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Processo Eternit Bis Torino: rinvio al 15 febbraio 2018

Eternit Torino
Eternit Torino

Rinviato al 15 febbraio 2018 il Processo Eternit Bis Torino. Stephan Schmidheiny si è difeso sollevando una serie di eccezioni procedurali, già peraltro rigettate dal GUP dello stesso Tribunale di Torino, che tendono principalmente a fare escludere dal processo le parti civili, in particolare l’Osservatorio Nazionale Amianto ed altre associazioni.

Udienza fissata dinanzi al Tribunale Penale di Napoli

Nel frattempo, il prossimo 13.02.2018, ci sarà l’altra udienza fissata dinanzi al Tribunale Penale di Napoli, per il troncone Eternit bis per coloro che sono deceduti in seguito alle attività presso lo stabilimento di Napoli-Bagnoli dell’Eternit.

“L’Eternit ha seminato morti e lutti e purtroppo li continua a seminare. La cassazione nel processo Eternit I, ha assolto per prescrizione il magnate svizzero, e nella stessa requisitoria il Procuratore Generale si chiedeva le ragioni per le quali l’allora Procuratore, Dott. Guariniello, non avesse contestato all’imputato il reato di omicidio, per i migliaia di decessi e poiché per molti non c’era ancora prescrizione, rispetto al reato di omicidio, si sarebbe potuti giungere ad ottenere una sentenza nel merito. Rimane quindi l’amaro in bocca, a chi, come me, aveva chiesto al Dott. Guariniello di contestare anche il reato di omicidio. In ogni caso il nostro impegno continua, a Torino come a Napoli, a Siracusa come nel resto d’Italia, per Eternit e per tutte le altre fabbriche della morte, per dare giustizia alle vittime dell’amianto”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e legale della famiglia del Sig. Testore Giulio.

“Non capisco le ragioni di questi continui rinvii, e delle ragioni perché qui a Siracusa non parta il processo Eternit per gli ultimi morti che abbiamo denunciato noi dell’ONA a partire dal 2008, data dalla quale siamo operativi qui in Sicilia, come nel resto d’Italia. L’ONA Sicilia ha infatti evidenziato le precise responsabilità di Eternit per le morti di tutti i dipendenti della sede Eternit di Siracusa e dei loro familiari che lavavano le tute da lavoro. Quindi faccio un appello al Presidente della Repubblica perché voglia sollecitare la fissazione del processo Eternit anche qui a Siracusa”, dichiara Calogero Vicario, coordinatore di ONA Sicilia.

Eternit: vittime di un’epopea

Tribunale di Torino, processo
Tribunale di Torino

Processo. Stephan Schmidheiny non ha avuto il tempo di esultare per l’ennesima decisione favorevole della Corte di Cassazione. Già il 19 dicembre, è di nuovo alla sbarra, imputato di omicidio colposo con colpa cosciente. Ciò, presso il Tribunale di Torino per il decesso di due vittime, uccise dall’amianto dell’Eternit, in seguito a mesotelioma.

La famiglia del sig. Giulio Testore, dipendente Eternit Cavagnolo (il troncone di Eternit bis che è rimasto a Torino), è assistita e difesa dall’avv. Ezio Bonanni che sarà presente e si costituirà parte civile in favore degli eredi danneggiati.

“La Corte di Cassazione, lo scorso 13 dicembre, ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi del Procuratore della Repubblica e del Procuratore Generale presso la Procura di Torino. Si erano impugnate le sentenze del GUP del capoluogo piemontese.

Nell’udienza del 19 dicembre prossimo, formuleremo tutta una serie di richieste, e contesteremo la legittimità anche del provvedimento di rinvio a giudizio”. Esplicita Ezio Bonanni legale della famiglia Testore e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

ONA: l’associazione a tutela delle vittime amianto

Tra l’altro lONA, associazione che assiste e tutela le vittime e i familiari esposti ad amianto, è costituita parte civile, sia come ONA Nazionale (difesa dall’Avv. Andrea Ferrero Merlino), sia come ONA Casale Monferrato (difesa dall’Avv. Alberto Costanzo, legale che svolge la sua attività professionale proprio nella cittadina del Monferrato).

“L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto continua a fianco delle vittime dei cinque stabilimenti Eternit Italia, non dimenticando quello di Siracusa/Priolo Gargallo, finora tenuto staccato dai processi Eternit ed Eternit bis – dichiarano congiuntamente l’avv. Ezio Bonanni, l’avv. Andrea Ferrero Merlino e l’avv. Alberto -.

Infatti, l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto è quello di rendere giustizia alle vittime, comprese quelle dello stabilimento siciliano, troppo, molto spesso dimenticato nel corso delle indagini del processo Eternit.

La condotta di Stephan Schmidheiny si è rivelata decisiva anche in Sicilia e in particolare a Siracusa/Priolo Gargallo. L’ONA ha fiducia nella giustizia ed è convinta che si arriverà a ottenere il risarcimento di tutti i danni e l’accertamento di tutte le responsabilità”.

“Non dobbiamo dimenticare la Sicilia e in particolare Priolo Gargallo/Siracusa – afferma Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicilia -, tanto è vero che abbiamo già depositato decine di denunce presso la Procura della Repubblica di Torino e di Siracusa, in tutela delle vittime dell’amianto di Eternit Siracusa e ci attendiamo giustizia anche per i morti della Sicilia”.

Assistenza gratuita per le vittime amianto

Per ulteriori informazioni visita il sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto dove è possibile consultare anche l’apposita sezione dello Sportello Nazionale Amianto, in alternativa puoi contattare il numero verde gratuito: 800 034 294.

Rimozione amianto edifici pubblici: nuovo bando

Bandi bonifica amianto, graduatoria
Bandi bonifica amianto

Pubblicato il decreto del Ministero dell’Ambiente n. 510/2017 del 27 novembre 2017, che contiene la graduatoria dei finanziamenti (Decreto n. 1/STA del 10 gennaio 2017) per la progettazione degli interventi di rimozione amianto dagli edifici pubblici.

I finanziamenti sono destinati alla progettazione degli interventi di rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici, con priorità agli edifici scolastici e alle situazioni di particolare rischio (amianto friabile). Il decreto individua le disposizioni applicative perché i fondi vengano distribuiti. Scarica qui il decretoScarica qui la graduatoria degli interventi.

Rimozione amianto, caratteristiche degli interventi finanziati

Gli edifici destinatari del bando erano appunto quelli pubblici: ogni ente ha presentato una sola richiesta di finanziamento per la progettazione di un solo intervento. L’intervento può riguardare anche più edifici, sempre nel rispetto del limite di 15.000 euro in totale.

Sono escluse dal finanziamento le spese per la progettazione di interventi di ripristino e per la realizzazione di manufatti sostitutivi e la loro messa in opera; le spese di acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi e loro messa in opera; la progettazione di interventi realizzati prima della pubblicazione del bando o prima del ricevimento della comunicazione scritta di concessione del finanziamento.

La bonifica e la decontaminazione dei luoghi di lavoro (siti industriali, navi della Marina Militare, mezzi aerei civili e militari, etc., comprese le scuole) realizza dunque la piena tutela del bene salute e, al tempo stesso, è coerente con i valori etico-morali della nostra Costituzione e della nostra società e persegue anche al finalità di equilibrio del bilancio, in quanto l’aumento di malattie per via dell’inquinamento determina un aumento delle spese mediche e sanitarie e per assistenza sociale e previdenziale.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, per poter agevolare le bonifiche, ha elaborato una serie di iniziative. Per saperne di più consulta il link.

Guardia di Finanza esprime vicinanza a Dal Cin

Antonio Dal Cin
Antonio Dal Cin

La storia di Antonio Dal Cin, finanziere in congedo, condannato a morte dall’asbestosi, è ormai ben nota. Ma non si dà per vinto e continua la sua battaglia, supportato dall’Osservatorio Nazionale Amianto e dall’Avv. Ezio Bonanni. 

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, si batte da anni per rendere giustizia a tutte le vittime e i familiari esposti ad amianto, offrendo assistenza medica e legale.

Dal Cin non si è mai arreso e che continua ad onorare il suo giuramento, chiedendo che altri militari e anche tutto il personale civile dello Stato non sia esposto a cancerogeni.

Tra i suoi obiettivi vi è quello di far conoscere la sua storia in tutto il mondo, in modo tale che nessuno più debba morire a causa dell’amianto, fibra killer che ogni anno in Italia provoca più di 6000 decessi.

Sono in molti ad aver manifestato solidarietà e vicinanza a Dal Cin, soprannominato “leone in divisa”, questa è la volta del Col. Michele Pallini, Direttore della Direzione Enti Previdenziali, Assistenziali e Protezione Sociale del Comando Generale della Guardia di Finanza.

L’alto ufficiale, esprime ancora una volta la vicinanza del Corpo alla condizione vissuta da Antonio Dal Cin e lo informa che sono stati richiesti al Comando provinciale di Ferrara elementi informativi circa il suo effettivo impiego in quella sede.

Intanto, la Compagnia della Guardia di Finanza di Prosecco (TS) ha trasmesso un secondo rapporto informativo alla Prefettura di Latina che presto sarà acquisito e resto pubblico.

La storia del finanziere Antonio Dal Cin

Nel lontano 1992, il finanziere Antonio Dal Cin ha svolto servizio in materia all’interno dello zuccherificio “Eridania” di Bondeno (FE), dove ha subito esposizione all’amianto per tutta la durata della campagna saccarifera. La Guardia di Finanza, non l’ha informato circa il rischio morbigeno per esposizione all’amianto e non l’ha tutelato attraverso idonei mezzi o strumenti, ovvero, con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia.

“L’amministrazione –  racconta Antonio Dal Cinmi ha fornito delle semplici tute di colore blu, simili a quelle usate dai meccanici, su cui ho apposto le “fiamme gialle” e indossato il cinturone con fondina e pistola d’ordinanza e cappello d’ordinanza. Queste tute le ho lavate a mano insieme agli altri miei colleghi all’interno di un appartamento adibito a caserma, sito nei pressi dello stesso zuccherificio. Le abbiamo lasciate anche dentro le stanze dove dormivamo. Riguardo all’attività di servizio, ricordo molto bene il caldo delle turbine e tutte quelle coibentazioni che nessuno mi ha mai detto fossero di amianto in matrice friabile e nessuno mi ha mai fornito una semplice mascherina in grado di proteggermi da uno dei più micidiali cancerogeni del pianeta. In questo sito è stata anche riscontrata una grandissima quantità di eternit.”

Peraltro, per motivi di servizio sono stato costretto a spostarmi continuamente nei vari ambienti dello zuccherificio, tra caldo insopportabile, rumori assordanti e forti vibrazioni. Ho dovuto rilevare ad ogni ora le numerazioni delle bilance Kronos, nonché verificare la correttezza e la funzionalità dei nastri trasportatori utilizzati per introdurre i sacchi di zucchero nei magazzini fiduciari, anch’essi sottoposti a costante vigilanza da parte della Guardia di Finanza.

I controlli ai camion in uscita dallo zuccherificio

Tutti i camion che sono usciti dallo zuccherificio sono stati sottoposti a controllo documentale, come previsto per legge. L’attività di servizio ha richiesto il cambio sul posto, in una realtà lavorativa consona ai compiti istituzionali del Corpo della Guardia di Finanza.

Questa tipologia di servizio, senza alcuna protezione individuale volta a ridurre al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali e priva di una verifica periodica sulla salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona ed impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro, ha inevitabilmente determinato una significativa esposizione all’amianto.

Purtroppo, è stato il mio primo incontro con l’amianto ed  si è rivelato l’inizio di un’esposizione che in realtà è durata per altri 12 anni e risulta documentata in atti, sempre e solo per esclusive ragioni di servizio, presso l’allora Brigata della Guardia di Finanza, odierna Compagnia di Prosecco (TS), la Dogana di Prosecco (TS) Sezione di Fernetti (TS), il Valico Ferroviario di 1^ Categoria di Villa Opicina (TS), con quelle gravi conseguenze per la salute che oggi vivo sulla mia pelle. Ora vivo con la paura che questa asbestosi possa evolvere in qualcosa di ancor più grave, visto che alcuni operai dello zuccherificio si sono ammalati di mesotelioma”.

Il suo non è l’unico caso

È stato il «Mesotelioma pleurico», una specie di tumore in genere causato dall’amianto, che ha ucciso nei giorni scorsi Ermete Sgarbi, 62 anni, di Stienta, ex dipendente degli zuccherifici Eridania di Ferrara e Bondeno il cui funerale è stato celebrato martedi pomeriggio a Stienta, nel Rodigino. E’ la moglie dell’uomo, Silvana Rocca a lanciare il grido d’allarme: «Il primo ricovero – affermato – è avvenuto nel febbraio 2008 all’ospedale di Rovigo. Appena diagnosticata la terribile malattia i medici hanno effettuato la segnalazione allo Spisal (Servizio prevenzione infortuni e sicurezza ambienti di lavoro, ndr.) che ha girato il caso all’Inail di Rovigo, ente che ha riconosciuto a mio marito l’invalidità a causa del lavoro. Quindi nessun dubbio si sia ammalato all’Eridania, come purtroppo molti altri suoi colleghi che sono attualmente in terapia».

Per saperne di più…

La morte da amianto negli zuccherifici

Centro di Ricerca sul Cancro, Fondazione Europea di Oncologia e Scienze Ambientali “B. Ramazzini”, Bologna, Italia

Ecco lo studio del Ramazzini di Bologna sugli zuccherifici e le morti, anche una ragazza di 37 anni esposta sin dalla nascita attraverso la tuta indossata dal padre.

I servizi di assistenza medica e legale dell’associazione:

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari.

Per maggiori informazioni, e per poter chiedere assistenza tecnica, medica e legale puoi accedere al sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Potrai così acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92 (per poter accedere a questo diritto è sufficiente consultare la relativa sezione del sito dell’Associazione.

L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente ONA, insieme al suo team di avvocati vi risponderà e vi fornirà gratuitamente tutte le informazioni necessarie al fine dell’ottenimento del risarcimento di tutti i danni subiti. 

Morano Marilena, uccisa dalle fibre di amianto

Morano
Morano

Lo gridano i familiari, lo conferma la Cassazione

Si è concluso il processo in Cassazione per la morte della sig.ra Marilena Morano dipendente del ministero della Difesa. Morano ha prestato servizio all’Ospedale Militare di Anzio, dove è stato accertato l’utilizzo dell’amianto.

Il mesotelioma causato dall’esposizione alla fibra killer ha ucciso la giovane dipendente il 10 ottobre del 2009, all’età di 50 anni, dopo un’agonia di più di cinque anni, trascorsi tra ospedali e chemioterapia.

Per i danni sofferti dalla vittima, è stato liquidato in via definitiva il risarcimento record di circa 800mila euro. La malattia ha sconvolto la vita dell’intera famiglia, prima di tutto dell’anziana madre, che ha visto ammalarsi la figlia, poco più che quarantenne.

Quando la sig.ra Marilena morì, uccisa dalle fibre di amianto, lasciò il testimone all’Osservatorio Nazionale Amianto che ha continuato a combattere la sua battaglia. Il ministero della Difesa ha resistito fino all’ultimo.

L’Avvocatura dello Stato ha sempre combattuto contro Marilena Morano, in vita e dopo la sua morte, per negare le proprie responsabilità per l’uso dell’amianto nell’Ospedale Militare Anzio.
“Sconfitti a Velletri, sconfitti presso la Corte di Appello, indomiti, grigi burocrati, responsabili della morte della donna, hanno ricorso fino alla Corte di Cassazione: ma ora alla vicenda è stata messa la parola fine!”.

Significativo il contenuto della sentenza della Corte suprema (VI sezione civile L29924/2017), che “rigetta il ricorso – si legge nel dispositivo – e condanna il ricorrente ministero alle spese del presente giudizio liquidate in 200 euro per esborsi, 8mila per compensi professionali, oltre a rimborso spese forfettarie nella misura del 15% con attribuzione”.

Le specifiche della Corte di Cassazione

La Cassazione specifica che il ministero della Difesa, titolare dell’Ospedale Militare di Anzio, deve essere condannato al risarcimento dei danni, perché la consulenza “tecnica d’ufficio tecnico ambientale espletata dal Dott. Falasconi …[avesse fatto emergere la] esposizione ad amianto di Marilena Morano nel corso della sua attività lavorativa”.

La CTU ha “ripercorso in maniera analitica le varie fasi della vita lavorativa di Morano in relazione ai luoghi frequentati per 28 anni in ragione di lavoro e descritti dal Dott. Falasconi come massicciamente contaminati da amianto”.
La Corte aggiunge, per di più, che “non è possibile fissare un livello di esposizione sotto il quale l’amianto non sia in grado di indurre l’insorgenza del mesotelioma, essendo ampiamente dimostrato che la circostanza di un possibile effetto patogeno anche in conseguenza di esposizioni brevi non pregiudica l’esistenza di un dose-risposta…”, confermando la tesi dell’avv. Ezio Bonanni, che occorre evitare ogni forma di esposizione alla fibra killer.

Ma la strage non finisce qui. Tutti i dipendenti del ministero della Difesa, in servizio all’Ospedale Militare di Anzio, sono stati professionalmente esposti all’amianto. A tre di loro che hanno già contratto l’asbestosi, la patologia è stata riconosciuta come malattia professionale. Almeno altri cinquanta a rischio, anche questi assistiti dall’avv. Bonanni, hanno chiesto il prepensionamento e, in seguito al rigetto della domanda, hanno agito di fronte alla Corte dei Conti per ottenere la condanna dell’INPS.

Uccisi dalle fibre di amianto e dal profitto

«In questo momento vorrei ricordare Marilena – manifesta l’avv. Ezio Bonanni -. Una donna di poco più di quaranta anni, devastata e uccisa dal cancro da amianto (mesotelioma) che però ha trovato il coraggio di combattere contro un colosso: il ministero della Difesa. Una battaglia iniziata circa quindici anni fa e proseguita anche dopo la morte di Marilena. Un’altra vittima innocente. Sono sconosciuti i carnefici. Bene la Cassazione che in questo caso ha avuto il coraggio di confermare la sentenza di condanna. Molte, troppe volte – continua il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -, assistiamo a colpi di spugna, quando a essere assassinati sono inermi lavoratori, cui sono state fatte respirare fibre di amianto. La vita umana sacrificata al profitto. Così non può continuare. Chiamiamo tutti a ribellarsi pacificamente a questa condizione di rischio che permane negli ospedali, nelle scuole, nei luoghi di vita e di lavoro, un’epidemia, quella dell’amianto, che purtroppo proseguirà per i prossimi 120 anni, se non si arriverà all’immediata bonifica».

I numeri della strage di mesotelioma

Casi di mesotelioma tra chi ha lavorato nel settore sanitario:
Il V Rapporto Mesoteliomi, edito da INAIL, riporta 280 casi di mesotelioma nel settore sanità e servizi sociali (periodo 1993/2012), dati molto sottostimati e tali comunque da rappresentare l’1,9% dei casi sul totale.

Tra le mansioni più colpite, sono stati registrati 7 casi tra gli infermieri professionali e 4 casi tra i portantini. Inoltre l’amianto nel settore è stato utilizzato anche dagli odontotecnici: fino agli anni ’60 era utilizzato nell’impasto nell’amalgama delle capsule dentarie e nella microfusione a cera persa: 4 i casi registrati.

Casi di patologie asbesto correlate tra il personale civile e militare delle Forze Armate: è sufficiente citare la relazione della Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito e altri rischi, che a pag. 18 riporta: “Secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.