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venerdì, Giugno 5, 2026

Amianto, riconosciuto risarcimento a figlia di ex militare deceduto

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Oltre 400 mila euro alla figlia di un ex lagunare esposto all’amianto. Secondo la sentenza, la malattia che ha causato il decesso sarebbe collegata all’esposizione professionale durante il servizio militare.

Il Tribunale di Milano ha riconosciuto un risarcimento superiore a 400 mila euro alla figlia di un ex militare dellEsercito Italiano deceduto a causa di un mesotelioma pleurico. La decisione arriva al termine di un procedimento civile che ha esaminato le condizioni di servizio dell’uomo e il possibile legame tra la patologia e l’esposizione all’amianto.

Secondo quanto riferito dallOsservatorio Nazionale Amianto (ONA), la sentenza ha individuato un nesso causale tra l’attività svolta dal militare e l’insorgenza della malattia che ne ha provocato il decesso nel 2017.

L’esposizione all’amianto durante il servizio

Dalla ricostruzione contenuta nel provvedimento emerge che l’ex lagunare avrebbe prestato servizio negli anni Sessanta in contesti dove materiali contenenti amianto risultavano ampiamente presenti. In particolare, la fibra sarebbe stata utilizzata in strutture, mezzi e dotazioni militari impiegate all’epoca.

Nel corso della sua attività, l’uomo avrebbe inoltre partecipato a operazioni di manutenzione e movimentazione di componenti che, secondo quanto accertato nel giudizio, avrebbero comportato un’esposizione alle fibre senza adeguati sistemi di protezione individuale.

La malattia e il percorso giudiziario

Negli anni successivi al servizio, l’ex militare ha sviluppato gravi problemi respiratori fino alla diagnosi di mesotelioma pleurico, una patologia oncologica frequentemente associata all’inalazione di fibre di amianto.

La malattia ha progressivamente compromesso le sue condizioni di salute fino al decesso, avvenuto il 31 luglio 2017. Dopo la sua morte, la figlia ha avviato un’azione legale per ottenere il riconoscimento delle responsabilità connesse all’esposizione professionale subita dal padre durante il periodo di servizio.

Le motivazioni della sentenza

Nelle motivazioni, il Tribunale avrebbe evidenziato come non siano state adottate misure di prevenzione e tutela ritenute adeguate rispetto ai rischi derivanti dall’utilizzo dell’amianto. I giudici hanno inoltre valutato che la pericolosità della sostanza fosse già conosciuta o conoscibile sulla base delle informazioni disponibili nel periodo considerato.

Oltre al danno subito direttamente dal militare durante il decorso della malattia, il giudice ha riconosciuto anche il danno parentale sofferto dalla figlia.

Riconosciuto il danno parentale

La decisione valorizza il rapporto particolarmente stretto che legava padre e figlia. Secondo quanto riportato negli atti, la relazione era caratterizzata da una presenza costante e da un forte sostegno reciproco.

Il Tribunale ha ritenuto che la perdita del genitore abbia avuto un impatto significativo sulla vita della donna, riconoscendo il profondo disagio emotivo vissuto sia durante la malattia sia dopo il decesso.

Il commento dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Commentando la pronuncia, lavvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e difensore della figlia dell’ex militare, ha sottolineato l’importanza della decisione sotto il profilo della tutela del personale esposto a sostanze pericolose durante il servizio.

Secondo il legale, la sentenza rappresenta un ulteriore precedente in materia di riconoscimento delle conseguenze derivanti dall’esposizione all’amianto nelle Forze Armate e richiama l’attenzione sull’obbligo delle istituzioni di garantire adeguate condizioni di sicurezza per il personale impiegato.

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