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Licenziato per la richiesta di bonifica amianto

bonifica Ferrovie dello Stato
Ferrovie dello Stato

Antonio Pulitanò è un ex funzionario fino al 28.10.2017 presso la sede di Reggio Calabria della società Trenitalia, presso l’impianto I.M.C.C. (Impianto Manutenzione Carrozze e Corrente). Il protagonista della nostra storia ha perso il lavoro per aver chiesto la bonifica amianto.

È stato licenziato per aver combattuto una battaglia di legalità e giustizia contro l’amianto: “Gli operai – dichiara Antonino – erano ogni giorno a contatto con le fibre di amianto e tra questi operai c’era proprio Saverio mio fratello, che ha perso la vita nel 2003”.

Antonino, dopo la tragica fine del fratello, si è impegnato per ottenere la bonifica dell’amianto, essendo per altro stato nominato responsabile per la sicurezza dei lavoratori.

Antonino Pulitanò ha pagato anche un altro costo: è stato licenziato. Un licenziamento evidentemente mosso in seguito all’impegno contro l’amianto presente in F.S.: una misura ingiustificata ed ingiusta.

Un licenziamento avvenuto per giusta causa

Una storia al contrario, un’ingiustizia di un’azienda di stato che continua a negare il rischio amianto e il diritto al risarcimento dei danni alle vittime.

Antonino Pulitanò, lo scorso 2 marzo 2018, ha effettuato l’ennesima denuncia relativa alla presenza di amianto e ha chiesto che venisse effettuata la bonifica.

Lo scorso 02.03.2018, presso il C.C per la Tutela Ambientale Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria, in qualità di Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza contro i dirigenti locali del gruppo ferroviario: l’Ona si costituirà parte civile.

L’ONA è parte civile nel processo penale

Rimarremo in attesa delle decisioni della Procura della Repubblica. Se ci sarà il Processo penale noi ci costituiremo parte civile.

Abbracciando la causa della salute dei suoi colleghi, il Sig. Pulitanò non si rassegna e con determinazione da anni porta avanti la battaglia contro l’amianto e contro un’azienda che osserva con indifferenza la triste sorte dei suoi dipendenti.

Infatti, il battagliero rappresentante porta all’attenzione delle autorità competenti la presenza di materiali di amianto del capannone di Trenitalia, in Reggio Calabria.

In relazione all’edificio Rimessa TE sui binari 11 e 12 dell’Impianto di Manutenzione Corrente, iniziata il 22.01.2018.

Quando la salute diventa causa di licenziamento

L’ex funzionario Trenitalia ha lamentato una scarsa attenzione per la salute dei lavoratori rispetto al rischio amianto, in riferimento alle bonifiche in corso, eseguite da ditte terze, che però erano adeguatamente equipaggiate.

In data 10.02.2018, ha peraltro formalmente comunicato tali atti e circostanze anche all’Ispettorato del Lavoro di Reggio Calabria le modalità inerenti alle azioni di bonifica del capannone di Trenitalia.

L’Ona ha reso pubblici i dati epidemiologici: n. 500, casi di mesotelioma tra i ferrovieri. Solo la punta dell’iceberg, sono migliaia i decessi per patologie asbesto correlate. Noi ci siamo e ci saremo accanto al Sig. Antonino Pulitanò e di tutti i ferrovieri vittime dell’amianto.

Decessi asbesto correlati in Sicilia

Sicilia
Sicilia

Prima di indire una manifestazione in Sicilia, Regione in cui già si stava aprendo un varco, l’ONA delega la Commissione Salute ARS a discutere di un problema che ogni anno porta alla morte di centinaia di lavoratori esposti a fibre di asbesto.

Anche nell’amianto esiste la parola “mafia”

La regione Sicilia in Italia è una delle più colpite dalle patologie asbesto correlate.

Tanto che si parla di una vera e propria mafia. Si perché è silente e uccide sotto gli occhi delle Istituzioni che ormai da troppo tempo sembrano indifferenti.

I dati dell’ONA sono preoccupanti: con un censimento che stima oltre 900 mesoteliomi soltanto nel periodo 2000-2011, i decessi causati dall’asbesto sfiorano numeri improponibili e inaccettabili.

Per questa ragione il prossimo 20 marzo 2018 verrà indetta un’audizione presieduta dalla Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Sicilia costituita dal Dott. Giovanni Giattino, coordinatore ONA della città di Palermo. Il Dott. On.le Pippo Gianni, componente del Comitato Tecnico Scientifico dell’ONA e dal Sig. Vicario Calogero (di cui abbiamo scritto già in questa occasione), coordinatore ONA della città di Siracusa.

Nel corso del programma si discuterà dell’inammissibile mancanza di ossequio nei confronti di quelli che sono o dovrebbero essere i diritti fondamentali dei lavoratori esposti all’amianto dell’intera Sicilia.

Sono 150 gli operai esposti all’asbesto, che rischiano la propria salute, abbandonati dalle istituzioni e privati della giusta sorveglianza sanitaria.

Tutto ciò accade in concomitanza ad un inverosimile ed irrazionale rifiuto da parte dell’INPS all’erogazione di un incremento contributivo come conseguenza di una legittima causa quale quella dell’esposizione a fibre di amianto.

L’ONA attraverso la voce del Presidente Nazionale, l’Avv. Ezio Bonanni, denuncia l’inottemperanza della Legge Regionale Amianto, delegando la Commissione Salute dell’Assemblea Regionale Siciliana, ad esaminare la persistenza di una condizione istituzionale ancora così gravosamente retrograda.

Soltanto pochi giorni fa a carico della Regione Sicilia è stato notificato il primo atto di citazione per risarcimento danni conseguente al decesso di un operaio ammalatosi di Mesotelioma.

Il lavoratore in questione, il sig. C.G. ha ricevuto una diagnosi con ben tre anni di ritardo e soltanto pochi giorni prima del suo decesso. 

Il parere dell’avv. Ezio Bonanni sulla strage in Sicilia

Ciò che l’Avv. Ezio Bonanni tende a precisare in casi simili, è la deleteria carenza di un istituzione, presso l’Ospedale Muscatello di Augusta, del Centro Regionale Amianto; indispensabile ai fini di una corretta e precoce diagnosi nonché cura delle patologie asbesto correlate.

A tal proposito, l’Avv. Ezio Bonanni dichiara come l’amianto si configuri come prima piaga della regione Sicilia.

“Ancor più della mafia, uccide e per di più si potrebbe parlare di una mattanza di Stato, per le quali le vittime non hanno nemmeno diritto di essere definite tali, in quanto le Istituzioni continuano a confutarne la perniciosità.

Ciò che chiederemo nel corso della prossima audizione, riguarderà i tempi necessari affinché la Regione Sicilia fornisca dell’attrezzatura essenziale il Nosocomio Muscatello di Augusta.”

L’ONA chiederà inoltre che vengano concesse le pensioni contributive per i lavoratori del Centro Elettronico, ex Banco di Sicilia, divenuto in seguito Capitalia Informatica in Palermo.

“Auspico che la giornata di martedì diventi un momento di risoluzione almeno per questi operai” ha precisato il Presidente Nazionale dell’ONA.

Il coordinatore ONA di Palermo, Giovanni Giattino ha voluto ringraziare il Presidente, l’Avv. Ezio Bonanni per aver sostenuto con tenacia il prosieguo delle attività volte alla risoluzione di un problema molto grave quanto attuale: “Debbo ringraziare il Presidente Ezio Bonanni per l’impegno profuso a sostegno della nostra iniziativa” ha dichiarato il coordinatore.

L’aspettativa sta nella ricezione concreta delle richieste sull’osservanza dei diritti e della sorveglianza sanitaria.

In caso contrario, è ipotizzabile la prosecuzione di una manifestazione già preannunciata e al momento sospesa.

Nella sola Regione Sicilia, l’ONA stima in più di 600, i decessi per patologie asbesto correlate nell’anno 2016. Un numero che fa riflettere sulla gravità di un problema tristemente attuale.

Anna Silvestrini

L’ONA chiede la bonifica totale dei siti ferroviari

Bonifica
Bonifica

Dati epidemiologici allarmanti sulla base delle segnalazioni

Soffiano forte i venti della guerra fredda tra i ferrovieri e Trenitalia di Reggio Calabria. In un climax che assume toni sempre più gelidi nella lotta contro l’amianto e per la tutela della salute dei lavoratori del settore rotabile e ferroviario.

La lunga battaglia legale, condotta all’interno delle aule giudiziarie e davanti le telecamere dei programmi tv, ha avuto inizio con l’impegno di Antonino Pulitanò. Ex funzionario fino al 28.10.2017 presso la sede di Reggio Calabria della società Trenitalia. In particolare presso l’impianto I.M.C.C. (Impianto Manutenzione Carrozze e Corrente), in Reggio Calabria che ha effettuato delle segnalazioni lo scorso 02.03.2018, presso il C.C per la Tutela Ambientale Nucleo Operativo Ecologico di Reggio Calabria, in qualità di Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza contro i dirigenti locali del gruppo ferroviario.

Abbracciando la causa della salute dei suoi colleghi, il Sig. Pulitanò non si rassegna. Con determinazione da anni porta avanti la battaglia contro l’amianto e contro un’azienda che osserva con indifferenza la triste sorte dei suoi dipendenti. Infatti, il battagliero rappresentante porta all’attenzione delle autorità competenti la presenza di materiali di amianto del capannone di Trenitalia, in Reggio Calabria. In relazione all’edificio Rimessa TE sui binari 11 e 12 dell’Impianto di Manutenzione Corrente, iniziata il 22.01.2018.

L’ex funzionario Trenitalia ha lamentato una scarsa attenzione per la salute dei lavoratori rispetto al rischio amianto. In riferimento alle bonifiche in corso, eseguite da ditte terze, che però erano adeguatamente equipaggiate, e, in data 10.02.2018.

“Solo le Ferrovie dello Stato disconoscono il rischio amianto e soprattutto la presenza di amianto nei rotabili e nei suoi siti, anche contro l’evidenza dei fatti e il drammatico bilancio in termini di vite umane”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il rischio amianto certificato dal registro mesoteliomi

Proprio il rischio amianto, certificato dal Registro ONA dei mesoteliomi, oltre che dal registro tenuto dall’INAIL (n. 500, casi di mesotelioma), induce l’associazione ad intraprendere nuove iniziative giudiziarie, con richiesta di risarcimento dei danni, per i casi di patologie asbesto correlate, e quindi, purtroppo anche per casi di decesso, tra cui anche asbestosi, cancro al polmone e tante altre patologie.

Il fatto stesso che negli ultimi 20 anni tra gli ex ferrovieri siano stati registrati circa 500 mesoteliomi, la dice lunga sul rischio amianto in FS. Pertanto la società dovrebbe essere più accorta e attenta e porsi il problema amianto.

“Ringrazio l’Osservatorio Nazionale Amianto per l’impegno profuso a tutela della salute pubblica e dell’ambiente e in particolare per i ferrovieri esposti e vittime dell’amianto, e mi auguro che anche in seguito alle scoperte scientifiche, possa essere finalmente debellato il mesotelioma e le altre patologie tumorali, oltre all’asbestosi ed evitare così che molti altri ferrovieri e lavoratori in generale, perdano la vita in seguito alla fibra killer. Però occorre attenzione per la prevenzione primaria, ovvero evitare ogni forma di esposizione ad amianto e a qualsiasi altro agente patogeno e cancerogeno, perché solo così che può essere tutelata la salute. Per parte mia mi batterò fino in fondo, fino a che avrò forza per chiedere le bonifiche dei siti contaminati in FS, come in qualsiasi altro sito lavorativo, per riaffermare la sacralità della vita umana”, dichiara il Sig. Antonino Pulitanò, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Le parole di Massimo Alampi in merito alla bonifica

A fare eco alle richieste del Sign. Pulitanò arrivano le parole di Massimo Alampi, fervente protagonista nella lotta contro l’amianto e l’indifferenza delle istituzioni. Suo malgrado figlio di un lavoratore deceduto per mesotelioma, nonché coordinatore ONA Reggio Calabria. Afferma “Nei prossimi giorni, come coordinatore ONA Reggio Calabria, farò delle segnalazioni alla ASL e alla Procura della Repubblica.

Circa siti di amianto che spargono le fibre mortali e rischiano di provocare malattie e decessi, se non bonificate immediatamente. Mi appello alle Istituzioni per la bonifica, e la messa in sicurezza dei luoghi di vita e di lavoro rispetto a questo killer che ha ucciso mio padre e tanti altri onesti lavoratori, e sconvolto intere famiglie, e per il caso di Reggio Calabria, l’intera comunità. Per questo motivo ho sollecitato il Presidente dell’ONA, Avv. Ezio Bonanni, ad intraprendere azioni penali nei confronti di chi è negligente nelle bonifiche, e a sostenere l’operato del sig. Antonino Pulitanò”

Serena Console

Boom casi di mesotelioma a Taranto

Ilva Taranto, mesotelioma
Ilva Taranto

Dai dati tratti dall’ultimo Registro Mesotelioma Puglia la situazione nella città di Taranto sembra esser notevolmente peggiorata. Si contano infatti solo a Taranto 472 decessi causati da una delle patologie asbesto correlate più spaventose.

In Italia la problematica amianto è presa spesso sotto gamba. In quanto si crede che con un provvedimento legislativo emanato nel 1992 la situazione possa essere arginata. Ma non hanno fatto i conti con il mesotelioma e l’insorgenza di altre patologie asbesto correlate.

L’amianto risulta infatti tra gli agenti più nocivi in quanto la sua fibra uccide lentamente e soprattutto silenziosamente.

Numerosi sono i casi di persone che hanno lavorato a contatto con amianto e solo dopo dieci o venti anni hanno realizzato di aver contratto una malattia correlata all’esposizione professionale avuta con l’amianto.

È questa una problematica riconosciuta in tutto il Paese tricolore, tuttavia alcune regioni sembrano più esposte di altre, è il caso infatti della regione Puglia.

Dal 1993 al 1995 si sono registrati infatti solo a Taranto 472 casi di decesso per mesotelioma. Numeri allarmanti che gettano uno sguardo colmo di rabbia e veleno sull’ILVA Taranto.

L’ILVA di Taranto è infatti una delle società colosso nella produzione e trasformazione dell’acciaio. È infatti al centro di polemiche innalzate in tutto il Paese, proprio perché è stata accertata in passato una massiccia presenza di amianto e sono molti i lavoratori che tuttoggi pretendono giustizia.

Ma l’ILVA non sembrerebbe l’unica fonte di tanta morte e disperazione, bisogna infatti tener conto anche delle note attività Siderurgiche, Cantieristiche e della Marina Militare con oltre mille casi di malattia professionale denunciate nel periodo 2003-2009.

Casi di patologie palesemente correlate alla presenza di all’amianto, polveri ed altri cancerogeni.

I numeri delle vittime dell’Ilva

Proviamo insieme a dare un’occhiata più da vicino ai numeri concreti di questa strage:

Queste cifre impressionanti sono state confermate anche negli ultimi anni, grazie alla denuncia di 207 malattie professionali da amianto avvenute a Taranto e provincia. Rappresentano nel complesso il 60% dei casi regionali per la Puglia .

La presenza quindi di massicce attività siderurgiche e di cantieri navali sta dilaniando la popolazione locale e spaventando le generazioni future che guardando alle loro spalle vedono una città  ricca di storia ed elementi paesaggistici che farebbero invidia a tantissime realtà estere, ma che muore lentamente soffocata da nubi di agenti tossici che si eleva tra l’azzurro del mare e un cielo blu sempre più triste.

In Italia però la popolazione sembra essersi svegliata da questo brutto incubo ed in parte cerca di combattere la problematica, ricordiamo infatti una delle più note associazioni attiviste in questo settore: l’Osservatorio Nazionale Amianto che assiste da quasi 20 anni tutte le vittime di amianto.

Mesotelioma in cucina: ONA fa causa all’INAIL a Rimini

Cucina Ristorante, Rimini
Cucina Ristorante

Ancora indifferenza arriva dall’INAIL per le vittime amianto

Rimini. Questa volta il triste episodio  vede coinvolta la Sign.ra C.C. che ha lavorato dal 1955 al 1964 nelle cucine di vari alberghi, pensioni e ristoranti della riviera romagnola. Nel corso del suddetto decennio, quando ancora non era entrata in vigore la legge n.257 del 1992 che impone il divieto di utilizzo di amianto nelle strutture pubbliche e private, l’ex aiutante cuoca era giornalmente esposta alle fibre killer di amianto. Dopo una vita spesa nelle cucine e nelle strutture alberghiere di Rimini e appena conseguita l’età pensionabile prevista dal sistema pensionistico, all’ex lavoratrice è diagnosticato un mesotelioma da amianto, che in breve le ha tolto la vita.

Dopo vari accertamenti sanitari, la Sign.ra C.C., ancora in vita, assieme a suo marito, il Sign. S.G., hanno lottato, senza alcuna speranza, per ottenere il riconoscimento dell’origine professionale della malattia da parte dell’INAIL. Riconoscimento che tarda ancora ad arrivare, nonostante il sopraggiunto decesso dell’ex aiuto cuoca.

Pertanto, il marito e i familiari della vittima si sono rivolti all’Osservatorio Nazionale Amianto che ha raccolto tutte le prove che certificano l’origine professionale del mesotelioma da amianto. Infatti, nella battaglia per far riconoscere il diritto alla rendita del marito della vittima, l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia della Sign.ra C.C., che già si è rivolto al COR – Registro Mesoteliomi dell’Emilia Romagna, ha deciso in data 15.03.2018 di depositare il ricorso al Giudice del lavoro per chiedere la condanna dell’INAIL a liquidare la rendita di reversibilità in favore del marito della vittima.

L’impegno dell’avvocato Ezio Bonanni

L’impegno dell’Avv. Bonanni si muove sulla consapevolezza delle ragioni accolte dal COR Regionale, secondo cui la Sign.ra C.C. è morta per mesotelioma provocato da “esposizione ad amianto, rilevata mediante questionario RENAM (cfr. all.to 2), che è stata classificata con codice “1”, secondo LL.GG.Renam, esposizione professionale certa, per l’attività svolta dal 1955 al 1964 presso vari alberghi, pensioni e ristoranti di Rimini in qualità di aiuto cuoca, cuoca ed addetta ai servizi ai piani, guardaroba, lavanderia e stireria con utilizzo di utensili in amianto: guanti, dispositivi frangifuoco, copriassi da stiro, mangani’, si legge nella certificazione rilasciata dal COR dell’Emilia Romagna.

Una conquista per la famiglia della vittima e per l’Avv. Ezio Bonanni che afferma come sia stato “fondamentale il certificato/attestazione del COR / Registro Mesoteliomi Emilia Romagna, il quale ha riconosciuto che la Sig.ra C.C. è morta a causa dell’amianto per “esposizione professionale certa, per l’attività svolta dal 1955 al 1964″. E non è un caso isolato il suo. Lo certificano i COR regionali e anche il RENAM (Registro nazionale Mesoteliomi)”.

L’ONA correrà, quindi, in giudizio con il Sig. S.G., marito della vittima, per puntare ad abbattere l’indifferenza dell’INAIL e vedere riconosciuto così il diritto alla rendita.

L’INAIL dovrebbe impegnarsi a non lasciare soli gli ammalati di mesotelioma pleurico, pericardico, del peritoneo, della tunica vaginale del testicolo e di altre patologie asbesto correlate. Che impongono, conseguentemente, un doveroso impegno economico per l’assistenza sanitaria, oltre al pesante tributo emotivo e psicologico.
>L’ONA si pone al fianco dei cittadini e di tutti i lavoratori vittime di amianto con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento dei propri diritti dalle Istituzioni ed enti previdenziali.

Per maggiori informazioni contattare il numero verde 800 034 294 o consultare il sito ufficiale dell’ONA.

Serena Console