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sabato, Febbraio 21, 2026

Gas radon, incontri informativi da Nord a Sud Italia

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Eventi e convegni approfondiscono il monitoraggio e la prevenzione del gas radon.
E’ accaduto:

Cos’è il gas radon e perché se ne parla

Come spesso segnalato da ONA, il radon è un gas radioattivo di origine naturale, presente nel suolo e nelle rocce. È completamente impercettibile ai sensi umani perché non ha colore, odore né sapore. I prodotti del suo decadimento, che possono aderire alle particelle di polvere; l’esposizione è significativa solo in presenza di concentrazioni elevate o in ambienti poco ventilati.

Essendo un gas, il radon può in alcuni casi risalire dal terreno e accumularsi negli edifici, soprattutto ai piani più bassi. Una volta inalato, viene in gran parte eliminato dall’organismo. Tuttavia, una particolare attenzione è rivolta ai prodotti del suo decadimento, che possono aderire alle particelle di polvere e raggiungere i polmoni attraverso la respirazione.

Per questo motivo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica il radon come agente cancerogeno di gruppo 1 dall’IARC per il tumore polmonare dopo il fumo di sigaretta, sottolineando l’importanza della prevenzione e del controllo. Il rischio reale dipende dalla durata e dalla concentrazione dell’esposizione.

E’ infatti stato classificato come agente cancerogeno di gruppo 1 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. L’esposizione avviene prevalentemente per inalazione, ma anche l’ingestione attraverso l’acqua potabile contribuisce, seppur in misura minore, alla dose assorbita dall’organismo. In presenza di particolari materiali da costruzione o condizioni strutturali sfavorevoli, il rischio può risultare amplificato.

A tal proposito ricordiamo anche l’intervista dell’Avv. Ezio Bonanni rispetto al Gas Radon con Luigi Abbate

Il quadro normativo

Durante l’incontro a Cremona, Luca Bianchi, fisico del dipartimento di Cremona – Mantova di Arpa Lombardia, ha illustrato in modo chiaro la normativa attualmente in vigore. Le regole si concentrano su due ambiti principali. Ossia i luoghi di lavoro, compresi quelli aperti al pubblico e le abitazioni private.

La normativa disciplinata dal D.Lgs. 101/2020 e 152/2006 prevede controlli specifici e valutazioni dell’esposizione radiologica per i lavoratori e per la popolazione, soprattutto nelle aree classificate come a potenziale interesse radiologico. La gestione del rischio resta un tema centrale per la tutela della salute pubblica.

L’obiettivo della normativa è quello di individuare e gestire eventuali situazioni di esposizione prolungata, adottando misure proporzionate al livello di concentrazione riscontrato.

Inoltre la tutela della salute pubblica rispetto alla radioattività nelle acque destinate al consumo umano è disciplinata a livello europeo dalla direttiva 2013/51/EURATOM, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 28/2016. Stabilisce un valore di riferimento per la concentrazione di radon pari a 100 Bq/l e impone specifici obblighi di monitoraggio, frequenza dei campionamenti e caratteristiche prestazionali delle tecniche di misura.

Radon e luoghi di lavoro: cosa è previsto

Per alcune tipologie di ambienti lavorativi, la legge prevede la valutazione dell’esposizione al gas radon. Questa avviene tramite misurazioni specifiche, effettuate con dosimetri posizionati nei locali per un periodo definito.

I risultati delle misurazioni consentono di capire se i livelli rientrano nei limiti di riferimento e, solo se necessario, di programmare eventuali azioni correttive, sempre nel rispetto delle indicazioni tecniche.

Abitazioni private: prevenzione e raccomandazioni

Per le abitazioni non esiste un obbligo generalizzato di misurazione. Tuttavia, gli esperti consigliano di valutare questa possibilità, in particolare nei Comuni che rientrano nelle cosiddette Aree Prioritarie.

In Lombardia, la normativa regionale ha già introdotto specifici accorgimenti per le nuove costruzioni e per alcuni interventi di ristrutturazione, con l’obiettivo di ridurre il rischio di accumulo del gas negli ambienti interni.

Aree Prioritarie e informazione ai cittadini

A livello nazionale, la normativa ha richiesto a Regioni e Province Autonome di mappare il territorio in base al potenziale rischio radon. Da questa analisi derivano le Aree Prioritarie, zone nelle quali è consigliata una maggiore attenzione.

Sul sito ufficiale dell’Agenzia è disponibile il report sulle Aree Prioritarie della Lombardia per il rischio radon, uno strumento utile per cittadini, professionisti e amministrazioni interessati ad approfondire il tema.

Radioattività naturale in Calabria

Il fisico Salvatore Procopio (Arpacal), ha dedicato ampio studio alla presenza  di radioattività naturale in alcune zone della Calabria.

Riportiamo quindi una rielaborazione del testo “Mappa di siti caratterizzati da radioattività naturale impropria della Calabria”, Ecoscienza n. 4/2021 – Arpa Calabria; documentazione tecnica Arpa Calabria, 2019, Procopio S., Aloisio R. ciò sarebbe strettamente legato alla storia industriale della città di Crotone.

A partire dal 1928, il territorio ha ospitato importanti impianti chimici dedicati alla produzione di fertilizzanti e composti a base di fosforo. Queste attività hanno comportato la lavorazione di materie prime naturalmente ricche di uranio e torio, generando residui con un contenuto radiologico significativo.

I materiali NORM e TENORM prodotti dall’industria chimica

Durante i processi industriali, in particolare nella produzione di acido fosforico e fosforo elementare, si sono formati materiali classificabili come NORM e TENORM.

I termini NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials) e TENORM (Technologically Enhanced NORM) definiscono materiali contenenti radionuclidi naturali (uranio, torio, potassio, radio) la cui concentrazione o esposizione ambientale è aumentata da attività umane, come l’estrazione di petrolio/gas e l’industria mineraria.

Tra questi, i fosfogessi e i metasilicati hanno assunto un ruolo centrale per l’elevato contenuto di radioattività naturale. La quantità prodotta è stata rilevante e, nel tempo, una parte consistente di questi materiali non è stata conferita come rifiuto, ma riutilizzata.

Radioattività naturale e radioattività naturale impropria

In condizioni normali, la radioattività ambientale è determinata da componenti terrestri e cosmiche. Nel caso si aggiunga una componente artificiale di origine antropica, questa è definita radioattività naturale impropria. Ossia una radioattività non tipica della geologia locale, ma introdotta dall’uomo attraverso la trasformazione industriale di materiali naturalmente radioattivi.

Le attività di monitoraggio e la mappatura delle aree contaminate

L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria /ARPACAL) ha svolto un ruolo chiave nell’individuazione e nella caratterizzazione delle aree contaminate da TENORM. Le indagini hanno portato alla definizione di una mappa del rischio radiologico, individuando alcune aree critiche che rappresentano poco più dello 0,5% del territorio comunale, ma che concentrano livelli di radioattività  superiori al fondo ambientale.

Un contesto geologico favorevole alla presenza di radon

La Calabria presenta caratteristiche geologiche che favoriscono in modo naturale la presenza del gas radon nelle matrici ambientali. Gran parte del sottosuolo regionale è infatti costituita da rocce con contenuto uranifero, dalle quali il radon ha origine attraverso il decadimento dell’uranio-238.

La carta del rischio radon di catanzaro e Crotone

Nella CARTA DEL RISCHIO RADON DI CATANZARO E CROTONE (V. Fuoco, M. Fòlino Gallo, S. Procopio, C. Migliorino1 , 1 ArpaCal CZ), troviamo i risultati di una campagna di misurazione dei livelli di concentrazione di gas radon. Sia indoor che nel suolo, nelle provincie calabresi di Catanzaro e Crotone. Proposti attraverso la costruzione di una prima mappa del rischio radon supportata da misure sperimentali. Lo studio ha interessato un’area di circa 4150 km2 e una popolazione di poco inferiore a 420.000 abitanti, con il coinvolgimento di quasi tutti i comuni delle due provincie attraverso la stima dei livelli di concentrazione di radon nelle unità abitative e nei luoghi di lavoro.
i dati evidenziano la presenza di concentrazioni variabili e la radioattività rilevata riguarda zone circoscritte.

L’intervento di Procopio al convegno

Durante l’intervento al convegno ONA di Catanzaro, Salvatore Procipio ha dichiarato che ARPACAL, attraverso proprie attività di monitoraggio, ha individuato livelli di rischio radon in Calabria in contrasto con precedenti mappature nazionali autorevoli, che indicavano l’area come a basso rischio. Procopio ha sottolineato come il lavoro dell’Agenzia si traduca in relazioni tecniche basate su dati accurati, che talvolta non ricevono l’attenzione istituzionale necessaria, pur conducendo a risultati rilevanti, come quelli emersi recentemente a Crotone.

Nel suo intervento ha chiarito che quando si parla di radioattività ambientale “si tende a pensare a eventi lontani, come Chernobyl, mentre in realtà esistono situazioni concrete sul territorio”. Ha citato, a titolo di esempio, il ritrovamento di sorgenti radioattive sepolte sotto una strada a Vibo Valentia, emerse durante controlli ordinari svolti per la protezione dei lavoratori ARPACAL.

Procopio ha poi ricostruito il quadro normativo e storico del Sito di Interesse Nazionale di Crotone.

Nel 2001 il sito viene riconosciuto esclusivamente per la contaminazione chimica, senza includere la radioattività. Solo nel 2008, grazie alle misure preventive effettuate da ARPACAL, viene certificata la contaminazione da TENORM. I dati e le cartografie prodotte dimostrano che si tratta di un sito estremamente complesso, in cui materiali contenenti radioattività naturale, provenienti in particolare dal Marocco e dall’Algeria, sono stati utilizzati nei processi industriali per l’estrazione del fosforo.

“Negli anni Settanta, materiali come i metasilicati fosforici, caratterizzati da elevate proprietà meccaniche, sono stati riutilizzati per opere civili. Strade, massicciate ferroviarie, vespai di abitazioni, scuole e persino edifici storici, come il Castello Carlo V. Una parte dei materiali di scarto, come il fosfogesso, è stata invece scaricata direttamente in mare.” – Ha affermato Procopio.  il quale ha evidenziato che l’equazione del rischio radiologico a Crotone presenta una componente aggiuntiva legata alla fosforite, una radioattività “impropria” derivante dalle attività industriali.

Importanti puntualizzazioni

Ha inoltre precisato che non è corretto affermare che l’intera città sia contaminata. Le mappe disponibili derivano da caratterizzazioni puntuali, basate su perforazioni, analisi di laboratorio e misure accurate, condotte preferibilmente da strutture del territorio. Procopio ha ricordato che nel 2020 anche il quadro normativo ha chiarito definitivamente la questione, riconoscendo la presenza di questi materiali lungo infrastrutture come il tratto ferroviario verso Sibari, materiali che, pur superando livelli di radioattività significativi, sono classificati dalla legge come metasilicati naturali e non come rifiuti radioattivi.

Un passaggio centrale del suo intervento ha riguardato la messa in sicurezza. Secondo Procopio, prima ancora di discutere se rimuovere o delocalizzare i materiali, sarebbe fondamentale procedere con messe in sicurezza anche provvisorie, capaci di ridurre in modo significativo la dose da esposizione, in particolare quella da inalazione. I dati mostrano chiaramente che interventi di riduzione sono efficaci, come dimostrato dal confronto tra misure effettuate prima e dopo gli interventi.

Ampio spazio è stato dedicato al radon come indicatore ambientale

Procopio ha mostrato come il calcestruzzo sia sostanzialmente trasparente al radon e come l’utilizzo di materiali contaminati nei vespai possa portare ad aumenti della concentrazione anche di tre volte. Proprio grazie a studi sul radon, a Crotone è stato possibile individuare la presenza diffusa di metasilicati fosforici.

In conclusione, Procopio ha affrontato quello che ha definito un “mistero tutto calabrese”: ossia la Calabria è assimilabile geologicamente a un frammento delle Alpi, caratterizzato da graniti, uranio e faglie.

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Il presente contenuto è redatto nell’esercizio del diritto di cronaca e di informazione. Ciò è garantito dall’articolo 21 della Costituzione, ed è basato su fonti pubbliche, interventi istituzionali e contributi tecnico-scientifici qualificati. E sono riportati in modo fedele e contestualizzato. Le informazioni hanno finalità esclusivamente informative, divulgative e di interesse pubblico. Ogni riferimento a rischi ambientali o sanitari è da intendersi nell’ambito del monitoraggio, dello studio e della gestione previsti dalla normativa vigente, nel rispetto dei principi di continenza, verità e pertinenza.
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