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Medici contagiati Covid vittime del dovere

Medici Covid-19
Medici Covid-19

Medici contagiati Covid vittime del dovere. Sì, al riconoscimento dello status di vittima del dovere e indennizzi e risarcimenti. L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno chiesto che ai medici vittima del Covid-19 siano riconosciuti i loro diritti.

Danni medici per i contagiati Covid-19

Il COVID-19 è la causa di morte per decine di migliaia di esseri umani, di solito i più deboli. In Italia, abbiamo, purtroppo, superato il numero dei 13.000. Spiccano, tra le vittime, i sanitari impiegati in prima linea nella lotta contro il virus. Sono 73 i sanitari deceduti a causa del coronavirus. Infatti, sono decine di migliaia i contagiati. Questo significa che, purtroppo, non tutto ha funzionato.

Prof. Giuseppe Pellacani: una petizione in favore dei medici

Una petizione del Prof. Giuseppe Pellacani è sostenuta dall’ONA, per tutelare, prima di tutto in chiave preventiva, e poi in chiave risarcitoria, coloro che sono stati infettati e hanno subito danni. Ciò anche a causa dell’assenza delle dovute misure di protezione.

Si condividono le tesi sostenute dal Prof. Giuseppe Pellacani e si chiede che le vittime e i superstiti siano assistiti dalle necessarie garanzie economiche. Medici e altri operatori sanitari vittime del COVID-19 e  i loro familiari non debbono e non possono essere lasciati soli.

medici contagiati Covid vittime del dovere

Sicurezza del personale medico e paramedico

Il numero dei medici deceduti per COVID-19 è quotidianamente aggiornato sul sito ufficiale della Fnomceo. Ci riferiamo alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici). Nel sito è riportato il bollettino a lutto dei deceduti in prima linea nella lotta contro il nuovo Coronavirus.

Migliaia di medici e operatori sanitari stanno mettendo a rischio la loro vita, combattendo nella battaglia contro l’attuale pandemia, provocata dal nuovo Coronavirus alias COVID-19.

Le condizioni di lavoro: aggiornamento novembre 2020 

Le condizioni di lavoro per i medici e gli operatori sanitari sono particolarmente difficili. Purtroppo, in questa seconda ondata, che è ripartita da ottobre 2020, c’è ancora contagio tra i medici. L’ONA ha deplorato l’assenza di un’adeguata organizzazione nel corso dell’estate.

In più, l’imprudenza dell’apertura delle discoteche. Per tale ragione, è necessario che il Governo assuma delle misure concrete per risarcire i familiari del personale medico deceduto. 

Ancora turni massacranti. Sforzi e sacrifici. Per questo motivo, anche nel settimo episodio di ONA TV, è stato ricordato l’impegno dei nostri sanitari. Sia il Segretario Generale dell’UGL Francesco Paolo Capone, che l’Avv. Ezio Bonanni, hanno ricordato il sacrificio dei sanitari.

Poiché, specialmente nella prima ondata, il personale ha dovuto lavorare senza adeguati presidi, sussistono i presupposti per l’equiparazione alle vittime del dovere. Ci si riferisce, in particolare, a quelle condizioni ambientali cui fa riferimento l’art. 1, co. 564, L. 266/05.

ONA: riconoscimento vittima del dovere per i sanitari

Necessaria la tutela legale di coloro che, in prima linea, rischiano la vita ogni giorno, compresi i sanitari. È per questo che l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto – ha sostenuto l’iniziativa del Prof. Giuseppe Pellacani.

Sulla base delle condizioni lavorative, evidentemente, sussistono i presupposti anche del riconoscimento dello status di vittima del dovere. Quindi, il personale medico, paramedico e tutti coloro che, hanno contratto il Covid-19, hanno diritto a tali riconoscimenti. In sostanza, alle prestazioni ulteriori legate al riconoscimento di vittima del dovere.

Medici contagiati Covid-19: diritto al risarcimento danni

Il riconoscimento, oltre ad essere una misura meritoria, risparmierà molte azioni giudiziarie al carico delle ASL, delle Regioni, del Ministero della Salute e dello Stato. Le vittime, anche per effetto della violazione di regole cautelari, hanno diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni. Ci riferiamo sia a quelli patrimoniali e non patrimoniali, patiti e patiendi.

In caso di decesso, i superstiti hanno diritto alle prestazioni di vittima del dovere, oltre all’integrale risarcimento dei danni che hanno sofferto direttamente. Inoltre, sono eredi anche in ordine alle spettanze della vittima primaria, eventualmente venuta a mancare in seguito al contagio. Le somme erogate in seguito al riconoscimento dello status di vittima del dovere, saranno comunque portate in detrazione degli importi dovuti alle vittime. In più, in caso di decesso, ai loro familiari, con la c.d. compensatio lucri cum damno.

COVID-19 è un agente biologico: misure protettive

Ma quali sono le reali misure di protezione individuale necessarie ad evitare il contagio da COVID-19?

Il nuovo Coronavirus è un agente biologico. Ciò significa che è un microrganismo in grado di riprodursi o trasferire materiale genetico, che può provocare infezioni, allergie o intossicazioni, appartenente al Gruppo 4.

La divisione degli agenti biologici in quattro gruppi

Gli agenti biologici sono comunemente ripartiti in 4 gruppi a seconda del rischio che comportano e in base al grado della loro:

  • Infettività (capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite)
  • Patogenicità (capacità di un microrganismo di produrre malattia in seguito all’infezione)
  • Trasmissibilità e spettro d’ospite (capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore o malato ad un soggetto non infetto, presenza vettori, standard igienici)
  • Neutralizzabilità (disponibilità di efficaci terapie o misure profilattiche attive o passive per prevenire la malattia e misure di sanità pubblica).

Coronavirus: appartenente al 4° gruppo

Il nuovo Coronavirus appartiene al Gruppo 4 a cui corrispondono un rischio individuale e collettivo elevati. Infatti, anche in questa seconda ondata, ed in particolare, nel mese di novembre 2020, il numero di contagi è tornato elevatissimo.

In più, anche il numero dei decessi, compresi quelli tra il personale medico e paramedico. Per questi motivi, ONA è sempre in prima linea nella tutela del personale medico e paramedico. Medici e operatori sanitari, per esercitare la loro professione in sicurezza, devono essere muniti di adeguati dispositivi di protezione individuale per uso professionale e a norma di legge.

ONA: necessarie misure di prevenzione

Come già evidenziato dal Dott. Pasquale Montilla (oncologo medico consulente ONA), il carattere mutevole del virus determina una necessità di procedure mirate di prevenzione. Queste ultime necessitano, a loro volta, linee guida finalizzate al biocontenimento a causa della trasmissibilità aerea e ad altra trasmissione del virus (classe 4).

Essendo il virus caratterizzato da forte letalità, da carattere neuro-tossico e da polmonite interstiziale acuta, vi è necessità di dispositivi idonei per limitarne la diffusione.

L’OMS, ha, finalmente, recepito le indicazioni del Dott. Pasquale Montilla e dell’ONA perché si rivaluti l’utilizzo delle maschere protettive anche per i cittadini. 

Dispositivi di prevenzione: i livelli

I dispositivi possono essere di due livelli. Il primo, di biocontenimento del soggetto in isolamento, che deve essere, però, posto in essere in delle unità speciali. Il secondo, è caratterizzato dalla presenza di strumentazione specifica, quale tute o caschi, e maschera frontale. Si sottolinea, quindi, la garanzia al personale sanitario della mascherina con grado FFP2/P3 e l’integrazione di tute sterili, caschi, che permettano l’intransmissibilità del virus.

Per quanto concerne i civili, identificati come i comuni cittadini, l’utilizzo della mascherina ha un reale contenimento. Ciò quando la stessa è utilizzata da un soggetto già contagiato, in quanto, la protezione disposta dalla mascherina, limita la diffusione aerea e la conseguente trasmissione a soggetti sani. Pertanto, l’utilizzo della mascherina, non coadiuvata da altri mezzi di protezione, mette in dubbio la reale capacità di idoneità del mezzo all’evitare la diffusione del contagio.

L’importanza delle maschere per la sicurezza

Uno studio del 2014 di un gruppo di ricercatori di fluidodinamica del MIT, guidato da Lydia Bourouib, ci aiuta a capire che indossare le maschere protettive è fondamentale. 

Infatti, un colpo di tosse media è in grado di diffondere fino a 3.000 goccioline che possono muoversi fino a 75 km all’ora. Lo starnuto, invece, genera fino a 40.000 goccioline, che possono raggiungere una velocità di 320 km all’ora.

La distanza percorsa dalle goccioline dipende dalle loro dimensioni (quelle inferiori a 5 micron di diametro possono rimanere sospese nell’aria anche per 10 minuti). In ogni caso, non cadono a terra entro 1-2 metri, ma possono viaggiare fino a 8 metri se emesse da uno starnuto, e fino a 6 metri con la tosse.

Quindi è fondamentale indossare la mascherina protettiva. Solo che, anche per i medici, all’inizio della pandemia, non erano disponibili.

Mancanza di dispositivi di protezione al coronavirus

È del 1 aprile 2020 la notizia che le mascherine, ricevute dagli Ordini dei medici provinciali da parte della Protezione Civile il giorno precedente (circa 600mila pezzi) non erano autorizzate per uso sanitario. Per questa ragione, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, si era lamentato.

Infatti, ricevuta tale comunicazione dal commissario Arcuri, ha provveduto immediatamente ad inviare agli Ordini regionali una comunicazione. In essa invitava a «sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso». 

Il COVID-19 continua ad essere sottovalutato, per tali ragioni l’ONA insiste per le tutele. In particolare quella previdenziale e risarcitoria. Infatti, il fatto stesso che specialmente all’inizio ci sia stata una carenza di maschere protettive, identifica anche delle responsabilità. Quindi vi è un obbligo risarcitorio. Per questo l’Osservatorio Nazionale Amianto ha sollecitato l’esecuzione dei tamponi.

Non solo, ma per alleviare il contagio ha suggerito di istituire delle strutture specifiche anche per coloro che sono asintomatici e comunque potenziare la medicina del territorio.

Evitare in ogni caso che gli ospedali ritornino ad essere gli incubatori dell’epidemia.

Necessità di un segnale forte a garanzia dei medici

È necessario un segnale forte e concreto rivolto ai medici e al personale medico, vittima del Coronavirus nel servizio di assistenza ai pazienti contagiati. 

Coloro che sono stati infettati dal COVID-19 (all’interno del personale sanitario così come pure tra le Forze dell’Ordine, ecc…) hanno diritto ad essere riconosciuti come equiparati alle vittime del dovere.

Ciò accade ai sensi dell’art. 1 co. 564 della L. 266/05, e sulla base dell’art. 1 lett. c del D.P.R. 243/06.

Coronavirus: come il personale è stato esposto a rischio

Il personale medico e paramedico, e tutti gli operatori della sanità, chiamati a fronteggiare l’emergenza Coronavirus, privi di adeguati strumenti di protezione, e con una sottovalutazione del rischio, hanno dovuto operare in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà.

Attività di questo tipo vengono associate alle vittime del dovere, dando così la possibilità di attivare varie forme di tutela.

Tutela di un diritto in relazione ai danni subiti e in caso di decesso, tale diritto deve essere riconosciuto ai familiari, e si aggiunge a tutte le altre prestazioni, e al diritto al risarcimento dei danni, sia sofferti direttamente, che subiti dai loro congiunti.


COVID19

Petizione Coronavirus: garanzie economiche per medici e famigliari

Il Prof. Giuseppe Pellacani ha lanciato una petizione per codificare, dal punto di vista legislativo, il diritto dei sanitari e dei loro familiari gli stessi benefici economici, normativi, previdenziali e fiscali, riconnessi al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Riconoscimento compreso delle stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, sulla base di quanto già sancito dalla L. 03.08.2004 n. 206.

Qui trovate la petizione da firmare.

Personale esposto a rischio: i benefici

È doveroso sostenere il Prof. Giuseppe Pellacani, in questo impegno professionale, scientifico e giuridico.

Un impegno che va a sostegno dei medici, del personale paramedico e di tutti coloro che si stanno battendo in prima linea per la battaglia contro il COVID-19. 

Quindi, invitiamo a firmare la petizione per richiedere di estendere alle vittime del dovere e ai sanitari vittime del COVID-19, gli stessi benefici economici, previdenziali e fiscali che lo Stato da tempo prevede a favore delle vittime per fatti di terrorismo e di criminalità organizzata (legge 3 agosto 2004 n. 206 e successive modificazioni):

  • Assegno speciale
  • Vitalizio
  • Equo indennizzo, corrispondente alla Tab. A, I Cat, ai sensi dell’art. 3, comma 1 d.p.r. 461/2001 ed ex art. 68 d.p.r. 3/1957 (con i criteri di cui al decreto ministeriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze 12.02.2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale N. 44 del 23 Febbraio 2004)
  • Speciale elargizione
  • Assegno mensile vitalizio per l’importo di €500,00, ai sensi dell’artt. 1 e 2 L. 407/98, in luogo del minor importo di €258,23, per effetto della perequazione e/o identità degli importi liquidati alle vittime del dovere rispetto alle vittime del terrorismo (cfr. tra le tante SS.UU. 7761/17)
  • Speciale assegno vitalizio
  • Esenzioni dall’IRPEF delle prestazioni
  • Diritto al collocamento obbligatorio con precedenza rispetto ad altra categoria di soggetti e con preferenza a parità di titoli
  • Borse di studio esenti da imposizione fiscale
  • Esenzione dalla spesa sanitaria e farmaceutica, estesa anche ai medicinali di fascia C e anche in favore dei famigliari
  • Assistenza psicologica a carico dello Stato
  • Esenzione dall’imposta di bollo per tutti gli atti connessi alla liquidazione dei benefici
  • Riconoscimento degli altri benefici non economici (collocamento obbligatorio con precedenza e preferenza a parità di titoli; riserva di posti per l’assunzione ad ogni livello e qualifica).

Equiparazione alle vittime del terrorismo

Sulla base dell’insegnamento delle SS.UU. 7761/17, 22753/18 ed ex multis, sono dovute altresì agli odierni ricorrenti le seguenti ulteriori prestazioni:

  • Incremento della retribuzione pensionabile di una quota del 7,5%, ai fini della pensione e dell’indennità di fine rapporto, o altro trattamento equipollente, in favore della vittima, ovvero in caso di decesso, dei superstiti.
  • Aumento figurativo di 20 anni di versamenti contributivi, per la pensione e la buona uscita.

Riconoscimento dell’equiparazione alle vittime del dovere

Il personale medico e paramedico che ha subito infermità a causa della pandemia, ha diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Per questa ragione ha diritto anche all’accredito di tutte le prestazioni con gli stessi importi delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Cosa afferma l’art. 1 comma 563, Legge 266/05

L’art. 1 comma 563, L. 266/05, stabilisce espressamente:

Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’art. 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subito un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  • nello svolgimento del servizio di ordine pubblico;
  • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  • in operazioni di soccorso;
  • in attività di tutela della pubblica incolumità;
  • a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, carattere di ostilità.
  • In più rilevano i profili delle c.d. “particolari condizioni ambientali e operative”, di cui all’art. 1 lett. c. del D.P.R. 243/06, emanato per effetto dell’art. 1, comma 564, Legge 266/05:per particolari condizioni ambientali od operative, le condizioni comunque implicanti l’esistenza od anche il sopravvenire di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche, in rapporto alle ordinarie condizioni di svolgimento dei compiti di istituto.

Prestazioni di vittima del dovere: dettagli

Le prestazioni di vittima del dovere debbono essere riconosciute in relazione alle infermità occasionate dalla prestazione di quelle particolari attività di dovere indicate nel testo normativo, a prescindere dalla sussistenza o meno di un rapporto di lavoro subordinato, come è stato peraltro ribadito nel capitolo 20 della SS.UU. 22753/2018.

Come si esprimono le Sezioni Unite a riguardo

Infatti le SS.UU., con sentenza n. 22753/2018, richiamano il precedente, e testualmente:

«20. Va, invece, ricordato che questa Corte (cfr. SU n. 233000/2016) ha riconosciuto la natura assistenziale dei benefici a favore delle vittime del dovere consistente in un sostegno che lo Stato offre a chi abbia subito un’infermità o la perdita di una persona cara a causa della prestazione di un servizio in favore di amministrazioni pubbliche da cui siano derivati particolari rischi.

La richiamata pronuncia precisa ulteriormente che “tale diritto non rientra nello spettro di diritti e doveri che integrano il rapporto di lavoro subordinato dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

Si tratta infatti di un diritto che si colloca fuori e va al di là di tale rapporto, contrattualizzato o meno che esso sia, potendo riguardare anche soggetti che con l’amministrazione non abbiano un rapporto di lavoro subordinato ma abbiano in qualsiasi modo svolto un servizio”..».

Assistenza

Medici vittime del dovere: approfondimenti giuridici

Sulla base della giurisprudenza della Suprema Corte e per il caso specifico, si può affermare, con certezza, la sussistenza del diritto al riconoscimento dello status di vittime del dovere anche per i medici, infermieri e tutti coloro che hanno subito e subiranno infermità a causa del coronavirus.

In caso di decesso, i superstiti (art. 6 della L. 466/80) ne hanno diritto, con costituzione delle prestazioni in loro favore.

In questo caso, trova applicazione la previsione normativa di cui all’art. 1 co. 563 della L. 266/05, ovvero dell’art. 1 co. 564 della L. 266/05, in combinato disposto con l’art. 1 lett. c) del DPR 243/06

Stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo

Gli importi e le prestazioni sono le stesse già riconosciute a coloro che sono vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, nel percorso di una sostanziale equiparazione delle prestazioni, rispettosa del criterio di eguaglianza e razionalità delle disposizioni normative, come già osservato dalle SS.UU. 7761/2017.

Le SS.UU. 22753/2018 hanno sostenuto la distinzione tra le due categorie, circa il perimetro di applicabilità della tutela seppure equiparato, e quelle della criminalità e del terrorismo, fermo restando il fine di estendere i benefici dell’una verso l’altra.

Pertanto, facendo applicazione dei criteri di cui a SS.UU. 7761/2017, hanno ribadito che l’ammontare dell’assegno vitalizio mensile previsto in favore delle vittime del dovere e dei soggetti ad esse equiparati è uguale a quello dell’analogo assegno attribuibile alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

La conferma del giudizio arriva dalla Corte

Pur avendo sottolineato l’esistenza nella legislazione in materia di un intento perequativo tra le categorie delle vittime del dovere, quelle del terrorismo e della criminalità organizzata, quale del resto enunciato dalla stessa L. n. 266 del 2005, come obiettivo postosi dal legislatore, la pronuncia di questa Corte non può che essere letta.

Nel senso che ove siano riconosciuti gli stessi benefici la loro misura deve essere la medesima, senza peraltro potersi, invece, pervenire ad affermare l’attuale totale equiparazione tra le due categorie per altri aspetti in assenza di qualsiasi esplicita manifestazione del legislatore in tal senso.

Con questa precisazione, le SS.UU. hanno ribadito che, accertato lo status di vittima del dovere, la vittima, e in caso di decesso, i superstiti, hanno diritto ad ottenere la costituzione delle stesse tutte le previdenziali che sono erogate alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Per le stesse prestazioni erogate, come per esempio l’assegno mensile vitalizio, è di tutta evidenza che l’importo dovuto è quello di €500,00 mensili, piuttosto che quello di €258,23, che è indicato nella normativa che riguarda le vittime del dovere, secondo la giurisprudenza ormai costante di tutte le Corti di merito e di quella di legittimità.

Risarcimento dei danni della vittima

In caso di infezione e di residuata infermità, la vittima ha diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni, da quello biologico a quello morale, a quello esistenziale, e in caso di decesso anche a quello tanatologico e catastrofale.

Si aggiunge anche il diritto al risarcimento del pregiudizio patrimoniale, per danno emergente e lucro cessante. In caso di decesso, che avrebbe conseguenze catastrofiche anche per i familiari (si pensi ai casi di orfani in giovane età, privati anche del sostegno economico, e scaraventati in uno stato di totale povertà anche per effetto delle riforme pensionistiche volute dalla Prof.ssa Fornero) i familiari hanno diritto all’integrale ristoro di tutti i pregiudizi:

  • Danno non patrimoniale
  •  biologico (lesione all’integrità psicofisica)
  •  morale (sofferenza fisica e interiore)
  •  esistenziale (per il peggioramento qualità della vita)

 

  • emergente
  • lucro cessante

I diritti dei familiari delle vittime

Il covid-19 induce effetti devastanti. Le stesse turnazioni eccessive, il fatto stesso che i sanitari debbono separarsi dai familiari per evitare il rischio di un loro contagio, e di più, in caso di decesso, hanno provocato, stanno provocando e provocheranno, gravi pregiudizi anche ai familiari, e a tutti coloro che hanno un significativo rapporto con loro. Anche in questo caso sussiste il diritto al risarcimento di tutti i danni: 

  • Pregiudizi non patrimoniali:
  • Perdita del rapporto parentale;
  • Sofferenza fisica e morale;
  • Radicale trasformazione dei programmi e progetti di vita.
  • Pregiudizio patrimoniale:
  • Perdita economica per l’assenza di reddito del congiunto;
  • ulteriori pregiudizi economici per danno futuro, legato anche alle minori chance.

Editoriale a cura di Ezio Bonanni, Presidente ONA

L’antropovirus: prima del COVID19

COVID19
COVID19

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”.

È passato appena un anno, da quando lanciai un grido d’allarme ragionato, per motivi, decisamente gravi e importanti, tra cui quello di una pandemia irresponsabilmente sottaciuta in Italia e nel mondo, quella delle patologie da asbesto, derivanti e rese permanenti dall’uso indiscriminato e dall’inadeguato smaltimento dell’amianto, la lana della salamandra per i nostri progenitori. Adesso, il parallelo con l’ennesima catastrofe, che ha pur sempre origini naturali, elevata a potenza dagli umani artifici.

Potremmo stare a discutere all’infinito sul paziente zero italiano, senza risolvere il problema di fondo, che è quello della inadeguatezza dell’organizzazione sanitaria mondiale in termini di prevenzione, fatta salva la tradizione tribale di mettere allo spiedo pipistrelli piuttosto che tordi. In realtà, adesso, grazie alla irruzione brutale del Coronavirus, scopriamo per l’ennesima volta l’acqua calda, ovvero che la vita, bene primario, non ha prezzo e che virus, batteri e veleni da degrado antropico fanno più vittime delle guerre, come accadde con la peste, il colera e la “spagnola”, giusto un secolo fa, quando sul Pianeta eravamo di meno ed i morti si contavano a decine di milioni.

Il problema della capacità di rimuovere il pericolo

Ma allora qual è il vero problema? Credo proprio che il “problema” sia al contempo una sorta di vantaggio, la memoria ultracorta, la capacità di rimuovere il senso del pericolo appena scampato, dimenticare alla velocità della luce quel che è appena accaduto di grave. Adesso che siamo sotto COVID19 pensate che gli altri rischi siano azzerati? Sicuramente li ignoriamo, anche sono latenti, pronti a colpirci di nuovo con una tempistica sospetta, perché come avrete notato in questa fase altri cataclismi sono sospesi. Sembra quasi che la natura, clemente ma perfida, oltre che prodiga, agisca per contenerci, per difendersi dal pericolo umano, dall’Antropovirus, che la aggredisce senza remore e rischia di ucciderla. Dunque, per tutti questi terrificanti buoni motivi, penso sia utile riproporre alla vostra lettura quel che scrissi appunto appena un anno fa.

Legittima difesa, difesa legittima

Questo è di certo un argomento di attualità certa, ma paradossalmente limitato, perché confinato in un ambito spazio-tempo assolutamente ristretto e a casi particolari, suscitando reazioni anche sconcertanti e di segno opposto, comunque devianti, rispetto a quella che è la realtà invero complessa dei pericoli tra le quattro mura, piuttosto che fuori , per cui ritengo si dovrebbe essere allertati, prima ancora che legittimati, sempre e comunque alla difesa. Certo, tutto questo potrebbe avere un senso compiuto se le vittime delle più differenti, proditorie ed efferate aggressioni avessero adeguata percezione del pericolo e delle stesse conseguenze spesso irreparabili. Ma di cosa sto parlando, di che cosa mi preoccupo se non degli agguati all’asbesto, all’uranio impoverito, al mercurio, al fumo diossinico di ciminiere, di altiforni , di fabbriche e centrali, piuttosto che dei fuochi e dei roghi con cui si eliminano accumuli di rifiuti tossici o i rivestimenti del rame razziato, naturalmente tutto a disprezzo della salute dei derubati, dei rapinati di fatto della vita, di certo il nostro bene più prezioso.

Il paradosso di difendere gli operatori della Difesa

Ecco, che ogni qualvolta ci troviamo nella condizione di vittime impotenti di scellerati, che si appropriano indebitamente della nostra esistenza, dovremmo reagire in modo adeguato, invocando giustizia e riparazione. Purtroppo, non ci si rende conto pienamente del male che ci viene causato, se non quando è tardi, troppo. E allora? Allora, valgono per tutti, anche in luogo di chi istituzionalmente dovrebbe interporsi, agire, ma non può o non riesce, la ragione, la passione, la volontà e se vogliamo il coraggio di coloro che svolgono un ruolo di salvifica supplenza, fino ad ottenere attenzione , sino ad aprire un percorso di giustizia, sino a ribaltare la filosofia masochista della riparazione soltanto dopo il danno, sino alla rivoluzione lapalissiana della prevenzione. Sembrerà strano, ma si è dovuto verificare il paradosso di dover difendere gli stessi operatori della Difesa, i militari, come quelli della sicurezza e della protezione da rischi calamitosi, i vigili del fuoco, rispetto all’evidenza ignorata o elusa di gravi pericoli per la salute.

La lotta dell’Avvocato Bonanni

Sembrerà un peso insostenibile da sopportare, ma tant’è che occorre davvero il coraggio, che dovrebbe andare di pari passo con la capacità di governare. Diciamo che se sulla via della legittimazione alla difesa della collettività da pericoli diffusi e immanenti, dopo la straordinaria apertura del Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, è giunto anche il decreto del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, per avviare un processo di riforma della normativa sull’amianto, questo lo si deve a chi si è messo in prima linea ed ha assunto il ruolo di difensore, non soltanto nelle aule di giustizia. Mi riferisco, appunto, a chi come il Presidente dell’ ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, da anni si batte non tanto contro, ma per, affinché le Istituzioni si orientino dalla parte giusta, l’unica assolutamente da salvaguardare, quella dei cittadini. E le armi ? Beh, credo che l’arma di difesa di gran lunga più efficace sia quella del buon senso, quello di cui davvero bisogna disporre perché si faccia ancora un passo avanti e dalla legittima difesa si passi alla difesa legittima.

Emergenza COVID19: l’ONA a tutela dei medici

In Italia il numero di vittime dell’emergenza COVID19 ha superato le 13.000 persone. L’associazione tende a sottolineare che tra le vittime del COVID19 ci sono anche tantissimi sanitari.  Con precisione sono 69 i sanitari deceduti a causa del coronavirus e più di 10.000 sono i contagiati. Bilancio tragico che purtroppo è destinato ad aggravarsi.

È partita così una petizione del Prof. Giuseppe Pellacani, sostenuta dall’ONA, per tutelare dall’emergenza COVID19, prima di tutto in chiave preventiva, e poi in chiave risarcitoria, coloro che sono stati infettati e hanno subito danni anche a causa dell’assenza delle dovute misure di protezione. 

Per supportare la petizione e l’iniziativa dell’ONA contro l’emergenza COVID19 sarà utile consultare questo link.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

Rebus virus: vivere, non morire

Rebus virus COVID
Rebus virus COVID

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”.

Rebus virus: la vita ai tempi del covid

Scusatemi, ma oggi vorrei partire dal concetto di natalità e territorio, perché dopo la chiusura – che speriamo solo temporanea, legata a rischi di contagio da COVID 19 – del reparto di neonatologia agli Ospedali Riuniti di Anzio e Nettuno, il dubbio mi coglie. Vorrei capire se si conserva ancora il concetto di “città natale” o meno, salvo il residuo diritto di morire in casa, nel proprio territorio.

Credo che dopo lo scempio del “Forlanini” a Roma, adesso una priorità assoluta sarà proprio quella di ripristinare prima possibile il Reparto di Maternità nel Nosocomio del Litorale a sud della Capitale, anche perché il disastro provocato con i tagli alla sanità non è soltanto imputabile a necessità di bilancio, ma soprattutto alla miopia di chi governa e che in un momento come questo dovrebbe capire che la salute ed i presidi di prossimità territoriale sono fondamentali.

Che il diritto a nascere, mantenendo le proprie radici, è almeno pari a quello di morire nella vicinanza degli affetti. Insomma, avrete capito che adesso sopravviene anche l’affollarsi dei sentimenti non soltanto patri, che, come avrete capito, dalla prima all’ultima delle “circolari”, dei moduli, degli annunci, dei promessi bonus, la confusione se non è sovrana pur regna “coronata”. Ma perché intendo dare il misterico ruolo del rebus al virus?

La vita ai tempi del coronavirus

Perché stando in perenne stabulazione tra domestici confini, abbiamo anzitutto capito come funzionano gli “arresti domiciliari”, di fatto maturato nuove esperienze, recuperato memorie, smaltito il superfluo, verificato ipotesi, capito che chi si occupa dei nostri problemi, a prescindere dall’emergenza virale, non è necessariamente dotato di capacità supreme di discernimento ma, come noi, può titubare al punto di impantanare il sistema con una ipertrofia di circolari in aggiornamento continuo. Ed ecco, veniamo al concetto di rebus, all’incomprensibile da interpretare con una chiave magica o al lapalissiano in conserva da liberare con l’apriscatole. Provate a guardarvi intorno, ad interpellare a caso un qualsivoglia sito, che propone l’ultimo modulo di autocertificazione e sarete inesorabilmente sopraffatti da uno tsunami di moduli infarciti di proposte pubblicitarie, tutti apparentemente uguali ma diversi.

Mettete il naso fuori dell’uscio e la testa vi girerà, in una follia di mascherine generate dal fai da te e da me, bandane, cravatte riciclate, ciarpame, a becco, sbrindellato, bisunto, ma ancora nessuna delle annunciate autarchiche filtranti, delle italiche riconversioni, imbrigliate dalla burocrazia, tanto quanto quel che capitava giorni addietro nelle dogane estere. Provate a capire qualcosa di quel che dovete fare tra sconti, rinvii e conferme per scadenze fiscali e pagamenti di utenze. Unica certezza, nessuna agevolazione riferibile ad anziani e pensionati, salvo la raccomandata lontananza dai nipoti.

Adesso, dovremo affrontare il futuro prossimo, il trapasso tra il rosso e il verde, il rischio di partire e collidere con il giallo, di generare ancora più confusione, nella illusione che si tratti di epidemia e non di pandemia, di uno “scherzo” d’oggi “Primo d’Aprile” e non di una tremenda realtà globale in essere da mesi e confermata per un periodo futuro non soltanto prossimo. Questo, dunque, il rebus virus , la cui segreta chiave di lettura sta nel senso buono, nella capacità di vivere senza rischiare di morire.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini esposti ad amianto. Con il suo pool di tecnici, l’associazione assiste i lavoratori per la risanazione e la messa in sicurezzadegli ambienti contaminati da amianto (prevenzione primaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlatee mette a disposizione un pool di legali per la tutela dei diritti di tutte le vittime di malattia professionale, per il pensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, compresi coloro non affetti da patologia, hanno diritto a tali benefici.

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Ai tempi del COVID, un giorno a caso: mercoledì

COVID
COVID

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto” e direttore di “L’Eco Del Litorale”.

Dal COVID alle vittime amianto, una giornata particolare

Dunque oggi è giorno particolare, un lunedì/mercoledì, il primo/terzo della settimana e comunque penultimo del mese di marzo di questo “bisesto” 2020, che riuscirà ad essere olimpico soltanto di nome. Adesso, abbiamo conferma che la solidarietà europea è pura ipocrisia, che Patto Atlantico, Nato, ONU, OMS sono meri ed inutili armamentari residuali dalla Guerra di Crimea in poi.

Che la Germania, riunificata con grande gaudio e grande sostegno di tutti nel 1988, ha ampiamente rimosso i motivi di gratitudine e senza remore invoca con altri “nordisti” il rispetto di regole irriguardose dell’ideale comunitario per i pari diritti, oltre che dei pari doveri, nella buona e nella cattiva sorte. Quell’ognun per se e Dio per tutti, che suona come una bestemmia sovranista, sembra divenire l’usbergo di paesi che vedono la pandemia COVID 19 come una opportunità per rimarcare differenze, piuttosto che per ridurle.

La solidarietà può essere anche “pelosa”, ma le mani tese di Cina, Russia, Cuba e Albania, in questo momenti valgono mille volte di più dei sofismi atlantici e delle sperimentate ipoteche da spread con timer. L’idea del “Corona bond” è decisamente imbarazzante, almeno esteticamente, tanto quanto il “soccorso invernale” di antica memoria, ma chiamatela come volete, sarebbe per i tedeschi una pericolosa alternativa ai loro “bond”, quelli con cui hanno fatto e vorrebbero ancora fare il bello e il cattivo tempo nel Vecchio ma non decrepito Continente.

Dopo il Covid 19 i giorni sono tutti uguali

Che volete, in era Covid ormai son tutti venerdì, sabati e domeniche, week end permanenti nell’intimità familiare o diversamente in trincea non per scelta. Chissà perché, ma l’associazione tra le idee e l’enorme quantità di memorabilia, salvifica alternativa alla moria dei miei eroici neuroni, oggi, mi porta a saltare in avanti di quarantottore, dal lunedì al mercoledì, e a piombare indietro nel tempo, di ben oltre un secolo, tra ristoranti, osterie circoli, tra allegri commensali di pranzi e cene “mercoldine” tra Piemonte, Lombardia e Veneto, coordinate in rime dal Cerimoniere poeta Giancarlo Dossena – tra il 1898 e il 1902 – piuttosto che nella magione di Sigmund Freud, dove appunto il Maestro della psicoanalisi, nell’autunno del 1902 avviava l’abitudine degli incontri con i colleghi, Adler, Kahane, Reitler e Stekel, dando vita alla “Società Psicologica del mercoledì”, poi Psicoanalitica di Vienna nel 1908.

Nella lettera datata “Roma, 22 settembre 1907” Freud così scriveva ai Soci: “Desidero informarLa che all’inizio di questo nuovo anno di lavoro propongo di sciogliere la piccola Società che era solita riunirsi ogni mercoledì in casa mia, per ridarle vita subito dopo. Se per quella data non avremo ricevuto nulla, dovremo dedurne che non desidera rinnovarla. Non ho bisogno di ripeterLe quanto piacere mi farebbe la Sua riconferma…”.

Di ben altro tono erano le comunicazioni e gli imbonimenti di Dossena, che da 1852 ambientava gli incontri in ben altri contesti: “Possa un giorno sì felice/ Confortar la mia vecchiezza/ Por la gioia in la tristezza, / Farmi lieto in fra i dolor. … Ché  il piacer di questa vita, / La propizia sua fortuna,/ Io la stimo, sola ed una, / Schietti amici posseder. … Ignoto nel mondo,/Confuso al meschin,/ Sorrido, e giocondo/ M’affido al destin!”

I servizi di assistenza ONA e la bonifica

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini esposti ad amianto e ad altri cancerogeni e guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate.. L’associazione con un team di tecnici, assiste i lavoratori per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni, l’ONA offre un servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).  

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi amianto.

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Mesotelioma: al via un test sui biomarcatori

Mesotelioma
Mesotelioma

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno sollecitato fondi per la ricerca sulla cura del mesotelioma. Ci sono nuovi test sui biomarcatori del mesotelioma. Il cancro del mesotelio è causato solo dall’amianto e colpisce le sierose (pleura, peritoneo, pericardio e tunica vaginale del testicolo).

Questa neoplasia è particolarmente aggressiva. In primo luogo è necessario evitare l’esposizione e, solo per coloro che sono  stati esposti, è necessario attivare la sorveglianza sanitaria (prevenzione secondaria). Oggi un test sui biomarcatori sembra essere efficace.

Un pericolo per la salute chiamato “amianto

L’amianto è un minerale che è stato largamente impiegato in quasi tutti i settori del comparto industriale, nell’edilizia, nelle apparecchiature mediche, per costruire freni e componenti meccaniche, nelle ferrovie, in campo militare, inclusi tutti i mezzi (navi, aerei, elicotteri ecc;).

I minerali di amianto sono altamente tossici

Le fibre dell’asbesto sono microscopiche, circa 500 volte più sottili di un capello umano ed hanno una forma frastagliata (minerali di amianto).
Una volta inalate, si insinuano nello spazio interstiziale dei polmoni e lentamente si dirigono verso le cellule epiteliali della pleura viscerale o parietale (strati del mesotelio). Qui provocano una risposta infiammatoria a danno del DNA, le cui mutazioni possono causare una divisione incontrollata delle cellule epiteliali, che si trasformano in tumore o cancro.

Con il progredire della malattia, si formano delle piccole escrescenze cancerose, chiamate placche mesoteliali, che iniziano a coprire la pleura viscerale sui polmoni e la pleura parietale sotto la parete toracica.

Le fibre di amianto possono altresì penetrare nello stomaco, se la saliva contenente le fibre o il muco delle vie aeree viene ingerita.

Alcune ricerche infine sostengono che le fibre di amianto siano anche in grado di intaccare il sistema linfatico.

Poiché le fibre di amianto non vengono metabolizzate o rimosse dai polmoni, chi si è esposto all’amianto corre rischi di contrarre malattie asbesto correlate per tutta la vita.

Purtroppo, i periodi di latenza eccezionalmente lunghi della maggior parte delle malattie asbesto correlate, hanno finora ostacolato le misure preventive e precauzionali, ma i ricercatori di tutto il mondo non si scoraggiano.

Le patologie asbesto correlate e la strage di amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni denunciano da tempo che è in corso una vera e propria strage in Italia e nel resto del mondo.

Le Nazioni Unite hanno evidenziato che ci sono ancora 120 milioni di lavoratori esposti ad amianto e più di 107 mila decessi e più di un milione e mezzo di vittime malate. Una strage inaccettabile. E’ necessario, dunque, interrompere l’uso di amianto e  le esposizioni:

“Currently about 125 million people in the world are exposed to asbestos at the workplace. In 2004, asbestos-related lung cancer, mesothelioma and asbestosis from occupational exposures resulted in 107,000 deaths and 1,523,000 Disability Adjusted Life Years (DALYs). In addition, several thousands of deaths can be attributed to other asbestos-related diseases, as well as to nonoccupational exposures to asbestos.

Elimination of asbestos-related diseases should take place through the following public health actions:

  • recognizing that the most efficient way to eliminate asbestos-related diseases is to stop the use of all types of asbestos;
  • replacing asbestos with safer substitutes and developing economic and technological mechanisms to stimulate its replacement;
  • taking measures to prevent exposure to asbestos in place and during asbestos removal (abatement), and;
  • improving early diagnosis, treatment, social and medical rehabilitation of asbestos-related diseases and establishing registries of people with past and/or current exposures to asbestos”.

È necessario il bando totale dell’amianto, solo in questo modo è possibile tutelare la salute e la vita umana (tutela rischio amianto: International Programme on Chemical Safety Asbestos).

Una ricerca punta sui biomarcatori del mesotelioma

Uno degli ultimi interessanti studi è stato condotto dal Professor Ian Blair, ricercatore presso l’Abramson Cancer Center della University of Pennsylvania School of Medicine, uno dei leader mondiali nella ricerca sul cancro.

Blair ed il suo team hanno mirato a sintetizzare lo stato delle conoscenze sui biomarcatori di sangue di risposta all’esposizione alla fibra killer. 

In caso di successo, la ricerca potrebbe aprire la strada ad uno stadio più curabile – e potenzialmente curabile – del tumore maligno del mesotelioma, poiché si potrebbe diagnosticare questa letale patologia già nelle sue prime fasi.

I primi sintomi del mesotelioma, malattie amianto

I primi sintomi del mesotelioma che colpisce i polmoni o la pleura parietale dolore toracico, sono:

  • mancanza di respiro;
  • versamenti pleurici;
  • se il tumore invade in un vaso sanguigno può provocare espettorato sanguinante.

Diagnosi precoce e progressi terapeutici

Uno dei segnali distintivi del mesotelioma rispetto agli altri tipi di tumori, è dato dal fatto che le escrescenze iniziano a esprimere molta calretinina, una proteina che lega il calcio, coinvolta nella regolazione dei livelli di calcio all’interno della cellula.

La prima diagnosi inizia solitamente con una radiografia del torace o una TAC. Se gli esami rilevano tracce di ispessimento pleurico, nonché versamento pleurico o pneumotorace, l’ipotesi di trovarsi davanti ad un caso di mesotelioma è praticamente certa.

Successivamente si effettua una biopsia del tumore.

In casi sospetti di mesotelioma, il campione di tessuto può essere trattato attraverso una tecnica basata sul riconoscimento antigene/anticorpo.

Quando gli anticorpi reagiscono con la proteina calretinina, il citoplasma ed i nuclei delle cellule cancerose assumono una caratteristica forma di uovo fritto.

Ed è proprio la diagnosi precoce del mesotelioma il concetto chiave su cui si focalizzano gli studiosi di cui parleremo in questo articolo. Essa è fondamentale per far progredire il trattamento del mesotelioma, una malattia con prognosi sfavorevole e nessuna cura, che generalmente viene diagnosticata solo alle ultime fasi, quando i trattamenti sono limitati.

«Di solito è troppo tardi per fare qualcosa di efficace, ma questo è ciò che mi spinge oggi, perché è il santo graal di un biomarcatore» ha detto Blair.  «Il mantra è che la diagnosi precoce della maggior parte dei tumori porta a risultati migliori»

Diagnosi precoce non significa sopravvivenza

Purtroppo, la diagnosi precoce del mesotelioma non fornisce alcuna garanzia che la sopravvivenza sarà estesa, a meno che non sia accompagnata da progressi terapeutici ed è proprio sui progressi che punta tale studio.

«Come i biomarcatori per la malattia di Alzheimer, a cosa serve sapere che ce l’hai, se non esiste una cura per questo?» ha puntualizzato Blair. «Potresti discutere lo stesso per il mesotelioma. Speriamo solo che il trattamento precoce possa portare a risultati migliori, ma ad oggi non abbiamo la bacchetta magica. Fino a quando non lo svilupperemo, non lo sapremo mai».

In cosa consiste lo studio sui biomarcatori

Facciamo una premessa: l’amianto non è presente nei fluidi biologici umani; piuttosto viene inalato e intrappolato nel tessuto polmonare. 

Come accennato, lo studio in questione analizza i biomarcatori di risposta, che riflettono un cambiamento nella funzione biologica in risposta all’esposizione all’amianto. 

Per farlo, sono state studiate e valutate svariate classi di molecole, per la loro potenziale utilità come biomarcatori dell’esposizione all’amianto: dai biomarcatori di stress ossidativo a piccole molecole, alle proteine ​​coinvolte nelle risposte immunitarie, che potrebbero consentire la personalizzazione della valutazione del rischio.

Finalmente una svolta dalla proteina HMGB1?

Un ruolo chiave è rappresentato dalla proteina cromosomica HMGB1 (High-Mobility Group Box 1) e dalle sue varianti, che possono essere secrete attraverso percorsi diversi.

Le cellule tumorali del mesotelioma secernono una forma di HMGB1, che promuove una condizione infiammatoria e la proliferazione delle cellule tumorali.

Blair ed il suo team hanno sviluppato e convalidato una procedura di laboratorio per quantificare l’HMGB1 nel plasma attraverso la spettrometria di massa ad alta risoluzione.

Come identificare i biomarcatori associati all’amianto?

Il team si è focalizzato nell’identificazione della variazione proteica esclusiva delle malattie legate all’amianto come il mesotelioma.  

L’HMGB1 può essere trovato in numerose malattie, alcune meno gravi di questo tumore aggressivo.

«Due cose vengono analizzate: specificità al 100%, quindi rilevi solo le persone con questa malattia; e sensibilità al 100%, in modo da poter rilevare tutti con questa malattia», ha spiegato il Professor Blair.  «In questo momento, sono molto incoraggiato. Stiamo lavorando molto duramente su questo. L’umore è piuttosto ottimista».

La novità in un semplice Test sui biomarcatori

Il processo diagnostico per il mesotelioma oggi è spesso lento e invasivo, che richiede numerosi test e come accennato all’inizio dell’articolo, una biopsia. Anche allora, può essere sfuggente e fuorviante.

Un semplice esame del sangue come quello concepito dal team, consentirebbe finalmente di effettuare test sui biomarcatori di routine dei pazienti ad alto rischio con esposizione professionale, molto prima che si presentano i sintomi.

Per tali motivi Blair ha preso in esame alcuni ex dipendenti di una fabbrica contenente prodotti di amianto, usando i loro campioni di sangue per aiutare a sviluppare il test.

«Potrebbero essere monitorati regolarmente se avessimo un test specifico per il mesotelioma», ha poi aggiunto Blair.

Una ricerca fortemente attenzionata alle biotecnologie

Intanto la ricerca di una migliore diagnostica con biomarcatori per la malattia dell’amianto ha attirato ricercatori da tutto il mondo.

Una società di biotecnologie in Ontario, in Canada, di recente sta lavorando su una piattaforma simile, che utilizza cellule precursori mesoteliali e DNA per prevedere la malattia di amianto.

Anche i ricercatori tedeschi hanno pubblicizzato il loro studio su un’altra proteina a base di sangue che è sovraespressa nelle cellule tumorali del mesotelioma e rilevata attraverso diverse tecnologie.

«Speriamo che entro l’anno avremo realizzato ciò che ci eravamo prefissati di fare» ha detto Blair.  

ONA promuove la scienza ed aiuta le vittime

ONA, guarda con estremo interesse ogni passo avanti compiuto dalla scienza. L’ONA assiste e tutela le vittime dell’amianto e di altri cancerogeni, sia per esposizione ambientale che lavorativa e per via di esposizione durante le attività di missione per quanto riguarda il personale militare e civile delle Forze Armate.

L’asbesto provoca patologie invalidanti e spesso mortali, e l’ONA ha messo a disposizione lo staff medico gratuito online per assistere le vittime nella diagnosi precoce, nella terapia e nella cura di queste gravi infermità.

Grazie al presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni, è altresì disponibile uno staff di avvocati online gratis per tutelare i diritti delle vittime (e dei famigliari in caso di decesso) per ottenere la rendita INAIL, il prepensionamento, il riconoscimento di Vittima del Dovere e il risarcimento dei danni.

Cosa si può ottenere in termini risarcitori?

Per ottenere il giusto indennizzo, occorre presentare domanda all’INAIL, sia per il mesotelioma di origine professionale (per avere il diritto di rendita), sia per il mesotelioma causato da esposizione ambientale.

In quest’ultimo caso, si può avere diritto all’indennizzo una tantum, che da 5600 euro è stato aumentato a 10000). 

Utile sottolineare che anche gli eredi (coniuge superstite, figli a certe condizioni) possono godere dei medesimi diritti. 

Vittime del Dovere e fattori di rischio

Le vittime del dovere sono coloro che hanno subito lesioni e/o danni fisici in servizio di contrasto ad ogni tipo di criminalità, nello svolgimento di servizi di ordine pubblico, nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari, in operazioni di soccorso, in attività di tutela della pubblica incolumità, a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale (art. 1, comma 563, della Legge 266 del 2005), anche se non dipendenti pubblici (SS. UU. 22753/2018). 

La maggior incidenza di vittime del dovere si registra tra i dipendenti del Ministero della Difesa (Marina, Esercito, Aeronautica e Carabinieri) e del comparto sicurezza (Polizia di Stato, Polizia Penitenziaria, Polizia Municipale, Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e Guardia di Finanza). Le malattie per causa di servizio, per infermità, fino al decesso, sono causate da esposizioni a cancerogeni, patogeni e tossico nocivi. L’amianto è principale fattore di rischio.

Assistenza medica e tutela legale per le vittime del dovere

L’ONA, grazie all’avv. Ezio Bonanni, ha ottenuto per gli appartenenti alle Forze Armate e al comparto sicurezza, il riconoscimento di vittime del dovere, con il riconoscimento delle stesse prestazioni riconosciute alle vittime del terrorismo.

In caso di decesso, il diritto al risarcimento dei danni subiti dalla vittima si trasmette agli eredi, oltre al risarcimento dei danni subiti per la perdita del loro congiunto, che si aggiungono a quelli dovuti per le prestazioni previdenziali. Per approfondire:

Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia

Amianto: numero verde

Per approfondire meglio la questione amianto, consigliamo la lettura de “Il libro Bianco delle morti di amianto in Italia”, testo scritto a cura dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

«L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie)»

Spiega il noto legale, che ha dettagliato le morti per patologia:

«1.900 di Mesotelioma, 600 perAsbestosi (stima conforme a quella dell’INAIL); 3.600 per Tumori polmonari (40.000 nuovi casi ogni anno in Italia, circa 33.000 decessi). L’INAIL calcola quelli di origine professionale tra i soli assicurati nella misura del 5-7% di tutti i tumori polmonari, un range da 2.000 a 2.800, cui debbono essere aggiunti i tumori del polmone da amianto causati in danno di chi non è assicurato – per esempio i militari – e per le esposizioni non professionali, e poi di coloro che non fanno denuncia all’INAIL per un totale di 6mila decessi solo nel 2017, non tenendo conto di tutte le altre patologie amianto».

Ancora enorme l’utilizzo del minerale

Allarmante anche la presenza di siti contaminanti. Nonostante la sua messa al bando nel 1992, (legge 257/92), nel nostro suolo si contano ancora 32 milioni di tonnellate di amianto compatto (di cui 36,5 milioni di metri quadrati di coperture – stima per difetto perché la mappatura è ancora in corso) e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile.

Altrettanto allarmanti il numero dei siti, 50.000 siti industriali rilevanti, 1 milione di siti contaminati, tra i quali edifici pubblici e privati, 40 siti di interesse nazionale tra i quali ce ne sono 10 che sono solo di amianto (come la Fibronit di Broni e di Bari; l’Eternit di Casale Monferrato, etc.); 2.400 scuole (stima 2012 per difetto perché tiene conto solo di quelle censite da ONA in quel contesto – la stima è stata confermata dal CENSIS – 31.05.2014).

Le stime ONA segnalano che anche la rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature, inclusi gli allacciamenti, con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali.

Contatta il numero verde gratuito 800 034 294 per ricevere assistenza medica, legale e per avere tutte le informazioni su prepensionamento, risarcimento danni e benefici contributivi da amianto.