19.4 C
Rome
venerdì, Maggio 1, 2026
Home Blog Page 521

L’ONA rende omaggio al sig. Michelangelo Blanco

Michelangelo Blanco
Michelangelo Blanco

Un anno fa la morte di Michelangelo Blanco

Michelangelo Blanco

Lo ricordano i figli, Lorenzo e Tiziana, e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Nulla hanno potuto gli ordigni della seconda guerra mondiale, i terremoti e le catastrofi che hanno flagellato la Sicilia…Tutto hanno potuto le fibre assassine…Mosse da mani assassine di uomini indegni, pupazzi di cartapesta…Tutto per il profitto di pochi, vigliacchi e porci. Uscite fuori dalle vostre fogne se avete il coraggio… Vi stiamo aspettando e li non ci sarà nessuna prescrizione che vi potrà salvare..”, dichiara a gran voce l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Domani, in occasione del primo triste anniversario del decesso del sig. Michelangelo Blanco amici ed ex colleghi sono invitati ad un breve incontro davanti il suo ufficio di v. S.Metodio dalle ore 10 alle 11, per ricordarlo insieme.

Uniti con lui e per lui in una giusta causa: far bonificare gli edifici pubblici di Siracusa e provincia e creare un centro per la prevenzione e la cura delle malattie asbesto correlate.

Lorenzo e Tiziana non finiremo mai di gridare:
GIUSTIZIA PER MICHELANGELO !!!
(…e per tutte quelle famiglie che han vissuto il nostro stesso calvario. Che possa non accadere più).

Rifiuti tossici in una discarica di Aprilia

Discarica Abusiva
Discarica Abusiva

Aprilia, è venuta alla luce un’enorme discarica per rifiuti tossici

La provincia di Latina è sempre più una pattumiera, non è difficile infatti imbattersi in una discarica abusiva, questo per l’incapacità di tutte le istituzioni di incidere e di coagulare le forze sane e pulite, che hanno reso questi territori produttivi e salubri, strappandoli alla palude malarica. Come Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo da tempo sollecitato tutte le istituzioni territoriali (Provincia e Comuni) ad un’azione sinergica con le associazioni e con i cittadini. Purtroppo riscontriamo un’incapacità della politica e delle istituzioni del territorio di rimanere protagoniste di quel sogno che ha permesso di vincere la malaria. A partire dal rischio amianto, dall’assenza di sorveglianza sanitaria e delle bonifiche dei siti contaminati. Non tutto può essere lasciato all’iniziativa della Magistratura e delle Forze dell’ordine. Il tintinnio delle manette non sempre serve a restituire la salubrità e la bellezza a territori deturpati e sventrati. Purtroppo in provincia sono arrivati i rifiuti tossici e altre situazioni che stanno minando la salute dei cittadini, e quindi rivolgiamo un appello pubblico alla provincia e a tutti i Sindaci perché rispettino le promesse elettorali che hanno permesso loro di essere eletti come Primi Cittadini: innanzitutto la tutela dell’ambiente e della salute. Noi come osservatorio tracciamo un giudizio nettamente negativo dell’operato dei Sindaci e delle istituzioni regionali e nazionali, ma non per questo intendiamo far polemica, anzi abbiamo offerto e continuiamo ad offrire la nostra collaborazione” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Raffica di arresti, sono aperte le indagini

Dalle prime ore del giorno 27.7.2017, è quindi in corso un’operazione della Polizia di Stato presso il Comune di Aprilia, con l’esecuzione di 22 provvedimenti restrittivi, richiesti dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed emessi dal gip del Tribunale di Roma. Il traffico illecito vedeva portare i rifiuti di ogni genere in una cava nella zona del Tufetto, ad Aprilia. Le indagini sono partite dopo che gli agenti avevano fermato e sequestrato un carico di rifiuti sospetti: mesi di ricerche e appostamenti hanno portato a scoprire un vasto giro di illeciti. Gli inquirenti hanno smantellato un’organizzazione che agiva in modo parallelo alle società regolari di smaltimento: gli arrestati sono accusati a vario titolo, di far parte di un’associazione dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi. L’area è stata posta sotto sequestro. Indagati numerosi imprenditori delle province di Roma e Latina, molti dei quali operanti nel settore del recupero e dello smaltimento dei rifiuti.

Vittorio Veneto: addetti alla sala macchine e mesotelioma

Navi Amianto Vittorio Veneto
Navi Amianto

Marina Militare riconosce le vittime del dovere

Il Sig. L.V. e il Sig. Limatola Camillo, due motoristi navali addetti alla sala macchine, in servizio sulla Vittorio Veneto, sono entrambi deceduti per mesotelioma.

Si sa la nave Vittorio Veneto era imbottita di questo amianto killer. Per questo è ancora negli ormeggi nel mar piccolo di Taranto, con ancora il suo carico di morte, che è sopravvissuto all’equipaggio. È testimone delle precise responsabilità della Forza Armata.

Vittorio Veneto: proposte dell’ONA per la sicurezza

L’ONA propone che l’unità navale sia completamente posta in sicurezza. Inoltre vorrebbe che diventasse il museo della memoria, riportando magari una targa per ogni marinaio deceduto per amianto.

La Marina Militare Italiana e il Ministero della Difesa hanno già riconosciuto la causa di servizio e/o la qualità di vittime del dovere dei due sottoufficiali deceduti. I familiari, assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni, hanno già ottenuto l’erogazione dell’assegno vitalizio, dello speciale assegno vitalizio e della speciale elargizione (quest’ultima di circa 225.000 euro).

Sono almeno 2000 i casi di patologie asbesto correlate tra coloro che hanno prestato servizio nella Marina Militare Italiana. La sola Procura della Repubblica di Padova ne ha censite 1101, come risulta nella “relazione sull’attività di inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze Armate”.

Secondo quanto comunicato dalla difesa, si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma. Dai casi raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.

Vittorio Veneto: occorre rendere giustizia alle vittime

Vittorio Veneto

È necessario che queste vittime ottengano giustizia e che i loro familiari siano integralmente risarciti. Ecco perché, oltre all’indennizzo, hanno chiesto il risarcimento integrale dei danni con delle cause civili, tutt’ora in corso. Per la vicenda di Limatola Camillo, è stato già disposto un accertamento medico legale del Tribunale di Roma che ha confermato come l’inalazione di fibre di amianto, quale motorista navale, ha provocato l’insorgenza del mesotelioma” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il Sig. Antonio Dal Cin, coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Amianto, torna a chiedere la bonifica, dopo aver depositato diverse istanze anche in sede penale:

Non capisco perché la Marina Militare non abbia ancora bonificato l’amianto presente nell’incrociatore Vittorio Veneto. Sta lì, come segno e testimonianza di una colpa, prima di tutto dello Stato rispetto ai militari addetti alla sala macchine. Come dice anche l’ultima relazione della commissione d’inchiesta, presieduta dall’On.le Scanu, hanno pagato un tributo altissimo per via della presenza di amianto, ma non solo” – dichiara Antonio Dal Cin.

I dati della strage in Marina Militare

La “relazione sull’attività di inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze Armate” della Commissione Parlamentare d’Inchiesta riguarda i casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni.

Indaga l’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici. Analizza il possibile effetto patogeno di somministrazioni di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e ad eventuali interazioni.

Militari: oltre l’amianto e l’uranio impoverito

Uranio impoverito
Uranio impoverito

L’Osservatorio Nazionale Amianto pubblica la ‘relazione sull’attività di inchiesta in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze Armate’ della ‘Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui casi di morte e di gravi malattie. Che hanno colpito il personale italiano in missioni militari all’estero, nei poligoni di tiro e nei siti di deposito di munizioni, in relazione all’esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici, dal possibile effetto patogeno e da somministrazioni di vaccini, con particolare attenzione agli effetti dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e della dispersione nell’ambiente di nano-particelle di minerali pesanti prodotte dalle esplosioni di materiale bellico e ad eventuali interazioni’.

In 100 pagine la Commissione d’inchiesta costituita con delibera della Camera dei Deputati del 30 giugno 2015, e presieduta dall’On.le Gian Piero Scanu, traccia un quadro impietoso sullo stato di insicurezza in cui versano le attività delle nostre Forze Armate.

La sicurezza dei militari dall’uranio impoverito

Le norme che tutelano la sicurezza dei militari dall’uranio impoverito ci sono, ma rimangono sulla carta perché «Si è diffuso un senso d’impunità, l’idea che le regole c’erano e ci sono, ma che si potevano e si possono violare senza incorrere in effettive responsabilità. E si è diffuso tra le vittime e i loro parenti un altrettanto devastante senso di giustizia negata». È ciò che si legge nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’inchiesta, che costituisce quindi una presa d’atto del Parlamento della condotta dell’amministrazione della Difesa.

I rischi sono molteplici e le stesse Forze Armate appaiono restie alle «istanze di rinnovamento in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro», e in più «Le scelte strategiche di fondo che attualmente ispirano la politica della sicurezza nel mondo delle Forze Armate – si legge nella relazione – umiliano i militari ammalati o morti per la mortificante sproporzione tra la dedizione dimostrata in attività altamente pericolose dal militare e la riluttanza istituzionale al tempestivo riconoscimento di congrui indennizzi».

La Commissione di Inchiesta Parlamentare sull’Uranio Impoverito traccia anche un quadro impietoso del sistema giustizia in Italia. «Vi sono zone del nostro Paese in cui proprio non si celebrano processi in materia e altre in cui questi processi vengono avviati magari per omicidio colposo o lesioni personali colpose, ma poi le indagini risultano condotte con una tale lentezza o senza gli indispensabili approfondimenti, con la conseguenza che si chiudono con il proscioglimento nel merito o per prescrizione del reato».

I missili al torio e i poligoni

Al poligono di Salto di Quirra in provincia di Nuoro sono stati lanciati 1187 missili ‘Milan’, con un sistema di puntamento al torio, che è radioattivo e cancerogeno.

Sorprende che «Nonostante le ripetute richieste indirizzate all’Amministrazione della Difesa, la Commissione – almeno per quanto si legge nel documento che il giornale dell’amianto, organo ufficiale dell’Osservatorio Nazionale Amianto, rende pubblico in esclusiva – non ha ricevuto risposte esaurienti circa l’attuale disponibilità da parte delle Forze Armate di missili Milan contenenti radionuclidi, o comunque di armamenti che contengono o che possono liberare agenti chimici, fisici, radiologici, biologici, potenzialmente nocivi per la salute umana e/o per l’ambiente».

A Capo Teulada «si calcola che sulla superficie si potrebbero trovare residuati per un peso totale che varia tra 1750 e 2950 tonnellate».

Radon e amianto

Non si sono fatte mancare niente le Forze Armate della Repubblica Italiana, che dovrebbe aver chiara la lezione, visto le tragiche conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, ove neanche l’eroismo dei numerosi militari caduti ha potuto sanare il gap di arretratezza tecnico-produttiva dell’Italia dell’epoca.

Invece, si continua a violare la Costituzione (art. 11).

Infatti si ripudia la guerra eppure, l’Italia attanagliata da una grave crisi economica e sociale. Con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 50%, e che è costretta a mandare in pensione gli anziani a 70 anni. Per volere della Fornero, impiega invece decine di miliardi di euro in armamenti inutili e dannosi per la salute e per l’ambiente.

Infatti nella relazione si legge che «Per decenni le Forze Armate italiane hanno esposto personale militare e civile ad elevatissime concentrazioni di gas radon. Un gas radioattivo noto per la sua cancerogenicità». Così per l’amianto. A che serve avere ancora navi militari imbottite di amianto che hanno già provocato e continuano a provocare centinaia, se non migliaia, di morti?

La Marina Militare è restia a riconoscere le cause di servizio e ad equiparare queste vittime alle vittime del dovere. E ad erogare loro, e ai loro familiari, quanto dovuto, ma soprattutto a riconoscere la loro dignità di vittime che è sistematicamente negata.

Le proposte dell’ONA per l’ uranio impoverito:

  • riduzione delle spese militari del 50%, che sarebbero sufficienti a ripristinare l’età pensionabile antecedente alla L. Fornero e ad assicurare ai giovani disoccupati il loro impiego in lavori socialmente utili, retribuiti con un salario c.d. di dignità dallo Stato;
  • risarcimento di tutti i militari ammalati e ai familiari di quelli deceduti. Responsabilità contabile a carico di coloro che hanno provocato malattie professionali e decessi;
  • sollecita definizione dei procedimenti amministrativi di riconoscimento dei militari malati quali vittime del dovere, e dei familiari dei deceduti rispettivamente vedove/vedovi e orfani di vittime del dovere;
  • responsabilità per i politici che destinando ingenti somme alle spese militari, violando l’art. 11 Cost., sottraendole ai bilanci delle spese sociali di sostegno ai giovani, ai malati, ai disabili, agli anziani, e con prolungamento dell’età pensionabili a sfiorare i 70 anni anche per i lavori più usuranti e più duri;
  • appello al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Affinché, anche in qualità di Capo delle Forze Armate, vigili e faccia applicare, nel rispetto della Carta Costituzionale, il principio che la Repubblica ripudia la guerra, di tutela del lavoro, della sicurezza del lavoro, dei giovani e dei diritti di tutti, che sono sistematicamente violati dalla classe politica. Quantomeno per sua incapacità di dare le risposte concrete sui problemi sul tappeto e per il fatto che i medesimi politici, non appena giunti al potere, dimenticano sistematicamente tutti i programmi elettorali in base ai quali hanno chiesto ed ottenuto il consenso popolare, violando così una delle regole fondamentali della democrazia.

Per chiedere assistenza legale e conoscere più dettagli sull’uranio impoverito, vi invitiamo a leggere questo link.

Amianto ospedale morte mesotelioma: bara di amianto a Rieti

Amianto a Rieti
Amianto

Amianto ospedale morte di mesotelioma

Amianto ospedale morte mesotelioma. L’impegno dell’ONA prosegue contro il mesotelioma. Nell’Ospedale di Rieti ci sono stati due decessi, quelli di Nicoletti Mario, e quello di Roberto Lucandri.

In entrambi i casi, ciò è dovuto alla contaminazione dell’amianto. Per cui, l’Avv. Ezio Bonanni, ha agito contro l’INAIL. Per il caso di Roberto Lucandri, c’è stata già la sentenza di condanna dell’INAIL (indennizzo INAIL vittime mesotelioma ospedali).

Per il caso di Nicoletti Mario, poiché l’INAIL nega il diritto delle vittime, è stato depositato il ricorso giudiziario presso il Tribunale di Rieti. L’INAIL assume un atteggiamento negazionista.

Se vuoi, leggi direttamente l’aggiornamento del 2020.

ONA chiede la bonifica amianto nell’Ospedale di Rieti

Nicoletti Mario, dipendente della ASL di Rieti dal 1979 al 1993, è deceduto per mesotelioma da amianto l’01.03.2016. Ora la figlia Laura ha depositato un voluminoso dossier e una denuncia con la quale chiede che la Procura della Repubblica di Rieti renda giustizia al genitore deceduto. Come avvocato difensore della parte offesa, ha incarico l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (amianto ospedale morte mesotelioma).

Avv. Ezio Bonanni: le bonifiche non sono ancora terminate

L’Avv. Ezio Bonanni ha già raccolto una voluminosa mole di elementi probatori, documentali che portano a sostenere la necessità di un vaglio in sede penale della condotta di coloro che sono stati responsabili della sicurezza per il problema amianto.

Quello di Nicoletti Mario è uno dei tanti mesoteliomi che abbiamo, purtroppo, dovuto registrare tra coloro che lavorano oppure hanno lavorato negli ospedali. Infatti presso l’Ospedale di Rieti è stato presente amianto fino ai tempi più recenti, anzi, le bonifiche non sono ancora terminate e purtroppo a farne le spese sono i dipendenti.

Ricordo il caso del povero Roberto Lucandri, dipendente ASL dall’01.09.1973 all’01.02.2005, e affetto da mesotelioma. Questa condizione di rischio deve terminare, con la completa e immediata bonifica, e anche queste vittime hanno il diritto di vedersi riconosciute come tali, prima di tutto dall’INAIL e poi risarcite, e poi che la giustizia faccia il suo corso e ci costituiremo parte civile nel processo penale nei confronti dei responsabili’ – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Le risultanze della relazione del Prof. Giuseppe Battista

Il voluminoso dossier, raccolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto, è costituito innanzitutto dalla relazione del Prof. Giuseppe Battista. Professore di medicina del lavoro presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, il Prof. Battista, riferendosi al Sig. Nicoletti Mario, evidenzia come questi sia stato esposto per aver ‘lavorato come aiuto manutentore – idraulico presso l’ospedale di Rieti, dal 1979 al 1993 …’.

Ciò perché – prosegue il Prof. Battista Giuseppe – ‘la sua mansione prevedeva attività di manovalanza e supporto durante i lavori di decoibentazione e coibentazione di vari tratti di tubazione o di parti di serbatoi e caldaie in occasione di interventi svolti da altri dipendenti … le coppelle di copertura dei tubi di maggior diametro, verosimilmente in materiale contenente amianto, venivano demolite a colpi di martello; inoltre le fasce in amianto che ricoprivano i tubi di diametro inferiore venivano, invece, aperte con apposite forbici da lavoro. Le lavorazioni avvenivano a secco in ambiente confinato ed attività si svolgeva in assenza di sistemi di aspirazione e generalmente senza uso di DPI per le vie respiratorie’.

Conferma insorgenza della patologia per attività lavorativa

Chiedo che il Procuratore della Repubblica di Rieti faccia giustizia per la morte di mio padre che ritengo inaccettabile perché lui ha lavorato in ospedale, dove le persone dovrebbero essere curate e non uccise con le fibre di amianto. Quindi non riesco a capire perché, tra l’altro, le bonifiche non siano ancora terminate.

Infatti dopo la denuncia del povero Roberto Lucandri, collega di lavoro di mio padre, purtroppo deceduto, è stato scoperchiato il pentolone dell’amianto nell’ospedale di Rieti. Ma come è possibile che sia permesso tutto ciò? Un ospedale che nei reparti ha ancora cartelli con il teschio per l’uso dell’amianto.

Si pensi ad un cittadino che deve essere curato in questo ospedale, che invece di trovare un ambiente che invece di metterlo a suo agio, trova il teschio della morte. Si pensi ad un reparto di oncologia dove ci sono pazienti con un tumore e sono anche esposti a fibre di amianto in ospedale. L’amianto è il più potente cancerogeno, è un killer che ha ucciso mio padre in pochi mesi.

Chiedo il PM della Procura della Repubblica di Rieti agisca urgentemente per evitare altre esposizioni e chiedo anche l’intervento del Ministro della Salute On.le Beatrice Lorenzin. Cosa fa la Lorenzin per il rischio dell’amianto? Come fa ad esserci ancora amianto dentro gli ospedali?’ – dichiara la Sig.ra Nicoletti Laura.

Ritardi bonifiche: disposto programma solo dall’estate 2016

Non è l’unico caso di mesotelioma. Perché anche Roberto Lucandri, che ha lavorato gomito a gomito con il Sig. Nicoletti Mario si è ammalato di mesotelioma: una patologia rara che fortunatamente coglie una persona ogni 50.000, ma purtroppo è quasi sempre ad esito infausto.

È proprio il dato epidemiologico ad impressionare, e sorprende che la ASL di Rieti si sia preoccupata del problema amianto soltanto dopo le sollecitazioni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, tanto è vero che il programma di bonifica è stato disposto soltanto a partire dall’estate del 2016, come dimostrano gli atti acquisiti dall’ONA.

L’indagine in corso da parte della Procura di Rieti

La Procura della Repubblica di Rieti ha posto sotto la lente d’ingrandimento la ASL di Rieti, per diversi profili, non ultimo quello legato al rischio amianto.

Tanto è vero che è in indagini il procedimento rubricato al n. 777/2016 RG NR, PM Dott.ssa Cambi, sul cui tavolo ora piomba il voluminoso dossier aggiuntivo, che l’Avv. Ezio Bonanni ha raccolto in relazione all’altro caso di mesotelioma, questa volta, purtroppo, già mortale.

Le richieste dell’ONA sono chiare e coincise

  • L’ONA chiede alla ASL di affrettare la completa bonifica rispetto alla presenza di amianto, e rende noto che la stessa ASL ha già indetto la gara di appalto della bonifica, anche se – dicono dall’ONA Rieti – sarebbe stato forse opportuno bonificare prima: ma non è mai troppo tardi.
  • Prima nella ASL tale Ing. M.F. aveva sempre negato il rischio amianto e sono state proprio le indagini della Magistratura reatina a seguito dell’istanza di giustizia di Roberto Lucandri, a permettere di accertare i fatti e cioè che l’amianto fosse presente nel nosocomio reatino, anche nei tempi più recenti, come dimostra il carteggio relativo alle gare di appalto indette dalla ASL soltanto nel 2016.
  • Sorveglianza sanitaria di tutti i dipendenti ASL in attività e in pensione, per verificare se ci sono altri casi di mesotelioma e di patologie asbesto correlate, e quindi giungere attraverso la diagnosi precoce a delle terapie più tempestive.

I dati epidemiologici e rapporto mesoteliomi dell’ONA

L’amianto induce fenomeni fibrotici e cancerogeni. Il mesotelioma è soltanto la punta dell’iceberg perché è la patologia più rara, però ha la caratteristica che è provocata solo dall’amianto.

Il V Rapporto Mesoteliomi, edito da INAIL, riporta 280 casi di mesotelioma nel settore sanità e servizi sociali (periodo 1993/2012): dati fortemente sottostimati, e tali comunque da rappresentare l’1,9% dei casi sul totale. L’incidenza è notevole tenendo conto del numero limitato di coloro che hanno lavorato e lavorano in tale settore.

Utilizzo di amianto negli edifici pubblici

L’amianto, infatti, è stato utilizzato anche negli ospedali, in particolare quelli costruiti fino alla primavera del 1993, data nella quale è entrato in vigore il divieto dell’utilizzo del minerale per effetto dell’art. 1 co. 2 della L. 257/92, in particolare:

– nelle strutture, miscelato con il cemento, spruzzato nelle pareti, nella colla, nelle mattonelle; negli impianti, da quello elettrico, a quello di riscaldamento, idraulico, etc.; nelle coibentazioni, in particolare delle caldaie, delle tubature, etc.;

– negli apparecchi, in particolare nella sterilizzatrice, nelle incubatrici, nelle sale operatorie, nelle mense, nei carrelli riscaldati portavivande, nelle lavanderie, stirerie, in particolare nei mangani e assi da stiro, spesso con coperte in amianto.

Le mansioni in cui vi è più presenza di amianto

Tra le mansioni più colpite sono stati registrati tra gli infermieri professionali 7 casi, tra i portantini 4 casi. Inoltre l’amianto nel settore è stato utilizzato anche dagli odontotecnici: fino agli anni ’60 era utilizzato nell’impasto nella amalgama delle capsule dentarie, e nella microfusione a cera persa, tanto è vero che ne risultano 4 casi registrati.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche in seguito all’attivazione del servizio di segnalazione, ha potuto riscontrare un più elevato numero di casi, in particolare negli ultimi anni e anche tra i medici, ai quali non fa riferimento il V Rapporto Mesoteliomi.

Almeno 3 medici si sono ammalati di mesotelioma negli ultimi anni, e i dati in possesso dell’Osservatorio Nazionale Amianto sono sicuramente non completi, e si tratta solo della punta dell’iceberg, perché non si tiene conto di coloro che si sono ammalati per esposizione ad amianto negli ospedali per via delle attività alternative a quelle mediche e paramediche.

Ci riferiamo infatti ai casi di mesotelioma tra gli idraulici, gli elettricisti, i manutentori, che pur non figurando nel personale sanitario, sono comunque stati esposti professionalmente a polveri e fibre di amianto per l’attività svolta all’interno di strutture ospedaliere.

L’impegno di Roberta Lucandri nel sostenere suo padre

Mio padre è un eroe. Continua a combattere contro il mesotelioma pleurico che gli è stato provocato da chi, nell’Ospedale di Rieti, gli ha ordinato di tagliare, manipolare, impastare l’amianto a mani nude. Purtroppo Mario Nicoletti, suo collega di lavoro, con cui lavorava gomito a gomito non ce l’ha fatta ed è deceduto lo scorso 01.03.2016, chiedo che si faccia giustizia contro questi responsabili e lotterò per tutta la mia vita contro l’amianto insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni che ha accettato di combattere con me questa battaglia di civiltà e giustizia.

Ritengo che sia necessario uno screening sanitario per tutti i dipendenti della ASL di Rieti che comunque sono stati esposti ad amianto per l’utilizzo di questo minerale nell’ospedale di Rieti – dichiara Roberta Lucandri, figlia di Roberto Lucandri, ex dipendente della ASL di Rieti, ora malato di mesotelioma (amianto ospedale morte mesotelioma).

Aggiornamento 2020 azioni giudiziarie

La Corte di Appello di Roma, sez. lav., con sentenza n. 202/2019, ha condannato l’INAIL all’indennizzo del mesotelioma malattia professionale. Il percorso di tutela è sintetizzato nella pagina del presente notiziario:

In più, nella specificità delle malattie asbesto correlate, nell’altro articolo:

Inoltre, sono in corso le azioni di risarcimento danni, anche per il caso Nicoletti.

Intervento del presidente della Provincia di Rieti

Nel corso della recente trasmissione di ONA TV “Amianto negli ospedali, ammalarsi dove ci si cura”, è intervenuto il presidente della provincia di Rieti. La massima autorità provinciale, ha accolto con sgomento la notizia dell’amianto nell’ospedale.

L’ONA ha sollecitato tutte le istituzioni, compresa la regione Lazio per la bonifica dell’ospedale di Rieti.