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mercoledì, Settembre 16, 2026
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L’obesità è una malattia: “Non nasconderti dietro false convinzioni”

obesità
locandina contro l'obesità, un uomo si nasconde dietro ad un frigo

L’obesità è una malattia, per guarire bisogna rivolgersi a uno specialista. E’ questo il messaggio che si vuole far passare con la campagna di sensibilizzazione: “Non nasconderti dietro false convinzioni. La verità sul peso”, promossa da Novo Nordisk. Non dipende soltanto da uno stile di vita scorretto e per curarla non bastano impegno e forza di volontà. L’obesità è una malattia cronica e va trattata considerando questo prima di tutto.

Insieme a Novo Nordisk hanno partecipato al progetto Amici obesi onlus, Associazione italiana dietetica e nutrizione clinica (Adi), Associazione medici endocrinologi (Ame). Così come la Fondazione associazione italiana dietetica e nutrizione clinica (Fondazione Adi), Italian obesity network (Io Net), Obesity policy engagement network (Open). E ancora la Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche (Sicob), Società italiana di Endocrinologia (Sie), Società italiana di medicina generale (Simg). Nella lista di chi non si è tirato indietro c’è infine la Società italiana di medicina interna (Simi) e la Società italiana obesità (Suo).

Obesità, combattere l’informazione scorretta

L’iniziativa rientra nel Driving Change in Obesity, un programma internazionale mirato a migliorare la qualità della vita delle persone con obesità. È fondamentale combattere l’informazione scorretta e molto diffusa sul tema, spesso ridotto a un semplice problema di alimentazione o a una questione di mancanza di forza di volontà.

La malattia in realtà dipende da fattori genetici, ambientali e psicologici. È inoltre legata allo sviluppo di malattie croniche. Tra queste il diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione, malattie del fegato e almeno 12 tipi di tumori. Per una cura valida devono intervenire molteplici figure sanitarie specializzate.

Ancora troppi medici sbagliano approccio

Ancora oggi, purtroppo, anche se il 91 per cento dei medici sia convinto che l’obesità è una malattia cronica, ancora 8 esperti su 10 ritengono che vada affrontata migliorando il proprio stile di vita. Dall’altra parte il 62% dei pazienti con questo problema non si ritiene sovrappeso e anche i genitori faticano a riconoscere l’obesità dei propri figli.

L’obesità vista con gli occhi del fotografo Bellocchio

La campagna di sensibilizzazione prevede la diffusione sulla stampa o nei cartelloni pubblicitari di foto di Davide Bellocchio sulla tematica. Senza parole è riuscito a spiegare l’isolamento di questi malati, la difficoltà nella vita quotidiana e l’ostilità che incontrano nei loro confronti.

Anche influencer del mondo lifestyle e salute faranno girare, anche tramite i social, il messaggio.

C’è infine uno spot video in onda sul web e sulle principali reti televisive, realizzato da Novo Nordisk in partnership con le società scientifiche e l’associazione Amici obesi, e dal sito www.laveritasulpeso.it realizzato da Novo Nordisk nel 2020.

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, porta avanti da tempo una sensibilizzazione a più livelli sull’importanza della tutela della salute e sulla prevenzione.

 

Vitamina B12: anche chi mangia carne può esserne carente

vitamina-b12
flacone con dosatore

La B12 è una vitamina essenziale, la cui carenza è abbastanza diffusa

Vitamina B12. Detta anche cobalamina, la B12 fa parte delle cosiddette “vitamine idrosolubili”, che non possono essere accumulate nell’organismo, ma devono essere assunte attraverso l’alimentazione

vitamina b12

A cosa serve la B12?

La B12 è un nutriente essenziale. Coinvolta nel metabolismo degli aminoacidi, degli acidi nucleici e grassi, questa vitamina ha il compito di:

Coadiuvare la sintesi di DNA e RNA

Produrre i globuli rossi e formare il midollo osseo 

Proteggere i nervi e le cellule nervose

Fornire energia al corpo e alla mente 

Ridurre il dolore

Riparare i danni dell’ischemia nel cervello

Previere la demenza

Prevenire le malattie cardiovascolari riducendo i valori di omocisteina

Armonizzare il ciclo circadiano sonno-veglia 

Riequilibrare gli ormoni

Ridurre la depressione, migliorare l’umore e alleviare l’ansia

Prevenire la degenerazione maculare e l’abbassamento della vista

Rafforzare i capelli e rendere la pelle più sana (protegge da eczema e psoriasi)

Perché si va in deficit di vitamina B12?

Si può andare in deficit di vitamina B12 per diversi motivi, non legati, come erroneamente si crede, ad un’alimentazione a base vegetale (falso mito che spiegheremo fra qualche riga).

Ecco alcune delle cause principali del deficit di B12:

  1. Bassi livelli di acido cloridrico (HCl) nello stomaco impediscono l’assimilazione della vitamina B12. Questa condizione si deve a cattive abitudini alimentari, all’assunzione di farmaci, patologie autoimmuni, morbo di Crohn e celiachia. 
  2. L’Atrofia gastrica è responsabile di cattivo assorbimento di molte vitamine. Si manifesta dopo molti anni di irritazioni della mucosa gastrica.
  3. Disturbi intestinali. In caso di Sibo (acronimo di “mall Intestinal Bacterial Overgrowth”, cioè “Crescita Eccessiva dei Batteri dell’Intestino Tenue”), intestino permeabile (o permeabilità intestinale), o altri segni di disbiosi, sarà difficile assorbire B12.
  4. Un Fattore Intrinsecomalfunzionante” provoca un cattivo assorbimento della B12. Il Fattore Intrinseco è una glicoproteina secreta dalle cellule parietali dello stomaco delle ghiandole gastriche . La sua funzione primaria è quella di unirsi alla vitamina B12, che viene introdotta con gli alimenti. L’anemia perniciosa, la gastrite atrofica o gli anticorpi che attaccano direttamente il fattore intrinseco possono impedirne l’assorbimento. 
  5. L’invecchiamento può causare una carenza di vitamina B12
  6. L’interazione con certi farmaci (la pillola anticoncezionale, gli inibitori della pompa protonica PPI) può inibire la capacità di assorbire, utilizzare o mantenere un livello ideale di B12.
  7. L’ipotiroidismo, sindrome dovuta ad una insufficiente azione degli ormoni tiroidei a livello dei vari tessuti, può alterare l’assorbimento di B12.

Sintomi di carenza di B12

Avere un deficit da vitamina B12 è molto più frequente di quanto si pensi: circa il 40% delle persone ne è carente.

I sintomi più comuni della mancanza di vitamina B12 sono:

Abbassamento della vista / degenerazione maculare

Anemia

Stanchezza surrenale e stress frequente

Bassa pressione sanguigna

Frequenti raffreddori e influenze

Infertilità

Aborto

Ansia

Paranoia

Insonnia

Sindrome premestruale

Acne

Allergie

Costipazione intermittente o diarrea

Lingua gonfia / infiammata / dolorante

Perdita di capelli

Pelle ingiallita / pallore

Herpes

Psoriasi

Dolore ai nervi

Affanno 

Intorpidimento / formicolio alle mani / gambe / piedi

Problemi di equilibrio / disorientamento

Incontinenza

Perdita del gusto e dell’olfatto

Perdita di memoria / demenza 

Danni al feto

La vitamina B12 in frutta e verdura 

La B12 è presente nella buccia della frutta e nella verdura, purtroppo viene distrutta dal riscaldamento dei metodi estrattivi. 

Gli alimenti di origine vegetale più ricchi di vitamina B12 (ma anche B6, B9, B12) sono: alghe Klamath, bietola rossa, avocado, nocciole, noci, mandorle, pinoli, asparagi, agrumi, lenticchie, lupini, piselli, fagiolini, ceci, soia, carote, rape, cavolini di Bruxelles, crescione, cavolfiore, susine, fichi, avena, ortiche, tuberi in genere.

Falsi miti e curiosità sulla vitamina 

La B12 è una vitamina di origine batterica. Nessun cibo può naturalmente contenere B12, che sia animale o vegetale. Dunque anche chi si nutre di animali può essere carente di vitamina B12. L’animale non la produce, la assume mangiando erba addizionata con la B12.

Essa è contenuta nella frutta e verdura e ne bastano microgrammi per il fabbisogno quotidiano.

Purtroppo però si trova nella buccia e come sappiamo, spesso siamo costretti a lavare frutta e verdura a causa dei pesticidi, raggi gamma e tutte le sostanze ammesse dalla moderna agricoltura.

La versione del 1999 di “Anatomia e Fisiologia Umana” dell’anatomista Elain N. Marieb, riferisce che assorbiamo vitamina B12 attraverso gli intestini e, come accennato, per venir assimilata in modo corretto, deve essere combinata con il Fattore Intrinseco. 

E.N. Marieb, sostiene che la B12 può essere distrutta da condizioni altamente alcaline o altamente acide. In pratica, la B12 nella carne si distrugge facilmente perché l’acido idroclorico nei nostri stomaci durante la digestione della carne è altamente acido. Questo ci fa capire che anche i mangiatori di carne hanno carenze di B12, sebbene la loro dieta contenga B12.

I “Carnivori” seguono infatti una dieta acida e dunque più assumono carne o derivati animali, più inibiscono la B12. 

Seguendo una dieta vegetale, alcalina, si ha meno necessità di assumere B12.

La B12 si trova addirittura nell’acqua piovana.

Un aiuto dagli integratori

Per evitare un deficit di vitamina B12 meglio ricorrere all’aiuto degli integratori. I più diffusi sono:

Cianocobalamina: è la forma sintetizzata chimicamente.

Metilcobalamina: è la forma naturale attiva di vitamina B12 che si trova negli alimenti animali.

La metilcobalamina è la forma più bio-disponibile di vitamina B12, cioè è la più facilmente assorbita. 

Ona e salute

La salute è un fattori su cui l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, e l’Avv. Ezio Bonanni punta il massimo dell’attenzione.

Fonti 

Elementi di anatomia e fisiologia dell’uomo MARIEB ELAINE N.

La grande disinformazione sulla B12

Tesina Valdo Vaccaro

Giornata mondiale della fibromialgia, il convegno al Coni

fibromialgia Coni
Bonanni, Alcanterini, convegno sulla fibromalgia al Coni

Fibromialgia: per la malattia riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità nel 1992, ma non ancora in Italia, non si conoscono le cause, non c’è una vera e propria cura e molto bisogna fare ancora sul piano della ricerca.

I malati, nonostante se ne parli tanto nell’ultimo periodo, non vengono spesso creduti dai propri familiari e dai datori di lavoro e per avere una diagnosi ci vogliono tra i 2 ai 3 anni.

Di tutto questo si è parlato ieri nel convegno al Salone d’Onore del Coni, a Roma. “La Pastorale della salute e il Comitato fair play per la salute nello sport”, in occasione della Giornata mondiale della fibromialgia che cade oggi, 12 maggio.

Un momento intenso e a tratti intimo, dove il mondo dello sport ha abbracciato quello delle persone che soffrono.

Don Abbate: “Sport vuol dire salute, cura del corpo e dell’anima”

 “Siamo qui – ha detto Don Carlo Abbate, direttore della Pastorale della Salute della Diocesi di Roma – per dare un volto alla malattia e una dignità a chi soffre. Sport vuol dire salute, cura del corpo e dell’anima. Ma anche stimolo di crescita, integrazione, incontro e scambio culturale. In altre parole è vita.

Lo sport oggi dice a chi soffre: ‘non sei solo’. Vuole dire alle persone di competenza di prendersi cura dei pazienti, proprio come ha chiesto anche Papa Francesco per i malati di fibromialgia. Solo chi sta male – ha continuato – può capire cosa significa essere considerato, non scartato. In questo senso torna l’importanza dello sport, che ha la capacità di far sentire tutti campioni”. Dopo i ringraziamenti di rito, Don Carlo Abate ha ringraziato in particolar modo “gli atleti e chi rappresenta il mondo paraolimpico. A volte devo dirgli grazie per avermi fatto vergognare quando mi soffermo a preoccuparmi per niente”.

Sono quindi intervenuti il vice presidente dell’Assemblea Capitolina, Carmine Barbati, che ha sottolineato come finalmente ci sia oggi, a livello medico, una visione diversa del dolore. Il presidente di Sport e Salute, Vito Cozzoli che ha ricordato quanto si risparmierebbe di spese sanitarie se si investisse nello sport. “La sedentarietà – ha detto – costa ogni anno 2 miliardi di euro”. E la vice presidente del Coni, Silvia Salis, che si è soffermata sullo sport come una vera e propria medicina.

Fibromilgia, l’appello di Aldama per il riconoscimento in Italia

Toccante è stata la testimonianza di Edith Aldama, responsabile dell’Area medica della Pastorale della salute: “Sono un’infermiera, ma anche malata di fibromialgia. La caratteristica principale di questa patologia è un dolore muscolo-scheletrico continuo. La diagnosi va ad esclusione di altre patologie. Girovaghiamo da medico a medico per anni capire cosa accade al nostro corpo. Per qualcuno ci sono voluti anche 5 o 7 anni per la diagnosi.

Nonostante ne soffrano 2 milioni e mezzo di persone ancora non è riconosciuta in Italia e non è inserita nei livelli di assistenza. Vuol dire che questi malati non hanno diritto alle cure. Siamo invisibili. Questo crea nel paziente sconforto, solitudine, abbandono. Che si va ad aggiungere alle problematiche della malattia, che porta scarsa qualità di vita, perché il dolore è costante”.

“I malati – ha continuato Aldama – non vengono creduti, anche in famiglia e sul luogo di lavoro. Alto è il numero tra questi pazienti, quindi, di separazioni e licenziamenti. Si resta soli e spesso arriva anche la depressione. Riconoscere la malattia è dare dignità ai pazienti. L’area medica della Diocesi serve proprio per abbracciare tutti i malati, per dare ascolto e l’abbraccio della nostra chiesa”. Al termine ha rivolto un appello alle istituzioni competenti per il riconoscimento della malattia.

Fibromialgia, dolore generalizzato e stanchezza cronica

Dopo il saluto del direttore sanitario del policlinico universitario Agostino Gemelli, Andrea Cambieri, che ha invitato tutti a ricercare le cause e una cura della malattia, che ancora mancano, è stata la dottoressa Maria Antonietta D’Agostino ad approfondire la patologia dal punto di vista medico.

“Non è una malattia rara – ha detto prima di tutto D’Agostino – perché tocca il 5% di persone in Europa. Il picco è tra i 50 e i 60 anni. Il 24% di pazienti in 5 anni smette di lavorare. Il dolore cambia il nostro sistema neurologico. I sintomi sono vari tra cui il dolore in almeno 13 di 18 punti ormai conosciuti. Ma oggi viene più considerato un dolore generalizzato. E poi insonnia, crampi addominali, cefalee. Risposta forte a qualunque stimolo esterno. Per questo i pazienti tendono ad isolarsi”.

Fibromialgia, cosa si può fare

“La presa in carico – ha continuato D’Agostino – prevede di agire sul prima di tutto sul dolore. Poi sulla gestione della quotidianità e dello stress. Con farmaci antidepressivi che spesso i pazienti non vogliono prendere, ma che sono utili per la percezione del dolore. Riattivando i malati allo sport, per rimettersi in movimento. Che è un fattore centrale. Con la psicoterapia, per il fatto di non essere stati creduti dalle persone che sono loro vicine. Poi altre soluzioni come l’ipnosi. Non si può risolvere con gli oppioidi, invece, perché generano un circolo vizioso e spesso aggravano la patologia”.

Fibromialgia, Bonanni (Ona): “Homo homini lupus”

All’evento è intervenuto anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio vittime del dovere e dell’Osservatorio nazionale amianto, che da sempre è al fianco di chi si ammala a causa dell’amianto, ma anche di altri cancerogeni.

“Ringrazio – ha detto – la Pastorale della salute che affronta anche il tema amianto a me tanto caro per essere sceso in campo in prima linea contro questo cancerogeno in tante battaglie, legali e civili. Oggi però, alla luce anche di quanto ho sentito, voglio parlare dell’essere umano. Che può essere assassino (‘homo homini lupus’), o vicino al fratello che soffre. E dell’elemento del dolore sul quale bisogna riflettere.

Alla luce dell’intervento di Papa Francesco, che ha chiesto assistenza per i malati di fibromialgia, anche in questo contesto di guerra e pandemia. Bisogna indirizzare le risorse istituzionali per alleviare le sofferenze di queste persone. È necessario dare strumenti a medici e pazienti per affrontare la malattia”.

Ha poi ringraziato Alcanterini per sua particolare sensibilità per una battaglia che affrontano insieme, civile e umana. “Di singoli uomini che da soli sono fragili, ma insieme possono lottare per un mondo migliore.  Per una transizione etica morale non solo in Italia, ma anche nel mondo intero. Dobbiamo, insieme alle associazioni, continuare a creare questa rete per sostenere le persone che soffrono. Il diritto alla salute è prioritario rispetto a molto altro. Come dice Papa Francesco, a che serve il riarmo se ci sono persone che non sono sostenute nelle cure? Dobbiamo destinare risorse economiche non per gli armamenti, ma per la sanità, per i più poveri, per i più deboli”.

Il nuovo giornale: “Diritto alla salute”

Infine Alcanterini ha presentato la nuova testata giornalistica “Diritto alla salute” (www.dirittoallasalute.net). Un portale web che intende affrontare tutti gli aspetti della tutela della salute e dell’ambiente, in cui grande spazio sarà riservato allo sport come prevenzione e medicina. Con un occhio attento ancora alla pandemia mondiale da Covid. Il giornale è diretto dallo stesso Alcanterini, che guiderà una redazione di esperti e giornalisti pronti, in questo contesto difficile a livello internazionale, a non far cadere l’attenzione su temi che, se affrontati nel modo giusto, possono migliorare la qualità della vita e preservare il Pianeta.

Fondi per bonifiche amianto, ma le amministrazioni non li usano

fondi
uomo con protezioni e maschera antigas

Le amministrazioni comunali italiane hanno utilizzato in questi anni soltanto il 30% dei fondi messi a disposizione per le bonifiche dall’amianto.

Le risorse sono state stanziate nel 2015 dal cosiddetto “Collegato ambiente” per liberare gli edifici pubblici.

I dati emergono da un’analisi del Centro Studi Enti Locali basata sui dati emersi dalle graduatorie consultabili sul sito del Ministero della transizione ecologica (Mite). In questi anni siano stati assegnati soltanto 3.777.351 euro, a fronte degli oltre 12 milioni stanziati a questo scopo. Oltre 8 milioni dunque sono rimasti fuori, per carenza di richieste.

La legge 221 del 2015 “Collegato ambiente”

La Legge 221 del 2015 (“Collegato ambiente”), con l’articolo 56, comma 7, ha istituito fondi con dotazione finanziaria di 5,536 milioni di euro per il 2016 e 6,018 milioni per ciascuno degli anni 2017 e 2018.

La volontà era quella di coprire, integralmente o parzialmente, i costi di progettazione preliminare e definitiva degli interventi di bonifica di beni contaminati da amianto. Per un massimo di 15mila euro ad intervento.

Le priorità: asili, scuole e ospedali

Il Governo ha individuato anche le priorità, mettendo al primo posto gli edifici pubblici all’interno, nei pressi o comunque entro un raggio non superiore a 100 metri da asili, scuole, parchi gioco, strutture di accoglienza socio-assistenziali, ospedali, impianti sportivi.

A seguire vengono, invece, quelli relativi a edifici pubblici per i quali esistono segnalazioni da parte di enti di controllo sanitario e/o di tutela ambientale e/o di altri enti e amministrazioni in merito alla presenza di amianto.

Fondi, finanziati soltanto 636 progetti

Gli avvisi per le pubbliche amministrazioni “Collegato ambiente” hanno riscosso un interesse limitato. Sono stati assegnati 1.318.113 euro per 242 interventi nel 2017, 853.223 per 140 interventi nel 2019, 417.345 euro per 63 interventi nel 2021 e 1.188.670 euro per 191 interventi nell’ultima graduatoria, pubblicata lo scorso febbraio.

Solo 636, dunque, i progetti globalmente finanziati. Secondo gli ultimi dati di Legambiente sarebbero invece ben 50.744 gli edifici pubblici contaminati dalla presenza di amianto.

Bonanni (Ona): “È inaccettabile”

L’Osservatorio nazionale amianto si batte da anni per le bonifiche. “È davvero inaccettabile che i pochi fondi stanziati, che non sono certo sufficienti per coprire le spese delle bonifiche del milione di siti contaminati presenti in tutta Italia – ha commentato il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni – non siano neanche pienamente utilizzati.

La bonifica è l’unica strada per fermare la strage causata dall’asbesto. Ci sono ancora oltre 2000 scuole che presentano amianto con 350mila studenti e 50mila tra insegnati e operatori a rischio. Per non parlare degli ospedali, dove si va per curarsi e si rischia di contrarre patologie asbesto correlate“.

L’avvocato Bonanni ha spiegato bene il fenomeno dell’amianto nell’ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Le vittime sono 7mila l’anno, di cui quelle di mesotelioma (VII rapporto ReNaM), sono solo la punta dell’iceberg. Ci sono, infatti, tutte quelle legate ai vari tipi di tumore causati dall’amianto e delle altre malattie correlate.

Fibromialgia, convegno a Roma sulla malattia invalidante

fibromialgia
donna con la testa tra le mani e la schiena nuda

La fibromialgia, malattia invalidante, ancora non riconosciuta in Italia, sarà al centro domani 11 maggio, di un importante convegno a Roma, nel salone d’onore del Coni. L’evento, che inizierà alle 9.30, è stato organizzato proprio in occasione della Giornata mondiale, che cade il 12 maggio. Il titolo è: “La Pastorale della salute e il Comitato fair play per la salute nello sport”.

Il Comitato nazionale italiano fair play si unirà alla Pastorale della Salute per la Diocesi di Roma, al Coni, al Comitato Paralimpico e a Sport e salute per affrontare una questione annosa per la quale ancora si attende il riconoscimento nel nostro Paese. Il disegno di legge, infatti, è fermo al Senato.

Il mondo dello sport è vicino in questo modo al mondo del dolore, alle tante persone che soffrono, come i pazienti affetti da fibromialgia, le vittime di amianto e di altri cancerogeni e i malati terminali assistiti dalla Pastorale della Salute.

Nasce la testata giornalistica “Diritto alla Salute”

L’incontro sarà anche l’occasione per la presentazione della nuova testata giornalistica dell’Osservatorio Vittime del dovere: “Diritto alla salute”, diretta dal giornalista Ruggero Alcanterini, commendatore al merito della Repubblica Italiana e Stella d’oro del Coni.

All’evento politici ed esperti

L’evento sarà moderato proprio da Alcanterini, presidente del Comitato nazionale italiano fair play. Alle 9.30 è previsto il saluto di Mons. Paolo Ricciardi, vescovo delegato per la Pastorale della Salute della Diocesi di Roma e a seguire quello di Don Carlo Abbate, direttore della Pastorale della Salute.

Interverranno poi Silvia Salis, vice Presidente del Coni e Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute. A seguire parlerà Andrea Costa, sottosegretario alla Salute e Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio. Sarà quindi la volta dell’onorevole Carmine Barbati, vice presidente dell’Assemblea Capitolina e di Roberto Valori, vice presidente vicario del Comitato Italiano Paralimpico.

Alle 10.50 Edith Aldama responsabile dell’Area Medica Pastorale della Salute – Diocesi di Roma, esporrà la sua relazione, prima dell’intervento di Andrea Cambieri, direttore Sanitario Policlinico Universitario Agostino Gemelli.

Continueranno ad approfondire il tema la professoressa Maria Antonietta D’Agostino, responsabile UOC Reumatologia Policlinico Universitario Agostino Gemelli. E Tiziana Frittelli, direttore Generale Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata. Interverranno anche Tonino Cantelmi, presidente Ordine dei Medici Cattolici – Direttore ITCI e Salvatore Cristiani, coordinatore del tavolo tecnico Salute nello sport del Ministero della Salute.

Chiuderà i lavori, anche per fare il punto sulla tutela giuridica delle vittime di fibromialgia (ai fini del riconoscimento dell’invalidità civile e di malattia professionale), l’avvocato Ezio Bonanni. Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che da anni si batte per le vittime dell’asbesto e per la tutela della salute e dell’ambiente.

Fibromialgia, non esiste ancora una cura

La fibromialgia è una malattia caratterizzata da dolori muscolari diffusi. Questi portano ad affaticamento, rigidità, problemi di insonnia, di memoria e anche alterazioni dell’umore.

Purtroppo non esiste ancora una vera cura per questo problema. Nonostante questo alcuni farmaci e un approccio mirato al rilassamento e alla riduzione dello stress possono aiutare ad alleviarne i sintomi.

Colpisce in particolar modo le donne. Può comparire in modo graduale e aggravarsi con il passare del tempo. Oppure essere scatenata da un evento come un trauma fisico, un’infezione o uno stress psicologico. Non si conoscono ancora le cause esatte. Secondo gli studiosi sarebbero una serie di fattori: genetici, infettivi, ormonali e psicologici. Sembra che il cervello, nei soggetti che ne soffrono, processi il dolore in modo alterato.