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Stop amianto a Perugia: il TAR conferma bonifica urgente

Amianto, immagine esclusivamente descrittiva, Perugia
Amianto, immagine esclusivamente descrittiva

Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Umbria ha respinto il ricorso presentato dai proprietari di un immobile contro l’ordinanza del Comune di Perugia. La quale impone la rimozione immediata di una copertura contenente amianto. La decisione conferma quindi la necessità di procedere rapidamente con gli interventi di bonifica per ragioni legate alla tutela della salute pubblica.

Come nasce la vicenda

La questione ha origine nel giugno 2023, quando il Dipartimento di prevenzione della Usl Umbria 1 ha effettuato un sopralluogo su segnalazione relativa a un sito situato nella periferia di Perugia.

In quell’occasione ai proprietari hanno chiesto di produrre una relazione tecnica per valutare lo stato di conservazione della copertura in eternit.

La prima perizia: degrado avanzato

I proprietari hanno incaricato una società specializzata che ha consegnato una relazione tecnica. Nel documento veniva indicato un livello avanzato di deterioramento del materiale, con un indice di degrado pari a 64 punti.

La perizia suggeriva quindi la rimozione della copertura entro un massimo di 12 mesi, considerata la situazione rilevata.

La richiesta di proroga e la seconda valutazione

Con l’avvicinarsi della scadenza indicata nella relazione, nel  2024 i proprietari hanno chiesto alla Usl una proroga dei termini.

La richiesta era motivata dalla volontà di commissionare una nuova perizia tecnica indipendente, con l’obiettivo di verificare nuovamente lo stato della copertura.

Tuttavia la Usl ha respinto la richiesta di proroga. Successivamente, nel settembre 2024, il Comune di Perugia ha emesso un’ordinanza che disponeva la bonifica immediata della copertura contenente amianto.

Solo nel mese successivo, ottobre 2024, presentata una seconda relazione tecnica. In questa valutazione l’indice di degrado risultava pari a 44 punti, con l’indicazione di possibili interventi di manutenzione e ripristino invece della rimozione totale.

La decisione del TAR

Nel pronunciarsi sulla vicenda, il TAR dell’Umbria ha evidenziato che la prima perizia, quella che segnalava il deterioramento più significativo, era stata presentata dagli stessi proprietari alle autorità sanitarie.

Secondo i giudici, quella documentazione rappresentava quindi un elemento sufficiente per giustificare l’adozione di misure rapide da parte delle autorità, orientate alla massima tutela della salute pubblica.

Il tribunale ha inoltre osservato che, anche qualora la seconda perizia fosse stata presentata prima dell’ordinanza, l’amministrazione avrebbe comunque potuto scegliere l’intervento più prudenziale tra quelli indicati nelle valutazioni tecniche.

Responsabilità e obblighi di intervento

Dalle valutazioni tecniche emergeva in ogni caso una condizione di degrado diffuso delle lastre di amianto.

Il TAR ha ricordato che la normativa attribuisce al proprietario dell’immobile la responsabilità principale nella gestione del rischio e nella manutenzione delle coperture contenenti materiali potenzialmente pericolosi.

Irrilevante il preliminare di vendita

Nel ricorso citato anche un contratto preliminare di vendita dell’immobile, stipulato nel dicembre 2025, in cui l’acquirente si impegnava a sostenere i lavori di bonifica con interventi programmati per maggio 2026.

Secondo il tribunale, tuttavia, questo elemento non modifica gli obblighi già imposti dalle autorità. Ossia la messa in sicurezza deve essere garantita in tempi rapidi, indipendentemente da accordi tra privati.

Esito finale

Alla luce di queste valutazioni, il TAR ha respinto il ricorso e confermato l’obbligo di procedere senza ulteriori ritardi alla rimozione e allo smaltimento dell’amianto dalla copertura del capannone.

Fonte: Perugia Today, Virgilio

Riforma Giustizia: Bonanni e Gallo per il NO al voto

Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma, no
Avv. Ezio Bonanni e Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente ff della Corte di Appello di Roma

Un NO deciso da parte dell Avv. Ezio Bonanni in merito al referendum costituzionale per la separazione delle carriere dei magistrati in Italia.

“La magistratura deve restare indipendente, presidio essenziale dello Stato di diritto e garanzia per tutti i cittadini. La proposta di separazione delle carriere dei magistrati, così come prospettata nel referendum, rischia di compromettere l’equilibrio del sistema giudiziario. È necessario invece rafforzare l’autonomia e l’imparzialità della giurisdizione, non introdurre riforme che possano indebolire le tutele dei diritti”. Ha affermato Bonanni rendendo pubblica la nota del Dott. Fabio Massimo Gallo, magistrato in quiescenza, già presidente F.F. della Corte di Appello di Roma.

Il referendum costituzionale del 22 e del 23 marzo decreterà o meno l’entrata in vigore della riforma.

Abbiamo quindi intervistato Fabio Massimo Gallo sulle ragioni del NO evidenziate nella nota che vi invitiamo a visionare nella sua interezza in questo link.

“La mia opinione non deriva da una posizione politica ma si basa unicamente su considerazioni di carattere tecnico, condivisibili o non che siano.” – apre nella nota.

Sulla separazione delle carriere

Nella nota di Gallo leggiamo: il cuore della riforma è senza dubbio la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, con conseguente sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura. Ciò servirebbe per rendere effettivo il principio della terzietà del giudice.

Gallo riporta un esempio consistente e smonta il temuto allineamento di pensiero tra pm e giudici che non trova conferma nella realtà giudiziaria di ogni giorno. “Basti pensare all’assoluzione – ineccepibile – del ministro Salvini per la vicenda Open Arms.” 

Ed afferma che anche il Prof. Avv. Franco Coppi si è dichiarato contrario alla riforma perché, “pur avendo riscontrato più volte errori anche gravi da parte dei giudici, non ha mai ritenuto che tali errori dipendessero dall’appartenenza al medesimo ordine dei pubblici ministeri.”

L’ipotesi della pericolosità di un corpus autonomo di pubblici ministeri con un proprio CSM

Sempre secondo Gallo un corpus autonomo di pubblici ministeri, con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, formato quanto a togati da soli Pubblici Ministeri, “rischia di essere più pericoloso perché autoreferenziale e aggressivo, e privo di quell’arricchimento professionale che l’interscambio di esperienze comporta.”

Per questo Gallo ritiene ancora che “la separazione sia solo il primo passo verso qualche forma di assoggettamento della magistratura inquirente al Ministro della giustizia, ad esempio richiedendosi l’autorizzazione ministeriale per procedere per determinati reati.”

Il segretario di Forza Italia, ha già ipotizzato la sottrazione della Polizia Giudiziaria dalle dipendenze dirette del pm. “Ciò porterebbe ad avere un pm superpoliziotto, privato però della possibilità di disporre indagini senza il benevolo contributo del Ministro dell’interno.”

Dati ufficiali che smentiscono

Gallo continua affermando che i dati ufficiali dimostrano che nei Paesi ove vige la separazione delle carriere il tasso di errore è in realtà superiore al nostro.
Che ogni Paese ha una sua storia giudiziaria ed un tasso di criminalità differente e che il carico di lavoro gravante su ciascun magistrato italiano è nettamente superiore al resto d’Europa.

Il sistema del sorteggio rappresenta oggettivamente un’autentica offesa all’intero ordine giudiziario perché “ai magistrati viene detto, in sostanza, che non sono degni di scegliere i loro rappresentanti in seno al CSM, organo di governo autonomo (non di autogoverno, perché non è formato di soli magistrati).”

Dimenticando peraltro che la magistratura è comunque depositaria del terzo potere dello Stato, ossia quello giudiziario accanto e non alle dipendenze degli altri poteri costituzionali.

Proprio per questo motivo i Padri Costituenti hanno ritenuto necessario istituire un organo di governo autonomo, su base elettiva da parte della magistratura nella sua interezza.

Inoltre smonta – sulla base di dati provenienti dalla Commissione Europea per la Giustizia –  la convinzione errata secondo la quale la lentezza della giustizia in Italia dipende prevalentemente dalla scarsa operosità dei magistrati, determinata soprattutto dai carichi di lavoro e dalla carenza di strutture.

Passaggio conclusivo

Conclude con un toccante passaggio dove afferma che “la magistratura italiana, tra tutti i paesi occidentali, è quella che ha lasciato sul campo il più elevato numero di Caduti, tra giudici e PM. E’ la stessa che ha retto affiancata dalle Forze dell’ordine e sostenuta da tutta la società civile) alle spallate eversive di destra e di sinistra, ed ha inferto colpi devastanti ancorché non decisivi alla criminalità comune ed organizzata.”

Qui di seguito il testo integrale: Le ragioni del No di Fabio Massimo Gallo

 

Medio Oriente: i rischi dell’uranio e l’appello per la pace

Avv.Ezio Bonanni, guerra
Avv.Ezio Bonanni

Il conflitto in Medio Oriente continua a destare forte preoccupazione a livello internazionale, ne avevamo parlato su Onanotiziarioamianto poco dopo l’entrata in conflitto.
Anche il giornalista Luigi Abbate, in un’intervista allAvv. Ezio Bonanni approfondisce come le tensioni tra Iran e Stati Uniti d’America, insieme al coinvolgimento di numerosi altri Paesi, stanno alimentando un clima di instabilità che produce effetti politici, economici e sanitari.

Tra i timori più gravi emerge ancora una volta quello legato al possibile uso dell’uranio impoverito, una sostanza utilizzata in alcuni sistemi d’arma e che negli anni ha generato forti polemiche.

Per quanto riguarda l’Iran sembra più probabile che, per la sua prima arma nucleare, utilizzerebbe uranio altamente arricchito.

Il rischio dell’uranio impoverito nei conflitti armati

In linea generale l’uranio impoverito è stato impiegato nella produzione di alcuni proiettili e munizioni ad alta capacità penetrante.

Il rischio non riguarda solo l’uranio impoverito. Durante i conflitti possono essere liberate anche altre sostanze chimiche e materiali pericolosi che possono danneggiare gravemente la salute umana.

Le particelle rilasciate dalle esplosioni durante la guerra possono contaminare suolo, acqua e aria. Questa contaminazione può restare nell’ambiente, aumentando l’esposizione.

Tra i rischi potenziali segnalati da Bonanni ci potrebbero essere patologie tumorali, malattie respiratorie, danni al sistema immunitario e contaminazione ambientale persistente.

Le conseguenze economiche della crisi internazionale

La crisi in Medio Oriente ha effetti immediati anche sull’economia globale. L’instabilità della regione ha già provocato forti oscillazioni nei prezzi dell’energia.

Tra le conseguenze principali vi sono l’aumento del prezzo del petrolio, incremento dei costi del gas, oltre a rincari per famiglie e imprese. Il tutto determina inoltre una maggiore pressione sull’economia europea.

Per un Paese come l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, questi aumenti rappresentano un problema significativo sia per le famiglie sia per il sistema produttivo.

Ambiente, salute e pace: un appello internazionale

Negli ultimi anni anche Papa Francesco ha più volte lanciato un forte appello alla comunità internazionale affinché si lavori per la pace, la tutela dell’ambiente e la difesa della dignità umana.

Ogni conflitto armato comporterebbe infatti danni difficilmente reversibili per l’ecosistema e per le comunità locali.

La necessità di prevenzione e tutela

Di fronte a uno scenario internazionale così delicato, diventa fondamentale garantire protezione per i militari impegnati nelle missioni, monitoraggio sanitario costante, tutela ambientale nei territori colpiti dai conflitti

La prevenzione rappresentano strumenti essenziali per limitare le conseguenze sanitarie e ambientali della guerra.

L’obiettivo della comunità internazionale dovrebbe quindi rimanere uno solo: ridurre l’escalation del conflitto e promuovere una pace duratura.

Vedi l’intervista di Luigi Abbate all’Avv. Ezio Bonanni:

Ezio Bonanni

Vittime del dovere da amianto: vitalizio da 500€ agli eredi

Risarcimento amianto - Avvocato Ezio Bonanni, vittime del dovere
Avvocato Ezio Bonanni

Una recente decisione del Tribunale di Tempio Pausania, in Sardegna, potrebbe aprire un nuovo scenario per il riconoscimento dei diritti economici delle vittime del dovere e dei loro familiari. La sentenza nella fase di primo grado ha infatti stabilito l’adeguamento dell’assegno vitalizio mensile fino a 500 euro, equiparandolo a quello previsto per le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata.

Il provvedimento riguarda gli eredi di un militare della Marina Militare
La sentenza potrebbe essere impugnata in appello, ma se confermata in secondo grado potrebbe avere un impatto anche su altre situazioni analoghe.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale di Tempio Pausania, in funzione di giudice del lavoro, con la sentenza n. 35/2026 ha riconosciuto il diritto dei familiari di una vittima del dovere all’adeguamento dell’assegno vitalizio mensile.

In particolare, il giudice ha accolto il ricorso presentato dagli eredi del militare della Marina Militare Laudati Enrico Alberto Maria, già equiparato alle vittime del dovere.Riconosciuto quindi il pagamento delle somme arretrate maturate a partire dal 1° settembre 2011, oltre agli interessi e agli adeguamenti previsti dalla normativa.

L’importo dell’assegno vitalizio

La sentenza stabilisce che l’assegno vitalizio non reversibile previsto dall’articolo 4 del DPR 243/2006 deve essere corrisposto nella misura di 500 euro mensili.

In precedenza, l’importo riconosciuto era pari a 258,23 euro. La differenza mensile risulta quindi di circa 241,77 euro.

Considerando gli arretrati maturati dal 2011, le perequazioni e gli interessi, l’importo complessivo potrebbe raggiungere circa 60.000 euro, somma destinata alla vedova e all’orfano del militare.

Il principio di equiparazione

Il provvedimento del Tribunale si inserisce in un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato.

Le più recenti pronunce della Corte di Cassazione a Sezioni Unite hanno infatti affermato il principio di equiparazione tra vittime del dovere e vittime del terrorismo anche sotto il profilo delle prestazioni economiche.

Il ricorso è stato seguito dal team legale dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

Secondo l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, “una differenza nell’importo dell’assegno vitalizio non sarebbe coerente con il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.”

“In modo particolare per le prestazioni previdenziali, per le quali non può sussistere discriminazione”, mette in evidenza l’Avv. Veronica Sciliano, del pool legale dell’ONA.

Il ruolo del team legale

Il gruppo di difesa è composto dagli avvocati Ezio Bonanni, Veronica Sciliano, Giorgia Cicconi e Lidiana Belfiore.

Parallelamente al riconoscimento dei benefici previdenziali, sono in corso anche ulteriori iniziative giudiziarie finalizzate al risarcimento dei danni.

Nel caso dei militari, le questioni legate alla responsabilità amministrativa vengono generalmente esaminate dal TAR, mentre i danni da perdita del rapporto parentale vengono valutati dal Tribunale civile.

Le dichiarazioni

L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore dei ricorrenti, dichiara:

“Si tratta di un’altra importante sentenza che si unisce alle ultime più recenti decisioni di riconoscimento in favore dei superstiti delle vittime del dovere. Il Tribunale ha fatto piena applicazione del principio di uguaglianza, riconoscendo l’adeguamento dell’assegno vitalizio all’importo di 500 euro, lo stesso previsto per le vittime del terrorismo. Questo maggiore importo si applica anche alle vittime stesse, se rimaste in vita”.

La storia del militare

Il caso riguarda il Capo di 3ª Classe della Marina Militare Laudati Enrico Alberto Maria, che ha prestato servizio per oltre trent’anni.

La sua carriera si è svolta dal 1954 al 1985 con l’incarico di radiotelegrafista.

Nel corso del servizio il militare è stato imbarcato su diverse unità navali e ha lavorato anche in varie basi della Marina.

In quegli anni molte navi militari erano isolate con materiali contenenti amianto, utilizzati per l’isolamento termico di impianti, tubazioni e altre componenti tecniche.

Secondo quanto ricostruito nel procedimento, l’esposizione alle fibre di amianto sarebbe avvenuta durante lunghi periodi di servizio a bordo e negli ambienti di lavoro delle unità navali.

La patologia collegata a questa esposizione si è manifestata molti anni dopo il congedo.

Il militare è deceduto il 1° settembre 2011. Successivamente è stato riconosciuto il nesso tra la malattia e l’attività svolta durante il servizio, con il conseguente riconoscimento dello status di vittima del dovere.

Ex Ilva, incidente sul lavoro: commento dell’avvocato Ezio Bonanni

Avv. Ezio Bonanni, Ex Ilva
Avv. Ezio Bonanni

Il tema della sicurezza sul lavoro è tornato al centro dell’attenzione dopo il tragico incidente avvenuto nello stabilimento ex Ilva, dove un giovane operaio di 26 anni ha perso la vita durante l’attività lavorativa. La vicenda e ha riaperto il dibattito pubblico sulle condizioni di sicurezza negli impianti industriali.

Tra gli interventi sul tema c’è anche quello dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), associazione impegnata nella tutela della salute dei lavoratori e dell’ambiente.

L’incidente all’ex Ilva

Secondo quanto riportato dalle prime notizie diffuse dagli organi di informazione, tra cui Ansa, un operaio di 26 anni, impegnato in attività per conto di una ditta esterna all’interno dello stabilimento, sarebbe rimasto coinvolto in un incidente mentre si trovava su una struttura collegata a un nastro trasportatore.

Per cause ancora in fase di accertamento, il lavoratore sarebbe caduto riportando ferite che si sono rivelate fatali. Le autorità competenti hanno avviato le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.

A seguito dell’episodio, alcune organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per richiamare l’attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il commento dell’avvocato Ezio Bonanni

Nel commentare la vicenda, l’avvocato Ezio Bonanni ha espresso cordoglio per la scomparsa del giovane lavoratore e vicinanza ai suoi familiari.

Secondo quanto dichiarato dal presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, “episodi di questo tipo richiamano l’attenzione sull’importanza della prevenzione e sulla necessità di mantenere elevati standard di sicurezza negli ambienti di lavoro.”

Bonanni ha inoltre sottolineato come la tutela dei lavoratori riguardi diversi aspetti, tra cui la sicurezza delle strutture, la manutenzione degli impianti e il rispetto delle normative in materia di prevenzione degli infortuni.

Sicurezza sul lavoro e prevenzione

Il tema della sicurezza negli ambienti industriali è oggetto di attenzione da parte di istituzioni, enti di controllo e organizzazioni sindacali. In contesti produttivi complessi la prevenzione degli incidenti richiede controlli periodici, manutenzione delle infrastrutture e formazione continua del personale.

Per questo motivo, le associazioni sottolineano l’importanza di rafforzare le politiche di prevenzione e di monitoraggio.

Il dibattito sul futuro degli impianti

La vicenda ha riacceso anche il confronto sul futuro degli impianti industriali e sulle strategie di modernizzazione del settore siderurgico. Negli ultimi anni, infatti, in diversi paesi europei sono stati avviati progetti di innovazione tecnologica. Finalizzati a rendere la produzione di acciaio più sostenibile dal punto di vista ambientale e più sicura per i lavoratori.

Si tratta di un tema che coinvolge istituzioni, imprese e organizzazioni del lavoro e che continua a essere oggetto di confronto nel dibattito pubblico.

Il cordoglio per la vittima

In attesa che le autorità competenti completino gli accertamenti sull’accaduto, il mondo del lavoro ha espresso dolore per la giovane vittima.

L’auspicio condiviso da molte realtà è che la massima attenzione alla sicurezza possa contribuire a prevenire incidenti e a garantire condizioni di lavoro sempre più sicure.