta nel rito e non nel merito.

Attendiamo le motivazioni. Ricorreremo alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per mancata tutela dello Stato Italiano nei confronti delle vittime. Il giudizio prosegue”.

Eternit Bis e gli aggiornamenti

Processo Eternit Bis Napoli
Processo Eternit Bis Napoli

La sentenza della Suprema Corte è attesa tra stasera e domani.

Si è conclusa oggi, in tarda mattinata, l’udienza sul processo Eternit Bis. Il Procuratore Generale della Cassazione ha chiesto l’inammissibilità del ricorso della Procura e del PG di Torino contro la decisione del Gup torinese. Aveva frazionato il processo per le morti da Eternit in 4 tronconi tra diversi tribunali (a Torino, a Vercelli, a Napoli e a Reggio Emilia). E derubricato il capo di imputazione a carico di Stephan Schmidheiny da omicidio volontario a colposo.

Stephan Schmidheiny, già stato condannato in primo e secondo grado per il reato di disastro ambientale (art. 434 c.p.) e poi assolto per prescrizione il 19 novembre 2014. Ha ricevuto la contestazione dalla procura di Torino per la morte di 258 persone (ex lavoratori e residenti) tra il 1989 e il 2014.

Le dichiarazioni dell’Avvocato Bonanni

E’ intervenuta poi per molti casi la sentenza di prescrizione. Impugnata dal Procuratore della Repubblica e dal procuratore Generale della Repubblica di Torino, unitamente alla derubricazione del reato in omicidio colposo rispetto all’originaria imputazione di omicidio volontario (quest’ultima predisposta dal procuratore Colace).

«La Procura Generale ha chiesto l’inammissibilità del ricorso per cassazione del Procuratore della Repubblica di Torino e del Procuratore Generale di Torino sostenendo la presunta erroneità della redazione tecnica dei due ricorsi per Cassazione. Ritengo, diversamente, che i magistrati della pubblica accusa (Procura di Torino e Procuratore Generale di Torino) abbiamo centrato l’argomento e in particolare i profili di illegittimità della sentenza del GUP di Torino che ha modificato il fatto dell’imputazione da omicidio volontario a colposo. Naturalmente sarà ora la cassazione a pronunciarsi con una sentenza che resterà comunque storica. In qualità di avvocato di parte civile ho insistito perché i ricorsi dei Pubblici Ministeri siano accolti ed in modo tale che i processo riprenda con l’imputazione di omicidio volontario», dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, legale di parte civile nel procedimento e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.