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Circolo degli Artisti, replica dello storico staff: “la riapertura non è una prosecuzione”

musica
e musica (foto free di William Gallardo da Pixabay)

In un precedente articolo avevamo ripreso la notizia della possibile riapertura del Circolo degli Artisti in seguito alla chiusura.

Ma il Circolo degli Artisti non tornerà a via Casilina Vecchia 42. A chiarirlo è lo stesso staff dello storico spazio culturale romano, che ha diffuso una lunga presa di posizione sul futuro dell’area e sulle attività previste dai nuovi assegnatari.

Secondo il Circolo, però, il progetto annunciato non rappresenterebbe una prosecuzione della precedente esperienza culturale.

 Il nuovo progetto e la distanza dal passato

Il punto centrale della replica riguarda proprio l‘identità dello spazio.

Lo staff sostiene che il soggetto che si appresta a utilizzare l’area non abbia alcun legame con il Circolo degli Artisti, con i suoi soci o con i precedenti collaboratori.

Particolare attenzione viene riservata anche al programma annunciato per la nuova gestione. Tra le attività indicate ci sarebbero eventi musicali all’aperto e la proiezione di incontri sportivi.

Secondo il Circolo, si tratterebbe di una proposta profondamente diversa da quella che per anni ha caratterizzato via Casilina Vecchia, basata invece su musica, arti, spettacolo e sperimentazione culturale.

La trasformazione dello storico spazio

Uno degli aspetti maggiormente contestati riguarda la trasformazione degli spazi esterni.

Secondo quanto afferma lo staff, nel corso degli interventi sarebbero state eliminate numerose piante, strutture e allestimenti che contribuivano all’identità del luogo.

Per chi ha frequentato il Circolo degli Artisti, infatti, il parco e gli ambienti esterni costituivano una parte importante dell’esperienza.

Il riferimento è anche al viale dei ciliegi, diventato negli anni uno degli elementi caratteristici del complesso.

Lo staff sostiene che sarebbe stato possibile valutare soluzioni alternative, come la conservazione del patrimonio vegetale e la realizzazione di un progetto ambientale e culturale più ampio.

La chiusura del Circolo e le conseguenze

Nel lungo intervento viene ricordata anche la storia della chiusura dello storico locale romano.

Il Circolo sostiene di essere stato al centro, negli anni, di una campagna mediatica che avrebbe contribuito alla fine dell’attività. Lo staff nella loro pagina facebook sottolinea inoltre che le vicende giudiziarie richiamate nel comunicato si sarebbero concluse, secondo quanto affermato, con assoluzioni o proscioglimenti per i soggetti coinvolti (tra cui anche questioni relative all’amianto).

La chiusura avrebbe avuto conseguenze anche sul piano occupazionale.

La richiesta al Comune di Roma

Nel suo intervento lo staff racconta di aver chiesto all’amministrazione capitolina di riesaminare la vicenda alla luce degli sviluppi giudiziari citati.

La richiesta sarebbe stata rivolta, tra gli altri, agli uffici e agli esponenti politici competenti sul patrimonio comunale.

L’obiettivo indicato è verificare se esistano ancora le condizioni giuridiche per una possibile restituzione degli spazi ai precedenti aventi diritto.

Il progetto “Circolo degli Artisti 3.0”

La replica non si limita alle critiche.

Lo staff sostiene infatti di aver elaborato un nuovo progetto denominato “Circolo degli Artisti 3.0”, pensato per riportare negli spazi una proposta culturale multidisciplinare.

L’idea, secondo quanto spiegato, sarebbe quella di coinvolgere band romane, musicisti e artisti appartenenti a diverse discipline, creando un luogo dedicato alla produzione culturale contemporanea.

Non un semplice locale, quindi, ma un progetto rivolto alla città e agli operatori del settore.

Lo staff afferma inoltre di voler sottoporre direttamente la proposta al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, ricordando anche una sua precedente esperienza musicale al Circolo.

Il nodo economico del patrimonio pubblico

Un’altra parte importante della presa di posizione riguarda la gestione economica del patrimonio comunale.

Tra cui gli affitti non incassati durante il periodo successivo alla chiusura, i costi degli interventi effettuati sull’area.

 L’appello al sindaco Gualtieri

La parte conclusiva dell’intervento è rivolta direttamente al Campidoglio.

Lo staff chiede al sindaco Roberto Gualtieri di prestare attenzione alla vicenda e di valutare la possibilità di un confronto diretto sul progetto culturale.

Il Circolo afferma di voler continuare a chiedere chiarimenti anche durante la prossima fase politica cittadina, qualora non fosse possibile ottenere un incontro attraverso i normali canali istituzionali.

La richiesta principale rimane quella di fare chiarezza sulla gestione dell’area e sulle decisioni assunte nel corso degli anni.

 Una vicenda non ancora conclusa

Il messaggio dello staff si conclude con un ringraziamento alle persone che negli anni hanno frequentato il Circolo degli Artisti.

Per i suoi promotori, quello spazio ha rappresentato un punto di incontro tra musica, arte, spettacolo e sperimentazione, con una particolare attenzione alla scena indipendente e alle nuove forme espressive.

Il Circolo annuncia infatti nuovi approfondimenti e ulteriori ricostruzioni sulla propria pagina Facebook, con l’intenzione di ripercorrere le diverse fasi della storia degli spazi di via Casilina Vecchia

Amianto e buone notizie: a Spilamberto (MO), bonificata la baracca

ONA Carpi, aggiornamento a Spilimbergo
ONA Carpi, aggiornamento a Spilimbergo

Buone notizie da Spilamberto, in provincia di Modena. Anni fa era stata segnalato in un precedente articolo una baracca con possibile presenza di amianto. Oggi giunge un aggiornamento della notizia diffusa precedentemente: ossia che l’area di via Ponte Marianna ora risulta bonificata. E’ qui che nel 2023, era stata evidenziata la presenza di una vecchia baracca con una copertura che appariva potenzialmente riconducibile a cemento-amianto.

La vicenda era stata portata all’attenzione del Comune dalla sezione di Carpi dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), dopo una segnalazione ricevuta da alcuni cittadini.

A distanza di tempo, arriva dunque l’esito più importante: il manufatto e i materiali segnalati sono stati rimossi e l’area è stata oggetto di bonifica.

La segnalazione dell’ONA nel 2023

La situazione era stata documentata nell’aprile 2023, quando il coordinatore di ONA Carpi, Mirco Zanoli, aveva effettuato un sopralluogo nell’area di via Ponte Marianna.

L’ONA aveva quindi interessato l’amministrazione comunale, chiedendo di verificare la situazione e, qualora fosse stata confermata la presenza di amianto, di adottare le misure necessarie per la sicurezza dell’area.

È importante sottolineare che quelle erano valutazioni e richieste formulate sulla base di una segnalazione e di un sopralluogo, mentre l’accertamento della composizione dei materiali e le eventuali procedure di bonifica spettano agli enti e agli operatori competenti.

Una zona frequentata da cittadini

Uno degli elementi che aveva motivato la segnalazione riguardava la posizione della struttura.

La baracca si trovava nelle vicinanze della strada. Nella zona erano presenti anche strutture frequentate dalla comunità e il tratto stradale poteva essere percorso da persone a piedi.

Proprio la vicinanza a luoghi frequentati aveva portato l’ONA a chiedere particolare attenzione nella verifica delle condizioni del manufatto.

Oggi, però, è bene aggiornare la situazione che ha visto il verificarsi di un passo avanti nella gestione della situazione segnalata.

Amianto, perché la bonifica è importante

Il cemento-amianto è un materiale nel quale le fibre di amianto sono inglobate in una matrice cementizia. Con il deterioramento del manufatto possono cambiare le condizioni di conservazione e diventare necessarie valutazioni tecniche specifiche.

Per questo, davanti a una vecchia copertura che si presume possa contenere amianto, è fondamentale non intervenire autonomamente, non rompere le lastre e non movimentare i materiali.

La gestione deve essere affidata a soggetti qualificati, secondo le procedure previste dalla normativa.

Il ruolo delle bonifiche nella prevenzione

La prevenzione passa innanzitutto dalla conoscenza dei siti, dalla valutazione dello stato di conservazione dei materiali e, quando necessario, dagli interventi di bonifica.

L’esperienza di Spilamberto è un esempio di quanto sia importante mantenere alta l’attenzione sul territorio, ma anche comunicare gli esiti positivi degli interventi effettuati.

La tutela dell’ambiente passa anche da questi interventi, spesso poco visibili, ma importanti per la sicurezza dei territori e delle comunità.

E’ bene ribadire che l’intervento di bonifica non è stato eseguito oggi, ma giunge l’aggiornamento della notizia data precedentemente.

 

Amianto e maltempo a Cremona: che fare in caso di crollo coperture

copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)
copertura amianto eternit (foto free esclusivamente descrittiva)

Amianto e maltempo, dopo l’evento meteorologico del 28 agosto 2026 che ha interessato Cremona e diversi comuni della provincia, cresce l’attenzione sulla possibile presenza a terra di frammenti di cemento-amianto provenienti da coperture danneggiate.

A fornire indicazioni operative è ATS Val Padana, che il 2 settembre ha pubblicato una serie di raccomandazioni rivolte alle persone che, in una situazione di emergenza, dovessero trovarsi davanti a materiali presumibilmente contenenti amianto.

La prima indicazione resta quella di evitare qualsiasi manipolazione quando non è indispensabile e rivolgersi a imprese specializzate. L’intervento diretto da parte dei privati dovrebbe essere considerato soltanto nelle situazioni di effettiva emergenza indicate dalle autorità sanitarie.

Amianto e coperture danneggiate dal maltempo

Un evento meteorologico particolarmente intenso può provocare la rottura o il distacco di lastre in cemento-amianto. Il materiale può quindi trovarsi sul terreno sotto forma di pezzi di dimensioni differenti.

In questi casi è importante evitare comportamenti che possano provocare la dispersione di fibre. Non bisogna rompere, tagliare, spazzare o movimentare inutilmente i frammenti.

ATS Val Padana sottolinea inoltre che le indicazioni fornite riguardano materiali in matrice compatta. Gli interventi su materiali friabili non rientrano nelle procedure indicate per le emergenze dei privati.

Cosa fare se è necessario mettere in sicurezza l’area

La priorità è allontanare le persone dalla zona interessata, soprattutto bambini e animali, e impedire l’accesso all’area.

Secondo ATS Val Padana “Nel caso in cui una situazione realmente emergenziale renda necessario intervenire prima dell’arrivo di personale specializzato, le indicazioni sanitarie prevedono specifiche precauzioni.

Devono essere utilizzati dispositivi di protezione individuale adeguati, tra cui una maschera FFP3, una tuta monouso con cappuccio, guanti e sovrascarpe monouso.

I dispositivi utilizzati durante l’intervento devono essere trattati con attenzione, perché potrebbero essere entrati in contatto con fibre di amianto.”

Insistiamo con il ribadire che le manovre devono essere eseguite solo ed esclusivamente da personale specializzato.

L’eventuale presenza di materiali sospetti dovrebbe essere segnalata agli enti competenti, evitando di raccoglierli autonomamente.

La bagnatura del cemento-amianto

Una delle precauzioni indicate consiste nella bagnatura preventiva del materiale, utilizzando un prodotto incapsulante e un sistema a bassa pressione.

L’obiettivo è ridurre la possibilità che eventuali fibre presenti sulla superficie vengano disperse durante le operazioni di raccolta.

Anche per questo motivo è importante evitare strumenti o modalità di intervento che possano aumentare la frammentazione del materiale.

Raccolta e confezionamento dei frammenti

Dopo la raccolta, il materiale deve essere collocato in un’area idonea allo stoccaggio temporaneo, in attesa dell’intervento dell’impresa autorizzata.

Le indicazioni prevedono inoltre una verifica accurata dell’area, così da individuare anche eventuali frammenti di piccole dimensioni rimasti sul terreno.

Il materiale deve quindi essere confezionato in appositi teli o sacchi, secondo la tipologia del manufatto, e chiuso accuratamente con nastro adesivo o sistemi di fissaggio idonei.

La confezione deve riportare l’indicazione della presenza di amianto, qualora questa non sia già presente sull’imballaggio.

Amianto, il trasporto non deve essere improvvisato

Un aspetto particolarmente importante riguarda il trasporto.

Il materiale contenente amianto raccolto dopo un danneggiamento non deve essere trasportato autonomamente. Lo spostamento previsto dalle indicazioni riguarda esclusivamente brevi tratti necessari alla messa in sicurezza all’interno della proprietà privata.

Il successivo prelievo, trasporto e conferimento del rifiuto devono essere effettuati da imprese autorizzate e iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali nella Categoria 10.

L’elenco degli operatori iscritti è consultabile attraverso il portale ufficiale dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Perché serve cautela con i materiali contenenti amianto

Il cemento-amianto, quando rimane integro e in buone condizioni, presenta caratteristiche diverse rispetto a un manufatto deteriorato o frantumato.

La rottura può infatti rendere più complessa la gestione del materiale. Per questo motivo, in presenza di lastre danneggiate dal vento o da altri fenomeni meteorologici, è fondamentale evitare interventi improvvisati.

La raccomandazione più prudente rimane quella di affidarsi a operatori qualificati e alle indicazioni delle autorità competenti.

Dopo il maltempo, attenzione anche ai piccoli frammenti

Dopo un evento meteorologico intenso possono rimanere anche frammenti di piccole dimensioni, non immediatamente visibili.

Per questo le indicazioni operative prevedono una verifica finale dell’area interessata.

Amianto dopo gli eventi estremi: prevenzione e gestione corretta

Gli eventi meteorologici estremi possono trasformare una situazione ordinaria in un’emergenza ambientale. Quando sono coinvolte vecchie coperture potenzialmente contenenti amianto, la gestione deve essere ancora più prudente.

L’obiettivo principale è limitare la dispersione di fibre e proteggere la popolazione, lasciando alle imprese specializzate le operazioni di rimozione, trasporto e smaltimento.

 

 

Amianto, il caso Gianni Oliva: intervista all’avvocato Ezio Bonanni (VIDEO)

Amianto, Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni
Amianto, Luigi Abbate e Avv. Ezio Bonanni

La vicenda amianto torna al centro dell’attenzione attraverso la vicenda di Gianni Oliva, dipendente ferroviario che ha lavorato presso le OGR di Voghera e che è stato colpito da mesotelioma prima della morte, avvenuta nel 2024.

A parlare del caso è l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto (ONA), intervistato da Luigi Abbate.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio che riguarda le possibili esposizioni all’amianto subite nel corso degli anni da numerosi lavoratori del comparto ferroviario.

Il caso di Gianni Oliva e l’esposizione all’amianto

L’avvocato Bonanni sottolinea come, nel caso di Oliva, siano presenti alcuni elementi ritenuti particolarmente significativi sotto il profilo del riconoscimento dell’origine professionale della malattia.

Secondo quanto riferito dal presidente ONA, INAIL ha riconosciuto l’origine professionale della patologia. A questo elemento si aggiungerebbe l’attestazione del COR della Regione Lombardia, il Centro operativo regionale del Registro nazionale dei mesoteliomi.

Mesotelioma, il ruolo del COR Lombardia

Il mesotelioma è una delle patologie maggiormente associate all’esposizione alle fibre di amianto. La lunga latenza della malattia può rendere complessa la ricostruzione delle esposizioni avvenute molti anni prima.

Il quadro viene inoltre collegato alla presenza di placche pleuriche, alterazioni che possono essere associate all’esposizione ad amianto. L’avvocato Bonanni le indica nell’intervista come un ulteriore elemento da considerare nella ricostruzione dell’esposizione.

Naturalmente, la valutazione medico-legale dell’origine di una patologia deve essere effettuata sulla base della documentazione clinica, lavorativa ed epidemiologica disponibile.

Amianto tra passato e il presente

Per decenni l’amianto è stato utilizzato in numerosi comparti industriali e ferroviari per le sue caratteristiche di resistenza al calore e capacità isolanti. La presenza di materiali contenenti amianto ha interessato diversi ambienti di lavoro, con modalità di esposizione differenti.

Nell’intervista, Bonanni richiama anche il dato epidemiologico relativo ai lavoratori prima della messa al bando del 1992, sostenendo che il numero dei casi di mesotelioma rappresenti un elemento che merita attenzione.

È importante, tuttavia, distinguere tra la presenza di una concentrazione significativa di casi e l’accertamento delle responsabilità individuali o aziendali. Quest’ultimo aspetto può essere stabilito esclusivamente attraverso le procedure e le autorità competenti.

La richiesta alla Procura di Pavia

Dopo la morte del padre, Gianluca Oliva, figlio di Gianni, avrebbe chiesto alla Procura della Repubblica di Pavia di verificare la sussistenza di eventuali elementi rilevanti sotto il profilo penale.

Si tratta, è importante precisarlo, di una richiesta di accertamento e non dell’affermazione di una responsabilità già stabilita.

Spetterà quindi agli organi giudiziari valutare la documentazione disponibile e verificare, qualora ne ricorrano i presupposti, eventuali responsabilità.

L’impegno dell’ONA per le vittime dell’amianto

Nel corso dell’intervista, Ezio Bonanni ribadisce anche l’impegno dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto nella tutela delle persone colpite dalle malattie asbesto-correlate e dei loro familiari.

Il caso di Gianni Oliva diventa così parte di una riflessione più ampia sulla prevenzione delle esposizioni professionali e sulla necessità di ricostruire, quando possibile, la storia lavorativa delle persone che hanno sviluppato patologie dopo essere state esposte all’amianto.

Per i familiari, infatti, il riconoscimento dell’origine professionale della malattia rappresenta un passaggio importante, sia sul piano della tutela previdenziale e assistenziale sia per comprendere le circostanze che possono aver contribuito all’insorgenza della patologia.

Amianto e lavoro: la prevenzione resta fondamentale

Anche se l’utilizzo dell’amianto è stato vietato in Italia con la legge 257 del 1992, molti materiali installati in precedenza possono essere ancora presenti negli edifici, negli impianti e nelle strutture realizzate negli anni passati.

Per questo motivo la conoscenza della storia degli edifici e degli ambienti di lavoro, insieme alla corretta gestione dei materiali contenenti amianto, continua ad avere un ruolo importante.

Il caso di Gianni Oliva pone quindi interrogativi che riguardano non soltanto la sua vicenda personale, ma anche la memoria delle esposizioni professionali che hanno interessato il mondo ferroviario.

La posizione dell’ONA

L’ONA, attraverso il suo presidente Ezio Bonanni, dichiara di voler proseguire nell’attività di tutela delle vittime dell’amianto e dei loro familiari.

Il principio fondamentale resta quello della verifica documentale e giudiziaria dei fatti.

La vicenda mostra ancora una volta quanto sia importante non dimenticare le esposizioni professionali all’amianto e continuare a investire nella prevenzione, nella sorveglianza sanitaria e nella tutela dei lavoratori.

Amianto e Nuova Zelanda, circa 220 morti l’anno

Nuova Zelanda, Foto free di Janusz Jeziorski da Pixabay
Nuova Zelanda, Foto free di Janusz Jeziorski da Pixabay

Anche in Nuova Zelanda il rischio amianto continua a interessare il mondo del lavoro con un tasso di mortalità quotidiana di circa 220 decessi l’anno.
La storia dell’elettricista Andrew Winder, 49 anni, malato di mesotelioma sarcomatoide, è stata resa pubblica dalla stampa neozelandese ed ha acceso i riflettori sulla necessità di una maggiore formazione per tutti i lavoratori che possono entrare in contatto con materiali contenenti amianto durante le attività professionali.

Il caso neozelandese e la richiesta di più formazione

Winder sostiene che durante il suo percorso professionale non avrebbe ricevuto informazioni sufficienti sulla possibile presenza di amianto nei quadri elettrici sui quali interveniva.

Secondo il suo racconto, anche dopo l’ingresso nel mondo del lavoro il tema non sarebbe stato affrontato in modo adeguato durante le riunioni dedicate alla salute e alla sicurezza.

Da questa esperienza nasce una richiesta precisa: introdurre un modulo standardizzato sulla sicurezza legata all’amianto nei percorsi formativi delle professioni tecniche e artigianali in Nuova Zelanda.

L’obiettivo è permettere a elettricisti, idraulici, muratori e altri lavoratori di riconoscere situazioni potenzialmente rischiose prima di effettuare interventi su edifici o materiali di vecchia realizzazione.

Amianto, in Nuova Zelanda circa 220 morti ogni anno

Secondo WorkSafe New Zealand, l’autorità neozelandese per la salute e sicurezza sul lavoro, l’amianto costituisce ancora la principale causa di morte correlata al lavoro in Nuova Zelanda.

L’esposizione può infatti precedere di molti anni, e in alcuni casi di decenni, la comparsa della patologia. Questo rende la prevenzione e la corretta informazione dei lavoratori elementi centrali della sicurezza professionale.

Il rischio riguarda anche chi non fa bonifiche

Uno degli aspetti evidenziati nel dibattito neozelandese riguarda la difficoltà di intercettare tutte le esposizioni professionali.

I lavoratori specializzati nella rimozione dell’amianto operano all’interno di procedure specifiche. Diversa può essere la situazione di chi incontra accidentalmente il materiale durante un’attività ordinaria.

Un elettricista può dover forare un vecchio pannello. Un idraulico può intervenire su una tubazione. Un muratore può effettuare una demolizione o una ristrutturazione.

In questi casi, non riconoscere preventivamente un materiale contenente amianto può aumentare il rischio di esposizione.

È proprio su questa fascia di lavoratori che la formazione assume un ruolo particolarmente importante.

Gli edifici costruiti prima del 2000

La normativa neozelandese dedica particolare attenzione agli edifici realizzati prima del 1° gennaio 2000: in queste strutture è possibile trovare materiali contenenti amianto.

“Prima di determinati lavori è necessario adottare procedure di identificazione e gestione del rischio. È fondamentale innanzitutto identificarlo, valutarne le condizioni e impedire che venga distrutto durante le lavorazioni.” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto dall’Italia.

Alcuni dati su amianto e Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda aveva un Asbestos Exposure Register, istituito nel 1992 per raccogliere le segnalazioni volontarie di persone che ritenevano di essere state esposte, soprattutto sul lavoro. Il registro è stato chiuso alle nuove registrazioni il 6 dicembre 2023, perché per molti soggetti non erano disponibili informazioni sufficienti sull’entità dell’esposizione e sugli eventuali effetti sulla salute.

Secondo il New Zealand Carcinogens Survey, circa il 4% dei lavoratori neozelandesi era considerato probabilmente esposto all’amianto. E circa l’1,1% era classificato in una fascia di esposizione elevata.