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Vittime del dovere: storica sentenza su amianto e traghetti FS

amianto, avv. Ezio Bonanni
amianto, avv. Ezio Bonanni

Importante sentenza per le vittime del dovere colpiti da malattie amianto correlate e dei lavoratori equiparati. L’Avv. Ezio Bonanni presidente di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, commenta la vittoria legale ai microfoni di ONA News.

Al centro della vicenda gli operatori dei traghetti delle Ferrovie dello Stato impegnati nella tratta Messina–Reggio Calabria. Un lavoratore della manutenzione navale, esposto per anni all’amianto nella sala macchine, è deceduto per mesotelioma. Dopo una lunga battaglia giudiziaria durata circa 9 anni, il Tribunale di Messina ha riconosciuto il nesso causale tra esposizione e malattia.

Quando si parla di vittime del dovere e di equiparati alle vittime del dovere, il pensiero va quasi sempre ai militari delle Forze Armate o ai corpi di polizia. Marina Militare, Esercito, Aeronautica, Carabinieri: categorie giustamente al centro dell’attenzione pubblica. Tuttavia, esistono altri lavoratori, come appunto gli operatori dei traghetti, che hanno svolto mansioni essenziali spesso in condizioni di grave rischio.

La sentenza del Tribunale di Messina

La decisione arriva al termine di una lunga e complessa battaglia giudiziaria, durata circa nove anni.  La vittima era un operaio tecnico delle FS, addetto alla manutenzione in navigazione. Lavorava all’interno della sala macchine dei traghetti, un ambiente notoriamente saturo di fibre di amianto, soprattutto negli anni in cui non esistevano adeguate misure di prevenzione.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Un ruolo centrale in questa vicenda è svolto dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA),  da anni impegnato nella tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

“Per decenni l’amianto è stato utilizzato massicciamente sulle navi e sui traghetti, in particolare per l’isolamento termico e acustico di motori, tubazioni e caldaie. Gli operatori della sala macchine erano tra i più esposti, poiché lavoravano a stretto contatto con materiali contenenti amianto, spesso deteriorati. E’ stato accertato che l’operaio tecnico aveva prestato servizio per anni sui traghetti che facevano la spola tra Messina e Reggio Calabria, contraendo la malattia proprio a causa di questa esposizione professionale prolungata.” – Ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni nell’intervista con il giornalista Luigi Abbate.

Grazie all’attività legale e all’approfondita istruttoria processuale, il Tribunale ha potuto accertare:

  • il nesso di causalità tra esposizione ad amianto e insorgenza del mesotelioma;
  • la colpa delle Ferrovie dello Stato per la mancata adozione di misure di sicurezza;
  • il diritto al risarcimento integrale dei danni subiti dalla vittima e dai suoi familiari.

“Fondamentali sono state la prova testimoniale e la CTU medico-legale, che hanno confermato l’origine professionale della malattia.” Sottolinea Bonanni.

Risarcimento di oltre 1,2 milioni di euro

La sentenza ha stabilito un risarcimento complessivo di circa 1.200.000 euro, comprensivo di:

  • danno jure hereditario, cioè il danno subito dalla vittima prima della morte;
  • danno jure proprio, riconosciuto ai familiari per la perdita del congiunto.

A questo importo si aggiunge la rendita INAIL, già riconosciuta in favore della vedova prima dell’inizio del giudizio civile.

“Il lavoratore è deceduto all’età di 68 anni, dopo aver affrontato la malattia tra atroci sofferenze, un elemento che ha inciso in modo significativo sulla quantificazione del danno.” – continua Bonanni.

Un precedente fondamentale per altri lavoratori colpiti da amianto

Un traguardo precedente di grande valore per tutti gli operatori dei traghetti e, più in generale, per i lavoratori civili esposti ad amianto che non rientrano nelle categorie tradizionalmente riconosciute come vittime del dovere.

“Il caso degli operatori dei traghetti FS nello Stretto di Messina evidenzia come l’emergenza amianto sia ancora oggi una questione delicata. Chi ha sacrificato la propria salute al servizio dello Stato merita piena tutela, anche a distanza di molti anni.” – Conclude Bonanni.

Amianto, lo spettacolo di Ragazzo, riflessioni su performance art

amianto e teatro, (Foto free di StockSnap da Pixabay)
amianto e teatro, (Foto free di StockSnap da Pixabay)

Lo spettacolo teatrale “Fibronit: dall’amianto alla rinascita”, ideato e diretto da Fabio Ragazzo, unisce impegno sociale e sensibilizzazione sulla tragedia dell’amianto.

Fabio Ragazzo, in una intervista della prima avvenuta alcuni mesi fa, ha spiegato di essere stato attratto moltissimo dalla vicenda locale della Fibronit. “Volevo raccontare una storia della nostra città, qualcosa che fosse legata a Bari. Mi sono appassionato al tema e ho scoperto che, nonostante l’importanza della vicenda, mancavano libri o approfondimenti completi che narrassero questa lunga battaglia”. – Ha affermato.

Una tragedia ambientale raccontata a teatro

Lo spettacolo ripercorre la storia della cosiddetta “Fabbrica della morte”, la Fibronit, attiva dal 1935 al 1985. Durante questi cinquant’anni, nell’azienda ci sono stati oltre 700 decessi, tra lavoratori e cittadini esposti direttamente o indirettamente alle fibre di amianto. Attraverso la rappresentazione teatrale, le vittime ritrovano voce, trasformando la denuncia in simbolo di rinascita collettiva.

Ragazzo ha sottolineato come l’opera combini documentazione storica ed emozione, mostrando l’impegno di una città intera nel portare alla luce un dramma spesso ignorato. “È stato un percorso difficile, ma anche entusiasmante”, ha dichiarato il regista, “perché Bari è riuscita a ottenere ciò che desiderava: trasformare un’area segnata dalla sofferenza in un luogo di rinascita”.

Il parco della Rinascita: un omaggio alle vittime

L’iniziativa teatrale è arrivata in estate un momento simbolico, poco prima dell’inaugurazione del Parco della Rinascita, realizzato sul sito dell’ex Fibronit. Il parco infatti rappresenta un segno concreto per le vittime dell’asbesto e per le loro famiglie. L’area, una volta teatro di malattia e lutto, diventa oggi uno spazio verde dedicato alla vita e alla collettività, a testimonianza di come la città abbia trasformato la tragedia in opportunità di rinascita.

Teatro e un messaggio per la comunità

La rappresentazione di Ragazzo ha avuto anche un forte valore educativo e sociale, coinvolgendo il pubblico nel ricordo di una vicenda che ha segnato profondamente la città di Bari. La scelta di teatro e festival come strumenti di divulgazione ha permesso di unire cultura, storia e impegno civile.
Un approccio che ci ricorda quanto il ricordo delle vittime debba essere onorato  attraverso anche altri linguaggi, culturali ed artistici.

Altri spettacoli teatrali sull’amianto

Negli ultimi anni, diversi spettacoli teatrali in Italia hanno affrontato il tema dell’amianto e delle sue conseguenze sulla vita delle persone e delle comunità. Ad esempio, “Vite sospese”, rappresentato a Casale Monferrato, racconta la storia delle vittime dell’Eternit e delle battaglie legali e civili portate avanti dalle famiglie. Lo spettacolo combina testimonianze reali e ricostruzioni sceniche, evidenziando l’impatto umano e sociale dell’amianto.

Un altro esempio significativo è “Fibre invisibili”, prodotto a Torino, che mette in scena le vicende dei lavoratori esposti all’amianto in fabbriche e cantieri, mostrando le difficoltà legate al riconoscimento della malattia e il lungo percorso di giustizia ambientale.

Cosa può fare la performance art

Staccandoci ora dal teatro di Ragazzo e di altri autori, mi permetto di fare una digressione personale. Se fossi alla regia di una performance con al centro la vicenda dell’amianto, probabilmente coinvolgerei le vittime e inviterei loro a raccontare le loro storie dal vivo. Nulla è più potente della verità, coerentemente con una visione “dove tutto ciò che avviene è reale non c’è interpretazione”. 

Ho imparato che il pubblico si arrende dinanzi a chi mette a nudo le proprie fragilità, come nel caso di (A)mare Conchiglie (2012) dove migranti dal mare hanno raccontato le loro storie da una tavolata sospesa in mezzo al mare. O come nel caso del progetto “Davide e Golia” (2019), dove testimoni di giustizia che si sono opposti alle mafie hanno narrato, dal palco, la propria vicenda.

Credo che nulla possa colpire e far riflettere come l’esperienza vissuta divulgata in prima persona. Ogni parola, ogni pausa, ogni gesto diventerebbe testimonianza. La forza della scena sta nel rendere visibile l’invisibile, nel dare voce a chi troppo spesso è rimasto senza voce. E’ così che il teatro può trasformarsi davvero in strumento di denuncia permettendo al pubblico di confrontarsi con la realtà più cruda. Ma anche di accedere a un’esperienza emotiva che resta dentro, molto oltre l’applauso finale.

Cosa cambia per vittime del dovere e famiglie

Vittime del dovere, Abbate e Bonanni, Compensatio lucri cum damno
Vittime del dovere, Abbate e Bonanni

La compensatio lucri cum damno è da sempre uno dei temi più complessi nel diritto dei risarcimenti, soprattutto quando si parla di vittime del dovere, militari, forze dell’ordine e familiari colpiti da lutti o eventi traumatici legati al servizio. Negli anni, la disciplina è stata interpretata in modi diversi, generando confusione e contenziosi tra tribunali e famiglie.

In questa intervista su ONA News di Luigi Abbate all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) e Osservatorio Vittime del dovere, il problema nasce dalla confusione tra indennizzi e risarcimento. «Il risarcimento del danno è di altra natura rispetto agli assegni vitalizi o alle prestazioni previdenziali», sottolinea Bonanni.

Questa distinzione è cruciale per capire quali somme possano essere sottratte al diritto dei familiari e quali debbano essere riconosciute integralmente.

Danno da lutto e danno morale: protezione delle famiglie

Il danno da lutto rappresenta il dolore subito per la perdita di un familiare, mentre il danno morale comprende sofferenze psichiche e lesioni all’integrità personale. Entrambi sono componenti essenziali del risarcimento e non possono essere compensati automaticamente con pensioni o assegni vitalizi.
«Questi danni non possono essere oggetto di detrazione in forza degli assegni vitalizi», chiarisce Bonanni.

Il calcolo del risarcimento avviene caso per caso, considerando fattori come il grado di parentela, la convivenza e l’intensità del legame affettivo. Gli importi possono variare sensibilmente, ma la legge tutela la piena autonomia di queste voci rispetto agli indennizzi già percepiti.

Speciale elargizione e assegni vitalizi: cosa cambia

La speciale elargizione, oggi pari a circa 285.000 euro, può essere scomputata dal risarcimento solo per la vittima primaria, cioè la persona direttamente deceduta o danneggiata. Se il danno accertato supera questo importo, la differenza resta dovuta ai familiari.

Gli assegni vitalizi mensili, compreso lo speciale assegno vitalizio, non incidono sul calcolo del danno morale o da lutto. Possono essere considerati solo in caso di danno economico e non come riduzione automatica del risarcimento complessivo.

Giurisprudenza e applicazione pratica

Negli anni, la giurisprudenza ha spesso applicato la compensatio lucri cum damno in modo incoerente, generando confusione tra tribunali e famiglie. Alcune sentenze hanno interpretato il principio con criteri elastici, portando a compensazioni ingiuste o arbitrarie.

Oggi, le ultime pronunce chiariscono che indennizzo e risarcimento hanno finalità diverse. L’indennizzo sostiene chi ha subito la perdita, mentre il risarcimento compensa il danno subito per colpa o illecito. La distinzione è fondamentale per garantire che i familiari ricevano quanto spetta loro senza che i vitalizi o le elargizioni riducano i diritti spettanti.

La compensatio lucri cum damno resta una questione delicata e complessa, ma le interpretazioni più recenti indicano una direzione chiara: tutelare i diritti delle vittime del dovere e delle loro famiglie, garantendo che il risarcimento sia pienamente riconosciuto e non ridotto impropriamente.

Questo chiarimento rappresenta un passo importante per assicurare trasparenza, equità e tutela dei diritti in un ambito spesso caratterizzato da interpretazioni variegate e contenziosi lunghi.

Condanna ex procuratrice Lotti, processo Amara

corruzione atti giudiziari
Foto di Carrie Z da Pixabay

Si è chiusa con una sentenza di primo grado che vede la di condanna dell’ex procuratrice di Gela Lucia Lotti. Imputata per corruzione in atti giudiziari. Il giudice dell’udienza preliminare di Catania, Luigi Barone, ha inflitto una pena di due anni e otto mesi di reclusione, al termine del processo celebrato con rito abbreviato.

Nel medesimo procedimento, lo stesso gup ha disposto il rinvio a giudizio dell’ex avvocato dell’Eni Pietro Amara, chiamato a rispondere della medesima ipotesi di reato. La prima udienza dibattimentale è stata fissata per il mese di ottobre davanti al Tribunale di Catania.

La ricostruzione dell’accusa e il contenuto dell’imputazione

Secondo quanto indicato nel capo d’imputazione, al centro dell’inchiesta vi sarebbe la presunta “promessa, poi mantenuta” di Pietro Amara di “intercedere con un componente del Csm per la nomina di Lucia Lotti. All’epoca sostituto procuratore a Roma, a capo della procura di Gela”.

In cambio, sempre secondo la ricostruzione dell’accusa, la magistrata avrebbe messo “a disposizione la sua funzione in favore di Amara”. Consentendogli “l’accesso ai fascicoli in fase di indagini più rilevanti sulla raffineria di Gela”.

L’imputazione fa inoltre riferimento alla possibilità di “indicare i nominativi di consulenti tecnici vicino all’avvocato o comunque all’Eni” per incarichi che la Procura “avrebbe potuto assegnare nei procedimenti che coinvolgevano la raffineria”.

A che punto è la fase giudiziaria

Dal punto di vista procedurale, le due posizioni si trovano in fasi giudiziarie differenti.

Per Lucia Lotti, il procedimento si è concluso in primo grado con rito abbreviato davanti al gup, che ha emesso una sentenza di condanna. Una decisione suscettibile di eventuali impugnazioni nei successivi gradi di giudizio.

Diversa la situazione di Pietro Amara: per lui il giudice ha disposto il rinvio a giudizio, segnando la fine dell’udienza preliminare. Il processo non è ancora entrato nel merito, e sarà il Tribunale di Catania, a partire dall’udienza fissata per ottobre, a valutare le accuse nel corso del dibattimento.

Raffineria di Gela e attenzione pubblica

Le indagini si inseriscono in un contesto da anni al centro dell’attenzione pubblica. In questo quadro, l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha condotto una lunga e significativa battaglia.

Amianto, discarica abusiva tra Mazara del Vallo e Strasatti

amianto, eternit (Foto free di Wolfgang Eckert da Pixabay)
amianto, eternit (Foto free di Wolfgang Eckert da Pixabay)

“La frammentazione delle lastre di amianto aumenta il rischio di dispersione delle fibre nell’ambiente, soprattutto in presenza di vento e pioggia.” afferma l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, commentando la notizia.

Lungo un tratto della strada statale in Sicilia che collega Mazara del Vallo a Strasatti è stata segnalata la presenza di rifiuti che conterrebbero amianto abbandonati a bordo carreggiata. Si tratterebbe di lastre di cemento-amianto, comunemente note come eternit, trovate spezzate e lasciate all’aperto, in un’area esposta agli agenti atmosferici.

Lastre di eternit abbandonate lungo la carreggiata

Se confermata la presenza di amianto, le lastre individuate sono infatti rifiuti speciali pericolosi, la cui gestione è regolata da normative stringenti che impongono rimozione, trasporto e smaltimento attraverso procedure certificate.

Un fenomeno diffuso in diverse zone del territorio

Situazioni simili sono state individuate anche in altre aree del territorio comunale, in particolare nelle campagne della Borgata Costiera, nel quartiere Mazara Due e nella zona di Boccarena. In tutti i casi si tratta di abbandoni illegali di materiali edilizi contenenti amianto.

La diffusione del fenomeno evidenzia una criticità strutturale nella gestione dei rifiuti speciali, legata soprattutto al settore delle ristrutturazioni edilizie.

Smaltimento irregolare durante i lavori edilizi

Alla base di molti abbandoni illegali vi è la presenza di coperture in eternit ancora diffuse su abitazioni e fabbricati. Durante gli interventi di ristrutturazione o demolizione, il corretto smaltimento dell’amianto comporta costi e procedure complesse. In alcuni casi, queste sono aggirate attraverso pratiche illegali che portano all’abbandono del materiale in aree periferiche o lungo le strade.

Una condotta che comporta rischi ambientali e sanitari, oltre a configurare reati amministrativi e penali.

Le richieste dei cittadini e l’attesa degli interventi

Ovviamente è opportuno un intervento immediato di bonifica dell’area interessata. Utile una ricognizione sistematica del territorio, con sopralluoghi mirati e controlli più frequenti per individuare e rimuovere altri siti contaminati.

Gli interventi dovrebbero essere affidati esclusivamente a ditte specializzate nella gestione dell’amianto, in grado di operare nel rispetto delle norme di sicurezza e tutela della salute e dell’ambiente.

La situazione resta in attesa delle decisioni delle autorità competenti e dell’avvio delle operazioni di messa in sicurezza e rimozione dei rifiuti.

Fonte: Web