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Mattarella, politica e istituzioni dal teatrino al teatro

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Politica e istituzioni dal teatrino al teatro, con Mattarella, Draghi ed Amato: editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

E così, ancora una volta, l’Italico Stivale salva il tacco e pure la punta, extrema ratio, con la rielezione del Presidente Sergio Mattarella. Anche però con la implicita conferma di Mario Draghi a leader del Governo e la concomitante elezione di Giuliano Amato a Presidente della Corte Costituzionale.

Mario Draghi

Diciamo che per il resto la situazione mostra, anzi accentua tutte le sue problematicità strutturali. E’ venuto il tempo di porre mano all’architettura di un sistema che non può reggersi contando sullo spirito di sacrificio, la resilienza e non ultimo la perizia di pochi superstiti di quella che fu la demonizzata Prima Repubblica, a fronte della inadeguatezza dei più, generati dalla Seconda e cresciuti nella Terza.

Giuliano Amato

Mattarella, necessaria transizione etico-culturale

Adesso la “terna arbitrale”, composta appunto dai “Senior” Mattarella, Draghi e Amato, non avrà davvero bisogno del VAR. Non servirà per prendere la necessarie ineludibili decisioni atte a restituire, prima che poi, autorevolezza alle Istituzioni.

Il Paese ha come prioritaria la necessità di una complessa transizione etico-culturale, che sia propedeutica a tutte le altre, dalla ecologica, alla digitale e naturalmente alla politica nella sua accezione più ampia.

L’ONA, associazione votata alla lotta all’amianto

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto è nato per sostenere le vittime dell’amianto. In un momento in cui i diritti legati all’esposizione di questo materiale tanto pericoloso non venivano riconosciuti. Dagli anni ’40 alcuni studi dimostrarono come la fibra killer facesse ammalare i lavoratori e chiunque ne fosse stato a contatto. Con un’incidenza di malattie gravissime tra i dipendenti delle aziende che lo utilizzavano per le loro produzioni.

Nonostante questo soltanto con la Legge 257/1992 l’Italia ha messo al bando l’asbesto e l’anno successivo non lo hanno più utilizzato. Le malattie, tra cui mesotelioma, diversi tipi di tumore e patologie asbesto correlate, però, compaiono a distanza anche di decine di anni dall’esposizione amianto.

L’ONA ha raccolto i dati della strage silenziosa e sono disponibili nell’ultima pubblicazione del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I numeri relativi al mesotelioma sono anche sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Tanti lavoratori dell’edilizia, ma anche dei cantieri navali in tutta la Penisola, hanno visto ammalarsi e morire i propri colleghi. Negli anni hanno avuto paura, ad ogni dolore, che fosse capitato ache a loro. L’amianto non ha risparmiato neppure i loro familari, perchè le tute di lavoro cariche di polveri di amianto venivano portate a casa, sbattute e lavate, perchè non erano fornite tute monouso, né mascherine adeguate.

Eppure è difficile per le vittime veder riconosciuti i propri diritti, benefici contributivi, pensionistici e risarcimento danni. Per questo l’ONA fornisce assistenza legale tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

Militare morto mesotelioma, Ministero condannato a risarcire

Giuseppe Lazzari, Militare morto
Il maresciallo capo Giuseppe Lazzari

Militare morto a 46 anni per mesotelioma: il Ministero della Difesa è stato riconosciuto responsabile per l’esposizione ad amianto e uranio impoverito.

Il Tar del Lazio ha riconosciuto il Ministero della Difesa responsabile della morte, per mesotelioma pleurico, del maresciallo capo Giuseppe Lazzari. L’uomo è di Torre Annunziata, ma risiedeva a Pescara con la famiglia. Il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

“Dimostrato – ha commentato l’avvocato Bonanni – il nesso di causalità di esposizione ad amianto e ad uranio impoverito e mesotelioma. Giustizia è fatta per il maresciallo Lazzari, ora giustizia a tutti gli altri. È necessario che il Ministero la smetta di negare i diritti alle vittime”.

La sentenza, del 5 gennaio 2022, “rende giustizia ad un altro martire, vittima della pace”, così Antonio Dal Cin, eroe della lotta contro l’amianto. Antonio è stato uno dei primi a sostenere l’iniziativa dell’avvocato Ezio Bonanni, a far sì che si riconoscesse il nesso causale. In questo caso un duplice nesso causale. Cioè uranio impoverito ed amianto, una miscela esplosiva.

Ne sanno qualcosa la vedova e gli orfani, entrambi ancora minorenni, quando l’uomo perse la vita. Le esposizioni, sia ad uranio impoverito che ad amianto, sono state fatali per il maresciallo Lazzari.

È il primo caso di mesotelioma per esposizione ad amianto e a radiazioni per l’uso di proiettili all’uranio impoverito. Così si spiega la morte del militare, a soli 46 anni, nel pieno della sua vita, che ha dedicato alla patria.

Per questo, il 26 febbraio 2013, si chiudeva la vita del maresciallo Giuseppe Lazzari.

Militare morto, la battaglia dell’ONA

La loro vicenda era giunta all’Osservatorio Nazionale Amianto e all’avvocato Ezio Bonanni, che non si sono dati per vinti e hanno sostenuto la vedova e gli orfani. Hanno affrontato la lunga, dura ed estenuante battaglia legale, presso il Tribunale di Pescara per il riconoscimento dello status di vittima del dovere. Contestualmente anche quella presso il TAR del Lazio per la causa di servizio e il risarcimento dei danni.

L’avvocato Bonanni ha dovuto confutare ben due perizie che dichiaravano come non fosse provata la presenza di amianto nel laboratorio dell’ospedale militare di Chieti. Proprio qui Lazzari ha prestato servizio tra il 1992 e il 2010. L’eposizione ci sarebbe stata anche nelle missioni all’estero.

Già con sentenza del 26 luglio 2021 il Tar del Lazio aveva chiarito che entrambe le perizie non fossero condivisibili. Perché era provato il nesso causale e soprattutto perché non c’erano altre cause di origine extraprofessionale.

Oltre che per alcune attrezzature utilizzate in laboratorio, Lazzari era stato esposto nel corso della sua vita lavorativa all’asbesto presente nelle cucine da campo utilizzate nelle missioni all’estero. Come pure nei mezzi corazzati usati negli spostamenti, ma anche all’uranio impoverito, trovato nelle sue urine. Diversi studi hanno accertato la presenza di amianto pure negli elicotteri impiegati dall’esercito italiano.

Militare morto, mancanza di dispositivi di protezione

“In tutte queste situazioni – è stato più volte ribadito – il militare avrebbe operato privo di dispositivi di protezione e non sarebbe mai stato informato della presenza di agenti patogeni. […] Il fisico del militare sarebbe stato inoltre debilitato dalle numerose vaccinazioni, che avrebbero depresso il suo sistema immunitario”.

Ora il Tar del Lazio riconosce il nesso tra esposizione e malattia, basandosi anche sulla perizia del consulente tecnico del Tribunale di Pescara, nell’ambito del giudizio sul riconoscimento dello status di “vittima del dovere”.

I danni causati dall’amianto

L’ONA combatte da anni una difficile battaglia contro l’amianto. L’asbesto provoca infatti non solo tumori asbesto correlati, ma anche, asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, e, soprattutto, tumori dell’amianto. Il quadro del rischio è ben delineato nell’ultima monografia dello IARC.

La legge 257 ha vietato l’utilizzo della fibra killer nel 1992, ma il materiale contamina ancora edifici, scuole e ospedali, è utilizzato nei teatri di guerra e non solo. Le bonifiche amianto sono lente e le vittime sono in crescita, come denunciato dall’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati sul mesotelioma sono consultabili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

Militare morto, responsabilità del Ministero della Difesa

Il Tar del Lazio nella sentenza del 5 gennaio 2022 ha richiamato il principio per cui “l’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure necessarie che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

In relazione ai militari, l’Amministrazione della difesa ha il dovere “di proteggere il cittadino-soldato da altre forme prevedibili e prevenibili di pericoli non strettamente dipendenti da azioni belliche, … dotandolo di equipaggiamento adeguato”. E’ tenuta inoltre “a fornire tutti gli strumenti di protezione individuale ragionevolmente utili al fine di prevenire i possibili rischi”.

I giudici amministrativi sottolineano come la causa del mesotelioma pleurico dipenda unicamente dall’esposizione all’amianto e affermano che “costituisce ormai fatto notorio l’effetto carcinogenico dell’amianto nell’insorgenza del mesotelioma pleurico”.

Per tutti questi motivi hanno dichiarato “la responsabilità del ministero della Difesa” e il diritto dei ricorrenti al risarcimento dei danni subiti.

Per la quantificazione del danno il Tar nominerà un nuovo verificatore che dovrà formulare una proposta. Ha infine fissato la prossima udienza al 17 giugno 2022.

La moglie della vittima: “Il processo è stata una sua volontà”

“Sono sicuramente sollevata – ha commentato così la sentenza la moglie di Lazzari, Anna Odore – nella misura in cui il divenire di questo processo è stato anche un motivo di ricordo di mio marito. E’ stata una sua volontà, quella di abbattere un sistema così ben assestato, che negava gli effetti derivanti dall’amianto e dall’uranio impoverito.

Questa sentenza – ha continuato – è un motivo di slancio anche comunicativo per mettere in evidenza che dove ha lavorato mio marito l’amianto e l’uranio impoverito erano presenti. Negare questo è negare la straordinarietà dei nostri militari”.

L’ONA e l’assistenza legale e medica

In questi 10 anni l’ONA è rimasta al fianco della famiglia del militare morto fornendo assistenza legale a 360 gradi fino ad arrivare a questa importante vittoria. Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line (https://onanotiziarioamianto.it/sportello-amianto-ona-nei-territori/), o contattare il numero verde 800 034 294.

In Italia purtroppo ancora manca una mappatura e le bonifiche amianto sono in colpevole ritardo. Quel che è peggio è che i casi di malattie asbesto correlate sono in crescita. Per questo l’associazione ha ideato e realizzato una App per le segnalazioni dei siti in cui ancora è presente amianto.

L’ONA tv punta i riflettori sulle vittime del dovere

Lo scorso anno, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha puntato i riflettori sulle vittime del dovere, attraverso la trasmissione ONA TV.

L’iniziativa ha dedicato ben due episodi sull’argomento, entrambi consultabili ai seguenti link.

Addio ad Aurelio Pischianz, presidente storico AEA Friuli

Pischianz
Aurelio Pischianz, il secondo da sinistra, con l'avvocato Ezio Bonanni durante un convegno

Aurelio Pischianz, è morto oggi l’ex presidente AEA FVG

E’ stato per 20 anni l’ex presidente dell’AEA – Associazione esposti amianto del Friuli Venezia Giulia, Aurelio Pischianz. Oggi è venuto a mancare, dopo una lunga sofferenza, all’affetto dei suoi cari e di tutti quelli che lo hanno conosciuto e ne hanno apprezzato la determinazione nella lotta contro l’asbesto.

A darne notizia è stata la nuova presidente dell’AEA FVG, Santina Pasutto, che ne aveva preso il testimone nel 2019. “In questo triste momento – ha detto Pasutto – ci stringiamo attorno alla famiglia del nostro Amato Fondatore della Associazione esposti Amianto FVG. Un uomo che ha fatto sua la causa delle vittime amianto. È stato per me un esempio da seguire”.

“Un uomo forte che si è battuto come un leone contro l’amianto”, ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, del Foro di Roma, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. L’avvocato e tutta l’associazione sono vicini alla famiglia in questo momento di lutto.

Aurelio Pischianz, una vita dedicata alla lotta all’amianto

Pischianz è stato leader storico dell’associazione in Friuli Venezia Giulia. E’ stato al fianco di tante famiglie che hanno dovuto confrontarsi con l’amianto killer. La battaglia più nota forse l’ha combattuta proprio con Santina Pasutto, dopo la morte del marito Roberto Persich. Un ex autista della Nettezza Urbana del Comune di Trieste, deceduto a causa di un mesotelioma pleurico maligno. Insieme, per far riconoscere il nesso causale tra la professione di Persich, con costante esposizione all’amianto, e la malattia che lo ha portato alla morte in soli 3 anni, hanno organizzato anche diverse manifestazioni.

Il giudice del Lavoro Silvia Burelli, del Tribunale di Trieste, accogliendo il ricorso dell’avvocato Ezio Bonanni, con la sentenza del 2015 condannò infine il Comune al risarcimento di tutti i danni subiti dalla vittima.

“Devo ammettere – aveva detto Pischianz quando decise di non ricandidarsi come presidente – che dopo oltre vent’anni di intensa attività era giunto il momento di un po’ di riposo e di godermi la famiglia. Ciò non significa – aveva sottolineato facendo ben capire che non sarebbe sparito – che mi assenterò completamente dalla vita associativa. Anzi rimarrò quale memoria storica per supportare eventuali richieste e necessità dei soci. Nonché per pungolare e spronare l’attuale Consiglio Direttivo a portare avanti le nostre storiche rivendicazioni”. Così aveva fatto, fino a quando aveva potuto.

Il caso Persich

L’ex autista della Nettezza Urbana del Comune di Trieste era stato a contatto con l’amianto ogni giorno. L’asbesto si trovava nei freni dei veicoli che guidava e di cui si occupava quando erano in panne.

L’amianto fu impiegato senza remore, nonostante si conoscesse bene la sua pericolosità già dagli anni ’40, in tutta Italia e anche in Friuli Venezia Giulia, nel periodo del boom economico. Le aziende lo utilizzarono per diversi impieghi, fino alla sua messa al bando, con la Legge 257/1992.

Nonostante questo, poiché le malattie che causa possono manifestarsi anche a distanza di decenni, il numero delle vittime continua a crescere e il picco, come spiegava sempre Pischianz, è previsto tra il 2025 e il 2030. Così come denuncia da sempre anche l’avvocato Bonanni, anche nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

I dati sul mesotelioma in particolare sono disponibili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

Cemento amianto case Ater Tor Sapienza, la riqualificazione

Roma Tor Sapienza, cemento amianto
Roma Tor Sapienza, cemento amianto

Roma, Tor Sapienza: sgomberata stecca centrale Ater

Cemento amianto, degrado e incuria la facevano da padroni nel complesso di edilizia residenziale pubblica in viale Giorgio Morandi, a Tor Sapienza, a Roma. Adesso il Comune ha sgomberato un’altra ala della struttura e, grazie a 8,2 milioni di euro stanziati dalla Regione Lazio, potrà essere riqualificata.

Ieri mattina le 11 famiglie che occupavano illecitamente gli appartamenti del complesso Ater si sono spostate. Il Comune ha provveduto a tutelare i bambini, gli anziani e le persone fragili che hanno trovato una diversa sistemazione.

Cemento amianto, le bonifiche: battaglia storica dell’ONA

I lavori, che riguardano in totale 507 abitazioni, prevedono anche la bonifica dall’amianto. Un’operazione quanto mai necessaria perché è un materiale molto pericoloso per la salute come denuncia da sempre l’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, avvocato Ezio Bonanni. Le aziende lo hanno utilizzato per diversi impieghi e in particolare nel settore dell’edilizia, fino alla sua messa al bando con la Legge 257 del 1992. Da tempo, in realtà già dall’800, e poi grazie a due studi negli anni ’40 se ne conosceva la sua pericolosità.

E’ stato scientificamente provato che provoca infiammazioni, è l’unica causa del mesotelioma, e causa anche altri tumori come quello al polmone e alla laringe. Provoca infine diverse patologie asbesto correlate. Basta l’inalazione di poche fibre killer e i suoi effetti si possono manifestare anche a distanza di decine di anni dall’esposizione.

Viale Giorgio Morandi, i lavori previsti negli alloggi Ater

Gli altri lavori riguarderanno il miglioramento della tenuta termica degli infissi, la realizzazione dell’impermeabilizzazione delle coperture e il rifacimento degli intonaci esterni. Nelle scale verranno posti nuovi punti luce e le aree esterne e gli spazi verdi verranno dotati di una nuova illuminazione su tutto il perimetro degli edifici e sulle rampe delle autorimesse.

“La riqualificazione della stecca centrale – ha dichiarato Massimiliano Valeriani, assessore all’Urbanistica e alle Politiche abitative della Regione Lazio – rappresenta un risultato storico, che finalmente consente di restituire decoro e legalità nel complesso Ater di Tor Sapienza: ora il progetto di rigenerazione dei quattro edifici proseguirà con interventi di ristrutturazione delle coperture e delle facciate per migliorare la qualità abitativa degli alloggi”.

Cemento amianto, assistenza tecnica e legale dell’ONA

L’ONA ha dichiarato d anni guerra all’amianto. L’eternit provoca infatti non solo tumori asbesto correlati, ma anche, asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici, e, soprattutto, tumori dell’amianto. Il quadro del rischio è ben delineato nell’ultima monografia dello IARC.

L’utilizzo della fibra killer è stata vietata nel 1992, ma il materiale contamina ancora edifici, scuole e ospedali. Le bonifiche amianto sono lente e le vittime sono in crescita, come denunciato dall’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati sul mesotelioma sono consultabili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

L’ONA mette a disposizione di cittadini e lavoratori gratuitamente assistenza tecnica e legale.

I residenti possono segnalare i siti contenenti amianto con la App dell’ONA, e diventare così protagonisti di questa battaglia al fine di eliminare l’asbesto dal territorio.

La memoria, giorno dopo giorno

La memoria, rosa
rosa poggiata a terra, simbolo della memoria

La memoria, Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini, direttore de “L’Eco Del Litorale”

Credo che dedicare un sol giorno, magari particolare, a questo o quel dettaglio anche macroscopico della umana storia, sia importante, forse fondamentale. Serve a radicare fatti, personaggi, modalità del commemorare, che finiscono per creare utile consapevolezza. Anche se soltanto riflessa, per forza delle cose e del tempo non diretta.

La memoria, in ricordo della Shoah

In poche parole, oggi, mentre si alzano di nuovo minacce di guerra per l’Europa, intorno all’Ucraina e i rituali delle “presidenziali italiche” degradano nell’operetta, ricorre il giorno dedicato alla memoria. Alla Shoah, ovvero allo sterminio subito dagli ebrei nell’Europa della prima metà del Novecento. Quando negli anni trenta-quaranta il nazismo scatenò la Seconda Guerra mondiale con una conseguente pandemica occupazione dei territori.

Si calcolano in circa sei milioni le vittime di religione o di origine ebraica, su di un totale allucinante di circa quindici. Tra queste minoranze religiose, etniche, culturali, politiche, rastrellate ovunque, concentrate principalmente nei campi di Chełmno, Bełżec, Sobibór, Treblinka, Majdanek, e Auschwitz-Birkenau. Uccise col gas, dopo sofferenze immaginabili, distrutte per quanto possibile nei forni a carbone, quindi trattate finanche con macchine tritaossa.

La memoria, il Campo di Dachau

Il Campo di Dachau fu il primo ad essere creato sin dal 1933 – tre anni prima dei Giochi Olimpici di Berlino – ed era situato ad appena 16 chilometri da Monaco di Baviera, dove si sarebbero tenuti di nuovo in Germania i Giochi nel 1972, come occasione di riconciliazione e di pace.

Fu in quella occasione, invece profondamente segnata dal terrorismo e da altre vittime dell’odio razziale, politico, religioso, che io ebbi l’opportunità di visitare il Campo nella sua inquietante integrità. Con tutto ciò restava e resta a testimonianza di quella incredibile follia degli uomini. Vi garantisco che per me fu importante, più di quanto mi sia capitato poi nel 1981, quando pienamente consapevole visitai a Gerusalemme il Mausoleo Yad Vashem, dedicato alla “tempesta devastante”, appunto alla Shoah.

E voglio aggiungere che forse sarebbe giusto ed opportuno ricordare permanentemente le vittime di azioni di pulizia etnica compiute nel passato, come nel presente. Nelle più diverse forme palesi e dissimulate, anche in anni recenti, appena venti anni fa nell’area balcanica.

Mediterraneo, teatro di tragedie quotidiane

Oggi, con un’Europa asimmetrica e priva di autorevolezza per l’antico prevalere degli egoismi nazionali, il Mediterraneo è teatro di tragedie quotidiane conseguenti a guerre avventate, terrorismo, pirateria, dispotismo, sempre sulla pelle di popolazioni a rischio di sterminio, dallo Yemen, alla Siria, alla Libia.

Ma non dimentichiamo che le popolazioni indigene dell’Amazzonia, come tutte le altre originarie di ogni parte del mondo in cui si trovano risorse atte alla speculazione economica, continuano ad essere vessate ed eliminate con qualsiasi mezzo.

Prassi comune con chi fece strame dei nativi nell’America del Nord, piuttosto che delle civili popolazioni di cultura precolombiana in quella del Centro o del Sud. Sostituiti come forza lavoro con una biblica migrazione di schiavi dal Continente Africano, mentre le politiche coloniali annichilivano gli aborigeni in Australia e coronavano le ambizioni imperialistiche in lungo e in largo per la terra asiatica.

Nell’orrore qualcuno immaginò un’Europa diversa

Ecco, passando per l’orrenda esperienza delle popolazioni istriane stravolte dalle deportazioni in alternativa alle foibe, frutto del cinismo dei vincitori sui vinti, a Yalta settantatré anni fa, alla mancanza di temperanza e lungimiranza, approfitto per rivolgere il pensiero a coloro che immaginarono e concretamente si adoperarono per una Europa diversa, giusta e pacificata e che lo fecero in regime di costrizione, lontano dai propri affetti e in pericolo, ovvero Mazzini, i fratelli Rosselli, Pertini, Spinelli, Colorni, Lussu, Cianca, Nitti… da Londra a Parigi, piuttosto che a Ventotene o a Regina Coeli. Anche a loro oggi dobbiamo “la memoria”.

Forse è proprio la prova del dolore, quella che può esaltare il pensiero e portare all’azione, come capitò appunto ai federalisti e agli azionisti, cui dobbiamo molto della nostra rinascenza risorgimentale e repubblicana. Quella che Carlo Azeglio Ciampi amava definire “Patriottismo Repubblicano”, anche secondo l’insegnamento di un gigante come Gaetano Salvemini.

“Noi non possiamo – affermava Salvemini – essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti. Cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere “.

ONA – L’obiettivo dell’Osservatorio nazionale amianto

L’amianto fa purtroppo ogni anno migliaia di vittime in Italia. Nel 2021 sono state 7 mila. I dati sono consultabili sul VII Rapporto ReNaM dell’INAIL. Quelli aggiornati, invece, nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lotta da anni per fermare la strage che l’asbesto sta facendo in Italia. Cuasa infatti tumori, tra cui mesotelioma ma anche il tumore al polmone e altri ancora. E tante patologie asbesto correlate.

L’Osservatorio amianto è accanto alle vittime e alle loro familie con assistenza legale e medica.

Per contribuire alle bonifiche dell’amianto ha creato una App, utile ai cittadini per segnalare i siti con presenza della fibra killer.